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lunedì 10 marzo 2014

Le immagini che fanno la differenza: paesaggi e mangiare

Un recente studio di Inside Facebook conferma che le fotografie più virali sui social sono quelle che mostrano scenari e piatti in tavola.

2.121 pagine fan di hotel e resort, per un totale di 114.634 post analizzati. Sono i numeri della ricerca recentemente condotta da Inside Facebook sui tipi di contenuti che generano maggior engagement tra gli utenti di strutture ricettive. E i risultati, neanche a dirlo, hanno evidenziato ancora una volta l’importanza della comunicazione visuale. Aggiungendo però qualche dettaglio interessante.
Se la netta supremazia delle immagini sugli altri tipi di contenuti era abbastanza prevedibile, trova conferma anche l’importanza di fotografare paesaggi e piatti in tavola:

Se le immagini che ritraggono gli scenari in cui è immersa la struttura sono quelle che ottengono più likes, le fotografie di piatti fumanti appena usciti dalla cucina ricevono per contro maggiori commenti e condivisioni, che per una diffusione virale di un contenuto sono più efficaci del like.
Calando questi risultati nella realtà italiana, si può aggiungere che lo stesso risultato ottenuto dai piatti, o quasi, si può ottenere pubblicando foto di prodotti. Molto spesso chi gestisce una piccola struttura ricettiva in un contesto rurale porta avanti anche un’attività agricola e vende i relativi prodotti. Salumi, formaggi, vini, oli, sono espressioni del made in Italy e vengono riconosciuti come eccellenze assolute nel mondo.
Raccontarli per immagini, dalla nascita, alla lavorazione, alla presentazione in tavola, è un’opportunità tutta da cogliere per le piccole strutture che fanno turismo enogastronomico ed intendono promuovere la propria attività mediante le leve del social media marketing.


martedì 12 novembre 2013

Vuoi conoscermi? Vieni a trovarmi all'Agrietour di Arezzo

AgrieTour è l'evento italiano dedicato agli agriturismi e al turismo rurale che si tiene ad Arezzo dal 15 al 17 novembre.
Si pone come obiettivo la valorizzazione del settore e della cultura dell’ospitalità rurale, anche attraverso Workshop e convegni. E' un appuntamento imperdibile per chi vuole progettare la sua nuova attività, migliorare le performance della sua azienda, ristrutturarla o impostare una nuova strategia di mercato.
Un ciclo di aggiornamenti di alto profilo tecnico è riservato agli operatori del settore: una serie di "Master" con appuntamenti dedicati ad argomenti di attualità che saranno trattati dai maggiori esperti dell'agriturismo italiani. Qui il programma completo.
Chi sarà presente all'AgrieTour potrà seguire la mia docenza al Master che si terrà domenica 17 dalle 16,30 alle 18,00. Il mio intervento verterà sul tema "Promuovere con piccoli budget nel web":  dopo una breve analisi del viaggiatore 2.0 e dei suoi bisogni, esporrò le strategie che ogni singolo agriturismo può mettere in atto per intercettare nuovi clienti o rafforzare la propria reputazione online.
Come utilizzare Facebook e i Social ? Comunicare da soli o aggregarsi ad altre strutture? Come individuare i punti di forza e valorizzarli ? E, se i punti di forza sono pochi, cosa ci si può inventare?
Come di consueto, vi  fornirò preziosi suggerimenti e illustrerò casi pratici con cui ogni imprenditore agrituristico potrà facilmente confrontarsi.
Se non sarai presente al master nella giornata di domenica, puoi comunque trovarmi all'Agrietour nello stand Eguides, sezione Ciclotour stand CT11, dove presenterò il progetto ItaliaSlow.

lunedì 27 maggio 2013

Comunicare sui social: cosa funziona davvero?

Il social media marketing è ormai adottato in massa da molti operatori. Ma comunicare in modo davvero efficace non è da tutti. Ecco alcuni spunti.

“Ho aperto una pagina Facebook”, oppure “Ho attivato un account Twitter”. Quante volte capita di ascoltare operatori che ci comunicano, soddisfatti, di essersi lanciati nel mondo del social media marketing, convinti che “basti esserci” per accogliere chissà quali fantastici frutti. Beh, non è così. Perché (e lo sa bene chi fa social marketing da tempo) per ottenere like o follower occorre tempo, e perché una comunicazione efficace e coinvolgente non è affatto scontata.
Innanzitutto, chi apre un canale promozionale sui social, ha come primo obiettivo quello di fare numero: senza persone che ci leggono, è inutile che promuoviamo la nostra struttura. Qui tuttavia risiede il primo, grande errore in cui si può cadere: le persone non sono numeri. Chi sceglie di seguirci, con un like o con un follow, va poi accudito con attenzione giorno dopo giorno, pena il rischio di perderlo. Che fare dunque? Innanzitutto, occorre avere chiaro in testa chi è la nostra platea. Evitare assolutamente, quindi, di pubblicare contenuti troppo generici, banali o scontati. In secondo luogo, domandarsi: cosa si aspettano le persone che ci seguono? Di cosa hanno bisogno? Se le risposte più specifiche a queste domande dipendono ovviamente dal contesto in cui ognuno opera, ci sono comunque alcune regole generali. Le persone, sui social network così come nella vita reale, hanno bisogno di sentirsi amate, ascoltate, accudite: hanno bisogno, insomma, di qualcuno che si prenda cura di loro. Ecco perché è importante, ancor più che parlare, stare ad ascoltare. Se un cliente scrive sulla bacheca della struttura per un’informazione, è fondamentale rispondere nel minor tempo possibile in maniera gentile, informale, precisa. Le persone hanno poi bisogno di divertirsi e di ridere, e di sentirsi valorizzate. Siate arguti, ironici, spiazzanti: il pubblico apprezzerà.
Fondamentale, poi (non ci stancheremo mai di ripeterlo), non dare vita ad una comunicazione istituzionale come quella del sito. La gente non va sui social per essere bombardata di pubblicità, ma per comunicare con altre persone. Bisogna essere spontanei, suonare umani. Fate domande, stimolate la curiosità delle persone, spingetele ad interagire. Una bacheca o un account vivo, brulicante di interazioni, è il miglior segnale di una comunicazione che funziona.
Infine: essere utili. Fornire informazioni interessanti per chi ci segue, è ovviamente un ottimo modo per catturarne l’attenzione. Molti ristoranti condividono i propri menu, o i piatti della settimana o del mese. Perché poi non pensare di fornire indicazioni sugli eventi che si svolgono in zona nel week end? Un nostro follower appassionato di auto storiche potrebbe non avere in programma di venire a trovarci a breve, ma se gli comunichiamo che si svolgerà un raduno di auto classiche, potrebbe cogliere la palla al balzo e prenotare.
La comunicazione social richiede tempo, passione, co
stanza, prove ed esperimenti. Ma è l’unico sentiero da percorrere se si vuole davvero cogliere le opportunità (notevoli) del social media marketing.

lunedì 6 maggio 2013

Misurare la maturità digitale di una struttura: ecco il NEC

Uno studio della Cornell University di Itacha, New York, ha sviluppato un indice per capire quanto le attività on line sono in grado di sfruttare le opportunità della Rete.

Dall’avere un semplice sito-vetrina statico, allo sfruttare appieno le potenzialità del web 2.0 (recensioni on line, comunicazione social, storytelling, brandizzazione, etc) ce ne passa. E tra i due estremi, ci sono tutte le possibili sfumature intermedie. Sono partiti da questa semplice constatazione gli studiosi della Cornell University di Itacha, stato di New York, per elaborare il loro Network Exploitation Capability: si tratta di un indice in grado di misurare il livello di raffinatezza nelle attività on line, ovvero la capacità di sfruttare appieno le opportunità offerte dal web 2.0. Con 3 finalità fondamentali: generare domanda, fare distribuzione multicanale e migliorare la revenue.
Alla Cornell University hanno individuato 5 livelli di NEC: dal basic all’ottimizzato. Al primo livello si collocano le strutture turistiche che svolgono attività digitali in modo sporadico e non organizzato. Al secondo, quelle che svolgono attività per tutte le tre finalità fondamentali, pur mantenendole separate. Al terzo, quelle che sviluppano invece le varie attività in maniera organica. Al quarto, si collocano le strutture che eseguono un’attenta attività di raccolta ed analisi dei dati, al fine di confrontarli con i risultati ottenuti ed ottimizzare questi ultimi tramite test ed esperimenti. Al quinto livello, infine, si collocano le strutture turistiche nelle quali l’insieme delle attività digitali avviene in maniera istituzionalizzata e segue un processo continuo di ottimizzazione.
Ma in base a quali parametri gli studiosi assegnano un determinato livello ad una struttura? Alla Cornell University hanno individuato una serie di 45 comportamenti e 45 quesiti da porre al gestore, al fine di determinarne il NEC. Dal controllo della rate parity su differenti canali, all’atteggiamento tenuto di fronte alle recensioni on line, ogni comportamento viene monitorato e misurato. Per ogni attività si cercano inoltre di analizzare due parametri: la regolarità e la rigorosità con le quali si agisce. Una volta ultimato il test, il modello fornisce dei benchmark di riferimento con cui confrontare i propri risultati ed ottenere di conseguenza suggerimenti su dove intervenire per conseguire dei miglioramenti.
E’ attualmente allo studio un modulo da compilare direttamente on line, che sia in grado di fornire i risultati in maniera totalmente automatizzata. Per il momento, tuttavia, è solamente possibile registrarsi presso il portale della Cornell University, e scaricare il documento con il test. Lo si può fare qui.
Effettuare il test in maniera rigorosa e sincera costituisce senza dubbio un modo molto intelligente per fermarsi a riflettere sull’insieme delle proprie attività on line, e capire dove è possibile eventualmente migliorare in maniera sostenibile e compatibile con la natura della propria struttura.

