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mercoledì 26 marzo 2014

Prenotazioni dirette: come fare?

La guerra con le OTA si fa sempre più spietata. Ecco qualche idea per disintermediare ed ottenere più prenotazioni dirette

Una guerra senza esclusione di colpi. E’ quella che vede contrapposte le strutture turistiche ai giganti delle OTA. Con la loro forza e la loro visibilità, queste ultime si frappongono tra le prime e i loro clienti, imponendo le loro – pesanti – commissioni.
Cosa può fare chi gestisce una piccola struttura, per difendersi dall’invadenza di questi giganti? Come perseguire la disintermediazione con il cliente finale? Una delle strategie migliori è sicuramente incentivare le prenotazioni dirette mediante il proprio sito web. Questo è noto da tempo. Ma quelli sono gli incentivi che paiono funzionare di più? Se lo è chiesto l’agenzia statunitense Overnight Success, che ha condotto un’inchiesta  su 2500 clienti. I risultati sono interessanti.
Per esempio, il 48% degli intervistati ha dichiarato di gradire, come incentivo alla prenotazione, la possibilità di ottenere una camera più bella allo stesso prezzo di una camera standard: soggiornare in una minisuite, una stanza con angolo cottura o con balcone a condizioni vantaggiose è percepito come un incentivo molto efficace alla prenotazione.
Subito dopo l’incentivo legato alla camera viene, come ci si può aspettare, quello legato al mangiare. Poter usufruire di un servizio in camera, di sconti e gratuità, da che mondo è mondo è una cosa molto gradita ai clienti.
A seguire, infine, gli utenti hanno giudicato di un qualche interesse il fatto di poter usufruire di sconti e convenzioni presso altre strutture, o per spettacoli ed eventi.
Si tratta, evidentemente, di consigli da calare nel contesto di ogni specifica realtà. Chi gestisce una struttura con poche camere, per esempio, potrebbe trovare poco interessante l’idea di fornire una stanza più bella al prezzo di quella standard. Una strategia che però potrebbe rivelarsi preziosa in periodo di bassa stagione.
Per quanto riguarda sconti e benefit legati all’enogastronomia, infine, albergatori e ristoratori italiani non hanno che l’imbarazzo della scelta. Da una piccola fornitura di prodotti da far trovare in camera, alla convenzione con un locale vicino per chi non fa servizio di ristorazione, le idee non mancano.
Il tutto, con il fine di incentivare i clienti ad effettuare una prenotazione diretta dal proprio sito web, e tagliare fuori le OTA e le loro commissioni.

lunedì 17 marzo 2014

Facebook: in arrivo gli spot pubblicitari

Dopo l’annuncio dell’anno scorso, è pronta l’attesa novità. Ecco cosa ci attende

Lo avevamo annunciato lo scorso anno qui, ora pare che la nuova feature sia in dirittura d’arrivo: su Facebook stanno per arrivare gli spot pubblicitari.
A pochi giorni dal restyling del design della bacheca – il nuovo layout sta comprarendo gradualmente agli utenti – è quindi in arrivo un’altra importante novità, che negli intenti di Zuckerberg dovrebbe portare un incremento degli introiti pubblicitari. Gli spot si chiameranno “Premium Video Ads”, e forniranno la possibilità, per gli inserzionisti, di creare campagne pubblicitarie basate, appunto, su un video.
Gli spot partiranno automaticamente sulle bacheche degli utenti, ma senza audio: sarà facoltà di chi visualizza, se incuriosito dalle immagini, aumentare il volume. Un compromesso tra efficacia e invasività che potrebbe funzionare.
Secondo il Wall Street Journal, nei soli USA le aziende spendono ogni anno 66 miliardi di dollari in inserzioni pubblicitarie: Facebook mira a prendersene una bella fetta. Uno spot sul Social in blu potrebbe arrivare a costare fino a 2 milioni di dollari al giorno.
Si tratta, chiaramente, di numeri riferiti a grandi aziende. Per chi gestisce una piccola struttura, in cosa si traduce tutto questo? Si sa della ritrosia di molti di fronte all’idea dei video promozionali: farli bene richiede tempo, competenza e, spesso, soldi. Ne vale la pena? La risposta potrebbe essere sì, e per un motivo molto semplice: come spesso abbiamo ribadito, la comunicazione sui social non è affatto come quella tradizionale. Le foto patinate o i video girati in maniera impeccabile da professionisti vanno bene in tv o, al limite, sul sito aziendale. Ma su Facebook – così come su Youtube, per esempio – anche un video girato da uno smartphone, se simpatico, interessante e, magari, virale, può riscuotere successo. Anche spendendo decisamente meno di quei due milioni di dollari al giorno per promuoverlo.
E, soprattutto, può portare visite e mi piace alla pagina fan.



lunedì 10 marzo 2014

Tripadvisor: per gli utenti continua ad essere importante?

Uno studio commissionato dal noto portale a PhoCusWright conferma il peso che viene attribuito alle recensioni

Tripadvisor sta perdendo autorevolezza? Secondo uno studio pubblicato poco tempo fa dall’agenzia PhoCusRight, sì, almeno in America. Ora però esce una ricerca, condotta sempre da PhoCusWright ma commissionata, questa volta, proprio da Tripadvisor, ed i risultati sono diametralmente opposti: il valore delle recensioni sarebbe in continuo aumento. Sarà un caso?
Il sondaggio ha raccolto il parere di 12000 utenti in diversi Paesi negli ultimi mesi del 2013.
Stando ai risultati, il 53% del campione ha affermato di non essere disposto a prenotare in un hotel privo di recensioni, e ben l’80% ha confermato di sentirsi rassicurato dalle review positive. Il 77% dice di consultare regolarmente Tripadvisor per scegliere la destinazione, ed il 65% preferisce le srutture che hanno ricevuto un riconoscimento dal portale.
E il problema dei commenti estremi, o delle recensioni false? Secondo Tripadvisor non esiste: dallo studio emergerebbe che gli utenti sono, o pensano di essere, in grado di filtrare le recensioni non attendibili, e di concentrarsi sulle altre: ogni utente afferma di leggerne almeno 6 prima di prendere una decisione.
Anche su Tripadvisor, poi, le immagini hanno sempre più importanza: per il 73% degli intervistati contano quanto i commenti.
Insomma: sembrerebbe andare tutto bene per il noto portale di recensioni. Anche se il fatto che lo studio sia stato commissionato proprio dallo stesso Tripadvisor lascia aperto qualche legittimo dubbio.

