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martedì 21 ottobre 2014

Facebook punta sulla pubblicità di quartiere

Con i local awareness è possibile intercettare i potenziali clienti quando si trovano nei paraggi

Intercettare i clienti, o potenziali tali, quando transitano nei paraggi della struttura: il marketing di prossimità non è certo un’idea nuova, anzi, ha tratto naturale impulso dalla diffusione di dispositivi mobili dotati di gps. Ma ora potrebbe conoscere un’ulteriore evoluzione grazie a Facebook e alla nuova feature per le Ads: i Local Awareness volti, appunto, a mostrare annunci pubblicitari a chi si trova dalle nostre parti.
A dire il vero, il sistema di profilazione per gli annunci pubblicitari del social in blu ha sempre previsto la possibilità di definire il perimetro entro il quale rendere visibili le proprie inserzioni; ma ora sarà possibile profilare davvero il target della campagna per chi transita nelle immediate vicinanze: fino a 1 km dalla struttura.
Come specificano quelli di Facebook, i Local Awarness sono un tool distinto dal resto delle Ads, dotato di peculiarità e obiettivi specifici. Per esempio, al loro interno non è possibile profilare il target dei destinatari per interessi o abitudini, ma solo per sesso ed età: trattandosi di persone che si trovano nei paraggi, si presume infatti che il loro numero sia generalmente troppo piccolo per essere ridotto ulteriormente tramite profilazioni troppo restrittive. Se da un lato dispongono di meno strumenti, dall’altro i Local Awarness risultano però molto semplici da usare e alla portata di chiunque, anche di chi si trova magari in soggezione di fronte alla complessità delle Ads (e del Power Editor).
Tra le call to action proposte dai Local Awarness all’utente, pare che compaia la possibilità di cliccare “mi piace” alla Pagina Fan che si sta promuovendo, oppure di cliccare su “get direction” affinché il dispositivo calcoli in automatico distanza e percorso migliore per raggiungere la struttura: tutto molto semplice, chiaro ed intuitivo, insomma.
La nuova feature è stata introdotta negli USA, e sarà disponibile nel giro di pochi mesi in diversi altri Paesi, dicono Zuckerberg e i suoi.
I Local Awarness sono un nuovo, interessante strumento per chi fa social media (local) marketing: non resta che farsi trovare pronti al loro arrivo per sfruttarli al meglio.






lunedì 17 giugno 2013

Facebook, arrivano gli hastag


Già attivi negli USA, stanno per sbarcare anche da noi. Cosa vuol dire per il marketing della nostra struttura?

Gli hastag stanno per invadere Facebook. Popolari e molto utilizzati su Twitter, le parole con il cancelletto davanti sono da qualche giorno attive sul social network di Zuckerberg versione USA (qui il comunicato), e a breve arriveranno anche in Italia.
Come funzionano gli hastag? Si tratta in sostanza di termini preceduti dal simbolo del cancelletto #, per esempio #promozioneturistica. Un hastag così composto diventa un link: cliccandoci sopra, è possibile visualizzare tutte le conversazioni nelle quali quell’hastag è stato utilizzato. E’ chiaro che si tratta di un modo molto veloce e comodo per raggruppare discussioni e contenuti per aree tematiche, sfruttando il motore di ricerca interno di un social network. Lanciati e resi popolari da Twitter, gli hastag sono da tempo utilizzati anche su Tumlbr, Pinterest e Instagram. Mancava all’appello solo Facebook, e con l’annuncio di qui sopra la lacuna è stata colmata.
Come cambierà Facebook con l’arrivo degli hastag? Per gli utenti privati, probabilmente, poco. Innanzitutto, Zuckerberg e soci hanno specificato che anche per gli hastag sarà possibile impostare il livello di privacy predefinito: se si desidera che i propri hastag vengano visualizzati solo dagli amici, i medesimi non compariranno nelle ricerche effetuate da chi non lo è. E per le aziende ed il social media marketing, cosa cambia? Qui il discorso si fa un po’ più complesso, e probabilmente interessante.
Innanzitutto, gli hastag diverranno istantaneamente un nuovo, affilato strumento di profilazione per le campagne pubblicitarie. Appare infatti evidente che definire il target di una ads in base agli hastag utilizzati dagli utenti, è una notevole risorsa in più per le aziende che ricorrono alle inserzioni a pagamento. Inoltre, l’utilizzo di un hastag direttamente nel testo della ads, permetterà alla stessa di comparire tra i risultati ad una ricerca per quello stesso hastag.
Il ricorso agli hastag permetterà poi un’integrazione più stretta tra la Pagina Facebook ed il profilo Twitter, mediante la app che collega i due account. Infine, gli hastag permetteranno nuove ed innovative funzioni del rivoluzionario motore di ricerca Graph Search (di cui abbiamo parlato qui). Già a suo tempo avevamo sottolineato come il nuovo motore può portare grandi vantaggi alle pagine Facebook delle strutture, soprattutto a quelle che fanno marketing di prossimità. Continuare a farlo utilizzando gli hastag, non può che fornire un’arma in più per raggiungere i clienti, o potenziali tali.

