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lunedì 21 settembre 2015

Nescafé e Tumblr: un esperimento da tenere d’occhio

Pur con le dovute proporzioni tra la potenza di una multinazionale e una piccola attività locale, ciò che stanno facendo gli uomini marketing del caffè solubile presenta spunti interessanti per tutti.

“Nel sito web è l’azienda che parla al consumatore. Questo approccio è morto. Oggi bisogna essere molto più inclusivi e incoraggiare le conversazioni”. Così Michael Crisment, capo del marketing globale di Nescafé, motiva una decisione  che appare rivoluzionaria, soprattutto per un brand di queste dimensioni: chiudere il sito aziendale e spostare la presenza on line su Tumblr. Questa piattaforma, spiega ancora Crisment, è stata scelta per le sue caratteristiche: è un ibrido tra un social network ed portale di microblogging (network di blogger, la definizione usata), quindi più vicino al consumatore, reale o potenziale, e risulta essere l’ambiente ideale per spingere quest’ultimo verso dinamiche di co-creazione e di user generated content.
In concreto? Quelli di Nescafé hanno intenzione di coinvolgere gli utenti di Tumblr in iniziative e contest volte alla creazione di nuovi gusti, pack, prodotti. Un processo creativo esaltato dal fatto che Tumblr incoraggia l’approccio multimediale con un occhio di riguardo per la grafica, la creazione di contenuti visuali corredati di testo, gif virali, video. Insomma, lo scopo finale è aumentare la visibilità on line del marchio creando una brand community ed utilizzandone l’intelligenza collettiva.
C’è poi un’altra motivazione dietro alla scelta di Nescafé: le vendite mondiali di caffè solubile tra i giovani sono calate del 3% tra il 2013 e il 2014, e le previsioni annunciano che la contrazione continuerà almeno fino al 2020. Ora, si dà il caso che i millenials siano anche i principali utilizzatori di Tumblr: fatto due più due, il risultato è evidente. Quelli di Nescafé, infine, sono convinti di poter incrementare in maniera sostanziale la quota di ecommerce tramite Tumblr. Il profilo di Nescafé sulla piattaforma sarà on line nelle prossime settimane.

In conclusione: è evidente che la potenza di fuoco di una multinazionale non può essere paragonata a quella di una piccola struttura o attività locale. Però alcuni principi, come la creazione di contest che incentivino i clienti (o potenziali tali) a creare contenuti in modo da rafforzare la brand community, possono essere tranquillamente calati in realtà più piccole. E Tumblr è alla portata di chiunque abbia voglia di sperimentare.

lunedì 13 ottobre 2014

La Content Strategy: cos’è e come usarla

Come il fratello storytelling, è un metodo per raccontarsi e conquistare clienti

Come faccio a “raccontarmi?” Chi gestisce una struttura ricettiva e la sua relativa presenza on line, dal sito aziendale, ai social, al blog, si pone spesso questa domanda: come faccio a comunicare davvero ai clienti, o potenziali tali, chi sono e cosa ho da offrire loro? Si tratta di un quesito solo apparentemente banale, perché trasmettere la propria identità a chi non ci conosce è un’impresa tutt’altro che facile.
A questo scopo, si parla spesso di storytelling,, ovvero della tecnica che permette di catturare l’attenzione degli utenti a partire da una storia. Con la content strategy si fa un passo oltre, o meglio si ribalta il punto di partenza: si inizia dal nucleo della comunicazione della propria struttura per costruirci attorno una storia che renda il tutto avvincente e facilmente comunicabile.
Chi intende mettere in pratica una content strategy relativa alla propria struttura, deve partire da alcune domande fondamentali. Qual è il contenuto che voglio comunicare riguardo alla mia struttura? In che stato si trova al momento? Buono o migliorabile? Come diventerebbe, il mio contenuto, una volta ottimizzato e reso davvero efficace? In quale contesto è nato il mio contenuto, ed in quale si trova ad agire oggi?
Come si può facilmente notare, sono domande che portano a riflettere sull’essenza più intima e sull’identità di un’attività, di un luogo, di una struttura. Soprattutto, sono domande rivolte sia al passato, che al presente, che al futuro: l’ideale per costruirci intorno una storia, insomma. Romanzare, inventare al fine di rendere tutto il più avvincente possibile (ed efficace da comunicare ai clienti o potenziali tali).
Come in ogni storia che si rispetti, ci sarà un’ambientazione e poi ci saranno i buoni, i cattivi, e anche gli eroi. I buoni (e gli eroi) saranno inevitabilmente il brand ed i clienti, in modo da innescare quel processo di identificazione che sta alla base di ogni fidelizzazione. A tale scopo, sarà bene fissare degli obiettivi (i finali della storia): se si riuscirà a trovare obiettivi comuni e condivisi da brand e clienti, si avrà fatto centro (e in effetti tutto il marketing si basa sull’assunto che un brand di successo debba soddisfare i bisogni e le aspettative dei suoi clienti).
Va da sé che il ruolo dei “cattivi”, o degli antagonisti, a questo punto va ai competitors. Ora che ci sono tutti gli elementi, l’unica cosa da fare è costruire la trama, la storia da raccontare. Qui non ci sono limiti all’immaginazione, con un solo, importante paletto: mai perdere di vista gli obiettivi finali. Altrimenti tutto perde di efficacia.
Insomma, dallo storytelling alla concent strategy: comunicare la propria storia, la propria identità più intima ed i propri sogni ai propri clienti è il modo migliore per conquistarli. Non resta che provare.