lunedì 3 marzo 2014

Prenotazioni: sempre più da mobile

Paul Hennessey di Booking.com rivela i trend in atto sul noto portale
Ecco come si esprime su hospitalitynet, riguardo all’importanza del canale mobile, Paul Hennessey, CMO di Booking,com: “Sulla nostra piattaforma abbiamo visto uno spostamento nel comportamento dei consumatori, dalla semplice prenotazione last minute alla pianificazione, alla ricerca, alla prenotazione e all’utilizzo delle funzionalità post-prenotazione [il tutto sempre da mobile, n.d.r]. Ecco perché per noi è vitale offrire un’esperienza di alto livello dall’inizio alla fine, perché possa funzionare bene sia nell’immediato che nel lungo termine”.
Se tutto questo vale per un gigante come Booking.com, resta altrettanto importante anche per chi gestisce una piccola struttura. Da un lato, non si può ormai prescindere dall’avere una versione mobile del proprio sito, o almeno un sito responsive, in grado cioè di riconoscere il dispositivo da cui l’utente sta effettuando l’accesso (smartphone, tablet o pc), ed adattarvisi automaticamente. 
Dall’altro, però, anche questo non basta più. Il canale mobile non può più essere visto come una mera copia di quello standard, bensì come qualcosa di diverso. Se, infatti, è in crescita il numero di coloro che fanno tutto da smartphone, usandolo di fatto come un pc, resta pur vero che la particolarità del suo utilizzo resta legata al fatto di trovarsi in movimento, magari già in viaggio, e di dover scegliere rapidamente una sistemazione nei paraggi: il 31% delle prenotazioni da mobile avvengono entro le 72 ore dall’arrivo.
In quest’ottica, forse è giunto il momento di dotare il proprio sito mobile di sezioni dedicate ed espressamente pensate per intercettare il cliente last minute, che si trova magari nei dintorni. Con piani tariffari ad hoc, con strategie di local marketing e sfruttando ancora di più i canali social.

lunedì 3 febbraio 2014

L’arte di lanciare le notizie

Nel social media marketing avere cose da dire è importante, ma stimolare il cliente a leggerle lo è altrettanto.

E’ una regola universale: la qualità paga. Nei servizi offerti da una struttura, come nei contenuti pubblicati sui social per promuovere la propria attività. Ed è anche uno dei mantra degli ultimi aggiornamenti di Google: ad essere premiati, sono i contenuti di qualità. Originali, innovativi, utili. Quelli, insomma, che spingono il lettore – cliente della struttura, o potenziale tale – a cliccarci su per saperne di più, e magari a inviare una e mail per richiedere informazioni o per prenotare.
Giusto, giustissimo. Ma pubblicare contenuti di qualità, da solo, non basta. Oggi, infatti, viviamo costantemente connessi ed immersi in un flusso continuo di informazioni, promozioni, pubblicità, stimoli di ogni genere. La bacheca di Facebook e la TL di Twitter finiscono con lo scorrere sempre più velocemente, senza che qualcosa catturi davvero la nostra attenzione.
Per questo, diventa sempre più importante il modo un cui si lancia una notizia, un contenuto. La maniera in cui lo si presenta al pubblico, può davvero fare la differenza, oggi.
Facciamo un esempio. Nel nostro locale è appena arrivato un nuovo cuoco. Sta rinnovando lo stile della cucina, con soluzioni originali e piatti di qualità. Si tratta di un’informazione importante, da condividere con chi ci segue. Decidiamo quindi, con una buona idea, di realizzare una breve intervista con lui, da pubblicare sul sito e linkare poi sui social network, per attirare visite.
A questo punto, ciò che può fare la differenza è il modo in cui lanciamo la notizia. Un conto è, per esempio, accompagnare il link con un banale e piatto “Vi presentiamo il nostro nuovo cuoco”. Ben altro esclamare entusiasti “Passione, competenza e originalità: rivoluzione in arrivo a – segue nome del locale”.
La differenza d’appeal tra il primo lancio e il secondo appare abbastanza evidente, al pari della diversa capacità di attirare click e visite al sito della struttura.
Questa tecnica, se possibile, assume una rilevanza ancora maggiore su Twitter, dove ci si gioca tutto in poche parole: tolto il link alla news sul sito (che si può abbreviare utilizzando servizi come bitly.com), restano non più di 120 caratteri. Fondamentale scegliere i termini giusti.
Del resto, si tratta di una tecnica utilizzata da sempre dai titolisti dei giornali per attirare le vendite (una volta c’erano pure gli strilloni ai lati della strada). Bene: oggi, chi fa social media marketing per promuovere la propria struttura, in fondo, diventa proprio il giornalista della propria attività. Ed i titoli, già importanti sui giornali, lo sono ancora di più sui social network.

lunedì 27 gennaio 2014

Google, immagini e copyright: novità in arrivo

Cercare immagini su Google è una prassi quotidiana, complicata dal problema dei diritti d’autore. Ora Google ha introdotto nuove funzionalità che chiariscono le cose.

Non ci stancheremo mai di ripeterlo: il social media marketing ha messo le immagini al centro della strategia comunicativa. Lo sa bene chi gestisce, per esempio, la pagina Facebook – o il profilo Instagram, o Pinterest – di una struttura ricettiva, di un piccolo hotel, di un B&B, di un agriturismo, una cantina o un frantoio.
Bene, a tutti sarà capitato di rivolgersi all’onnipresente Google per cercare delle immagini. E magari di trovarne che fanno al caso nostro, ma di essere assaliti dal dubbio: saranno coperte da copyright? Le posso utilizzare senza il rischio di ricevere una lettera poco gentile da parte del loro autore, nel caso mi scopra? Fino ad ora l’incertezza, in questi casi, è stata la norma.
Ora, finalmente, le cose cambiano. Google ha infatti introdotto una serie di filtri nella propria ricerca per immagini, che permettono di selezionare i risultati in base al tipo di copyright da cui sono coperti. Per scoprirle, è sufficiente cliccare su “immagini” dalle opzioni, quindi “strumenti di ricerca”, infine “diritti di utilizzo”.
A questo punto si apre un menu a tendina con una serie di opzioni, relative appunto al tipo di copyright.
La prima è “contrassegnate per essere riutilizzate”, e si riferisce a tutte le immagini che possono essere usate per scopi personali o didattici
“Contrassegnate per riutilizzo commerciale” filtra invece quelle che possono essere destinate, ad esempio, a brochure promozionali.
”Contrassegnate per essere riutilizzate con modifiche” prevede immagini che possono essere utilizzate per scopi personali o didattici, anche dopo essere state modificate.
“Contrassegnate per il riutilizzo commerciale con modifiche” raggruppa infine quelle che possono essere destinate ad attività promozionali, ed essere modificate a tale scopo.
Insomma, il sistema appare chiaro e semplice. E permette, finalmente, di accedere con tranquillità allo sterminato e prezioso archivio fotografico di Google Immagini.

martedì 3 dicembre 2013

Facebook e le stelle per dare un voto alle attività

Da qualche tempo sulle bacheche degli utenti compare un nuovo sistema di valutazione delle attività commerciali, basato sulle stelline. Perché e come funziona?

