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lunedì 30 marzo 2015

Social e interazioni, quali le più comuni?

Una ricerca di GlobalWebIndex ha indagato quali sono le azioni svolte con più frequenza su alcuni tra i principali social network

I social network funzionano grazie alle interazioni. Parte da questo assioma fondamentale lo studio realizzato da GlobalWebIndex  che analizza, social per social, quali tipi di interazione funzionano di più. I risultati sono riassunti nell’infografica che segue.
Partiamo dal Facebook. Nel social in blu a farla la padrona è, neanche a dirlo, il like, indicato dal 70% degli intervistati come l’interazione più utilizzata. Seguono i commenti ai post (55%). Twitter è il social dove essere sempre “sul pezzo”, ecco perché il 42% ha indicato nella ricerca all’interno dei Trending Topics l’azione più svolta, mentre tweet e retweet si fermano al 34%. La maggior parte degli utenti di Twitter, insomma, si limita a leggere (ma questo si sapeva, e non è necessariamente un male). Chi utilizza Google+ (e ci chiediamo chi abbia dichiarato di utilizzarlo davvero) ha un comportamento simile: la lettura di contenuti è l’azione più comune (45%), mentre il click sul pulsante +1 si ferma al 33%.
A seguire, l’infografica completa.


lunedì 26 gennaio 2015

Facebook, domande e risposte da darsi per avere successo

Proponiamo un focus su alcuni punti strategici al fine di fare un buon social media marketing sulla piattaforma di Menlo Park

La Pagina Fan della struttura fatica ad attirare “mi piace”? I post portano poche interazioni? Il traffico c’è ma non si traduce in risultati concreti (leggi: prenotazioni)?
Qui di seguito, proponiamo alcune domande che è bene farsi, con le relative risposte, al fine di ottimizzare le azioni di social media marketing su Facebook.
- Innanzitutto: in cosa sono unico?
Questo è il quesito fondamentale da cui partire. Sui social possiamo raccontarci, spiegare chi siamo (abbiamo parlato qui ). Ecco che conviene allora puntare su ciò che ci differenzia dai concorrenti, sulle particolarità che ci rendono unici e insostituibili.
- Come posso essere utile ai miei clienti (o potenziali tali)?
Spesso ci si interroga su come stupire i propri fan. Su come emozionarli con un’immagine o un video, coinvolgerli con i contenuti più disparati. Dimenticando che molto spesso la strada migliore è essere semplicemente utili. Le persone hanno bisogno di informazioni e servizi on line. Offrirli loro è un buona strategia di marketing. Domandandosi anche: quali sono i problemi o i desideri che potrei risolvere o soddisfare?
- Quali sono le abitudini on line dei miei fan?
L’insieme delle persone che hanno cliccato mi piace alla Pagina è spesso molto eterogeneo e variegato, quindi questa è una domanda che potrebbe non avere una risposta semplice. Resta il fatto che cercare di capire quali sono le abitudini on line dei fan, come gli orari in cui si collegano o i tipi di post che apprezzano di più, è il modo migliore per soddisfare le loro aspettative.
- Come misuro i risultati ottenuti?
Lo si è detto e ripetuto, ma come si suol dire repetita iuvant: fare social media marketing senza misurare i risultati è perfettamente inutile. Che si utilizzi Insight o un qualche altro tipo di indicatore, l’importante è trovare un modo per capire se quello che stiamo facendo ci porta nella direzione giusta.

martedì 2 settembre 2014

Facebook premia i contenuti di qualità

A Menlo Park dichiarano guerra ai link “furbi” e puntano a valorizzare i post che piacciono davvero agli utenti
“Incredibile: guarda cosa combina questo gattino”. “Il video che ha commosso il web, clicca qui”. Sono migliaia gli esempi che si possono fare, per indicare quel fenomeno preciso che in inglese chiamano “click-baiting”: la costruzione di contenuti acchiappa click, pensati e creati per diventare virali sui social network, Facebook in primis.
Anche per chi gestisce la pagina fan di una struttura, la tentazione di ricorrere a trucchetti del genere potrebbe farsi strada. Ma non è detto che sia una buona idea. Infatti per Zuckerberg e i suoi, questi post, benché virali, costituiscono un problema: gli utenti, dopo aver cliccato sul titolo spinti dalla curiosità, si trovano spesso di fronte un contenuto scadente, che abbandonano delusi. Il guaio è che nel frattempo quel post ha generato un gran numero di click, quindi sarà stato spinto in alto nell’algoritmo di visibilità di Facebook.
A Menlo Park avevano già ideato una strategia per combattere questi link “furbi” (ne avevamo parlato qui ), ed ora annunciano di averla ulteriormente affinata . Il trucco che sta alla base di questo meccanismo è del resto piuttosto semplice: si tratta di lasciar intuire contenuti mirabolanti, senza però specificare di preciso in cosa consisterebbero. Gli indicatori che gli uomini del social in blu hanno individuato per smascherare il trucco sono i seguenti:
- Tempo trascorso sulla pagina .Se, dopo aver cliccato su un link, gli utenti vi trascorrono in media un po’ di tempo, significa che evidentemente giudicano interessante ciò che hanno trovato. Se al contrario ritornano su Facebook subito dopo, hanno probabilmente giudicato deludente il contenuto.
- Le interazioni con il contenuto, una volta tornati su Facebook. Se dopo aver letto un articolo molti utenti cliccano mi piace o lo condividono su Facebook, si tratta evidentemente di qualcosa di interessante. Meno, se non ci sono interazioni.
Zuckerberg, si sa, non ama che i suoi utenti abbandonino il social network. Ma se proprio devono farlo, sembra voler dire il CEO di Facebook, deve accadere per contenuti di qualità, che noi avremo selezionato per loro.
Insomma, un po’ come gli ultimi algoritmi di Google tendono sempre più a premiare i contenuti di qualità ai fini del SEO, così anche Facebook sembra muoversi nella stessa direzione per quanto riguarda la visibilità dei post pubblicati dalle pagine fan. Creare contenuti di qualità ed evitare facili scorciatoie sembra quindi il mantra del web 2.0. Un dogma da tenere bene a mente, per chi fa social media marketing per la propria struttura.