Una ricerca statunitense svela statistiche e novità sull’utilizzo di smartphone e tablet
Quelli di WebDAM, agenzia web a stelle e strisce, hanno elaborato l’interessante infografica che pubblichiamo qui a lato, riguardo al mobile marketing. Ecco riassunti i dati principali: nel mondo ci sono 1,4 miliardi di smartphone; una ricerca sui motori di ricerca su 4 viene eseguita da mobile; Al momento, Android batte iOs con un 52% del mercato contro il 40%; Apple si prende però la rivincita con i tablet, l’88% dei quali è un iPad, contro il 9% di Samsung Galaxy Tab; Facebook è la app più utilizzata.
Fin qui, i dati principali. Ma ve ne sono altri che riguardano più da vicino chi fa mobile marketing per la propria struttura (sebbene occorra tenete conto del fattro che i dati si basano su un campione di ricerca americano): il 45% delle campagne di mobile marketing sfruttano il download di una app; il 59% delle persone intervistate trova utili le campagne pubblicitarie su mobile; quando un utente trova un immagine pubblicitaria da mobile, tende ad essere più attento; gli sms contenenti coupon sono 8 volte più produttivi delle email promozionali; il 40% delle persone che eseguono una scansione di un QR Code, poi procedono all’acquisto; il Local Advertising rappresenterà il 58% degli investimenti nel 2016; le entrate dagli investimenti mobile saliranno più del doppio pari a 24,5 miliardi di dollari dal 2016.
A fianco, l’infografica completa.
Idee e suggerimenti di Maurizio Vellano per la promozione del tuo agriturismo, b&b, cantina, prodotti tipici, ecc...
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lunedì 23 febbraio 2015
giovedì 19 settembre 2013
Social e siti travel: non solo Facebook, Google+ e Pinterest guadagnano posizioni
Uno studio dell’agenzia Gygia rivela che la percentuale di login e condivisioni su siti hospitality e travel effettuate con social diversi da Facebook è in forte crescita.
Non (più) solo Facebook. Gygia, agenzia che fornisce suite di strumenti per la gestione dei social e la loro integrazione con le piattaforme web dei propri clienti (tra cui molti attivi nel settore Hospitality e Travel), ha pubblicato i risultati di uno studio inerente le attività dei visitatori sui siti in questione nel periodo tra aprile e giugno di quest’anno. E le sorprese non mancano.
Per quanto riguarda i login, infatti, Facebook continua ad essere al primo posto con il 52% degli accessi social, ma Google+ guadagna addirittura il 24%, e Yahoo il 17%. Diversi i risultati inerenti la condivisione di contenuti: dopo il dominio di Facebook con il 50%, qui infatti emergono Twitter (24%) e Pinterest (16%). In questo caso Google+ si ferma al 2%, ed in effetti non è più un mistero che il social della grande G sia percepito più come un tool di utility che come una piattaforma di condivisione vera e propria. Pinterest, dal canto suo, si conferma il social network più utilizzato nell’ambito dell’ecommerce sharing (repetita juvant: la forza delle immagini).
Insomma, se Facebook resta il re dei social network, Google+, Pinterest e Twitter guadagnano terreno e sono sempre più utilizzati, ognuno con le proprie specificità. Un motivo in più per dedicarvi attenzione.
Non (più) solo Facebook. Gygia, agenzia che fornisce suite di strumenti per la gestione dei social e la loro integrazione con le piattaforme web dei propri clienti (tra cui molti attivi nel settore Hospitality e Travel), ha pubblicato i risultati di uno studio inerente le attività dei visitatori sui siti in questione nel periodo tra aprile e giugno di quest’anno. E le sorprese non mancano.
Per quanto riguarda i login, infatti, Facebook continua ad essere al primo posto con il 52% degli accessi social, ma Google+ guadagna addirittura il 24%, e Yahoo il 17%. Diversi i risultati inerenti la condivisione di contenuti: dopo il dominio di Facebook con il 50%, qui infatti emergono Twitter (24%) e Pinterest (16%). In questo caso Google+ si ferma al 2%, ed in effetti non è più un mistero che il social della grande G sia percepito più come un tool di utility che come una piattaforma di condivisione vera e propria. Pinterest, dal canto suo, si conferma il social network più utilizzato nell’ambito dell’ecommerce sharing (repetita juvant: la forza delle immagini).
