La percentuale di fan che si raggiungono con un post organico è scesa al 3-6%: alcuni trucchi per aumentarla
Il bello di Facebook è che è gratis. Lo si è ripetuto come un mantra per anni, ma oggi, a quanto pare, le cose non stanno più così. Già, perché stando alle statistiche più recenti, la percentuale di fan raggiunta mediamente attraverso un post organico (cioè non a pagamento) pubblicato dalla propria Pagina oscilla tra il 3% ed il 6%. Una miseria. Vien da sé che con percentuali così striminzite, creare engagement diventa una chimera. Facebook, insomma, sta spingendo in modo sempre più deciso i gestori delle pagine a ricorrere alle soluzioni a pagamento (post sponsorizzati). Alla faccia, come dicevamo, del “Facebook gratis”.
C’è tuttavia qualche trucco a cui possiamo ricorrere per aumentare la visibilità dei nostri contenuti, senza metter mano al portafogli. Innanzitutto, limitare al minimo indispensabile i post promozionali, ovvero quelli in cui invitiamo gli utenti ad acquistare un prodotto o servizio o a scaricare un’applicazione; quelli dove li spingiamo a partecipare ad una promozione o concorso non contestuali alla pagina; e quelli infine che sono una replica identica di contenuti utilizzati per una campagna pubblicitaria. Se riguardo a questo tipo di post c’è sempre stata la regola aurea del 2/10 (non più di due post promozionali ogni 10), oggi forse vale la pena considerare l’idea di ridurre ancora questa quota, poiché Facebook ha annunciato che da gennaio ridurrà ulteriormente la visibilità dei post considerati promozionali rispetto a quelli che non lo sono.
Conviene poi prestare attenzione al format che diamo ai nostri contenuti. Si sa, infatti, che Facebook assicura una buona visibilità ai post che contengono link esterni (contrariamente a quanto faceva una volta). Ma si sa anche che un conto è la visibilità, un altro il numero di interazioni prodotte, ed il tipo di contenuto che ne genera di più sono notoriamente le immagini. Conviene quindi confezionare dei post che contengono un link (tipicamente al sito della struttura) ed un’accattivante immagine d’anteprima, che stuzzichi l’utente e lo incuriosisca a cliccarci su.
Sembra poi che gli album contenenti più immagini abbiano performance migliori della singola fotografia. Può quindi essere utile pubblicare di tanto in tanto dei mini-album (non più di 6-7 fotografie) a tema.
Creare engagment è lo scopo principale della pagina, ed uno dei modi migliori per farlo è invitare direttamente i fan ad interagire. Creare post con domande, sondaggi, quiz. Spingerli ad esprimere il proprio parere. Per esempio: chiedere loro con quale vino prodotto dalla struttura abbinerebbero uno dei piatti preparati dalla cucina.
Infine: Zuckerberg e i suoi stanno spingendo sempre più i contenuti video, soprattutto quelli caricati direttamente su Facebook (ovvero non condivisi tramite Youtube o altre piattaforme). Vale la pena provarci: si sa, dopotutto, che i social sono il luogo della comunicazione informale; un video di successo può quindi essere anche girato con lo smartphone e condiviso al volo. I risultati possono essere sorprendenti.
Insomma, le novità, come sempre, non mancano. Non resta che tenersi aggiornati e sperimentare.
Idee e suggerimenti di Maurizio Vellano per la promozione del tuo agriturismo, b&b, cantina, prodotti tipici, ecc...
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lunedì 15 dicembre 2014
lunedì 30 giugno 2014
Google: le campagne Pay per Click fanno bene al marchio
Uno studio pubblicato da big G rivela che le PPC non servono solo a ricevere prenotazioni nell’immediato, ma aumentano la popolarità e fanno bene all’immagine
D’accordo: una ricerca condotta da Google dove si consiglia di fare pubblicità su Google non appare come l’apice dell’imparzialità. Però le cose che ci rivelano quelli di Mountain View nel loro articolo sono piuttosto interessanti.
Il concetto di partenza è semplice: chi fa una campagna Pay per Click su Google vuole ottenere vendite o prenotazioni nell’immediato. Vero. Ma spesso si sottovaluta che la campagna porta un effetto secondario, meno percepibile ma tutt’altro che da disprezzare: aumenta la brand awarness. Dove per brand awarness (letteralmente “conoscenza di marca) si intende la capacità, da parte della domanda, di identificare un particolare brand come la possibile risposta. In parole povere, la popolarità del marchio.
