Integrare un canale Youtube nella propria strategia social può essere una mossa vincente. Ecco come farlo al meglio.
Che Youtube sia importante ai fini del SEO (è di Google, non dimentichiamolo) e della visibilità on line della propria struttura, è ormai risaputo. Sono pochi però quelli che pensano seriamente al celebre portale video come ad un vero e proprio canale di social media marketing. Vediamo qualche dritta.
Innanzitutto, è fondamentale pensare il canale Youtube come profondamente integrato con il resto del proprio piano marketing on line. Quindi ricorso al logo e agli stessi colori aziendali che utilizziamo sui social, condivisione del tipo di contenuti e del piano editoriale con gli stessi.
Siccome poi ogni piano di marketing nasce da un’analisi della domanda, è opportuno chiedersi quali tipi di video i nostri clienti sarebbero più propensi a vedere. Quelli che riguardano i prodotti, o quelli sul territorio? La storia della nostra azienda raccontata in prima persona da noi, o gli animali in giardino? Un’analisi per certi aspetti simile, e utile per carpire qualche idea, si può poi effettuare andando cosa combinano sul proprio canale Youtube i nostri competitor. A riguardo, può essere illuminante effettuare una ricerca sul portale per determinate parole chiave, e vedere come si strutturano le relative SERP.
Parlavamo di piano editoriale. Riuscire ad averne uno, e rispettarlo, è già una gran cosa. Per esempio, pubblicare un video al mese, con uno stile riconoscibile che faccia brand e che crei curiosità, attesa ed interesse, magari legato attorno ad un unico filo narrativo.
Già, narrativo, perché Youtube, ed i video in generale, sono il canale perfetto per raccontare storie. Anche qui, come sui social, le persone non vogliono sorbirsi promozioni pubblicitarie su ciò che abbiamo da vender loro, ma ascoltano sempre volentieri un racconto avvincente. E se sapremo catturarle, torneranno volentieri a trovarci.
Idee e suggerimenti di Maurizio Vellano per la promozione del tuo agriturismo, b&b, cantina, prodotti tipici, ecc...
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lunedì 9 marzo 2015
lunedì 7 luglio 2014
Instagram per strutture ricettive, qualche dritta
Il social delle immagini in stile Polaroid è sempre più popolare: ecco alcuni consigli per ottimizzarne l’utilizzo a fini di social media marketing
200 milioni di utenti attivi al mese, 20 miliardi di immagini condivise (60 milioni al giorno), 1,6 miliardi di like. I numeri di Instagram fanno impressione e confermano che il social delle immagini quadrate in stile vecchie Polaroid è ormai una parte fondamentale in un piano di social media marketing completo. Ma siamo sicuri di utilizzarlo al meglio?
Innanzitutto, la considerazione all’apparenza più banale: quando scattiamo una foto da pubblicare su Instagram, teniamo a mente il fatto che una volta condivisa sarà quadrata? Non è un dettaglio irrilevante: mentre scattiamo ci appare la consueta immagine rettangolare, ma la app la taglierà, rivoluzionandone il formato; è bene tenerlo a mente, nel momento in cui si scatta.
Per il profilo di una struttura ricettiva, poi, è fondamentale la bio. Deve essere breve, chiara ed esaustiva, possibilmente bilingue italiano\inglese, e comprendere le informazioni di contatto e il link al sito aziendale.
Anche su Instagram, come su ogni social , è poi di fondamentale importanza capire qual è il momento della giornata migliore per pubblicare. A questo scopo sono disponibili servizi come iconosquare , che aiutano nell’analisi degli orari in cui ottenere più visibilità e maggior engagement.
Infine, gli hashtag. Chi usa Instagram lo sa bene: è forse il social dove vengono utilizzati con maggior frequenza, più ancora che su Twitter. C’è però un problema: spesso se ne usano tantissimi. E’ ormai frequente imbattersi in immagini corredate da 10 o più hashtag (se ne possono utilizzare fino a 30 per volta). Ovvio che in un contesto così affollato di cancelletti, fare centro usando gli hashtag giusti diventa cruciale, ma anche difficile: fondamentale individuare quelli più diffusi ed utilizzati dal proprio target di riferimento. Lo si può fare tramite la funzione ricerca della app.
