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martedì 2 febbraio 2016

Sito web e fiducia, cosa fare per trasmetterla

Quali sono i fattori che migliorano la percezione di affidabilità in chi atterra sul sito, e cosa fare per migliorarla

Cosa spinge un turista che ancora non ci conosce a prenotare un soggiorno presso la nostra struttura? Certo, la reputazione on line e le recensioni giocano un ruolo cruciale, ma altrettanto si può dire del sito. Che, prima di tutto, deve trasmettere fiducia. Ma quali sono i fattori che aumentano la percezione di affidabilità da parte del cliente, o potenziale tale? E’ ciò che cerca di scoprire Cam Secore di Moz nella sua estesa trattazione.
Per prima cosa, anche dal punto di vista temporale, viene l’impatto visivo. Un sito che si presenta bene, esteticamente gradevole e curato, fa una prima impressione migliore. Il visual design è composto da molti fattori, dal layout, ai colori, ai font scelti, fino ovviamente alle immagini: tutto deve tendere ad una certa “coerenza” interna, in modo da dare l’idea di professionalità e di cose fatte non a caso. I layout semplici, lineari e puliti sono in genere quelli preferiti.
Per quanto riguarda le immagini: meglio abbondare. Diversi studi dimostrano che i clienti preferiscono i siti di strutture che mostrano ampie gallerie comprendenti ogni angolo della struttura.
In secondo luogo, bando ai banner. Chi naviga li considera una scocciatura, nonché un modo poco serio per attirare l’attenzione o carpire click: decisamente meglio evitare.
Riguardo alle immagini, meglio evitare quelle stock. Anche se un buon fotografo può essere costoso, meglio investire per avere immagini proprie piuttosto che ricorrere a quelle comprate dal web, che per quanto di buona qualità non fanno una buona impressione sul cliente. Il top è metterci la faccia, letteralmente, ovvero pubblicare una foto del proprietario o gestore della struttura. Meglio ancora, una sezione “chi siamo”, o “il nostro team”, con foto, nome e cognome e mansione di ogni collaboratore.
Sono ovviamente da evitare come la peste i link non (più) funzionanti, mentre un fattore determinante è la velocità di caricamento delle pagine, oltre al fatto che la navigazione sia user friendly. Un sito costantemente aggiornato e con contenuti freschi dà poi un’impressione di cura, al contrario di uno con informazioni vecchie (ad esempio il classico menu di Capodanno ancora on line a San Valentino).

Infine: se c’è un dettaglio per il quale è opportuno investire in un buon grafico, quello è il logo. E’ il logo che esprime l’identità del brand e comunica la cura per i dettagli: meglio che sia ben fatto.

martedì 29 settembre 2015

Design persuasivo, i 5 principi fondamentali


Cosa fare affinché il sito aziendale spinga gli utenti a fare esattamente ciò che vogliamo da loro

Design persuasivo, ovvero l’arte dell’implementare un sito in modo che i visitatori siano incentivati a compiere le azioni che vogliamo che compiano. Facile a dirsi, meno a farsi. Anche se qualcosa giunge in nostro aiuto: più che un’arte, infatti, il design persuasivo è una scienza, con regole precise e divieti. Vediamo i principali, raccolti qui in origine da Peep Laja.

 Chiarezza. Se chiediamo ad una persona cosa apprezza di più in un sito web, la maggior parte delle volte risponderà “che mi faccia trovare facilmente ciò che sto cercando”.



Il sito (non solo l’homepage), dovrebbe quindi sempre essere strutturato in modo che l’utente possa immediatamente trovare risposta alle domande:
1.    Cos’è questo sito?
2.    Cosa posso farci?
3.    Può essermi utile?




     Impatto visivo. Le persone impiegano in media 50 millisecondi per decidere se il design di un sito è di loro gradimento. E la percezione della qualità estetica va di pari passo con la percezione della qualità tout court, vien da sé quindi che un sito esteticamente gradevole è più persuasivo di uno brutto. Secondo Google, sono 2 i fattori chiave: semplicità e “prototipicità” (ovvero corrispondenza a certi standard che rendono un sito immediatamente familiare anche se non ci siamo mai stati prima).