lunedì 22 aprile 2013

Cibo e social: un abbinamento vincente


Diverse ricerche testimoniano il successo degli argomenti legati all’enogastronomia sui social network.
Parlare di cibo appassiona. Non è certo una novità, ed il successo di innumerevoli trasmissioni tv dove si cucina e si parla di cibo è lì a testimoniarlo. Ciò che ci interessa è la tendenza, confermata da un’indagine condotta da Reputazion Manager, secondo la quale l’argomento trova sempre maggior seguito anche nel web 2.0., dove i blog che parlano di fornelli e ricette sono in continua crescita, e guadagnano costantemente in popolarità.
Un paio di numeri: secondo la ricerca, sono 340 mila gli utenti italiani di Facebook che, ogni mese, seguono le pagine dei vari foodblogger. Di questi 340 mila, oltre 30 mila sono attivi quotidianamente con like e commenti ai post. Tra i contenuti che paiono riscuotere maggior successo, le immagini di piatti con descrizione della preparazione. Oltre che su Facebook, questo tipo di contenuti sembra incontrare i favori degli utenti anche su Pinterest, Instagram, Evernote Food, Vinix e Disharing. Gli ultimi 3 sono social network dedicati agli amanti della buona tavola, e vantano una comunità di fedeli in continua crescita.
Non solo: anche le più popolari trasmissioni tv che parlano di enogastronomia raggruppano community di migliaia di utenti che si scambiano opinioni sulle ultime puntate andate in onda. La celebre “Cotto e Mangiato”, per esempio, risulta essere tra i cinque programmi italiani con più fan su Facebook, mentre “Masterchef” è tra i trend topic di Twitter.
Tra le ultime tendenze che paiono prender quota, il cosiddetto “piatto social”: il ristorante propone ai propri fan, o follower, una serie di alternative, o ingredienti, tra cui scegliere, e l’opzione che ottiene maggior successo va a comporre il piatto social della settimana.
Moda? Tendenza passeggera? Qualunque sia la natura del fenomeno, risulta innegabile che l’argomento cibo e vino è tra quelli che più appassionano e fanno discutere gli appassionati. Essere “social” e condividere, far conoscere e commentare i propri piatti su un blog o su un social network pare essere sempre più una strada da percorrere per ristoranti, trattorie, agriturismo, wine bar.
Come sempre, chi è bravo emerge.

lunedì 8 aprile 2013

Monferrato: mappe cicloturistiche su smartphone

Un esempio di web marketing turistico per rilanciare il territorio
Nell’era della comunicazione, si sa, è tutta una questione di immagine. Riuscire a comunicare un’idea, una visione precisa di un brand, di un prodotto o di un territorio fa spesso la differenza tra l’avere successo o no. Il Monferrato, splendido territorio collinare del Piemonte meridionale, dalle notevoli potenzialità solo in parte sfruttate, ha sempre avuto questo problema: quali leve utilizzare per acquisire visibilità? Dove posizionarsi sul mercato? Certo, c’è l’enogastronomia. Ma da sola probabilmente non basta, e soprattutto non permette di differenziarsi dagli altri innumerevoli territori italiani che puntano sul mangiare e bere bene.
Da queste considerazioni nasce “Outdoor nel cuore del Piemonte”. Si tratta dell’individuazione di itinerari escursionistici adatti a ciclisti, amanti del trekking e delle passeggiate a cavallo, da tracciare su strade comunali asfaltate e campestri inghiaiate. Il progetto, nato su iniziativa dell’associazione turistica “La Valcerrina tra Colli e Castelli del Monferrato”, è stato illustrato da Maurizio Vellano: “l’idea è nata dalla riflessione che il territorio monferrino non è mai stato considerato come un’azienda: il prodotto Monferrato dà un’immagine di insufficiente offerta e competitività, inoltre manca una strategia di vendita e di promozione. Il nuovo indirizzo strategico è l’introduzione sul mercato di un prodotto specifico che caratterizzi l’offerta: i percorsi natura”.
E’ già stata individuata una serie di tracciati on e off road, dai più semplici a quelli adatti agli esperti. Gli itinerari verranno quindi inseriti su app per dispositivi Android e Apple, pubblicate sui rispettivi stores on line. Ai turisti non restarà che scaricare le app sui propri dispositivi mobili, ed utilizzare gli itinerari tramite il proprio gps. Oltre all’itinerario dell’escursione, saranno presenti sulla mappa anche le strutture ricettive per l’ospitalità, ed i punti di interesse culturale, storico o naturalistico. Un notevole plus garantito dalle app saranno poi le mappe on board: l’intera mappa del percorso sarà cioè scaricabile sul proprio dispositivo preventivamente, in modo da non necessitare di una connessione dati al momento dell’escursione, ma solamente di un segnale gps. Questa caratteristica costituisce un notevole vantaggio soprattutto agli occhi della clientela straniera, perché consente di evitare una costosa connessione dati in roaming.
Oltre alle app per gli stores on line, verrà poi realizzato un portale per la promozione degli itinerari. Lo stesso sarà oggetto di una mirata campagna SEO, al fine di garantirne un’adeguata visibilità presso i potenziali fruitori. Il secondo canale promozionale sarà infine costituito dal mondo dei Social Network (Fan Page Facebook, Twitter, You Tube, ecc), in particolare con adeguate campagne pubblicitarie su Facebook. La peculiarità di queste ultime risiede nella loro efficacia nell’intercettare la cosiddetta domanda latente (mentre Google, e le ricerche web classiche, intercettano quella consapevole, ovvero la domanda nel momento stesso in cui l’utente effettua una ricerca con le parole, per esempio, “Monferrato trekking”), ovvero il bacino di appassionati che sarebbero, appunto, potenzialmente interessati agli itinerari cicloturistici ed escursionistici in Monferrato, ma semplicemente ancora non sanno che esiste questo territorio.
Il progetto “Outdoor nel cuore del Piemonte”, quindi, intende sfruttare le leve del web marketing turistico per fornire un’identità precisa al territorio monferrino e per rilanciarlo in un ambito, quello del ecoturismo, che ha registrato uno dei più alti indici di crescita negli ultimi anni. Gli ingredienti per un case history di successo ci sono tutti, non resta che restare a vedere.

martedì 2 aprile 2013

Google Plus, cosa bolle in pentola?

Il Social Network del popolare motore di ricerca continua a generare poco traffico, ma recenti mosse fanno supporre che sarà sempre più importante per chi gestisce strutture turistiche.
“Ho voglia di stare un po’ da solo, me ne vado su Google Plus”, è una battuta che girava qualche tempo fa su Twitter. Il senso è palese: il social network di Google continua a non generare grandi numeri in termini di visite e di tempo di permanenza. Di conseguenza, molti continuano a snobbarlo anche per quanto riguarda il Social Media Marketing: se Google Plus è un posto deserto, perché dovrei investire tempo ed energie per creare e gestire una Pagina (anche su G+ è possibile creare Pagine aziendali)? E’ una domanda legittima che molti gestori di strutture turistiche si pongono. La risposta, però, non è così scontata come sembra.
Google, si sa, raramente sbaglia le proprie mosse. Ed una serie di indizi più o meno recenti suggeriscono che il gigante di Mountain View punta molto, per il futuro, sul proprio social network. E questo, ovviamente, riguarda molto da vicino chiunque faccia social marketing (anche e soprattutto turistico). Vediamone alcuni.
-    Ultimo indizio in ordine di tempo, ma non certo di importanza, è l’Hotel Finder (ne abbiamo parlato qui ). Come già detto a suo tempo, occorre pazientare per comprendere la reale portata del servizio, ma di certo si tratta di qualcosa di potenzialmente rivoluzionario.
-    La migrazione di massa, compiuta pochi mesi fa, dei vecchi Google Places nelle nuove Google+ Local Places, che in pratica integra i primi nel social network, incentivando in qualche modo le ricerche social (e tutta la recente strategia di Google pare muoversi in questa precisa direzione, come vedremo tra poco).
-    L’attenzione che Google pone nello sviluppo e nell’ottimizzazione delle Pagine Aziendali, che tecnicamente sono ottimi strumenti, dice molto su quanto a Mountain View credano nelle potenzialità del loro social network come strumento per fare social media marketing.
-    I diversi servizi offerti da Google (dal motore di ricerca, all’email, agli account Google) vanno via via muovendosi verso un’omologazione grafica ed ergonomica proprio a Google+.
-    Infine, come accennavamo, la social search: si tratta della possibilità di effettuare ricerche su Google, restringendo i risultati a quelli provenienti dalle proprie cerchie di amici su Google+. Si tratta di un approccio rivoluzionario (non a caso anche Facebook si sta muovendo in questa direzione, col suo nuovo Graph Search ) che fonda la propria efficacia sul concetto di riprova sociale, che sta alla base del funzionamento dei social network.
Questo video di presentazione dello stesso Google sulla social search è più chiaro di qualsiasi parola) 
 
 

e non a caso, come primo esempio di utilizzo utile ed interessante, gli uomini di Google hanno pensato a “pianificare un viaggio”. E hanno fatto esclamare all’omino seduto al pc, nel momento in cui trova un commento di un amico su un luogo che anche lui vorrebbe visitare: “Questa [informazione] è molto interessante per me!”.
Forse è davvero il caso che chi fa social marketing turistico presti attenzione a Google+.

venerdì 22 marzo 2013

Foursquare: gioco inutile o preziosa risorsa?


