Visualizzazione post con etichetta social. Mostra tutti i post
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lunedì 14 dicembre 2015

ZoomSphere, il super strumento per il social marketing professionale

Sviluppato a Praga da un pool di professionisti, presenta un set di strumenti completo per gestire la presenza aziendale sui social network in maniera integrata

Facebook, Twitter, Instagram, Pinterest, Linkedin per il B2B. Star dietro a tutti i social network è un lavoraccio, soprattutto se si cura la presenza on line di una piccola struttura ricettiva o attività turistica, e durante la giornata si ha molto altro da fare. Ma da oggi c’è uno strumento che viene in nostro soccorso: si chiama ZoomSphere.
Con ZoomSphere è innanzitutto possibile gestire i vari account social da una sola dashboard: non c’è limite al numero di account che si possono collegare, e si può scrivere un contenuto e programmarne la pubblicazione ad una determinata ora, in base agli orari di punta dei vari social.
C’è poi un Monitoring, che permette di tenere sott’occhio i post pubblicati ma anche tutto ciò che si dice attorno ad una determinata parola chiave o argomento (o perché no, quello che combinano i nostri competitor).
Non manca ovviamente un buon Analitycs, per monitorare l’andamento dei vari profili, la crescita di visualizzazioni e follower e il numero delle interazioni. Comparison è un interessante strumento che consente di comparare le proprie performance con quelle dei competitor. Report Builder, infine, è il tool attraverso cui costruire i propri report settimanali o mensili scegliendo la forma che più ci piace (grafico a torta, istogramma).

Insomma, uno strumento davvero completo, pensato infatti anche per i professionisti del settore che fanno social media marketing per conto di più aziende, ma che vale la pena provare anche se lo si fa per gestire la presenza on line della propria piccola attività ricettiva o struttura turistica.

martedì 27 ottobre 2015

Turismo e social media: quanto contano davvero?

Internet Marketink Inc propone un’infografica in cui svela il peso dei social per indirizzare le scelte dei turisti
Turismo e social media, un matrimonio da favola. Lo si ripete spesso e volentieri, ma siamo proprio sicuri che sia sempre così? Internet Marketing Inc ha pubblicato un’infograficamolto completa  in cui analizza usi e costumi dei turisti social per stabilire quanto ciò che accade sui social network influenzi le loro scelte. E i risultati dicono che sì, il matrimonio è solido e pare voler durare parecchi anni ancora.
I dati principali: il 55% degli intervistati ha dichiarato di aver consultato Pagine Facebook relative alla destinazione scelta in fase di pianificazione. Il 52% ha detto di esser stato ispirato dalle foto dei propri amici su Facebook, mentre il 76% ha pubblicato le foto della propria vacanza sui social.

Il tutto senza perdere di vista l’importanza delle interazioni (rispondere il prima possibile ai commenti, anche negativi) e ricordando che lo scopo del social media marketing è sempre duplice: da un lato, fidelizzare chi è già cliente della struttura; dall’altro, utilizzare la sua voce per il passaparola in modo da acquisire nuova clientela.

lunedì 14 settembre 2015

Social che vai, parole che trovi: la comunicazione non è uguale ovunque

Ogni social network ha utenti con caratteristiche e sensibilità specifiche, diverse da quelle delle altre piattaforme. Per questo, la brand communicaton dev’essere mirata e specifica su ognuna di esse.

Il concetto non è propriamente nuovo: per essere davvero efficace, il brand social media marketing dev’essere mirato e specifico su ogni piattaforma. Ciò che funziona su Facebook potrebbe non essere altrettanto indicato per Instagram, quello che diventa virale su Twitter potrebbe non farlo affatto su Pinterest.
Tutto già noto e risaputo, dicevamo. Ora però uno studio condotto dall’agenzia inglese Atomik Research va a fondo del problema e ne sviscera le cause. L’indagine, dall’esplicativo titolo “The power of brand storytelling”, parte con l’intento di indagare se la comunicazione aziendale ha la stessa efficacia per tutte le fasce d’età. La tabella qui sotto riassume i risultati:

Il primo dato rilevante è che la variabile economica (voucher, sconti, promozioni) resta la più rilevante, anche se il suo peso cresce con l’avanzare dell’età degli utenti. Ma il risultato più sorprendente riguarda il lato emotivo, e quindi più tipicamente social, della comunicazione: le storie e i messaggi ironici, divertenti, romantici, emozionali fanno molta più presa sui giovani che sugli adulti. In questo caso la forbice è davvero ampia, con percentuali di interesse che da oltre il 40% per i ragazzi scendono al 14% per gli ultra cinquantenni. Recensioni e commenti sui prodotti, infine, paiono interessare tutte le fasce d’età, ma con percentuali che superano di poco il 30%.

