Visualizzazione post con etichetta social network. Mostra tutti i post
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lunedì 12 gennaio 2015

Novità per le Pagine Fan, Facebook affina le armi

Con l’anno nuovo sono in arrivo nuovi strumenti per chi fa social media marketing sul social di Zuckerberg

Fare social media marketing non è facile come sembra. Se ne accorge chi, dopo aver aperto la Pagina Fan della propria struttura, si è reso conto che i risultati non sono poi così mirabolanti come si poteva credere in un primo momento. In parte, ciò è dovuto a errori che con un’adeguata formazione si possono evitare. In parte, il successo della Pagina dipende dagli strumenti che il social network ci mette a disposizione. E a questo proposito Facebook ha recentemente annunciato  alcune nuove feature dedicate alla pubblicazione di contenuti e alle statistiche, che paiono essere davvero interessanti.
Dei post personalizzati e targhettizzati per aree di interesse abbiamo già parlato , mentre vale la pena soffermarsi sulla possibilità di pubblicare contenuti con la data di scadenza. Spesso, i post che pubblichiamo sono legati ad un evento, ad una promozione limitata nel tempo o ad una data (basti pensare alle previsioni meteo). Se questi contenuti compaiono nella newsfeed dei fan dopo lo scadere, possono risultare inutili e fastidiosi. L’introduzione della data di scadenza evita che questa eventualità si verifichi: i post non vengono eliminati dalla bacheca della Pagina Fan, ma non appaiono più nelle newsfeed dei fan.
Sembra interessante, infine, la nuova feature chiamata Top Link, che riguarda Insight e la possibilità di tenere traccia degli URL in modo da capire, tra l’altro, quante visite arrivano al sito aziendali tramite click di persone che hanno visualizzato un contenuto pubblicato dalla Pagina Facebook ma che non sono (ancora) Fan della Pagina stessa.

Insomma, nel novità non mancano. Non resta che testarle, sperimentare, e come sempre tenersi aggiornati.

martedì 23 dicembre 2014

Facebook: gli errori da evitare

Alcuni tra gli sbagli più clamorosi in cui può incorrere chi fa social media marketing sul social di Zuckerberg
Avere una Pagina Facebook, per chi gestisce una struttura ricettiva, è ormai la norma. Ma quanti sanno davvero usarla? Ecco una lista degli errori più clamorosi da evitare se si vuole avere successo sul social di Menlo Park:
-Pensare solo a vendere. L’abbiamo detto e ripetuto: i social network non sono il luogo adatto a vendere. Soprattutto, gli utenti dei social odiano essere bombardati da messaggi commerciali (lo sono già ovunque, del resto). E’ quindi bene rispettare la regola aurea del 2/10 (non più di due contenuti con finalità promozionali ogni 10 pubblicati)
-Chiedere like. Domandare ai propri fan di cliccare il fatidico “mi piace” sotto a un post è un po’ come rincorrerli per strada con la torta appena preparata in mano supplicandoli di assaggiarla: ridicolo, poco professionale, e soprattutto dà l’idea che abbiamo un bisogno disperato di vendere. Non esattamente il massimo, insomma.
-Non rispondere. Questo dovrebbe essere ormai scontato, ma per sicurezza lo ripetiamo: come si suol dire, repetita juvant. Rispondere a commenti, domande e anche critiche è assolutamente fondamentale, ed è importante farlo nel minor tempo possibile. Se non si ha tempo di fornire subito una risposta dettagliata, si può sempre rispondere in modo stringato chiedendo di pazientare qualche ora.
-Usare un profilo privato invece della Pagina. Siamo davvero all’abc, ma anche in questo caso è bene ripeterlo: per una serie di motivi, il profilo privato non va bene per gestire la presenza su Facebook di una struttura o un’attività. Lo strumento idoneo per farlo è sempre e solo la Pagina Fan.
-Scrivere in maiuscolo. Anche in questo caso dovremmo essere di fronte all’ovvio, ma purtroppo accade spesso di leggere interi post scritti in maiuscolo, ed è terribile. E’ una delle regole base della netiquette: scrivere in caratteri maiuscoli equivale a urlare. Dà l’idea di un tono aggressivo, dell’alzare la voce per farsi sentire sovrastando gli altri. Un atteggiamento davvero pessimo e da evitare.
-Far gestire la Pagina ad un esterno. Il social media marketing è diventato un business, e molti, fiutato l’affare, ci si sono buttati. Spesso, però, con competenze quantomeno dubbie. Il mercato è pieno di sedicenti guru che garantiscono risultati mirabolanti se affideremo a loro la gestione della Pagina fan della nostra struttura. Ovviamente, dietro compenso. Ecco: non fatelo. Anche nel caso in cui chi vi propone il servizio sia davvero bravo, se non vive la vostra struttura tutti i giorni non sarà in grado di comunicarne l’essenza, la quotidianità. Abbiamo spesso ribadito l’importanza di raccontare i dietro le quinte, magari con uno scatto fatto al volo con lo smartphone e pubblicato all’istante. Chi sta in un ufficio a chilometri da voi non sarà mai in grado di catturare questi momenti e di raccontarli con la genuinità e l’immediatezza che la comunicazione social richiede. Piuttosto, meglio essere preparati e partecipare ad un corso di formazione (fatto da professionisti).

lunedì 24 novembre 2014

Social Network e contenuti: dove pubblicare cosa

Ogni Social ha un pubblico differente ed un tipo di utilizzo diverso: diversificare i tipi di contenuti da pubblicare sulle varie piattaforme può essere una buona strategia