L’avrete notato in molti. Da qualche tempo, quando si accede al proprio profilo facebook, compaiono sulla destra una serie di link che invitano ad assegnare un numero di stelline (da una a cinque) alle attività a cui in precedenza avevamo fatto “mi piace”. Ristoranti, hotel, agriturismo, bar, cantine. Ora chiunque abbia aperto una Pagina relativa alla propria struttura può venire “giudicato” dai propri fan.
Perché Facebook ha introdotto questa novità? Per rispondere, è necessario fare un passo indietro. Già ai tempi dell’introduzione dei limiti alla visibilità dei post pubblicati dalle pagine con conseguente introduzione dei post sponsorizzati, (http://bit.ly/ZfBxme), lo scopo di Facebook era, oltre che aumentare gli introiti, limitare l’inflazione delle fan page e dei contenuti da esse generate. In altre parole: la comunicazione su Facebook è sempre stata basata sul tasto “like”, ma con il passare del tempo, questo simbolo rischia di divenire inflazionato e perdere rilevanza. Se i miei amici di Facebook cliccano ogni giorno “mi piace” ad un gran numero di pagine ed ai loro contenuti, avrò sempre meno interesse ad andare a vedere di cosa si tratta (erosione del potere della riprova sociale). Ecco quindi che Zuckerberg e soci sono corsi ai ripari con uno strumento diverso, in grado di richiamare maggiore interesse (almeno nei loro piani) proprio grazie all’effetto novità.
Oltre alla possibilità di assegnare stelline, Facebook permette di visualizzare quali nostri amici hanno votato qualche attività, ed il voto medio ottenuto dalle pagine a cui abbiamo fatto “mi piace”. Quali conseguenze porta tutto questo? Sicuramente, spinge ad un’interazione, e quindi un rapporto, molto più stretto tra struttura e fan. Se infatti un like può essere dato in maniera distratta, senza essere particolarmente legati alla relativa Pagina, l’assegnazione di un voto comporta un’attenzione decisamente maggiore. Da un lato, questo è un bene per chi gestisce la Pagina: avere fan attenti è un vantaggio (il vecchio adagio del meglio pochi ma buoni). Dall’altro, ci si chiede se esista il rischio che insorga un “effetto Tripadvisor”, con tutti i relativi problemi del caso. Il pericolo forse c’è, ma il contesto appare così differente da tranquillizzare gli operatori.

lunedì 25 novembre 2013

Italiaslow: un’occasione per i territori minori

Non tutti possono vantare monumenti famosi, vini di prestigio internazionale o sono inseriti in territori noti in tutto il mondo. Italiaslow ha pensato ad un modo alternativo per promuoversi comunque.

Sei un operatore turistico? Hai una struttura, un B&B, un agriturismo, un ristorante o un piccolo Hotel? Sei un produttore di vino, olio, salumi o altri prodotti? Se appartieni ad una di queste categorie, nessuno meglio di te sa che il modo più efficace per promuovere la tua attività consiste nel far conoscere il territorio in cui opera. Le bellezze naturali ed architettoniche, i paesaggi, i prodotti, la cucina ed i vini sono i motivi che spingono i turisti a visitare un determinato territorio, e questo va da sé. Qui, però, spesso nascono i problemi.
Non tutti, infatti, possono vantare una Valle del Templi, una Reggia di Caserta o un S. Giminiano nei paraggi, tanto per fare alcuni esempi che rendano l’idea. E non tutti sono inseriti in un territorio dove esistono già punte d’eccellenza conosciute in tutto il mondo, in grado di far da traino a tutta la regione. Per intenderci: il Barolo è la ciliegina sulla torta per le Langhe, così come il Chianti lo è per l’omonimo territorio toscano.
L’Italia è piena di zone considerate “minori”, perché non dotate di risorse di particolare fama e richiamo internazionale, e che per questo fanno fatica a farsi conoscere. Nonostante posseggano spesso tesori nascosti, bellezze e fascino che fanno esclamare a chi li scopre: “l’avessi saputo prima!”.
Sovente, inoltre, il modo migliore per andare alla scoperta di questi territori poco battuti dalle rotte del grande turismo, è farlo lentamente. Niente auto, né treno. Viaggiare in bici, o a piedi, per avere il tempo di gustarsi ogni panorama, ogni dettaglio. Per scoprire ciò che sfugge agli occhi frettolosi del turismo mordi e fuggi. Il successo del Cammino di Santiago di Compostela (pur dovuto anche all’importante componente religiosa) la dice lunga su questo modo di intendere il viaggio.
E’ questo il ragionamento che sta alla base del progetto Italiaslow, presentato il 15 novembre scorso all’Agrietur di Arezzo da Eguides. Il portale www.italiaslow.eu permette a chi aderisce di essere presente con la propria struttura, e di proporre itinerari (anche tematici) visualizzabili su mappa con traccia GPS in formato GPX. Disponibile anche la versione mobile.
Chi è interessato a maggiori informazioni può contattare il team Eguides a info@eguides.it.

eCommerce e turismo: è boom

Crescita in doppia cifra per le vendite on line nel settore turistico in Italia. Aumentano anche le vendite da mobile