  Forte gerarchia visiva. L’immagine qui sotto è molto esplicativa di cosa sia la gerarchia visiva. Il cerchio più grande dà l’impressione di essere il più importante, e via via gli altri tre a seguire.
Lo stesso principio deve essere utilizzato per il sito. Le parti più importanti, come il modulo per gli acquisti e le prenotazioni o l’iscrizione alla news letter, devono spiccare rispetto al resto per spingere l’utente alla call to action. E non detto che sia sempre una questione di dimensioni, come per i cerchi. Ad essere decisivi possono essere infatti i colori utilizzati (più intensi rispetto a quelli circostanti), il posizionamento nella pagina e l’abbinamento ad un’immagine che attiri l’attenzione.

    Mantenere alta l’attenzione. A questo punto l’utente è quasi catturato, manca poco. Fondamentale mantenere alta la sua attenzione. Ancora una volta, vengono in nostro soccorso le immagini, soprattutto quelle con persone impegnate in situazioni di vita vissuta in cui l’utente si possa immedesimare, oppure quelle con persone che guardano diritto verso di noi: poche cose attirano l’attenzione come un volto che ci guarda negli occhi.

   Una pagina, un’azione, ben definita. Ultima condizione fondamentale: il sito dovrebbe essere strutturato in modo che ogni singola pagina abbia una funzione precisa, e sia quindi collegata ad una call to action ben definita. Ancora una volta, tutto va in direzione della chiarezza e della semplicità: l’utente dovrebbe essere guidato in modo da trovare ciò che vuole col minimo sforzo ed in modo piacevole.


E il tuo sito, rispetta le regole del design persuasivo?

giovedì 23 aprile 2015

Frequenza di rimbalzo, ecco come abbassarla

Alcuni suggerimenti per ridurre uno dei fenomeni più fastidiosi tra le statistiche di accesso al proprio sito web

Chi utilizza Analytics per tenere sotto controllo le statistiche sul traffico del proprio sito web aziendale la conosce bene. Parliamo della frequenza di rimbalzo (bounce rate), ovvero di quella percentuale di visite che si concludono con la visualizzazione di una sola pagina, senza interazioni, e che in genere durano pochi secondi. Entro certi limiti la frequenza di rimbalzo è congenita per qualsiasi sito, ma se è troppo elevata è la spia di un problema. Proviamo a vedere cosa possiamo fare per ridurla.
Partiamo dall’inizio: la prima cosa che notiamo, dopo aver cliccato su un link, è la velocità di caricamento di una pagina. Diversi studi  hanno evidenziato come la frequenza di rimbalzo aumenta dopo 3-4 secondi di caricamento. Avere pagine che appaiono velocemente è dunque il primo passo fondamentale (e la cosa, tra l’altro, piace anche ai robot di Google che stabiliscono il posizionamento del sito nelle SERP).
Una volta aperta la pagina, l’occhio dell’utente deve trovare all’istante ciò che cerca. E’ dunque fondamentale far capire in modo chiaro chi siamo e cosa offriamo. Occorre dunque mettersi nei panni dell’utente e pensare che egli, quando ha cliccato sul link del nostro sito, lo ha fatto per trovare una soluzione ad un bisogno. E si aspetta che noi gliela offriamo. In sintesi: il sito deve essere utile.
Oltre all’utilità in senso stretto, inoltre, anche l’occhio vuole la sua parte. Un’estetica gradevole e curata rafforza la percezione di qualità legata al brand. In questo caso, la soluzione migliore è rivolgersi ad un bravo grafico. Può essere utile, poi, dare un’occhio alla guida pratica all’usabilità di Jakob Nielsen in 113 punti, al fine di ottimizzare l’ergonomia delle pagine.
Tra le cose da evitare ci sono gli autoplay, ovvero i contenuti multimediali – audio o video – che partono in automatico non appena si accede alla pagina. Possono essere fastidiosi ed indurre l’utente ad andarsene. Idem per quanto riguarda i pop up: se proprio non resistiamo alla tentazione di inserirne uno, meglio far sì che appaia quando l’utente ha cliccato per abbandonare il sito, piuttosto che al suo arrivo.
Infine, è fondamentale che le pagine del sito siano responsive, e quindi ottimizzate per essere consultate anche da dispositivi mobile.
E il tuo di sito, rispetta tutte queste condizioni?

