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lunedì 10 febbraio 2014

E se aprissi un blog?

Sebbene impegnativo da gestire, il blog può essere un’arma in più per il social media marketing. Ad alcune condizioni

L’idea, di solito, spaventa un po’. Aprire un blog comporta tempo, fatica, attitudine alla scrittura e alla comunicazione. Di cosa parlare? E come fare per indurre i clienti – o potenziali tali – a leggerlo?
E’ indubbio che le difficoltà non manchino. Ma se, in qualche modo, ce lo si sente “nelle corde”, il blog può essere un interessante strumento in più a disposizione di chi fa social media marketing per la propria struttura. Con alcuni, semplici accorgimenti.
Innanzitutto, com ‘è ovvio, non ha senso aprire un blog se in azienda non c’è nessuno con il tempo e l’attitudine per scriverlo e gestirlo. Ma se questa figura esiste, la domanda successiva è: di cosa parliamo?
Questo è il punto centrale. Scrivere, banalmente, della storia e del quotidiano della propria struttura rischia di rendere il blog poco interessante: per quello, per le foto e tutto il resto, esistono già Facebook e gli altri social.
Ma allora, di cosa conviene parlare, nel proprio blog? La risposta è contenuta in un solo aggettivo: di qualunque argomento, purché sia utile. Nel web 2.0 siamo costantemente bombardati da contenuti, news, informazioni, promozioni, pubblicità: è sempre più difficile catturare l’attenzione del lettore, che spesso si sofferma là dove scorge qualcosa che, appunto, reputa interessante perché gli può tornare utile.
Abbiamo qualcosa di utile da comunicare ai nostri clienti? Dipende. Potrebbe anche darsi che no, non ce l’abbiamo. In quel caso, probabilmente, è meglio lasciar stare l’idea del blog.
Spesso, però, anche se non ci viene in mente subito, qualcosa di interessante da dire ce l’abbiamo. E si tratta, quasi sempre, di argomenti precisi e circoscritti.
La struttura ricettiva si trova vicino ad un parco naturale, un fiume, un bosco? Perfetto: nulla di meglio che raccontare l’avvicendarsi delle stagioni, il fiorire degli alberi in primavera, la varietà dell’avifauna, il passaggio delle specie migratorie. Non mancherà una community di appassionati di camminate nella natura o di byrdwatching che seguirà con interesse le nostre news per sapere quando venirci a trovare.
Siamo in una zona dove si pratica la ricerca del tartufo? Bene: il nobile tubero merita sicuramente un blog interamente dedicato a lui – se non ci credete, provate a cercare su Google le parole tartufo e blog: dalle tecniche di ricerca, alle storie degli anziani cercatori e dei loro cani, dalle varietà di tartufo, alle ricette, alle regioni italiane ed europee dove si può trovare il profumato tubero: gli argomenti non mancano, sono spesso curiosi e attraggono l’attenzione del gourmet appassionato.
La stessa impostazione può avere il blog di una struttura che sorge in una zona dove si pratica attività venatoria. Per non parlare delle aziende dove, oltre all’attività ricettiva, si produce qualcosa: vino, olio, formaggio, frutta e verdura. In questo caso, ciò che facciamo non chiede altro che di essere raccontato.
Infine, il classico dei classici: per chi fa ristorazione, raccontare i propri piatti e le proprie ricette costituisce un successo sicuro.
Insomma: gli argomenti utili di solito non mancano, purché ci sia qualcuno che si prenda l’onere di scriverne. A questo punto, ovviamente, subentrano i problemi più tecnici. Uno su tutti: dove aprire il blog?
Le piattaforme a disposizione sono molteplici: da blogspot a wordpress a tumblr. Difficile individuare a priori quale faccia al caso nostro. Tutte, in compenso, sono piuttosto intuitive e facili da usare. Conviene provare, e scegliere quella che si addice di più alle proprie esigenze.
Ben presto, ci si accorgerà che un blog consente una libertà d’espressione sconosciuta ai social. Possibilità di creare contenuti multimediali, di linkare rimandi ad altre fonti, esterne o interne al blog stesso, di aggiungere tag ai contenuti, in modo da etichettarli per contenuto e favorirne la ricerca: un blog è un vero e proprio sio web dinamico.
A questo punto, l’ultimo dei dubbi: come fare per indurre i clienti, o potenziali tali, a visitare il blog? Ed ecco che finalmente entrano in scena i social: la pagina Facebook della struttura, il suo profilo Twitter, Instagram, Pinterest costituiscono, i nostri principali bacini di lettori. Diventa quindi fondamentale, ogni qual volta si pubblica un nuovo articolo sul blog, linkarlo sui social network. Senza dimenticare l’importanza di un adeguato lancio della notizia ed il fatto che modalità ed orari migliori per lanciare un contenuto possono variare da social a social: i risultati non tarderanno ad arrivare.
Insomma, la ricetta è la solita: i contenuti devono essere di qualità, e diffusi in modo efficace. Per il resto, come al solito, non resta che provare, sperimentare e innovare.

giovedì 22 novembre 2012

La visibilità della nostra pagina Facebook e la promozione dei post


I contenuti delle pagine sono sempre meno visibili ai fan: vediamo perché e cosa si può fare.