E’ il primo “Geosocial” per importanza. In Italia viene un po’ snobbato, ma siamo sicuri che non meriti la nostra attenzione?

I numeri parlano chiaro: oltre 20 milioni di utenti, più di 2 miliardi di check in, 750 mila aziende presenti. Si tratta di Foursquare, il “Geosocial” per antonomasia. Termini come mayorship, tips, venue, badge possono suonare strani a chi non lo usa, ma scatenano vere e proprie gare tra gli utenti affezionati, tanto da creare la figura dei SuperUser, che tra l’altro sono deputati alla corretta gestione della comunità ed al “mantenimento dell’ordine”.
Ma può valere la pena impegnarsi anche su Fousquare per la promozione della propria struttura (specie se gestiamo già una fan page su Facebook, una pagina su Google Plus, un account Twitter ed uno Pinterest)?. La risposta, ovviamente, è sì. Foursquare vanta, in Italia, una community di utenti non particolarmente numerosa ma appassionata: chi lo usa, lo fa in maniera assidua. Ed è solito, quando si trova in un posto nuovo, esplorare i dintorni alla ricerca di cose da vedere o locali da visitare proprio tramite Foursquare. E’ innegabile, ovviamente, che la presenza della propria struttura anche su questo social non possa che giovare alla visibilità on line. Soprattutto se possiamo vantare un buon numero di check in.
Vale a questo punto la pena spendere due parole a proposito del check in, ovvero del gesto che l’utente compie per comunicare il fatto di trovarsi in un determinato luogo. Gli utenti di Foursquare, come detto, trovano naturale farlo ogni qual volta si trovano in una struttura presente sul social network, e si tratta di un gesto virtuale dotato di una forte connotazione simbolica. Effettuare il check in in un hotel, un B&B, un agriturismo, un ristorante o una trattoria, equivale infatti a dire a tutti: ehi, in questo preciso momento mi trovo qui, e mi sto divertendo. Non male, come promozione. Simbolicamente, ancora più efficace del like su Facebook. E a proposito del social network in blu, occorre ricordare che è possibile collegare i due account, in modo che ogni check in su Foursquare sia visibile anche ai nostri amici sul social di Zuckerberg.
Vien da sé, a questo punto, che incentivare i check in con piccoli omaggi può essere un’ottima strategia di marketing: per esempio, offrire un drink al cliente che giunge al decimo check in, oppure al decimo membro di un gruppo di amici. La visibilità della nostra sttuttura ci guadagnerà, il nostro impegno nel gestire il tutto è tutto sommato modesto, e chissa che non ci si appassioni a Foursquare e non si entri in gara con gli altri utenti per diventare Major di una Venue.

lunedì 18 marzo 2013

Analisi della domanda: come usare Adwords


Lo strumento per pianificare le campagne pubblicitarie su Google può essere un ottimo alleato di analisi, attraverso il Keyword Tool

Analisi della domanda, questa sconosciuta. E’ indicata come il primo, fondamentale passo da compiere all’interno di un piano di marketing strategico, ma spesso viene ignorata. Anche da chi muove i primi passi nel mondo del Social Media Marketing. Dove, prima ancora di mettersi a parlare, sarebbe cruciale stare ad ascoltare, per un po’ di tempo, cosa dicono e come parlano i clienti, o potenziali tali: conoscere le parole chiave utilizzate da chi è interessato (o potrebbe esserlo) ai nostri prodotti e servizi, dovrebbe essere il primo passo per capire come parlare e cosa dire per cercare di intercettare la domanda.
E pensare che, come spesso accade, il web mette a disposizione di tutti strumenti gratuiti e molto raffinati. Nel caso dell’analisi della domanda, viene in nostro aiuto lo Strumento per le Parole Chiave (Keyword Tool) all’interno di Google Adwords. Già, perché se Adwords è la scatola degli attrezzi per pianificare, creare e gestire le campagne pubblicitarie su Google, diversi strumenti all’interno della scatola possono essere utilizzati (appunto, gratis) anche per fare della “semplice” analisi della domanda. Tra questi, appunto, lo Strumento per le Parole Chiave.
Dall’home page di Google Adwords (è necessario avere un account gmail per accedervi), lo si trova cliccando sulla barra verde in alto, alla voce Strumenti e Analisi. Dal menu a tendina cliccare quindi su Strumento per le Parole Chiave. A questo punto, nel box “parola o frase” è possibile inserire la o le parole per le quali si desidera conoscere le statistiche di ricerca su Google, per esempio Agriturismo Trapani. Nella griglia dei risultati conseguente la ricerca, la prima striscia riguarda proprio le statistiche sulle parole chiave che abbiamo ricercato: ricerche mensili globali si riferisce alle ricerche da tutto il mondo, locali dalla sola Italia. Viene quindi mostrato un CPC approssimativo, stimato per le parole chiave in questione. La serie di parole chiave che segue è un’indicazione delle ricerche che, secondo Google, gli stessi utenti potrebbero digitate in alternativa a quella da noi analizzata. Da notare che l’ultima opzione a destra per ogni riga (Altri risultati simili) rimanda ad ulteriori chiavi di ricerca alternative, ognuna con la sua statistica.
Se si clicca su una chiave di ricerca, infine, si apre un ulteriore menu a tendina da cui è possibile effettuare una ricerca con Google per quelle parole chiave, ed accedere (Google Insight for Search) ad un ulteriore pagina di statistiche. Qui sono mostrati un grafico con l’andamento annuale, mese per mese, delle statistiche di ricerca per quelle parole chiave, e la provenienza geografica delle ricerche stesse.
Da notare come, cliccando su Altri risultati simili, le ricerche alternative suggerite da Google siano spesso più dettagliate (ovvero contengano più parole: per esempio Agriturismo Trapani Piscina Cous Cous). Si tratta delle cosiddette code lunghe, ovvero frasi contenenti un numero maggiore di parole chiave, dovute al fatto che gli utenti tendono ad effettuare ricerche sempre più dettagliate e raffinate.
Dalla voce Opzioni avanzate e filtri, visibile nella parte superiore della schermata, è inoltre possibile accedere ad una serie di ulteriori opportunità per affinare la ricerca: per aree geografiche, per lingua utilizzata, per tipo di dispositivo (per esempio, PC o dispositivi mobili). Dal menu a sinistra, infine, è possibile personalizzare il tipo di ricerca includendo o escludendo alcuni termini, oppure selezionando un tipo di corrispondenza tra query e risultati (esatta, estesa o a frase: passare il puntatore del mouse sul punto interrogativo per una descrizione dettagliata).
In conclusione, è evidente come questo breve articolo non voglia né possa costituire una trattazione esaustiva ed esauriente dell’argomento, che richiederebbe, per la propria complessità, approfondimenti ben superiori. E’ però un invito a testare le funzionalità dello Strumento per le parole chiave e a “giocarci”: i nostri docenti Eguides constatano come i gestori di strutture siano spesso all’oscuro dell’esistenza di uno strumento molto utile e gratuito come il KeyWord Tool, e della sua utilità durante la cruciale fase di analisi della domanda. Ricordando che stare ad ascoltare è sempre il primo, fondamentale passo per sapere cosa dire.

venerdì 1 marzo 2013

Sito mobile o App?