Per conculere, perché non fare un pensierino alle local community? Sul sito Instagramers Italia si trova infatti una mappa dei gruppi locali di “instagramers”. Si tratta di community di appassionati che organizzano periodicamente contest ed eventi legati al territorio: potenziali alleati.
200 milioni di utenti attivi al mese, 20 miliardi di immagini condivise (60 milioni al giorno), 1,6 miliardi di like. I numeri di Instagram fanno impressione e confermano che il social delle immagini quadrate in stile vecchie Polaroid è ormai una parte fondamentale in un piano di social media marketing completo. Ma siamo sicuri di utilizzarlo al meglio?
Innanzitutto, la considerazione all’apparenza più banale: quando scattiamo una foto da pubblicare su Instagram, teniamo a mente il fatto che una volta condivisa sarà quadrata? Non è un dettaglio irrilevante: mentre scattiamo ci appare la consueta immagine rettangolare, ma la app la taglierà, rivoluzionandone il formato; è bene tenerlo a mente, nel momento in cui si scatta.
Per il profilo di una struttura ricettiva, poi, è fondamentale la bio. Deve essere breve, chiara ed esaustiva, possibilmente bilingue italiano\inglese, e comprendere le informazioni di contatto e il link al sito aziendale.
Anche su Instagram, come su ogni social , è poi di fondamentale importanza capire qual è il momento della giornata migliore per pubblicare. A questo scopo sono disponibili servizi come iconosquare , che aiutano nell’analisi degli orari in cui ottenere più visibilità e maggior engagement.
Infine, gli hashtag. Chi usa Instagram lo sa bene: è forse il social dove vengono utilizzati con maggior frequenza, più ancora che su Twitter. C’è però un problema: spesso se ne usano tantissimi. E’ ormai frequente imbattersi in immagini corredate da 10 o più hashtag (se ne possono utilizzare fino a 30 per volta). Ovvio che in un contesto così affollato di cancelletti, fare centro usando gli hashtag giusti diventa cruciale, ma anche difficile: fondamentale individuare quelli più diffusi ed utilizzati dal proprio target di riferimento. Lo si può fare tramite la funzione ricerca della app.
Per conculere, perché non fare un pensierino alle local community? Sul sito Instagramers Italia si trova infatti una mappa dei gruppi locali di “instagramers”. Si tratta di community di appassionati che organizzano periodicamente contest ed eventi legati al territorio: potenziali alleati.
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lunedì 5 maggio 2014
Facebook e la guerra ai link furbetti
Il social di Zuckerberg ha recentemente introdotto una serie di modifiche che premiano i link che piacciono davvero agli utenti
Oltre un miliardo e duecento milioni di utenti, il 63% dei quali attivo quotidianamente. Sono i numeri stratosferici di Facebook, da tempo fenomeno globale che non accenna a rallentare la propria crescita.
Ma quali sono le chiavi del suo successo? Comprenderlo è evidentemente importante per chiunque faccia social media marketing, perché significa avere ben chiari i meccanismi ed i contenuti che generano interesse nelle persone. Bene, a tale scopo, può essere utile sapere che Facebook ha recentemente introdotto una serie di novità nell’algoritmo che premia o meno, in termini di visibilità, i post contenenti link che portano all’esterno.
Per comprendere bene cosa è successo, occorre fare un passo indietro. Ciò che interessa a Zuckerberg e ai suoi è, evidentemente, mantenere le persone il più a lungo possibile su Facebook. Per far questo, c’è bisogno che l’algoritmo faccia comparire nella bacheca di ogni utente i contenuti più interessanti per lui. I post che contengono link a risorse esterne sono tollerati (neanche Facebook può pretendere di essere un’isola senza collegamenti con il resto del web), a condizione che dopo aver visitato il contenuto pubblicato altrove, l’utente ritorni su Facebook.