lunedì 6 maggio 2013

Google Adwords e Google+, sempre più integrati

Diversi indizi suggeriscono che il sistema di inserzioni pubblicitarie di Google va verso un’integrazione sempre più spinta con il motore di ricerca

La notizia è stata lanciata direttamente sul blog ufficiale di Adwords  con questo esempio:


Di cosa si tratta? A prima vista, sembrerebbe una normale inserzione pubblicitaria. Ad un’occhiata più attenta, però, si può notare qualcosa di nuovo. Nell’ultima riga, infatti, compare un rimando alla pagina Google+ della celebre bevanda energizzante, ed al numero dei follower che la medesima pagina vanta. Non vi ricorda molto da vicino i concetti su cui si basano le Facebook Ads, come la riprova sociale? Constatare che un grande numero di utenti segue quella pagina, spinge chi visualizza l’inserzione a ritenere che valga la pena farlo a propria volta. Da lì a cliccare sulla parte bassa dell’inserzione, atterrare sulla pagina ufficiale Google+ ed iniziare a seguirla, il passo è breve. Ed il tutto è perfettamente in linea con i dettami della comunicazione social, qui estremanente integrati con il sistema delle Ads.
Google le chiama Annotazioni Social. Chiunque può iniziare da subito ad utilizzarle? Diciamo che, per il momento, a Mountain View hanno posto, comprensibilmente, alcuni paletti, dei requisiti che occorre rispettare per potere accedere al sistema. Innanzitutto, com’è logico, occorre avere una campagna Adwords attiva ed una pagina Google+ aperta. La seconda, inoltre, deve possedere un URL verificato e corrispondente all’URL dell’annuncio. La pagina deve poi soddisfare altri requisiti per poter accedere al sistema delle Annotazioni Social: post recenti (in modo da dimostrare di essere regolarmente attiva al di là della campagna pubblicitaria), considerati di elevata qualità in base ad una serie di standard stabiliti dal sistema, e deve infine contare almeno 100 follower.
Se tutti i requisiti sono soddisfatti, per ottenere le Annotazioni Social è sufficiente gestire la voce “estensione degli annunci” nel sistema Adwords. A questo punto sorge spontanea una domanda: i costi? E qui Google riserva una piacevole sorpresa: l’utente che clicca sull’annotazione social, nella parte inferiore dell’annuncio, ed atterra quindi sulla pagina Google+ corrispondente, non ci fa spendere un centesimo. Continueremo a pagare, esattamente come prima, soltanto per i click sull’inserzione vera e propria.
Insomma, il tutto appare estremamente interessante, soprattutto in chiave futura. E’ infatti evidente, e lo abbiamo ricordato più volte, come Google+ non goda al momento di grande popolarità da parte degli utenti. Ma una serie di novità  e soprattutto quest’ultima, notevole innovazione delle annotazioni social suggeriscono che presto le cose cambieranno. E come sempre, chi primo arriva…

lunedì 22 aprile 2013

Facebook Ads: come renderle efficaci


Regole e consigli per ottenere il meglio da una campagna pubblicitaria su Facebook

