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lunedì 15 settembre 2014

I “maturi digitali” sbarcano su Facebook

Il social in blu sta diventando il regno degli over-40. A tutto vantaggio di chi fa social media marketing

“Perché dovrei fare marketing su Facebook, se ci sono solo ragazzini?”. Che questa affermazione non fosse corretta l’abbiamo sempre detto e ripetuto, ai corsi della EGuides Accademy come su questo blog. Ma ora la tendenza si sta rafforzando, e ne portiamo le prove.
Una ricerca della statunitense Nanigans rivela infatti come gli over 40 (ma anche 50 e 60) siano sempre più attratti dalle opportunità offerte da Facebook, e ci passino sempre più tempo. Se 5 anni fa, per esempio, gli over 55% non arrivavano al 3% degli iscritti, oggi sono passati al 10%: 1,3 milioni di uomini e 850 mila donne. Nei soli Stati Uniti gli over 55 su Facebook sono oltre 28 milioni. Numeri importanti. Ma non solo. Questi utenti maturi utilizzano il social network con un entusiasmo se vogliamo un po’ naif agli occhi dei loro nipoti, i cosiddetti nativi digitali, ma che questi ultimi si sognano: riannodano vecchie amicizie, organizzano gruppi, viaggi, rimpatriate.
Queste cifre, unite a questo coinvolgimento nell’utilizzo del social, fanno sì, prosegue lo studio di Nanigans, che un click da parte di un cinquantenne su un avviso pubblicitario su Facebook genera in media 1 dollaro e 77 centesimi, due volte e mezza lo stesso click effettuato da un ragazzo nella fascia 18-24 anni, quasi il doppio rispetto a uno tra i 25-34.
Inutile aggiungere, a questo punto, che per chi fa social media marketing è manna da cielo. Soprattutto per chi gestisce una struttura ricettiva, e magari opera nell’ambito del turismo enogastronomico. Un motivo in più per restare aggiornati su tutto ciò che accade attorno al social di Zuckerberg e i suoi.


martedì 22 aprile 2014

Hashtag: quando, come e perché


Sono ormai una moda e spesso vengono usati a sproposito. Ecco alcune semplici regole per renderli efficaci, social per social

Sono un po’ la moda del momento, tanto che sono usciti dai social per sbarcare anche su carta stampata e tv: parliamo degli hashtag, i simboli a forma di cancelletto che anteposti ad una parola o ad un insieme di parole concatenate servono per raggruppare le conversazioni per categorie. Un utilizzo così massiccio crea spesso problemi: hashtag usati male, solo perché fa tendenza e per darsi un tono, finiscono con il non servire a niente e creano un danno anche a chi li utilizza in modo professionale.
Ecco qui di seguito alcuni consigli per un utilizzo consapevole del “cancelletto magico”, social per social.
Innanzitutto, Twitter. Il social dell’uccellino blu è il luogo che ha lanciato gli hashtag verso il successo, quindi non si può che iniziare da qui. Con una semplice constatazione: i tweet che contengono hashtag ottengono il doppio di engagement rispetto a quelli che non ne contengono. Attenzione a non esagerare, però: capita a volte di leggere tweet interamente fatti di hashtag; ecco, è bene sapere che il numero di interazioni incomincia a calare per tweet che ne contengono più di due.
Facebook: sull’onda del successo di Twitter, la notizia dello sbarco degli hashtag su social di Zuckerberg fu annunciata in pompa magna come la loro definitiva consacrazione. In realtà, si è trasformata nel più grande flop del curriculum dei cancelletti: ad oggi, un post senza hashtag ha più successo di uno che ne contiene. A conferma che ogni social possiede le proprie regole ed una community di utenti con le proprie abitudini.
Tutto l’opposto invece per Instagram, il social delle immagini quadrate in stile Polaroid: qui infatti il numero di interazioni ottenuto da un’immagine continua ad aumentare anche quando gli hashtag sono più di 10: indispensabile corredare un’immagine con un buon numero di etichette, su Instagram, se si vuole che abbia visibilità. Qualcosa del genere accade anche su Pinterest, anche se in questo caso il numero di hashtag ideale è di 2-3.
Insomma, social che vai, regola che trovi. L’importante è avere le idee chiare per poter utilizzare gli hashtag non come un semplice orpello alla moda, ma come un vero e proprio strumento di social media marketing.
strumento