Sulla base di queste considerazioni, il team di sviluppatori ha fatto ulteriori considerazioni sul valore del like. Il tasto con il pollice all’insù è uno degli strumenti alla base del successo di Facebook, perché è uno dei principali indicatori di quali contenuti funzionano, e quali no: un post che ottiene molti like diventa virale e ottiene visibilità, uno che non ne ottiene sparisce subito dalle bacheche. Semplice ed immediato, a prima vista. Ma a Menlo Park si sono accorti che le cose non erano esattamente così banali, e che il meccanismo poteva avere qualche problema.
Con il tempo, infatti, gli inserzionisti e i gestori di pagine si sono fatti furbi, hanno affinato le proprie armi ed hanno incominciato a confezionare link “acchiappalike”: titoli accattivanti ed immagini virali (gattini e cuccioli vari dicono nulla?) utilizzati per spingere gli utenti a cliccare sul contenuto, anche se in realtà questo aveva poco o nulla a che fare con il titolo e l’immagine, nient’altro che specchietti per le allodole.
Come fare, si sono chiesti a Menlo Park, per smascherare questi contenuti “acchiappalike” e ridare al tasto con il pollice all’insù il suo originario valore? C’è un unico modo: osservare il comportamento delle persone prima, durante e dopo la visualizzazione del contenuto in questione. In altre parole: se un utente clicca su un articolo de “Il Sole 24 Ore” ogni volta che gliene compare uno in bacheca, ed ogni volta resta per un po’ su link prima di tornare su Facebook (cioè presumibilmente legge l’articolo) l’algoritmo deduce che a quell’utente interessano gli articoli de “Il Sole 24 Ore”, quindi tenderà a fargliene comparire di più in bacheca. Se, al contrario, un link ottiene un gran numero di click, ma un’alta percentuale di utenti torna su Facebook subito dopo, il sistema intuisce che si tratta di un link “acchiappalike”, e lo penalizza.
Riguardo ai like: se un grande numero di persone, dopo aver letto il contenuto del link, torna su Facebook per cliccare mi piace, significa che il post è stato realmente apprezzato, e a questo punto l’algoritmo lo premierà donandogli visibilità. Il contario, se i like sono molto pochi. Lo stesso meccanismo che funziona per il tasto “mi piace” vale, ovviamente, anche per il “condividi”.
C’è un ultimo comportamento, poi, monitorato da Facebook per personalizzare i contenuti e mostrare ad ogni utente ciò che gli interessa di più: il caso di chi mette “mi piace” ad un link esterno senza prima averci cliccato su, ovvero senza averlo letto. In questa circostanza, Zuckerberg e i suoi ipotizzano che per quell’utente, quella fonte sia talmente affidabile o interessante da meritarsi un like a scatola chiusa. Ciò potrebbe valere, per esempio, per un fedele lettore de “Il Sole 24 Ore” di fonte ad un articolo sull’Euro, come per un fan di Promozione Turistica Blog davanti ad un articolo che parla di Facebook (sarebbe bello), oppure, perché no, potrebbe valere anche per un affezionato cliente di una struttura turistica di fronte al contenuto pubblicato sulla Pagina Fan della struttura stessa.
Insomma, ogni cosa, nel nuovo algoritmo, è volta ad un unico obiettivo: mantenere gli utenti su Facebook il più a lungo possibile, mostrando ad ognuno i contenuti più interessanti per lui. Ogni volta che si accede al social in blu, il sistema deve scegliere tra circa 1500 contenuti quale far comparire per primo in cima alla bacheca. E Will Cathcart, responsabile del team di gestione del prodotto che lavora sulla newsfeed degli utenti, spiega: “per noi il test perfetto sarebbe farti sedere a guardare 1500 post possibili e chiederti di metterli in ordine secondo cosa trovi più importante per te. L’obiettivo perfetto sarebbe quello”. I nuovi algoritmi lavorano proprio per simulare quella che sarebbe la scelta dei singoli utenti.