Insomma, se Facebook resta il re dei social network, Google+, Pinterest e Twitter guadagnano terreno e sono sempre più utilizzati, ognuno con le proprie specificità. Un motivo in più per dedicarvi attenzione.
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lunedì 10 giugno 2013
Recensioni on line e anonimato: verso il tramonto?
Secondo il CEO di Airbnb Brian Chesky, l'anonimato erode la fiducia reciproca, mentre favorire trasparenza e tracciabilità delle recensioni aumenta il senso di responsabilità.
E' uno dei problemi principali dei portali di recensioni on line, da Tripadvisor in giù: l'anonimato.
Se il recensore si può nascondere dietro ad una maschera che rimanda al celebre ed inquietante Anonymous, gli è "virtualmente" (è proprio il caso di dirlo) concesso tutto: dall'inesattezza, all'esagerazione, all'omissione di particolari, fino alla recensione falsa vera e propria, ed all'attacco. E i mezzi a disposizione di hotel, B&B, ristoranti ed agriturismo per difendersi sono, spesso, scarsi ed inadeguati.
Nulla da fare, quindi? Non è detto: qualcosa pare muoversi. Come spesso accade, le novità arrivano da Oltre Oceano. Nello specifico, da un'intervista rilasciata alla NBC da Brian Chesky, CEO del portale Airbnb. Si tratta di un servizio, lanciato nel 2007, che permette agli utenti di affittare case o appartamenti in ogni parte del mondo, mediante un contatto diretto tra privati. Oggi, Airbnb conta uffici sparsi in tuttil il mondo, un fatturato di milioni di dollari ed oltre 10 milioni di notti prenotate.
Ma cosa sta alla base del successo di Airbnb? Com'è facilmente intuibile, il sistema potrebbe essere a rischio truffa: come fidarsi di una persona che dichiara di affittarci un cottage in Alaska a prezzo scontato? Se giunti sul posto ci si trova di fronte ad un rudere? Per scongiurare, Brian Chesky e soci hanno puntato tutto sulla trasparenza. in pratica, gli utenti sono invitati a rendere verificata la propria identità tramite un sistema di controlli incrociati: dalla verifica dei profili Facebook o Linkedin, al proprio numero di cellulare, fino alla verifica tramite un documento di identià, come il passaporto. L'utente che ha completato la trafila dei controlli incrociati ottiene lo status "Verified ID". E con questo, una credibilità maggiore: si sa chi è, è rintracciabile, quindi sarà molto più responsabile nell'esprimere i propri giudizi on line.
Ma quelli di Airbnb vanno oltre: il futuro di questi servizi, dicono, risiede in un'integrazione sempre più forte tra on line e off line. "Immaginate", dice Chesky, "di arrivare in un hotel e fare check in tramite verifica del vostro profilo Facebook".
L'unico problema, evidentemente, è l'atteggiamento delle persone: sarebbero disponibili gli utenti ad offrire tutti i loro dati? Secondo Chesky, dai feedback ricevuti la gente è favorevole al sistema, se aiuta la trasparenza e la credibilità. E' questo il futuro delle recensioni on line? E giganti come Tripadvisor, resteranno dalla finestra o cercheranno di recuperare il terreno perduto?
E' uno dei problemi principali dei portali di recensioni on line, da Tripadvisor in giù: l'anonimato.
Se il recensore si può nascondere dietro ad una maschera che rimanda al celebre ed inquietante Anonymous, gli è "virtualmente" (è proprio il caso di dirlo) concesso tutto: dall'inesattezza, all'esagerazione, all'omissione di particolari, fino alla recensione falsa vera e propria, ed all'attacco. E i mezzi a disposizione di hotel, B&B, ristoranti ed agriturismo per difendersi sono, spesso, scarsi ed inadeguati.
Nulla da fare, quindi? Non è detto: qualcosa pare muoversi. Come spesso accade, le novità arrivano da Oltre Oceano. Nello specifico, da un'intervista rilasciata alla NBC da Brian Chesky, CEO del portale Airbnb. Si tratta di un servizio, lanciato nel 2007, che permette agli utenti di affittare case o appartamenti in ogni parte del mondo, mediante un contatto diretto tra privati. Oggi, Airbnb conta uffici sparsi in tuttil il mondo, un fatturato di milioni di dollari ed oltre 10 milioni di notti prenotate.