Ne abbiamo già parlato qui : le Facebook Ads (campagne pubblicitarie) sono uno degli strumenti più efficaci per fare marketing su Facebook (sia per vendere prodotti e servizi, che per fare Brand Reputation), presso chi è già nostro fan, o presso chi non lo è ancora. Cerchiamo ora di approfondire il discorso (che è molto complesso).
Innanzitutto: come creare una campagna efficace? Il primo, fondamentale passo è la profilazione del target: a chi voglio rendere visibile il mio messaggio? Può apparire un passaggio scontato, ma Facebook ha creato a tale scopo uno strumento molto potente e raffinato, e non sempre è facile centrare il bersaglio. L’unico consiglio è provare e riprovare, solamente l’esperienza porta a migliorarsi. Soprattutto, non bisogna avere paura di restringere il campo aggiungendo parole chiave: una buona profilazione ne richiede spesso decine e crea quindi un target molto specifico (per zona, età, interessi).
Una volta ottimizzata la profilazione, occorre creare un annuncio efficace. A questo scopo, diventa cruciale la scelta del titolo. Innanzitutto, questo deve essere generato tenendo bene a mente il target di riferimento. In secondo luogo, alcuni accorgimenti possono renderlo più accattivante ed in grado di attirare l’attenzione. Per esempio, un titolo posto sotto forma di domanda, pare riscuotere maggior successo rispetto a uno simile formulato come un’affermazione. Idem se nella frase evidenziamo un problema (magari sotto forma di domanda) con relativa soluzione da noi proposta (espressa come esclamazione). Ancora, può essere utile utilizzare una call to action, per esempio “scopri”, “guarda”, o “clicca qui”, oppure ricorrere ad alcune parole chiave che stimolano in modo particolare il lettore, come “Ecco” o “Questo” o, neanche a dirlo, “Gratis”! Una leva molto potente è sempre realizzata dal principio di scarsità (es. “solo per i primi cinquanta utenti”, o “solo per i nostri fan”).
Infine, può venire in nostro aiuto anche il meccanismo che sta alla base del successo stesso di Facebook: la riprova sociale. Se un’inserzione pubblicitaria riporta il numero di like o di condivisioni ottenute, da un lato tranquillizza l’utente incerto sul fatto di cliccarla o meno, dall’altro lo spinge a scoprirla, se i numeri relativi alle interazioni sono lelevati, o se qualche suo amico ha a sua volta cliccato sull’inserzione.
Infine: la scelta dell’immagine. Innanzitutto, occorre ricordare queste possono avere al massimo dimensioni di 100x72 pixel (se eccedono questi parametri, Facebook le ridimensiona), e che quindi il formato è quello 16:9. Va da sé che l’immagine è l’elemento probabilmente più importante per la creazione di un’inserzione efficace: viste le dimensioni ridotte, sarà importante sceglierle chiare, semplici, con un numero ridotto di particolari, pertinenti all’oggetti dell’inserzione, meglio se contenenti volti umani (attirano l’attenzione). Le immagini possono poi contenere testo (massimo il 20% dello spazio, altrimenti Facebook non le accetta).
L’Importante è che titolo ed immagini siano chiari, e permettano all’utente di comprendere immediatamente cosa gli stiamo offrendo.
Per concludere: l’ultimo passaggio per la creazione di una campagna Facebook efficace è costituito dalla landing page, di cui abbiamo parlato qui.

lunedì 15 aprile 2013

Facebook ads: ecco perché funzionano

Uno studio condotto dal social network insieme a Datalogix descrive come e perché i banner pubblicitari influenzano gli utenti

“Perché dovrei fare pubblicità su Facebook? Io non clicco mai sui banner!”. E’ un commento che si sente spesso, quando si parla di social media marketing. La replica è altrettanto semplice: i banner pubblicitari su Facebook funzionano, e non conta che la gente ci cliccki sopra, è sufficiente che li visualizzi. Lo ha dimostrato uno studio condotto da Facebook stesso, in partnership con Datalogix, colosso statunitense del trattamento dei dati. Vediamo com’è andata.

Datalogix, per intenderci, è una di quelle agenzie a cui, per esempio, le catene di supermercati, consegnano i dati contenuti nelle fidelity card. Gli esperti dell’agenzia studiano le abitudini di acquisto dei consumatori al fine di migliorare le proposte commerciali delle aziende. Il tutto, ovviamente, avviene nel rispetto della privacy: chi analizza i dati non sa chi è il proprietario della fidelity card in questione.

Ma cosa c’entra Facebook? Il popolare social network ha stipulato un partnership con Datalogix, che prevede uno scambio, ed un incrocio, dei rispettivi database riguardanti abitudini e preferenze dei consumatori (sempre nel rispetto della loro privacy). Lo scopo dello studio è comprendere se comportamenti e acquisti degli utenti sono influenzati dalle campagne pubblicitarie su Facebook. Il meccanismo è piuttosto semplice, e lo riassumiamo con un esempio: Datalogix fornisce a Facebook i dati relativi all’acquisto, da parte degli utenti, di una certa marca di biscotti ai cereali. Nel frattempo, l’azienda che li produce avvia una campagna pubblicitaria su Facebook. A campagna ultimata, Datalogix invia un aggiornamento di dati a Facebook, permettendo un confronto sui numeri di acquisto dei biscotti prima e dopo la campagna pubblicitaria su Facebook. E in tutti i casi, lo studio ha evidenziato che le campagne pubblicitarie influenzano gli stili di vita degli utenti: nel nostro esempio, le vendite dei biscotti ai cereali sono aumentate. “Delle prime sessanta campagne che abbiamo esaminato, il 70 per cento aveva un ritorno sugli investimenti triplo o anche migliore. Questo significa che il 70 per cento degli inserzionisti ha raggiunto delle vendite tre volte superiori a quello che avevano speso per la pubblicità”, dichiara Sean Bruich, che si occupa degli standard per i formati pubblicitari di Facebook. Non solo: i risultati evidenziano anche la scarsa importanza dei click: “In media, se si considerano le persone che hanno visto una pubblicità su Facebook e poi hanno acquistato un prodotto, meno dell’1 per cento aveva cliccato sull’inserzione”, commenta Bruich.

