La presentazione avverrà all’Agrietour di Arezzo. L’iniziativa include l’inserimento nel portale Italia Slow
Ne abbiamo già parlato: non tutte le strutture possono vantare una Reggia di Caserta o un San Giminiano nei paraggi. Anche i territori cosiddetti minori, però, celano spesso perle nascoste, tesori che attendono solo di essere scoperti. E il viaggio a piedi o in bici è il modo migliore per farlo. Per questo, mettere a disposizione dei propri ospiti una serie di itinerari è al contempo un modo per valorizzare il territorio, e offrire un servizio che qualifica la struttura.
Il progetto “Italia Slow” di Eguides prevede la creazione di una app personalizzata per ogni singola struttura– sia iOs che Android – con i percorsi di trekking e cicloturismo nel territorio che la circonda, oltre all’inserimento degli itinerari così creati, su Italia Slow. Tale piattaforma è stata pensata per raccogliere tutti i percorsi, visualizzarli su mappa e scegliere l’offerta turistica nelle vicinanze.
Gli itinerari saranno fruibili dai turisti anche off line, in modo da poter essere utilizzati anche in assenza di connessione dati (caratteristica molto utile nel caso di visitatori stranieri, consentendo loro di risparmiare sulle costose connessioni in roaming internazionale), utilizzando il solo gps. Una serie di dettagliate informazioni sugli itinerari aiuterà gli ospiti nella scelta di quello più consono alle proprie capacità, visualizzando l’esatto percorso e permettendo di scegliere così il percorso più adatto in base alla lunghezza, pendenza e difficoltà; ogni tracciato sarà corredato dai punti di interesse che il percorso incrocia; ogni punto di interesse è corredato di foto e scheda descrittiva, disponibile in più lingue. Oltre ad essere una vera e propria guida turistica, come detto un prodotto di questo tipo rappresenta un ottimo strumento per la promozione del territorio.
Aderendo all’iniziativa, le strutture risolvono anche l’annoso problema del se valga la pena farsi una app personalizzata: se questa comprende anche una guida del territorio, e se diventa interessante per i turisti (e potenziali clienti), allora la risposta è sì.
Le strutture aderenti diventano così vere e proprie “destinazioni slow” e ottengono un’ampia visibilità, oltre che sul portale nazionale e sulle app, anche sugli strumenti di social media marketing promossi da Eguides, nonché dalla Newsletter che conta oltre 20.000 turisti slow iscritti.
Per chi avesse difficoltà a creare i percorsi, il team Eguides offre una formazione mirata o un servizio di tracciatura.
L’iniziativa verrà presentata all’Agrietour di Arezzo (14-15-16 novembre).
Prezzo a partire da 450,00 € iva esclusa, per informazioni: info@eguides.it,
Idee e suggerimenti di Maurizio Vellano per la promozione del tuo agriturismo, b&b, cantina, prodotti tipici, ecc...
Visualizzazione post con etichetta strutture. Mostra tutti i post
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martedì 4 novembre 2014
mercoledì 29 ottobre 2014
Recensioni on Line integrate nella classificazione alberghiera?
“E questo sarebbe un quattro stelle?”. E’ capitato a tutti, almeno una volta, di porsi una domanda del genere. Si visita il sito della struttura, si vedono le foto, si conta il numero di stelle, ma una volta in loco ci si rende conto che la realtà è ben diversa da quanto promesso. La classificazione alberghiera, insomma, ha da tempo perso autorevolezza e credibilità.
Sull’altro piatto della bilancia, il peso delle recensioni on line è cresciuto in modo esponenziale. La maggior parte dei viaggiatori, ormai, dà un’occhiata alle reviews di Tripadvisor o Booking prima di prenotare in una struttura.
Parte da queste considerazioni, la proposta dell’Organizzazione Mondiale del Turismo: integrare le recensioni on line nella classificazione alberghiera. Secondo l’OMT, tale integrazione porterebbe vantaggi sia per gli utenti che per le strutture, con ricadute positive sull’industria turistica.
Sempre per l’OMT, i due criteri vanno integrati in quanto entrambi parte, in momenti diversi, del processo decisionale da parte del viaggiatore: le stelle costituiscono un primo criterio di scelta, ma il filtro finale avviene grazie alle recensioni.
E quelle false? Il problema esiste, ammettono quelli dell’OMT, ma il grande numero di recensioni, spalmato su piattaforme differenti, fa sì che quelle false siano statisticamente poco rilevanti.
Seguono alcuni case history nazionali. In Norvegia, per esempio, il QualityMark Norway ha sviluppato un sistema che prevede la piena integrazione della reputazione on line di una struttura nella sua classificazione. In Svizzera invece ci sono andati più cauti ed hanno scelto una via intermedia: la classificazione alberghiera e l’aggregato delle recensioni vengono messe a confronto, ma non completamente integrate.
L’OMT avanza una terza proposta, a metà strada tra le due precedenti, in cui i dati delle recensioni vengono aggregati e valutati da un ente preposto, quindi pesati in base alla categoria di riferimento e paragonati rispetto ad un benchmark predefinito per stabilire se la struttura si pone al di sotto, al di sopra o in corrispondenza della media di mercato. In seguito al risultato conseguito, infine, la struttura può essere promossa o retrocessa di categoria.
Secondo l’OMT, come detto, con un sistema del genere il vantaggio è doppio, per gli utenti e per le strutture. I primi vedrebbero ridotto il gap tra aspettative ed esperienze. Le seconde, dal canto loro, potrebbero sfruttare l’accresciuta autorevolezza della propria reputazione on line per spuntare tariffe migliori (anche la certificazione, insomma, si paga).
Tutto questo, ovviamente, si applicherebbe alle strutture ricettive classificate come Hotel. Il discorso è però interessante anche per piccole realtà, come agriturismo e B&B, in cui da anni si parla di un sistema di classificazione autorevole e riconosciuto ovunque: pensarlo integrando la reputazione on line potrebbe essere un modo per guadagnare prestigio agli occhi degli utenti.
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martedì 21 ottobre 2014
Turismo Digitale in Italia: ecco i numeri
I numeri del turismo in Italia sono stazionari, ma il Digitale è in forte crescita. Questa, in estrema sintesi, la notizia riportata dalla School of Management del Politecnico di Milano, che all’ultimo TTL di Rimini ha presentato il primo Osservatorio sull’innovazione digitale nel Turismo.