lunedì 27 gennaio 2014

Google, immagini e copyright: novità in arrivo

Cercare immagini su Google è una prassi quotidiana, complicata dal problema dei diritti d’autore. Ora Google ha introdotto nuove funzionalità che chiariscono le cose.

Non ci stancheremo mai di ripeterlo: il social media marketing ha messo le immagini al centro della strategia comunicativa. Lo sa bene chi gestisce, per esempio, la pagina Facebook – o il profilo Instagram, o Pinterest – di una struttura ricettiva, di un piccolo hotel, di un B&B, di un agriturismo, una cantina o un frantoio.
Bene, a tutti sarà capitato di rivolgersi all’onnipresente Google per cercare delle immagini. E magari di trovarne che fanno al caso nostro, ma di essere assaliti dal dubbio: saranno coperte da copyright? Le posso utilizzare senza il rischio di ricevere una lettera poco gentile da parte del loro autore, nel caso mi scopra? Fino ad ora l’incertezza, in questi casi, è stata la norma.
Ora, finalmente, le cose cambiano. Google ha infatti introdotto una serie di filtri nella propria ricerca per immagini, che permettono di selezionare i risultati in base al tipo di copyright da cui sono coperti. Per scoprirle, è sufficiente cliccare su “immagini” dalle opzioni, quindi “strumenti di ricerca”, infine “diritti di utilizzo”.
A questo punto si apre un menu a tendina con una serie di opzioni, relative appunto al tipo di copyright.
La prima è “contrassegnate per essere riutilizzate”, e si riferisce a tutte le immagini che possono essere usate per scopi personali o didattici
“Contrassegnate per riutilizzo commerciale” filtra invece quelle che possono essere destinate, ad esempio, a brochure promozionali.
”Contrassegnate per essere riutilizzate con modifiche” prevede immagini che possono essere utilizzate per scopi personali o didattici, anche dopo essere state modificate.
“Contrassegnate per il riutilizzo commerciale con modifiche” raggruppa infine quelle che possono essere destinate ad attività promozionali, ed essere modificate a tale scopo.
Insomma, il sistema appare chiaro e semplice. E permette, finalmente, di accedere con tranquillità allo sterminato e prezioso archivio fotografico di Google Immagini.

lunedì 14 ottobre 2013

Rapporto CENSIS su italiani e internet: continua l’avanzata (anche del mobile)

L’11 rapporto dell’Istituto di ricerca sulla comunicazione evidenzia un utilizzo sempre più diffuso della rete

