Con l’ultimo algoritmo, il motore di ricerca ha affinato con cui giudica un contenuto di qualità. Conoscerli significa poterli sfruttare a proprio vantaggio
C’è una sola strada per ottenere visibilità sui motori di ricerca: produrre contenuti di qualità. E’ un mantra, quello dei buoni contenuti, e chi gestisce la visibilità on line di una struttura lo conosce bene.
Ma proviamo ad andare oltre: come fa, di preciso, Google ad individuare un contenuto di qualità? Se lo sono chiesti quelli di Econsultancy, e i risultati della loro ricerca sono interessanti: i più recenti algoritmi sviluppati a Mountain View hanno affinato le proprie armi, e ricorrono a criteri sempre più sofisticati per decidere se un contenuto è davvero di qualità, e quindi va premiato in termini di visibilità.
Dallo studio emergono 5 criteri fondamentali seguiti dal motore di ricerca: vien da sé che è quantomeno opportuno metterli in pratica, se si intende migliorare le performance del sito della propria struttura:
1- Contenuti olistici. Dove per olistico si intende “riferito ad un sistema complesso”. Tradotto: se le parole chiave che avete individuato per la vostra attività sono due o tre, non limitatevi a quelle. Cercate di usare anche i termini che direttamente o indirettamente hanno a che fare col vostro ambito d’azione. Occorre ragionare per gruppi di contenuti, insomma. Così facendo, si scopre in fretta che galassie di parole chiave attinenti ad argomenti differenti hanno quasi sempre termini in comune, il che permette di agganciare utenti che hanno effettuato ricerche per aree d’interesse anche molto differenti tra loro.
2- Lunghezza del testo. Sembra che a Google un testo piaccia né troppo lungo, né troppo corto. Secondo le ricerche più recenti, infatti, la lunghezza che ne ottimizza le performance in termini di SEO si aggira attorno alle 975 parole – 8313 caratteri: circa due cartelle di Word.
3- Leggibilità del testo. A Mountain View ritengono che un testo di facile comprensione vada premiato rispetto ad uno più ostico. Per farlo, hanno fatto ricorso alla scala di leggibilità Flesch. Per ottenere buone performance con i propri contenuti, occorre applicare la formula qui sotto, e cercare di ottenere un risultato che si assesti tra il 73 e il 74. Non è semplicissimo, ma sembra funzionare.
4- Meno pubblicità. I siti dove compaiono meno inserzioni pubblicitarie rispetto alla media, vengono premiati.
5- Più immagini. Le immagini, si sa, hanno un ruolo chiave nella comunicazione on line. I siti che ottengono le performance migliori ne hanno tra le 6 e le 8 per pagina.
Insomma, non resta che mettere in pratica i 5 punti riguardo al sito della propria struttura, e osservare i risultati.
Idee e suggerimenti di Maurizio Vellano per la promozione del tuo agriturismo, b&b, cantina, prodotti tipici, ecc...
Visualizzazione post con etichetta ottimizzare. Mostra tutti i post
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lunedì 17 novembre 2014
martedì 15 luglio 2014
Twitter, ora gli analytics sono per tutti
Analytics per tutti, è questa la svolta che dà un nuovo impulso al social media marketing sul social dei cinguetti.
Jack Dorsey e soci hanno infatti deciso di rendere accessibile a tutti gli utenti il tool che permette di eseguire analisi sul successo e la popolarità dei propri tweet, al fine di ottimizzare le proprie strategie. Vien da sé che per chi utilizza questa piattaforma per promuovere on line la propria struttura, si tratta di manna dal cielo.
In pratica, sarà possibile monitorare non solo le performance dei tweet sponsorizzati, ma anche di quelli cosiddetti organici, ovvero non a pagamento. Per farlo, è sufficiente registrarsi al servizio.