martedì 15 luglio 2014

Vino e web, un connubio che funziona


Una ricerca condotta da Viralbeat su commissione dell’associazione Le Donne del Vino svela i meccanismo della conversazione on line tra gli enoappassionati
I “winelovers” sono organizzati: formano una community che si ritrova su Twitter, Instagram o sui Blog, e parla di vino. Lo dice uno studio realizzato dall’agenzia Viralbeat su commissione dell’associazione Le Donne del Vino. L’aspetto forse più interessante, stando ai risultati della ricerca, è che il vino è ancora percepito almeno in parte come alimento quotidiano, e non solo come prodotto d’eccellenza legato a brand prestigiosi. Scendendo nel dettaglio: su Twitter, lo zoccolo duro degli influencer è formato da blogger e aziende vitivinicole che possono vantare un ampio numero di follower (e di fan su Facebook). Scomponendo l’insieme degli hashtag utilizzati nei tweet sul vino, emergono tre aree semantiche: territorio, prodotti e aziende, gastronomia. A testimonianza, verrebbe da dire, che il vino viene sempre percepito come parte di un contesto più ampio, che comprende tutte le particolarità di un territorio.
Su Instagram le conversazioni attorno al vino hanno un taglio prevedibilmente più conviviale, mentre il vero luogo dove si riuniscono appassionati, addetti ai lavori ed esperti del vino è costituito dai blog specifici. Qui si possono riscontrare alcune tendenze ben delineate. A cominciare dall’attenzione riservata ai vini bio, green ed ecosostenibili. Con un dettaglio non irrilevante: chi va in cerca di vini bio, preferisce acquistarli direttamente dal produttore.
Qui il video con i dettagli della ricerca:
https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=ccBu8C9L_tE

martedì 24 giugno 2014

Facebook, la Pagina Fan cambia ancora

La nuova versione propone aggiornamenti grafici e soprattutto mette in evidenza commenti e recensioniLo avevano anticipato a marzo e l’aggiornamento è arrivato puntuale: Facebook dà una rinfescata alle proprie Pagine Fan.
Il cambiamento principale riguarda l’organizzazione della sezione notizie ed è un ritorno alle origini: sparisce la doppia colonna e ricompare il flusso unico dei post, uno dopo l’altro: in questo modo la bacheca è più pulita, lineare ed assomiglia sempre più ad un blog.
Qualche ritocco anche per l’immagine di copertina: ora i pulsanti “mi piace” e quello per i messaggi si sovrappongono alla stessa nella sua parte inferiore: se era presente un dettaglio importante proprio lì, ora non è più visibile e sarà bene ripensare il tutto.
Ma il cambiamento più sostanziale, nonché quello che dovrebbe interessare di più chi gestisce una Pagina Fan di una struttura, riguarda la barra laterale sulla sinistra. Anch’essa è sempre più simile, infatti, a quanto si trova nella maggior parte dei blog, con una serie di widget a disposizione dell’utente. E tra questi widget ne compaiono due particolarmente interessanti: quello con i commenti degli utenti, e quello con le loro recensioni. Ne deriva che sia i primi che le seconde risultano molto più in vista di prima: sarà necessario replicare con ancora maggior prontezza ed attenzione, per dimostrare di essere sempre presenti e di avere a cuore i propri clienti.
Almeno, a differenza dei portali di recensioni, qui siamo a “casa nostra”: avremo buon gioco a creare un clima disteso e positivo che porti benefici al nostro brand.

martedì 12 novembre 2013

Brand Reputation: dove e come tenerla sotto scontrollo

I portali di recensioni on line spuntano come funghi. Vediamo come monitorare il web per vedere se qualcuno parla della nostra struttura
Quando si parla di recensioni on line per strutture del settore turistico o enogastronomico, di solito viene in mente Tripadvisor. Se il celebre portale è senza dubbio leader del mercato, esistono però numerosi altri luoghi virtuali dove i clienti parlano delle strutture che hanno visitato. Siti che vale la pena tenere sott’occhio ricordando che è sempre bene rispondere alle recensioni, ove possibile.
Tra questi, spiccano portali come Trivago e Booking.com, servizi che vantano decine di milioni di recensioni in tutto il mondo: lontani dal leader Tripadvisor, ma pur sempre numeri di tutto rispetto. Tra questi due, purtroppo solo Trivago fornisce la possibilità di rispondere alle recensioni dei clienti, previa iscrizione gratuita, mentre ciò non è possibile su Booking.com (che in compenso dispone di un sistema di verifica delle recensioni, almeno in teoria, più accurato).
Restando tra le OTA, altri portali che forniscono la possibilità di rispondere sono Expedia e HRS. Tra i portali di recensioni on line, oltre a Tripadvisor e Trivago è bene tenere a mente Zoover, Holiday Check e Yelp: tutti e tre forniscono la possibilità di rispondere pubblicamente, Yelp dà anche una serie di consigli su come farlo in maniera efficace nel suo Support Center.
L’elenco potrebbe ovviamente continuare ancora a lungo, qui sono elencati i portali più importanti. E’ però indiscutibile che per chi gestisce una piccola struttura, magari un agriturismo od un B&B, e quindi svolge diverse mansioni, tenere sotto controllo una miriade di siti può diventare dispendioso. Per fortuna Google viene in nostro aiuto con un prezioso strumento: Google Alert. Inserendo le parole chiave che ci interessa monitorare, Google invierà una e mail ogni volta che quelle parole saranno nominate in giro per il web. Un bell’aiuto per tenere sotto controllo la reputazione on line della propria struttura.