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martedì 29 luglio 2014

Facebook lancia Audience Insight, il tool per monitorare il pubblico delle Ads

Il nuovo strumento serve per ottenere informazioni sul pubblico a cui ci si rivolge prima di lanciare una campagna pubblicitaria
Lanciato lo scorso 8 maggio, Facebook Audience Insight  è il nuovo tool che quelli di Menlo Park hanno messo a disposizione dei loro inserzionisti per aiutarli a studiare campagne pubblicitarie sempre più mirate e, quindi, efficaci.
La caratteristica che differenzia l’Audience Insight dall’Insight tradizionale è che non monitora solamente il comportamento degli utenti che interagiscono con la Pagina Fan, bensì quello di tutto il potenziale pubblico. Ed è differente pure dall’AD Creation Toll e dal Power Editor, perché permette di effettuare vere e proprie analisi di mercato sul pubblico cui potenzialmente ci si rivolgerà con la propria campagna pubblicitaria, prima di effettuare la campagna stessa. Vien da sé che in questo modo l’inserzionista può chiarirsi le idee in modo ancora più preciso sulle caratteristiche del proprio target di riferimento, e calibrare ad hoc la propria campagna.
Tramite l’Audience Insight è infatti possibile monitorare i dati demografici del proprio potenziale pubblico, come età, sesso, istruzione, lavoro, stile di vita, oltre a dati relativi al comportamento on line: quanto spesso accedono a Facebook, in quali orari, utilizzando quali dispositivi, procedendo ad acquisti on line oppure no.
Per poter accedere alle varie funzionalità del nuovo tool, è per il momento necessario impostare la lingua di Facebook su inglese. Le opzioni di ricerca paiono essere davvero tante, e lo strumento interessante. Ancora una volta, anche e soprattutto per chi intende fare social media marketing per la propria struttura ricettiva.

La newsletter di Promozione Turistica Blog tornerà a settembre, dopo la pausa estiva. Il team E-Guides augura a tutti buone vacanze.


lunedì 7 luglio 2014

Instagram per strutture ricettive, qualche dritta


Il social delle immagini in stile Polaroid è sempre più popolare: ecco alcuni consigli per ottimizzarne l’utilizzo a fini di social media marketing
200 milioni di utenti attivi al mese, 20 miliardi di immagini condivise (60 milioni al giorno), 1,6 miliardi di like. I numeri di Instagram fanno impressione e confermano che il social delle immagini quadrate in stile vecchie Polaroid è ormai una parte fondamentale in un piano di social media marketing completo. Ma siamo sicuri di utilizzarlo al meglio?
Innanzitutto, la considerazione all’apparenza più banale: quando scattiamo una foto da pubblicare su Instagram, teniamo a mente il fatto che una volta condivisa sarà quadrata? Non è un dettaglio irrilevante: mentre scattiamo ci appare la consueta immagine rettangolare, ma la app la taglierà, rivoluzionandone il formato; è bene tenerlo a mente, nel momento in cui si scatta.
Per il profilo di una struttura ricettiva, poi, è fondamentale la bio. Deve essere breve, chiara ed esaustiva, possibilmente bilingue italiano\inglese, e comprendere le informazioni di contatto e il link al sito aziendale.
Anche su Instagram, come su ogni social , è poi di fondamentale importanza capire qual è il momento della giornata migliore per pubblicare. A questo scopo sono disponibili servizi come iconosquare , che aiutano nell’analisi degli orari in cui ottenere più visibilità e maggior engagement.
Infine, gli hashtag. Chi usa Instagram lo sa bene: è forse il social dove vengono utilizzati con maggior frequenza, più ancora che su Twitter. C’è però un problema: spesso se ne usano tantissimi. E’ ormai frequente imbattersi in immagini corredate da 10 o più hashtag (se ne possono utilizzare fino a 30 per volta). Ovvio che in un contesto così affollato di cancelletti, fare centro usando gli hashtag giusti diventa cruciale, ma anche difficile: fondamentale individuare quelli più diffusi ed utilizzati dal proprio target di riferimento. Lo si può fare tramite la funzione ricerca della app.
Per conculere, perché non fare un pensierino alle local community? Sul sito Instagramers Italia  si trova infatti una mappa dei gruppi locali di “instagramers”. Si tratta di community di appassionati che organizzano periodicamente contest ed eventi legati al territorio: potenziali alleati.