Social che vai, usanze che trovi. Si sa: ogni piattaforma ha utenti differenti dalle altre, che a loro volta la utilizzano in modo diverso. Per questo, può capitare che un post efficace su Facebook non funzioni affatto su Twitter, e viceversa. Insomma: differenziare i tipi di contenuti da pubblicare sui vari Social Network può essere una buona strategia da adottare all’interno del nostro piano di Social Media Marketing.
Per questo, quelli di Social Network Point hanno pubblicato l’infografica che riportiamo in fondo all’articolo, in cui compaiono alcuni suggerimenti su “dove” pubblicare “cosa”. Su Facebook, per esempio, vanno bene le foto “dietro le quinte”, le citazioni, i “fill in the blank”. Condividere articoli di blog o newsletter funziona sia su Facebook che su Twitter, che però è il Social dove è bene essere sempre sul pezzo: via libera dunque a notizie, articoli interessanti, aggiornamenti su eventi in corso e, perché no, i video di sei secondi tramite la celebre applicazione Vine. E per quanto riguarda Pinterest? Immagini, ovvio, ma non solo: anche qui possiamo infatti pubblicare video, le infografiche che vanno tanto di moda o altri tipi di contenuti visuali.
L’elenco completo nella tabella sottostante.


Visual Storytelling: ecco gli strumenti per farlo bene

Un elenco di tools per raccontare al meglio le nostre storie attraverso le immagini

Lo storytelling, si sa, può essere la chiave del successo, nel web 2.0. Ancora di più il visual storytelling, ovvero il raccontare storie tramite immagini, che sui Social Network sono spesso il modo di comunicare più immediato ed efficace.
Per questo, qui di seguito riportiamo alcuni tool per fare visual storytelling al meglio.
Innanzitutto, Exposure: immediato da utilizzare, possiede un notevole impatto visivo che consente di creare storie dotate di grande forza comunicativa. Unico problema: con l’account base, che è gratis, se ne possono sviluppare solo tre. Per continuare, è necessario passare all’abbonamento premium, che costa nove dollari.
Molto interessante anche Shorthand, che fa della multimedialità il proprio punto di forza: permette infatti di integrare immagini, testo e video in un insieme di grande impatto ed eleganza. Il tutto è totalmente responsive e si adatta dunque al meglio alla consultazione da diversi tipi di dispositivo.
Odyssey, invece, permette di collegare le storie ad una mappa interattiva, in modo da geolocalizzare le immagini in un suggestivo viaggio di scoperta.
Thinglink è lo strumento ideale per chi desidera arricchire le proprie immagini di altri contenuti, quali testo, link, video o altre immagini. Anche in questo caso, lo strumento è immediato da utilizzare, nonché divertente per l’utente finale.
Questi tool sono accomunati da una caratteristica: l’unico limite è la fantasia di chi li usa. Un buon modo per fare visual storytelling, e per creare racconti appassionanti sulla nostra struttura e la nostra attività.

martedì 7 ottobre 2014

Avere successo su Pinterest: i consigli del social degli spilli

Alcune dritte provenienti dagli uomini del “social dei desideri” per ottenere visibilità

Pinterest è facile, divertente da usare, piace a molti (soprattutto alle donne) ed è il primo social network nelle statistiche sul passaggio dalla visualizzazione di un contenuto all’acquisto on line.
Tutto molto bello, ma riusciamo a ottenere visibilità con le immagini che pubblichiamo? Per dare una mano a chi si pone questa domanda e magari gestisce l’account di una struttura ricettiva, lo staff di Pinterest ha inviato un articolo agli iscritti alla sua newsletter “Pinterest for business”, contenente 5 consigli su come pubblicare Pin di successo. Eccoli qui di seguito.
Pensare mobile-friendly: la maggior parte degli utenti di Pinterest vi accede da smartphone o tablet. E’ molto utile, quindi, pubblicare foto verticali, e corredarle di didascalie brevi e concise. Può servire anche accedere alle proprie bacheche da mobile per vedere “l’effetto che fa”.
Evitare i collage. Soprattutto nel caso di strutture ricettive o paesaggi, i collage contenenti troppe immagini rischiano di risultare pasticciati, confusi ed antiestetici. Meglio condividere le foto singolarmente.
Didascalie brevi sì, ma presenti e con link. Ok la sintesi nella descrizione delle immagini, ma un rimando alla struttura deve sempre essere presente, altrimenti tutto il lavoro sarà inutile. Meglio se bilingue. Fondamentale, ovviamente, anche un link al sito.
Non puntare sulle offerte speciali. Può venire istintivo pubblicare contenuti legati a sconti e promozioni, ma si tratta di un possibile boomerang: le offerte speciali limitate nel tempo prima o poi finiscono, e si rischia di ritrovarsi in bacheca pin non più attuali o peggio “scaduti”, con un pessimo effetto per chi li visualizza.
- Ricorrere ai marketing territoriale mediante l’utilizzo dei place pin. Cosa sono i place pin? Ne abbiamo parlato qui.
Idee e spunti per “board” di successo sul social dei desideri. La tua struttura ricettiva è pronta?

lunedì 29 settembre 2014

Le novità estive dai Social Network: ecco cos’è successo negli ultimi mesi

Gli sviluppatori di Facebook, Twitter & Co non vanno mai in vacanza:ecco un riassunto delle novità introdotte nelle diverse piattaforme mentre noi eravamo sotto l’ombrellone

L’estate è finita, e con lei se n’è andato il periodo dei viaggi e delle vacanze sotto l’ombrellone. Se si fa un giro sulle principali piattaforme social, però, ci si accorge che non tutti, negli scorsi pesi, sono andati in ferie; anzi, c’è chi ha lavorato alacremente per farci trovare un pacchetto di succose novità al nostro rientro: si tratta degli sviluppatori dei vari social network. Il Web 2.0 si evolve in continuazione, si sa: non ci si può distrarre un attimo. Ecco qui di seguito un abstract delle principali novità introdotte negli ultimi mesi. Cominciando dal re dei social netork: Facebook.