Bene: ma perché tutto questo dovrebbe interessare a chi fa social media marketing per la propria struttura? Il motivo appare evidente: conoscere i meccanismi attraverso i quali Facebook seleziona i contenuti da premiare in termini di visibilità, e quelli invece da bocciare facendoli sparire, è fondamentale per capire cosa pubblicare sulla propria Pagina Fan. Tenendo bene a mente che i link “acchiappalike” furbetti avranno vita sempre più difficile e che, al contario, verrano premiati sempre più i contenuti di qualità. Gestore avvisato…
Oltre un miliardo e duecento milioni di utenti, il 63% dei quali attivo quotidianamente. Sono i numeri stratosferici di Facebook, da tempo fenomeno globale che non accenna a rallentare la propria crescita.
Ma quali sono le chiavi del suo successo? Comprenderlo è evidentemente importante per chiunque faccia social media marketing, perché significa avere ben chiari i meccanismi ed i contenuti che generano interesse nelle persone. Bene, a tale scopo, può essere utile sapere che Facebook ha recentemente introdotto una serie di novità nell’algoritmo che premia o meno, in termini di visibilità, i post contenenti link che portano all’esterno.
Per comprendere bene cosa è successo, occorre fare un passo indietro. Ciò che interessa a Zuckerberg e ai suoi è, evidentemente, mantenere le persone il più a lungo possibile su Facebook. Per far questo, c’è bisogno che l’algoritmo faccia comparire nella bacheca di ogni utente i contenuti più interessanti per lui. I post che contengono link a risorse esterne sono tollerati (neanche Facebook può pretendere di essere un’isola senza collegamenti con il resto del web), a condizione che dopo aver visitato il contenuto pubblicato altrove, l’utente ritorni su Facebook.
Sulla base di queste considerazioni, il team di sviluppatori ha fatto ulteriori considerazioni sul valore del like. Il tasto con il pollice all’insù è uno degli strumenti alla base del successo di Facebook, perché è uno dei principali indicatori di quali contenuti funzionano, e quali no: un post che ottiene molti like diventa virale e ottiene visibilità, uno che non ne ottiene sparisce subito dalle bacheche. Semplice ed immediato, a prima vista. Ma a Menlo Park si sono accorti che le cose non erano esattamente così banali, e che il meccanismo poteva avere qualche problema.
Con il tempo, infatti, gli inserzionisti e i gestori di pagine si sono fatti furbi, hanno affinato le proprie armi ed hanno incominciato a confezionare link “acchiappalike”: titoli accattivanti ed immagini virali (gattini e cuccioli vari dicono nulla?) utilizzati per spingere gli utenti a cliccare sul contenuto, anche se in realtà questo aveva poco o nulla a che fare con il titolo e l’immagine, nient’altro che specchietti per le allodole.
Come fare, si sono chiesti a Menlo Park, per smascherare questi contenuti “acchiappalike” e ridare al tasto con il pollice all’insù il suo originario valore? C’è un unico modo: osservare il comportamento delle persone prima, durante e dopo la visualizzazione del contenuto in questione. In altre parole: se un utente clicca su un articolo de “Il Sole 24 Ore” ogni volta che gliene compare uno in bacheca, ed ogni volta resta per un po’ su link prima di tornare su Facebook (cioè presumibilmente legge l’articolo) l’algoritmo deduce che a quell’utente interessano gli articoli de “Il Sole 24 Ore”, quindi tenderà a fargliene comparire di più in bacheca. Se, al contrario, un link ottiene un gran numero di click, ma un’alta percentuale di utenti torna su Facebook subito dopo, il sistema intuisce che si tratta di un link “acchiappalike”, e lo penalizza.
Riguardo ai like: se un grande numero di persone, dopo aver letto il contenuto del link, torna su Facebook per cliccare mi piace, significa che il post è stato realmente apprezzato, e a questo punto l’algoritmo lo premierà donandogli visibilità. Il contario, se i like sono molto pochi. Lo stesso meccanismo che funziona per il tasto “mi piace” vale, ovviamente, anche per il “condividi”.
