Integrare un canale Youtube nella propria strategia social può essere una mossa vincente. Ecco come farlo al meglio.
Che Youtube sia importante ai fini del SEO (è di Google, non dimentichiamolo) e della visibilità on line della propria struttura, è ormai risaputo. Sono pochi però quelli che pensano seriamente al celebre portale video come ad un vero e proprio canale di social media marketing. Vediamo qualche dritta.
Innanzitutto, è fondamentale pensare il canale Youtube come profondamente integrato con il resto del proprio piano marketing on line. Quindi ricorso al logo e agli stessi colori aziendali che utilizziamo sui social, condivisione del tipo di contenuti e del piano editoriale con gli stessi.
Siccome poi ogni piano di marketing nasce da un’analisi della domanda, è opportuno chiedersi quali tipi di video i nostri clienti sarebbero più propensi a vedere. Quelli che riguardano i prodotti, o quelli sul territorio? La storia della nostra azienda raccontata in prima persona da noi, o gli animali in giardino? Un’analisi per certi aspetti simile, e utile per carpire qualche idea, si può poi effettuare andando cosa combinano sul proprio canale Youtube i nostri competitor. A riguardo, può essere illuminante effettuare una ricerca sul portale per determinate parole chiave, e vedere come si strutturano le relative SERP.
Parlavamo di piano editoriale. Riuscire ad averne uno, e rispettarlo, è già una gran cosa. Per esempio, pubblicare un video al mese, con uno stile riconoscibile che faccia brand e che crei curiosità, attesa ed interesse, magari legato attorno ad un unico filo narrativo.
Già, narrativo, perché Youtube, ed i video in generale, sono il canale perfetto per raccontare storie. Anche qui, come sui social, le persone non vogliono sorbirsi promozioni pubblicitarie su ciò che abbiamo da vender loro, ma ascoltano sempre volentieri un racconto avvincente. E se sapremo catturarle, torneranno volentieri a trovarci.
Idee e suggerimenti di Maurizio Vellano per la promozione del tuo agriturismo, b&b, cantina, prodotti tipici, ecc...
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lunedì 9 marzo 2015
lunedì 15 dicembre 2014
Google aiuta chi scrive bene
Gli ultimi algoritmi del motore di ricerca, sempre più sofisticati, premiano chi scrive di uno specifico argomento con un lessico appropriato
Gli algoritmi di Google, si sa, sono come la ricetta della Coca Cola: nessuno sa esattamente cosa ci sia dentro. In seguito ai più recenti aggiornamenti si possono trarre però alcune conclusioni, e sono considerazioni piuttosto interessanti.
Innanzitutto, Google premia i contenuti originali. Dove per originali si intendono quelli che non si trovano spesso nel web, ovvero quelli rari, di nicchia. “Centro benessere con vino terapia e bagno nel fieno” ha più successo di un generico “centro benessere” e basta, per intenderci. Diventa quindi centrale la scelta di ogni singolo termine, di ogni sinonimo e correlazione.
Stiamo parlando, insomma, di parole chiave. Sulle quali è bene spendere un paio di dritte. Innanzitutto, non conviene esagerare. Infarcire un testo di parole chiave ripetute in continuazione non funziona, perché il testo stesso suona artificioso: Google se ne accorge e lo penalizza. Il lessico deve sempre apparire naturale, con il giusto numero di parole chiave al proprio interno. E invece importante che queste siano inserite nel corpo del testo più che nel footer o in altre parti della pagina, anche in considerazione del fatto che nelle visualizzazioni da mobile le parti accessorie vengono spesso tagliate.
Forse non tutti sanno, inoltre, che Google valuta in modo estremamente negativo gli errori di battitura e di grammatica, in quanto giudicati sintomo di sciatteria e poca cura. Vale sempre, quindi, la vecchia regola che ci hanno insegnato alle elementari: dopo aver scritto un testo, rileggerlo con attenzione (anche due volte).