- Facebook. Se della guerra dichiarata al click-baiting abbiamo già parlato, la novità del momento si chiama Radius-Based ads. In sostanza, si tratta di un nuovo tipo di Ads (inserzione a pagamento) basata sulla geolocalizzazione: l’annuncio corrispondente sarà quindi visibile agli utenti che transitano nei paraggi dell’attività che l’ha lanciato. Insomma, una nuova frontiera del marketing di prossimità, particolarmente interessante per chi gestisce una struttura ricettiva.
Oltre a questo, quelli di Menlo Park hanno da poco introdotto un algoritmo che conferisce maggiore rilevanza ai post che trattano un argomento che in un determinato momento rientra nei Trending Topics (si parla di una media del 6% di engagement in più).
- Twitter. Il social dei cinguettii non sta a guardare e replica al colosso di Zuckerberg. Innanzitutto con le sue Ads, che finalmente sono davvero disponibili a tutti gli utenti in 20 Paesi del mondo. E’ possibile pianificare diversi tipi di Ads: per acquisire nuovi follower, per portare click al proprio sito (e possibilmente conversioni), per favorire le interazioni nei tweet o il download di app, per fare una campagna di lead generation volta a raccogliere nuovi contatti, oppure per farne una personalizzata.
L’Uccellino Blu avrebbe poi lanciato, per ora in fase di testing e solo in Inghilterra, una nuova feature. Si chiama “Everyday moments” e permetterebbe di cliccare su uno tra 80 topics predefiniti ottenendo un grafico interattivo attraverso il quale scoprire in quale area geografica se ne parla di più, e soprattutto in quale giorno della settimana e a quale ora. Abbinato alle nuove Ads, diventerebbe uno strumento interessante, considerata la velocità alla quale scorre la TL di Twitter.
Un po’ come già fatto da Facebook , infine, anche Twitter starebbe pensando di introdurre il tasto “Compra”.

Di Foursquare, che si è sdoppiato ed è diventato tutto nuovo, e dei video in Hyperlapse di Instagram, infine abbiamo già parlato: basta fare un giro sui profili di alcuni famosi brand presenti sul social nelle foto quadrate, per rendersi conto di come le aziende non abbiano perso tempo a sfruttare la nuova feature.

Non resta che cercare di fare lo stesso anche con l’account della propria struttura ricettiva.

lunedì 15 settembre 2014

Pinterest lancia il proprio Analytics


Anche il social dei desideri ora dota i propri profili business di un dashboard per le statistiche
Che Pinterest sia un social network interessante per chi fa media marketing è risaputo. Il social dei desideri guida per distacco la classifica degli acquisti on line da parte dei propri utenti. E da tempo, è possibile creare un account business o convertivi il proprio account personale.
L’ultima novità, riservata proprio ai profili aziendali, è il pannello delle statistiche. Un po’ come l’Insight di Facebook e l’Analytics di Twitter, anche il dashboard di Pinterest permette di avere accesso ad una serie di informazioni molto interessanti. A cominciare dalla popolarità, dal gradimento e dall’engagement ottenuti dai propri pin. Ma i dati più utili, come spesso accade, riguardano il proprio pubblico. Chi sono le persone che visualizzano i nostri pin? Quanti anni anno? Da dove vengono? E soprattutto: quali interessi hanno?
Inutile sottolineare come avere le idee il più possibile chiare circa le risposte a queste domande costituisce il primo passo per trasformare le persone che ci seguono su Pinterest in potenziali clienti della nostra struttura.

martedì 2 settembre 2014

Facebook premia i contenuti di qualità

A Menlo Park dichiarano guerra ai link “furbi” e puntano a valorizzare i post che piacciono davvero agli utenti
“Incredibile: guarda cosa combina questo gattino”. “Il video che ha commosso il web, clicca qui”. Sono migliaia gli esempi che si possono fare, per indicare quel fenomeno preciso che in inglese chiamano “click-baiting”: la costruzione di contenuti acchiappa click, pensati e creati per diventare virali sui social network, Facebook in primis.
Anche per chi gestisce la pagina fan di una struttura, la tentazione di ricorrere a trucchetti del genere potrebbe farsi strada. Ma non è detto che sia una buona idea. Infatti per Zuckerberg e i suoi, questi post, benché virali, costituiscono un problema: gli utenti, dopo aver cliccato sul titolo spinti dalla curiosità, si trovano spesso di fronte un contenuto scadente, che abbandonano delusi. Il guaio è che nel frattempo quel post ha generato un gran numero di click, quindi sarà stato spinto in alto nell’algoritmo di visibilità di Facebook.
A Menlo Park avevano già ideato una strategia per combattere questi link “furbi” (ne avevamo parlato qui ), ed ora annunciano di averla ulteriormente affinata . Il trucco che sta alla base di questo meccanismo è del resto piuttosto semplice: si tratta di lasciar intuire contenuti mirabolanti, senza però specificare di preciso in cosa consisterebbero. Gli indicatori che gli uomini del social in blu hanno individuato per smascherare il trucco sono i seguenti:
- Tempo trascorso sulla pagina .Se, dopo aver cliccato su un link, gli utenti vi trascorrono in media un po’ di tempo, significa che evidentemente giudicano interessante ciò che hanno trovato. Se al contrario ritornano su Facebook subito dopo, hanno probabilmente giudicato deludente il contenuto.
- Le interazioni con il contenuto, una volta tornati su Facebook. Se dopo aver letto un articolo molti utenti cliccano mi piace o lo condividono su Facebook, si tratta evidentemente di qualcosa di interessante. Meno, se non ci sono interazioni.
Zuckerberg, si sa, non ama che i suoi utenti abbandonino il social network. Ma se proprio devono farlo, sembra voler dire il CEO di Facebook, deve accadere per contenuti di qualità, che noi avremo selezionato per loro.
Insomma, un po’ come gli ultimi algoritmi di Google tendono sempre più a premiare i contenuti di qualità ai fini del SEO, così anche Facebook sembra muoversi nella stessa direzione per quanto riguarda la visibilità dei post pubblicati dalle pagine fan. Creare contenuti di qualità ed evitare facili scorciatoie sembra quindi il mantra del web 2.0. Un dogma da tenere bene a mente, per chi fa social media marketing per la propria struttura.




