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lunedì 21 settembre 2015

Instagram, ecco le nuove campagne pubblicitarie

Sono disponibili per tutti gli utenti, si lanciano da Facebook e sono costituite da foto o video corredati da una call to action

Circa 300 milioni di utenti attivi al mese, per 70 milioni di immagini pubblicate ogni giorno. Sono i numeri impressionanti (non da oggi) di Instagram. Con cifre del genere a disposizione di aziende e piccole attività, il passo non poteva che essere inevitabile: su Instagram sono arrivate le pubblicità.
Le nuove campagne pubblicitarie promettono di essere semplici da organizzare e lanciare e, novità, gli utenti lo possono fare usando Facebook  (che di Instagram è proprietario). Le inserzioni su Instagram possono quindi sfruttare il grande know how del social di Zuckerberg in materia di profilazione dei destinatari e sollecitazione della domanda latente.
In concreto, le pubblicità sono costituite da foto o video corredati dalla scritta “sponsorizzato”, un po’ come avviene sugli altri social. Dalla fine di agosto, tra l’altro, su Instagram è possibile pubblicare anche foto rettangolari, anziché solo quadrate com’era stato fino a quel momento. E’ possibile inoltre organizzare l’inserzione come un gruppo di immagini, fino a quattro, oppure con video della durata massima di 30 secondi. Last but not least, c’è ovviamente la possibilità di inserire un testo corredato ad una call to action che rimanda, ad esempio, ad una landing page sul proprio sito aziendale.
Luca Colombo, country manager di Facebook Italia, così ha presentato le campagne pubblicitarie su Instagram: “Siamo entusiasti di questo ulteriore passo avanti fatto dalla piattaforma, che permetterà alla nostra comunità di connettersi meglio e in modo più diretto con i brand che ama. Le nuove funzionalità che introduciamo oggi permetteranno ad aziende grandi e piccole di raggiungere i loro obiettivi di business, offrendo contenuti di forte ispirazione e di altissima qualità visiva”.

L’introduzione definitiva delle campagne è stata preceduta da una lunga fase di test condotta in partnership con aziende selezionate, durante la quale è emerso che i settori che hanno tratto maggiori benefici dall’iniziativa sono ecommerce, intrattenimento, commercio al dettaglio e turismo. Insomma, se si gestisce il profilo Instagram di una struttura o attività in ambito turistico ed enogastronomico, sembra proprio che sia il caso di dare un’occhiata alle nuove campagne pubblicitarie di Instagram.

martedì 23 giugno 2015

Facebook, i Carousel Ads arrivano su mobile

Le inserzioni multi-immagine che permettono di abbassare il costo per click e migliorare il CTR sono ora visibili anche sulle app

Che avrebbero funzionato, è stato chiaro fin da subito. Parliamo dei Carousel Ads di Facebook, ovvero dei post sponsorizzati multi-immagine (fino a 5) e multi-link, in grado di rimandare a diverse sezioni del sito tramite la stessa inserzione. Utili per mettere in vetrina contemporaneamente più prodotti o promozioni, i Carousel Ads permettono di abbassare notevolmente il costo per click (dal 20 al 30%), ed ancora di più i costi di conversione (dal 30 al 50%). Se si sceglie di lanciare la campagna in modalità CPM, inoltre, le immagini compariranno nelle newsfeed degli utenti in base alle performance registrate: in pratica, quelle che ottengono più interazioni compaiono per prime. Tramite Insight, infine, è possibile monitorare quali link dell’inserzione funzionano meglio, ed eventualmente correggere il tiro o cambiare l’immagine associata ad uno dei link.
Insomma, basati su immagini di grande impatto visivo (lo consigliano direttamente quelli di Facebook), i Carousel Ads possono essere rivolti con uguale efficacia sia ai propri clienti-fan (se già ne abbiamo molti), al fine di fidelizzarli o mostrare loro condizioni particolarmente vantaggiose, sia a nuovi, potenziali clienti sfruttando la raffinatezza dei tool di Facebook nel targettizzare i destinatari, anche attraverso l’analisi della domanda latente.
La novità, è che tutto questo è ora disponibile anche per mobile e per le app. Ancora una volta, sono gli stessi sviluppatori di Menlo Park a spiegarci come tutto questo può funzionare su mobile tramite una serie di case history: appare evidente come su dispositivi mobile l’immagine svolge un ruolo ancora più centrale nel catturare l’attenzione degli utenti, tanto che con il ricorso a più immagini nella stessa inserzione si può arrivare a creare un percorso di storytelling dal grande impatto visivo.
Insomma, gli strumenti che Facebook mette a disposizione degli inserizonisti sono sempre più sofisticati e raffinati. Non resta che utilizzarli per la propria attività o struttura, e stare a vedere i risultati.