Insomma, l’indicazione è chiara: le persone giovani sono più sensibili al lato emozionale della comunicazione, quelle mature sono più propense a badare al sodo. Ecco quindi che la comunicazione social aziendale, per essere davvero efficace, deve tenere conto di questi parametri, ed essere diversa da social a social: su Facebook, dove l’età media degli utenti è più elevata che altrove, conviene puntare su promozioni ed altre leve economiche. Su Instagram, il social più amato dai ragazzi, una comunicazione visiva volta a coinvolgere ed emozionare è probabilmente quella più incisiva.

lunedì 27 aprile 2015

Instagram, tutti i motivi per cui è importante

Il boom di iscritti non si arresta, ma a contare non sono solo i numeri: altre caratteristiche rendono il social delle foto stile Polaroid ormai imprescindibile

Abbiamo già parlato del boom di Instagram, ed in più occasioni. Ora è uscita l’ultima ricerca di eMarketer, relativa ai dati del 2014, e la tendenza pare proprio confermata: l’avanzata del social delle foto in stile vecchie Polaroid non accenna a fermarsi. Lo studio si riferisce al mercato statunitense ed evidenzia come nel 2014 gli utenti di Instagram siano aumentati del 60% rispetto all’anno precedente, superando i 60 milioni di utenti attivi su base mensile. Le stime di crescita indicano per il 2018 la data in cui gli iscritti saranno oltre 100 milioni.

Ma non sono solo i semplici numeri ad essere interessanti. Innanzitutto, i viaggiatori – e consumatori – di domani sono i ragazzi. Ed ecco che proprio Instagram pare essere il social preferito da chi ha meno di 24 anni, che oltretutto spesso abbandona Facebook a favore del social delle immagini. Riuscire a catturare l’attenzione dei ragazzi oggi, significa incominciare a fidelizzare i clienti di domani.
Un'altra peculiarità rende Instagram particolarmente prezioso: è il social network con il più elevato tasso medio di interazioni per ogni contenuto pubblicato. E sono innanzitutto le interazioni, ovviamente, a rafforzare il rapporto tra brand e cliente.
Una nuova tendenza si sta però facendo strada. Anzi, forse sarebbe meglio parlare di cambio di rotta. Mentre infatti fino a poco fa ciò che rendeva accattivanti gli scatti di Instagram era la loro freschezza, la genuinità anche un po’ semplice (tanto poi ci pensano i filtri ad aggiustare tutto), ora pare che ad avere più successo siano le immagini di alta qualità. Un po’ come avviene su Pinterest, insomma, una foto dev’essere davvero bella ed emozionante. Ma se lo è, il successo su Instagram è assicurato. Insomma: il social delle immagini in stile Polaroid non può proprio mancare nel piano di social media marketing di una struttura.


lunedì 30 marzo 2015

Social e interazioni, quali le più comuni?

Una ricerca di GlobalWebIndex ha indagato quali sono le azioni svolte con più frequenza su alcuni tra i principali social network

I social network funzionano grazie alle interazioni. Parte da questo assioma fondamentale lo studio realizzato da GlobalWebIndex  che analizza, social per social, quali tipi di interazione funzionano di più. I risultati sono riassunti nell’infografica che segue.
Partiamo dal Facebook. Nel social in blu a farla la padrona è, neanche a dirlo, il like, indicato dal 70% degli intervistati come l’interazione più utilizzata. Seguono i commenti ai post (55%). Twitter è il social dove essere sempre “sul pezzo”, ecco perché il 42% ha indicato nella ricerca all’interno dei Trending Topics l’azione più svolta, mentre tweet e retweet si fermano al 34%. La maggior parte degli utenti di Twitter, insomma, si limita a leggere (ma questo si sapeva, e non è necessariamente un male). Chi utilizza Google+ (e ci chiediamo chi abbia dichiarato di utilizzarlo davvero) ha un comportamento simile: la lettura di contenuti è l’azione più comune (45%), mentre il click sul pulsante +1 si ferma al 33%.
A seguire, l’infografica completa.


lunedì 9 marzo 2015

Youtube, dritte per un canale di successo

Integrare un canale Youtube nella propria strategia social può essere una mossa vincente. Ecco come farlo al meglio.

Che Youtube sia importante ai fini del SEO (è di Google, non dimentichiamolo) e della visibilità on line della propria struttura, è ormai risaputo. Sono pochi però quelli che pensano seriamente al celebre portale video come ad un vero e proprio canale di social media marketing. Vediamo qualche dritta.
Innanzitutto, è fondamentale pensare il canale Youtube come profondamente integrato con il resto del proprio piano marketing on line. Quindi ricorso al logo e agli stessi colori aziendali che utilizziamo sui social, condivisione del tipo di contenuti e del piano editoriale con gli stessi.
Siccome poi ogni piano di marketing nasce da un’analisi della domanda, è opportuno chiedersi quali tipi di video i nostri clienti sarebbero più propensi a vedere. Quelli che riguardano i prodotti, o quelli sul territorio? La storia della nostra azienda raccontata in prima persona da noi, o gli animali in giardino? Un’analisi per certi aspetti simile, e utile per carpire qualche idea, si può poi effettuare andando cosa combinano sul proprio canale Youtube i nostri competitor. A riguardo, può essere illuminante effettuare una ricerca sul portale per determinate parole chiave, e vedere come si strutturano le relative SERP.
Parlavamo di piano editoriale. Riuscire ad averne uno, e rispettarlo, è già una gran cosa. Per esempio, pubblicare un video al mese, con uno stile riconoscibile che faccia brand e che crei curiosità, attesa ed interesse, magari legato attorno ad un unico filo narrativo.
Già, narrativo, perché Youtube, ed i video in generale, sono il canale perfetto per raccontare storie. Anche qui, come sui social, le persone non vogliono sorbirsi promozioni pubblicitarie su ciò che abbiamo da vender loro, ma ascoltano sempre volentieri un racconto avvincente. E se sapremo catturarle, torneranno volentieri a trovarci.