In cifre: gli acquisti nel settore travel in Italia raggiungono la cifra di 31,5 miliardi di euro, praticamente la stessa dell’anno precedente. A fare la differenza sono le transazioni digitali, che raggiungono i 9 miliardi con un incremento del 10%.
Altro dato interessante: gli acquisti digitali effettuati da turisti italiani, sia per viaggi in patria che all’estero, si assesta sui 7 miliardi (anche qui, con una crescita del 10%) e costituisce il 22% della spesa complessiva per i viaggi sostenuta dagli italiani.
Non solo: pare non arrestarsi la crescita del mobile. Se l’acquisto di smartphone e tablet ha registrato l’ennesimo incremento, addirittura con un +40% rispetto al periodo precedente, le transazioni effettuate da mobile costituiscono oramai il 5% del totale.
Ora, però, arrivano le dolenti note: della spesa digitale complessiva, soltanto il 14% va direttamente alle strutture (per con un incremento del 4% rispetto al periodo precedente). Della restante parte: ben il 74% va ai trasposti, e il 12% ai pacchetti turistici.
Ma come si distribuiscono le transazioni digitali a favore di strutture italiane? Un 25% proviene dalle OTA, il 20% da Agenzie di viaggio e Tour Operator, mentre un buon 44% è diretto.
Ad una prima occhiata, insomma, emerge un quadro contraddittorio: se da un lato, infatti, l’innovazione digitale porta con sé vantaggi e opportunità, dall’altro pare che non sempre le strutture siano pronte per coglierle, soprattutto per quanto riguarda la disintermediazione. Ad esempio, solo una piccola parte di esse si è dotata di un sito responsive, in grado di essere davvero mobile-friendly.
C’è insomma ancora molto da lavorare da parte di tutti sotto l’aspetto della formazione, affinché la rivoluzione digitale, social e mobile, e le opportunità che porta con sé, non sfuggano alle piccole strutture ricettive italiane.
lunedì 30 giugno 2014
Domande e Risposte, il nuovo tool di Tripadvisor per promuovere il dialogo
Il celebre portale di recensioni lancia Questions&Answers, una feature che permetterà ai clienti di fare domande dirette ai gestori delle strutture
Che piatti avete in menu in questo periodo? Posso acquistare le vostre marmellate? C’è una farmacia nei paraggi? Quali sono gli orari dei bus?
Queste, e infinite altre domande che spesso vengono rivolte dagli ospiti di una struttura, possono ora essere inoltrate direttamente tramite Tripadvisor ed essere visibili a tutti. Il nuovo modulo si chiama Questions&Answers e si trova a pié di pagina. A quale scopo? Si chiederà qualcuno. Semplice: un dialogo diretto tra cliente e gestore alla luce del sole ha un valore inestimabile, sia per il primo (che ottiene informazioni) che per il secondo (che ha l’occasione di fare bella figura, a patto che rispetti alcune regole). Quelli di Tripadvisor, nella pagina di presentazione del servizio , non si limitano a descriverne il funzionamento, ma danno anche alcuni suggerimenti su come comportarsi nelle risposte: solito stile informale tipico dei social, niente link (nemmeno al sito della struttura) né altri recapiti, risposte il più possibile brevi, cercando di enfatizzare gli aspetti positivi rispetto a quelli negativi.
Insomma, Questions&Answers ha buone chance per diventare uno strumento popolare. E chi gestisce una struttura potrà ovviamente sfruttare questa opportunità a proprio favore. A patto, ovviamente, di dedicarvici con attenzione e costanza.
Che piatti avete in menu in questo periodo? Posso acquistare le vostre marmellate? C’è una farmacia nei paraggi? Quali sono gli orari dei bus?
Queste, e infinite altre domande che spesso vengono rivolte dagli ospiti di una struttura, possono ora essere inoltrate direttamente tramite Tripadvisor ed essere visibili a tutti. Il nuovo modulo si chiama Questions&Answers e si trova a pié di pagina. A quale scopo? Si chiederà qualcuno. Semplice: un dialogo diretto tra cliente e gestore alla luce del sole ha un valore inestimabile, sia per il primo (che ottiene informazioni) che per il secondo (che ha l’occasione di fare bella figura, a patto che rispetti alcune regole). Quelli di Tripadvisor, nella pagina di presentazione del servizio , non si limitano a descriverne il funzionamento, ma danno anche alcuni suggerimenti su come comportarsi nelle risposte: solito stile informale tipico dei social, niente link (nemmeno al sito della struttura) né altri recapiti, risposte il più possibile brevi, cercando di enfatizzare gli aspetti positivi rispetto a quelli negativi.
Insomma, Questions&Answers ha buone chance per diventare uno strumento popolare. E chi gestisce una struttura potrà ovviamente sfruttare questa opportunità a proprio favore. A patto, ovviamente, di dedicarvici con attenzione e costanza.
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lunedì 21 ottobre 2013
Il post perfetto su Facebook: ecco come fare
Un’infografica pubblicata da Salesforce suggerisce una serie di regole per ottenere i migliori risultati dalla pubblicazione dei propri contenuti
Parole accattivanti, un’immagine che colpisce, un link che incuriosisce ed invita a cliccarci su, una domanda o un sondaggio che spingono chi legge a rispondere. Quali sono le regole per un post perfetto su Facebook? Ottenere il massimo delle interazioni è l’obiettivo di chiunque faccia social media marketing, ma come riuscirci? Jennifer Burnham, Social Strategy e Content Director di Salesforce, dà alcuni consigli con un’interessante infografica, pubblicata originariamente qui .
Parole accattivanti, un’immagine che colpisce, un link che incuriosisce ed invita a cliccarci su, una domanda o un sondaggio che spingono chi legge a rispondere. Quali sono le regole per un post perfetto su Facebook? Ottenere il massimo delle interazioni è l’obiettivo di chiunque faccia social media marketing, ma come riuscirci? Jennifer Burnham, Social Strategy e Content Director di Salesforce, dà alcuni consigli con un’interessante infografica, pubblicata originariamente qui .
Innanzitutto, la Burnham suggerisce di contenere la lunghezza del testo: evitare di superare i 90 caratteri (che a dire il vero sono pochini: un tweet ne può contare 140), link compresi. In ogni caso, ricordarsi che il marketing sui social ha regole diverse da quello standard: mantenete sempre un tono personale. Una delle regole d’oro, poi, per incentivare le interazioni, è fare domande: chiedere un parere su una determinata caratteristica dell’azienda, su una ricetta della cucina o sul colore da utilizzare per ritinteggiare una parte della struttura, promuovere un sondaggio tra i propri clienti, è una delle tecniche più efficaci per spingerli ad interagire e a parlare di noi.