C’è un ultimo comportamento, poi, monitorato da Facebook per personalizzare i contenuti e mostrare ad ogni utente ciò che gli interessa di più: il caso di chi mette “mi piace” ad un link esterno senza prima averci cliccato su, ovvero senza averlo letto. In questa circostanza, Zuckerberg e i suoi ipotizzano che per quell’utente, quella fonte sia talmente affidabile o interessante da meritarsi un like a scatola chiusa. Ciò potrebbe valere, per esempio, per un fedele lettore de “Il Sole 24 Ore” di fonte ad un articolo sull’Euro, come per un fan di Promozione Turistica Blog davanti ad un articolo che parla di Facebook (sarebbe bello), oppure, perché no, potrebbe valere anche per un affezionato cliente di una struttura turistica di fronte al contenuto pubblicato sulla Pagina Fan della struttura stessa.
Insomma, ogni cosa, nel nuovo algoritmo, è volta ad un unico obiettivo: mantenere gli utenti su Facebook il più a lungo possibile, mostrando ad ognuno i contenuti più interessanti per lui. Ogni volta che si accede al social in blu, il sistema deve scegliere tra circa 1500 contenuti quale far comparire per primo in cima alla bacheca. E Will Cathcart, responsabile del team di gestione del prodotto che lavora sulla newsfeed degli utenti, spiega: “per noi il test perfetto sarebbe farti sedere a guardare 1500 post possibili e chiederti di metterli in ordine secondo cosa trovi più importante per te. L’obiettivo perfetto sarebbe quello”. I nuovi algoritmi lavorano proprio per simulare quella che sarebbe la scelta dei singoli utenti.
Bene: ma perché tutto questo dovrebbe interessare a chi fa social media marketing per la propria struttura? Il motivo appare evidente: conoscere i meccanismi attraverso i quali Facebook seleziona i contenuti da premiare in termini di visibilità, e quelli invece da bocciare facendoli sparire, è fondamentale per capire cosa pubblicare sulla propria Pagina Fan. Tenendo bene a mente che i link “acchiappalike” furbetti avranno vita sempre più difficile e che, al contario, verrano premiati sempre più i contenuti di qualità. Gestore avvisato…
martedì 3 dicembre 2013
Social Network, quando pubblicare contenuti?
Torniamo su un argomento sempre d’attualità: orari e giorni migliori per pubblicare post sui social network (ognuno di essi ha le sue regole)
E’ una delle questioni che più fanno discutere i social media strategist: quando conviene pubblicare contenuti per ottenere i migliori risultati? Ne avevamo già parlato qui, ora ritorniamo sull’argomento con nuovi spunti.
Innanzitutto, è ormai chiaro che ogni social network ha le proprie regole, con utenti ed abitudini differenti. Vediamoli uno per uno, iniziando dal re dei social, ovvero Facebook.
Partiamo da una considerazione: moltissime persone utilizzano quotidianamente il proprio smartphone o tablet durante i tempi morti o le attese, come il tragitto casa-lavoro sui mezzi pubblici. Ed una delle attività che svolgono con maggiore frequenza, è proprio la consultazione di Facebook. Appare quindi evidente come convenga pubblicare contenuti proprio durante queste fasce orarie: dal mattino presto fin verso le nove, e poi ancora dalle cinque del pomeriggio in poi, fino alle otto di sera. Il corollario di questo assunto, è che su Facebook i contenuti “rendono” di più se vengono pubblicati nei giorni lavorativi, piuttosto che durante il week end.
Ed è curioso come invece avvenga l’esatto contrario su Twitter, i cui utenti, evidentemente, sono frequentatori molto più assidui: qui infatti i tweet che ottengono performance migliori sono quelli cinguettati proprio di sabato e domenica. La fascia oraria preferita dagli utenti del social dell’uccellino blu pare essere quella del pranzo (da mezzogiorno alle due del pomeriggio). Da evitare gli orari centrali del mattino e del pomeriggio, così come la sera.