Un’interazione sempre più stretta tra mezzi di comunicazione e vita quotidiana, soprattutto grazie al web, ai social ed al mobile
. E’ questo uno dei dati principali emerso dall’11° rapporto sulla Comunicazione del Censis. Vediamo alcuni dati.
Innanzitutto, la percentuale di italiani che accede ad internet è salito al 63,5% (+ 1,4% rispetto all’anno scorso). Tra gli utenti del web, è sempre più rilevante la dimensione social: il 69,8% è iscritto a Facebook, il 61% utilizza Youtube ed il 15,2% Twitter. In un quadro di sostanziale progresso, tuttavia, permangono importanti differenze tra under 30 ed over 65: la quota di utenti web dei primi supera il 90%, mentre quella dei secondi è ferma al 21%; il 66% degli under 30 utilizza smartphone, mentre lo fa soltanto il 6,8% degli over 65.
Per quanto riguarda l’informazione, i quotidiani cartacei registrano un calo del 2% di lettori, mentre crescono dello 0,5% le edizioni on line dei medesimi, e dell’1,3% i portali di news. Buona notizia: aumentano le vendite di libri, ed un 5,2% degli utenti sceglie un e-book.
Ma cosa fanno gli italiani quando accedono ad Internet? Qui emergono alcuni dati interessanti per chi gestisce un’attività turistica o ricettiva, ed è interessato alla promozione on line ed al social media marketing. Il 43,2% degli utenti infatti cerca informazioni su aziende, prodotti, servizi, oppure su strade e località (42,7%). Il 24,4% effettua acquisti on line, ed il 15,1% prenota viaggi e destinazioni.
Insomma, dati importanti, che testimoniano un’avanzata inarrestabile dei nuovi media ed un ingresso sempre più completo dell’era digitale. Restare al passo coi tempi, per chi ha un’azienda ed intende promuoverla, diventa sempre più irrinunciabile.

lunedì 15 luglio 2013

Gli Hashtag e i social: come utilizzarli?

Dopo lo sbarco su Facebook si possono utilizzare ormai ovunque, ma con qualche differenza

Hashtag, che passione. Dopo l’approdo su Facebook (ne abbiamo parlato qui  e qui ) il simbolo # sta spopolando come modo per raggruppare le discussioni per aree tematiche e, nell’ambito del social media marketing, come tecnica per ottenere visibilità. Nel precedenti articoli abbiamo già analizzato la questione in relazione a Facebook, ed abbiamo messo in luce vantaggi e possibili svantaggi di un loro utilizzo non corretto. Ora ci concentreremo su un altro aspetto: gli hashtag sono ormai utilizzabili su tutti i principali Social Network: oltre a Twitter ed a Facebook, li si può trovare anche su Google+, Instagram, Pinterest. Tuttavia sappiamo bene come ogni Social abbia una propria anima, con uno specifico modo di essere utilizzato dai propri utenti, che spesso sono anch’essi differenti da quelli degli altri Social. Questo ci porta a pensare che probabilmente anche un utilizzo ottimale degli hashtag non possa che essere differente sui vari Social Network. Vediamo di capire come.
Di Facebook abbiamo già detto. Molto probabilmente, gli hashtag diventeranno uno strumento in più per le campagne pubblicitarie. Qui possiamo aggiungere che, al fine di aiutare gli utenti-inserzionisti nella scelta, probabilmente sarà utile inserire, come già fa Twitter, la classifica dei trendtopics del momento.
Twitter è il Social che ha reso celebri gli Hashtag. Qual è la sua particolarità? La velocità. Il social dei cinguetti è il posto ideale dove essere aggiornati in tempo reale su tutto ciò che accade nel mondo e sulle ultime tendenze. Qui è d’obbligo utilizzare gli hashtag d’attualità: se è in corso un evento enogastronomico e voi ci siete, twittate ciò che state facendo, magari aggiungendo una foto, ed utilizzate l’hashtag contenente il nome dell’evento.
Su Google+ il discorso è profondamente diverso. Come sappiamo (http://bit.ly/12PKllE ) è importante essere presenti con la propria pagina aziendale sul Social di Mountain View non tanto per catturare l’attenzione degli utenti e potenziali clienti (che su Google + non ci vanno), bensì ai fini di posizionamento e di visibilità on line. Ecco quindi che diventa cruciale l’utilizzo di hashtag che aiutano un’ottimizzazione della propria identità, ed il raggiungimento di quegli obiettivi. Molto spesso, quindi, si tratta delle stesse parole chiave che abbiamo utilizzato sul sito web.
Instagram, come sappiamo, è il social delle immagini in stile vecchie polaroid. E come abbiamo analizzato qui  è uno dei posti migliori dove fare visual storytelling, cioè raccontare per immagini cosa facciamo, cosa cuciniamo (su Instagram letteralmente spopolano le foto di piatti), i dietro le quinte, i momenti speciali come la vendemmia. Sarà quindi utile utilizzare hashtag relativi alle immagini che postiamo, evitando quelli troppo generici, che rischiano di perdersi nel mare del web.
Qualcosa di molto simile avviene su Pinterest: anche qui ci si racconta per immagini, quindi è utile utilizzare gli hashtag più pertinenti con ciò che si pubblica.
In conclusione: l’idea comune è di rafforzare, mediante gli hashtag, la propria identità on line ed il posizionamento semantico della propria attività. Quindi l’utilizzo degli hashtag sui vari Social Network dovrebbe seguire un’unica strategia, collegata anche alle parole chiave da utilizzare sul sito aziendale e ovunque ci sia una nostra presenza on line.