Social e contenuti: cosa pubblicare, oltre alle foto della struttura

Spesso ci si interroga su quali contenuti possono essere interessanti per gli utenti, al di là di quelli che riguardano la propria struttura. Qui qualche idea.

Social media marketing e contenuti, che fatica. Già, perché capita spesso di essere a corto di idee: abbiamo già pubblicato le foto del ristorante, delle camere, della piscina, non abbiamo eventi o promozioni in programma, cosa ci inventiamo?
La prima regola che conviene rammentare è piuttosto semplice: più che cercare a tutti i costi di stupire, vale la pena provare ad essere utili. La gente è costantemente alla ricerca di informazioni utili. Ed una delle domande che gli ospiti di una struttura rivolgono più di frequente è: “cosa posso visitare nei paraggi?”. Perché dunque non anticipare i tempi, e fornire la risposta già sui social? Condividiamo contenuti sui monumenti, le chiese, le piazze più belle del nostro territorio e della nostra città, con tanto di fotografia ed eventuali orari di apertura: certamente le interazioni arriveranno. La stessa cosa possiamo fare con gli esercizi che vendono prodotti tipici, negozi, cantine, frantoi, e tutto ciò che possa ingolosire lo shopping enogastronomico dei nostri ospiti. Tenendo sempre a mente che spesso noi, e solo noi, conosciamo autentiche perle nascoste del nostro territorio, sconosciute alle guide turistiche, e che ne possiamo fare dono ai nostri clienti.
Lo stesso discorso vale, ovviamente, anche per gli eventi. Se è in programma una fiera o una sagra conviene senza dubbio comunicarlo sui social, perché quell’evento potrebbe spingere i nostri clienti a tornare sul territorio e, quindi, da noi.
Anche la natura può fare la sua parte: le fioriture primaverili, o i colori caldi dell’autunno, possono rappresentare spettacoli irresistibili per chi vive in città ed è in cerca di evasione.
Insomma, le idee non mancano, anche al di là delle solite foto e promozioni legate alla struttura.




martedì 3 marzo 2015

Cookbooth, il social delle ricette fa impazzire il web

Con oltre 220 mila download ed un database di 12 piatti, la app permette agli utenti di creare un album con i piatti preferiti

E’ nata nel 2013, e oggi è una delle tendenze del momento. Si tratta di Cookbooth, la app per creare il proprio album di ricette in pochi semplici passi. Nato da un’idea di due pubblicitari, Victor Fortunado e Malwine Steinbock, il servizio conta oggi ben 220 mila download e un database di 12 mila piatti.
Lo abbiamo detto tante volte: i social sono il regno delle immagini. E allora anche Cookbooth segue un’impostazione visuale, con gli album di fotografie a fare da sfondo per la narrazione del lavoro in cucina: utilizzando le foto, infatti, l’applicazione permette di raccontare le singole materie prime, la preparazione del piatto ed il risultato finale. Basta seguire le istruzioni, ed è tutto molto intuitivo. Oltreché divertente, visto anche il successo di pubblico e condivisioni. Che non avvengono, e qui sta il bello, solo da parte degli appassionati, ma anche da parte degli chef che, fiutato il business, hanno scelto CookBooth per far conoscere le proprie creazioni.
Il tutto si è tramutato in un successo che ha del clamoroso: nel 2014 Cookbooth è stata la appa più scaricata nella categoria cibo in ben 82 Paesi, ha utenti in 13° nazioni e viene regolarmente utilizzata da 10 mila chef. E’ tra i finalisti del premio Mobile Premier Awards, uno dei più importanti riconoscimenti del genere a livello mondiale, la cui premiazione si tiene il 2 marzo a Barcellona.
Insomma: narrazione visiva coinvolgente e curata, gradimento di appassionati e addetti ai lavori. Il successo di Cookbooth, ribattezzata anche “l’Instagram delle ricette”, non accenna a fermarsi. Non resta che iscriversi con il proprio piatto della casa, o con l’ultima ricetta inventata dallo chef, e vedere cosa capita.

lunedì 16 febbraio 2015

Cara vecchia Newsletter, best practice per aumentare gli iscritti

Non tutti i clienti usano i social, ma è importante fidelizzare anche quelli che non lo fanno. Ecco alcune dritte per una Newsletter che funzioni

