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lunedì 8 settembre 2014

Google e le ricerche per hotel: addio a Carousel?

Big G starebbe testando soluzioni alternative al sistema annunciato l’anno scorso ma mai arrivato
Ricordate Google Carousel ? Annunciato in pompa magna da Google lo scorso anno come il sistema che avrebbe rivoluzionato la ricerca delle strutture ricettive sul motore di ricerca della grande G, in realtà non è mai arrivato. Almeno, in Italia.
Oggi, forse, scopriamo perché. E capiamo cos’altro hanno in mente quelli di Mountain View. Come infatti viene illustrato qui , pare che le SERP a seguito di una ricerca per strutture ricettive in una data località e per una certa data stiano per assumere un aspetto del genere:

Come si può notare, non c’è più traccia del fascione nero in alto, che costituiva il cuore di Google Carousel. Al suo posto, tre risultati sponsorizzati, quindi il Google Hotel Price Ads, con la mappa, le strutture con disponibilità per una certa data, e tre risultati in evidenza.
Il problema è che una schermata del genere dà grande risalto ai risultati sponsorizzati, e relega ai margini quelli organici (cioè non a pagamento). Se una soluzione del genere venisse confermata, verrebbe da pensare che investire periodicamente in Adwords, per chi gestisce una struttura ricettiva, diventerebbe una scelta quasi obbligata.
Cliccando sulla scritta “More Hotels” che compare in basso, infine, si accede a questa seconda schermata:

Qui Google mostra sulla mappa tutte le strutture disponibili (ovviamente ai primi posti ci sono sempre le soluzioni sponsorizzate). Pare essere una buona soluzione, ma richiede un click in più da parte dell’utente. E sappiamo quanto un solo click, specialmente da mobile, possa fare la differenza tra l’essere trovati o no.
In conclusione, non è ancora certo che questa soluzione verrà adottata da Google. Ma nel caso, è meglio farsi trovare pronti.




lunedì 30 giugno 2014

Google: le campagne Pay per Click fanno bene al marchio

Uno studio pubblicato da big G rivela che le PPC non servono solo a ricevere prenotazioni nell’immediato, ma aumentano la popolarità e fanno bene all’immagine
D’accordo: una ricerca condotta da Google dove si consiglia di fare pubblicità su Google non appare come l’apice dell’imparzialità. Però le cose che ci rivelano quelli di Mountain View nel loro articolo sono piuttosto interessanti.
Il concetto di partenza è semplice: chi fa una campagna Pay per Click su Google vuole ottenere vendite o prenotazioni nell’immediato. Vero. Ma spesso si sottovaluta che la campagna porta un effetto secondario, meno percepibile ma tutt’altro che da disprezzare: aumenta la brand awarness. Dove per brand awarness (letteralmente “conoscenza di marca) si intende la capacità, da parte della domanda, di identificare un particolare brand come la possibile risposta. In parole povere, la popolarità del marchio.
Per giungere a queste conclusioni, quelli di Google hanno condotto un esperimento su 800 utenti tipo in 12 ambiti differenti, tra cui ovviamente quello travel, per determinate parole di ricerca. E il risultato è che la brand awarness per le aziende che avevano fatto campagne PPC era stata dell’80% superiore rispetto a quella delle aziende che non le avevano fatte.
In conclusione: fare campagne pubblicitarie tramite Adwords fa evidentemente bene alla popolarità di una struttura nel lungo periodo, anche se non porta particolari risultati nell’immediato. Ne consegue che può essere utile investirvi periodicamente. Facendo bene attenzione, però, all’analisi della domanda e alla definizione del target di riferimento.

lunedì 12 maggio 2014

AdWorld Experience: a che punto è Google Adwords

Si è tenuto a Bologna lo scorso 30 aprile l’appuntamento annuale per fare il punto della situazione delle inserzioni pubblicitarie di Big G