mercoledì 29 ottobre 2014

Sito mobile, come deve essere e perché

Una serie di consigli per far rendere al meglio la versione mobile del proprio sito, direttamente da Google per Developers

“Gli utenti mobile tendono ad essere molto orientati all’obiettivo. Si aspettano di ottenere quello che vogliono da un sito mobile facilmente, immediatamente e alle loro condizioni. Per aver successo bisogna disegnare un sito avendo in mente il loro contesto e i loro bisogni senza sacrificare la ricchezza dei contenuti.”
E’ quanto scrivono quelli di Google for Developers nel loro studio pubblicato lo scorso aprile. Seguono una serie di consigli per rendere il sito mobile davvero user friendly ed efficace.
Innanzitutto, consigliano i tecnici di Mountain View, l’utente che accede al sito da smartphone dovrebbe essere reindirizzato in automatico alla versione mobile. Una volta atterrato sul sito, poi, l’utente deve trovare un menu principale chiaro, immediato e dalla grafica semplice.
Dal momento che chi accede al sito da telefono ha spesso qualche necessità ben specifica (prenotare, inviare un’e mail, cercare il numero di telefono della struttura per chiamarla), le relative call to action devono essere bene in vista, facili da raggiungere ed immediate da compiere. Google consiglia di posizionare i relativi pulsanti al centro della schermata. Particolare rilievo va dato al numero di telefono (spesso è l’unica informazione che cerca chi accede al sito di una struttura da mobile): dev’essere immediato da trovare, e soprattutto deve essere possibile far partire la telefonata con un solo tocco sul display (la classica icona della cornetta).
A proposito di display e schermate: i tipici gesti che tutti noi facciamo con le dita per “ingrandire” o “rimpicciolire” un contenuto su uno schermo touch rendono la navigazione da mobile un’esperienza unica, questo lo sappiamo. Ma per la relativa versione del sito della propria struttura, è bene che tutti i contenuti siano ben leggibili alla prima occhiata, senza bisogno di “allargare” con il tipico movimento delle dita a pinza. Immediatezza prima di tutto, insomma.
Infine, anche per la versione mobile del sito è fondamentale tenere d’occhio le performance tramite Google Analytics. I parametri da controllare sono gli stessi della versione desktop: basso tasso di rimbalzo, buon tempo di permanenza, buon numero di pagine visitate, e maggior numero di visite alla pagina con i prezzi o a quella con le call to action per chiedere informazioni o prenotare. Basta accedere all’Analytics del proprio sito e controllare la sezione “mobile”.
Un sito che soddisfa i requisiti elencati da Google for Developers, ed ottiene buone performance secondo Analytics, sarà efficace e user friendly anche da smartphone. Altrimenti, sarà il caso di correre ai ripari e chiedere ad un’agenzia di professionisti di creare una buona versione mobile, pena il rischio di restare indietro rispetto alla concorrenza, perdere traffico e, soprattutto, clienti.



martedì 24 giugno 2014

Pinterest lancia i promoted pins

Permetteranno di raggiungere un pubblico più ampio, saranno completamente fai-da te, funzioneranno con un costo-per-click e al momento sono in versione beta
Pinterest lancia i promoted pins. In pratica, sarà possible raggiungere una platea più vasta mettendo in evidenza le proprie caratteristiche migliori. La notizia è apparsa sul blog ufficiale : “Adesso, abbiamo aggiunto uno strumento per la realizzazione di Promoted Pins fai-da-te in modo che aziende di ogni tipo e grandezza possano promuovere i propri Pin per raggiungere più persone e ottenere più visite sul loro sito. Questi Promoted Pins saranno disponibili sulla base di un sistema cost-per-click dal sito ads.pinterest.com.”
Se si accede alla piattaforma ci si accorge che la medesima è ancora in versione beta (c’è una lista d’attesa per accedere ai test), ma si intuisce che il meccanismo è interessante: si sceglie un pin tra quelli più belli o interessanti pubblicati sulla pagina business della propria struttura (una vista spettacolare, un’immagine della propria camera più bella), e la si promuove. Come accade su Facebook si può profilare il target di riferimento della propria campagna, ed il meccanismo è quello del pay per click.
Non manca una analytics per monitorare l’andamento della campagna.
Pinterest è uno dei social che sono cresciuti di più negli ultimi anni, conta milioni di utenti (in maggioraza donne) attivi quotidianamente e vanta il più alto rapporto tra visitatori e transazioni on line: che ne dici, vale la pena fare un pensierino ai promoted pins?

lunedì 31 marzo 2014

Google Plus: ecco come ottenere il meglio

Dopo anni di letargo, è la tendenza del momento: ma cosa si deve fare per ricavarne i maggiori benefici?