Con l’aumento del traffico da dispositivi mobile, cresce il bisogno di strumenti adatti ad intercettare la domanda proveniente dalla relativa utenza. Ma qual è lo strumento migliore per una struttura turistica?
Mobile: è boom. Capita sempre più spesso di leggere titoli che sottolineano l’enorme sviluppo del mondo mobile: le vendite di smartphone e tablet sono in continua crescita, e gli accessi al web dai dispositivi con sim incorporata hanno ormai superato per numero quelli da pc. Il guaio è che il sito tradizionale è quasi sempre inadatto ad essere visualizzato da questi device (soprattutto dagli smartphone). Naturale, quindi, che i gestori di strutture turistiche si interroghino su quale sia la soluzione migliore per essere facilmente raggiungibili anche dagli utenti che effettuano ricerche web da mobile.
Se la diatriba, da tempo, riguarda la scelta tra sito mobile e app (ne abbiamo parlato qui), gli sviluppi più recenti (nonché la congiuntura economica, che rende l’aspetto dei costi particolarmente rilevante) suggeriscono alcune considerazioni.
Le prime realizzazioni dei siti mobile non erano altro, spesso, che versioni “stirate ed allungate” del sito web. Certamente più economiche delle app, ma non altrettanto raffinate. Oggi, al contrario, tutta una serie di strumenti ha portato i siti mobile ad avere potenzialità che li avvicinano, sotto l’aspetto della user experience e delle funzionalità interattive, ad una app. A ciò occorre poi aggiungere l’evoluzione dei motori di ricerca mobile based, che rendono sempre più efficace la realizzazione di un sito mobile dal punto di vista del SEO.
D’altro canto, gli utenti generalmente preferiscono utilizzare il browser di navigazione ed evitare di scaricare una app (che occupa spazio sul dispositivo). La realizzazione di una app, inoltre, comporta la sua pubblicazione sugli stores on line (come iTunes e Google Play), che ormai sono brulicanti di offerta: è sempre più difficile far notare la propria app nell’oceano di una concorrenza sempre più ampia. Inoltre, per garantire la migliore user experience, le app devono essere personalizzate per ogni sistema operativo (o almeno per iOs e Android), il che comporta un ulteriore aumenti dei costi. Costi cui concorrono in misura rilevante anche gli aggiornamenti periodici cui le app devono essere sottoposte, resi necessari dal rilascio di nuove versioni dei sistemi operativi. Per contro, c’è da dire che una app installata sul dispositivo può garantire una serie di funzionalità anche in assenza di connessione dati, vantaggio che ovviamente è precluso ai siti mobile. Questo aspetto assume particolare rilevanza quando si è all’estero: per evitare gli elevati costi di una connessione in roaming infatti, la maggior parte degli utenti in questo caso disattiva il segnale dati (e cerca una wi-fi gratuita).
In conclusione, la soluzione migliore per la singola struttura, dal punto di vista del rapporto costi-benefici, pare essere oggi quella rappresentata dal sito mobile. Purché sia ben realizzato, user friendly ed attento alle esigenze del Mobile SEO. Dal canto suo, la realizzazione di una app (magari in più versioni, ottimizzate per i diversi sistemi operativi) rappresenta una soluzione interessante per grandi strutture o, ancor di più, per gruppi di attori turistici, enti pubblici, consorzi che rappresentano un territorio e vogliono dotarsi di un potente strumento comune che li rappresenti. In questi casi, una app ben realizzata rappresenta un’ottima soluzione per chi ha deciso di “fare rete” ed agire in gruppo.

9 consigli su Facebook, da parte di Facebook

In un documento del 2011 recentemente rispolverato, il team del social in blu fornisce alcuni suggerimenti per una gestione efficace della Pagina Fan


Il social media marketing non è più una novità. E’ ormai qualche anno che molte aziende hanno intrapreso strategie di comunicazione sui social network, Facebook in primis. I risultati non sono sempre all’altezza delle aspettative, ed è per questo che con il tempo è nata la figura del consulente: un esperto di social che aiuta e consiglia nella gestione ottimale di una pagina fan: questo blog ne è un esempio.
Se per una volta, tuttavia, a dispensare consigli sono gli uomini di Facebook in carne ed ossa, vale sicuramente la pena leggere ciò che hanno da dirci: chi più di loro può sapere cosa davvero funziona, e cosa no, in una strategia di comunicazione attraverso una Pagina Fan? E’ ciò che è accaduto con la pubblicazione di queste dispense (qui in inglese), datate in realtà 2011 ma recentemente rispolverate: i consigli, come si può facilmente notare, sono assolutamente attuali. Vediamoli uno per uno.
1. Siate sintetici
Se Twitter ha fondato il proprio successo sul limite dei 140 caratteri, anche gli uomini di Facebook ci dicono che i post concisi sono i più efficaci. Studi statistici indicano che contenuti testuali che contengono al massimo 250 caratteri (meno di tre righe) ottengono il 60% in più di like, condizioni e commenti. Questi contenuti non necessitano inoltre di essere espansi per essere letti per intero (una regola aurea del web recita: meno click, maggiori risultati), e sono più fruibili e condivisibili.
2. Un’immagine vale più di cento (o mille) parole 
L’abbiamo sottolineato più volte (http://bit.ly/WtUSQD ), e questa volta ce lo dicono anche quelli di Facebook. I post con contenuti visuali (foto o video) ottengono dal 120 al 180% in più di popolarità rispetto a quelli solo testuali. Da non dimenticare la seconda regola fondamentale della comunicazione social: dimenticatevi le immagini patinate in stile brochure. Su Facebook funzionano immagini dinamiche, divertenti, i dietro le quinte, le foto dello staff. Siate creativi, siate originali.
3. Pubblicate contenuti con regolarità
Non esiste una regola universale circa la frequenza con cui conviene postare (qui abbiamo analizzato la questione). Ogni struttura si regola in base ad una serie di tentativi, ed alle esigenze della propria clientela. L’importante è fissare un obiettivo, e mantenerlo: due o tre post la settimana possono bastare, però non fateli mai mancare ai vostri fan. Evitate di eccedere e di spammare: l’effetto sarebbe quello di un boomerang.
4. Coinvolgete i vostri fan con domande
Un Social Network è, per definizione, un luogo dove la dimensione sociale è fondamentale. L’Interazione con i fan, lo scambio di pareri, battute ed opinioni non dovrebbe mai mancare in una Pagina Fan che funzioni. Cercate quindi di coinvolgere chi vi segue con domande, quiz, richieste di opinioni sul vostro operato. Di solito, chi vi segue è felice di darvi il suo parere. Potete anche utilizzare l’applicazione per creare sondaggi: di solito genera una buona partecipazione.
5. Provate i post “Fill in the blank”
Se i vostri fan apprezzano il fatto di essere interpellati, perché non provare a coinvolgerli anche con I post “da completare”? Ricerche di Facebook hanno stabilito che questa tipologia di contenuti riscuote il 90% di successo in più rispetto ad un post tradizionale. Un semplice esempio: se siete produttori di vino, invitate i vostri fan a completare il seguente post: “Stasera abbinerei un bicchiere del Rosso Superiore Riserva con un piatto di …”. Le risposte non tarderanno ad arrivare.
6. Create contenuti esclusivi riservati ai vostri Fan
Chi decide di cliccare like alla vostra pagina, gradisce l’idea di entrare a far parte di un club esclusivo e di ricevere le attenzioni e le coccole riservate ai vostri migliori clienti. Create contenuti esclusivi apposta per i vostri fan: sconti, promozioni, eventi dedicati fanno leva sul principio di scarsità e generano fidelizzazione. Provate anche con vantaggi speciali con scadenza a tempo.
7. Create ricompense per i vostri migliori fan
Generate concorsi, quiz, indovinelli, e ricompensate chi vince con vantaggi esclusivi. Tutto ciò aumenta la frequenza di interazione con i vostri fan e genera fidelizzazione.
8. Siate sul pezzo
Se non c’è nulla di più triste del menu di Capodanno ancora in bella vista quando ormai si avvicina Pasqua, essere attivi con contenuti d’attualità genera invece entusiasmo e popolarità. Create post che parlino del momento, dell’evento, della ricorrenza o della festività in corso.
9. Dite cose diverse a gente diversa
L’avvento dei post sponsorizzati ha acceso i riflettori sull’importanza di targettizzare i contenuti, ma in realtà porre attenzione a cosa raccontare a chi è sempre stato fondamentale. Se volete pubblicizzare il menu del pranzo di Pasquetta, probabilmente non ha molto senso farlo con i vostri fan statunitensi: difficilmente si sobbarcheranno un volo transoceanico solo per venire a pranzo da voi. In questo caso, conviene riservare la comunicazione ai fan che vivono in un raggio di un centinaio di chilometri dalla vostra struttura. Discorso inverso per un last minute riguardo ad un soggiorno di una settimana a luglio: in questo caso difficilmente il discorso potrà interessare a chi abita a pochi chilometri da voi, mentre i vostri fan statunitensi potrebbero essere molto sensibili all’argomento.

venerdì 22 febbraio 2013

Recensioni on line: i clienti ci credono ancora?


Sono sempre più diffuse e popolari, ma aumenta il rischio di false recensioni.
Sono ancora ritenute affidabili?E’ in constante aumento il numero di utenti che, per selezionare un hotel o un ristorante tra quelli disponibili in una determinata zona, si affidano alle recensioni on line lasciate dagli altri clienti. Sincere, disinteressate, queste devono la loro popolarità proprio al fatto che chi le ha scritte lo ha fatto senza alcun secondo fine.
Ma siamo sicuri che sia sempre tutto rose e fiori? Se da un lato, come abbiamo visto la settimana scorsa, è in aumento il rischio di recensioni negative da parte dei clienti come ritorsione per non aver ottenuto sconti o trattamenti speciali (http://bit.ly/UMPbRt ), dall’altro è sempre maggiore il rischio di imbattersi in false recensioni positive scritte o commissionate dalle sttrutture stesse, desiderose di migliorare la propria reputazione on line con metodi non proprio ortodossi. A fronte di tutto questo, i clienti si fidano ancora delle recensioni?
Un recente studio di eMarketer condotto su un campione di utenti statunitensi ha rilevato che l’80% degli intervistati continua a ritenere affidabili le recensioni on line, e di farne uso al momento di scegliere una struttura.
Tuttavia, la tendenza all’aumento delle recensioni fraudolente, potrebbe in futuro minare la fiducia che i consumatori ripongono nel sistema (http://bit.ly/XQYeya ). Il timore è infatti che gli utenti non vedano più le recensioni false come incidenti isolati, bensì come una variabile importante, in grado di alterare sistematicamente la reputazione on line delle aziende, rendendone di fatto impossibile un’esatta percezione. Il risultato di questo processo, non potrebbe che essere un crollo nell’affidabilità dei sistemi di recensioni on line. Ad aggravare la situazione, vanno ad aggiungersi le storiche difficoltà, da parte di piattaforme come Tripadvisor, a dotarsi di sistemi di difesa in grado di individuare in maniera efficace le false recensioni.
Se da un lato quindi i sistemi di recensioni on line sono ritenuti ancora affidabili e meritevoli di attenzioni da parte degli utenti, dall’altro l’aumento delle false recensioni (sia da parte dei consumatori, che da parte delle strutture) rischia di far crollare l’intero castello. Sarebbe forse il caso di attuare un ripensamento dell’intero sistema da parte di tutti gli attori in causa, per evitare che una delle conquiste più democratiche e meritocratiche (quando è sincera e trasparente) del web 2.0 finisca, dimenticata, in soffitta.

venerdì 15 febbraio 2013

E-commerce e Social Network, quale futuro?