lunedì 17 novembre 2014

Google e SEO: 5 consigli per produrre contenuti di qualità

Con l’ultimo algoritmo, il motore di ricerca ha affinato con cui giudica un contenuto di qualità. Conoscerli significa poterli sfruttare a proprio vantaggio

C’è una sola strada per ottenere visibilità sui motori di ricerca: produrre contenuti di qualità. E’ un mantra, quello dei buoni contenuti, e chi gestisce la visibilità on line di una struttura lo conosce bene.
Ma proviamo ad andare oltre: come fa, di preciso, Google ad individuare un contenuto di qualità? Se lo sono chiesti quelli di Econsultancy, e i risultati della loro ricerca sono interessanti: i più recenti algoritmi sviluppati a Mountain View hanno affinato le proprie armi, e ricorrono a criteri sempre più sofisticati per decidere se un contenuto è davvero di qualità, e quindi va premiato in termini di visibilità.
Dallo studio emergono 5 criteri fondamentali seguiti dal motore di ricerca: vien da sé che è quantomeno opportuno metterli in pratica, se si intende migliorare le performance del sito della propria struttura:

1- Contenuti olistici. Dove per olistico si intende “riferito ad un sistema complesso”. Tradotto: se le parole chiave che avete individuato per la vostra attività sono due o tre, non limitatevi a quelle. Cercate di usare anche i termini che direttamente o indirettamente hanno a che fare col vostro ambito d’azione. Occorre ragionare per gruppi di contenuti, insomma. Così facendo, si scopre in fretta che galassie di parole chiave attinenti ad argomenti differenti hanno quasi sempre termini in comune, il che permette di agganciare utenti che hanno effettuato ricerche per aree d’interesse anche molto differenti tra loro.
2- Lunghezza del testo. Sembra che a Google un testo piaccia né troppo lungo, né troppo corto. Secondo le ricerche più recenti, infatti, la lunghezza che ne ottimizza le performance in termini di SEO si aggira attorno alle 975 parole – 8313 caratteri: circa due cartelle di Word.
3- Leggibilità del testo. A Mountain View ritengono che un testo di facile comprensione vada premiato rispetto ad uno più ostico. Per farlo, hanno fatto ricorso alla scala di leggibilità Flesch. Per ottenere buone performance con i propri contenuti, occorre applicare la formula qui sotto, e cercare di ottenere un risultato che si assesti tra il 73 e il 74. Non è semplicissimo, ma sembra funzionare.
4- Meno pubblicità. I siti dove compaiono meno inserzioni pubblicitarie rispetto alla media, vengono premiati.
5- Più immagini. Le immagini, si sa, hanno un ruolo chiave nella comunicazione on line. I siti che ottengono le performance migliori ne hanno tra le 6 e le 8 per pagina.