Tramite analytics è possibile osservare le performance dei propri tweet (visualizzazioni, interazioni in termini di retweet, aggiunta ai preferiti e menzioni), il numero di visualizzazioni (anche scorporando tra PC e mobile, e tra differenti sistemi operativi), e andamento mese per mese.
Altre statistiche interessanti riguardano l’andamento dei propri follower, con tanto di provenienza geografica, informazioni su sesso ed età e, soprattutto, sui loro interessi.
Insomma, una cassetta degli attrezzi completa per capire come sfruttare al meglio il social del cinguetti per promuovere la propria struttura, oggi a disposizione di tutti.
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lunedì 7 aprile 2014
Gogobot: un nuovo gigante nel mondo dei siti travel?
Iniziare e portare a termine la pianificazione di un viaggio su un unico portale è lo scopo della piattaforma. Si può fare?
Le parole di Travis Katz, CEO di Gogobot, sono chiare: “La vera ragione è che ancora vediamo un enorme punto critico da risolvere per ottimizzare l’esperienza dell’utente. Google dice che la maggior parte degli utenti visita almeno 32 siti per organizzare un viaggio. Il nostro obiettivo è di abbattere quel numero.”
Nato quattro anni fa, Gogobot (http://www.gogobot.com) è un portale travel ed ha registrato numeri da record nel 2013, con 15 milioni di visite, +115% rispetto all’anno precedente. Ha lanciato le Gogobot Tribes, community di utenti definite per aree di interesse: avventura, arte e design, lusso, famiglia, zaino in spalla, nightlife. In questo modo gli utenti uniti dalla stessa filosofia di viaggio si possono scambiare pareri, impressioni, consigli, informazioni. E di recente Gogobot ha puntato tutto su un nuovo megamotore di ricerca che amplia ulteriormente la dimensione social del portale: connessioni sociali, recensioni, riprova sociale, fotografie, consigli e possibilità di verificare la disponibilità e prenotare anche da mobile si mescolano in un ambiente estremamente organico e variegato.
Quelli di Gogobt sostengono che grazie alle Tribes e al megamotore la ricerca non è mai stata così personalizzata, e quindi efficace. Lo scopo finale è chiaro: iniziare e portare a termine la pianificazione di un nuovo viaggio restando all’interno del portale. E’ davvero possibile? Difficile rispondere, per ora, ma una constatazione è innegabile: si tratta di una tendenza che accomuna Gogobot alle altre grandi piattaforme travel come Tripadvisor, Trivago, Kayak. La domanda, nonché il dubbio legittimo per chi gestisce una struttura ricettiva, magari di piccole dimensioni è: in questo modo non finiscono con l’essere avvantaggiate solo le OTA? Il rischio pare concreto e come sempre, per cercare di contrastare questi giganti, la strada è una sola: restare sul pezzo, restare aggiornati e soprattutto puntare sulla formazione.
lunedì 31 marzo 2014
Facebook Ads: qualche trucco per migliorarle
Le inserzioni pubblicitarie sul social in blu sono uno strumento fondamentale per aumentare la visibilità della propria fan page: ecco qualche suggerimento per ottimizzarle
I tempi delle vacche grasse su Facebook, si sa, sono finiti: da tempo ormai la visibilità dei post pubblicati dalle pagine supera di poco il 10% dei fan, e per raggiungere una platea più ampia non resta che una soluzione: pagare.
Ecco perché le inserzioni pubblicitarie su Facebook continuano ad essere un importante strumento di social media marketing. Paura di buttare soldi in una campagna fallimentare? Ecco alcuni suggerimenti per ottimizzare la propria strategia ed ottenere buoni risultati dalle proprie inserzioni.