Twitter e Facebook stanno testando interessanti modalità di acquisto sulle proprie piattaforme.
E-commerce, la storia infinita. La discussione sulle reale potenzialità del commercio on-line, su varie piattaforme e con diverse modalità, si protrae da tempo immemore, e molto probabilmente continuerà per molto ancora. Su un punto, tuttavia, gli esperti del settore si sono sempre trovati piuttosto d’accordo: i Social Network non sono il posto migliore per le compravendite dirette. Nate e concepite per essere gratuite e per favorire i rapporti tra persone, le piattaforme social sono da sempre giudicate poco consone alla vendita diretta di beni e servizi. Ma se la tendenza stesse cambiando? Alcuni recenti indizi lasciano supporre che qualcosa bolla in pentola. Vediamo nel dettaglio cosa sta succedendo.
San Valentino, si sa, oltre che la festa degli innamorati, è un’ottima occasione di business. E quest’anno Twitter, in partnership con American Express, ha lanciato un’interessante iniziativa a riguardo. Da pochi giorni, limitatamente agli Stati Uniti, è infatti possibile twittare l’oggetto che si desidera acquistare, e riceverlo comodamente a casa entro pochi giorni. Come funziona? Per prima cosa occorre registrare la propria carta American Express, non prepagata o aziendale, e possedere un account Twitter pubblico. Twittando la parola chiave relativa al prodotto che si vuole acquistare, l’utente riceve quindi una conferma dell’inizio della transazione dall’account @AmexSync. Una volta ritwittato il messaggio, la procedura si completa via e-mail in 15 minuti.
Del resto, la partnership con Twitter non è che l’ultima iniziativa da parte di American Express legata al mondo dei social network. Tramite il programma Amex Sync, infatti, American Express offre un ampio sistema di sconti anche su Foursquare, Xbox Live e Facebook.
E proprio il social network in blu ha recentemente lanciato per i suoi utenti statunitensi una Gift Card ricaricabile che permetterà di trasformare i buoni social in prodotti da acquistare sul Gift Shop. Vediamo come funziona. Volete fare un regalo ad un vostro amico di Facebook (o al\alla vostro\a fidanzato\a per San Valentino)? Andate sul social network, scegliete un’agenzia di distribuzione come Sephora, Olive Garden o Jamba Juice, e selezionate l’importo che intendete regalare (da 8 a 100 dollari). La transazione viene quindi notificata per e mail al destinatario, che riceverà entro pochi giorni la relativa Gift Card del valore corrispondente, spendibile per acquistare ciò che preferisce sul distributore da voi scelto.
Certo, si tratta in entrambi i casi di iniziative limitate per il momento al mercato USA, e non è possibile conoscere con esattezza entro quanto tempo queste novità giungeranno anche da noi. Di sicuro, tuttavia, le grandi piattaforme social stanno studiando tecniche e modi per diventare anche piazze virtuali adatte all’e commerce. Si tratta di una rivoluzione che non potrà che cambiare radicalmente il modo in cui intendiamo il social media marketing e, come sempre, essere preparati è il modo migliore per cogliere al volo le nuove opportunità.

venerdì 8 febbraio 2013

La Newsletter: sorpassata o ancora attuale?


La vecchia e mail pare oggi uno strumento obsoleto, rispetto al mondo social, per mantenere un contatto con il cliente. E’ davvero così?
Come dev’essere una newsletter efficace?

La comunicazione nell’era del web 2.0, si sa, corre sui Social Network. Facebook, Twitter, Pinterest, Instagram (in attesa di segnali da Google+) sono i luoghi dove condividere contenuti, interagire, coinvolgere e fidelizzare i propri clienti e trasformarli in fan\follower.
E la vecchia newsletter? Viene spesso abbandonata, per una serie di motivi: innanzitutto, le comunicazioni indesiderate e immediatamente percepite e catalogate come spam sono in continuo aumento, e nessuno vuole correre il rischio far finire le comunicazioni della propria struttura nella cartella “posta indesiderata” dei propri clienti. La vecchia e mail viene percepita, inoltre, oltre che obsoleta, anche poco efficace: il ritorno in termini di prenotazioni è spesso esiguo o nullo, e spesso si lascia perdere.
In verità, però, anche la newsletter può essere uno strumento interessante al fine di aumentare l’interazione con i propri clienti e quindi, in ultima analisi, favorirne la fidelizzazione. Ed alcuni, semplici accorgimenti possono fare la differenza. Vediamo quali sono.
Innanzitutto, l’aspetto tecnico. Se confezionate la newsletter in modo artigianale, avrete ottime probabilità che le vostre comunicazioni finiscano nella cartella spam dei destinatari, o che al limite vengano cestinate senza essere aperte. Affidatevi quindi ad un’agenzia, o ad un software professionale, che vi permetta di monitorare il CTR (click-trough rate, percentuale di apertura: misura, in percentuale, quanti utenti hanno aperto la vostra newsletter sul totale dei destinatari. Ovviamente, più efficace è la comunicazione, più alto è il CTR, più avete probabilità di avere ritorni in termini di prenotazioni).
Non sottovalutate poi l’aspetto grafico: un’impaginazione piacevole ed accattivante, meglio se con una grafica allineata con quella del vostro sito, stimola la lettura molto più di un semplice testo. Stesso discorso per le immagini.
Una volta messi a punto gli aspetto tecnico-grafici, controllate con molta attenzione il rispetto della privacy. Gli utenti vi tengono sempre più, e per questo motivo è essenziale non inviare comunicazioni a chi non vi abbia espressamente dato in precedenza il consenso scritto. A piè di pagina, inoltre, non dimenticate di inserire l’opportunità di cancellarsi dalla mailing list con un semplice click.
Bene, a questo punto la “scatola” della vostra newsletter è pronta. Mancano i contenuti (starà a voi, ma più avanti vedremo qualche suggerimento) e soprattutto gli iscritti. Se l’elenco dei nominativi include poche decine di indirizzi, sarà difficile che la vostra newsletter vi porti risultati apprezzabili. Che fare? Un po’ come con i social network, occorre incentivare i nostri clienti, o potenziali tali, a seguirci. Innanzitutto, off line: preparate un box da apporre accanto alla reception, o alla cassa del vostro locale, con un modulo per l’iscrizione alla newsletter. Soprattutto con i clienti che vi sembrano particolarmente soddisfatti, ricordate anche a voce loro che esiste anche questo strumento per restare in contatto. Fate leva sul principio di scarsità, ovvero sull’idea di creare un club esclusivo dei “migliori clienti” a cui riserverete sconti e condizioni particolari, comunicandole proprio tramite la newsletter. L’iscrizione, ovviamente, va incentivata anche on line: inserite sul sito un modulo per l’iscrizione e, ciclicamente, pubblicate su Facebook e Twitter il link relativo. In ogni caso, non dimenticate di rassicurare i clienti circa il rispetto della privacy, i contenuti, e la cadenza dell’invio.
Dettaglio fondamentale: non appena un nuovo utente si è iscritto, inviategli una notifica di conferma.
Bene, a questo punto siete pronti per l’invio della prima newsletter. Ma cosa scrivere? Un po’ come sui social network, il consiglio è di cercare di interessare il più possibile i lettori. Quindi non solo offerte e promozioni, ma anche notizie, curiosità, ricette, retroscena. Potete utilizzare i post che avete condiviso sui social network: non tutti i vostri clienti sono iscritti a Facebook. Può essere utile, inoltre, creare più liste di utenti, a cui inviare comunicazioni personalizzate. Se la vostra struttura si distingue per il fatto di avere un maneggio, e per l’organizzazione di corsi di cucina, non è detto che tutti i clienti siano interessati ad entrambe le attività: personalizzate l’invio dei contenuti per target.
Infine, rispettate la cadenza di invio che avevate promesso, e non dimenticate di controllare il CTR e la misurazione dei ritorni. Sperimentate l’invio a diversi orari del giorno, spesso i risultati cambiano.
A questo punto, non resta che provare: non è detto che la vecchia e mail non riservi sorprese.

Facebook, Twitter, Google+, Pinterest: quale vale la pena usare?