Siamo in piena era social, ma non tutti amano il web 2.0. Esiste ancora una fetta di clienti che di Facebook, Twitter, Instagram e Pinterest proprio non vogliono sentir parlare. Come fare per fidelizzarli, se non possiamo parlare loro attraverso i social network? La risposta è semplice: ricorrere alla cara vecchia newsletter.
I problemi connessi all’uso di questa pratica sono noti: occorre raccogliere gli indirizzi email, e nel farlo è necessario rispettare le normative vigenti in tema di privacy. Tuttavia, se usata nel modo giusto, anche una newsletter può portare buoni risultati.
Innanzitutto, occorre promuovere l’iscrizione. E occorre farlo sia off line (con coupon alla reception, o chiedendolo a voce) che on line (con link sul sito, sulla Pagina Facebook, sul Blog) che rendano l’iscrizione stessa un processo immediato ed intuitivo. Per incentivare l’iscrizione, è poi opportuno fornire stimoli, per esempio fare leva sul principio di scarsità e promettere promozioni uniche riservati agli iscritti, nonché contenuti speciali e sempre nuovi. E’ anche suggeribile fornire a tutti un’anteprima dei contenuti riservati agli iscritti.
Assolutamente consigliabile, inoltre, inserire nella Newsletter i badge per condividerne il contenuto sui social (anche tra gli iscritti alla Newsletter ci sarà pur qualche cliente social), al fine di aumentare il pubblico e ottenere nuovi iscritti (e clienti).
Per quanto riguarda le uscite, infine, vien da sé che è fondamentale pubblicare con regolarità (sempre lo stesso giorno della settimana, preferibilmente alla stessa ora), e seguire un piano editoriale per quanto riguarda contenuti ed argomenti.
Insomma, facendo le cose per bene è possibile “agganciare” e fidelizzare anche i clienti non social. Non resta che mettersi al lavoro.

lunedì 15 dicembre 2014

Facebook e post delle Pagine: come avere più visibilità

La percentuale di fan che si raggiungono con un post organico è scesa al 3-6%: alcuni trucchi per aumentarla
Il bello di Facebook è che è gratis. Lo si è ripetuto come un mantra per anni, ma oggi, a quanto pare, le cose non stanno più così. Già, perché stando alle statistiche più recenti, la percentuale di fan raggiunta mediamente attraverso un post organico (cioè non a pagamento) pubblicato dalla propria Pagina oscilla tra il 3% ed il 6%. Una miseria. Vien da sé che con percentuali così striminzite, creare engagement diventa una chimera. Facebook, insomma, sta spingendo in modo sempre più deciso i gestori delle pagine a ricorrere alle soluzioni a pagamento (post sponsorizzati). Alla faccia, come dicevamo, del “Facebook gratis”.
C’è tuttavia qualche trucco a cui possiamo ricorrere per aumentare la visibilità dei nostri contenuti, senza metter mano al portafogli. Innanzitutto, limitare al minimo indispensabile i post promozionali, ovvero quelli in cui invitiamo gli utenti ad acquistare un prodotto o servizio o a scaricare un’applicazione; quelli dove li spingiamo a partecipare ad una promozione o concorso non contestuali alla pagina; e quelli infine che sono una replica identica di contenuti utilizzati per una campagna pubblicitaria. Se riguardo a questo tipo di post c’è sempre stata la regola aurea del 2/10 (non più di due post promozionali ogni 10), oggi forse vale la pena considerare l’idea di ridurre ancora questa quota, poiché Facebook ha annunciato che da gennaio ridurrà ulteriormente la visibilità dei post considerati promozionali rispetto a quelli che non lo sono.
Conviene poi prestare attenzione al format che diamo ai nostri contenuti. Si sa, infatti, che Facebook assicura una buona visibilità ai post che contengono link esterni (contrariamente a quanto faceva una volta). Ma si sa anche che un conto è la visibilità, un altro il numero di interazioni prodotte, ed il tipo di contenuto che ne genera di più sono notoriamente le immagini. Conviene quindi confezionare dei post che contengono un link (tipicamente al sito della struttura) ed un’accattivante immagine d’anteprima, che stuzzichi l’utente e lo incuriosisca a cliccarci su.
Sembra poi che gli album contenenti più immagini abbiano performance migliori della singola fotografia. Può quindi essere utile pubblicare di tanto in tanto dei mini-album (non più di 6-7 fotografie) a tema.
Creare engagment è lo scopo principale della pagina, ed uno dei modi migliori per farlo è invitare direttamente i fan ad interagire. Creare post con domande, sondaggi, quiz. Spingerli ad esprimere il proprio parere. Per esempio: chiedere loro con quale vino prodotto dalla struttura abbinerebbero uno dei piatti preparati dalla cucina.
Infine: Zuckerberg e i suoi stanno spingendo sempre più i contenuti video, soprattutto quelli caricati direttamente su Facebook (ovvero non condivisi tramite Youtube o altre piattaforme). Vale la pena provarci: si sa, dopotutto, che i social sono il luogo della comunicazione informale; un video di successo può quindi essere anche girato con lo smartphone e condiviso al volo. I risultati possono essere sorprendenti.
Insomma, le novità, come sempre, non mancano. Non resta che tenersi aggiornati e sperimentare.