Foursquare si sdoppia: quale futuro?

Al termine di una crisi di numeri, il “geosocial” si moltiplica in due app distinte. Basterà?
Foursquare è un nome storico nell’universo del social network. In particolare, nella sottogalassia dei geosocial, ovvero di quelle piattaforme studiate per essere utilizzate da mobile, tramite app, e che si fondano su geotag e ricerche di prossimità, quindi sulla localizzazione tramite gps.
Mai particolarmente diffuso in Italia, è stato tuttavia apprezzato nel mondo anglosassone, dove una comunità di utenti affezionati e molto attivi hanno contribuito al suo successo. Nel momento di massima diffusione, nel 2012, Foursquare aveva 50 milioni di utenti nel mondo. Diverse sue funzioni sono state più o meno copiate da colossi come Google+ o Facebook. Ad un certo punto, però, la cose hanno smesso di andare per il verso giusto. A partire dal 2013, c’è stato un lento ma costante declino di utenti e di check-in.
Per cercare di contrastare questa tendenza, si è deciso di sdoppiare la app in due. Quella originaria di Foursquare ha perso molte delle caratteristiche che l’hanno resa celebre: non si più più fare check-in, e non si ottengono più badge o altri premi fedeltà. In compenso, si possono ancora raccomandare posti, piatti specifici o attività (tips). La parte “ludica” del social è stata trasferita in toto su una app nuova di pacca: Swarm. Qui l’utente abituato al vecchio Foursquare può ritrovare in sostanza buona parte delle funzioni della vecchia app. L’idea di base, come ha spiegato Jon Steinback, manager di Foursquare, è questa: “Quando cerchi un posto per andare a cena cerchi qualcosa che soddisfi i tuoi gusti. Quando cerchi un posto per andare a bere qualcosa dopo cena stai cercando un posto per incontrarti con gli amici. Questa, in poche parole, è la storia di Swarm e di Foursquare “.
Swarm, per il momento, pare funzionare: è all’undicesimo posto tra le app più scaricate dall’App Store, e anche su Google Play le cose vanno bene. Anche la app di Foursquare pare conoscere una seconda giovinezza. La domanda è: durerà? Impossibile rispondere oggi, ma una cosa è certa: Foursquare (e il suo clone Swarm) è ancora vivo, e chi gestisce una struttura ricettiva fa bene a tenerlo in considerazione.

lunedì 9 giugno 2014

Strutture ricettive e Twitter: bisogna essere veloci

Uno studio dell’agenzia statunitense Conversocial analizza i tempi di risposta degli hotel alle richieste giunte dai clienti via tweet. Con qualche sorpresa

Twitter è, per molti aspetti, il social più dinamico del web. Le interazioni si susseguono a ritmo quasi frenetico, al pari della possibilità di fare nuove conoscenze e conquistare follower. Chi lo usa lo sa, e si aspetta lo stesso ritmo dagli altri utenti.
Se quindi abbiamo deciso di utilizzare il social dei cinguettii per il nostro social media marketing, sarà meglio che ci adeguiamo, altrimenti saranno dolori. Lo rivela una ricerca condotta dall’agenzia statunitense Conversiocial, che analizza il comportamento di 20 catene alberghiere. I risultati non sono dei più brillanti: per rispondere al tweet di un cliente, le strutture impiegano in media 7 ore e 21 minuti, decisamente troppo. Non solo: appena il 16,59 % dei tweet dei clienti ha ricevuto una qualche risposta.
I risultati sono resi ancora più sorprendenti dal fatto che si tratta di grandi strutture: se incontrano queste difficoltà hotel appartenenti alla catena Hilton o Marriott, come se la possono cavare le piccole strutture, magari agriturismi o B&B, in cui spesso la stessa persona deve occuparsi di più mansioni?
I punti cruciali paiono essere due.
Innanzitutto: bisogna sempre tenere bene a mente che Twitter, Facebook e tutti gli altri sono social network, e che i social network sono, per definizione, luoghi dove le persone tengono conversazioni. Interagire, rispondere, ascoltare: tutto ciò risulta una componente essenziale della propria presenza on line. Una struttura ricettiva che al contrario concepisce il proprio social media marketing come pura promozione, utilizzando il social come una bacheca dove affiggere una serie di last minute e sconti, non andrà molto lontano. E questo, ovviamente, vale per le grandi catene internazionali così come per il piccolo agriturismo di provincia.
C’è poi una ragione meramente tecnica, molto spesso, per le mancate risposte su Twitter: chi riceve un tweet semplicemente non se ne accorge. Il sistema di notifiche dell’uccellino blu, sia da pc che da mobile, non è così intuitivo come quello, ad esempio, di Facebook; se non si sta attenti, può capitare che un tweet “sfugga”. Il rimedio, per fortuna, è altrettanto semplice: nelle impostazioni del proprio account, conviene selezionare l’opzione che permette di ricevere una e-mail ogni qual volta avviene un’interazione con un altro utente, che si tratti di menzioni, retweet o semplici aggiunte ai preferiti. In questo modo avremo costantemente sotto controllo le conversazioni che ci vedono coinvolti, le citazioni e le risposte ai nostri tweet.
Insomma, come sempre, la presenza su un social a fini di media marketing non può essere affidata al caso, bensì deve essere programmata e soprattutto fondata su un’attenta preparazione. Restare aggiornati è, come sempre, fondamentale.

lunedì 31 marzo 2014

Google Plus: ecco come ottenere il meglio

Dopo anni di letargo, è la tendenza del momento: ma cosa si deve fare per ricavarne i maggiori benefici?