Il numero dei social network di successo mondiale, e dei loro utenti, è in aumento di anno in anno, ma ognuno richiede tempo ed attenzione.
Come capire dove investire le proprie energie?

Facebook è il re dei social network, su questo non ci piove. Con oltre un miliardo di utenti di tutto il mondo, conferma la propria leadership, ed è ormai impensabile fare social media marketing senza aprire una Pagina Fan. Ma gli altri? Premesso che, avendone la possibilità, è sempre consigliabile sperimentare l’utilizzo del maggior numero di piattaforme possibili, alcuni dati vengono in nostro aiuto per darci una mano a capire dove, come, e se promuovere la nostra struttura.
Recentemente, è apparsa la notizia, a dire il vero un po’ sorprendente, che Google+ sarebbe diventato il secondo social network per numero di iscritti nel mondo. La news stupisce per il fatto che, dalla data del lancio, il social della grande G è rimasto piuttosto immobile, privo della capacità di creare una community veramente attiva. Probabile che il numero di utenti si riferisca quindi a coloro che vi si sono iscritti, senza tener conto degli utenti realmente attivi su base settimanale o almeno mensile. Se avete Google+, vi basta dare un’occhiata alla vostra bacheca, o a quelle degli amici nelle vostre “cerchie”, per rendervene conto. Un altro, recente studio realizzato da Quicksprout sotto forma di infografica ha invece messo a confronto gli altri principali social network in relazione alla tipologia di utente, e alle tendenze e predisposizioni più diffuse su ognuno di essi. Vediamo alcuni dei dati analizzati, sono piuttosto interessanti.
Su Facebook, la fascia d’eta più rappresentata è quella che va dai 35 ai 44 anni, mentre su Twitter e Pinterest la maggior parte degli iscritti è un po’ più giovane, appartenendo alla fascia che va dai 25 ai 34 anni. Facebook si conferma, non molto a sorpresa, il social con il più elevato numero di utenti attivi su base mensile, seguito al secondo posto da Twitter ed al terzo da Pinterest. Altro dato interessante: secondo lo studio, il social in blu è quello che incentiva maggiormente lo shopping on line, seguito da Pinterest, che questa volta scavalca Twitter. Sempre su Pinterest, altri dati che fanno riflettere: è la piattaforma che vanta di gran lunga la più alta percentuale di utenti donna (79%), e dove gli utenti restano mediamente più tempo per ogni visita. Tra gli interessi più diffusi su Pinterest, infine, compaiono Moda, Intrattenimento e Giardinaggio.
Si tratta di dati che possono senza dubbio offrire interessanti spunti di riflessione. Per esempio, appare evidente che se tra i miei clienti conto molte clienti donna, potrà essere utile tentare una strategia di comunicazione su Pinterest. Se ho parecchi giovani, forse mi conviene provare con Twitter. Se invece il mio target di riferimento è più adulto, senza dubbio Facebook resta la mia prima scelta.
Si conferma dunque una delle tendenze della comunicazione social sul web 2.0: è sempre più difficile (e poco remunerativo) sparare nel mucchio. Ogni target di clientela utilizza i propri canali di informazione e condivisione, con un proprio linguaggio (compreso quello, per molti, poco immediato di Twitter), e proprie modalità. Riuscire a personalizzare la comunicazione in base alle caratteristiche della propria struttura, e a quelle dei propri clienti, può quindi alla lunga rivelarsi una strategia vincente.

venerdì 18 gennaio 2013

Pinterest, il social network dei desideri


Divenuto popolare nel 2012, permette di condividere prodotti, servizi e
viaggi che ci piacciono. Può servire alla nostra struttura?

E’ nato nel 2010, ed il nome deriva dall’unione dei termini inglesi Pin (appendere, o anche puntina, con riferimento ad una bacheca) e Interest, interesse. I suoi ideatori hanno avuto l’intuizione di creare un “Social Network delle immagini” che permettesse ad ogni utente di creare un catalogo on line delle proprie ispirazioni. Oggi Pinterest (www.pinterest.com ) è tra i 100 portali più visitati al mondo, ed i numeri continuano a crescere. Ha avuto un autentico boom lo scorso anno, grazie all’immediatezza di utilizzo, alla possibilità di collegarne l’account con quelli Facebook, Twitter e Flickr, e ad una formula fresca ed accattivante. Ma la vera domanda è: può essere utile alla nostra struttura?
Per cercare di capirlo, vediamo come è fatto. Eseguita l’iscrizione, ci si trova nella home page, che presenta una bacheca di immagini dal mondo. Come detto, i contenuti visuali riguardano un po’ tutto: prodotti come auto e moto, paesaggi di luoghi esotici, elementi d’arredo, accessori, opere d’arte, libri, album musicali… la lista potrebbe proseguire all’infinito. Per facilitare la ricerca delle immagini che ci interessano, nel menu in alto è presente la voce Categories, che contiene un menu a tendina con un’ampia scelta di aree tematiche. Cliccando invece sulla voce Populars, è possibile visualizzare le immagini appunto più popolari. Quali sono le immagini popolari su Pinterest? Sono quelle che hanno ottenuto il maggior numero di visualizzazioni, di “like” (come su Facebook) o di Repin (l’equivalente del “condividi” su Facebook o del “retweet” su Twitter: permette di condividere una specifica immagine sulla propria bacheca). Una voce particolarmente interessante è poi Gifts: passandoci sopra con il cursore compare un menu a tendina che indica fasce di prezzo: da 1 a 20 dollari, da 20 a 50, da 50 a 100, e così via. Scegliendo una fascia, si accede ad una bacheca che mostra tutti i prodotti compresi in quel range di prezzo che sono acquistabili on line: cliccando su un prodotto, si apre il sito nel quale si può completare l’ordine. Il tutto è estremamente chiaro, intuitivo e graficamente gradevole.
Già ad una prima occhiata, dunque, appare chiaro che Pinterest offre potenzialità di marketing interessanti, soprattutto con l’opzione gifts. A questo punto, il dubbio che ci assale è quello comune a tutte le attività di marketing sui social network: se anche pubblicizzo la mia struttura su Pinterest, chi lo vedrà?
Diciamo subito che da questo punto di vista, Pinterest è strutturato come Twitter: ci sono cioè follower e following, ovvero gli utenti che ci seguono, e visualizzano i contenuti da noi condivisi, e gli utenti che seguamo noi (si accede all’elenco tramite la voce following all’estrema sinistra del menu in alto). L’interesse (ed il problema) di chi intende fare marketing è, ovviamente, avere molti follower. Premesso che, come sempre, è tutt’altro che facile avere in poco tempo molti utenti che ci seguono, anche per Pinterest esistono alcuni trucchetti che ci possono dare una mano. Un primo passo può essere il collegamento tra gli account Pinterest e Facebook (o Twitter). Ciò consente di visualizzare quali amici di Facebook (o follower di Twitter) usano Pinterest, e di invitarli a seguirci anche qui. Consigliamo, come sempre, di non invitare tutti a prescindere, ma di farlo solamente con quei contatti che potrebbero davvero essere interessati, e non infastiditi, da ciò che abbiamo da offrire. In ogni caso, questo primo passo può servire per creare un primo zoccolo di follower, ed ottenere magari i primi like e repin. Fatto questo, può essere senz’altro utile condividere i nostri Pin (ovvero le immagini che pubblichiamo su Pinterest, anche su Facebook e Twitter (con moderazione: il rischio di essere percepiti come spam sui Social Network è sempre dietro l’angolo). Su Facebook, può essere opportuno installare la Pinterest app ed aggiungerla alla propria pagina: in questo modo una sezione della Fan Page diventerà una riproduzione della nostra bacheca Pinterest.
Pinterest mette poi a nostra disposizione altri strumenti per aumentare la nostra visibilità. Se da menu in alto a destra si passa il cursore sulla voce About, si apre un menu a tendina che mostra, tra le altre voci, “Pin it Button”. Cliccandoci, si accede ad una sezione che ricorda quella dei badge per le pagine Facebook: una serie di “bottoni” che è possibile incorporare nel proprio sito aziendale, o ovunque lo si voglia, che rimandano al nostro profilo Pinterest. C’è innanzitutto il Follow Button, premendo il quale l’utente diventa nostro follower su Pinterest; segue il “Pin it Button”, che permette a chi lo clicca di fare Repin di uno specifico contenuto visuale.
Oltre a questi strumenti, ancora alcune “dritte”. Innanzitutto, siate accurati nella descrizione delle immagini che pubblicate. Pinterest permette infatti di aggiungere una descrizione (di massimo 500 caratteri, che comunque non sono pochi) ad ogni fotografia. Bene: scegliete con cura i termini da utilizzare, al fine di permettere al motore di ricerca di Pinterest di trovare le vostre immagini con facilità. Usate il simbolo dell’hastag #: un po’ come su Twitter, permette di indicizzare ogni contenuto sotto una specifica categoria. Cercate poi di pubblicare immagini ad alta definizione: in un Social Network delle immagini, occorre cercare di spiccare colpendo l’occhio di chi osserva, e una fotografia in alta definizione ha sempre un effetto superiore rispetto ad una sgranata. Cercate poi ispirazione seguendo altri profili ed osservando le loro azioni. Infine, come sempre: siate creativi. Essere originali, informali e divertenti è sempre il modo migliore per distinguersi.
Siete ancora dubbiosi? Vi consigliamo, se ne avete voglia, di effettuare un’ultima prova. Andate su Pinterest e, dalla finestra in alto a sinistra, eseguite una ricerca piuttosto dettagliata e circoscritta, per esempio “Piedmont wines”. Osservate quindi la quantità delle immagini corrispondenti pubblicate su Pinterest, e soprattutto il numero dei like, dei repins e dei commenti.
Vi è venuta voglia di provare? Beh, create la vostra bacheca (Board), sotto coi Pins e buon divertimento.

lunedì 14 gennaio 2013

Google Hotel Finder


Il servizio del più importante motore di ricerca per cercare, scegliere e prenotare la struttura del prossimo viaggio.
Diamo un’occhiata.