Innanzitutto, occorre avere ben chiaro un particolare: in una campagna pubblicitaria, più che le caratteristiche del prodotto o servizio che si promuove, bisogna comunicare i benefit che si hanno acquistandolo. Il potenziale cliente cui cade l’occhio sull'inserzione, infatti, molto probabilmente in quel momento non sta cercando ciò che noi vorremmo vendergli, anche se potrebbe esservi potenzialmente interessato (risveglio della domanda latente, specialmente se abbiamo fatto una buona profilazione): e ad interessarlo, in quella fase, sono proprio i vantaggi che gli derivano da ciò che abbiamo da offrirgli.
Le inserzioni, poi, offrono poco spazio: è fondamentale scegliere con cura le parole da usare per spingere le persone a cliccarci su. E seguire una strategia chiara: si può essere precisi nel descrivere i termini dell’offerta, scegliendo di essere utili; oppure si può puntare sulla suggestione e selezionare parole volte ad emozionare.
Dell’importanza di un’attenta profilazione abbiamo detto più volte. Aggiungiamo che conviene concentrare le campagne su aree geografiche specifiche, ad esempio evitando di farne su più stati contemporaneamente; e che è invece opportuno non porre troppi filtri per quando riguarda gli altri dati demografici: non sempre gli utenti compilano tutti i form, e ogni volta che si mette un filtro si perdono tutti quegli utenti che non hanno compilato quel campo.
E’ poi di fondamentale importanza la scelta dell’immagine. Che, si sa, è piccola, quindi dovrà essere d’impatto e colpire l’utente, ma soprattutto dovrà far capire chi siamo e cosa offriamo: un’immagine giusta molto spesso fa la differenza.
Insomma: mettere in piedi una campagna efficace non è semplice. Ma qualche semplice accorgimento può fare la differenza.
I tempi delle vacche grasse su Facebook, si sa, sono finiti: da tempo ormai la visibilità dei post pubblicati dalle pagine supera di poco il 10% dei fan, e per raggiungere una platea più ampia non resta che una soluzione: pagare.
Ecco perché le inserzioni pubblicitarie su Facebook continuano ad essere un importante strumento di social media marketing. Paura di buttare soldi in una campagna fallimentare? Ecco alcuni suggerimenti per ottimizzare la propria strategia ed ottenere buoni risultati dalle proprie inserzioni.
Innanzitutto, occorre avere ben chiaro un particolare: in una campagna pubblicitaria, più che le caratteristiche del prodotto o servizio che si promuove, bisogna comunicare i benefit che si hanno acquistandolo. Il potenziale cliente cui cade l’occhio sull'inserzione, infatti, molto probabilmente in quel momento non sta cercando ciò che noi vorremmo vendergli, anche se potrebbe esservi potenzialmente interessato (risveglio della domanda latente, specialmente se abbiamo fatto una buona profilazione): e ad interessarlo, in quella fase, sono proprio i vantaggi che gli derivano da ciò che abbiamo da offrirgli.
Le inserzioni, poi, offrono poco spazio: è fondamentale scegliere con cura le parole da usare per spingere le persone a cliccarci su. E seguire una strategia chiara: si può essere precisi nel descrivere i termini dell’offerta, scegliendo di essere utili; oppure si può puntare sulla suggestione e selezionare parole volte ad emozionare.
Dell’importanza di un’attenta profilazione abbiamo detto più volte. Aggiungiamo che conviene concentrare le campagne su aree geografiche specifiche, ad esempio evitando di farne su più stati contemporaneamente; e che è invece opportuno non porre troppi filtri per quando riguarda gli altri dati demografici: non sempre gli utenti compilano tutti i form, e ogni volta che si mette un filtro si perdono tutti quegli utenti che non hanno compilato quel campo.
E’ poi di fondamentale importanza la scelta dell’immagine. Che, si sa, è piccola, quindi dovrà essere d’impatto e colpire l’utente, ma soprattutto dovrà far capire chi siamo e cosa offriamo: un’immagine giusta molto spesso fa la differenza.
Insomma: mettere in piedi una campagna efficace non è semplice. Ma qualche semplice accorgimento può fare la differenza.
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