Google, per concludere, si sta muovendo a passi sempre più spediti verso la cosiddetta ricerca semantica: non più semplice correlazione tra parole chiave, bensì tra aree del linguaggio, insiemi di termini legati tra loro, gruppi di contenuti. Ciò implica una maggiore attenzione nella composizione del linguaggio, ma anche una maggiore visibilità per chi lo fa bene.
Gli algoritmi di Google, si sa, sono come la ricetta della Coca Cola: nessuno sa esattamente cosa ci sia dentro. In seguito ai più recenti aggiornamenti si possono trarre però alcune conclusioni, e sono considerazioni piuttosto interessanti.
Innanzitutto, Google premia i contenuti originali. Dove per originali si intendono quelli che non si trovano spesso nel web, ovvero quelli rari, di nicchia. “Centro benessere con vino terapia e bagno nel fieno” ha più successo di un generico “centro benessere” e basta, per intenderci. Diventa quindi centrale la scelta di ogni singolo termine, di ogni sinonimo e correlazione.
Stiamo parlando, insomma, di parole chiave. Sulle quali è bene spendere un paio di dritte. Innanzitutto, non conviene esagerare. Infarcire un testo di parole chiave ripetute in continuazione non funziona, perché il testo stesso suona artificioso: Google se ne accorge e lo penalizza. Il lessico deve sempre apparire naturale, con il giusto numero di parole chiave al proprio interno. E invece importante che queste siano inserite nel corpo del testo più che nel footer o in altre parti della pagina, anche in considerazione del fatto che nelle visualizzazioni da mobile le parti accessorie vengono spesso tagliate.
Forse non tutti sanno, inoltre, che Google valuta in modo estremamente negativo gli errori di battitura e di grammatica, in quanto giudicati sintomo di sciatteria e poca cura. Vale sempre, quindi, la vecchia regola che ci hanno insegnato alle elementari: dopo aver scritto un testo, rileggerlo con attenzione (anche due volte).
Google, per concludere, si sta muovendo a passi sempre più spediti verso la cosiddetta ricerca semantica: non più semplice correlazione tra parole chiave, bensì tra aree del linguaggio, insiemi di termini legati tra loro, gruppi di contenuti. Ciò implica una maggiore attenzione nella composizione del linguaggio, ma anche una maggiore visibilità per chi lo fa bene.
lunedì 5 maggio 2014
Pinterest: come usarlo al meglio per fare social media marketing
Ormai non è un novità: Pinterest è il social più “rosa” che ci sia (le donne sono circa il 70% degli utenti), ed è anche quello che spinge di più ad effettuare acquisti on-line.
Ma come fare per ottimizzarlo al fine di promuovere la nostra struttura turistica? Ecco qui alcuni consigli:
- Innanzitutto, è fondamentale aggiungere il pulsante “pin it” alle pagine del proprio sito web, e ovunque ve ne sia la possibilità: è l’equivalente del widget di Facebook, ed è uno strumento fondamentale.
- E’ importante poi collegare l’account Pinterest a quello degli altri social, in modo che ogni contenuto pubblicato qua sia visibile anche dove è presente una platea più vasta.
- Come sempre, è di vitale importanza pubblicare contenuti negli orari giusti: per Pinterest, questi sono il primo pomeriggio, dalle 14:00 alle 16:00, e la sera, dalle 21:00 all’1:00 di notte.
- Altrettanto fondamentale è usare le parole chiave nei titoli dei pin, nel nome delle immagini e nella descrizione. In quest’ultima può essere utile utilizzare una call-to-action (per esempio una richiesta di repin): è stato calcolato che pin con call-to-action ottengono un engagement fino all’80% superiore rispetto a quelli che ne sono sprovvisti.
- Come sempre sui social, infine, è bene evitare di sembrare uno spammer: non inserire solo link al proprio sito, o solo promozioni, non pubblicare troppe immagini per volta, non sbagliare categoria.
Queste, ovviamente, sono solo alcune idee per utilizzare al meglio Pinterest per promuovere la propria struttura turistica. Come al solito, non resta che provare e sperimentare per farsene venire altre.
lunedì 31 marzo 2014
Google Plus: ecco come ottenere il meglio
Dopo anni di letargo, è la tendenza del momento: ma cosa si deve fare per ricavarne i maggiori benefici?