Hotel Finder è il nuovo strumento di Google per la ricerca di strutture dove soggiornare. Era stato lanciato in grande stile dai vertici di Mountain View nel 2012, dopodiché il servizio è stato pressoché dimenticato per qualche mese. La novità, da qualche tempo a questa parte, è che in alcuni Paesi (non ancora in Italia) i risultati di Hotel Finder sono stati integrati nei risultati del motore di ricerca. Ciò significa che anche da noi potrebbero presto comparire i link che rimandano a Hotel Finder quando si effettua una ricerca su Google per cercare una sistemazione per il nostro prossimo viaggio.
Già ora, cliccando su  www.google.it/hotels si accede al portale. Nella classica finestra di ricerca in alto è possibile effettuare esplorazioni per area geografica, oppure per una specifica struttura. Se si opta per la prima soluzione, si accede ad una pagina che mostra sulla destra la mappa della regione, con tutte le strutture disponibili. Sulla sinistra, compare l’elenco delle stesse strutture. Cliccando su una di esse, si accede ad una home page (simile per grafica alle Pagine di Google Plus) che offre una panoramica della struttura stessa: una galleria di immagini, una descrizione con le caratteristiche ed i servizi offerti, indirizzo, informazioni di contatto (con il link al sito della struttura in posizione piuttosto visibile) e le recensioni. Dal menu sopra alle immagini è poi possibile accede ad una galleria di foto più completa, a tutte le recensioni, ad una zoommata di Google Maps che illustra la viabilità nei dintorni della struttura e la sua esatta ubicazione, nonché alla sezione camere, dove compaiono le diverse tipologie di sistemazione offerte con tanto di tariffe (al lordo e al netto delle commissioni).
Una delle caratteristiche più interessanti risiede probabilmente nel menu a tendina in alto, sotto la voce “altro”. Cliccandoci su, è infatti possibile visualizzare tutti i portali di booking su cui compare la struttura (Expedia.it, Booking.com, Venere.com, Hotels.com) con le relative tariffe. Il sistema offerto da Google pare quindi garantire una certa trasparenza delle informazioni.
Come detto, in un prossimo futuro i risultati di Google Hotel Finder potrebbero essere integrati tra i risultati del motore di ricerca in maniera organica. Per il momento, è possibile seguire le novità (e noi consigliamo di farlo) aggiungendo la voce /hotels al menu del proprio account Google. Come sempre quando ci sono di mezzo i cervelli di Mountain View, gli sviluppi potrebbero essere interessanti.

Facebook e la promozione della Pagina Fan


Chi utilizza Facebook per promuovere la propria struttura tramite una Pagina Fan spesso incontra un problema: il tempo passa, e i fan non arrivano.
Ecco qualche consiglio.

E’ uno dei casi più diffusi tra chi prova a fare marketing su Facebook: un numero di Fan irrisorio, con poche centinaia di “mi piace”. Un numero decisamente insufficiente per avere quella massa critica che permetta di avere riscontri concreti. Il tempo passa, impegnamo tempo e risorse, ci spremiamo le meningi per pubblicare contenuti interessanti, ma non c’è nulla da fare: il numero dei Fan resta lo stesso, o cresce con esasperante lentezza. Che fare?
Innanzitutto, è sempre valida la regola aurea del marketing (e non solo di quello on line): potete cucinare la torta più deliziosa del mondo, ma se non lo fate sapere a nessuno, ve la mangerete inevitabilmente tutta voi. Tradotto: i vostri clienti sanno della vostra Pagina Fan su Facebook? Sono al corrente del fatto che cliccando “mi piace” possono venire aggiornati sulle novità e sulle offerte che proponete loro? Se la risposta è no, fate mea culpa e rimediate immediatamente. Come? Seconda regola aurea: la promozione off line della Pagina Fan conta come e di più di quella on line.
Parlate ai vostri clienti della Pagina Fan, raccontate loro che esiste e che si tratta di un utile strumento per restare in contatto in modo informale, non invasivo, e per venire aggiornati sulle nostre novità. Menzionate le promozioni speciali riservate ai fan (ricordate il principio di scarsità di cui abbiamo parlato qui?). Soprattutto al momento del check out, e soprattutto con i clienti che si mostrano soddisfatti. Avete presente l’idea del gadget da regalare ai clienti che si mostrano particolarmente contenti (http://pro-muoviti.blogspot.it/2012/11/la-landing-page_30.html)? Ecco, può essere una buona idea inserire un link alla Pagina Fan, con l’invito a cliccare “mi piace”.
Oltre alla promozione “a voce”, esistono poi diversi strumenti cartacei che è possibile mettere in mostra in punti strategici all’interno del proprio locale. Perché non pensare a un cartello, anche di semplice realizzazione, con l’icona del “pollice in su” simbolo del like, un link alla Pagina, la scritta “mi piace” e magari un QR Code che rimandi alla pagina stessa, per rendere l’operazione semplice ed immediata anche tramite smartphone? Appeso all’uscita del locale o della hall, uno strumento simile ha senza dubbio un effetto. E poi ancora: se sui delpiant e le brochure della vostra struttura compare (correttamente) il link al sito web, lo stesso dovrebbe avvenire per la Pagina Facebook. Lo stesso per i biglietti da visita. Idem sulla cartellonistica da esterno, o in qualsiasi altro posto: come sempre, è importante essere creativi ed originali: l’immagine che accompagna questo articolo spiega meglio di mille parole l’efficacia di una campagna simpatica ed originale.
Rientrano nei canali della promozione off line, ovviamente, anche i Mass Media tradizionali. Se quindi fate pubblicità su riviste, quotidiani, radio o tv locali, non dimenticate di citare il link alla vostra Pagina Fan.
Se una buona promozione off line a trecentosessanta gradi porta certamente risultati incoraggianti, non bisogna tralasciare quella on line. Facebook offre la possibilità di scegliere tra decine di diversi badge da applicare al proprio sito web, per incrementarne l’integrazione con la Pagina Fan. E’ buona norma scegliere quello che meglio si adatta alle proprie esigenze, magari discutendone con il web master e con il grafico.

Oltre che sul sito, ovviamente, sarebbe opportuno inserire badge con il link alla propria Pagina ovunque ve ne sia la possibilità. Non dimentichiamo che la Pagina Fan viene indicizzata dai motori di ricerca esattamente come il sito, quindi avere una rete di link funzionanti non può che giovare all’intera presenza on line della nostra attività. E’ allora assolutamente consigliabile aggiungere il link anche all’account Twitter, se ne avete uno, o al canale Youtube.
L’insieme della promozione on line (badge e link) e di quella off line (scritta e soprattutto orale) porterà risultati, ed il numero di fan della Pagina crescerà. Ma mai abbastanza, e mai velocemente, come vorreste. La lentezza potrebbe essere snervante. Come fare per “mettere il turbo”? Un metodo c’è: e si chiama Facebook Ads. Il bello di Facebook è che è un ottimo strumento per promuovere la propria attività gratis, ma se proprio volete spenderci dei soldi, Zuckerberg e soci non si tirano certo indietro. Promuovere la propria Pagina con una campagna pubblicitaria, oltretutto, permette di superare un altro problema: i contenuti delle Pagine sono sempre meno visibili ai fan (ne abbiamo parlato qui http://pro-muoviti.blogspot.it/2012/11/la-visibilita-della-nostra-pagina.html ). I costi di una campagna su Facebook sono peraltro decisamente contenuti e alla portata di tutti.
Per terminare, c’è da essere onesti: non esiste nessuno metodo che assicuri di avere in poco tempo folle di fan in trepidante attesa delle vostre offerte e promozioni. Si tratta in ogni caso di un lavoro che richiede anni, e che dà risultati sul lungo periodo. Soprattutto, è un lavoro che non ha mai termine, perché i fan vanno intrattenuti, incuriositi e soddisfatti con contenuti sempre nuovi e interessanti, settimana dopo settimana. E’ innegabile, però, che non esiste nessun altro strumento che consenta di promuovere la propria struttura come lo permettono i Social Network.


venerdì 30 novembre 2012

Migliorare la reputazione on line: formazione del personale e recensioni


Consigli e idee per incentivare i clienti soddisfatti a condividere le loro impressioni sul web