Ormai bisogna esserci, su Google Plus. E’ uno dei mantra del momento, questo, nei discorsi di social media marketing. Se in parte l’affermazione è vera di per sé (per mere questioni di SEO), in parte è altrettanto indiscutibile che approcciarsi ad un social network senza una strategia chiara e senza conoscerne le caratteristiche limita la possibilità di ottenerne i maggiori benefici. Ecco quindi qualche dritta per sfruttare al meglio il social di Mountain View.
Innanzitutto, è fondamentale che il sito sia verificato e collegato alla pagina. Per farlo, occorre inserire una striscia di codice indicata al momento della creazione della pagina nel sito. In breve, Google verificherà la bontà del collegamento.
All'atto della compilazione del profilo, poi, è ovviamente di fondamentale importanza scegliere con cura le parole per descrivere chi siamo, cosa facciamo e cosa offriamo. Soppesando le parole chiave ed evitando di fare un copia-incolla dalla pagina Facebook o dal sito: Google se ne accorgerebbe, e non la prenderebbe bene. Anche rigirare una frase cambiando un paio di parole è meglio che copiarla tale e quale: il motore di ricerca premia i contenuti originali.
Le immagini, si sa, sono sempre più importanti per una buona comunicazione. Oltre a quella del profilo, Google dà la possibilità di inserirne una di copertina molto grande: diventa fondamentale una foto in alta risoluzione, che si integri bene con l’immagine del profilo. In caso di dubbi, vale la pena rivolgersi ad un grafico.
Su Google Plus ci sono le cerchie: usiamole. Evitiamo di inserire tutti i contatti in una generica “persone che seguo”, bensì creiamone ad hoc: ci sarà utile nel momento in cui vorremo inviare messaggi specifici ai nostri clienti piuttosto che ai colleghi o ai fornitori.
Anche su Google Plus, poi vale la vecchia regola dell’80/20: non spammare chi ti segue con promozioni su promozioni, o in breve ti ritroverai da solo! Su dieci contenuti, solo due dovrebbero essere di natura commerciale.
Va da sé, poi, che nel momento in cui riceviamo un commento, è fondamentale rispondere in modo tempestivo.
Infine: il widget +1 collegato alla pagina è un po’ come il bottone “mi piace” linkato alla fan page di Facebook: non usarlo sul proprio sito e ovunque ci sia la possibilità di appiccicarlo sarebbe un delitto.
Come si può notare, alcune delle regole di Google Plus sono le stesse che valgono per tutti i social, altre sono specifiche della creatura di Mountain View. Seguirle può aiutare a ottenerne il meglio.

lunedì 18 novembre 2013

Sito web e prenotazioni dirette, si può fare di più

Il successo delle OTA le ha relegate a quote marginali, ma con alcuni accorgimenti si possono ottenere buoni risultati

