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martedì 17 marzo 2015

Guide Locali, la nuova feature di Google per il proximity marketing

Reinventa in chiave geosocial il marketing di prossimità e si presenta molto appetibile con il sistema a livelli che premia gli utenti più fedeli

Di marketing di prossimità ci siamo già occupati qui. Quella messa in campo ora da Google con le nuove Guide Locali, però, è un approccio completamente diverso al tema. Una sorta di rivoluzione in chiave social, verrebbe da dire. O meglio ancora: geosocial.
Già, perché iscrivendosi al nuovo servizio Guide Locali , l’utente entra in un meccanismo che ricorda da vicino l’aspetto più ludico, e competitivo, del più celebre dei Geosocial, ovvero Foursquare . Già, perché come scrive Google stesso, Guide Locali è “una community globale di esploratori che scrivono recensioni locali su Google”. Chi partecipa può diventare guida, ovvero un punto di riferimento per una determinata area, per tutti gli altri utenti. Cosa serve fare per diventare guida? Ovvio: scrivere il più alto numero di recensioni.
Un altro aspetto innovativo di Guide Locali è che non è più necessario possedere un account Google+ per parteciparvi: ci si può infatti anche loggare tramite Facebook e Twitter.
In sostanza, Guide Locali riprende il vecchio progetto “Google City Expert”, rendendone però più semplice l’accesso e molto più immediata la partecipazione e soprattutto l’ottenimento di riconoscimenti (su CityExpert occorrevano 50 recensioni per essere riconosciuto Esperto, oltre alla disponibilità ad assicurare almeno 5 successive recensioni al mese). Con Guide Locali è tutto molto più facile, come si può notare dai livelli di premiazione.

Il nuovo sistema, tra l’altro, permette di portarsi in dote le vecchie recensioni fatte con Google+, il che consente di sbloccare prima i vari livelli.
Ma dal punto di vista di chi gestisce una struttura ricettiva, tutto questo in cosa si traduce? Innanzitutto, può essere una buona pratica diventare Guida Locale e fornire consigli ed informazioni sui posti e i locali da visitare sul territorio. Il che può essere un buon modo, tra l’altro, per entrare in contatto con le altre Guide Locali dello stesso posto. Facendo loro notare che si gestisce una struttura. A quel punto, invitarle a scoprirla diventerà automatico, così come la successiva recensione da parte loro.
Insomma, il proximity marketing diventa (geo)social, e come sempre occorre cogliere la palla al balzo.

martedì 2 settembre 2014

Foursquare si sdoppia: quale futuro?

Al termine di una crisi di numeri, il “geosocial” si moltiplica in due app distinte. Basterà?
Foursquare è un nome storico nell’universo del social network. In particolare, nella sottogalassia dei geosocial, ovvero di quelle piattaforme studiate per essere utilizzate da mobile, tramite app, e che si fondano su geotag e ricerche di prossimità, quindi sulla localizzazione tramite gps.
Mai particolarmente diffuso in Italia, è stato tuttavia apprezzato nel mondo anglosassone, dove una comunità di utenti affezionati e molto attivi hanno contribuito al suo successo. Nel momento di massima diffusione, nel 2012, Foursquare aveva 50 milioni di utenti nel mondo. Diverse sue funzioni sono state più o meno copiate da colossi come Google+ o Facebook. Ad un certo punto, però, la cose hanno smesso di andare per il verso giusto. A partire dal 2013, c’è stato un lento ma costante declino di utenti e di check-in.
Per cercare di contrastare questa tendenza, si è deciso di sdoppiare la app in due. Quella originaria di Foursquare ha perso molte delle caratteristiche che l’hanno resa celebre: non si più più fare check-in, e non si ottengono più badge o altri premi fedeltà. In compenso, si possono ancora raccomandare posti, piatti specifici o attività (tips). La parte “ludica” del social è stata trasferita in toto su una app nuova di pacca: Swarm. Qui l’utente abituato al vecchio Foursquare può ritrovare in sostanza buona parte delle funzioni della vecchia app. L’idea di base, come ha spiegato Jon Steinback, manager di Foursquare, è questa: “Quando cerchi un posto per andare a cena cerchi qualcosa che soddisfi i tuoi gusti. Quando cerchi un posto per andare a bere qualcosa dopo cena stai cercando un posto per incontrarti con gli amici. Questa, in poche parole, è la storia di Swarm e di Foursquare “.
Swarm, per il momento, pare funzionare: è all’undicesimo posto tra le app più scaricate dall’App Store, e anche su Google Play le cose vanno bene. Anche la app di Foursquare pare conoscere una seconda giovinezza. La domanda è: durerà? Impossibile rispondere oggi, ma una cosa è certa: Foursquare (e il suo clone Swarm) è ancora vivo, e chi gestisce una struttura ricettiva fa bene a tenerlo in considerazione.

martedì 5 novembre 2013

Foursquare: arriva la pubblicità

Il celebre geosocial lancia gli annunci sponsorizzati. Evoluzione del marketing di prossimità?