Ma perché lo stesso meccanismo non funziona anche per Google? E’ la domanda che sorge spontanea. La risposta, anche in questo caso, è semplice: gli utenti fanno ricerche su Google quando hanno bisogno di qualcosa (domanda consapevole). Per esempio, quando vogliono fare una vacanza e cercano una struttura ricettiva in una certa zona. Spesso, il passo finale è rappresentato dall’acquisto on line (o dalla prenotazione). Ma le persone non vanno su Facebook per fare acquisti. Il social network è piuttosto il luogo ideale dove stimolare la domanda latente: se anche in quel momento l’utente non sta pensando alla sua prossima vacanza, e non conosce la nostra struttura, se in qualche modo riusciamo a raggiungerlo, potrebbe ricordarsi di noi quando penserà al suo prossimo viaggio.
In tutto questo, ottenere il “like” da parte sua alla nostra Pagina Fan è ovviamente l’obiettivo primario. Ma una campagna di brand reputation può avere effetti anche se non genera un elevato numero di click, purché il target di riferimento sia mirato e ben profilato. Unico problema: il ROI (Return of Investment) diventa difficilmente misurabile.

venerdì 22 marzo 2013

Facebook ads, pro e contro


Con il calare della visibilità dei contenuti delle pagine fan, il ricorso alle campagne pubblicitarie è sempre più importante per raggiungere i propri fan.
Come ricorrervi in modo efficace?

Non è una novità: le pagine fan sono sempre meno visibili. Già dall’anno scorso, i contenuti pubblicati dalle pagine raggiungono una percentuale sempre inferiore di propri fan. E’ un effetto della saturazione dei contenuti: le persone cliccano mi piace e si connettono ad un numero sempre maggiore di pagine, e l’effetto è un’inflazione di post, che Facebook tiene sotto controllo limitandone la visibilità. Un po’ come tagliare la stessa torta in tante fette sempre più piccole. Si stima che, ad oggi, una fan page raggiunga in media il 16% dei propri fan per ogni singolo post (ne avevamo già parlato qui ).
Non resta che prendere atto di questa tendenza, e porsi una domanda: come fare per raggiungere più utenti?
Diciamo che è possibile farlo essenzialmente in due modi: uno gratis ed uno a pagamento.
Il primo consiste nel creare un contatto esterno a Facebook con i nostri fan o clienti. La cara vecchia newsletter (http://bit.ly/ZIldMJ ) resta per esempio uno strumento molto utile per mantenere un contatto, purché sia gestita in maniera oculata. Anche avere un proprio blog (http://bit.ly/YbnPaw ) può essere un ottimo modo, per quanto impegnativo, di comunicare, soprattutto se si hanno contenuti interessanti da condividere. In entrambi i casi, inoltre, si tratta di strumenti di nostra diretta proprietà. E’ bene infatti non dimenticare che su Facebook siamo ospiti: in qualsiasi momento, in seguito ad un errore, ad un problema tecnico, ad una segnalazione od altro, la nostra Fan Page potrebbe andare incontro alla perdita dei contenuti, o venire chiusa; con la conseguente perdita di tutto il patrimonio di like ed interazioni che avevamo faticosamente conquistato nel tempo. Disporre quindi, oltre alla Fan Page, di strumenti esterni a Facebook risulta sempre una soluzione apprezzabile, e non solo per ottenere maggiore visibilità
Il secondo modo per aumentare la visibilità della propria fan page è costituito, come dicevamo, dalle inserzioni a pagamento. Si tratta di uno strumento molto potente e sempre più raffinato: impossibile riassumerne nei dettagli il funzionamento in un singolo post (infatti ci torneremo nel prossimo futuro). In questa puntata ci limiteremo a parlare di un fenomeno legato alle inserzioni, ed in particolare al loro proliferare: la saturazione del target.
E’ facilmente riscontrabile da chiunque abbia fatto campagne su Facebook il fenomeno per il quale una campagna diventa meno efficace (e quindi costosa) dopo un certo, limitato, numero di giorni. La spiegazione, denominata appunto saturazione del target, risiede nel fatto che gli utenti potenzialmente interessati dalla nostra inserzione tendono a notarla subito, appena compare. Di conseguenza, la cliccano immediatamente, o quasi. Dopo un certo numero di visualizzazioni, chi non ha ancora cliccato sul riquadro della nostra ads, sempre più difficilmente lo farà: semplicemente, l’inserzione diventa “invisibile” agli occhi dei potenziali clienti, non cattura più l’attenzione.
Cosa è possibile fare per ovviare a questo inconveniente? Innanzitutto, si può pensare di sospendere momentaneamente la campagna, per farla ricomparire dopo un po’ di tempo. Nel frattempo, è possibile che gli utenti si siano “disabituati” alla sua vista, e che tornino a notarla e a cliccarci quando la vedranno di nuovo. Oppure, si può pensare di modificare il titolo o l’immagine dell’inserzione stessa, al fine di rinfrescarne l’aspetto e renderla nuovamente attraente. Un po’ come i restyling di metà carriera per le auto. Infine, si può sempre intervenire sul target di destinazione, modificando la profilazione degli utenti a cui la campagna è destinata (ed è proprio questa la fase più delicata ma cruciale per rendere la campagna stessa efficace). Ovviamente, le tre tipologie di intervento possono essere compiute in contemporanea. In ogni caso, è fondamentale l’utilizzo di Insight per monitorare l’andamento della campagna ed il relativo ROI (Return of Investment).
Come detto, il tema delle Facebook Ads è estremamente vasto ed articolato. Torneremo a parlarne nel prossimo futuro.