Colpa degli intermediari e delle solite OTA: oramai, cosa possiamo farci? L’atteggiamento più diffuso tra i gestori di strutture ricettive è quello di sfiduciata rassegnazione: ottenere una buona quota di prenotazioni dirette tramite il sito web della struttura è una chimera per la maggior parte degli operatori.
Ma è davvero così? E’ diventato veramente impossibile cercare di incrementare, almeno un po’, la percentuale delle prenotazioni dirette, oppure qualcosa si può fare? Per capirlo, proviamo ad analizzare le possibili cause di un mancato buon funzionamento di un sistema di booking sul sito web di una struttura, ed i relativi rimedi.
Per prima cosa, i clienti potrebbero avere dubbi sulla sicurezza del sistema di booking. Nel momento in cui gli si chiede di inserire dati sensibili come il numero della carta di credito, è fondamentale rassicurare il cliente sul fatto che il sistema è a prova di bomba.
In secondo luogo, anche nel caso di un sistema di booking (anzi: qui più che mai), vale la regola aurea sull’usabilità: minimizzare il numero di click. Un sistema macchinoso, che costringe a lunghe procedure, stanca in fretta gli utenti che tendono ad abbandonare il sito prima di aver completato la prenotazione. Idem un form che richieda di immettere troppe informazioni. Semplicità, velocità e tendenza ad essere user friendly sono fondamentali.
Registrazione obbligatoria: d’accordo, è un ottima tecnica per raccogliere dati sui clienti o potenziali tali, ma è al contempo un ottimo deterrente a procedere per chi tiene alla propria privacy. Sicuri che sia indispensabile?
Problemi tecnici: va da sé che un sistema di booking on line che non funziona perfettamente e presenta errori durante la procedura non costituisce altro che un boomerang.
Ma soprattutto: volontà da parte dell’utente di pensarci su, ed effettuare l’eventuale prenotazione solo in un secondo momento.
Quest’ultima è forse la causa che più di tutte incide su una mancata prenotazione diretta, ma per fortuna è anche quella sulla quale sono possibili i maggior margini di intervento. In che modo? Una delle tecniche più efficaci si chiama re-engagement, e consente di recuperare, stando alle statistiche, fino ad un 40% di quegli utenti che avevano iniziato la procedura di registrazione, ma non l’avevano poi completata. Come funziona? Si tratta, nella maggior parte dei casi, di un servizio che aggiunge un semplice codice javascript al sito web (senza ricorrere a cookie) in grado di intercettare l’indirizzo e-mail dell’utente che ha iniziato la procedura di prenotazione senza poi ultimarla. Dopo poco tempo, il servizio invia in automatico una e-mail all’utente offrendo assistenza tecnica, delucidazioni e maggiori informazioni, nonché, volendo, uno sconto.
Come detto, le strutture che hanno adottato uno strumento di questo tipo hanno riscontrato una percentuale di recupero delle prenotazioni dirette vicina al 40%. In un’epoca dominata da OTA ed altri costosi intermediari, può valere la pena farci un pensierino.

lunedì 6 maggio 2013

Misurare la maturità digitale di una struttura: ecco il NEC

Uno studio della Cornell University di Itacha, New York, ha sviluppato un indice per capire quanto le attività on line sono in grado di sfruttare le opportunità della Rete.

Dall’avere un semplice sito-vetrina statico, allo sfruttare appieno le potenzialità del web 2.0 (recensioni on line, comunicazione social, storytelling, brandizzazione, etc) ce ne passa. E tra i due estremi, ci sono tutte le possibili sfumature intermedie. Sono partiti da questa semplice constatazione gli studiosi della Cornell University di Itacha, stato di New York, per elaborare il loro Network Exploitation Capability: si tratta di un indice in grado di misurare il livello di raffinatezza nelle attività on line, ovvero la capacità di sfruttare appieno le opportunità offerte dal web 2.0. Con 3 finalità fondamentali: generare domanda, fare distribuzione multicanale e migliorare la revenue.
Alla Cornell University hanno individuato 5 livelli di NEC: dal basic all’ottimizzato. Al primo livello si collocano le strutture turistiche che svolgono attività digitali in modo sporadico e non organizzato. Al secondo, quelle che svolgono attività per tutte le tre finalità fondamentali, pur mantenendole separate. Al terzo, quelle che sviluppano invece le varie attività in maniera organica. Al quarto, si collocano le strutture che eseguono un’attenta attività di raccolta ed analisi dei dati, al fine di confrontarli con i risultati ottenuti ed ottimizzare questi ultimi tramite test ed esperimenti. Al quinto livello, infine, si collocano le strutture turistiche nelle quali l’insieme delle attività digitali avviene in maniera istituzionalizzata e segue un processo continuo di ottimizzazione.
Ma in base a quali parametri gli studiosi assegnano un determinato livello ad una struttura? Alla Cornell University hanno individuato una serie di 45 comportamenti e 45 quesiti da porre al gestore, al fine di determinarne il NEC. Dal controllo della rate parity su differenti canali, all’atteggiamento tenuto di fronte alle recensioni on line, ogni comportamento viene monitorato e misurato. Per ogni attività si cercano inoltre di analizzare due parametri: la regolarità e la rigorosità con le quali si agisce. Una volta ultimato il test, il modello fornisce dei benchmark di riferimento con cui confrontare i propri risultati ed ottenere di conseguenza suggerimenti su dove intervenire per conseguire dei miglioramenti.
E’ attualmente allo studio un modulo da compilare direttamente on line, che sia in grado di fornire i risultati in maniera totalmente automatizzata. Per il momento, tuttavia, è solamente possibile registrarsi presso il portale della Cornell University, e scaricare il documento con il test. Lo si può fare qui.
Effettuare il test in maniera rigorosa e sincera costituisce senza dubbio un modo molto intelligente per fermarsi a riflettere sull’insieme delle proprie attività on line, e capire dove è possibile eventualmente migliorare in maniera sostenibile e compatibile con la natura della propria struttura.