Per giungere a queste conclusioni, quelli di Google hanno condotto un esperimento su 800 utenti tipo in 12 ambiti differenti, tra cui ovviamente quello travel, per determinate parole di ricerca. E il risultato è che la brand awarness per le aziende che avevano fatto campagne PPC era stata dell’80% superiore rispetto a quella delle aziende che non le avevano fatte.
In conclusione: fare campagne pubblicitarie tramite Adwords fa evidentemente bene alla popolarità di una struttura nel lungo periodo, anche se non porta particolari risultati nell’immediato. Ne consegue che può essere utile investirvi periodicamente. Facendo bene attenzione, però, all’analisi della domanda e alla definizione del target di riferimento.
D’accordo: una ricerca condotta da Google dove si consiglia di fare pubblicità su Google non appare come l’apice dell’imparzialità. Però le cose che ci rivelano quelli di Mountain View nel loro articolo sono piuttosto interessanti.
Il concetto di partenza è semplice: chi fa una campagna Pay per Click su Google vuole ottenere vendite o prenotazioni nell’immediato. Vero. Ma spesso si sottovaluta che la campagna porta un effetto secondario, meno percepibile ma tutt’altro che da disprezzare: aumenta la brand awarness. Dove per brand awarness (letteralmente “conoscenza di marca) si intende la capacità, da parte della domanda, di identificare un particolare brand come la possibile risposta. In parole povere, la popolarità del marchio.
Per giungere a queste conclusioni, quelli di Google hanno condotto un esperimento su 800 utenti tipo in 12 ambiti differenti, tra cui ovviamente quello travel, per determinate parole di ricerca. E il risultato è che la brand awarness per le aziende che avevano fatto campagne PPC era stata dell’80% superiore rispetto a quella delle aziende che non le avevano fatte.
In conclusione: fare campagne pubblicitarie tramite Adwords fa evidentemente bene alla popolarità di una struttura nel lungo periodo, anche se non porta particolari risultati nell’immediato. Ne consegue che può essere utile investirvi periodicamente. Facendo bene attenzione, però, all’analisi della domanda e alla definizione del target di riferimento.
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martedì 24 giugno 2014
Facebook, la Pagina Fan cambia ancora
Il cambiamento principale riguarda l’organizzazione della sezione notizie ed è un ritorno alle origini: sparisce la doppia colonna e ricompare il flusso unico dei post, uno dopo l’altro: in questo modo la bacheca è più pulita, lineare ed assomiglia sempre più ad un blog.
Qualche ritocco anche per l’immagine di copertina: ora i pulsanti “mi piace” e quello per i messaggi si sovrappongono alla stessa nella sua parte inferiore: se era presente un dettaglio importante proprio lì, ora non è più visibile e sarà bene ripensare il tutto.
Ma il cambiamento più sostanziale, nonché quello che dovrebbe interessare di più chi gestisce una Pagina Fan di una struttura, riguarda la barra laterale sulla sinistra. Anch’essa è sempre più simile, infatti, a quanto si trova nella maggior parte dei blog, con una serie di widget a disposizione dell’utente. E tra questi widget ne compaiono due particolarmente interessanti: quello con i commenti degli utenti, e quello con le loro recensioni. Ne deriva che sia i primi che le seconde risultano molto più in vista di prima: sarà necessario replicare con ancora maggior prontezza ed attenzione, per dimostrare di essere sempre presenti e di avere a cuore i propri clienti.
Almeno, a differenza dei portali di recensioni, qui siamo a “casa nostra”: avremo buon gioco a creare un clima disteso e positivo che porti benefici al nostro brand.
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martedì 22 aprile 2014
Social e colore: quale usare?

E’ la componente visiva che più caratterizza un’immagine: ma quali colori utilizzare?
Un’immagine vale più di mille parole. Lo abbiamo detto e ripetuto: il potere delle immagini ha trovato nel social media marketing una nuova consacrazione. Ma c’è un dettaglio che non può sfuggire: la componente che più determina il successo di una comunicazione visuale è il colore: dalle fotografie al marchio, dal sito web alle pagine social, è spesso questione di sfumature (letteralmente). Vediamo quali sono le tonalità da usare.
Facebook è il re incontrastato dei social, con oltre un miliardo e duecento milioni di utenti: non è un caso se Zucherberg ha scelto per la propria creatura un bel blu: si tratta del colore preferito dal 40% della popolazione mondiale, suggerisce calma e serenità. Il blu è quindi la tinta da scegliere come predominante quando si vuole comunicare l’idea di un luogo disteso, dove (ri)trovare una dimensione intima e rilassata. Una funzione svolta in modo quasi altrettanto efficace dal verde, che inoltre è intimamente legato all’idea della natura.