Insomma, non resta che mettere in pratica i 5 punti riguardo al sito della propria struttura, e osservare i risultati.

lunedì 30 giugno 2014

Google: le campagne Pay per Click fanno bene al marchio

Uno studio pubblicato da big G rivela che le PPC non servono solo a ricevere prenotazioni nell’immediato, ma aumentano la popolarità e fanno bene all’immagine
D’accordo: una ricerca condotta da Google dove si consiglia di fare pubblicità su Google non appare come l’apice dell’imparzialità. Però le cose che ci rivelano quelli di Mountain View nel loro articolo sono piuttosto interessanti.
Il concetto di partenza è semplice: chi fa una campagna Pay per Click su Google vuole ottenere vendite o prenotazioni nell’immediato. Vero. Ma spesso si sottovaluta che la campagna porta un effetto secondario, meno percepibile ma tutt’altro che da disprezzare: aumenta la brand awarness. Dove per brand awarness (letteralmente “conoscenza di marca) si intende la capacità, da parte della domanda, di identificare un particolare brand come la possibile risposta. In parole povere, la popolarità del marchio.
Per giungere a queste conclusioni, quelli di Google hanno condotto un esperimento su 800 utenti tipo in 12 ambiti differenti, tra cui ovviamente quello travel, per determinate parole di ricerca. E il risultato è che la brand awarness per le aziende che avevano fatto campagne PPC era stata dell’80% superiore rispetto a quella delle aziende che non le avevano fatte.
In conclusione: fare campagne pubblicitarie tramite Adwords fa evidentemente bene alla popolarità di una struttura nel lungo periodo, anche se non porta particolari risultati nell’immediato. Ne consegue che può essere utile investirvi periodicamente. Facendo bene attenzione, però, all’analisi della domanda e alla definizione del target di riferimento.

lunedì 17 marzo 2014

Facebook: in arrivo gli spot pubblicitari

Dopo l’annuncio dell’anno scorso, è pronta l’attesa novità. Ecco cosa ci attende

Lo avevamo annunciato lo scorso anno qui, ora pare che la nuova feature sia in dirittura d’arrivo: su Facebook stanno per arrivare gli spot pubblicitari.
A pochi giorni dal restyling del design della bacheca – il nuovo layout sta comprarendo gradualmente agli utenti – è quindi in arrivo un’altra importante novità, che negli intenti di Zuckerberg dovrebbe portare un incremento degli introiti pubblicitari. Gli spot si chiameranno “Premium Video Ads”, e forniranno la possibilità, per gli inserzionisti, di creare campagne pubblicitarie basate, appunto, su un video.
Gli spot partiranno automaticamente sulle bacheche degli utenti, ma senza audio: sarà facoltà di chi visualizza, se incuriosito dalle immagini, aumentare il volume. Un compromesso tra efficacia e invasività che potrebbe funzionare.
Secondo il Wall Street Journal, nei soli USA le aziende spendono ogni anno 66 miliardi di dollari in inserzioni pubblicitarie: Facebook mira a prendersene una bella fetta. Uno spot sul Social in blu potrebbe arrivare a costare fino a 2 milioni di dollari al giorno.
Si tratta, chiaramente, di numeri riferiti a grandi aziende. Per chi gestisce una piccola struttura, in cosa si traduce tutto questo? Si sa della ritrosia di molti di fronte all’idea dei video promozionali: farli bene richiede tempo, competenza e, spesso, soldi. Ne vale la pena? La risposta potrebbe essere sì, e per un motivo molto semplice: come spesso abbiamo ribadito, la comunicazione sui social non è affatto come quella tradizionale. Le foto patinate o i video girati in maniera impeccabile da professionisti vanno bene in tv o, al limite, sul sito aziendale. Ma su Facebook – così come su Youtube, per esempio – anche un video girato da uno smartphone, se simpatico, interessante e, magari, virale, può riscuotere successo. Anche spendendo decisamente meno di quei due milioni di dollari al giorno per promuoverlo.
E, soprattutto, può portare visite e mi piace alla pagina fan.



martedì 5 novembre 2013

Foursquare: arriva la pubblicità

Il celebre geosocial lancia gli annunci sponsorizzati. Evoluzione del marketing di prossimità?