Ormai bisogna esserci, su Google Plus. E’ uno dei mantra del momento, questo, nei discorsi di social media marketing. Se in parte l’affermazione è vera di per sé (per mere questioni di SEO), in parte è altrettanto indiscutibile che approcciarsi ad un social network senza una strategia chiara e senza conoscerne le caratteristiche limita la possibilità di ottenerne i maggiori benefici. Ecco quindi qualche dritta per sfruttare al meglio il social di Mountain View.
Innanzitutto, è fondamentale che il sito sia verificato e collegato alla pagina. Per farlo, occorre inserire una striscia di codice indicata al momento della creazione della pagina nel sito. In breve, Google verificherà la bontà del collegamento.
All'atto della compilazione del profilo, poi, è ovviamente di fondamentale importanza scegliere con cura le parole per descrivere chi siamo, cosa facciamo e cosa offriamo. Soppesando le parole chiave ed evitando di fare un copia-incolla dalla pagina Facebook o dal sito: Google se ne accorgerebbe, e non la prenderebbe bene. Anche rigirare una frase cambiando un paio di parole è meglio che copiarla tale e quale: il motore di ricerca premia i contenuti originali.
Le immagini, si sa, sono sempre più importanti per una buona comunicazione. Oltre a quella del profilo, Google dà la possibilità di inserirne una di copertina molto grande: diventa fondamentale una foto in alta risoluzione, che si integri bene con l’immagine del profilo. In caso di dubbi, vale la pena rivolgersi ad un grafico.
Su Google Plus ci sono le cerchie: usiamole. Evitiamo di inserire tutti i contatti in una generica “persone che seguo”, bensì creiamone ad hoc: ci sarà utile nel momento in cui vorremo inviare messaggi specifici ai nostri clienti piuttosto che ai colleghi o ai fornitori.
Anche su Google Plus, poi vale la vecchia regola dell’80/20: non spammare chi ti segue con promozioni su promozioni, o in breve ti ritroverai da solo! Su dieci contenuti, solo due dovrebbero essere di natura commerciale.
Va da sé, poi, che nel momento in cui riceviamo un commento, è fondamentale rispondere in modo tempestivo.
Infine: il widget +1 collegato alla pagina è un po’ come il bottone “mi piace” linkato alla fan page di Facebook: non usarlo sul proprio sito e ovunque ci sia la possibilità di appiccicarlo sarebbe un delitto.
Come si può notare, alcune delle regole di Google Plus sono le stesse che valgono per tutti i social, altre sono specifiche della creatura di Mountain View. Seguirle può aiutare a ottenerne il meglio.

lunedì 15 aprile 2013

Facebook ads: ecco perché funzionano

Uno studio condotto dal social network insieme a Datalogix descrive come e perché i banner pubblicitari influenzano gli utenti

“Perché dovrei fare pubblicità su Facebook? Io non clicco mai sui banner!”. E’ un commento che si sente spesso, quando si parla di social media marketing. La replica è altrettanto semplice: i banner pubblicitari su Facebook funzionano, e non conta che la gente ci cliccki sopra, è sufficiente che li visualizzi. Lo ha dimostrato uno studio condotto da Facebook stesso, in partnership con Datalogix, colosso statunitense del trattamento dei dati. Vediamo com’è andata.

Datalogix, per intenderci, è una di quelle agenzie a cui, per esempio, le catene di supermercati, consegnano i dati contenuti nelle fidelity card. Gli esperti dell’agenzia studiano le abitudini di acquisto dei consumatori al fine di migliorare le proposte commerciali delle aziende. Il tutto, ovviamente, avviene nel rispetto della privacy: chi analizza i dati non sa chi è il proprietario della fidelity card in questione.

Ma cosa c’entra Facebook? Il popolare social network ha stipulato un partnership con Datalogix, che prevede uno scambio, ed un incrocio, dei rispettivi database riguardanti abitudini e preferenze dei consumatori (sempre nel rispetto della loro privacy). Lo scopo dello studio è comprendere se comportamenti e acquisti degli utenti sono influenzati dalle campagne pubblicitarie su Facebook. Il meccanismo è piuttosto semplice, e lo riassumiamo con un esempio: Datalogix fornisce a Facebook i dati relativi all’acquisto, da parte degli utenti, di una certa marca di biscotti ai cereali. Nel frattempo, l’azienda che li produce avvia una campagna pubblicitaria su Facebook. A campagna ultimata, Datalogix invia un aggiornamento di dati a Facebook, permettendo un confronto sui numeri di acquisto dei biscotti prima e dopo la campagna pubblicitaria su Facebook. E in tutti i casi, lo studio ha evidenziato che le campagne pubblicitarie influenzano gli stili di vita degli utenti: nel nostro esempio, le vendite dei biscotti ai cereali sono aumentate. “Delle prime sessanta campagne che abbiamo esaminato, il 70 per cento aveva un ritorno sugli investimenti triplo o anche migliore. Questo significa che il 70 per cento degli inserzionisti ha raggiunto delle vendite tre volte superiori a quello che avevano speso per la pubblicità”, dichiara Sean Bruich, che si occupa degli standard per i formati pubblicitari di Facebook. Non solo: i risultati evidenziano anche la scarsa importanza dei click: “In media, se si considerano le persone che hanno visto una pubblicità su Facebook e poi hanno acquistato un prodotto, meno dell’1 per cento aveva cliccato sull’inserzione”, commenta Bruich.

