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lunedì 15 dicembre 2014

Google aiuta chi scrive bene

Gli ultimi algoritmi del motore di ricerca, sempre più sofisticati, premiano chi scrive di uno specifico argomento con un lessico appropriato
Gli algoritmi di Google, si sa, sono come la ricetta della Coca Cola: nessuno sa esattamente cosa ci sia dentro. In seguito ai più recenti aggiornamenti si possono trarre però alcune conclusioni, e sono considerazioni piuttosto interessanti.
Innanzitutto, Google premia i contenuti originali. Dove per originali si intendono quelli che non si trovano spesso nel web, ovvero quelli rari, di nicchia. “Centro benessere con vino terapia e bagno nel fieno” ha più successo di un generico “centro benessere” e basta, per intenderci. Diventa quindi centrale la scelta di ogni singolo termine, di ogni sinonimo e correlazione.
Stiamo parlando, insomma, di parole chiave. Sulle quali è bene spendere un paio di dritte. Innanzitutto, non conviene esagerare. Infarcire un testo di parole chiave ripetute in continuazione non funziona, perché il testo stesso suona artificioso: Google se ne accorge e lo penalizza. Il lessico deve sempre apparire naturale, con il giusto numero di parole chiave al proprio interno. E invece importante che queste siano inserite nel corpo del testo più che nel footer o in altre parti della pagina, anche in considerazione del fatto che nelle visualizzazioni da mobile le parti accessorie vengono spesso tagliate.
Forse non tutti sanno, inoltre, che Google valuta in modo estremamente negativo gli errori di battitura e di grammatica, in quanto giudicati sintomo di sciatteria e poca cura. Vale sempre, quindi, la vecchia regola che ci hanno insegnato alle elementari: dopo aver scritto un testo, rileggerlo con attenzione (anche due volte).
Google, per concludere, si sta muovendo a passi sempre più spediti verso la cosiddetta ricerca semantica: non più semplice correlazione tra parole chiave, bensì tra aree del linguaggio, insiemi di termini legati tra loro, gruppi di contenuti. Ciò implica una maggiore attenzione nella composizione del linguaggio, ma anche una maggiore visibilità per chi lo fa bene.

lunedì 17 novembre 2014

Google e SEO: 5 consigli per produrre contenuti di qualità

Con l’ultimo algoritmo, il motore di ricerca ha affinato con cui giudica un contenuto di qualità. Conoscerli significa poterli sfruttare a proprio vantaggio

C’è una sola strada per ottenere visibilità sui motori di ricerca: produrre contenuti di qualità. E’ un mantra, quello dei buoni contenuti, e chi gestisce la visibilità on line di una struttura lo conosce bene.
Ma proviamo ad andare oltre: come fa, di preciso, Google ad individuare un contenuto di qualità? Se lo sono chiesti quelli di Econsultancy, e i risultati della loro ricerca sono interessanti: i più recenti algoritmi sviluppati a Mountain View hanno affinato le proprie armi, e ricorrono a criteri sempre più sofisticati per decidere se un contenuto è davvero di qualità, e quindi va premiato in termini di visibilità.
Dallo studio emergono 5 criteri fondamentali seguiti dal motore di ricerca: vien da sé che è quantomeno opportuno metterli in pratica, se si intende migliorare le performance del sito della propria struttura:

1- Contenuti olistici. Dove per olistico si intende “riferito ad un sistema complesso”. Tradotto: se le parole chiave che avete individuato per la vostra attività sono due o tre, non limitatevi a quelle. Cercate di usare anche i termini che direttamente o indirettamente hanno a che fare col vostro ambito d’azione. Occorre ragionare per gruppi di contenuti, insomma. Così facendo, si scopre in fretta che galassie di parole chiave attinenti ad argomenti differenti hanno quasi sempre termini in comune, il che permette di agganciare utenti che hanno effettuato ricerche per aree d’interesse anche molto differenti tra loro.
2- Lunghezza del testo. Sembra che a Google un testo piaccia né troppo lungo, né troppo corto. Secondo le ricerche più recenti, infatti, la lunghezza che ne ottimizza le performance in termini di SEO si aggira attorno alle 975 parole – 8313 caratteri: circa due cartelle di Word.
3- Leggibilità del testo. A Mountain View ritengono che un testo di facile comprensione vada premiato rispetto ad uno più ostico. Per farlo, hanno fatto ricorso alla scala di leggibilità Flesch. Per ottenere buone performance con i propri contenuti, occorre applicare la formula qui sotto, e cercare di ottenere un risultato che si assesti tra il 73 e il 74. Non è semplicissimo, ma sembra funzionare.
4- Meno pubblicità. I siti dove compaiono meno inserzioni pubblicitarie rispetto alla media, vengono premiati.
5- Più immagini. Le immagini, si sa, hanno un ruolo chiave nella comunicazione on line. I siti che ottengono le performance migliori ne hanno tra le 6 e le 8 per pagina.

Insomma, non resta che mettere in pratica i 5 punti riguardo al sito della propria struttura, e osservare i risultati.