Anche le immagini, ovviamente, aiutano a catturare l’attenzione del lettore. Un post su Facebook dovrebbe sempre esserne corredato, meglio se quella utilizzata non supera i 300x300 px, contiene volti di persone in primo piano e colori accesi, come il rosso e l’arancione. Ma come raggiungere il più elevato numero di fan? Ormai da oltre un anno, si sa http://bit.ly/ZfBxme , quando si pubblica un post tramite una pagina, non si raggiungono più tutti i propri fan, ma solo una percentuale del loro totale, comunque inferiore al 20%. Se volete avere la massima visibilità, dovete pagare e ricorrere ai post sponsorizzati. E Salesforce suggerisce di farlo, in modo da assicurare la massima visibilità ai propri contenuti entro 24 ore dalla loro pubblicazione.
In ogni caso, mai dimenticare che ormai oltre la metà degli utenti accede a Facebook e consulta la bacheca da un dispositivo mobile (spesso uno smartphone). Ecco quindi che diventa sempre più importante proporre contenuti agili, snelli, con testi brevi e sintetici, che spingano ad interazioni veloci.
Ovviamente, dopo aver pubblicato, è fondamentale restare ben presenti ed alimentare la conversazione. Se gli utenti rispondono, o fanno domande, è importante replicare con prontezza e dimostrarsi sempre disponibili.
Infine, non dimenticare di utilizzare Insight per monitorare l’andamento del proprio Social Media Marketing e dedurne le relative modifiche da apportare o le strategie che si sono rivelate vincenti.
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mercoledì 9 ottobre 2013
Strutture ricettive italiane: piccolo è bello. Ma per quanto ancora?
Federalberghi parla chiaro, con il proprio Datatour 2013 : la stragrande maggioranza delle strutture ricettive italiane ha meno di 20 dipendenti. Spesso, molti meno. Piccole pensioni a gestione famigliare, affittacamere, B&B, agriturismi sono la colonna vertebrale su cui si regge l’ospitalità italiana, soprattutto in provincia e nelle campagne. Eppure, spiega il Presidente Bernabò, nel 2013 questo modello non è più competitivo. Le piccole strutture non avrebbero infatti potere contrattuale con i grandi mediatori (soprattutto con le OTA), mancherebbero della capacità di penetrare i mercati internazionali, non riuscirebbero ad acquisire un’adeguata visibilità presso i potenziali clienti.
Dichiarazioni pesanti. E le reazioni da parte di chi dovrebbe sentirsi rappresentato da Federalberghi, ovvero gli albergatori, non sono ovviamente mancate. Del resto, le argomentazioni a difesa delle piccole strutture sparse da nord a sud lungo la Penisola non mancano. I turisti stranieri sono spesso alla ricerca proprio delle piccole realtà familiari, testimoni di una storia e di una cultura centenarie: si tratta di un fiore all’occhiello italico che la clientela internazionale di sicuro non vorrebbe perdere. Anzi: molto spesso sono proprio le dimensioni familiari, il contatto diretto tra il proprietario e la clientela, il “calore umano”, a conferire alle piccole struttre un vantaggio sostanziale nei confronti dei grandi alberghi, delle catene e degli hotel dai grandi numeri. Non è un caso se spesso, su Tripadvisor, le strutture con il giudizio medio più elevato siano proprio piccole bomboniere che, grazie ai numeri contenuti ed al contatto diretto, riescono a “coccolare” i clienti e a fornire standard di qualità inarrivabili per strutture di maggiori dimensioni.
A fronte di tutto questo, è innegabile che alcuni problemi rimangono. Tra i principali, la scarsa capacità contrattuale con i grossi intermediari (OTA, ma non solo), e la difficoltà ad avere una adeguata visibilità. In quest’ottica, appare sempre più evidente come trovare canali alternativi di promozione e vendita, al fine di disintermediare il rapporto con il cliente, sia una priorità sempre più rilevante per le piccole strutture. Soprattutto se si tratta di opportunità low cost. Ecco quindi che un utilizzo corretto ed efficace dei canali social, un miglioramento delle strategie per il mobile ed il local search marketing (il tutto adeguatamente shakerato in un unico cocktail), diventano preziose risorse alternative. La strada da percorrere, per la moltitudine di piccole strutture italiane, non può che passare da qui. E da una relativa, adeguata formazione.
lunedì 9 settembre 2013
Wi Fi gratuita e prenotazioni: un servizio ormai indispensabile
Diverse inchieste hanno recentemente dimostrato l’importanza di avere una wi fi gratuita nella propria struttura per incrementare le prenotazioni
Wi fi, croce e delizia delle strutture ricettive italiane. Da un lato, i recenti sviluppi in materia inseriti nel Decreto del Fare emanato dal Governo in carica hanno riportato alla luce tutte le contraddizioni ed i limiti della legislazione italiana a riguardo. In un primo momento, è parso addirittura che l’Esecutivo intendesse ripristinare le condizioni previste dal Decreto Pisanu (obbligo di tracciabilità per ogni dispositivo che si connette alla wi fi); in un secondo momento, a seguito della vibranti proteste emerse da una larga fetta dell’opinione pubblica, il Governo ha fatto marcia indietro: tutto resta come prima. Ovvero: nessun obbligo di tracciabilità ma (e questo viene generalmente taciuto dai Media che si occupano della vicenda) responsabilità da parte del gestore della struttura ricettiva che mette a disposizione il wi fi, sulle attività on line da parte dei dispositivi connessi. Il che suggerisce che prevedere un login in grado di identificare le connessioni sia una pratica comunque consigliabile.
Lasciando da parte le beghe normative, quanto è importante avere oggi una wi fi gratuita all’interno della propria struttura ricettiva? A quanto pare, molto. Anzi, sempre di più. Lo raccontano due recenti inchieste condotte da Trivago e Intercontinental Hotel Group (IHG). Il primo ha sondato le ricerche on line di 30.000 italiani che stavano cercando una destinazione per le proprie vacanze estive, tramite un’elaborazione statistica dei filtri di ricerca utilizzati per la scelta della struttura ricettiva preferita. Ne è emerso che il wi fi gratuito è stato uno dei parametri più ricercati, secondo solo al parcheggio interno e davanti a ristorante, piscina e possibilità di portare animali. Tra i giovani, poi, il wi fi viene dato praticamente per scontato, ed in generale il servizio è considerato un must per un viaggiatore su 4.
