Visualizzazione post con etichetta testo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta testo. Mostra tutti i post

lunedì 15 dicembre 2014

Google aiuta chi scrive bene

Gli ultimi algoritmi del motore di ricerca, sempre più sofisticati, premiano chi scrive di uno specifico argomento con un lessico appropriato
Gli algoritmi di Google, si sa, sono come la ricetta della Coca Cola: nessuno sa esattamente cosa ci sia dentro. In seguito ai più recenti aggiornamenti si possono trarre però alcune conclusioni, e sono considerazioni piuttosto interessanti.
Innanzitutto, Google premia i contenuti originali. Dove per originali si intendono quelli che non si trovano spesso nel web, ovvero quelli rari, di nicchia. “Centro benessere con vino terapia e bagno nel fieno” ha più successo di un generico “centro benessere” e basta, per intenderci. Diventa quindi centrale la scelta di ogni singolo termine, di ogni sinonimo e correlazione.
Stiamo parlando, insomma, di parole chiave. Sulle quali è bene spendere un paio di dritte. Innanzitutto, non conviene esagerare. Infarcire un testo di parole chiave ripetute in continuazione non funziona, perché il testo stesso suona artificioso: Google se ne accorge e lo penalizza. Il lessico deve sempre apparire naturale, con il giusto numero di parole chiave al proprio interno. E invece importante che queste siano inserite nel corpo del testo più che nel footer o in altre parti della pagina, anche in considerazione del fatto che nelle visualizzazioni da mobile le parti accessorie vengono spesso tagliate.
Forse non tutti sanno, inoltre, che Google valuta in modo estremamente negativo gli errori di battitura e di grammatica, in quanto giudicati sintomo di sciatteria e poca cura. Vale sempre, quindi, la vecchia regola che ci hanno insegnato alle elementari: dopo aver scritto un testo, rileggerlo con attenzione (anche due volte).
Google, per concludere, si sta muovendo a passi sempre più spediti verso la cosiddetta ricerca semantica: non più semplice correlazione tra parole chiave, bensì tra aree del linguaggio, insiemi di termini legati tra loro, gruppi di contenuti. Ciò implica una maggiore attenzione nella composizione del linguaggio, ma anche una maggiore visibilità per chi lo fa bene.

lunedì 30 settembre 2013

Facebook: arrivano i post modificabili

Per ora disponibile solo per i profili privati, la nuova opzione sarà probabilmente estesa alle fan page

Al momento la novità interessa i profili privati, ma è molto probabile che venga presto estesa anche alle fan page. Parliamo della nuova opzione “modifica” che compare se cliccate sul menu a tendina in alto a destra di ogni post.
Era da tempo che si attendeva l’introduzione di questa opzione. Fino ad oggi, infatti, se ci si accorgeva che un post già pubblicato conteneva un errore o un refuso, c’erano solo due possibilità: o lasciarlo così com’era, o eliminarlo e riscriverlo da capo (in questo caso, perdendo tutti i like, i commenti e le condivisioni ricevute). Mentre Facebook ha da tempo reso possibile modificare i commenti ai contenuti, gli uomini di Zuckerberg si erano sempre dichiarati restii a fornire la possibilità di modificare i post: il timore è sempre stato quello di un uso improprio dell’opzione, ovvero di un cambio sostanziale del senso di un post in base alle discussioni ed alle reazioni da esso generate. Per contrastare questo fenomeno, Facebook aggiunge la scritta “modificato” ogni volta che si apporta una modifica ad un post. Cliccando sulla scritta, inoltre, è possibile visualizzare una cronologia delle modifiche apportate (così come avviene da tempo su Google+).
Modificare un post è molto semplice. Occorrre aprire il menu a tendina cliccando sulla freccia che compare in alto a destra di ogni post. Quindi, cliccare sull’opzione “modifica”. A quel punto si apre un campo di testo nel quale è possibile apportare le modifiche o le correzioni necessarie, e ripubblicare il post stesso.
Come detto, per ora l’opzione è limitata ai profili privati, ma verosimilmente verrà a breve estesa alle fan page. E a quel punto non ci saranno più scuse: tolleranza zero per i refusi (dai semplici errori di battitura, ai problemini di ortografia, magari con termini stranieri). D’altra parte, se è vero che il social media marketing insegue modelli di comunicazione più schietta e meno patinata rispetto al web 1.0, è altrettanto innegabile che l’attenzione ad una comunicazione corretta e la correzione degli errori, anche di quelli più banali (in cui capita di incorrere, per esempio, scrivendo da dispositivi mobile), non può che far piacere a chi legge.