Ma cosa sta alla base del successo di Airbnb? Com'è facilmente intuibile, il sistema potrebbe essere a rischio truffa: come fidarsi di una persona che dichiara di affittarci un cottage in Alaska a prezzo scontato? Se giunti sul posto ci si trova di fronte ad un rudere? Per scongiurare, Brian Chesky e soci hanno puntato tutto sulla trasparenza. in pratica, gli utenti sono invitati a rendere verificata la propria identità tramite un sistema di controlli incrociati: dalla verifica dei profili Facebook o Linkedin, al proprio numero di cellulare, fino alla verifica tramite un documento di identià, come il passaporto. L'utente che ha completato la trafila dei controlli incrociati ottiene lo status "Verified ID". E con questo, una credibilità maggiore: si sa chi è, è rintracciabile, quindi sarà molto più responsabile nell'esprimere i propri giudizi on line.
Ma quelli di Airbnb vanno oltre: il futuro di questi servizi, dicono, risiede in un'integrazione sempre più forte tra on line e off line. "Immaginate", dice Chesky, "di arrivare in un hotel e fare check in tramite verifica del vostro profilo Facebook".
L'unico problema, evidentemente, è l'atteggiamento delle persone: sarebbero disponibili gli utenti ad offrire tutti i loro dati? Secondo Chesky, dai feedback ricevuti la gente è favorevole al sistema, se aiuta la trasparenza e la credibilità. E' questo il futuro delle recensioni on line? E giganti come Tripadvisor, resteranno dalla finestra o cercheranno di recuperare il terreno perduto?
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lunedì 13 maggio 2013
Mobile e ricerche Local: il punto della situazione
Tutte le statistiche indicano il fenomeno come il continua crescita, ma l’Italia è ancora indietro
Il tema è stato al centro del Digital Festival di Torino, lo scorso 8 maggio: la “mobile revolution” e il modo in cui le attività commerciali, anche e soprattutto turistiche, interagiscono con i (potenziali) clienti.
Un po’ di statistiche aggiornate. In Italia, nell’ultimo anno, il numero dei possessori di smartphone è passato da 21 a 26 milioni: quasi un italiano su due. Di questi, soltanto il 9,8% utilizza il proprio smartphone unicamente per le chiamate, mentre la grande maggioranza lo usa anche per gli altri contenuti: accede ai social network come Facebook e Twitter, utilizza servizi di chat come Whatsapp, cerca news, informazioni meteo, gioca e consulta la propria e mail. E per quanto riguarda le ricerche locali? Secondo le ultime statistiche, il 56% dei possessori di smartphone effettua ricerche locali almeno una volta la settimana, il 22% almeno una volta al giorno. Il 55% di queste persone contatta la struttura in seguito alla ricerca, mentre il 61% ne visita il sito web ed oltre il 30% effettua un acquisto in seguito al primo contatto. Ma il dato forse più interessante riguarda quel 45% di ricerche effettuate specificatamente per trovare informazioni rilevanti su un possibile acquisto finale. Qui sta tutta l’importanza (e la rivoluzione) delle ricerche social: mentre chi consulta il sito di una struttura turistica da pc, lo fa spesso senza avere realmente intenzione o bisogno di prenotare immediatamente, chi effettua una ricerca da mobile mentre si trova nei pressi di quella stessa struttura, lo fa perché ha un bisogno concreto di contattarla per chiedere informazioni, prenotare o acquistare.
Negli Stati Uniti, a tale riguardo, sono ormai molto utilizzati i messaggi pubblicitari fortemente geolocalizzati (visibili in un raggio inferiore alle due miglia) è i risultati sono molto positivi. Ovviamente, il sistema si basa sulla disponibilità, da parte dell’utente (e potenziale cliente) ad essere geolocalizzato: in Italia esiste ancora una certa diffidenza rispetto all’idea di fornire informazioni sulla propria posizione. Tuttavia, tornando agli Stati Uniti, le stime indicano che entro i prossimi tre anni gli investimenti pubblicitari geolocalizzati supereranno il 50% del budget complessivo destinato al marketing.
Sono dati che fanno riflettere e che portano chi gestisce una struttura turistica (ma non solo) a farsi una serie di domande: la mia struttura è pronta per raccogliere le opportunità offerte dal mobile? Il mio sito web è visitabile da smartphone? E’ semplice contattarmi, per chi arriva sul mio sito mobile (o sulla mia app)? Qual è la mia reputazione on line? Sono abbastanza social?
Rispondere a queste domande, e attivarsi laddove opportuno, potrebbe essere un modo per aiutare, almeno un po’, il comparto turistico italiano a recuperare parte del terreno perduto.
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