Se un tempo, inoltre, il wi fi era ritenuto importante solo per la clientela business, oggi non è più così. Lo dimostra la ricerca condotta da IHG su 10.000 viaggiatori per lavoro in tutto il mondo. Ebbene, i risultati sono abbastanza sorprendenti: la maggior parte degli utenti, sebbene si trovasse in struttura per lavoro, non cercava il wi fi per ragioni lavorative, bensì per rimanere in contatto con i propri cari. L’aspetto social, evidentemente, è ormai irrinunciabile nelle vite di parecchie persone, sempre ed ovunque. Per il 61% dei viaggiatori, la presenza di una connessione è stata valutata più importante di TV o frigobar in camera. Il 44% ha affermato di aver insegnato a genitori ed addirittura nonni ad utilizzare servizi di chat come Skype, per poter restare costantemente in contatto. La stessa percentuale ha dichiarato di utilizzare servizi di messaggistica istantanea per poter vedere il proprio animale d’affezione rimasto a casa.
Insomma: il wi fi gratuito è sempre più irrinunciabile per un target di clienti sempre più ampio. Non resta che augurarsi che il Legislatore ne prenda atto ed emani un quadro normativo finalmente all’altezza di quelli del resto d’Europa.
Wi fi, croce e delizia delle strutture ricettive italiane. Da un lato, i recenti sviluppi in materia inseriti nel Decreto del Fare emanato dal Governo in carica hanno riportato alla luce tutte le contraddizioni ed i limiti della legislazione italiana a riguardo. In un primo momento, è parso addirittura che l’Esecutivo intendesse ripristinare le condizioni previste dal Decreto Pisanu (obbligo di tracciabilità per ogni dispositivo che si connette alla wi fi); in un secondo momento, a seguito della vibranti proteste emerse da una larga fetta dell’opinione pubblica, il Governo ha fatto marcia indietro: tutto resta come prima. Ovvero: nessun obbligo di tracciabilità ma (e questo viene generalmente taciuto dai Media che si occupano della vicenda) responsabilità da parte del gestore della struttura ricettiva che mette a disposizione il wi fi, sulle attività on line da parte dei dispositivi connessi. Il che suggerisce che prevedere un login in grado di identificare le connessioni sia una pratica comunque consigliabile.
Lasciando da parte le beghe normative, quanto è importante avere oggi una wi fi gratuita all’interno della propria struttura ricettiva? A quanto pare, molto. Anzi, sempre di più. Lo raccontano due recenti inchieste condotte da Trivago e Intercontinental Hotel Group (IHG). Il primo ha sondato le ricerche on line di 30.000 italiani che stavano cercando una destinazione per le proprie vacanze estive, tramite un’elaborazione statistica dei filtri di ricerca utilizzati per la scelta della struttura ricettiva preferita. Ne è emerso che il wi fi gratuito è stato uno dei parametri più ricercati, secondo solo al parcheggio interno e davanti a ristorante, piscina e possibilità di portare animali. Tra i giovani, poi, il wi fi viene dato praticamente per scontato, ed in generale il servizio è considerato un must per un viaggiatore su 4.
Se un tempo, inoltre, il wi fi era ritenuto importante solo per la clientela business, oggi non è più così. Lo dimostra la ricerca condotta da IHG su 10.000 viaggiatori per lavoro in tutto il mondo. Ebbene, i risultati sono abbastanza sorprendenti: la maggior parte degli utenti, sebbene si trovasse in struttura per lavoro, non cercava il wi fi per ragioni lavorative, bensì per rimanere in contatto con i propri cari. L’aspetto social, evidentemente, è ormai irrinunciabile nelle vite di parecchie persone, sempre ed ovunque. Per il 61% dei viaggiatori, la presenza di una connessione è stata valutata più importante di TV o frigobar in camera. Il 44% ha affermato di aver insegnato a genitori ed addirittura nonni ad utilizzare servizi di chat come Skype, per poter restare costantemente in contatto. La stessa percentuale ha dichiarato di utilizzare servizi di messaggistica istantanea per poter vedere il proprio animale d’affezione rimasto a casa.
Insomma: il wi fi gratuito è sempre più irrinunciabile per un target di clienti sempre più ampio. Non resta che augurarsi che il Legislatore ne prenda atto ed emani un quadro normativo finalmente all’altezza di quelli del resto d’Europa.
lunedì 3 giugno 2013
Contenuti virali: ecco come fare
Trucchi e consigli su come stimolare la condivisione dei post della propria struttura sui social network
Contenuti virali: tanto agognati, quanto spesso irraggiungibili. Creare argomenti in grado di stimolare un elevato numero di interazioni è una delle priorità del social media marketing; riuscirsi, tuttavia, non è affatto semplice. Se da un lato, infatti, è la qualità dei contenuti a fare la differenza, spesso il modo in cui gli stessi sono esposti può dare una mano nel renderli più appetibili e, di conseguenza, condivisi. Ecco alcuni trucchi e consigli.
- Infografica. E’ un po’ la moda del momento: spiegare fenomeni, situazioni, statistiche, tramite l’utilizzo congiunto di immagini e testi che rendano possibile comprendere situazioni anche complesse, con un unico sguardo d’insieme. Le infografiche, se ben realizzate, consentono di trasmettere un elevato numero di informazioni in un breve lasso di tempo: esattamente ciò che cerca il lettore 2.0. Per funzionare, ovviamente, un’infografica dev’essere chiara: se la decifrazione degli schemi e dei flussi richiede più tempo rispetto alla lettura di un testo tradizionale contenente le stesse informazioni, il ricorso all’infografica si trasforma in un boomerang. Ma vale la pena provare, ricordando che questo strumento sta ormai dilagando su Pinterest, e che è uno dei più ritwittati su Twitter.
- Approccio negativo. Paradossalmente, gli utenti sono attratti da questo tipo di approccio. Esempio classico: “i dieci errori da evitare nel social media marketing”, è un titolo che può attirare frotte di lettori e, quindi, di interazioni (soprattutto condivisioni). Si tratta ovviamente di un tipo di approccio che può trovare applicazioni nei campi più disparati: basta avere fantasia, e sperimentare.