Le cifre parlano chiaro. Nell’ultimo anni, le vendite on line nel settore turistico in italia sono cresciute del 13% ed hanno raggiunto il 43% delle vendite totali. Lo dice l’Osservatorio eCommerce B2C di Netcomm e School of Management del Politecnico di Milano. Un dato significativo su tutti: la percentuale di italiani che hanno effettuato un acquisto su Internet negli ultimi tre mesi è del 20%.
C’è però il rovescio della medaglia. L’Italia resta indietro rispetto agli altri paesi europei. E il boom dell’eCommerce nel settore turistico riguarda il viaggio in sé più che la destinazione: il 75% delle transazioni on line riguarda l’aquisto di biglietti aerei o per i treni, e solo il 25% ha a che fare con prenotazioni presso hotel, B&B e agriturismo. Percentuale oltretutto trainata per lo più da acquisti da parte di turisti stranieri che intendono venire a visitare il Belpaese.
Un altro dato interessante riguarda le transazioni da dispositivi mobile: +20% rispetto all’anno scorso, tanto che la cifra totale delle vendite perfezionate tramite smartphone e tablet ha ormai superato la soglia fatidica del milardo di euro.
Quest’ultimo dato in particolare porta a riflettere sull’importanza ormai indiscutibile del canale mobile per la promozione della propria struttura turistica. Essere dotati di una versione mobile moderna, aggiornata ed efficace del sito consente di cogliere nuove opportunità di promozione, e di fare marketing di prossimità in una maniera sconosciuta a chi è fermo alle solite pagine web.

martedì 5 novembre 2013

Tripadvisor: American Express a garanzia delle recensioni

Il celebre (e temuto) portale avvia una partnership con AE per aumentare l’affidabilità delle recensioni

E’ il principale problema di Tripadvisor: chi si cela dietro le recensioni? Non avere notizie sull’autore, ovviamente, mina alla base la credibilità di una recensione. Gli uomini di Tripadvisor lo sanno bene, e sono corsi ai ripari siglando un accordo con American Express. Come funziona?
In pratica, ogni utente del portale di recensioni avrà la possibilità di collegare al proprio account il numero della carta di credito. A collegamento avvenuto, ogni recensione scritta da quell’utente sarà accompagnata dalla scritta “Amex card member review”.
Cosa comporta tutto questo? Da un lato, attribuire una patch al recensore (che pure resta anonimo) ne aumenta in qualche modo la credibilità. Dall’altro, un utente “certificato” può essere visto come un utente esperto e, in quanto tale, più autorevole.
Anche gli utenti traggono vantaggio dalla partnership: oltre a controllare quando un altro possessore di America Express recensisce una struttura già giudicata da loro, potranno infatti usufruire di una serie di sconti e vantaggi ogni qual volta acquistano on line direttamente tramite Tripadvisor.
Infine anche American Express, ovviamente, tra vantaggio dall’accordo perché è un modo per incentivare i clienti all’utilizzo della carta e di conseguenza fidelizzarsi.
Qual è l’unico problema, almeno per gli utenti italiani? Neanche a dirlo, che il servizio per il momento è riservato agli utenti statunitensi, canadesi, australiani ed inglesi. Tutto lascia supporre, tuttavia, che presto verrà esteso agli altri paesi.

lunedì 28 ottobre 2013

Instagram: consigli per l’uso

Insieme a Pinterest, è il social più “cool” del momento. Ecco come utilizzarlo al meglio per fare social media marketing per la propria struttura

E’ Instagram mania. Il social delle immagini quadrate in stile polaroid, rese vintage dalla serie di filtri speciali, ha vissuto nell’ultimo anno un vero e proprio boom. Com’è noto, si tratta di una applicazione disponibile per la maggior parte dei dispositivi mobili (iOs, Android e, come annunciato all’ultimo Nokia World, anche per Windows Phone 8, dal prossimo novembre), che permette di elaborare le fotografie scattate con una serie di filtri ed effetti, in modo da renderle estremamente accattivanti, spesso con uno stile vintage: un classico, per esempio, è l’utilizzo della patina “seppia”.
Tutto molto divertente: ma può essere utile per promuovere una struttura? La risposta è sì, a patto che vengano rispettate alcune condizioni.
La prima: se decidete di usare Instagram per fare social media marketing, usatelo davvero. Ossia: siate presenti. E’ un suggerimento che vale per tutti i social: gli utenti che decidono di seguirvi, si aspettano che pubblichiate materiale (in questo caso, immagini), e che interagiate. Il dialogo con gli utenti, che in questo caso sono anche i potenziali o reali clienti, è parte integrante, anzi fondamentale, dell’attività di promozione. Se un utente commenta una foto, è d’obbligo rispondere, preferibilmente in breve tempo. Sempre con il piglio informale ed ironico caratteristico degli ambienti social.
Per lo stesso motivo: catturate i dietro le quinte. Cogliete l’attimo. Gli utenti amano scoprire il lato umano delle aziende. Fate vedere le persone, i vostri collaboratori mentre lavorano. L’importante è comunicare una sensazione di genuinità, di schiettezza. Vade retro copertine patinate in stile brochure.
Instagram può essere poi un buon modo, diverso dal solito e divertente, per lanciare promozioni. Non ci avete mai pensato? Abbinare le immagini a una promozione particolare, magari riservata ai propri follower, potrebbe essere una buona idea di marketing.
Anche su Instagram, come in ogni ambiente, è poi utile monitorare cosa fanno i competitor. Sicuramente c’è qualcuno più esperto e bravo di noi. Curiosiamo sul suo profilo per vedere cosa combina: potremmo ricavarne idee interessanti.
Last but not least: usate i filtri. Semplice da usare ed immediato, Instagram consente di ottenere effetti davvero sorprendenti ed originali. Per immagini che colpiscono.

lunedì 21 ottobre 2013

Il post perfetto su Facebook: ecco come fare

Un’infografica pubblicata da Salesforce suggerisce una serie di regole per ottenere i migliori risultati dalla pubblicazione dei propri contenuti

Parole accattivanti, un’immagine che colpisce, un link che incuriosisce ed invita a cliccarci su, una domanda o un sondaggio che spingono chi legge a rispondere. Quali sono le regole per un post perfetto su Facebook? Ottenere il massimo delle interazioni è l’obiettivo di chiunque faccia social media marketing, ma come riuscirci? Jennifer Burnham, Social Strategy e Content Director di Salesforce, dà alcuni consigli con un’interessante infografica, pubblicata originariamente qui .