venerdì 1 marzo 2013

Sito mobile o App?


Con l’aumento del traffico da dispositivi mobile, cresce il bisogno di strumenti adatti ad intercettare la domanda proveniente dalla relativa utenza. Ma qual è lo strumento migliore per una struttura turistica?
Mobile: è boom. Capita sempre più spesso di leggere titoli che sottolineano l’enorme sviluppo del mondo mobile: le vendite di smartphone e tablet sono in continua crescita, e gli accessi al web dai dispositivi con sim incorporata hanno ormai superato per numero quelli da pc. Il guaio è che il sito tradizionale è quasi sempre inadatto ad essere visualizzato da questi device (soprattutto dagli smartphone). Naturale, quindi, che i gestori di strutture turistiche si interroghino su quale sia la soluzione migliore per essere facilmente raggiungibili anche dagli utenti che effettuano ricerche web da mobile.
Se la diatriba, da tempo, riguarda la scelta tra sito mobile e app (ne abbiamo parlato qui), gli sviluppi più recenti (nonché la congiuntura economica, che rende l’aspetto dei costi particolarmente rilevante) suggeriscono alcune considerazioni.
Le prime realizzazioni dei siti mobile non erano altro, spesso, che versioni “stirate ed allungate” del sito web. Certamente più economiche delle app, ma non altrettanto raffinate. Oggi, al contrario, tutta una serie di strumenti ha portato i siti mobile ad avere potenzialità che li avvicinano, sotto l’aspetto della user experience e delle funzionalità interattive, ad una app. A ciò occorre poi aggiungere l’evoluzione dei motori di ricerca mobile based, che rendono sempre più efficace la realizzazione di un sito mobile dal punto di vista del SEO.
D’altro canto, gli utenti generalmente preferiscono utilizzare il browser di navigazione ed evitare di scaricare una app (che occupa spazio sul dispositivo). La realizzazione di una app, inoltre, comporta la sua pubblicazione sugli stores on line (come iTunes e Google Play), che ormai sono brulicanti di offerta: è sempre più difficile far notare la propria app nell’oceano di una concorrenza sempre più ampia. Inoltre, per garantire la migliore user experience, le app devono essere personalizzate per ogni sistema operativo (o almeno per iOs e Android), il che comporta un ulteriore aumenti dei costi. Costi cui concorrono in misura rilevante anche gli aggiornamenti periodici cui le app devono essere sottoposte, resi necessari dal rilascio di nuove versioni dei sistemi operativi. Per contro, c’è da dire che una app installata sul dispositivo può garantire una serie di funzionalità anche in assenza di connessione dati, vantaggio che ovviamente è precluso ai siti mobile. Questo aspetto assume particolare rilevanza quando si è all’estero: per evitare gli elevati costi di una connessione in roaming infatti, la maggior parte degli utenti in questo caso disattiva il segnale dati (e cerca una wi-fi gratuita).
In conclusione, la soluzione migliore per la singola struttura, dal punto di vista del rapporto costi-benefici, pare essere oggi quella rappresentata dal sito mobile. Purché sia ben realizzato, user friendly ed attento alle esigenze del Mobile SEO. Dal canto suo, la realizzazione di una app (magari in più versioni, ottimizzate per i diversi sistemi operativi) rappresenta una soluzione interessante per grandi strutture o, ancor di più, per gruppi di attori turistici, enti pubblici, consorzi che rappresentano un territorio e vogliono dotarsi di un potente strumento comune che li rappresenti. In questi casi, una app ben realizzata rappresenta un’ottima soluzione per chi ha deciso di “fare rete” ed agire in gruppo.

venerdì 21 dicembre 2012

Mobile e accessi al sito, un po’ di chiarezza

Sito mobile, app nativa, web app: termini tecnici spesso utilizzati in modo un po’ confuso. Ma quali sono le differenze?