Il rosso, come si può intuire, suggerisce l’esatto opposto: è il colore della passione e del desiderio. Non è un caso che sia il colore predominante su Pinterest, che è appunto il social dei desideri. Simile al rosso l’arancione: è il colore della gioia e dell’allegria.
Il nero viene spesso associato a sensazioni negative, ma non è sempre vero: è anche il colore dell’eleganza e del lusso. E’ quindi lo sfondo ideale quando si vuole mettere in risalto qualcosa di prezioso e unico, magari abbinato all’oro per una combinazione di sicuro effetto (non è un caso se molte etichette di vini rinomati mostrano una scritta oro su sfondo nero).
Insomma, anche per i colori, le regole non mancano. Sono riassunte in questa infografica di socialmarketingwriting: come sempre, conoscere i meccanismi della comunicazione è il primo passo per un social media marketing che funzioni. Anche se si tratta di scegliere il colore per una foto o per il sito della vostra struttura.
lunedì 31 marzo 2014
Facebook Ads: qualche trucco per migliorarle
Le inserzioni pubblicitarie sul social in blu sono uno strumento fondamentale per aumentare la visibilità della propria fan page: ecco qualche suggerimento per ottimizzarle
I tempi delle vacche grasse su Facebook, si sa, sono finiti: da tempo ormai la visibilità dei post pubblicati dalle pagine supera di poco il 10% dei fan, e per raggiungere una platea più ampia non resta che una soluzione: pagare.
Ecco perché le inserzioni pubblicitarie su Facebook continuano ad essere un importante strumento di social media marketing. Paura di buttare soldi in una campagna fallimentare? Ecco alcuni suggerimenti per ottimizzare la propria strategia ed ottenere buoni risultati dalle proprie inserzioni.
Innanzitutto, occorre avere ben chiaro un particolare: in una campagna pubblicitaria, più che le caratteristiche del prodotto o servizio che si promuove, bisogna comunicare i benefit che si hanno acquistandolo. Il potenziale cliente cui cade l’occhio sull'inserzione, infatti, molto probabilmente in quel momento non sta cercando ciò che noi vorremmo vendergli, anche se potrebbe esservi potenzialmente interessato (risveglio della domanda latente, specialmente se abbiamo fatto una buona profilazione): e ad interessarlo, in quella fase, sono proprio i vantaggi che gli derivano da ciò che abbiamo da offrirgli.
Le inserzioni, poi, offrono poco spazio: è fondamentale scegliere con cura le parole da usare per spingere le persone a cliccarci su. E seguire una strategia chiara: si può essere precisi nel descrivere i termini dell’offerta, scegliendo di essere utili; oppure si può puntare sulla suggestione e selezionare parole volte ad emozionare.
Dell’importanza di un’attenta profilazione abbiamo detto più volte. Aggiungiamo che conviene concentrare le campagne su aree geografiche specifiche, ad esempio evitando di farne su più stati contemporaneamente; e che è invece opportuno non porre troppi filtri per quando riguarda gli altri dati demografici: non sempre gli utenti compilano tutti i form, e ogni volta che si mette un filtro si perdono tutti quegli utenti che non hanno compilato quel campo.
E’ poi di fondamentale importanza la scelta dell’immagine. Che, si sa, è piccola, quindi dovrà essere d’impatto e colpire l’utente, ma soprattutto dovrà far capire chi siamo e cosa offriamo: un’immagine giusta molto spesso fa la differenza.
Insomma: mettere in piedi una campagna efficace non è semplice. Ma qualche semplice accorgimento può fare la differenza.
I tempi delle vacche grasse su Facebook, si sa, sono finiti: da tempo ormai la visibilità dei post pubblicati dalle pagine supera di poco il 10% dei fan, e per raggiungere una platea più ampia non resta che una soluzione: pagare.
Ecco perché le inserzioni pubblicitarie su Facebook continuano ad essere un importante strumento di social media marketing. Paura di buttare soldi in una campagna fallimentare? Ecco alcuni suggerimenti per ottimizzare la propria strategia ed ottenere buoni risultati dalle proprie inserzioni.
Innanzitutto, occorre avere ben chiaro un particolare: in una campagna pubblicitaria, più che le caratteristiche del prodotto o servizio che si promuove, bisogna comunicare i benefit che si hanno acquistandolo. Il potenziale cliente cui cade l’occhio sull'inserzione, infatti, molto probabilmente in quel momento non sta cercando ciò che noi vorremmo vendergli, anche se potrebbe esservi potenzialmente interessato (risveglio della domanda latente, specialmente se abbiamo fatto una buona profilazione): e ad interessarlo, in quella fase, sono proprio i vantaggi che gli derivano da ciò che abbiamo da offrirgli.