lunedì 17 novembre 2014

Pinterest ora piace anche agli uomini

Non solo più quote rosa: il social dei desideri punta ad ampliare il proprio pubblico

Gli utenti maschi sono raddoppiati rispetto ad un anno fa, ed oggi costituiscono un terzo del totale. Lo dicono quelli di Pinterest riguardo al proprio social delle immagini e dei desideri, da sempre territorio incontrastato del gentil sesso. E aggiungono che il social ha ormai raggiunto i 30 miliardi di pin, con una crescita del 25% a trimestre. Ben il 75% del traffico proviene da mobile, e c’è stato un incremento del 25% delle ricerche, coadiuvato dall’introduzione del nuovo strumento appositamente studiato.
Quelli di Pinterest concludono sottolineando che, negli Stati Uniti, gli uomini iscritti al loro social network sono più dei lettori di storiche riviste maschili come GQ e Sport llustrated, mentre in alcuni mercati emergenti, come India, Corea del Sud e Giappone, la percentuale degli utenti maschi sul totale si assesta sul 50%.
Insomma, Pinterest continua a piacere e a crescere. Se aggiungiamo il fatto che è di gran lunga il social con le performance migliori per quanto riguarda le conversioni in acquisti on line da parte dei propri utenti, diventa evidente che è sempre più importante esserci.

lunedì 13 ottobre 2014

Alla scoperta di Atlas, la pubblicità globale di Facebook

Le cose fondamentali da sapere sul nuovo strumento per le campagne pubblicitarie del social in blu

Questa volta hanno fatto le cose in grande. Come avevamo annunciato , Zuckerberg e i suoi hanno lanciato Atlas, il nuovo strumento per pianificare le campagne pubblicitarie al di fuori di Facebook. Si tratta evidentemente di un’evoluzione importante per il social di Menlo Park, nonché di un guanto di sfida nei confronti di Google per il predominio nel mercato della pubblicità on line.
Ma quali sono le cose fondamentali da sapere su Atlas? Innanzitutto la notizia principale: per la prima volta, con Atlas Facebook farà pubblicità all’esterno della propria piattaforma. Siti, blog, testate giornalistiche: ogni pagina potrà essere luogo di colonizzazione per gli annunci pubblicitari del social in blu, in diretta concorrenza con le Google Ads. L’obiettivo di Facebook sarà il solito: aumentare il numero di visualizzazioni per ogni annuncio, presso un target di utenti profilato in modo sempre più preciso.
A Menlo Park annunciano poi un’altra novità rivoluzionaria: per tracciare le attività on line degli utenti al fine di misurare le performance delle campagne pubblicitarie, Atlas non ricorrerà ai cookies. Ritenuti poco affidabili, e soprattutto non funzionanti sui dispositivi mobile, i “biscottini” vengono abbandonati a favore di nuove tecniche che con tutta probabilità tengono conto della navigazione degli utenti mentre questi tengono aperta la scheda o l’applicazione di Facebook sul loro dispositivo. In questo modo il tracciamento avverrebbe (il condizionale è d’obbligo) in modo molto più preciso, e consentirebbe di misurare in maniera accurata le performance di ogni campagna. Chi non è incentivato a spendere soldi, se sa di poter controllare nel dettaglio il ritorno del proprio investimento?
Ma non finisce qui. Zuckerberg e i suoi fanno un altro annuncio importante: “abbiamo ricostruito Atlas da zero per affrontare le sfide di marketing di oggi, come raggiungere le persone reali, qualunque dispositivo utilizzino, e colmare il divario tra le visualizzazioni online e gli acquisti offline”.
Connettere le campagne on line alle vendite off line sarebbe l’ultimo, fondamentale passaggio per rendere le conversioni davvero tracciabili, o almeno un grande numero di esse. Come hanno intenzione di riuscirci, quelli di Facebook? Per il momento, non è dato saperlo.
Non resta che tenersi aggiornati, con una consapevolezza: conoscere Atlas e saperlo utilizzare potrebbe rivelarsi presto molto importante per chi gestisce una struttura ricettiva e intende fare campagne pubblicitarie on line che funzionino davvero.