Inserzioni pubblicitarie, vale la pena provarci? E’ l’eterna domanda che accompagna chi fa promozione on line per la propria struttura. Proviamo a fornire qualche elemento grazie a AdWorld Experience, l’appuntamento annuale organizzato da Google, tenutosi a Bologna lo scorso 30 aprile.
Alcuni dati: in Europa, la spesa per l’advertising on line si aggira attorno ai 36 milioni di Dollari annui. Dal 2012 al 2013 la Germania ha incrementato notevolmente la spesa per le inserzioni pubblicitarie, al contrario dell’Italia, dove si spende circa un terzo di quanto facciano i tedeschi. Le keyword, dal canto loro, stanno diventando sempre più economiche.
A proposito di keyword, una curiosità: illustrando il caso del mercato russo, è stata sottolineata l’impostanza di affidarsi ad un buon conoscitore della lingua del paese al quale sono destinate le inserzioni (meglio se madrelingua): come ben si sa, il lavoro sulle keyword è lungo e complesso, e la differenza tra una campagna fallimentare ed una di successo dipende spesso da piccole sfumature linguistiche. Per questo, è fondamentale conoscere alla perfezione la lingua nella quale si farà la propria campagna.
Un conoscitore della nazione di riferimento, inoltre, è anche informato su usi, costumi, passioni e preferenze della sua gente. Che non è detto siano gli stessi dei turisti di altre nazionalità.
Insomma, Google Adwords resta uno strumento fondamentale, sia per l’analisi della domanda, che per le inserzioni pubblicitarie. L’affacciarsi sui mercati itnernazionali di nuove realtà potenzialmente interessanti, come quella russa, araba o cinese, impone di saperlo utilizzare in tutte le lingue del mondo.
Ulteriori informazioni, anche in vista della prossima edizione, si possono trovare su http://www.adworldexperience.it/. 

lunedì 6 maggio 2013

Google Adwords e Google+, sempre più integrati

Diversi indizi suggeriscono che il sistema di inserzioni pubblicitarie di Google va verso un’integrazione sempre più spinta con il motore di ricerca

La notizia è stata lanciata direttamente sul blog ufficiale di Adwords  con questo esempio:


Di cosa si tratta? A prima vista, sembrerebbe una normale inserzione pubblicitaria. Ad un’occhiata più attenta, però, si può notare qualcosa di nuovo. Nell’ultima riga, infatti, compare un rimando alla pagina Google+ della celebre bevanda energizzante, ed al numero dei follower che la medesima pagina vanta. Non vi ricorda molto da vicino i concetti su cui si basano le Facebook Ads, come la riprova sociale? Constatare che un grande numero di utenti segue quella pagina, spinge chi visualizza l’inserzione a ritenere che valga la pena farlo a propria volta. Da lì a cliccare sulla parte bassa dell’inserzione, atterrare sulla pagina ufficiale Google+ ed iniziare a seguirla, il passo è breve. Ed il tutto è perfettamente in linea con i dettami della comunicazione social, qui estremanente integrati con il sistema delle Ads.
Google le chiama Annotazioni Social. Chiunque può iniziare da subito ad utilizzarle? Diciamo che, per il momento, a Mountain View hanno posto, comprensibilmente, alcuni paletti, dei requisiti che occorre rispettare per potere accedere al sistema. Innanzitutto, com’è logico, occorre avere una campagna Adwords attiva ed una pagina Google+ aperta. La seconda, inoltre, deve possedere un URL verificato e corrispondente all’URL dell’annuncio. La pagina deve poi soddisfare altri requisiti per poter accedere al sistema delle Annotazioni Social: post recenti (in modo da dimostrare di essere regolarmente attiva al di là della campagna pubblicitaria), considerati di elevata qualità in base ad una serie di standard stabiliti dal sistema, e deve infine contare almeno 100 follower.
Se tutti i requisiti sono soddisfatti, per ottenere le Annotazioni Social è sufficiente gestire la voce “estensione degli annunci” nel sistema Adwords. A questo punto sorge spontanea una domanda: i costi? E qui Google riserva una piacevole sorpresa: l’utente che clicca sull’annotazione social, nella parte inferiore dell’annuncio, ed atterra quindi sulla pagina Google+ corrispondente, non ci fa spendere un centesimo. Continueremo a pagare, esattamente come prima, soltanto per i click sull’inserzione vera e propria.
Insomma, il tutto appare estremamente interessante, soprattutto in chiave futura. E’ infatti evidente, e lo abbiamo ricordato più volte, come Google+ non goda al momento di grande popolarità da parte degli utenti. Ma una serie di novità  e soprattutto quest’ultima, notevole innovazione delle annotazioni social suggeriscono che presto le cose cambieranno. E come sempre, chi primo arriva…

lunedì 18 marzo 2013

Analisi della domanda: come usare Adwords


Lo strumento per pianificare le campagne pubblicitarie su Google può essere un ottimo alleato di analisi, attraverso il Keyword Tool

