Con un fatturato stimato per il 2015 di 700 milioni di euro, Airbnb è il caso del momento. Ma perché piace tanto?
I numeri parlano chiaro: Airbnb è ormai un autentico colosso. Fondato nel 2008, oggi conta annunci in 34 mila città sparse in 200 nazioni. 25 milioni sono gli utenti che almeno una volta hanno usufruito del servizio in uno degli alloggi (oltre un milione) presenti sul sito. Il fatturato previsto per il 2015 sarà di circa 700 milioni di euro.
Ma da dove deriva questo successo? Innanzitutto, le commissioni sono basse sia per chi pubblica gli annunci, che per gli utenti: dal 6 al 12% per questi ultimi, appena il 3% per gli inserzionisti. La politica è chiara: guadagnare meno, ma guadagnare tutti. Soprattutto, puntare su un gran numero di piccoli inserzionisti, piuttosto che su poche grosse strutture (anche se qualche furbetto lo si torva sempre).
Piccolo è bello, insomma. E’ questo, dopo tutto, il vero cardine della filosofia Airbnb: trasmettere all’utente l’idea che in una struttura convenzionata si sentirà come a casa (quando si apre l’home page, non a caso, la prima cosa che si visualizza è il claim che recita “benvenuto a casa”); è che vi potrà vivere, di conseguenza, un’esperienza estremamente differente da quella che offre un classico hotel.
L’altra leva su cui fa forza Airbnb è, neanche a dirlo, il prezzo. Le strutture che compaiono su Airbnb offrono sistemazioni a prezzi logicamente inferiori rispetto all’hotel. Il che, tra l’altro, porta alcuni vantaggi: minori aspettative da parte degli utenti, e recensioni di conseguenza più positive.
Gli hotel, dal canto loro, offrono un livello di confort mediamente più elevato rispetto a chi pubblicizza la propria struttura si Airbnb. Che però può rimediare offrendo servizi personalizzati, ere e proprie “coccole”, che un albergo si sogna.
Airbnb concede poi agli inserzionisti migliori la possibilità di diventare “superhost”, e di ottenere così una specie di account premium. I requisiti per diventare superhost sono: almeno 10 ospiti in un anno, risposte veloci alle richieste degli utenti, poche prenotazioni cancellate e almeno ‘80% delle recensioni con 5 stelle.
Insomma, le opportunità di business, su Airbnb, ci sono tutte. Anche perché sbaglia chi pensa che gli annunci riguardino solo appartamenti o case private. Nella galassia delle piccole strutture, del resto, il confine tra privato e business è sfumato: basta fare qualche ricerca su Airbnb per scoprire che vi sono molti i B&B, per esempio.
Vale la pena tentare, se si ha un appartamento o qualche camera da affittare? Probabilmente sì. Ricordando però che la filosofia di fondo di Airbnb resta profondamente diversa rispetto, ad esempio, a quella di booking.com, e che gli utenti si aspettano altre cose. Soprattutto, si aspettano di “essere a casa”.
Idee e suggerimenti di Maurizio Vellano per la promozione del tuo agriturismo, b&b, cantina, prodotti tipici, ecc...
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lunedì 1 giugno 2015
martedì 24 giugno 2014
Pinterest lancia i promoted pins
Permetteranno di raggiungere un pubblico più ampio, saranno completamente fai-da te, funzioneranno con un costo-per-click e al momento sono in versione beta
Pinterest lancia i promoted pins. In pratica, sarà possible raggiungere una platea più vasta mettendo in evidenza le proprie caratteristiche migliori. La notizia è apparsa sul blog ufficiale : “Adesso, abbiamo aggiunto uno strumento per la realizzazione di Promoted Pins fai-da-te in modo che aziende di ogni tipo e grandezza possano promuovere i propri Pin per raggiungere più persone e ottenere più visite sul loro sito. Questi Promoted Pins saranno disponibili sulla base di un sistema cost-per-click dal sito ads.pinterest.com.”
Se si accede alla piattaforma ci si accorge che la medesima è ancora in versione beta (c’è una lista d’attesa per accedere ai test), ma si intuisce che il meccanismo è interessante: si sceglie un pin tra quelli più belli o interessanti pubblicati sulla pagina business della propria struttura (una vista spettacolare, un’immagine della propria camera più bella), e la si promuove. Come accade su Facebook si può profilare il target di riferimento della propria campagna, ed il meccanismo è quello del pay per click.
Non manca una analytics per monitorare l’andamento della campagna.
Pinterest è uno dei social che sono cresciuti di più negli ultimi anni, conta milioni di utenti (in maggioraza donne) attivi quotidianamente e vanta il più alto rapporto tra visitatori e transazioni on line: che ne dici, vale la pena fare un pensierino ai promoted pins?
Pinterest lancia i promoted pins. In pratica, sarà possible raggiungere una platea più vasta mettendo in evidenza le proprie caratteristiche migliori. La notizia è apparsa sul blog ufficiale : “Adesso, abbiamo aggiunto uno strumento per la realizzazione di Promoted Pins fai-da-te in modo che aziende di ogni tipo e grandezza possano promuovere i propri Pin per raggiungere più persone e ottenere più visite sul loro sito. Questi Promoted Pins saranno disponibili sulla base di un sistema cost-per-click dal sito ads.pinterest.com.”
Se si accede alla piattaforma ci si accorge che la medesima è ancora in versione beta (c’è una lista d’attesa per accedere ai test), ma si intuisce che il meccanismo è interessante: si sceglie un pin tra quelli più belli o interessanti pubblicati sulla pagina business della propria struttura (una vista spettacolare, un’immagine della propria camera più bella), e la si promuove. Come accade su Facebook si può profilare il target di riferimento della propria campagna, ed il meccanismo è quello del pay per click.
Non manca una analytics per monitorare l’andamento della campagna.
Pinterest è uno dei social che sono cresciuti di più negli ultimi anni, conta milioni di utenti (in maggioraza donne) attivi quotidianamente e vanta il più alto rapporto tra visitatori e transazioni on line: che ne dici, vale la pena fare un pensierino ai promoted pins?
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