La Content Strategy: cos’è e come usarla

Come il fratello storytelling, è un metodo per raccontarsi e conquistare clienti

Come faccio a “raccontarmi?” Chi gestisce una struttura ricettiva e la sua relativa presenza on line, dal sito aziendale, ai social, al blog, si pone spesso questa domanda: come faccio a comunicare davvero ai clienti, o potenziali tali, chi sono e cosa ho da offrire loro? Si tratta di un quesito solo apparentemente banale, perché trasmettere la propria identità a chi non ci conosce è un’impresa tutt’altro che facile.
A questo scopo, si parla spesso di storytelling,, ovvero della tecnica che permette di catturare l’attenzione degli utenti a partire da una storia. Con la content strategy si fa un passo oltre, o meglio si ribalta il punto di partenza: si inizia dal nucleo della comunicazione della propria struttura per costruirci attorno una storia che renda il tutto avvincente e facilmente comunicabile.
Chi intende mettere in pratica una content strategy relativa alla propria struttura, deve partire da alcune domande fondamentali. Qual è il contenuto che voglio comunicare riguardo alla mia struttura? In che stato si trova al momento? Buono o migliorabile? Come diventerebbe, il mio contenuto, una volta ottimizzato e reso davvero efficace? In quale contesto è nato il mio contenuto, ed in quale si trova ad agire oggi?
Come si può facilmente notare, sono domande che portano a riflettere sull’essenza più intima e sull’identità di un’attività, di un luogo, di una struttura. Soprattutto, sono domande rivolte sia al passato, che al presente, che al futuro: l’ideale per costruirci intorno una storia, insomma. Romanzare, inventare al fine di rendere tutto il più avvincente possibile (ed efficace da comunicare ai clienti o potenziali tali).
Come in ogni storia che si rispetti, ci sarà un’ambientazione e poi ci saranno i buoni, i cattivi, e anche gli eroi. I buoni (e gli eroi) saranno inevitabilmente il brand ed i clienti, in modo da innescare quel processo di identificazione che sta alla base di ogni fidelizzazione. A tale scopo, sarà bene fissare degli obiettivi (i finali della storia): se si riuscirà a trovare obiettivi comuni e condivisi da brand e clienti, si avrà fatto centro (e in effetti tutto il marketing si basa sull’assunto che un brand di successo debba soddisfare i bisogni e le aspettative dei suoi clienti).
Va da sé che il ruolo dei “cattivi”, o degli antagonisti, a questo punto va ai competitors. Ora che ci sono tutti gli elementi, l’unica cosa da fare è costruire la trama, la storia da raccontare. Qui non ci sono limiti all’immaginazione, con un solo, importante paletto: mai perdere di vista gli obiettivi finali. Altrimenti tutto perde di efficacia.
Insomma, dallo storytelling alla concent strategy: comunicare la propria storia, la propria identità più intima ed i propri sogni ai propri clienti è il modo migliore per conquistarli. Non resta che provare.

lunedì 29 settembre 2014

Facebook Atlas: è guerra totale con Google

Il Social in blu lancia il proprio strumento per le global Ads e lancia la sfida a Big G per il predominio nella pubblicità on line









La pubblicità on-line, a livello globale, è ormai un affare da svariati miliardi di dollari. E la torta continuerà a crescere a ritmi vertiginosi. Basta dare un’occhiata al grafico qui sotto per rendersene conto.

 E’ evidente al primo sguardo come, ad oggi, il grosso della torta vada a Google, mentre agli altri non restano che le briciole. Bene, a quanto pare dalle parti di Menlo Park Zuckerberg e i suoi hanno tutte le intenzioni di muovere una guerra globale a Big G per conquistare fette sempre maggiori di questa torta multimiliardaria.
La storia in realtà incomincia nel febbraio del 2013, quando Facebook compra Altas, l’ad server di Microsoft. Il tool, in quel momento, incredibilmente funziona solo con un browser, Explorer. Gli sviluppatori di Menlo Park si mettono al lavoro ed oggi, a 18 mesi di distanza, presentano il loro nuovo strumento.
Atlas, oggi, è un tool che permette di far comparire Facebook Ads mirate non solo sul social in blu, ma ovunque nel web. Con la solita, chirurgica precisione nel targhettizzare l’utenza che ha fatto le fortune delle inserzioni pubblicitarie su Facebook. Lo strumento è disponibile su tutti i browser e anche su mobile, dove i cookie, generalmente utilizzati per tracciare il comportamento degli utenti da pc, non funzionano.
Finora, le pubblicità mirate sparse per il web sono state appannaggio di Google Adwords (e Adsense), e sono state lo strumento che ha consentito a Big G di accaparrarsi la fetta più grande della torta. Ora, con Atlas, Facebook lancia la sua sfida globale.
Chi avrà la meglio? E soprattutto, cosa converrà fare – e dove converrà investire – per chi gestisce una piccola struttura ricettiva? Come sempre, non resta che tenersi aggiornati e seguire gli sviluppi della vicenda, che non mancheremo di raccontare.

martedì 23 settembre 2014

Nuovi Insight e video in Hyperlapse per Instagram

Il social delle foto in stile vecchie polaroid si dota di una nuova suite di “business tools” per favorire il visual marketing delle strutture