Ma perché lo stesso meccanismo non funziona anche per Google? E’ la domanda che sorge spontanea. La risposta, anche in questo caso, è semplice: gli utenti fanno ricerche su Google quando hanno bisogno di qualcosa (domanda consapevole). Per esempio, quando vogliono fare una vacanza e cercano una struttura ricettiva in una certa zona. Spesso, il passo finale è rappresentato dall’acquisto on line (o dalla prenotazione). Ma le persone non vanno su Facebook per fare acquisti. Il social network è piuttosto il luogo ideale dove stimolare la domanda latente: se anche in quel momento l’utente non sta pensando alla sua prossima vacanza, e non conosce la nostra struttura, se in qualche modo riusciamo a raggiungerlo, potrebbe ricordarsi di noi quando penserà al suo prossimo viaggio.
In tutto questo, ottenere il “like” da parte sua alla nostra Pagina Fan è ovviamente l’obiettivo primario. Ma una campagna di brand reputation può avere effetti anche se non genera un elevato numero di click, purché il target di riferimento sia mirato e ben profilato. Unico problema: il ROI (Return of Investment) diventa difficilmente misurabile.

venerdì 8 febbraio 2013

Facebook, Twitter, Google+, Pinterest: quale vale la pena usare?


Il numero dei social network di successo mondiale, e dei loro utenti, è in aumento di anno in anno, ma ognuno richiede tempo ed attenzione.
Come capire dove investire le proprie energie?

Facebook è il re dei social network, su questo non ci piove. Con oltre un miliardo di utenti di tutto il mondo, conferma la propria leadership, ed è ormai impensabile fare social media marketing senza aprire una Pagina Fan. Ma gli altri? Premesso che, avendone la possibilità, è sempre consigliabile sperimentare l’utilizzo del maggior numero di piattaforme possibili, alcuni dati vengono in nostro aiuto per darci una mano a capire dove, come, e se promuovere la nostra struttura.
Recentemente, è apparsa la notizia, a dire il vero un po’ sorprendente, che Google+ sarebbe diventato il secondo social network per numero di iscritti nel mondo. La news stupisce per il fatto che, dalla data del lancio, il social della grande G è rimasto piuttosto immobile, privo della capacità di creare una community veramente attiva. Probabile che il numero di utenti si riferisca quindi a coloro che vi si sono iscritti, senza tener conto degli utenti realmente attivi su base settimanale o almeno mensile. Se avete Google+, vi basta dare un’occhiata alla vostra bacheca, o a quelle degli amici nelle vostre “cerchie”, per rendervene conto. Un altro, recente studio realizzato da Quicksprout sotto forma di infografica ha invece messo a confronto gli altri principali social network in relazione alla tipologia di utente, e alle tendenze e predisposizioni più diffuse su ognuno di essi. Vediamo alcuni dei dati analizzati, sono piuttosto interessanti.
Su Facebook, la fascia d’eta più rappresentata è quella che va dai 35 ai 44 anni, mentre su Twitter e Pinterest la maggior parte degli iscritti è un po’ più giovane, appartenendo alla fascia che va dai 25 ai 34 anni. Facebook si conferma, non molto a sorpresa, il social con il più elevato numero di utenti attivi su base mensile, seguito al secondo posto da Twitter ed al terzo da Pinterest. Altro dato interessante: secondo lo studio, il social in blu è quello che incentiva maggiormente lo shopping on line, seguito da Pinterest, che questa volta scavalca Twitter. Sempre su Pinterest, altri dati che fanno riflettere: è la piattaforma che vanta di gran lunga la più alta percentuale di utenti donna (79%), e dove gli utenti restano mediamente più tempo per ogni visita. Tra gli interessi più diffusi su Pinterest, infine, compaiono Moda, Intrattenimento e Giardinaggio.
Si tratta di dati che possono senza dubbio offrire interessanti spunti di riflessione. Per esempio, appare evidente che se tra i miei clienti conto molte clienti donna, potrà essere utile tentare una strategia di comunicazione su Pinterest. Se ho parecchi giovani, forse mi conviene provare con Twitter. Se invece il mio target di riferimento è più adulto, senza dubbio Facebook resta la mia prima scelta.
Si conferma dunque una delle tendenze della comunicazione social sul web 2.0: è sempre più difficile (e poco remunerativo) sparare nel mucchio. Ogni target di clientela utilizza i propri canali di informazione e condivisione, con un proprio linguaggio (compreso quello, per molti, poco immediato di Twitter), e proprie modalità. Riuscire a personalizzare la comunicazione in base alle caratteristiche della propria struttura, e a quelle dei propri clienti, può quindi alla lunga rivelarsi una strategia vincente.

venerdì 14 dicembre 2012

Twitter: solo una moda?


E’ il secondo social network per importanza e diffusione, ed è sempre più utilizzato.
Scopri se può fare al caso tuo.