Innanzitutto, la Burnham suggerisce di contenere la lunghezza del testo: evitare di superare i 90 caratteri (che a dire il vero sono pochini: un tweet ne può contare 140), link compresi. In ogni caso, ricordarsi che il marketing sui social ha regole diverse da quello standard: mantenete sempre un tono personale. Una delle regole d’oro, poi, per incentivare le interazioni, è fare domande: chiedere un parere su una determinata caratteristica dell’azienda, su una ricetta della cucina o sul colore da utilizzare per ritinteggiare una parte della struttura, promuovere un sondaggio tra i propri clienti, è una delle tecniche più efficaci per spingerli ad interagire e a parlare di noi.
Anche le immagini, ovviamente, aiutano a catturare l’attenzione del lettore. Un post su Facebook dovrebbe sempre esserne corredato, meglio se quella utilizzata non supera i 300x300 px, contiene volti di persone in primo piano e colori accesi, come il rosso e l’arancione. Ma come raggiungere il più elevato numero di fan? Ormai da oltre un anno, si sa http://bit.ly/ZfBxme , quando si pubblica un post tramite una pagina, non si raggiungono più tutti i propri fan, ma solo una percentuale del loro totale, comunque inferiore al 20%. Se volete avere la massima visibilità, dovete pagare e ricorrere ai post sponsorizzati. E Salesforce suggerisce di farlo, in modo da assicurare la massima visibilità ai propri contenuti entro 24 ore dalla loro pubblicazione.
In ogni caso, mai dimenticare che ormai oltre la metà degli utenti accede a Facebook e consulta la bacheca da un dispositivo mobile (spesso uno smartphone). Ecco quindi che diventa sempre più importante proporre contenuti agili, snelli, con testi brevi e sintetici, che spingano ad interazioni veloci.
Ovviamente, dopo aver pubblicato, è fondamentale restare ben presenti ed alimentare la conversazione. Se gli utenti rispondono, o fanno domande, è importante replicare con prontezza e dimostrarsi sempre disponibili.
Infine, non dimenticare di utilizzare Insight per monitorare l’andamento del proprio Social Media Marketing e dedurne le relative modifiche da apportare o le strategie che si sono rivelate vincenti.



mercoledì 9 ottobre 2013

Strutture ricettive italiane: piccolo è bello. Ma per quanto ancora?

La maggioranza delle strutture ha meno di 20 dipendenti. Apparentemente, una ricchezza per il Bel Paese. Ma è un modello sostenibile in un mondo globalizzato e dominato dagli intermediari?

Federalberghi parla chiaro, con il proprio Datatour 2013 : la stragrande maggioranza delle strutture ricettive italiane ha meno di 20 dipendenti. Spesso, molti meno. Piccole pensioni a gestione famigliare, affittacamere, B&B, agriturismi sono la colonna vertebrale su cui si regge l’ospitalità italiana, soprattutto in provincia e nelle campagne. Eppure, spiega il Presidente Bernabò, nel 2013 questo modello non è più competitivo. Le piccole strutture non avrebbero infatti potere contrattuale con i grandi mediatori (soprattutto con le OTA), mancherebbero della capacità di penetrare i mercati internazionali, non riuscirebbero ad acquisire un’adeguata visibilità presso i potenziali clienti.
Dichiarazioni pesanti. E le reazioni da parte di chi dovrebbe sentirsi rappresentato da Federalberghi, ovvero gli albergatori, non sono ovviamente mancate. Del resto, le argomentazioni a difesa delle piccole strutture sparse da nord a sud lungo la Penisola non mancano. I turisti stranieri sono spesso alla ricerca proprio delle piccole realtà familiari, testimoni di una storia e di una cultura centenarie: si tratta di un fiore all’occhiello italico che la clientela internazionale di sicuro non vorrebbe perdere. Anzi: molto spesso sono proprio le dimensioni familiari, il contatto diretto tra il proprietario e la clientela, il “calore umano”, a conferire alle piccole struttre un vantaggio sostanziale nei confronti dei grandi alberghi, delle catene e degli hotel dai grandi numeri. Non è un caso se spesso, su Tripadvisor, le strutture con il giudizio medio più elevato siano proprio piccole bomboniere che, grazie ai numeri contenuti ed al contatto diretto, riescono a “coccolare” i clienti e a fornire standard di qualità inarrivabili per strutture di maggiori dimensioni.
A fronte di tutto questo, è innegabile che alcuni problemi rimangono. Tra i principali, la scarsa capacità contrattuale con i grossi intermediari (OTA, ma non solo), e la difficoltà ad avere una adeguata visibilità. In quest’ottica, appare sempre più evidente come trovare canali alternativi di promozione e vendita, al fine di disintermediare il rapporto con il cliente, sia una priorità sempre più rilevante per le piccole strutture. Soprattutto se si tratta di opportunità low cost. Ecco quindi che un utilizzo corretto ed efficace dei canali social, un miglioramento delle strategie per il mobile ed il local search marketing (il tutto adeguatamente shakerato in un unico cocktail), diventano preziose risorse alternative. La strada da percorrere, per la moltitudine di piccole strutture italiane, non può che passare da qui. E da una relativa, adeguata formazione.

lunedì 23 settembre 2013

Google+ Local: ecco come fare


Un piccolo vademecum per configurare al meglio la pagina della propria struttura

A Mountain View, evidentemente, credono molto in Google+. Tanto che le novità inerenti il social della Big G sono praticamente continue. Una delle più interessanti dell’ultimo anno, per quanto riguarda l’area business e le ricerche local, è stata la migrazione dalle vecchie pagine Google Places, alle nuove Google+ Local. Molti gestori di strutture ricettive, tuttavia, non hanno ancora effettuato il passaggio. Vediamo ora come fare, in pochi passi.
Innanzitutto, è necessario avere un account gmail, ed essere iscritti a Google+ con un normale profilo privato, come quello di Facebook. A questo punto, occorre cercare la scheda della propria struttura (se c’è) su Google Maps. Una volta trovatala, si clicca su “Gestisci questa Attività”. In breve tempo, Google invia una cartolina con un codice di verifica. Reclamata la scheda, è possibile associarla ad una nuova pagina Google+, completa di tutte le informazioni e le immagini della struttura. A questo punto, le medesime saranno visibili anche sulla pagina Local da parte di chi vi accede tramite Maps.
In teoria è tutto molto semplice, in pratica la cose si complicano un po’. Noi stessi, durante le prove, abbiamo constatato che utenti diversi visualizzano grafiche e menu differenti relativi alle proprie pagine. Il problema è che Google sta lentamente compiendo il passaggio al nuovo sistema delle pagine Local, e questo non avviene in contemporanea per tutti. Quindi alcuni utenti potrebbero già visualizzare la nuova grafica, e non avere problemi a seguire le istruzioni. Altri, potrebbero ancora visualizzare il vecchio Places. In questo caso, non resta che pazientare ed attendere il proprio turno.
L’importanza dell’operazione è in ogni caso evidente. Google+, in tutte le sue estensioni, si sta sempre più affermando come strumento per migliorare la visibilità on line e la brand reputation della propria struttura. Inoltre, la continua ascesa del mobile fa delle ricerche di prossimità una strategia di marketing fondamentale per il prossimo futuro. Ecco quindi che le pagine Local diventano uno snodo cruciale. In attesa di altre novità.