venerdì 21 dicembre 2012

Facebook e il motore di ricerca, rivoluzione in arrivo


Da qualche tempo è possibile allestire campagne ads sul social network per essere primi
sul suo motore di ricerca, un po’ come su Google

Chi gestisce una struttura ed ha un sito web, di solito, ha un pensiero ricorrente: posizionarsi il più possibile in alto sui motori di ricerca per guadagnare visibilità, contatti e, di conseguenza, clienti. Ecco quindi il fiorire di strategie di SEO (Searc Engine Optimization) per migliorare l’appeal del sito a tale scopo. Fino ad oggi, però, tutto ciò riguardava appunto i motori di ricerca (sostanzialmente Google). Nessuno si immaginava di fare qualcosa di simile su Facebook. Anche perché, fino a qualche tempo fa, il motore di ricerca interno al re dei social network (la finestra posta in cima alla pagina) non brillava certo per efficienza. Da qualche tempo, tuttavia, le cose stanno cambiando. Da un lato, il motore di ricerca di Facebook fornisce performance più soddisfacenti. Dall’altro, il sistema delle ads a pagamento di Facebook (il meccanismo per creare inserzioni pubblicitarie o promuovere post e notizie sponsorizzate) permette di allestire campagne affinché la propria pagina compaia tra i primi risultati quando un utente effettua una ricerca per determinate parole chiave.
Il fiorire del web marketing sui social network, e delle pagine fan su Facebook, sta infatti giungendo ad una fase di maturità e maggiore consapevolezza, sia da parte degli addetti ai lavori, che da quella degli utenti. Che quindi incominciano a contemplare l’idea di effettuare una specifica ricerca (per esempio “fiere tartufo bianco piemonte”) utilizzando Facebook anziché Google. Al posto di siti web, logicamente, i risultati saranno costituiti da gruppi, eventi, pagine. Se la nostra è posizionata per le parole chiave corrispondenti a quella ricerca, comparirà tra i primi risultati. Inutile sottolineare il vantaggio in termini di visibilità e possibili contatti.
Concludiamo con una curiosità: da prove effettuate quando il servizio era appena stato lanciato (novembre) è risultato che effettuando la ricerca per la parola chiave “BMW”, la prima pagina fan a comparire era… Audi! Evidentemente, alla Casa dei Quattro Anelli hanno esperti di web social marketing più attenti che nell’Azienda dell’Elica.
Scherzi a parte, è evidente che, come sempre accade, gli albori di una nuova fase o tecnologia offrono, a chi ne sfrutta per primo le potenzialità, grandi vantaggi. In seguito, si attiva anche la concorrenza ed il gioco diventa meno remunerativo.