Ormai bisogna esserci, su Google Plus. E’ uno dei mantra del momento, questo, nei discorsi di social media marketing. Se in parte l’affermazione è vera di per sé (per mere questioni di SEO), in parte è altrettanto indiscutibile che approcciarsi ad un social network senza una strategia chiara e senza conoscerne le caratteristiche limita la possibilità di ottenerne i maggiori benefici. Ecco quindi qualche dritta per sfruttare al meglio il social di Mountain View.
Innanzitutto, è fondamentale che il sito sia verificato e collegato alla pagina. Per farlo, occorre inserire una striscia di codice indicata al momento della creazione della pagina nel sito. In breve, Google verificherà la bontà del collegamento.
All'atto della compilazione del profilo, poi, è ovviamente di fondamentale importanza scegliere con cura le parole per descrivere chi siamo, cosa facciamo e cosa offriamo. Soppesando le parole chiave ed evitando di fare un copia-incolla dalla pagina Facebook o dal sito: Google se ne accorgerebbe, e non la prenderebbe bene. Anche rigirare una frase cambiando un paio di parole è meglio che copiarla tale e quale: il motore di ricerca premia i contenuti originali.
Le immagini, si sa, sono sempre più importanti per una buona comunicazione. Oltre a quella del profilo, Google dà la possibilità di inserirne una di copertina molto grande: diventa fondamentale una foto in alta risoluzione, che si integri bene con l’immagine del profilo. In caso di dubbi, vale la pena rivolgersi ad un grafico.
Ormai bisogna esserci, su Google Plus. E’ uno dei mantra del momento, questo, nei discorsi di social media marketing. Se in parte l’affermazione è vera di per sé (per mere questioni di SEO), in parte è altrettanto indiscutibile che approcciarsi ad un social network senza una strategia chiara e senza conoscerne le caratteristiche limita la possibilità di ottenerne i maggiori benefici. Ecco quindi qualche dritta per sfruttare al meglio il social di Mountain View.
Innanzitutto, è fondamentale che il sito sia verificato e collegato alla pagina. Per farlo, occorre inserire una striscia di codice indicata al momento della creazione della pagina nel sito. In breve, Google verificherà la bontà del collegamento.
All'atto della compilazione del profilo, poi, è ovviamente di fondamentale importanza scegliere con cura le parole per descrivere chi siamo, cosa facciamo e cosa offriamo. Soppesando le parole chiave ed evitando di fare un copia-incolla dalla pagina Facebook o dal sito: Google se ne accorgerebbe, e non la prenderebbe bene. Anche rigirare una frase cambiando un paio di parole è meglio che copiarla tale e quale: il motore di ricerca premia i contenuti originali.
Le immagini, si sa, sono sempre più importanti per una buona comunicazione. Oltre a quella del profilo, Google dà la possibilità di inserirne una di copertina molto grande: diventa fondamentale una foto in alta risoluzione, che si integri bene con l’immagine del profilo. In caso di dubbi, vale la pena rivolgersi ad un grafico.
Su Google Plus ci sono le cerchie: usiamole. Evitiamo di inserire tutti i contatti in una generica “persone che seguo”, bensì creiamone ad hoc: ci sarà utile nel momento in cui vorremo inviare messaggi specifici ai nostri clienti piuttosto che ai colleghi o ai fornitori.
Anche su Google Plus, poi vale la vecchia regola dell’80/20: non spammare chi ti segue con promozioni su promozioni, o in breve ti ritroverai da solo! Su dieci contenuti, solo due dovrebbero essere di natura commerciale.
Va da sé, poi, che nel momento in cui riceviamo un commento, è fondamentale rispondere in modo tempestivo.
Infine: il widget +1 collegato alla pagina è un po’ come il bottone “mi piace” linkato alla fan page di Facebook: non usarlo sul proprio sito e ovunque ci sia la possibilità di appiccicarlo sarebbe un delitto.