Il successo di Instagram non accenna a diminuire. E tra gli hashtag più diffusi sul social delle immagini in stile vecchie polaroid compare tutto ciò che ruota attorno al cibo, ed ai viaggi. Due argomenti che toccano da vicino chi gestisce una struttura ricettiva.
Per questo, quelli di Instagram hanno da poco lanciato una nuova suite di “business tool”. Il primo di questi è il nuovo Insight, ossia la web analytics, sempre più importante per monitorare “impression, reach and engagement”, come recita la nota ufficiale.
Ma la novità probabilmente più succosa è un’altra: si tratta dei nuovissimi video in Hyperlapse. E’ un neologismo, questo, creato dagli uomini di Instagram per indicare video in time-lapse ad alta risoluzione. Il time-lapse, come noto, è quella tecnica che permette di montare fotografie dello stesso soggetto scattate in momenti diversi una dopo l’altra, dando così l’impressione di mostrare un evento o un processo che si è svolto in un arco temporale molto lungo nel giro di pochi secondi, come in una sorta di tempo accelerato. Il tutto crea spesso effetti molto suggestivi, e si tratta di un escamotage molto utilizzato da pubblicitari e uomini di marketing.
Con la nuova suite Hyperlapse, Instagram permette ai propri utenti che gestiscono strutture ricettive di creare facilmente video in time-lapse di ottima qualità, e condividerle sul social per creare engagement.
Non resta che testarne le potenzialità, pubblicare, ed osservare le reazioni degli utenti.

lunedì 15 settembre 2014

I “maturi digitali” sbarcano su Facebook

Il social in blu sta diventando il regno degli over-40. A tutto vantaggio di chi fa social media marketing

“Perché dovrei fare marketing su Facebook, se ci sono solo ragazzini?”. Che questa affermazione non fosse corretta l’abbiamo sempre detto e ripetuto, ai corsi della EGuides Accademy come su questo blog. Ma ora la tendenza si sta rafforzando, e ne portiamo le prove.
Una ricerca della statunitense Nanigans rivela infatti come gli over 40 (ma anche 50 e 60) siano sempre più attratti dalle opportunità offerte da Facebook, e ci passino sempre più tempo. Se 5 anni fa, per esempio, gli over 55% non arrivavano al 3% degli iscritti, oggi sono passati al 10%: 1,3 milioni di uomini e 850 mila donne. Nei soli Stati Uniti gli over 55 su Facebook sono oltre 28 milioni. Numeri importanti. Ma non solo. Questi utenti maturi utilizzano il social network con un entusiasmo se vogliamo un po’ naif agli occhi dei loro nipoti, i cosiddetti nativi digitali, ma che questi ultimi si sognano: riannodano vecchie amicizie, organizzano gruppi, viaggi, rimpatriate.
Queste cifre, unite a questo coinvolgimento nell’utilizzo del social, fanno sì, prosegue lo studio di Nanigans, che un click da parte di un cinquantenne su un avviso pubblicitario su Facebook genera in media 1 dollaro e 77 centesimi, due volte e mezza lo stesso click effettuato da un ragazzo nella fascia 18-24 anni, quasi il doppio rispetto a uno tra i 25-34.
Inutile aggiungere, a questo punto, che per chi fa social media marketing è manna da cielo. Soprattutto per chi gestisce una struttura ricettiva, e magari opera nell’ambito del turismo enogastronomico. Un motivo in più per restare aggiornati su tutto ciò che accade attorno al social di Zuckerberg e i suoi.


lunedì 21 luglio 2014

Facebook introduce il tasto “compra”

Per ora solo negli USA, il “buy button” permette di fare shopping senza lasciare il social
Facebook non è il luogo adatto per vendere. Quante volte lo abbiamo sentito dire, e ripetuto. Tanto che Zuckerberg deve aver pensato che era giunto il momento di farci cambiare idea.
Ecco così che negli USA, accanto ai tradizionali “mi piace”, “commenta” e “condividi”, è comparso un tasto nuovo, il “buy button”. Per ora in fase di test e offerto come opzione a piccole e medie imprese per le loro inserzioni pubblicitarie ed i loro post, il tasto “compra” permette, per la prima volta, di procedere ad un acquisto senza uscire dalla piattaforma di Menlo Park. Una mezza rivoluzione nello shopping on line, tanto che si comincia a parlare di “social commerce” (infatti la concorrenza non sta a guardare: Twitter ha appena acquistato CardSpring, piattaforma per lo sviluppo di app per le carte di credito, mentre Google sta sviluppando il proprio tool di shopping on line con Google Shopping Express).
Tornando a Facebook, Zuckerberg e i suoi dichiarano di non voler, per ora, applicare alcuna commissione alle transazioni andate a buon fine. E prestano il consueto ed obbligatorio occhio di riguardo a privacy e sicurezza: non condivideranno con le aziende i dati sulle carte di credito degli utenti, che a loro volta potranno decidere se salvare o meno le impostazioni dei propri pagamenti.
Insomma, social e acquisti on line: la rivoluzione sta arrivando. Come sempre, non resta che farsi trovare pronti.