Sito mobile, app nativa, web app: termini sempre più diffusi. E con cui, almeno una volta, ha avuto a che fare chiunque si sia occupato di rendere accessibile il sito della propria struttura anche da dispositivi mobili. Spesso, tuttavia, la terminologia viene impiegata in maniera poco precisa, e si genera confusione. Vediamo quindi nel dettaglio quali sono caratteristiche, pro e contro delle diverse soluzioni.
Innanzitutto, un passo indietro. Come abbiamo già scritto (http://pro-muoviti.blogspot.it/2012/11/mobile-e-accessi-al-sito-della-nostra_22.html) è in netto aumento la tendenza ad accedere ad Internet da dispositivi mobile. Anche da parte di turisti in cerca di soluzioni immediate nelle vicinanze: ristoranti, B&B, agriturismi, hotel. Il problema, è che spesso il sito tradizionale non è navigabile da mobile, o lo è in modo molto scomodo. Oltretutto, Google ha da tempo introdotto nel proprio motore di ricerca un algormitmo che riconosce se ad effettuare l’accesso è uno smartphone o un tablet, e classifica di conseguenza i risultati ponendo ai primi posti i siti ottimizzati per una navigazione da mobile.
Ma quali sono le soluzioni per ottenere un risultato efficace ed accattivante? Come detto, ce ne sono tre: sito mobile, app nativa e web app. Vediamole nel dettaglio.
Sito mobile. E’ la soluzione tecnicamente più semplice (e più economica). In pratica, si tratta di una versione rivista del sito tradizionale, modificato in modo da essere maggiormente fruibile da smartphone o tablet. Spesso, quindi, il layout viene “stirato” ed allungato per essere comodamente scrollabile, con il testo al centro e le immagini principali ai lati, immediatamente visualizzabili. Tra i “pro” del sito mobile, rietra senza dubbio il fatto che non è necessario installare nulla sul dispositivo. Inoltre, non ci si deve affidare ai market on line (come App Store o Google Play) e non si deve sottostare al loro giudizio ed alle loro politiche. Il sito mobile, infine, è compatibile con più piattaforme, e lo sono anche gli aggiornamenti. Tra i “contro”, spicca innanzitutto il fatto che il sito non è disponibile off line: senza connessione, non vi si può accedere. Essendo poi unico per tutte le piattaforme, costituisce un compromesso che non permette di sfruttare appieno la cosiddetta “user experience”, differente per ogni famiglia di dispositivi, Apple, Android e Microsoft. Come ben sa chi utilizza uno smartphone o un tablet, ognuna di queste famiglie offre esperienze d’uso differenti, a cui ci si abitua e cui si rinuncia malvolentieri. Il sito mobile non permette di accedere a tutte le caratteristiche d’uso del proprio dispositivo, perché non “veste i panni” del sistema operativo ospite.
Applicazione nativa. E’ la soluzione tecnicamente più elegante e, sotto molti aspetti, migliore. Si tratta di una vera applicazione scaricabile dai vari Market (per esempio App Store) ed installabile sul proprio dispositivo. Essendo progettata appositamente per dispositivi mobile, offre un’esperienza d’uso di primo livello. E’ inoltre personalizzabile in base ai diversi ambienti operativi (iOs, Android, Windows Phone). Consente di salvare dati ed informazioni dell’utente (per esempio la sua e mail). Permette infine di inviare a quest’ultimo notifiche “push” (notifiche che giungono in tempo reale al destinatario, anche se l’applicazione sul dispositivo di quest’ultimo è chiusa). Tra i “contro” dell’App nativa, si sottolinea senza dubbio la necessità di realizzarne una versione per ogni piattaforma, o almeno per le più utilizzate, che ad oggi sono essenzialmente iOs (per i dispositivi Apple come iphone e ipad) ed Android (per tutti i dispositivi che utilizzano questo sistema operativo, come gli smartphone Galaxy di Samsung o il tablet Nexus di Google). Nettamente meno utilizzata al momento la piattaforma Windows Phone di Microsoft, sebbene al centro di un tentativo di rilancio tramite la partnership con Nokia (i nuovi smartphone della serie Lumia).
Web App. Si tratta di una soluzione che si potrebbe definire “ibrida” tra le prime due, e che permette di unire i vantaggi della prima con quelli della seconda, riducendo al contempo i “contro” ed i costi rispetto alla realizzazione di una app. E’ infatti possibile realizzare App che integrano internamente o si connettono esternamente ad applicazioni Mobile Web, al fine di ottimizzare i costi e prendere il meglio dai due mondi. La natura sempre online dell’iPhone fornisce un ambiente in cui la linea di separazione tra un’applicazione webapp ed un’applicazione nativa diventa molto sfocata. E’ possibile inoltre convertire le applicazioni web in applicazioni native per iPhone o per altre piattaforme. L’approccio ibrido è quindi una miscela perfetta: è possibile realizzare un’applicazione web e rilasciarla senza passare attraverso il processo di approvazione della Apple. A partire dall’applicazione web, è d’altra parte possibile realizzare un’applicazione nativa e sottoporla al processo di approvazione della Apple.Riassumendo, quindi, una web app si presenta come un app nativa, si utilizza in navigazione come un sito web ed è ottimizzata per l’utilizzo via mobile. E, last but non least, presenta una miscela di soluzioni tecniche e costi di realizzazione che la rendono la soluzione ideale per strutture medio-piccole, specialmente in questi tempi.