- Elenchi puntati. Può sembrare banale, ma strutturare un articolo sotto forma di elenco numerato ne aiuta la diffusione. Un elenco è immediato, semplice da visualizzare e comprendere, ed aiuta ad organizzare il testo in modo schematico: tutti aspetti apprezzati dal lettore sempre di corsa, ovvero dal nostro lettore standard.
- Istruzioni per l’uso. Se l’approccio negativo funziona, anche il suo opposto, se ben utilizzato, può avere effetti positivi. Create un semplice elenco di “come fare per”. Sono le famose “istruzioni per l’uso”, o la “cassetta degli attrezzi”: le comuni definizioni abbondano, ma funzionano sempre, perché hanno il pregio di tranquillizzare il lettore, felice di trovare strumenti a lui utili e pratici in un testo semplice e breve.
- News e contenuti originali. Fornire informazioni interessanti e, per quanto possibile, originali, ai propri lettori, è uno dei modi migliori per essere seguiti. Pubblicate notizie sul territorio, sugli eventi che vi si svolgono, sull’andamento delle stagioni e dei lavori in campagna, su una parte della struttura che viene ammodernata: tutto ciò che può stimolare, incuriosire ed attrarre i vostri clienti-lettori, farà bene al social media marketing della vostra struttura.
- Ricondividere i propri migliori contenuti. Gli utenti dei social sono costantemente alla ricerca di contenuti nuovi. Tuttavia, può essere molto utile andare a ripescare un vecchio post di successo, pubblicato mesi o magari anni prima, e ricondividerlo: spesso l’effetto è sorprendente, e chi l’aveva commentato a suo tempo, probabilmente tornerà e ringrazierà per il ricordo che gli avete fatto emergere.
- Immagini e video. Non ci stancheremo mai di ripeterlo: il social media marketing ed il web 2.0 sono il regno dei contenuti visuali. Pubblicate immagini d’impatto (abbiamo spiegato qui quali sono) e, perché no, brevi video: i risultati arriveranno.
Contenuti virali: tanto agognati, quanto spesso irraggiungibili. Creare argomenti in grado di stimolare un elevato numero di interazioni è una delle priorità del social media marketing; riuscirsi, tuttavia, non è affatto semplice. Se da un lato, infatti, è la qualità dei contenuti a fare la differenza, spesso il modo in cui gli stessi sono esposti può dare una mano nel renderli più appetibili e, di conseguenza, condivisi. Ecco alcuni trucchi e consigli.
- Infografica. E’ un po’ la moda del momento: spiegare fenomeni, situazioni, statistiche, tramite l’utilizzo congiunto di immagini e testi che rendano possibile comprendere situazioni anche complesse, con un unico sguardo d’insieme. Le infografiche, se ben realizzate, consentono di trasmettere un elevato numero di informazioni in un breve lasso di tempo: esattamente ciò che cerca il lettore 2.0. Per funzionare, ovviamente, un’infografica dev’essere chiara: se la decifrazione degli schemi e dei flussi richiede più tempo rispetto alla lettura di un testo tradizionale contenente le stesse informazioni, il ricorso all’infografica si trasforma in un boomerang. Ma vale la pena provare, ricordando che questo strumento sta ormai dilagando su Pinterest, e che è uno dei più ritwittati su Twitter.
- Approccio negativo. Paradossalmente, gli utenti sono attratti da questo tipo di approccio. Esempio classico: “i dieci errori da evitare nel social media marketing”, è un titolo che può attirare frotte di lettori e, quindi, di interazioni (soprattutto condivisioni). Si tratta ovviamente di un tipo di approccio che può trovare applicazioni nei campi più disparati: basta avere fantasia, e sperimentare.
- Elenchi puntati. Può sembrare banale, ma strutturare un articolo sotto forma di elenco numerato ne aiuta la diffusione. Un elenco è immediato, semplice da visualizzare e comprendere, ed aiuta ad organizzare il testo in modo schematico: tutti aspetti apprezzati dal lettore sempre di corsa, ovvero dal nostro lettore standard.
- Istruzioni per l’uso. Se l’approccio negativo funziona, anche il suo opposto, se ben utilizzato, può avere effetti positivi. Create un semplice elenco di “come fare per”. Sono le famose “istruzioni per l’uso”, o la “cassetta degli attrezzi”: le comuni definizioni abbondano, ma funzionano sempre, perché hanno il pregio di tranquillizzare il lettore, felice di trovare strumenti a lui utili e pratici in un testo semplice e breve.
- News e contenuti originali. Fornire informazioni interessanti e, per quanto possibile, originali, ai propri lettori, è uno dei modi migliori per essere seguiti. Pubblicate notizie sul territorio, sugli eventi che vi si svolgono, sull’andamento delle stagioni e dei lavori in campagna, su una parte della struttura che viene ammodernata: tutto ciò che può stimolare, incuriosire ed attrarre i vostri clienti-lettori, farà bene al social media marketing della vostra struttura.
- Ricondividere i propri migliori contenuti. Gli utenti dei social sono costantemente alla ricerca di contenuti nuovi. Tuttavia, può essere molto utile andare a ripescare un vecchio post di successo, pubblicato mesi o magari anni prima, e ricondividerlo: spesso l’effetto è sorprendente, e chi l’aveva commentato a suo tempo, probabilmente tornerà e ringrazierà per il ricordo che gli avete fatto emergere.
- Immagini e video. Non ci stancheremo mai di ripeterlo: il social media marketing ed il web 2.0 sono il regno dei contenuti visuali. Pubblicate immagini d’impatto (abbiamo spiegato qui quali sono) e, perché no, brevi video: i risultati arriveranno.
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lunedì 18 marzo 2013
Il Blog: strumento utile o insostenibile?
Aprire e gestire un blog non è semplice, richiede tempo ed energie, ma può essere un ottimo strumento di marketing per la propria struttura. Vediamo pro e contro.
E se aprissi un blog? E’ una domanda che si pongono in molti, anche tra i gestori o proprietari di strutture turistiche. L’idea appare stimolante, ma l’impegno ed il tempo necessari per gestirlo rappresentano spesso un freno. Se da un lato disporre di uno spazio tutto proprio dove pubblicare contenuti riguardanti la propria attività rappresenta probabilmente il massimo dal punto di vista della comunicazione, dall’altro le energie richieste per la creazione di contenuti sempre nuovi, originali e stimolanti, rendono questo strumento non facilmente sostenibile per chi ha mille altre incombenze quotidiane. A tutto questo va poi aggiunta la necessità di trovare un pubblico disposto a seguirci: non sono pochi i casi di blog di qualità, chiusi dopo poco tempo per l’assenza di lettori. Come e dove trovare questi ultimi?