Web marketing su Twitter: qualche consiglio

Ostico per molti, il social degli uccellini può rivelarsi utile. A patto che…

O lo ami o lo odi. Twitter non conosce mezze misure e divide il popolo della rete tra coloro che lo utilizzano in maniera compulsiva, e quelli (la maggior parte) che hanno un rifiuto fisiologico verso hashtag, menzioni e retweet. E che di conseguenza non prendono nemmeno in considerazione l’idea di utilizzarlo come strumento di web marketing per la propria attività.
In realtà anche Twitter, se usato bene, può essere uno strumento utile per un hotel, un ristorante, un agriturismo o un B&B. Innanzitutto, ovviamente, è fondamentale superare lo scoglio iniziale: l’Uccellino Blu tende a risultare ostico per chi è alle prime armi. L’utilizzo degli hashtag complica la lettura per chi non vi è abituato, ed il limite dei 140 caratteri può apparire troppo restrittivo. In realtà, una volta abituatisi, si scopre che tutto funziona in modo naturale. A questo punto, è fondamentale tenere bene a mente una vecchia regola, che vale per tutti i social (Facebook compreso): meglio pochi ma buoni. In altre parole, è poco remunerativo (oltre che dispendioso) dare la caccia ad un grande numero di persone per aumentare rapidamente il numero dei propri follower (qui in ogni caso, una guida rapida per chi volesse sperimentare gli annunci pubblicitari), se poi questa platea non è davvero interessata a ciò che abbiamo da dirle, e alla nostra attività. Molto meglio concentrarsi sul proprio orticello, far sì che i follower siano autentici e convinti sostenitori della nostra attività, e soprattutto curare il rapporto con loro.
Qui viene il bello. Cosa fare per ottimizzare le interazioni con i propri follower? Ricordiamo che un retweet equivale ad un condividi su Facebook: amplifica in modo esponenziale la visibilità di un tweet, e porta di conseguenza nuovi follower. Innanzitutto, occorre pensare al momento più adatto per twittare. Le Twitt List (TL) degli utenti sono infatti dei nastri trasportatori che scorrono velocissimi: un tweet viene trascinato in basso e scompare nell’arco di poco tempo, molto più in fretta di quanto avvenga su Facebook. La scelta del momento in cui twittare si rivela quindi strategica. Spesso, i momenti migliori sono pausa pranzo-primo pomeriggio, e ore serali prima e dopo cena. Ottimo momento, soprattutto per chi ha un’attività ricettiva, il venerdì pomeriggio, ed il week end in generale.
A questo punto, spesso, sorge un’altra domanda? Quanto Twittare? Alcuni utenti si convincono che per aumentare i propri follower occorre un gran numero di tweet giornalieri. Non è vero, anzi: twittare troppo può essere, come spesso accade, controproducente. 4 tweet al giorno possono bastare. L’importante è che ad essi segua la dovuta interazione: del resto se si chiamsa social network, un motivo ci sarà! Nulla è più antipatico di un’interazione cui segue il silenzio. Se un follower ci risponde, è fondamentale replicare a nostra volta. Se proprio siamo di corsa e non ci viene in mente nulla, c’è un comodo strumento che Twitter ci mette a disposizione: l’aggiunta ai preferiti (il simbolo della stella). “Stellinare” un tweet è un po’ l’equivalente del like messo ad un commento ad un post su Facebook: consente di ringraziare quell’utente per aver partecipato ad una nostra discussione.
Ma quali regole seguire per la scrittura dei Tweet? Innanzitutto, sebbene oggi vadano di moda e compaiano un po’ ovunque, è bene non esagerare con gli hashtag: non dimentichiamo che per molti costituiscono un ostacolo ad una lettura scorrevole, e risultano graficamente fastidiosi. Fondamentali sono poi lo stile e la correttezza grammaticale e sintattica: il limite dei 140 caratteri non è una scusa per esagerare con le abbreviazioni, e gli errori di battitura sono sempre fastidiosi.
Infine, meglio evitare di collegare gli account Twitter e Facebook. I due social network sono profondamente diversi, hanno regole differenti ed utenze con differenti abitudini. Raramente ciò che funziona su Twitter fa altrettanto su Facebook. Meglio quindi tenere gli account separati ed al limite usare Twitter, con una breve frase introduttiva e lasciata in sospeso, per incuriosire, come rampa di lancio per i post su Facebook, in modo da attrarre nuovi like e nuovi fan.
Ciò detto: le regole, sui social network, non sono mai ferree, e lo spazio per le eccezioni abbonda. Non resta che provare e sperimentare: più si riesce ad essere creativi, più si ottengono risultati.

lunedì 9 settembre 2013

Wi Fi gratuita e prenotazioni: un servizio ormai indispensabile

Diverse inchieste hanno recentemente dimostrato l’importanza di avere una wi fi gratuita nella propria struttura per incrementare le prenotazioni

Wi fi, croce e delizia delle strutture ricettive italiane. Da un lato, i recenti sviluppi in materia inseriti nel Decreto del Fare emanato dal Governo in carica hanno riportato alla luce tutte le contraddizioni ed i limiti della legislazione italiana a riguardo. In un primo momento, è parso addirittura che l’Esecutivo intendesse ripristinare le condizioni previste dal Decreto Pisanu (obbligo di tracciabilità per ogni dispositivo che si connette alla wi fi); in un secondo momento, a seguito della vibranti proteste emerse da una larga fetta dell’opinione pubblica, il Governo ha fatto marcia indietro: tutto resta come prima. Ovvero: nessun obbligo di tracciabilità ma (e questo viene generalmente taciuto dai Media che si occupano della vicenda) responsabilità da parte del gestore della struttura ricettiva che mette a disposizione il wi fi, sulle attività on line da parte dei dispositivi connessi. Il che suggerisce che prevedere un login in grado di identificare le connessioni sia una pratica comunque consigliabile.
Lasciando da parte le beghe normative, quanto è importante avere oggi una wi fi gratuita all’interno della propria struttura ricettiva? A quanto pare, molto. Anzi, sempre di più. Lo raccontano due recenti inchieste condotte da Trivago e Intercontinental Hotel Group (IHG). Il primo ha sondato le ricerche on line di 30.000 italiani che stavano cercando una destinazione per le proprie vacanze estive, tramite un’elaborazione statistica dei filtri di ricerca utilizzati per la scelta della struttura ricettiva preferita. Ne è emerso che il wi fi gratuito è stato uno dei parametri più ricercati, secondo solo al parcheggio interno e davanti a ristorante, piscina e possibilità di portare animali. Tra i giovani, poi, il wi fi viene dato praticamente per scontato, ed in generale il servizio è considerato un must per un viaggiatore su 4.
Se un tempo, inoltre, il wi fi era ritenuto importante solo per la clientela business, oggi non è più così. Lo dimostra la ricerca condotta da IHG su 10.000 viaggiatori per lavoro in tutto il mondo. Ebbene, i risultati sono abbastanza sorprendenti: la maggior parte degli utenti, sebbene si trovasse in struttura per lavoro, non cercava il wi fi per ragioni lavorative, bensì per rimanere in contatto con i propri cari. L’aspetto social, evidentemente, è ormai irrinunciabile nelle vite di parecchie persone, sempre ed ovunque. Per il 61% dei viaggiatori, la presenza di una connessione è stata valutata più importante di TV o frigobar in camera. Il 44% ha affermato di aver insegnato a genitori ed addirittura nonni ad utilizzare servizi di chat come Skype, per poter restare costantemente in contatto. La stessa percentuale ha dichiarato di utilizzare servizi di messaggistica istantanea per poter vedere il proprio animale d’affezione rimasto a casa.
Insomma: il wi fi gratuito è sempre più irrinunciabile per un target di clienti sempre più ampio. Non resta che augurarsi che il Legislatore ne prenda atto ed emani un quadro normativo finalmente all’altezza di quelli del resto d’Europa.