giovedì 22 novembre 2012

Mobile e accessi al sito della nostra struttura


Ancora molte strutture non si sono dotate di nessun strumento per rendere accessibile il proprio sito da dispositivi mobile

Secondo i dati Audiweb aggiornati a Settembre 2012, il numero di italiani connessi ad internet è di 41 milioni. Il dato interessante, è che il 34,6% degli uomini, e il 28,1% delle donne, accedono al web anche tramite il proprio smartphone.
Secondo gli studi effettuati, chi possiede uno smartphone, generalmente, tende a sfruttarne le potenzialità e le innumerevoli funzionalità ogni qual volta se ne presenta l’occasione: previsioni meteo, film in sala, mappe e navigazione e, quel che più ci interessa, si usa lo smartphone quando si è in viaggio, per esplorare i luoghi dove mangiare o dove dormire che si trovano nelle vicinanze. Spesso, tuttavia, qui iniziano i problemi.
Chi abbia provato almeno una volta ad aprire un sito tradizionale da smartphone, sa bene come l’operazione possa essere disagevole: un sito tradizionale è infatti pensato per essere visitato da un pc. Chi vi accede da smartphone, per contro, è costretto a lunghe “scrollate” tramite il touch screen per trovare le informazioni che desidera. Anche l’approccio è molto diverso: chi visita, per esempio, il sito di un agriturismo da casa o dall’ufficio, lo fa con calma, scorrendo la gallery delle immagini per il piacere di navigare. Chi invece vi accede da mobile, è molto spesso un potenziale cliente, che magari si trova nelle vicinanze ed ha fretta, e che in quel momento è alla ricerca di informazioni molto basilari, come un numero di telefono per chiamarci. Se non lo trova alla svelta, abbandona il nostro sito per cercare un’altra sistemazione.
Ecco quindi che diventa fondamentale affiancare al sito web tradizionale uno o più strumenti che rendano la presenza on line della nostra struttura facilmente accessibile anche dai dispositivi mobile. Le soluzioni sono molteplici: sito mobile, app o web app. Ognuna di queste opzioni presenta differenze rispetto alle altre, vantaggi e difetti. Nelle prossime newsletter entreremo nel dettaglio di ognuna, analizzandone il funzionamento e le caratteristiche.
Un ultimo aspetto che fa riflettere. Ormai da tempo, Google riconosce se state effettuando l’accesso da un dispositivo mobile, e tramite un apposito algoritmo presenta i risultati della ricerca da voi effettuata, posizionando ai primi posti i siti ottimizzati proprio per smartphone e tablet. Il vantaggio che ne ottengono le strutture collegate appare evidente. Un motivo in più per pensare, anche in tempi di crisi, di effettuare un investimento (le cifre, tutto sommato modeste, partono da poche centinaia di euro) dai ritorni sicuri, sfruttando le grandi potenzialità offerte dal mondo mobile.