“Foursquare annuncia di aver raggiunto i 100 milioni di check in. Tutti effettuati dagli stessi 10 utenti”. La battuta, caustica e beffarda, circolava tempo fa in rete. E fotografava un quadro tutto sommato non così distante dalla realtà: il primo e più importante geosocial, espressamente pensato e sviluppato per un utilizzo da mobile, non è mai riuscito a sfondare davvero. Quanto a numeri, infatti, Foursquare non si avvicina minimamente ai giganti del settore. Anche il suo utilizzo come strumento di (geo) social media marketing da parte delle strutture è al momento piuttosto limitato. E dire che da questo punto di vista Foursquare gode di notevoli potenzialità, grazie al sistema che permette di offrire una ricompensa a chi effettua un check in. Che fare, dunque?
Il problema, secondo gli sviluppatori, è che un annuncio pubblicato da una struttura e potenzialmente interessante per gli utenti che vi transitano nel paraggi, spesso e volentieri non viene visualizzato dagli stessi. E se il problema è aumentare la visibilità degli annunci, il rimedio messo a punto dagli sviluppatori non poteva che essere questo: inserzioni sponsorizzate.
Ma come fare per creare un annuncio sponsorizzato su Fousquare, dunque? Per prima cosa, ovviamente occorre essere iscritti al social ed esservi presenti con la propria struttura. A questo punto basta andare qui  e seguire passo passo le istruzioni. Fondamentale avere una buona immagine da inserire, insieme ad un testo breve, chiero ed efficace. Si definisce quindi il proprio budget, e l’inserzione è pronta. Ovviamente anche Foursquare si è dotato di un sistema per monitorare l’andamento delle campagne pubbicitarie: si può controllare quanti utenti hanno visualizzato l’annuncio, quanti vi hanno cliccato su, e quanti di questi hanno in seguito effettuato il check in nella struttura (dato decisamente più interessante).
Insomma, il sistema pare ben congeniato e potenzialmente efficace. Come dicono gli stessi sviluppatori di Foursquare nel video di lancio: “il tuo prossimo cliente potrebbe essere appena dietro l’angolo”.


venerdì 22 marzo 2013

Foursquare: gioco inutile o preziosa risorsa?


E’ il primo “Geosocial” per importanza. In Italia viene un po’ snobbato, ma siamo sicuri che non meriti la nostra attenzione?

I numeri parlano chiaro: oltre 20 milioni di utenti, più di 2 miliardi di check in, 750 mila aziende presenti. Si tratta di Foursquare, il “Geosocial” per antonomasia. Termini come mayorship, tips, venue, badge possono suonare strani a chi non lo usa, ma scatenano vere e proprie gare tra gli utenti affezionati, tanto da creare la figura dei SuperUser, che tra l’altro sono deputati alla corretta gestione della comunità ed al “mantenimento dell’ordine”.
Ma può valere la pena impegnarsi anche su Fousquare per la promozione della propria struttura (specie se gestiamo già una fan page su Facebook, una pagina su Google Plus, un account Twitter ed uno Pinterest)?. La risposta, ovviamente, è sì. Foursquare vanta, in Italia, una community di utenti non particolarmente numerosa ma appassionata: chi lo usa, lo fa in maniera assidua. Ed è solito, quando si trova in un posto nuovo, esplorare i dintorni alla ricerca di cose da vedere o locali da visitare proprio tramite Foursquare. E’ innegabile, ovviamente, che la presenza della propria struttura anche su questo social non possa che giovare alla visibilità on line. Soprattutto se possiamo vantare un buon numero di check in.
Vale a questo punto la pena spendere due parole a proposito del check in, ovvero del gesto che l’utente compie per comunicare il fatto di trovarsi in un determinato luogo. Gli utenti di Foursquare, come detto, trovano naturale farlo ogni qual volta si trovano in una struttura presente sul social network, e si tratta di un gesto virtuale dotato di una forte connotazione simbolica. Effettuare il check in in un hotel, un B&B, un agriturismo, un ristorante o una trattoria, equivale infatti a dire a tutti: ehi, in questo preciso momento mi trovo qui, e mi sto divertendo. Non male, come promozione. Simbolicamente, ancora più efficace del like su Facebook. E a proposito del social network in blu, occorre ricordare che è possibile collegare i due account, in modo che ogni check in su Foursquare sia visibile anche ai nostri amici sul social di Zuckerberg.
Vien da sé, a questo punto, che incentivare i check in con piccoli omaggi può essere un’ottima strategia di marketing: per esempio, offrire un drink al cliente che giunge al decimo check in, oppure al decimo membro di un gruppo di amici. La visibilità della nostra sttuttura ci guadagnerà, il nostro impegno nel gestire il tutto è tutto sommato modesto, e chissa che non ci si appassioni a Foursquare e non si entri in gara con gli altri utenti per diventare Major di una Venue.