Come si può notare, alcune delle regole di Google Plus sono le stesse che valgono per tutti i social, altre sono specifiche della creatura di Mountain View. Seguirle può aiutare a ottenerne il meglio.
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lunedì 24 marzo 2014
Google e SEO: le ultime frontiere
Le regole per ottimizzare il posizionamento del proprio sito sono in continua evoluzione: vediamo le ultime novità
Come faccio ad avere più visite sul sito della mia struttura? E’ una domanda che chiunque gestisca una struttura ricettiva, anche piccola, si è posto almeno una volta. Il SEO – Search Engine Optimization – è croce è delizia per gestori e web master, nonché spesso visto come una sorta di pozione magica dalla ricetta misteriosa. In realtà gli algoritmi di Google, in continua evoluzione, tendono sempre più ad uno scopo ben preciso: premiare siti e contenuti di qualità. Ciò che è originale, ciò che è utile, ciò che ottiene visite e link, viene premiato dal motore di ricerca. Una ricetta all’apparenza semplice: ecco alcuni accorgimenti per farsi trovare pronti.
- Creare contenuti di valore su più piattaforme. Un’offerta promozionale pubblicata sul sito, se è fatta bene, è un contenuto di valore. Ma da sola probabilmente non basta. Meglio affiancarla e linkarla ad uno o più post sui social e, perché no, ad un articolo sul blog aziendale. Tenere a mente che, sempre più, per Google un contenuto di valore è un contenuto davvero utile per il cliente.
- Pensare alle parole chiave. Questo suggerimento è vecchio quanto il web, ma negli ultimi tempi qualcosa è cambiato. Google, un po’ come Facebook, pare sempre più orientato verso metodi di ricerca semantica: l’utente, attraverso il dispositivo, “parla” in maniera naturale al motore di ricerca, che interpreta la richiesta e la trasforma in risultati di ricerca. E’ evidente che il vecchio modo di pensare alle parole chiave, schematico e rigido, con la ricerca semantica non basta più. Occorre allargare i propri orizzonti, e pensare in termini di topic, ovvero di aree d’interesse, gruppi di parole. Il motore di ricerca è già in grado di raggruppare parole chiave sotto la stessa sfera di interesse e metterle in correlazione: facciamolo anche noi utilizzandole con attenzione – e naturalezza – ovunque se ne presenti l’occasione..
- La geolocalizzazione. Sempre più utenti cercano strutture ricettive direttamente dalle mappe, magari utilizzando uno strumento mobile mentre sono in viaggio. Curare i propri spazi su Google Places e Google Plus diventa sempre più strategico.
- Monitorare le performance del sito aziendale. Molte volte sono dettagli che vengono trascurati, ma è bene sapere che per Google sono molto importanti: qual è la frequenza di rimbalzo del proprio sito? Le pagine si caricano velocemente? Tenere sotto controllo ed ottimizzare l’usabilità del proprio sito può fare la differenza anche in termini di SEO.
Come faccio ad avere più visite sul sito della mia struttura? E’ una domanda che chiunque gestisca una struttura ricettiva, anche piccola, si è posto almeno una volta. Il SEO – Search Engine Optimization – è croce è delizia per gestori e web master, nonché spesso visto come una sorta di pozione magica dalla ricetta misteriosa. In realtà gli algoritmi di Google, in continua evoluzione, tendono sempre più ad uno scopo ben preciso: premiare siti e contenuti di qualità. Ciò che è originale, ciò che è utile, ciò che ottiene visite e link, viene premiato dal motore di ricerca. Una ricetta all’apparenza semplice: ecco alcuni accorgimenti per farsi trovare pronti.
- Creare contenuti di valore su più piattaforme. Un’offerta promozionale pubblicata sul sito, se è fatta bene, è un contenuto di valore. Ma da sola probabilmente non basta. Meglio affiancarla e linkarla ad uno o più post sui social e, perché no, ad un articolo sul blog aziendale. Tenere a mente che, sempre più, per Google un contenuto di valore è un contenuto davvero utile per il cliente.
