Uno studio di Adnkronos rivela che le vendite on line non convincono gli enoappassionati,che continuano a preferire altri canali
I winelovers amano parlare di vino on line, come abbiamo scritto qui . Quando si tratta di passare dalle parole ai fatti e di acquistare, però, a quanto pare preferiscono i canali tradizionali all’e-commerce.
E’ quanto rivela uno studio condotto dall’agenzia di stampa Adnkronos, secondo il quale gli acquisti on line nel mondo del vino non convincono 6 appassionati su 10. Sempre secondo la ricerca, infatti, il canale prediletto resta la visita diretta in cantina, preferita dal 48% degli intervistati.
Chi invece fa ricorso agli acquisti on line afferma di apprezzare la grande disponibilità di etichette dei webstore, tanto che un 29% visita regolarmente enoteche e wine store dotati di e-commerce. Un ultimo dato, infine, rivela una tendenza interessante: negli ultimi tempi sembra in aumento l’acquisto virtuale diretto dai siti web delle cantine.
Ad lì là di questo, però, il mondo del vino pare confermare ciò che in fondo già si sapeva: è un prodotto legato alla tradizione, e soprattutto è parte integrante del territorio dal quale proviene. Per questo, gli enoappassionati preferiscono ancora recarsi personalmente in cantina, incontrare i produttori, parlarci, degustare insieme, e insomma fare esperienze emozionali.
Tutte cose che hanno profondamente a che fare con lo storytelling , sempre più chiave di volta in una strategia di marketing che miri a creare legami solidi con il cliente, e quindi a fidelizzarlo.
Idee e suggerimenti di Maurizio Vellano per la promozione del tuo agriturismo, b&b, cantina, prodotti tipici, ecc...
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martedì 29 luglio 2014
martedì 22 aprile 2014
Hashtag: quando, come e perché
Sono un po’ la moda del momento, tanto che sono usciti dai social per sbarcare anche su carta stampata e tv: parliamo degli hashtag, i simboli a forma di cancelletto che anteposti ad una parola o ad un insieme di parole concatenate servono per raggruppare le conversazioni per categorie. Un utilizzo così massiccio crea spesso problemi: hashtag usati male, solo perché fa tendenza e per darsi un tono, finiscono con il non servire a niente e creano un danno anche a chi li utilizza in modo professionale.
Ecco qui di seguito alcuni consigli per un utilizzo consapevole del “cancelletto magico”, social per social.
Innanzitutto, Twitter. Il social dell’uccellino blu è il luogo che ha lanciato gli hashtag verso il successo, quindi non si può che iniziare da qui. Con una semplice constatazione: i tweet che contengono hashtag ottengono il doppio di engagement rispetto a quelli che non ne contengono. Attenzione a non esagerare, però: capita a volte di leggere tweet interamente fatti di hashtag; ecco, è bene sapere che il numero di interazioni incomincia a calare per tweet che ne contengono più di due.
Facebook: sull’onda del successo di Twitter, la notizia dello sbarco degli hashtag su social di Zuckerberg fu annunciata in pompa magna come la loro definitiva consacrazione. In realtà, si è trasformata nel più grande flop del curriculum dei cancelletti: ad oggi, un post senza hashtag ha più successo di uno che ne contiene. A conferma che ogni social possiede le proprie regole ed una community di utenti con le proprie abitudini.
Tutto l’opposto invece per Instagram, il social delle immagini quadrate in stile Polaroid: qui infatti il numero di interazioni ottenuto da un’immagine continua ad aumentare anche quando gli hashtag sono più di 10: indispensabile corredare un’immagine con un buon numero di etichette, su Instagram, se si vuole che abbia visibilità. Qualcosa del genere accade anche su Pinterest, anche se in questo caso il numero di hashtag ideale è di 2-3.
Insomma, social che vai, regola che trovi. L’importante è avere le idee chiare per poter utilizzare gli hashtag non come un semplice orpello alla moda, ma come un vero e proprio strumento di social media marketing.
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