Le inserzioni, poi, offrono poco spazio: è fondamentale scegliere con cura le parole da usare per spingere le persone a cliccarci su. E seguire una strategia chiara: si può essere precisi nel descrivere i termini dell’offerta, scegliendo di essere utili; oppure si può puntare sulla suggestione e selezionare parole volte ad emozionare.
Dell’importanza di un’attenta profilazione abbiamo detto più volte. Aggiungiamo che conviene concentrare le campagne su aree geografiche specifiche, ad esempio evitando di farne su più stati contemporaneamente; e che è invece opportuno non porre troppi filtri per quando riguarda gli altri dati demografici: non sempre gli utenti compilano tutti i form, e ogni volta che si mette un filtro si perdono tutti quegli utenti che non hanno compilato quel campo.
E’ poi di fondamentale importanza la scelta dell’immagine. Che, si sa, è piccola, quindi dovrà essere d’impatto e colpire l’utente, ma soprattutto dovrà far capire chi siamo e cosa offriamo: un’immagine giusta molto spesso fa la differenza.
Insomma: mettere in piedi una campagna efficace non è semplice. Ma qualche semplice accorgimento può fare la differenza.
lunedì 22 aprile 2013
Facebook Ads: come renderle efficaci
Regole e consigli per ottenere il meglio da una campagna pubblicitaria su Facebook
Ne abbiamo già parlato qui : le Facebook Ads (campagne pubblicitarie) sono uno degli strumenti più efficaci per fare marketing su Facebook (sia per vendere prodotti e servizi, che per fare Brand Reputation), presso chi è già nostro fan, o presso chi non lo è ancora. Cerchiamo ora di approfondire il discorso (che è molto complesso).
Innanzitutto: come creare una campagna efficace? Il primo, fondamentale passo è la profilazione del target: a chi voglio rendere visibile il mio messaggio? Può apparire un passaggio scontato, ma Facebook ha creato a tale scopo uno strumento molto potente e raffinato, e non sempre è facile centrare il bersaglio. L’unico consiglio è provare e riprovare, solamente l’esperienza porta a migliorarsi. Soprattutto, non bisogna avere paura di restringere il campo aggiungendo parole chiave: una buona profilazione ne richiede spesso decine e crea quindi un target molto specifico (per zona, età, interessi).
Una volta ottimizzata la profilazione, occorre creare un annuncio efficace. A questo scopo, diventa cruciale la scelta del titolo. Innanzitutto, questo deve essere generato tenendo bene a mente il target di riferimento. In secondo luogo, alcuni accorgimenti possono renderlo più accattivante ed in grado di attirare l’attenzione. Per esempio, un titolo posto sotto forma di domanda, pare riscuotere maggior successo rispetto a uno simile formulato come un’affermazione. Idem se nella frase evidenziamo un problema (magari sotto forma di domanda) con relativa soluzione da noi proposta (espressa come esclamazione). Ancora, può essere utile utilizzare una call to action, per esempio “scopri”, “guarda”, o “clicca qui”, oppure ricorrere ad alcune parole chiave che stimolano in modo particolare il lettore, come “Ecco” o “Questo” o, neanche a dirlo, “Gratis”! Una leva molto potente è sempre realizzata dal principio di scarsità (es. “solo per i primi cinquanta utenti”, o “solo per i nostri fan”).
Infine, può venire in nostro aiuto anche il meccanismo che sta alla base del successo stesso di Facebook: la riprova sociale. Se un’inserzione pubblicitaria riporta il numero di like o di condivisioni ottenute, da un lato tranquillizza l’utente incerto sul fatto di cliccarla o meno, dall’altro lo spinge a scoprirla, se i numeri relativi alle interazioni sono lelevati, o se qualche suo amico ha a sua volta cliccato sull’inserzione.
Infine: la scelta dell’immagine. Innanzitutto, occorre ricordare queste possono avere al massimo dimensioni di 100x72 pixel (se eccedono questi parametri, Facebook le ridimensiona), e che quindi il formato è quello 16:9. Va da sé che l’immagine è l’elemento probabilmente più importante per la creazione di un’inserzione efficace: viste le dimensioni ridotte, sarà importante sceglierle chiare, semplici, con un numero ridotto di particolari, pertinenti all’oggetti dell’inserzione, meglio se contenenti volti umani (attirano l’attenzione). Le immagini possono poi contenere testo (massimo il 20% dello spazio, altrimenti Facebook non le accetta).
L’Importante è che titolo ed immagini siano chiari, e permettano all’utente di comprendere immediatamente cosa gli stiamo offrendo.