lunedì 24 giugno 2013

Tripadvisor e le recensioni Rapide: un aiuto per le strutture?

Il portale di recensioni dà la possibilità di inviare un messaggio ai propri clienti per invitarli a recensire la struttura

Strutture turistiche e Tripadvisor, un rapporto difficile. E’ innegabile che i gestori di hotel, B&B, Agriturismo, ristoranti, nutrono in genere scarsa simpatia nei confronti del celebre portale di recensioni, nonostante il medesimo sia spesso, oltre che una potenziale fonte di problemi, anche un’opportunità per migliorare la propria reputazione on line. Proprio per sottolineare questo secondo aspetto, e per venire incontro alle esigenze dei gestori, quelli di Tripadvisor hanno sviluppato le Review Express (Recensioni Rapide).
Ottenere recensioni positive, si sa, è uno dei crucci di chi gestisce strutture (qui alcuni consigli) . Il sistema delle Recensioni Rapide di Tripadvisor dovrebbe costituire uno strumento in più nelle mani dei gestori. Si tratta di una nuova funzionalità che permette a chiunque sia registrato sul portale come gestore della propria struttura, di inviare messaggi a clienti che ci hanno da poco visitato, invitandoli a scrivere una recensione. Qui il tutorial di Tripadvisor. E’ evidente che lo scopo del portale è anche di aumentare il proprio numero di iscritti, e di conseguenza di recensioni; ma è altrettanto innegabile che le Recensioni Rapide possono costituire un aiuto anche per chi gestisce una struttura.
Il sistema è molto semplice, rapido ed intuitivo, e permette al cliente che riceve il messaggio di pubblicare, con pochi click, la sua recensione. Tripadvisor dà la possibilità di creare liste di destinatari (massimo 1000 per volta), oppure di aggiungere gli indirizzi manualmente. E’ anche possibile aggiungere un logo o una foto della struttura, per personalizzare il messaggio e rendersi immediatamente riconoscibili agli occhi dei clienti. C’è anche la possibilità di selezionare la lingua desiderata: in questo modo le call-to-action saranno visualizzate dai clienti nella lingua selezionata. Tutti i messaggi inviati vengono infine salvati nell’apposita sezione, permettendo la creazione di un archivio.
Resta piuttosto evidente che esistono molte altre tecniche per incentivare le recensioni, e per restare in contatto con i propri clienti (la classica, vecchia newsletter, di cui abbiamo parlato qui , per esempio, permette di perseguire entrambi gli scopi). Ed è altrettanto evidente che sarebbe opportuno invitare i clienti a non recensire la struttura soltanto su Tripadvisor. Però, per una volta, si può anche apprezzare lo sforzo di Tripadvisor per venire incontro alle esigenze di albergatori e ristoratori.

lunedì 6 maggio 2013

Google Adwords e Google+, sempre più integrati

Diversi indizi suggeriscono che il sistema di inserzioni pubblicitarie di Google va verso un’integrazione sempre più spinta con il motore di ricerca

La notizia è stata lanciata direttamente sul blog ufficiale di Adwords  con questo esempio:


Di cosa si tratta? A prima vista, sembrerebbe una normale inserzione pubblicitaria. Ad un’occhiata più attenta, però, si può notare qualcosa di nuovo. Nell’ultima riga, infatti, compare un rimando alla pagina Google+ della celebre bevanda energizzante, ed al numero dei follower che la medesima pagina vanta. Non vi ricorda molto da vicino i concetti su cui si basano le Facebook Ads, come la riprova sociale? Constatare che un grande numero di utenti segue quella pagina, spinge chi visualizza l’inserzione a ritenere che valga la pena farlo a propria volta. Da lì a cliccare sulla parte bassa dell’inserzione, atterrare sulla pagina ufficiale Google+ ed iniziare a seguirla, il passo è breve. Ed il tutto è perfettamente in linea con i dettami della comunicazione social, qui estremanente integrati con il sistema delle Ads.
Google le chiama Annotazioni Social. Chiunque può iniziare da subito ad utilizzarle? Diciamo che, per il momento, a Mountain View hanno posto, comprensibilmente, alcuni paletti, dei requisiti che occorre rispettare per potere accedere al sistema. Innanzitutto, com’è logico, occorre avere una campagna Adwords attiva ed una pagina Google+ aperta. La seconda, inoltre, deve possedere un URL verificato e corrispondente all’URL dell’annuncio. La pagina deve poi soddisfare altri requisiti per poter accedere al sistema delle Annotazioni Social: post recenti (in modo da dimostrare di essere regolarmente attiva al di là della campagna pubblicitaria), considerati di elevata qualità in base ad una serie di standard stabiliti dal sistema, e deve infine contare almeno 100 follower.
Se tutti i requisiti sono soddisfatti, per ottenere le Annotazioni Social è sufficiente gestire la voce “estensione degli annunci” nel sistema Adwords. A questo punto sorge spontanea una domanda: i costi? E qui Google riserva una piacevole sorpresa: l’utente che clicca sull’annotazione social, nella parte inferiore dell’annuncio, ed atterra quindi sulla pagina Google+ corrispondente, non ci fa spendere un centesimo. Continueremo a pagare, esattamente come prima, soltanto per i click sull’inserzione vera e propria.
Insomma, il tutto appare estremamente interessante, soprattutto in chiave futura. E’ infatti evidente, e lo abbiamo ricordato più volte, come Google+ non goda al momento di grande popolarità da parte degli utenti. Ma una serie di novità  e soprattutto quest’ultima, notevole innovazione delle annotazioni social suggeriscono che presto le cose cambieranno. E come sempre, chi primo arriva…

lunedì 29 aprile 2013

Il Sito web: idee, suggerimenti e trucchi per farlo funzionare



Anche nell’era del social media marketing, il sito web resta la base della promozione on line. Siamo sicuri di aver capito a cosa serve, cosa vogliamo da lui, e come ottenerlo?