E’ la tendenza del momento. In TV, sui giornali, sul web, tutti ne parlano: il fenomeno Twitter sta dilagando. Dai vip che lo usano per scambiarsi battute, ai “geek” che vogliono distinguersi dalla massa che usa l’ormai banale Facebook.
Ma la domanda è: può fare al caso nostro? Chi possiede una piccola struttura, un Agriturismo, un B&B, un ristorante, che magari è anche azienda agricola, ha mille incombenze quotidiane, e già pensare a cosa pubblicare sulla pagina Facebook può essere un problema. Vale la pena investire ulteriori energie e tempo anche sul social degli uccellini blu che cinguettano? Non è solo una moda?
La domanda è legittima. E di sicuro, impegnarsi in un nuovo social network (con le sue regole e le sue consuetudini, spesso non scritte, che richiedono un inevitabile periodo di apprendistato) è un investimento di cui non si possono prevedere i ritorni. Ciò che si può escludere, tuttavia, è che Twitter sia solo una moda passeggera. Una serie di limiti (dai 140 caratteri per messaggio, alla predominanza dei contenuti testuali su quelli visuali) hanno infatti creato un ambiente estremamente meritocratico, con scarso rumore di fondo: se siete bravi e capite come funziona il gioco, su Twitter dopo un po’ la visibilità arriva. E la realtà è che le potenzialità del mezzo sono probabilmente in gran parte ancora inesplorate. Un esempio su un utilizzo davvero poco ortodosso, ma a modo suo geniale, di Twitter? Provate a leggere qua: quello che all’apparenza sembra un monotono elenco di sigle prive di senso, è in realtà un utilissimo servizio per la comunità:
http://www.davidelicordari.com/un-uso-molto-poco-convenzionale-di-twitter/

Chi l’avrebbe mai detto, vero? E questo è solo un esempio.
Ok, ma se si deve incominciare da zero, in concreto, come funziona Twitter? Vediamolo nel dettaglio.
Chiaramente, il primo passo da compiere è iscriversi, un po’ come capita su Facebook. Ponete attenzione e cura alla veste grafica: potete selezionare una foto del profilo, un’altra immagine che comparirà in alto (una specie di omologa dell’immagine di copertina di Facebook), ed una terza che farà da sfondo a tutta la pagina. Se preferite, potete sostituire le immagini con temi grafici e sfondi suggeriti da Twitter. L’importante è personalizzare e, soprattutto, non restare senza immagine del profilo. Grande importanza riveste anche la Biografia: lì potete spiegare a chi capita sul vostro profilo chi siete, cosa fate, quali sono i vostri interessi e le vostre passioni. In più, potete inserire un link che rimandi a un altro indirizzo: il vostro sito, o la pagina Facebook. Fondamentale non scrivere un arido cv: l’informazione dev’essere snella, informale, intrigante e stimolare la curiosità del lettore. Siate ironici, siate spiazzanti.
Bene, ora avete il vostro profilo Twitter. Ma adesso? Come in tutti gli ambienti nuovi, può essere opportuno un periodo di acclimatazione. Per esempio può essere utile, all’inizio, stare ad ascoltare ciò che hanno da dire utenti più esperti. Come? Potete cercare un singolo utente, o un tweet che contenga una precisa parola, nella finestra di ricarca in alto nella pagina. Oppure, cliccando sul tasto Scopri, è possibile effettuare una ricerca per hastag. L’hastag è il nome del simbolo # che, utilizzato prima di una parola, la rende una categoria, un argomento sotto cui raggruppare un insieme di tweet che condividono la trattazione di quella specifica sfera tematica. Per fare un esempio pratico:

Finita la raccolta del Moscato, domani passiamo alla Barbera. Speriamo che il tempo tenga! #vendemmia

In questo caso, chiunque esegua la ricerca per l’hastag #vendemmia, troverà, tra gli altri risultati, anche il mio tweet. Imparare ad usare gli hastag in maniera efficace è fondamentale per acquisire visibilità.
Ok, ma chi seguire? Premesso che si può seguire chi si vuole, sarebbe opportuno trovare qualcuno che condivida la propria specifica area di interesse. E più è circoscritto, inusuale quest’ambito, più avremo chance di acquisirvi visibilità. Per esempio, ci può essere una comunità di appassionati raccoglitori di funghi in una determinata Regione che si scambia informazioni durante la stagione della ricerca. Oppure, un gruppo di persone che praticano birdwatching in cerca di informazioni su dove poter osservare quelle particolari specie di uccelli migratori. Oppure ancora: persone che effettuano ricerche per un particolare hastag (per esempio #vendemmia) durante, appunto, il periodo della raccolta delle uve. Cerchiamo quindi di inserirci nella o nelle comunità che ci interessano, o che rispecchiano la natura e l’orientamento della nostra struttura e della nostra attività. Dopo un po’ di tempo, verrà naturale non limitarsi a leggere gli altri, bensì incominciare a scrivere. Si può iniziare interagendo con i nostri following: ogni tweet presenta in basso una serie di opzioni: risposta (si replica direttamente all’autore del tweet, il cui indirizzo (che inizia sempre con una @) comparirà automaticamente all’inizio del tweet; in questo caso solo chi segue sia l’autore che chi risponde vede lo scambio di tweet nella Time Line; tutti gli altri dovranno espandere il tweet originario per leggere le risposte. Se si sposta l’indirizzo del destinatario del tweet in un altro punto, viceversa, il tweet torna visibile a tutti); retweet (inoltra il tweet anche ai propri follower: un retweet su Twitter equivale ad un “condividi” su Facebook. Mentre su Twitter l’equivalente del “mi piace” di Facebook non esiste); aggiungi ai preferiti (utile per crearsi liste di tweet che riteniamo interessanti, o che vogliamo ripescare velocemente in futuro); altro (aggiunto di recente, permette di inviare il tweet via e mail). L’ultimo modo per scrivere qualcosa su Twitter, ovviamente, è inventarsi un nuovo Tweet.
Il problema, a questo punto, è: scrivere a chi? Su Twitter infatti ci sono i following (gli utenti che noi abbiamo deciso di seguire, e di cui riceviamo i tweet sulla nostra Time Line) ed i follower (gli utenti che hanno deciso di seguire noi, per restare aggiornati su ciò che abbiamo da comunicare). Avere molti follower è ovviamente il nostro scopo su Twitter, ma è anche il principale problema: si inizia con un desolante 0, e la cifra tende, di solito, ad aumentare con estrema fatica e grande lentezza. Cosa si può fare per “mettere il turbo” e guadagnare molti follower?
Premessa: come detto, Twitter è estremamente meritocratico. Se siete bravi (ma bravi davvero), emergerete. Altrimenti, sarà difficile riuscirci. Contano quindi i contenuti (interessanti) ed il modo in cui vi esprimete: informale, spigliato, ironico, divertente, tale da suscitare simpatia e curiorità. Altro paletto non da poco: ogni tweet non può superare i 140 caratteri, come i vecchi sms. Roba da spremersi le meningi per farci stare tutto ciò che avete da dire. E a volte, è proprio impossibile. Che fare, allora? Molto spesso, si ricorre a link che rimandano a pagine esterne: un sito, un blog, anche la pagina Facebook, dove c’è più spazio per comunicare i propri contenuti. Altro problema: anche i link, spesso, sono lunghi. Inserire un link in un tweet può equivalere a riempirlo interamente. Per fortuna c’è una soluzione. Esistono diversi servizi di “accorciamento link”: facili da usare, consentono di immettervi il nostro link, ed ottenerne una versione notevolmente accorciata, ideale per essere “twittata”. Questo, per esempio, è uno di questo servizi:
https://bitly.com/