Per concludere: l’ultimo passaggio per la creazione di una campagna Facebook efficace è costituito dalla landing page, di cui abbiamo parlato qui.
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venerdì 25 gennaio 2013
Il potere delle immagini
Una strategia vincente di social marketing consiste nel condividere contenuti che
suscitino emozioni. Difficile pensare a qualcosa di più evocativo di un’immagine azzeccata: ecco alcuni consigli.
Un’immagine comunica più di mille parole. E’ un luogo comune forse un po’ abusato, ma come tutti i luoghi comuni, nasce da una semplice verità. E’ risaputo che una strategia efficace di social marketing si fonda su una comunicazione informale, divertente, lontana dal mondo patinato delle brochure, e soprattutto in grado di evocare emozioni: in questo, le immagini sono spesso imbattibili.
I colossi dei social network lo hanno compreso da tempo: l’anno scorso Facebook ha acquisito per una cifra importante Instagram, il social delle fotografie che permette di condividere immagini con un format ed una serie di filtri che le rendono simili a quelle scattate con le vecchie Polaroid. Pinterest (di cui abbiamo parlato qui) deve il proprio successo al fatto che gli utenti possono condividere le proprie passioni semplicemente tramite immagini. Diversi studi sullo stesso Facebook indicano che i post con immagini divengono statisticamente più popolari (like, commenti e condivisioni) rispetto a quelli composti dal solo testo.
Oggi, inoltre, il fatto di avere in tasca uno smartphone permette a chiunque, in qualsiasi momento, di scattare una foto e soprattutto di condividerla con i propri amici, ovunque ci si trovi.
Bene, ma come dev'essere una comunicazione visuale per risultare efficace? Innanzitutto, come detto, il taglio non deve essere quello patinato delle brochure o del sito istituzionale. Non serve rivolgersi ad un fotografo professionista, con tanto di obiettivi, lenti e luci, per avere un set di foto accattivanti. Anzi, può essere perfino controproducente, in quanto rischia di fornire un’immagine ingessata ed artefatta ai nostri fan. Che invece apprezzeranno molto di più una foto scattata con uno smartphone, in cucina, che ritrae la brigata indaffarata a spadellare e a preparare piatti. Ecco una delle prime regole per scattare immagini efficaci: ritrarre persone, volti, anche (anzi, soprattutto) ripresi “al volo”, in maniera dinamica, in modo da suggerire il senso del lavoro e della passione che stanno dietro alla nostra struttura. Gli scatti dietro le quinte sono sempre apprezzati, anche quello che ci ritrae imbrattati di colori in veste di imbianchini in cima ad una scala traballante mentre coloriamo di fresco una camera per gli ospiti. Cosa c’è di più simpatico, divertente e, in fondo, emozionale?
Se gli scatti della “truppa” sono i benvenuti, lo stesso vale per le immagini dei clienti. Una tavolata di persone felici e sorridenti durante un brindisi è un’ottima fotografia. Chiediamo loro il permesso di condividerla sui social network: nella maggior parte dei casi saranno loro stessi ad andarla poi a cercare, a commentarla, condividerla e ad innescare così il passaparola automatico tra i loro amici.
Ancora: se un cliente ha appena scattato una bella fotografia e l’ha pubblicata su Facebook, perché non chiedergli il permesso di condividerla? Se le immagini realizzate da noi sono efficaci, quelle dei nostri clienti lo sono ancora di più, in quanto assolutamente spontanee e disinteressate.
L’ironia, poi, è un’altra leva che conviene sempre utilizzare. State preparando un barbeque a bordo piscina ed il micio si aggira famelico sotto la griglia, attratto dal profumo delle braciole? Prima di fargli notare che quella non è la sua cena, non perdete l’occasione di immortalarlo in un’immagine, da pubblicare con un commento ironico: “nemmeno i nostri mici resistono al profumo del barbeque serale a bordo piscina”. Funzionerà.
Se infine la vostra struttura propone attività sportive, di qualsiasi tipo, cercate di effettuare scatti che diano l’impressione del movimento: un appassionato di mountain bike lanciato lungo il sentiero seguito da una colonna di polvere, una ragazza che cavalca nel vostro maneggio con il cavallo al trotto, un ragazzino che si tuffa in piscina immortalato in volo, con gli schizzi d’acqua, sono immagini infinitamente più comunicative di una bici appoggiata allo steccato, di un cavallo che bruca o di una piscina con le persone che prendono il sole: il movimento comunica vitalità, passione, entusiasmo: in una parola, comunica emozione.
Insomma, come sempre, ciò che conta è essere creativi, informali, ironici. E dare potere alle immagini.
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