- Pensare alle parole chiave. Questo suggerimento è vecchio quanto il web, ma negli ultimi tempi qualcosa è cambiato. Google, un po’ come Facebook, pare sempre più orientato verso metodi di ricerca semantica: l’utente, attraverso il dispositivo, “parla” in maniera naturale al motore di ricerca, che interpreta la richiesta e la trasforma in risultati di ricerca. E’ evidente che il vecchio modo di pensare alle parole chiave, schematico e rigido, con la ricerca semantica non basta più. Occorre allargare i propri orizzonti, e pensare in termini di topic, ovvero di aree d’interesse, gruppi di parole. Il motore di ricerca è già in grado di raggruppare parole chiave sotto la stessa sfera di interesse e metterle in correlazione: facciamolo anche noi utilizzandole con attenzione – e naturalezza – ovunque se ne presenti l’occasione..
- La geolocalizzazione. Sempre più utenti cercano strutture ricettive direttamente dalle mappe, magari utilizzando uno strumento mobile mentre sono in viaggio. Curare i propri spazi su Google Places e Google Plus diventa sempre più strategico.
- Monitorare le performance del sito aziendale. Molte volte sono dettagli che vengono trascurati, ma è bene sapere che per Google sono molto importanti: qual è la frequenza di rimbalzo del proprio sito? Le pagine si caricano velocemente? Tenere sotto controllo ed ottimizzare l’usabilità del proprio sito può fare la differenza anche in termini di SEO.
venerdì 21 dicembre 2012
Facebook e il motore di ricerca, rivoluzione in arrivo

Da qualche tempo è possibile allestire campagne ads sul social network per essere primi
sul suo motore di ricerca, un po’ come su Google
Chi gestisce una struttura ed ha un sito web, di solito, ha un pensiero ricorrente: posizionarsi il più possibile in alto sui motori di ricerca per guadagnare visibilità, contatti e, di conseguenza, clienti. Ecco quindi il fiorire di strategie di SEO (Searc Engine Optimization) per migliorare l’appeal del sito a tale scopo. Fino ad oggi, però, tutto ciò riguardava appunto i motori di ricerca (sostanzialmente Google). Nessuno si immaginava di fare qualcosa di simile su Facebook. Anche perché, fino a qualche tempo fa, il motore di ricerca interno al re dei social network (la finestra posta in cima alla pagina) non brillava certo per efficienza. Da qualche tempo, tuttavia, le cose stanno cambiando. Da un lato, il motore di ricerca di Facebook fornisce performance più soddisfacenti. Dall’altro, il sistema delle ads a pagamento di Facebook (il meccanismo per creare inserzioni pubblicitarie o promuovere post e notizie sponsorizzate) permette di allestire campagne affinché la propria pagina compaia tra i primi risultati quando un utente effettua una ricerca per determinate parole chiave.
Il fiorire del web marketing sui social network, e delle pagine fan su Facebook, sta infatti giungendo ad una fase di maturità e maggiore consapevolezza, sia da parte degli addetti ai lavori, che da quella degli utenti. Che quindi incominciano a contemplare l’idea di effettuare una specifica ricerca (per esempio “fiere tartufo bianco piemonte”) utilizzando Facebook anziché Google. Al posto di siti web, logicamente, i risultati saranno costituiti da gruppi, eventi, pagine. Se la nostra è posizionata per le parole chiave corrispondenti a quella ricerca, comparirà tra i primi risultati. Inutile sottolineare il vantaggio in termini di visibilità e possibili contatti.
Concludiamo con una curiosità: da prove effettuate quando il servizio era appena stato lanciato (novembre) è risultato che effettuando la ricerca per la parola chiave “BMW”, la prima pagina fan a comparire era… Audi! Evidentemente, alla Casa dei Quattro Anelli hanno esperti di web social marketing più attenti che nell’Azienda dell’Elica.
Scherzi a parte, è evidente che, come sempre accade, gli albori di una nuova fase o tecnologia offrono, a chi ne sfrutta per primo le potenzialità, grandi vantaggi. In seguito, si attiva anche la concorrenza ed il gioco diventa meno remunerativo.
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