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lunedì 1 giugno 2015

Airbnb, le ragioni del successo

Con un fatturato stimato per il 2015 di 700 milioni di euro, Airbnb è il caso del momento. Ma perché piace tanto?

I numeri parlano chiaro: Airbnb  è ormai un autentico colosso. Fondato nel 2008, oggi conta annunci in 34 mila città sparse in 200 nazioni. 25 milioni sono gli utenti che almeno una volta hanno usufruito del servizio in uno degli alloggi (oltre un milione) presenti sul sito. Il fatturato previsto per il 2015 sarà di circa 700 milioni di euro.
Ma da dove deriva questo successo? Innanzitutto, le commissioni sono basse sia per chi pubblica gli annunci, che per gli utenti: dal 6 al 12% per questi ultimi, appena il 3% per gli inserzionisti. La politica è chiara: guadagnare meno, ma guadagnare tutti. Soprattutto, puntare su un gran numero di piccoli inserzionisti, piuttosto che su poche grosse strutture (anche se qualche furbetto lo si torva sempre).
Piccolo è bello, insomma. E’ questo, dopo tutto, il vero cardine della filosofia Airbnb: trasmettere all’utente l’idea che in una struttura convenzionata si sentirà come a casa (quando si apre l’home page, non a caso, la prima cosa che si visualizza è il claim che recita “benvenuto a casa”); è che vi potrà vivere, di conseguenza, un’esperienza estremamente differente da quella che offre un classico hotel.
L’altra leva su cui fa forza Airbnb è, neanche a dirlo, il prezzo. Le strutture che compaiono su Airbnb offrono sistemazioni a prezzi logicamente inferiori rispetto all’hotel. Il che, tra l’altro, porta alcuni vantaggi: minori aspettative da parte degli utenti, e recensioni di conseguenza più positive.
Gli hotel, dal canto loro, offrono un livello di confort mediamente più elevato rispetto a chi pubblicizza la propria struttura si Airbnb. Che però può rimediare offrendo servizi personalizzati, ere e proprie “coccole”, che un albergo si sogna.
Airbnb concede poi agli inserzionisti migliori la possibilità di diventare “superhost”, e di ottenere così una specie di account premium. I requisiti per diventare superhost sono: almeno 10 ospiti in un anno, risposte veloci alle richieste degli utenti, poche prenotazioni cancellate e almeno ‘80% delle recensioni con 5 stelle.
Insomma, le opportunità di business, su Airbnb, ci sono tutte. Anche perché sbaglia chi pensa che gli annunci riguardino solo appartamenti o case private. Nella galassia delle piccole strutture, del resto, il confine tra privato e business è sfumato: basta fare qualche ricerca su Airbnb per scoprire che vi sono molti i B&B, per esempio.
Vale la pena tentare, se si ha un appartamento o qualche camera da affittare? Probabilmente sì. Ricordando però che la filosofia di fondo di Airbnb resta profondamente diversa rispetto, ad esempio, a quella di booking.com, e che gli utenti si aspettano altre cose. Soprattutto, si aspettano di “essere a casa”.

venerdì 18 gennaio 2013

Global Hotel Exchange, il primo portale senza commissioni


Lanciato nel 2012, GHE ha un indubbio vantaggio per i gestori di strutture ricettive: non chiede un centesimo in commissioni. Ma funziona?

Sono lo spauracchio di chi si affida ai portali per riempire la propria struttura ricettiva. Le commissioni, che spesso superano il 40%, rischiano di azzerare il margine di profitto da parte dell’albergatore. Perché non proporre qualcosa di completamente diverso? E’ partito da queste considerazioni Thomas Magnuson, albergatore egli stesso, per lanciare il suo rivoluzionario Global Hotel Exchange (https://www.globalhotelexchange.com/ ). Il portale non chiede un euro alla struttura. Richiede, in compenso, un piccolo contributo da parte del cliente al momento della prenotazione. Vediamo come funziona.
Innanzitutto è necessario registrarsi al servizio. Si accede quindi ad una schermata di ricerca che chiede di inserire destinazione e date del soggiorno. Il primo limite (momentaneo?) appare evidente dopo poche prove: le strutture presenti sono poche, e concentrate nelle grandi città. Tuttavia, ciò che rappresenta un problema per il cliente, può trasformarsi in un notevole vantaggio per l’albergatore: essere l’unica struttura presente in una determinata zona, garantisce infatti visibilità.
Effettuata la prima ricerca, si accede alla pagina che mostra l’elenco delle strutture. E’ possibile affinare i criteri di ricerca secondo altri parametri (fascia di prezzo, numero di stelle o altre caratteristiche come la presenza di una piscina). Cliccando su una delle strutture, si accede alla classica pagina con descrizione, immagini e mappa. Dal menu in alto a destra si accede alla lista delle diverse tipologie di camere, con le relative tariffe. Effettuata la scelta, al momento della prenotazione, appaiono chiare le condizioni:

“GHE ti permette di cambiare la prenotazione direttamente con l’hotel senza le inflessibili politiche degli intermediari.Non dovrai pagare la camera e le tasse finché non sarai arrivato in hotel, solo un costo di 2,99 $ necessario a coprire i costi sostenuti da GHE e del suo sistema di prenotazione basato su un mercato libero.”

Global Hotel Exchange specifica quindi che la camera verrà saldata direttamente alla struttura, senza anticipi. E che lascia facoltà al cliente di concordare con la medesima un cambio di date, senza penali. L’unico costo richiesto al momento della prenotazione è un pagamento di 2,99 $.
Il tutto sembra allettante, ma ha appeal agli occhi del cliente? L’impressione è che, per il momento, il sistema appaia ancora un po’ acerbo e poco convincente per richiedere la pur piccola commissione all’utente. Il portale ha per il momento scarsa visibilità, è poco conosciuto e, come detto, le strutture presenti sono poche. Soprattutto, manca un sistema di recensioni, il che costituisce innegabilmente un problema.
Gli sviluppatori tuttavia sembrano avere le idee chiare, e del resto il loro curriculum nel campo dell’hotellerie e del web marketing lascia ben sperare. Non resta che iscriversi e seguire gli sviluppi di Global Hotel Exchange: potrebbero essere interessanti.