Cerchiamo di fare chiarezza e procediamo con ordine. Innanzitutto, un blog ben fatto e ricco di contenuti di qualità è una manna dal cielo per la nostra struttura. Per una serie di motivi: affiancato al sito aziendale, salva quest’ultimo dalla staticità e fornisce contenuti sempre nuovi, tanto cari ai motori di ricerca e rilevanti per il SEO; aiuta a coinvolgere i clienti nelle discussioni, stimolandone la fidelizzazione; convoglia traffico da utenti che non conoscono la struttura, e che potrebbero in seguito diventarne nuovi clienti; Infine, piattaforme come WordPress o Blogger hanno da tempo reso più semplici anche ai non addetti ai lavori la creazione e la gestione tecnica.
Chiarito che un blog può essere una risorsa preziosa per la nostra attività, occorre con altrettanta fermezza sottolineare che la sua gestione non è per nulla semplice. Innanzitutto, prima ancora di imbarcarsi nell’avventura, bisogna porsi alcune domande: quanto tempo ho per gestire il blog? E se ho tempo a sufficienza, sono portato per la comunicazione scritta? Questo è un dettaglio non irrilevante: a parità di contenuti, uno stile per lo meno chiaro e scorrevole fa la differenza, e non tutti sono portati per la scrittura. Nel caso, può essere utile individuare una figura professionale all’interno della struttura che, opportunamente formata, proceda con la stesura dei testi, magari dietro suggerimento degli argomenti da trattare.
Altra domanda cruciale: ho argomenti sempre nuovi, originali ed interessanti di cui parlare? Le persone seguono i blog interessanti, e scrivere cose interessanti non è affatto semplice. Sulle prime può essere utile trarre ispirazione da altri blog, ricalcarne in qualche modo il percorso, ma alla lunga diventa fondamentale essere originali: il blog deve riflettere l’unicità della struttura cui fa riferimento. Una buona soluzione può essere quella di raccontare i dietro le quinte, la creazione delle ricette, le storie delle persone che lavorano nella struttura (a proposito, abbiamo parlato di storytelling).
Inoltre: ogni quanto tempo penso di pubblicare un nuovo pezzo? Si tratta di un quesito su cui è fondamentale fare chiarezza il prima possibile. Se da un lato non è infatti indispensabile avere qualcosa di nuovo da dire ogni giorno, è altrettanto vero che è importante pubblicare con cadenze il più possibile regolari. L’ideale è uscire con le novità sempre lo stesso giorno della settimana, in modo che chi ci segue sappia quando aspettarsi qualcosa. Due volte al mese può andar bene, purché si esca con regolarità.
Ancora: ho gli strumenti per l’invio di una newsletter? Si tratta di uno strumento indispensabile da affiancare al blog, per informare i nostri clienti e chi ci legge che siamo usciti con un nuovo pezzo. Ecco allora che diventa fondamentale creare e gestire una newsletter che funzioni. Ne abbiamo parlato qui.
Altra questione rilevante: ho molti clienti stranieri? Se la risposta è sì, la gestione del blog potrebbe complicarsi. Diventa infatti evidente che non posso raggiungere la clientela straniera scrivendo in italiano. Ecco che affiancare ai contenuti scritti in lingua madre la traduzione almeno in inglese diventa indispensabile.
Infine, la domanda più importante di tutte: come e dove trovo i lettori? Come detto, la mancanza di pubblico è tra le prime cause di abbandono dei blog. Invitare i clienti e, in generale, i nostri contatti tramite la newsletter costituisce senz’altro un primo passo fondamentale, ma non può bastare. Il blog va promosso, né più né meno del sito, della pagina fan su Facebook, del canale Twitter o Google+ o Pinterest. E proprio i social network costituiscono uno dei canali più importanti per far conoscere un blog. A patto, come sempre, di non esagerare: se la nostra presenza su Facebook o Twitter si limita alla pubblicazione di link che rimandano al nostro blog, è probabile che chi ci segue ci percepisca dopo poco tempo come generatori di spam, con un prevedibile e catastrofico effetto boomerang.
Insomma, come si può facilmente comprendere, la creazione di un pubblico di lettori fedeli è operazione tutt’altro che semplice, e soprattutto lunga e faticosa. Richiede diversi mesi (o anni) e di fatto non finisce mai. Un po’ come la promozione dei canali social, del resto. Ma se si avrà costanza (e contenuti di qualità) le soddisfazioni e i risultati prima o poi arriveranno. E con essi, arriveranno anche i tanto attesi commenti da parte dei lettori, che movimenteranno finalmente il nostro blog. A quel punto, ovviamente, ai commenti occorrerà rispondere in maniera tempestiva e puntuale. Ulteriore dispendio di tempo ed energie? Come si usa dire: chi ha voluto la bicicletta…
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venerdì 1 marzo 2013
9 consigli su Facebook, da parte di Facebook
In un documento del 2011 recentemente rispolverato, il team del social in blu fornisce alcuni suggerimenti per una gestione efficace della Pagina Fan
Il social media marketing non è più una novità. E’ ormai qualche anno che molte aziende hanno intrapreso strategie di comunicazione sui social network, Facebook in primis. I risultati non sono sempre all’altezza delle aspettative, ed è per questo che con il tempo è nata la figura del consulente: un esperto di social che aiuta e consiglia nella gestione ottimale di una pagina fan: questo blog ne è un esempio.
Se per una volta, tuttavia, a dispensare consigli sono gli uomini di Facebook in carne ed ossa, vale sicuramente la pena leggere ciò che hanno da dirci: chi più di loro può sapere cosa davvero funziona, e cosa no, in una strategia di comunicazione attraverso una Pagina Fan? E’ ciò che è accaduto con la pubblicazione di queste dispense (qui in inglese), datate in realtà 2011 ma recentemente rispolverate: i consigli, come si può facilmente notare, sono assolutamente attuali. Vediamoli uno per uno.