“Foursquare annuncia di aver raggiunto i 100 milioni di check in. Tutti effettuati dagli stessi 10 utenti”. La battuta, caustica e beffarda, circolava tempo fa in rete. E fotografava un quadro tutto sommato non così distante dalla realtà: il primo e più importante geosocial, espressamente pensato e sviluppato per un utilizzo da mobile, non è mai riuscito a sfondare davvero. Quanto a numeri, infatti, Foursquare non si avvicina minimamente ai giganti del settore. Anche il suo utilizzo come strumento di (geo) social media marketing da parte delle strutture è al momento piuttosto limitato. E dire che da questo punto di vista Foursquare gode di notevoli potenzialità, grazie al sistema che permette di offrire una ricompensa a chi effettua un check in. Che fare, dunque?
Il problema, secondo gli sviluppatori, è che un annuncio pubblicato da una struttura e potenzialmente interessante per gli utenti che vi transitano nel paraggi, spesso e volentieri non viene visualizzato dagli stessi. E se il problema è aumentare la visibilità degli annunci, il rimedio messo a punto dagli sviluppatori non poteva che essere questo: inserzioni sponsorizzate.
Ma come fare per creare un annuncio sponsorizzato su Fousquare, dunque? Per prima cosa, ovviamente occorre essere iscritti al social ed esservi presenti con la propria struttura. A questo punto basta andare qui  e seguire passo passo le istruzioni. Fondamentale avere una buona immagine da inserire, insieme ad un testo breve, chiero ed efficace. Si definisce quindi il proprio budget, e l’inserzione è pronta. Ovviamente anche Foursquare si è dotato di un sistema per monitorare l’andamento delle campagne pubbicitarie: si può controllare quanti utenti hanno visualizzato l’annuncio, quanti vi hanno cliccato su, e quanti di questi hanno in seguito effettuato il check in nella struttura (dato decisamente più interessante).
Insomma, il sistema pare ben congeniato e potenzialmente efficace. Come dicono gli stessi sviluppatori di Foursquare nel video di lancio: “il tuo prossimo cliente potrebbe essere appena dietro l’angolo”.


lunedì 15 aprile 2013

Facebook ads: ecco perché funzionano

Uno studio condotto dal social network insieme a Datalogix descrive come e perché i banner pubblicitari influenzano gli utenti

“Perché dovrei fare pubblicità su Facebook? Io non clicco mai sui banner!”. E’ un commento che si sente spesso, quando si parla di social media marketing. La replica è altrettanto semplice: i banner pubblicitari su Facebook funzionano, e non conta che la gente ci cliccki sopra, è sufficiente che li visualizzi. Lo ha dimostrato uno studio condotto da Facebook stesso, in partnership con Datalogix, colosso statunitense del trattamento dei dati. Vediamo com’è andata.

Datalogix, per intenderci, è una di quelle agenzie a cui, per esempio, le catene di supermercati, consegnano i dati contenuti nelle fidelity card. Gli esperti dell’agenzia studiano le abitudini di acquisto dei consumatori al fine di migliorare le proposte commerciali delle aziende. Il tutto, ovviamente, avviene nel rispetto della privacy: chi analizza i dati non sa chi è il proprietario della fidelity card in questione.

Ma cosa c’entra Facebook? Il popolare social network ha stipulato un partnership con Datalogix, che prevede uno scambio, ed un incrocio, dei rispettivi database riguardanti abitudini e preferenze dei consumatori (sempre nel rispetto della loro privacy). Lo scopo dello studio è comprendere se comportamenti e acquisti degli utenti sono influenzati dalle campagne pubblicitarie su Facebook. Il meccanismo è piuttosto semplice, e lo riassumiamo con un esempio: Datalogix fornisce a Facebook i dati relativi all’acquisto, da parte degli utenti, di una certa marca di biscotti ai cereali. Nel frattempo, l’azienda che li produce avvia una campagna pubblicitaria su Facebook. A campagna ultimata, Datalogix invia un aggiornamento di dati a Facebook, permettendo un confronto sui numeri di acquisto dei biscotti prima e dopo la campagna pubblicitaria su Facebook. E in tutti i casi, lo studio ha evidenziato che le campagne pubblicitarie influenzano gli stili di vita degli utenti: nel nostro esempio, le vendite dei biscotti ai cereali sono aumentate. “Delle prime sessanta campagne che abbiamo esaminato, il 70 per cento aveva un ritorno sugli investimenti triplo o anche migliore. Questo significa che il 70 per cento degli inserzionisti ha raggiunto delle vendite tre volte superiori a quello che avevano speso per la pubblicità”, dichiara Sean Bruich, che si occupa degli standard per i formati pubblicitari di Facebook. Non solo: i risultati evidenziano anche la scarsa importanza dei click: “In media, se si considerano le persone che hanno visto una pubblicità su Facebook e poi hanno acquistato un prodotto, meno dell’1 per cento aveva cliccato sull’inserzione”, commenta Bruich.