lunedì 13 maggio 2013

Mobile e ricerche Local: il punto della situazione

Tutte le statistiche indicano il fenomeno come il continua crescita, ma l’Italia è ancora indietro

Il tema è stato al centro del Digital Festival di Torino, lo scorso 8 maggio: la “mobile revolution” e il modo in cui le attività commerciali, anche e soprattutto turistiche, interagiscono con i (potenziali) clienti.
Un po’ di statistiche aggiornate. In Italia, nell’ultimo anno, il numero dei possessori di smartphone è passato da 21 a 26 milioni: quasi un italiano su due. Di questi, soltanto il 9,8% utilizza il proprio smartphone unicamente per le chiamate, mentre la grande maggioranza lo usa anche per gli altri contenuti: accede ai social network come Facebook e Twitter, utilizza servizi di chat come Whatsapp, cerca news, informazioni meteo, gioca e consulta la propria e mail. E per quanto riguarda le ricerche locali? Secondo le ultime statistiche, il 56% dei possessori di smartphone effettua ricerche locali almeno una volta la settimana, il 22% almeno una volta al giorno. Il 55% di queste persone contatta la struttura in seguito alla ricerca, mentre il 61% ne visita il sito web ed oltre il 30% effettua un acquisto in seguito al primo contatto. Ma il dato forse più interessante riguarda quel 45% di ricerche effettuate specificatamente per trovare informazioni rilevanti su un possibile acquisto finale. Qui sta tutta l’importanza (e la rivoluzione) delle ricerche social: mentre chi consulta il sito di una struttura turistica da pc, lo fa spesso senza avere realmente intenzione o bisogno di prenotare immediatamente, chi effettua una ricerca da mobile mentre si trova nei pressi di quella stessa struttura, lo fa perché ha un bisogno concreto di contattarla per chiedere informazioni, prenotare o acquistare.
Negli Stati Uniti, a tale riguardo, sono ormai molto utilizzati i messaggi pubblicitari fortemente geolocalizzati (visibili in un raggio inferiore alle due miglia) è i risultati sono molto positivi. Ovviamente, il sistema si basa sulla disponibilità, da parte dell’utente (e potenziale cliente) ad essere geolocalizzato: in Italia esiste ancora una certa diffidenza rispetto all’idea di fornire informazioni sulla propria posizione. Tuttavia, tornando agli Stati Uniti, le stime indicano che entro i prossimi tre anni gli investimenti pubblicitari geolocalizzati supereranno il 50% del budget complessivo destinato al marketing.
Sono dati che fanno riflettere e che portano chi gestisce una struttura turistica (ma non solo) a farsi una serie di domande: la mia struttura è pronta per raccogliere le opportunità offerte dal mobile? Il mio sito web è visitabile da smartphone? E’ semplice contattarmi, per chi arriva sul mio sito mobile (o sulla mia app)? Qual è la mia reputazione on line? Sono abbastanza social?
Rispondere a queste domande, e attivarsi laddove opportuno, potrebbe essere un modo per aiutare, almeno un po’, il comparto turistico italiano a recuperare parte del terreno perduto.