lunedì 30 giugno 2014

Google: le campagne Pay per Click fanno bene al marchio

Uno studio pubblicato da big G rivela che le PPC non servono solo a ricevere prenotazioni nell’immediato, ma aumentano la popolarità e fanno bene all’immagine
D’accordo: una ricerca condotta da Google dove si consiglia di fare pubblicità su Google non appare come l’apice dell’imparzialità. Però le cose che ci rivelano quelli di Mountain View nel loro articolo sono piuttosto interessanti.
Il concetto di partenza è semplice: chi fa una campagna Pay per Click su Google vuole ottenere vendite o prenotazioni nell’immediato. Vero. Ma spesso si sottovaluta che la campagna porta un effetto secondario, meno percepibile ma tutt’altro che da disprezzare: aumenta la brand awarness. Dove per brand awarness (letteralmente “conoscenza di marca) si intende la capacità, da parte della domanda, di identificare un particolare brand come la possibile risposta. In parole povere, la popolarità del marchio.
Per giungere a queste conclusioni, quelli di Google hanno condotto un esperimento su 800 utenti tipo in 12 ambiti differenti, tra cui ovviamente quello travel, per determinate parole di ricerca. E il risultato è che la brand awarness per le aziende che avevano fatto campagne PPC era stata dell’80% superiore rispetto a quella delle aziende che non le avevano fatte.
In conclusione: fare campagne pubblicitarie tramite Adwords fa evidentemente bene alla popolarità di una struttura nel lungo periodo, anche se non porta particolari risultati nell’immediato. Ne consegue che può essere utile investirvi periodicamente. Facendo bene attenzione, però, all’analisi della domanda e alla definizione del target di riferimento.

lunedì 26 maggio 2014

Rate Parity: presto un ricordo?

Il CEO di Expedia Dara Khosrowshahi rivela: presto diventeremo molto più flessibili sui prezzi delle strutture.

La Rate Parity è sempre stata un pilastro fondamentale su cui le OTA hanno retto il proprio successo: vincolare le strutture a mantenere le stesse tariffe pubblicate dal portale è infatti un modo per evitare sconti e agevolazioni alla clientela e, quindi, la prenotazione diretta.
D’altro canto, tuttavia, è sempre stato chiaro a tutti che si tratta di una clausola facilmente aggirabile. Soprattutto sui social, dove il contatto diretto tra struttura ricettiva è molto diffuso, e soprattutto dinamico e difficile da monitorare.
Per questo Dara Khosrowshahi, CEO di Expedia, in un’intervista pubblicata dalla CNBC rivela che le cose stanno cambiando:
“Credo che in generale il sistema di rivendita standard, quello con cui abbiamo fatto business negli ultimi dieci anni, sia destinato a diventare solo una piccola parte del modo in cui faremo business da oggi in poi”, dichiara Khosrowshahi. “E questo non riguarda solo il canale diretto dell’hotel (ad esempio il sito ufficiale), ma riguarda gli hotel stessi e il modo in cui lavorano con noi.Nel futuro saremo in grado di dare agli albergatori la possibilità di fare offerte molto specifiche persino ai più piccoli segmenti di popolazione, sia che si parli di Facebook Fan che di turisti che vengono dall’Indonesia, ad esempio. Diventeremo molto più flessibili riguardo alle modalità con cui gli hotel potranno fare marketing attraverso di noi.”
Dichiarazioni importanti, che si inseriscono nel solco della “personalizzazione della prenotazione”, con condizioni, offerte e tariffe differenti secondo il momento, il target di riferimento ed una serie di altre variabili. Rate Parity: è quasi giunto il momento di scrivere la parola fine?
Qui di seguito, il video integrale dell’intervista di Khosrowshahi alla CNBC:
http://video.cnbc.com/gallery/?video=3000270602&play=1