Ma perché lo stesso meccanismo non funziona anche per Google? E’ la domanda che sorge spontanea. La risposta, anche in questo caso, è semplice: gli utenti fanno ricerche su Google quando hanno bisogno di qualcosa (domanda consapevole). Per esempio, quando vogliono fare una vacanza e cercano una struttura ricettiva in una certa zona. Spesso, il passo finale è rappresentato dall’acquisto on line (o dalla prenotazione). Ma le persone non vanno su Facebook per fare acquisti. Il social network è piuttosto il luogo ideale dove stimolare la domanda latente: se anche in quel momento l’utente non sta pensando alla sua prossima vacanza, e non conosce la nostra struttura, se in qualche modo riusciamo a raggiungerlo, potrebbe ricordarsi di noi quando penserà al suo prossimo viaggio.
In tutto questo, ottenere il “like” da parte sua alla nostra Pagina Fan è ovviamente l’obiettivo primario. Ma una campagna di brand reputation può avere effetti anche se non genera un elevato numero di click, purché il target di riferimento sia mirato e ben profilato. Unico problema: il ROI (Return of Investment) diventa difficilmente misurabile.

venerdì 30 novembre 2012

La Landing Page


Vediamo come funziona l’ultimo, fondamentale passaggio di una campagna pubblicitaria su Facebook

Avete mai provato a fare una campagna pubblicitaria su Facebook? Se sì, avrete avuto a che fare con la scelta tra CPC e CPM, con la definizione del target, del bacino degli utenti di riferimento e con la decisione del budget da investire. Ma avete posto attenzione alla costruzione di una landing page efficace e funzionale agli obiettivi della vostra campagna?
Innanzitutto: cos’è una landing page? Quella che in italiano si definisce “pagina d’atterraggio” altro non è che, appunto, la pagina a cui viene indirizzato chi clicca sulla vostra inserzione pubblicitaria (le inserzioni pubblicitarie su Facebook, ricordiamolo, sono quelle che compaiono in alto a destra nella vostra bacheca). Si tratta evidentemente di un passaggio fondamentale, in quanto dalle caratteristiche e dalla qualità della landing page dipende il successo o meno della vostra campagna promozionale.
La prima scelta che ci troviamo a compiere riguardo alla landing page è: se costruirla interna o esterna a Facebook? Vediamo nel dettaglio entrambe le opzioni.
La landing page interna a Facebook (denominata anche landing tab) è una sezione della nostra Pagina Fan. Esistono diversi strumenti per costruirla: se per una landing tab semplice possiamo spesso fare da soli, per le soluzioni più complesse (ma anche più originali, creative ed efficaci), può essere utile richiedere l’aiuto del nostro web master. Generalmente, chi sceglie una landing tab lo fa per promuovere innanzitutto la visibilità della propria pagina fan e quindi, di rimando, della propria attività. La landing tab è infatti spesso strutturata per incentivare il navigatore a cliccare “mi piace” alla nostra pagina. Così facendo, ci consente di ottenere il doppio risultato che chi ha frequentato i corsi eGuides conosce bene:
1.      Chi clicca “mi piace” alla nostra Pagina, fa sapere a tutti i suoi amici su Facebook che gradisce i nostri prodotti e servizi. Se per esempio un utente ha 300 amici su Facebook, tutti 300 (o buona parte di essi) vedranno che quell’utente ha cliccato “mi piace” alla nostra Pagina (sulla bacheca degli amici comparirà il post “a Tizio piace la Pagina tal dei tali”). In questo modo, com’è chiaramente intuibile, quell’utente ci sta facendo una notevole pubblicità gratuita.
2.      Chi clicca “mi piace” alla nostra Pagina vi resta agganciato: potremo aggiornarlo sulle novità, sulle news, sulle promozioni speciali riservate ai fan. Si è visto nelle scorse newsletter come, in realtà, da qualche tempo sia diminuita la visibilità dei contenuti pubblicati dalle pagine presso i fan: qui alcune idee su come risolvere il problema.