1. Siate sintetici
Se Twitter ha fondato il proprio successo sul limite dei 140 caratteri, anche gli uomini di Facebook ci dicono che i post concisi sono i più efficaci. Studi statistici indicano che contenuti testuali che contengono al massimo 250 caratteri (meno di tre righe) ottengono il 60% in più di like, condizioni e commenti. Questi contenuti non necessitano inoltre di essere espansi per essere letti per intero (una regola aurea del web recita: meno click, maggiori risultati), e sono più fruibili e condivisibili.
2. Un’immagine vale più di cento (o mille) parole
L’abbiamo sottolineato più volte (http://bit.ly/WtUSQD ), e questa volta ce lo dicono anche quelli di Facebook. I post con contenuti visuali (foto o video) ottengono dal 120 al 180% in più di popolarità rispetto a quelli solo testuali. Da non dimenticare la seconda regola fondamentale della comunicazione social: dimenticatevi le immagini patinate in stile brochure. Su Facebook funzionano immagini dinamiche, divertenti, i dietro le quinte, le foto dello staff. Siate creativi, siate originali.
3. Pubblicate contenuti con regolarità
Non esiste una regola universale circa la frequenza con cui conviene postare (qui abbiamo analizzato la questione). Ogni struttura si regola in base ad una serie di tentativi, ed alle esigenze della propria clientela. L’importante è fissare un obiettivo, e mantenerlo: due o tre post la settimana possono bastare, però non fateli mai mancare ai vostri fan. Evitate di eccedere e di spammare: l’effetto sarebbe quello di un boomerang.
4. Coinvolgete i vostri fan con domande
Un Social Network è, per definizione, un luogo dove la dimensione sociale è fondamentale. L’Interazione con i fan, lo scambio di pareri, battute ed opinioni non dovrebbe mai mancare in una Pagina Fan che funzioni. Cercate quindi di coinvolgere chi vi segue con domande, quiz, richieste di opinioni sul vostro operato. Di solito, chi vi segue è felice di darvi il suo parere. Potete anche utilizzare l’applicazione per creare sondaggi: di solito genera una buona partecipazione.
5. Provate i post “Fill in the blank”
Se i vostri fan apprezzano il fatto di essere interpellati, perché non provare a coinvolgerli anche con I post “da completare”? Ricerche di Facebook hanno stabilito che questa tipologia di contenuti riscuote il 90% di successo in più rispetto ad un post tradizionale. Un semplice esempio: se siete produttori di vino, invitate i vostri fan a completare il seguente post: “Stasera abbinerei un bicchiere del Rosso Superiore Riserva con un piatto di …”. Le risposte non tarderanno ad arrivare.
6. Create contenuti esclusivi riservati ai vostri Fan
Chi decide di cliccare like alla vostra pagina, gradisce l’idea di entrare a far parte di un club esclusivo e di ricevere le attenzioni e le coccole riservate ai vostri migliori clienti. Create contenuti esclusivi apposta per i vostri fan: sconti, promozioni, eventi dedicati fanno leva sul principio di scarsità e generano fidelizzazione. Provate anche con vantaggi speciali con scadenza a tempo.
7. Create ricompense per i vostri migliori fan
Generate concorsi, quiz, indovinelli, e ricompensate chi vince con vantaggi esclusivi. Tutto ciò aumenta la frequenza di interazione con i vostri fan e genera fidelizzazione.
8. Siate sul pezzo
Se non c’è nulla di più triste del menu di Capodanno ancora in bella vista quando ormai si avvicina Pasqua, essere attivi con contenuti d’attualità genera invece entusiasmo e popolarità. Create post che parlino del momento, dell’evento, della ricorrenza o della festività in corso.
9. Dite cose diverse a gente diversa
L’avvento dei post sponsorizzati ha acceso i riflettori sull’importanza di targettizzare i contenuti, ma in realtà porre attenzione a cosa raccontare a chi è sempre stato fondamentale. Se volete pubblicizzare il menu del pranzo di Pasquetta, probabilmente non ha molto senso farlo con i vostri fan statunitensi: difficilmente si sobbarcheranno un volo transoceanico solo per venire a pranzo da voi. In questo caso, conviene riservare la comunicazione ai fan che vivono in un raggio di un centinaio di chilometri dalla vostra struttura. Discorso inverso per un last minute riguardo ad un soggiorno di una settimana a luglio: in questo caso difficilmente il discorso potrà interessare a chi abita a pochi chilometri da voi, mentre i vostri fan statunitensi potrebbero essere molto sensibili all’argomento.
Il social media marketing non è più una novità. E’ ormai qualche anno che molte aziende hanno intrapreso strategie di comunicazione sui social network, Facebook in primis. I risultati non sono sempre all’altezza delle aspettative, ed è per questo che con il tempo è nata la figura del consulente: un esperto di social che aiuta e consiglia nella gestione ottimale di una pagina fan: questo blog ne è un esempio.
Se per una volta, tuttavia, a dispensare consigli sono gli uomini di Facebook in carne ed ossa, vale sicuramente la pena leggere ciò che hanno da dirci: chi più di loro può sapere cosa davvero funziona, e cosa no, in una strategia di comunicazione attraverso una Pagina Fan? E’ ciò che è accaduto con la pubblicazione di queste dispense (qui in inglese), datate in realtà 2011 ma recentemente rispolverate: i consigli, come si può facilmente notare, sono assolutamente attuali. Vediamoli uno per uno.
1. Siate sintetici
Se Twitter ha fondato il proprio successo sul limite dei 140 caratteri, anche gli uomini di Facebook ci dicono che i post concisi sono i più efficaci. Studi statistici indicano che contenuti testuali che contengono al massimo 250 caratteri (meno di tre righe) ottengono il 60% in più di like, condizioni e commenti. Questi contenuti non necessitano inoltre di essere espansi per essere letti per intero (una regola aurea del web recita: meno click, maggiori risultati), e sono più fruibili e condivisibili.
2. Un’immagine vale più di cento (o mille) parole
L’abbiamo sottolineato più volte (http://bit.ly/WtUSQD ), e questa volta ce lo dicono anche quelli di Facebook. I post con contenuti visuali (foto o video) ottengono dal 120 al 180% in più di popolarità rispetto a quelli solo testuali. Da non dimenticare la seconda regola fondamentale della comunicazione social: dimenticatevi le immagini patinate in stile brochure. Su Facebook funzionano immagini dinamiche, divertenti, i dietro le quinte, le foto dello staff. Siate creativi, siate originali.
