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lunedì 17 febbraio 2014

Immagini accattivanti: ecco come

Alcuni strumenti permettono di rendere le proprie fotografie ancora più “cool” ed adatte per i social network

Tutti conoscono Instagram, il social delle immagini in stile vecchie Polaroid che, tramite una serie di filtri e cornici dall’effetto vintage, come il classico seppia, permette di rendere una fotografia particolarmente suggestiva e quindi perfetta per ottenere attenzione, “mi piace” e condivisioni sui social network.
Bene: non tutti, però, sanno che Instagram non è l’unico strumento che possiamo utilizzare per migliorare la resa delle nostre immagini. Per farlo da pc, ad esempio esiste Paint.net, una sorta di evoluzione del Microsoft Paint che lo rende molto più potente ed efficace, avvicinandolo a strumenti decisamente più sofisticati, come Photoshop, pur restando più facile ed intuitivo da usare.
Qualcosa di simile si può fare utilizzando Canva. Ci si può loggare utilizzando il proprio account Facebook, ed è perfetto per elaborare immagini da pubblicare sui social o sul proprio blog. Al momento l’applicazione è ancora in versione beta, me è possibile inviare una richiesta per essere messi in lista d’attesa.
LiveLuvCreate è un portale che permette di creare immagini scegliendo tra una vasta gamma di opzioni, layout, effetti, cornici. Si può modificare l’immagine di base caricandola dal proprio device, oppure scegliendola tra quelle proposte dal sito.
PikMonkey, infine, è un potente editor per immagini. Ne esistono due versioni: una gratuita, che comunque fornisce già una buona quantità di possibilità grafiche; ed una a pagamento, ovviamente molto più ricca. Particolarmente indicato per le immagini da condividere sui social network.
Insomma: gli strumenti per elaborare i proprio contenuti visuali, come si può notare, non mancano, così come la possibilità di “giocarci” per ore, prendendoci confidenza per capire qual è quello che fa al caso nostro.

lunedì 6 maggio 2013

Misurare la maturità digitale di una struttura: ecco il NEC

Uno studio della Cornell University di Itacha, New York, ha sviluppato un indice per capire quanto le attività on line sono in grado di sfruttare le opportunità della Rete.

Dall’avere un semplice sito-vetrina statico, allo sfruttare appieno le potenzialità del web 2.0 (recensioni on line, comunicazione social, storytelling, brandizzazione, etc) ce ne passa. E tra i due estremi, ci sono tutte le possibili sfumature intermedie. Sono partiti da questa semplice constatazione gli studiosi della Cornell University di Itacha, stato di New York, per elaborare il loro Network Exploitation Capability: si tratta di un indice in grado di misurare il livello di raffinatezza nelle attività on line, ovvero la capacità di sfruttare appieno le opportunità offerte dal web 2.0. Con 3 finalità fondamentali: generare domanda, fare distribuzione multicanale e migliorare la revenue.
Alla Cornell University hanno individuato 5 livelli di NEC: dal basic all’ottimizzato. Al primo livello si collocano le strutture turistiche che svolgono attività digitali in modo sporadico e non organizzato. Al secondo, quelle che svolgono attività per tutte le tre finalità fondamentali, pur mantenendole separate. Al terzo, quelle che sviluppano invece le varie attività in maniera organica. Al quarto, si collocano le strutture che eseguono un’attenta attività di raccolta ed analisi dei dati, al fine di confrontarli con i risultati ottenuti ed ottimizzare questi ultimi tramite test ed esperimenti. Al quinto livello, infine, si collocano le strutture turistiche nelle quali l’insieme delle attività digitali avviene in maniera istituzionalizzata e segue un processo continuo di ottimizzazione.
Ma in base a quali parametri gli studiosi assegnano un determinato livello ad una struttura? Alla Cornell University hanno individuato una serie di 45 comportamenti e 45 quesiti da porre al gestore, al fine di determinarne il NEC. Dal controllo della rate parity su differenti canali, all’atteggiamento tenuto di fronte alle recensioni on line, ogni comportamento viene monitorato e misurato. Per ogni attività si cercano inoltre di analizzare due parametri: la regolarità e la rigorosità con le quali si agisce. Una volta ultimato il test, il modello fornisce dei benchmark di riferimento con cui confrontare i propri risultati ed ottenere di conseguenza suggerimenti su dove intervenire per conseguire dei miglioramenti.
E’ attualmente allo studio un modulo da compilare direttamente on line, che sia in grado di fornire i risultati in maniera totalmente automatizzata. Per il momento, tuttavia, è solamente possibile registrarsi presso il portale della Cornell University, e scaricare il documento con il test. Lo si può fare qui.
Effettuare il test in maniera rigorosa e sincera costituisce senza dubbio un modo molto intelligente per fermarsi a riflettere sull’insieme delle proprie attività on line, e capire dove è possibile eventualmente migliorare in maniera sostenibile e compatibile con la natura della propria struttura.