Analisi della domanda, questa sconosciuta. E’ indicata come il primo, fondamentale passo da compiere all’interno di un piano di marketing strategico, ma spesso viene ignorata. Anche da chi muove i primi passi nel mondo del Social Media Marketing. Dove, prima ancora di mettersi a parlare, sarebbe cruciale stare ad ascoltare, per un po’ di tempo, cosa dicono e come parlano i clienti, o potenziali tali: conoscere le parole chiave utilizzate da chi è interessato (o potrebbe esserlo) ai nostri prodotti e servizi, dovrebbe essere il primo passo per capire come parlare e cosa dire per cercare di intercettare la domanda.
E pensare che, come spesso accade, il web mette a disposizione di tutti strumenti gratuiti e molto raffinati. Nel caso dell’analisi della domanda, viene in nostro aiuto lo Strumento per le Parole Chiave (Keyword Tool) all’interno di Google Adwords. Già, perché se Adwords è la scatola degli attrezzi per pianificare, creare e gestire le campagne pubblicitarie su Google, diversi strumenti all’interno della scatola possono essere utilizzati (appunto, gratis) anche per fare della “semplice” analisi della domanda. Tra questi, appunto, lo Strumento per le Parole Chiave.
Dall’home page di Google Adwords (è necessario avere un account gmail per accedervi), lo si trova cliccando sulla barra verde in alto, alla voce Strumenti e Analisi. Dal menu a tendina cliccare quindi su Strumento per le Parole Chiave. A questo punto, nel box “parola o frase” è possibile inserire la o le parole per le quali si desidera conoscere le statistiche di ricerca su Google, per esempio Agriturismo Trapani. Nella griglia dei risultati conseguente la ricerca, la prima striscia riguarda proprio le statistiche sulle parole chiave che abbiamo ricercato: ricerche mensili globali si riferisce alle ricerche da tutto il mondo, locali dalla sola Italia. Viene quindi mostrato un CPC approssimativo, stimato per le parole chiave in questione. La serie di parole chiave che segue è un’indicazione delle ricerche che, secondo Google, gli stessi utenti potrebbero digitate in alternativa a quella da noi analizzata. Da notare che l’ultima opzione a destra per ogni riga (Altri risultati simili) rimanda ad ulteriori chiavi di ricerca alternative, ognuna con la sua statistica.
Se si clicca su una chiave di ricerca, infine, si apre un ulteriore menu a tendina da cui è possibile effettuare una ricerca con Google per quelle parole chiave, ed accedere (Google Insight for Search) ad un ulteriore pagina di statistiche. Qui sono mostrati un grafico con l’andamento annuale, mese per mese, delle statistiche di ricerca per quelle parole chiave, e la provenienza geografica delle ricerche stesse.
Da notare come, cliccando su Altri risultati simili, le ricerche alternative suggerite da Google siano spesso più dettagliate (ovvero contengano più parole: per esempio Agriturismo Trapani Piscina Cous Cous). Si tratta delle cosiddette code lunghe, ovvero frasi contenenti un numero maggiore di parole chiave, dovute al fatto che gli utenti tendono ad effettuare ricerche sempre più dettagliate e raffinate.
Dalla voce Opzioni avanzate e filtri, visibile nella parte superiore della schermata, è inoltre possibile accedere ad una serie di ulteriori opportunità per affinare la ricerca: per aree geografiche, per lingua utilizzata, per tipo di dispositivo (per esempio, PC o dispositivi mobili). Dal menu a sinistra, infine, è possibile personalizzare il tipo di ricerca includendo o escludendo alcuni termini, oppure selezionando un tipo di corrispondenza tra query e risultati (esatta, estesa o a frase: passare il puntatore del mouse sul punto interrogativo per una descrizione dettagliata).
In conclusione, è evidente come questo breve articolo non voglia né possa costituire una trattazione esaustiva ed esauriente dell’argomento, che richiederebbe, per la propria complessità, approfondimenti ben superiori. E’ però un invito a testare le funzionalità dello Strumento per le parole chiave e a “giocarci”: i nostri docenti Eguides constatano come i gestori di strutture siano spesso all’oscuro dell’esistenza di uno strumento molto utile e gratuito come il KeyWord Tool, e della sua utilità durante la cruciale fase di analisi della domanda. Ricordando che stare ad ascoltare è sempre il primo, fondamentale passo per sapere cosa dire.