3. Pubblicate contenuti con regolarità
Non esiste una regola universale circa la frequenza con cui conviene postare (qui abbiamo analizzato la questione). Ogni struttura si regola in base ad una serie di tentativi, ed alle esigenze della propria clientela. L’importante è fissare un obiettivo, e mantenerlo: due o tre post la settimana possono bastare, però non fateli mai mancare ai vostri fan. Evitate di eccedere e di spammare: l’effetto sarebbe quello di un boomerang.
4. Coinvolgete i vostri fan con domande
Un Social Network è, per definizione, un luogo dove la dimensione sociale è fondamentale. L’Interazione con i fan, lo scambio di pareri, battute ed opinioni non dovrebbe mai mancare in una Pagina Fan che funzioni. Cercate quindi di coinvolgere chi vi segue con domande, quiz, richieste di opinioni sul vostro operato. Di solito, chi vi segue è felice di darvi il suo parere. Potete anche utilizzare l’applicazione per creare sondaggi: di solito genera una buona partecipazione.
5. Provate i post “Fill in the blank”
Se i vostri fan apprezzano il fatto di essere interpellati, perché non provare a coinvolgerli anche con I post “da completare”? Ricerche di Facebook hanno stabilito che questa tipologia di contenuti riscuote il 90% di successo in più rispetto ad un post tradizionale. Un semplice esempio: se siete produttori di vino, invitate i vostri fan a completare il seguente post: “Stasera abbinerei un bicchiere del Rosso Superiore Riserva con un piatto di …”. Le risposte non tarderanno ad arrivare.
6. Create contenuti esclusivi riservati ai vostri Fan
Chi decide di cliccare like alla vostra pagina, gradisce l’idea di entrare a far parte di un club esclusivo e di ricevere le attenzioni e le coccole riservate ai vostri migliori clienti. Create contenuti esclusivi apposta per i vostri fan: sconti, promozioni, eventi dedicati fanno leva sul principio di scarsità e generano fidelizzazione. Provate anche con vantaggi speciali con scadenza a tempo.
7. Create ricompense per i vostri migliori fan
Generate concorsi, quiz, indovinelli, e ricompensate chi vince con vantaggi esclusivi. Tutto ciò aumenta la frequenza di interazione con i vostri fan e genera fidelizzazione.
8. Siate sul pezzo
Se non c’è nulla di più triste del menu di Capodanno ancora in bella vista quando ormai si avvicina Pasqua, essere attivi con contenuti d’attualità genera invece entusiasmo e popolarità. Create post che parlino del momento, dell’evento, della ricorrenza o della festività in corso.
9. Dite cose diverse a gente diversa
L’avvento dei post sponsorizzati ha acceso i riflettori sull’importanza di targettizzare i contenuti, ma in realtà porre attenzione a cosa raccontare a chi è sempre stato fondamentale. Se volete pubblicizzare il menu del pranzo di Pasquetta, probabilmente non ha molto senso farlo con i vostri fan statunitensi: difficilmente si sobbarcheranno un volo transoceanico solo per venire a pranzo da voi. In questo caso, conviene riservare la comunicazione ai fan che vivono in un raggio di un centinaio di chilometri dalla vostra struttura. Discorso inverso per un last minute riguardo ad un soggiorno di una settimana a luglio: in questo caso difficilmente il discorso potrà interessare a chi abita a pochi chilometri da voi, mentre i vostri fan statunitensi potrebbero essere molto sensibili all’argomento.
venerdì 15 febbraio 2013
Recensioni-Ritorsioni: Tripadvisor corre ai ripari
Non era certo una novità, ma le segnalazioni a riguardo, da parte dei gestori di strutture sono, in costante aumento. Si tratta della sgradevole tendenza da parte di alcuni clienti, a minacciare una recensione molto negativa su Tripadvisor, nel caso la struttura non accordi loro uno sconto o altri favori. Se fino ad ora l’unica arma a disposizione della struttura era rispondere alla recensione, diffondendo il proprio punto di vista e le proprie ragioni, oggi Tripadvisor ha finalmente riconosciuto il problema, ed ha messo a punto un nuovo sistema che permette alle strutture di tutelarsi in misura maggiore. Vediamo come funziona.
La principale novità a favore delle strutture, è che è ora possibile segnalare a Tripadvisor una possibile recensione-ritorsione prima che questa venga pubblicata, segnalando il nome della persona in questione. Ad esempio, se il cliente in questione ha minacciato di scriverla, ma non l’ha ancora fatto. Se, entro qualche tempo, una recensione negativa giunge effettivamente a Tripadvisor da parte di quell’utente, il portale può tenere in considerazione la segnalazione della struttura e decidere di contattare l’autore, non pubblicare la recensione in questione o rimuoverla.
Ma come funziona, in pratica, il servizio? Nel momento in cui si vuole segnalare una possibile, futura recensione-estorsione, occorre innanzitutto accedere al proprio profilo Tripadvisor, quindi cliccare su “Gestite le vostre recensioni”. Dalla schermata che si apre, cercate e selezionate la voce “segnalate la pubblicità fraudolenta” in basso a destra, e dal menu a tendina cliccate “segnalate un’estorsione”. Compilate tutti i campi e descrivete nella maniera più dettagliata possibile l’accaduto. Se invece la recensione in oggetto è già stata pubblicata, occorre selezionare “Segnalate la pubblicità fraudolenta”, “Segnala il tuo problema con le recensioni”, quindi “Recensione sospetta” e nelle motivazioni “Altro”.
Va detto, a onor del vero, che non sempre il sistema garantisce un perfetto funzionamento. L’utente in questione potrebbe infatti pubblicare la sua recensione sotto pseudonimo, o tramite il profilo di un altro utente. Tripadvisor inoltre specifica come vi siano penali anche per le strutture che abusano del servizio, segnalando recensioni legittime.
Al netto di questi particolari, in ogni caso, si tratta di un importante passo avanti in direzione della tutela delle strutture e dei professionisti contro le recensioni “fraudolente”. In conclusione, alcune considerazioni generali: la formazione del personale che lavora in struttura resta fondamentale: come gestire le richieste del cliente, come imparare a dire no, conoscere il problema delle recensioni e anche questo importante, ultimo servizio messo a disposizione da Tripadvisor, sono e restano strumenti fondamentali nel bagaglio professionale di chi opera a contatto con il pubblico. La formazione, quindi, si rivela sempre più importante.
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