Segue regole tutte sue anche il social più “rosa” che ci sia, ovvero Pinterest. Anche in questo caso, infatti, conviene pubblicare immagini dei propri prodotti e servizi nel week end, ma la particolarità è che su Pinterest hanno successo i contenuti condivisi la sera, dalle nove alle undici.
Se poi si intende utilizzare anche Linkedin, il social “professionale”, è bene tenere presente che in questo caso gli utenti controllano le proprie bacheche appena arrivati al lavoro, o appena prima di andarsene o subito dopo: bene quindi gli orari a cavallo delle nove del mattino e delle 6 di sera, ok la pausa pranzo. Da evitare orari serali e week end.
Infine, è bene non dimenticare Google+: sebbene le visite reali al social di Mountain View siano trascurabili (i dati che parlano di un’enorme quantità di accessi sono probabilmente “gonfiati” tramite l’utilizzo degli altri strumenti Google, da Gmail in poi), è tuttavia importante ricordare l’importanza della pagina Google+ ai fini della visibilità on line della propria struttura. Va da sé che in questo caso orari e giorni di pubblicazione rivestono un’importanza decisamente inferiore.
Da ultimo: avete un blog? Anche in questo caso, qualche buona regola da seguire c’è. Posto che, se l’avete aperto, è bene che il blog sia vivo ed aggiornato periodicamente (meglio se settimanalmente), l’ideale sarebbe farlo sempre lo stesso giorno, ed agli stessi orari. E proposito di orari, i migliori paiono essere quelli mattutini, quando le persone sfogliano la propria rassegna stampa quotidiana.
E’ una delle questioni che più fanno discutere i social media strategist: quando conviene pubblicare contenuti per ottenere i migliori risultati? Ne avevamo già parlato qui, ora ritorniamo sull’argomento con nuovi spunti.
Innanzitutto, è ormai chiaro che ogni social network ha le proprie regole, con utenti ed abitudini differenti. Vediamoli uno per uno, iniziando dal re dei social, ovvero Facebook.
Partiamo da una considerazione: moltissime persone utilizzano quotidianamente il proprio smartphone o tablet durante i tempi morti o le attese, come il tragitto casa-lavoro sui mezzi pubblici. Ed una delle attività che svolgono con maggiore frequenza, è proprio la consultazione di Facebook. Appare quindi evidente come convenga pubblicare contenuti proprio durante queste fasce orarie: dal mattino presto fin verso le nove, e poi ancora dalle cinque del pomeriggio in poi, fino alle otto di sera. Il corollario di questo assunto, è che su Facebook i contenuti “rendono” di più se vengono pubblicati nei giorni lavorativi, piuttosto che durante il week end.
Ed è curioso come invece avvenga l’esatto contrario su Twitter, i cui utenti, evidentemente, sono frequentatori molto più assidui: qui infatti i tweet che ottengono performance migliori sono quelli cinguettati proprio di sabato e domenica. La fascia oraria preferita dagli utenti del social dell’uccellino blu pare essere quella del pranzo (da mezzogiorno alle due del pomeriggio). Da evitare gli orari centrali del mattino e del pomeriggio, così come la sera.
Segue regole tutte sue anche il social più “rosa” che ci sia, ovvero Pinterest. Anche in questo caso, infatti, conviene pubblicare immagini dei propri prodotti e servizi nel week end, ma la particolarità è che su Pinterest hanno successo i contenuti condivisi la sera, dalle nove alle undici.
Se poi si intende utilizzare anche Linkedin, il social “professionale”, è bene tenere presente che in questo caso gli utenti controllano le proprie bacheche appena arrivati al lavoro, o appena prima di andarsene o subito dopo: bene quindi gli orari a cavallo delle nove del mattino e delle 6 di sera, ok la pausa pranzo. Da evitare orari serali e week end.
Infine, è bene non dimenticare Google+: sebbene le visite reali al social di Mountain View siano trascurabili (i dati che parlano di un’enorme quantità di accessi sono probabilmente “gonfiati” tramite l’utilizzo degli altri strumenti Google, da Gmail in poi), è tuttavia importante ricordare l’importanza della pagina Google+ ai fini della visibilità on line della propria struttura. Va da sé che in questo caso orari e giorni di pubblicazione rivestono un’importanza decisamente inferiore.