martedì 15 luglio 2014

Twitter, ora gli analytics sono per tutti

L’uccellino blu rende accessibili a tutti gli utenti i tools di analisi per comprendere come twittare al meglio
Analytics per tutti, è questa la svolta che dà un nuovo impulso al social media marketing sul social dei cinguetti.
Jack Dorsey e soci hanno infatti deciso di rendere accessibile a tutti gli utenti il tool che permette di eseguire analisi sul successo e la popolarità dei propri tweet, al fine di ottimizzare le proprie strategie. Vien da sé che per chi utilizza questa piattaforma per promuovere on line la propria struttura, si tratta di manna dal cielo.
In pratica, sarà possibile monitorare non solo le performance dei tweet sponsorizzati, ma anche di quelli cosiddetti organici, ovvero non a pagamento. Per farlo, è sufficiente registrarsi al servizio.
Tramite analytics è possibile osservare le performance dei propri tweet (visualizzazioni, interazioni in termini di retweet, aggiunta ai preferiti e menzioni), il numero di visualizzazioni (anche scorporando tra PC e mobile, e tra differenti sistemi operativi), e andamento mese per mese.
Altre statistiche interessanti riguardano l’andamento dei propri follower, con tanto di provenienza geografica, informazioni su sesso ed età e, soprattutto, sui loro interessi.
Insomma, una cassetta degli attrezzi completa per capire come sfruttare al meglio il social del cinguetti per promuovere la propria struttura, oggi a disposizione di tutti.

lunedì 7 luglio 2014

Instagram per strutture ricettive, qualche dritta


Il social delle immagini in stile Polaroid è sempre più popolare: ecco alcuni consigli per ottimizzarne l’utilizzo a fini di social media marketing
200 milioni di utenti attivi al mese, 20 miliardi di immagini condivise (60 milioni al giorno), 1,6 miliardi di like. I numeri di Instagram fanno impressione e confermano che il social delle immagini quadrate in stile vecchie Polaroid è ormai una parte fondamentale in un piano di social media marketing completo. Ma siamo sicuri di utilizzarlo al meglio?
Innanzitutto, la considerazione all’apparenza più banale: quando scattiamo una foto da pubblicare su Instagram, teniamo a mente il fatto che una volta condivisa sarà quadrata? Non è un dettaglio irrilevante: mentre scattiamo ci appare la consueta immagine rettangolare, ma la app la taglierà, rivoluzionandone il formato; è bene tenerlo a mente, nel momento in cui si scatta.
Per il profilo di una struttura ricettiva, poi, è fondamentale la bio. Deve essere breve, chiara ed esaustiva, possibilmente bilingue italiano\inglese, e comprendere le informazioni di contatto e il link al sito aziendale.
Anche su Instagram, come su ogni social , è poi di fondamentale importanza capire qual è il momento della giornata migliore per pubblicare. A questo scopo sono disponibili servizi come iconosquare , che aiutano nell’analisi degli orari in cui ottenere più visibilità e maggior engagement.
Infine, gli hashtag. Chi usa Instagram lo sa bene: è forse il social dove vengono utilizzati con maggior frequenza, più ancora che su Twitter. C’è però un problema: spesso se ne usano tantissimi. E’ ormai frequente imbattersi in immagini corredate da 10 o più hashtag (se ne possono utilizzare fino a 30 per volta). Ovvio che in un contesto così affollato di cancelletti, fare centro usando gli hashtag giusti diventa cruciale, ma anche difficile: fondamentale individuare quelli più diffusi ed utilizzati dal proprio target di riferimento. Lo si può fare tramite la funzione ricerca della app.
Per conculere, perché non fare un pensierino alle local community? Sul sito Instagramers Italia  si trova infatti una mappa dei gruppi locali di “instagramers”. Si tratta di community di appassionati che organizzano periodicamente contest ed eventi legati al territorio: potenziali alleati.

martedì 24 giugno 2014

Pinterest lancia i promoted pins

Permetteranno di raggiungere un pubblico più ampio, saranno completamente fai-da te, funzioneranno con un costo-per-click e al momento sono in versione beta
Pinterest lancia i promoted pins. In pratica, sarà possible raggiungere una platea più vasta mettendo in evidenza le proprie caratteristiche migliori. La notizia è apparsa sul blog ufficiale : “Adesso, abbiamo aggiunto uno strumento per la realizzazione di Promoted Pins fai-da-te in modo che aziende di ogni tipo e grandezza possano promuovere i propri Pin per raggiungere più persone e ottenere più visite sul loro sito. Questi Promoted Pins saranno disponibili sulla base di un sistema cost-per-click dal sito ads.pinterest.com.”
Se si accede alla piattaforma ci si accorge che la medesima è ancora in versione beta (c’è una lista d’attesa per accedere ai test), ma si intuisce che il meccanismo è interessante: si sceglie un pin tra quelli più belli o interessanti pubblicati sulla pagina business della propria struttura (una vista spettacolare, un’immagine della propria camera più bella), e la si promuove. Come accade su Facebook si può profilare il target di riferimento della propria campagna, ed il meccanismo è quello del pay per click.
Non manca una analytics per monitorare l’andamento della campagna.
Pinterest è uno dei social che sono cresciuti di più negli ultimi anni, conta milioni di utenti (in maggioraza donne) attivi quotidianamente e vanta il più alto rapporto tra visitatori e transazioni on line: che ne dici, vale la pena fare un pensierino ai promoted pins?