Insomma, quando la landing page è interna a Facebook, ciò che ci dovrebbe interessare maggiormente è incentivare gli utenti a cliccare il famigerato “mi piace”. Ma quali leve possiamo sfruttare a tale riguardo? Una delle principali, e più efficaci, è il cosiddetto “Principio di Scarsità”. E’ il meccanismo che utilizzano tutti i venditori quando ci dicono “promozione imperdibile: solo per oggi, solo per i primi cento fortunati, solo per i nostri clienti più affezionati”. Insomma, il principio si fonda sul trasmettere l’idea che un certo bene o servizio è disponibile solo in quantità limitata (o per un periodo di tempo limitato), in modo da renderlo automaticamente esclusivo agli occhi del consumatore, e quindi più desiderabile. Corollario di questo principio, è l’idea di rendere la Pagina Fan (e quindi la comunità dei nostri fan) un club esclusivo che riunisce i nostri migliori clienti, a cui riserviamo trattamenti speciali: le persone amano sentirsi coccolate. Per incentivare l’utente a cliccare mi piace, quindi, può essere molto utile riservare promozioni speciali e condizioni esclusive ai nostri fan: in altre parole, a chi ha cliccato “mi piace”. E’ anche consigliato (chiedete al vostro web master) costruire un meccanismo per cui alla scritta “clicca mi piace per accedere le nostre offerte riservate ai fan”, si sostituiscono appunto le promozioni speciali una volta che l’utente ha cliccato sul tasto “mi piace”.

L’altra soluzione per la costruzione di una Landing Page, come dicevamo in principio, è esterna a Facebook. In questo caso, tipicamente, sarà una sezione del nostro sito web. Ecco che risulta di fondamentale importanza che la pagina d’atterraggio sia pertinente con la campagna pubblicitaria che ha spinto l’utente a cliccarci sopra. Se infatti, ad esempio, l’utente ha cliccato sulla nostra campagna relativa al lancio del nostro nuovo centro benessere perché particolarmente interessato al tema, ma si trova poi indirizzato alla home page del nostro sito, dove visualizza una galleria di fotografie della nostra struttura e dei dintorni, senza alcun rimando al centro benessere che gli interessava, è probabile che se ne vada infastidito dopo pochi secondi. Se invece la pagina di atterraggio è stata appositamente costruita per la campagna, e contiene immagini del nuovo centro benessere, e magari pacchetti promozionali legati al suo lancio, il risultato, come potete ben immaginare, sarà ben diverso. Questa considerazione ce ne suggerisce un’altra: la landing page esterna a Facebook risulta particolarmente indicata quando lo scopo della nostra campagna pubblicitaria è vendere. Se nel primo caso, quello della landing page interna a Facebook, il nostro scopo principale era far acquisire “mi piace” alla nostra Pagina Fan, aumentandone la visibilità e fidelizzando i nostri clienti, in questo caso vogliamo proprio monetizzare vendendo un particolare prodotto o servizio. Fondamentale, allora, aggiungere una scritta che reciti “ti interessano le promozioni relative al lancio del nostro nuovo centro benessere? Contattaci per maggiori informazioni o per prenotare la tua vacanza esclusiva”, seguita dai nostri recapiti mail e telefonici, o, se ne avete uno, da un modulo per il booking on line.
Il tema relativo alla campagne pubblicitarie su Facebook è ovviamente ampio e complesso: nelle prossime newsletter, cercheremo di trattare e fare luce su molteplici altri aspetti di questo nuovo e stimolante modo di fare marketing sul web 2.0.