Fate marketing su Facebook? Avete una pagina fan della vostra struttura? Se sì (e se usate Insight, lo strumento per le statistiche interno a Facebook), potreste aver notato qualcosa di nuovo, da qualche tempo a questa parte: i vostri post hanno meno visibilità. Per esempio, se avete 1000 fan, vi potrebbe capitare di leggere su Insight che solamente 85 hanno visualizzato l’ultimo contenuto che avete pubblicato.
Com’è possibile questo? Sicuramente, può influire la frequenza con cui i vostri fan accedono a Facebook: i contenuti che pubblicate sulla vostra pagina non possono chiaramente raggiungere i fan che quel giorno non si connettono; e se lo fanno il giorno dopo, il contenuto da voi pubblicato è ormai vecchio e scivolato via dalle loro bacheche (questa problematica ci porta, tra l’altro, a farci interessanti domande: quanto spesso i nostri fan accedono a Facebook? E soprattutto: con quale frequenza mi conviene pubblicare contenuti sulla mia pagina? Quesiti fondamentali, cui cercheremo di dare risposta in una delle prossime newsletter).
Resta il fatto che quelle 85 visualizzazioni del mio post, sui mille fan della pagina, non possono essere spiegate soltanto dal fatto che quel giorno, o in quelle ore, non tutti i miei fan si sono connessi a Facebook. Ci dev’essere dell’altro. E in effetti, da qualche tempo (dalla scorsa estate) il team di Facebook ha accentuato una tendenza che a dire il vero era in atto da tempo: i post pubblicati dalle pagine non raggiungono tutti i fan. Soltanto una piccola percentuale (sempre inferiore al 20%) di chi ha cliccato “mi piace” su una pagina, vedrà nella propria bacheca uno specifico post. Perché? Come detto, questa tendenza in Facebook è in atto da tempo, e negli ultimi mesi è stata semplicemente accentuata: non è altro che la logica conseguenza dell’aumento di pagine, e di “mi piace” della gente alle stesse. Se ci pensate, capita a chiunque usi Facebook, periodicamente, di agganciarsi ad una nuova pagina che rimanda a un’azienda, un luogo, un brand che ci piace e col quale vogliamo restare in contatto. Il problema è che più “mi piace” clicchiamo, più veniamo sommersi da contenuti. Il risultato, è che dedichiamo meno attenzione ad ogni singolo post: la nostra attenzione ha una soglia massima, e più sono le informazioni che ci raggiungono, minore è l’attenzione che dedichiamo ad ogni singola informazione. E’ come tagliare una torta in poche fette belle grosse, o in tante fettine minuscole. Inoltre, più un utente ha contatti su Facebook, più i post scorrono velocemente sulla sua bacheca, fino a sparire inosservati. Per contrastare questa tendenza, Facebook ha quindi deciso di limitare (sempre di più) la visibilità dei post pubblicati dalle pagine.
Bene, ma qual è la soluzione per raggiungere lo stesso il più grande numero possibile di fan? La più ovvia (e probabilmente gradita a Facebook) sono i post sponsorizzati. Avrete notato che da un po’ di tempo accanto ai post pubblicati compare il tasto “promuovi”: con pochi euro è possibile rendere quel contenuto molto più visibile di quanto non lo siamo i contenuti pubblicati “gratis”. Le notizie sponsorizzate, oltretutto, acquistano una visibilità ancora maggiore sui dispositivi mobile (smartphone e tablet), dove costituiscono, per Facebook, l’unico modo per ottenere ricavi (su mobile le inserzioni pubblicitarie classiche, quelle che compaiono in alto a destra, non sono visibili), e noi sappiamo bene che una percentuale sempre maggiore di accessi a Facebook avviene proprio da mobile (questo tema sta particolarmente a cuore al sig. Zuckerberg e soci, visto il deludente andamento delle azioni di Facebook in Borsa, legato proprio alle performance commerciali del social network, considerate dagli analisti inferiori alle aspettative).
Una soluzione alternativa, se non si vogliono spendere soldi, adottata da alcuni, consiste nell’invitare i propri fan ad attivare le notifiche per ogni post pubblicato dalla nostra pagina. Lo si può fare passando col mouse sul tasto “mi piace” della pagina, ed aggiungendo la spunta all’opzione relativa nel menu a tendina. Liberi di provarci, anche se non mancano le controindicazioni: di solito i fan non gradiscono avere molte notifiche (quei numeri rossi che compaiono in alto a sinistra), soprattutto se non sono relative ad eventi importanti per loro: rischiano di essere equiparate a spam. C’è da dire, tuttavia, che se un fan è realmente interessato a ciò che avete da dire, potrebbe gradire questa soluzione.
Ultima soluzione per raggiungere il maggior numero possibile di fan: pubblicare contenuti interessanti. Per quanto possa sembrare l’uovo di Colombo, interessare, stuzzicare, incuriosire i fan è sempre la strategia migliore per spingerli ad interagire con noi. Certo, non è facile: se un paio di anni fa bastava pubblicare qualcosa sulla bacheca per avere “mi piace”, commenti e condivisioni, oggi il gioco (come detto, per via della concorrenza) si è fatto duro. E come sempre accade in questi casi, chi è bravo emerge.