C’è poco da fare: anche nell’era dei social network, di Facebook, Twitter e Google+, una struttura ricettiva non può fare a meno di un sito web ben realizzato, funzionante ed efficace. Ma cosa chiediamo, oggi, al nostro sito aziendale? Il primo fondamentale scopo è, ovviamente, trasformare il visitatore in cliente, ovvero invitare chi è atterrato sul nostro sito a compiere un’azione (inviare un’e mail, telefonare, prenotare on line, ecc). Ma come raggiungere gli internauti potenzialmente interessati? Ecco che entra in scena il secondo scopo del sito: fornire contenuti esclusivi e di qualità (ovvero interessanti) ai motori di ricerca, al fine di migliorare il proprio posizionamento e, di conseguenza, la propria visibilità agli utenti.
Risulta evidente che se manca il secondo passaggio, sarà difficile avere un sito che porti risultati per quanto riguarda il primo. Ma cosa si può fare per ottenere maggiore attenzione dai motori di ricerca? Uno dei primi accorgimenti che è bene adottare è pubblicare contenuti testuali esclusivi, unici. Google odia i contenuti duplicati: se pubblichiamo lo stesso identico testo in più pagine, una o più di queste viene semplicemente ignorata, e non compare nei risultati del motore di ricerca. E’ buona norma, quindi, rimaneggiare testi che abbiamo già pubblicato in passato, se intendiamo inserirli nuovamente nel sito: alcune opportune variazioni nel lessico e nella sintassi sono sufficienti.
Per quanto riguarda i contenuti testuali, inoltre, risulta evidente come giochi un ruolo fondamentale la scelta delle parole chiave. Questa deve avvenire cercando di capire quali sono i termini utilizzati dai potenziali clienti sui motori di ricerca, nel momento in cui si mettono in cerca di una soluzione per la loro vacanza: in una parola, occorre riuscire ad intercettare pensieri, speranze e desideri delle persone. Per fortuna esistono strumenti di analisi della domanda che ci aiutano in questo compito (http://bit.ly/153Ikc0 ).
Un altro aspetto fondamentale da tenere sotto controllo riguarda la credibilità delle nostre affermazioni. Il sito può essere tecnicamente ineccepibile, corredato da immagini accattivanti e da un testo fluido, ma se ciò che c’è scritto è in contrasto con ciò che ne dicono i clienti, la frittata è fatta. Oggi, si sa, molti utenti si basano, per la scelta della struttura dove prenotare, sulle recensioni on line (Tripadvisor in primis). A tale proposito, non solo è fondamentale che la reputazione on line sia positiva, ma è anche importante che le informazioni generate direttamente dagli utenti tramite le loro recensioni ed i loro pareri non siano in palese contrasto con quanto affermato dalla struttura. Se per esempio, nel sito si trova scritto che le camere godono di una spettacolare vista mare, ma su Tripadvisor gli utenti commentano che il mare non è altro che una sottile linea azzurra all’orizzonte, questo sarà un grave colpo per la nostra credibilità on line. Occorre quindi prestare molta attenzione affinché i contenuti generati da noi siano il più possibile omogenei con quelli generati dagli utenti.
Ovviamente il discorso su come rendere efficace il sito aziendale non finisce qui, anzi, può e deve comprendere molte altre tematiche. Che esploreremo nelle prossime newsletter.

lunedì 22 aprile 2013

Cibo e social: un abbinamento vincente


Diverse ricerche testimoniano il successo degli argomenti legati all’enogastronomia sui social network.
Parlare di cibo appassiona. Non è certo una novità, ed il successo di innumerevoli trasmissioni tv dove si cucina e si parla di cibo è lì a testimoniarlo. Ciò che ci interessa è la tendenza, confermata da un’indagine condotta da Reputazion Manager, secondo la quale l’argomento trova sempre maggior seguito anche nel web 2.0., dove i blog che parlano di fornelli e ricette sono in continua crescita, e guadagnano costantemente in popolarità.
Un paio di numeri: secondo la ricerca, sono 340 mila gli utenti italiani di Facebook che, ogni mese, seguono le pagine dei vari foodblogger. Di questi 340 mila, oltre 30 mila sono attivi quotidianamente con like e commenti ai post. Tra i contenuti che paiono riscuotere maggior successo, le immagini di piatti con descrizione della preparazione. Oltre che su Facebook, questo tipo di contenuti sembra incontrare i favori degli utenti anche su Pinterest, Instagram, Evernote Food, Vinix e Disharing. Gli ultimi 3 sono social network dedicati agli amanti della buona tavola, e vantano una comunità di fedeli in continua crescita.
Non solo: anche le più popolari trasmissioni tv che parlano di enogastronomia raggruppano community di migliaia di utenti che si scambiano opinioni sulle ultime puntate andate in onda. La celebre “Cotto e Mangiato”, per esempio, risulta essere tra i cinque programmi italiani con più fan su Facebook, mentre “Masterchef” è tra i trend topic di Twitter.
Tra le ultime tendenze che paiono prender quota, il cosiddetto “piatto social”: il ristorante propone ai propri fan, o follower, una serie di alternative, o ingredienti, tra cui scegliere, e l’opzione che ottiene maggior successo va a comporre il piatto social della settimana.
Moda? Tendenza passeggera? Qualunque sia la natura del fenomeno, risulta innegabile che l’argomento cibo e vino è tra quelli che più appassionano e fanno discutere gli appassionati. Essere “social” e condividere, far conoscere e commentare i propri piatti su un blog o su un social network pare essere sempre più una strada da percorrere per ristoranti, trattorie, agriturismo, wine bar.
Come sempre, chi è bravo emerge.