Da ultimo: avete un blog? Anche in questo caso, qualche buona regola da seguire c’è. Posto che, se l’avete aperto, è bene che il blog sia vivo ed aggiornato periodicamente (meglio se settimanalmente), l’ideale sarebbe farlo sempre lo stesso giorno, ed agli stessi orari. E proposito di orari, i migliori paiono essere quelli mattutini, quando le persone sfogliano la propria rassegna stampa quotidiana.
lunedì 21 ottobre 2013
Il post perfetto su Facebook: ecco come fare
Un’infografica pubblicata da Salesforce suggerisce una serie di regole per ottenere i migliori risultati dalla pubblicazione dei propri contenuti
Parole accattivanti, un’immagine che colpisce, un link che incuriosisce ed invita a cliccarci su, una domanda o un sondaggio che spingono chi legge a rispondere. Quali sono le regole per un post perfetto su Facebook? Ottenere il massimo delle interazioni è l’obiettivo di chiunque faccia social media marketing, ma come riuscirci? Jennifer Burnham, Social Strategy e Content Director di Salesforce, dà alcuni consigli con un’interessante infografica, pubblicata originariamente qui .
Parole accattivanti, un’immagine che colpisce, un link che incuriosisce ed invita a cliccarci su, una domanda o un sondaggio che spingono chi legge a rispondere. Quali sono le regole per un post perfetto su Facebook? Ottenere il massimo delle interazioni è l’obiettivo di chiunque faccia social media marketing, ma come riuscirci? Jennifer Burnham, Social Strategy e Content Director di Salesforce, dà alcuni consigli con un’interessante infografica, pubblicata originariamente qui .
Innanzitutto, la Burnham suggerisce di contenere la lunghezza del testo: evitare di superare i 90 caratteri (che a dire il vero sono pochini: un tweet ne può contare 140), link compresi. In ogni caso, ricordarsi che il marketing sui social ha regole diverse da quello standard: mantenete sempre un tono personale. Una delle regole d’oro, poi, per incentivare le interazioni, è fare domande: chiedere un parere su una determinata caratteristica dell’azienda, su una ricetta della cucina o sul colore da utilizzare per ritinteggiare una parte della struttura, promuovere un sondaggio tra i propri clienti, è una delle tecniche più efficaci per spingerli ad interagire e a parlare di noi.
Anche le immagini, ovviamente, aiutano a catturare l’attenzione del lettore. Un post su Facebook dovrebbe sempre esserne corredato, meglio se quella utilizzata non supera i 300x300 px, contiene volti di persone in primo piano e colori accesi, come il rosso e l’arancione. Ma come raggiungere il più elevato numero di fan? Ormai da oltre un anno, si sa http://bit.ly/ZfBxme , quando si pubblica un post tramite una pagina, non si raggiungono più tutti i propri fan, ma solo una percentuale del loro totale, comunque inferiore al 20%. Se volete avere la massima visibilità, dovete pagare e ricorrere ai post sponsorizzati. E Salesforce suggerisce di farlo, in modo da assicurare la massima visibilità ai propri contenuti entro 24 ore dalla loro pubblicazione.
In ogni caso, mai dimenticare che ormai oltre la metà degli utenti accede a Facebook e consulta la bacheca da un dispositivo mobile (spesso uno smartphone). Ecco quindi che diventa sempre più importante proporre contenuti agili, snelli, con testi brevi e sintetici, che spingano ad interazioni veloci.
Ovviamente, dopo aver pubblicato, è fondamentale restare ben presenti ed alimentare la conversazione. Se gli utenti rispondono, o fanno domande, è importante replicare con prontezza e dimostrarsi sempre disponibili.
Infine, non dimenticare di utilizzare Insight per monitorare l’andamento del proprio Social Media Marketing e dedurne le relative modifiche da apportare o le strategie che si sono rivelate vincenti.
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