Un’alternativa è costituita dai servizi che permettono di completare tweet che proprio “non ci stavano” in 140 caratteri, come questo:
http://www.twitlonger.com/index.php/main_new/

In entrambi i casi, la tecnica per “invitare” i lettori a cliccare sul link e continuare a leggere è la stessa: il tweet deve contenere una frase introduttiva intrigante lasciata a metà, magari con i puntini di sospensione, seguita dal link.
Oltre ai link, Twitter permette di allegare anche immagini. Queste compariranno come brevi indirizzi URL: cliccandoci su (oppure cliccando su “visualizza immagine” se utilizzate un pc), si apre la foto. E’ senz’altro utile utilizzare anche le immagini, senza però esagerare: occorre infatti ricordare che Twitter è utilizzato via mobile (smartphone e tablet) molto più di Facebook, e che si contraddistingue proprio per la sua estrema leggerezza e immediatezza di utilizzo tramite questi dispositivi: i tweet sulla Time Line si caricano velocemente anche con una connessione che fa i capricci. Caso nel quale le foto (o i video), inutile dirlo, fanno invece fatica a caricarsi. Ecco perché dicevamo che su Twitter la comunicazione testuale ha ancora il sopravvento.
In ogni caso, dopo poco tempo verrà spontaneo comporre tweet molto eleganti, composti da hastag, short link e immagini. Il problema, molto probabilmente, è che i vostri follower saranno ancora desolatamente pochi. A questo punto, molti lasciano perdere. Ed è un peccato, perché comunque avevano investito tempo ed energia su Twitter. Cosa si può fare per ricevere qualche “aiutino”? Premesso che non esistono formule magiche e soprattutto universali, i “trucchi del mestiere” cui si può ricorrere per “mettere il turbo” ed ottenere visibilità presso un’ampia platea, ed incrementare così i propri follower, sono:
- Utilizzare un particolare hastag in un preciso momento, magari se l’hastag è connesso ad un evento. Per esempio, twittare con l’hastag #vinitaly in concomitanza con la cerimonia di inaugurazione della celebre fiera di Verona, fornisce visibilità. Ci sono infatti moltissimi utenti che utilizzano il tasto #Scopri di Twitter come una vera e propria agenzia di stampa, da cui attingere secondo dopo secondo contenuti in tempo reale su un determinato argomento o evento. Se il vostro tweet è interessante e contiene l’hastag giusto al momento giusto, sarà notato e vi consentirà di guadagnare follower.
- Twittate con utenti che hanno molti follower. Ottenere un retweet da parte loro dà grande visibilità, e garantisce di guadagnare follower. Per esempio, se scrivo un tweet interessante, curioso o simpatico ad un giornalista famoso con decine di migliaia di follower, ed il giornalista lo ritwitta, state certi che arriveranno a cascata decine di altri retweet, aggiunte ai preferiti e nuovi follower.

Una volta superato un certo numero critico di follower (che è variabile ma si attesta nell’ordine di qualche centinaio), i retweet, le citazioni e le menzioni saranno tanti e tali da costituire da soli un volano per la vostra visibilità. Ecco che avrete messo il turbo: Twitter è vostro. E oltre che divertente e stimolante da usare, costituità un ulteriore, prezioso canale di comunicazione per la vostra struttura.
A patto (l’avevamo già detto?) di essere bravi. E interessanti, e inusuali, e ironici. E di avere, soprattutto, qualcosa da dire. Esiste un detto su Twitter: se intendi pubblicare le foto delle tue serate, restatene su Facebook.
Più chiaro di così…
Per concludere, una guida semi seria, espressa in termini di “dieci comandamenti” su come utilizzare Twitter, da parte di un utente decisamente particolare:
http://hi-tech.leonardo.it/twitter-come-si-usa-i-dieci-comandamenti-di-lddio/