Recensioni positive, quanta fatica! E’ risaputo che il principale problema di Tripadvisor e altri portali di recensioni è dovuto al fatto che il cliente soddisfatto è meno portato a scrivere recensioni, rispetto a chi ha qualcosa da ridire. Risultato: rischiamo di trovarci con un rapporto tra commenti positivi e negativi decisamente sbilanciato a favore dei secondi, con un’immagine che non corrisponde alla realtà dei fatti. Il problema è che noi lo sappiamo, chi legge no.
La soluzione sarebbe incentivare i clienti soddisfatti a lasciare recensioni, senza apparire inopportuni o insistenti. Come fare?
Innanzitutto, se resta sacrosanta la regola aurea per cui sono fondamentali la prima e l’ultima impressione che lasciamo al cliente (al suo arrivo e alla partenza), è anche vero che il contatto con lui non si esaurisce certo al momento del check in e check out. Durante il soggiorno, il nostro cliente avrà a che fare con camerieri, ragazze delle pulizie, addetti al centro benessere, ecc. E’ evidente che gentilezza e attenzione devono essere prerogative di tutto lo staff della struttura, non solo del titolare o del responsabile. A tale proposito, può essere utile coinvolgere e motivare lo staff con momenti di formazione: non tutti i dipendenti, per esempio, necessariamente conoscono Tripadvisor. E’ utile allora illustare a tutti i nostri collaboratori vantaggi e rischi del portale, e far conoscere loro le recensioni che i clienti hanno lasciato sulla nostra struttura. A volte, poi, nella propria recensione, il cliente cita esplicitamente una certa persona (la receptionist, la cameriera), il che generalmente genera reazioni di sorpresa: sentirsi chiamati in causa direttamente è il miglior stimolo a far bene per i nostri collaboratori.
Una volta che tutto il personale ha ben appreso l’importanza delle recensioni on line, nonché il peso da dare ad ogni istante del soggiorno del cliente, si può passare ad affrontare un altro problema: siamo sempre in grado di “percepire” la reale customer satisfaction? Tutti, al momento del check out, chiedono al cliente se il soggiorno è stato di sua soddisfazione. Spesso la risposta è un semplice “sì, grazie”. Cui a volte fa seguito, da quello stesso cliente, una recensione negativa su Tripadvisor. In questi casi si tende ad arrabbiarsi con il cliente, chiedendosi “ma non poteva lamentarsi direttamente con noi?”. Il problema è che per il consumatore è molto più semplice scrivere una recensione dalla tastiera di un pc, a centinaia di chilometri da noi, piuttosto che esporci a voce le sue perplessità: nel primo caso, infatti, evita il confronto diretto. A noi, non resta che prendere atto di questa tendenza e cercare di prevenirla. Come? Facendo di tutto affinché la valutazione del grado di soddisfazione del cliente sia il più possibile precisa e corrispondente al vero, agli occhi di chi dovrà fare la fatidica domanda “tutto bene?” al momento del check out.
Il discorso può essere complesso in strutture che coinvolgono il cliente in diversi momenti ed attività. Immaginiamo un relais con centro benessere, piscina, affitto biciclette e ristorante. Il cliente viene seguito a colazione, dal personale del centro benessere, da quello delle piscine, da chi si occupa di fornire bici sempre in perfetto stato, ed infine dal personale di sala e cucina del ristorante. Quando infine il nostro cliente giunge alla reception al momento del check out, è impossibile per chi gestisce questo momento avere un’idea chiara ed esaustiva di tutti i momenti del suo soggiorno. Un’idea è che gli altri dipendenti diano una mano a chi gestisce i check out, fornendo la loro impressione sul grado di soddisfazione del cliente in questione. Ad esempio è possibile, a tale riguardo, preparare delle schede per ogni cliente, sulle quali ogni addetto può compilare il campo relativo alla propria attività (ristorante, piscina) con un giudizio sul grado di soddisfazione di quel determinato cliente. Quando la scheda compilata in tutti i campi, infine, giunge alla reception al momento del check out, l’addetto può facilmente ricostruire con uno sguardo l’andamento del soggiorno del cliente in questione momento per momento, e prevenire eventuali criticità. Se ad esempio alla casella biciclette il giudizio appare critico (perché ad esempio, al momento della riconsegna, il cliente ha lamentato malfunzionamenti), gli si può chiedere: “ci è giunta voce che non siate stati completamente soddisfatti delle nostre bici. Vi possiamo chiedere per quale motivo?”. Al che, generalmente, il cliente non avrà difficoltà a esternarci il fatto che, ad esempio, il cambio a volte si è inceppato. A questo punto sarà gioco facile per l’addetto scusarsi, ringraziare il cliente per la segnalazione, sottolineare che il problema verrà gestito e risolto al più presto, e rimediare con un piccolo sconto o un omaggio. Difficile che, di fronte, ad una gestione di questo tipo, il cliente scriva una recensione negativa su Tripadvisor: avremo gestito e prevenuto la criticità.
Fin qui abbiamo parlato di come prevenire le critiche negative. Resta il problema di come incentivare quelle positive. A tale scopo, può essere utile dotarsi di piccoli gadget o cadeaux da donare ai clienti che si mostrano particolarmente soddisfatti al momento del check out. Se la scheda di valutazione del grado di soddisfazione del cliente mostra tutti giudizi decisamente positivi, e alla domanda “tutto bene?” il cliente risponde in maniera entusiastica, ringraziandoci dell’esperienza che gli abbiamo fatto vivere, ecco che può essere opportuno omaggiarlo con un cadeau appositamente confezionato. Quando lo scarterà, il cliente vi troverà l’omaggio che avremo scelto, più un biglietto dove troverà scritto che speriamo che il suo soggiorno sia stato soddisfacente (e noi sappiamo che lo è stato) e, in caso affermativo, gli chiediamo, se ne ha voglia, di scrivere due righe su Tripadvisor per condividere con quante più persone possibile la sua esperienza. I risultati non sono immediati né garantiti in maniera automatica, ma dopo un po’ arrivano. Inutile dire che è bene evitare la tecnica del cadeau con chi non è completamente soddisfatto, pena ritrovarsi con qualche sorpresa poco gradita! Insomma: l’aspetto fondamentale risiede nell'avere una percezione il più possibile precisa del grado di soddisfazione del cliente al termine della sua esperienza presso la nostra struttura.
C’è infine uno strumento tecnologicamente raffinato che ci può dare una grossa mano nella gestione delle recensioni (non solo su Tripadvisor, ma anche sulle nostre pagine social) da parte dei clienti, ed è la Social Wi Fi da fornire ai clienti per permettere loro di navigare su internet con i loro dispositivi. Argomento che tratteremo approfonditamente in una delle prossime newsletter.

giovedì 22 novembre 2012

Mobile e accessi al sito della nostra struttura


Ancora molte strutture non si sono dotate di nessun strumento per rendere accessibile il proprio sito da dispositivi mobile

Secondo i dati Audiweb aggiornati a Settembre 2012, il numero di italiani connessi ad internet è di 41 milioni. Il dato interessante, è che il 34,6% degli uomini, e il 28,1% delle donne, accedono al web anche tramite il proprio smartphone.
Secondo gli studi effettuati, chi possiede uno smartphone, generalmente, tende a sfruttarne le potenzialità e le innumerevoli funzionalità ogni qual volta se ne presenta l’occasione: previsioni meteo, film in sala, mappe e navigazione e, quel che più ci interessa, si usa lo smartphone quando si è in viaggio, per esplorare i luoghi dove mangiare o dove dormire che si trovano nelle vicinanze. Spesso, tuttavia, qui iniziano i problemi.
Chi abbia provato almeno una volta ad aprire un sito tradizionale da smartphone, sa bene come l’operazione possa essere disagevole: un sito tradizionale è infatti pensato per essere visitato da un pc. Chi vi accede da smartphone, per contro, è costretto a lunghe “scrollate” tramite il touch screen per trovare le informazioni che desidera. Anche l’approccio è molto diverso: chi visita, per esempio, il sito di un agriturismo da casa o dall’ufficio, lo fa con calma, scorrendo la gallery delle immagini per il piacere di navigare. Chi invece vi accede da mobile, è molto spesso un potenziale cliente, che magari si trova nelle vicinanze ed ha fretta, e che in quel momento è alla ricerca di informazioni molto basilari, come un numero di telefono per chiamarci. Se non lo trova alla svelta, abbandona il nostro sito per cercare un’altra sistemazione.
Ecco quindi che diventa fondamentale affiancare al sito web tradizionale uno o più strumenti che rendano la presenza on line della nostra struttura facilmente accessibile anche dai dispositivi mobile. Le soluzioni sono molteplici: sito mobile, app o web app. Ognuna di queste opzioni presenta differenze rispetto alle altre, vantaggi e difetti. Nelle prossime newsletter entreremo nel dettaglio di ognuna, analizzandone il funzionamento e le caratteristiche.
Un ultimo aspetto che fa riflettere. Ormai da tempo, Google riconosce se state effettuando l’accesso da un dispositivo mobile, e tramite un apposito algoritmo presenta i risultati della ricerca da voi effettuata, posizionando ai primi posti i siti ottimizzati proprio per smartphone e tablet. Il vantaggio che ne ottengono le strutture collegate appare evidente. Un motivo in più per pensare, anche in tempi di crisi, di effettuare un investimento (le cifre, tutto sommato modeste, partono da poche centinaia di euro) dai ritorni sicuri, sfruttando le grandi potenzialità offerte dal mondo mobile.