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lunedì 23 settembre 2013

Web marketing su Twitter: qualche consiglio

Ostico per molti, il social degli uccellini può rivelarsi utile. A patto che…

O lo ami o lo odi. Twitter non conosce mezze misure e divide il popolo della rete tra coloro che lo utilizzano in maniera compulsiva, e quelli (la maggior parte) che hanno un rifiuto fisiologico verso hashtag, menzioni e retweet. E che di conseguenza non prendono nemmeno in considerazione l’idea di utilizzarlo come strumento di web marketing per la propria attività.
In realtà anche Twitter, se usato bene, può essere uno strumento utile per un hotel, un ristorante, un agriturismo o un B&B. Innanzitutto, ovviamente, è fondamentale superare lo scoglio iniziale: l’Uccellino Blu tende a risultare ostico per chi è alle prime armi. L’utilizzo degli hashtag complica la lettura per chi non vi è abituato, ed il limite dei 140 caratteri può apparire troppo restrittivo. In realtà, una volta abituatisi, si scopre che tutto funziona in modo naturale. A questo punto, è fondamentale tenere bene a mente una vecchia regola, che vale per tutti i social (Facebook compreso): meglio pochi ma buoni. In altre parole, è poco remunerativo (oltre che dispendioso) dare la caccia ad un grande numero di persone per aumentare rapidamente il numero dei propri follower (qui in ogni caso, una guida rapida per chi volesse sperimentare gli annunci pubblicitari), se poi questa platea non è davvero interessata a ciò che abbiamo da dirle, e alla nostra attività. Molto meglio concentrarsi sul proprio orticello, far sì che i follower siano autentici e convinti sostenitori della nostra attività, e soprattutto curare il rapporto con loro.
Qui viene il bello. Cosa fare per ottimizzare le interazioni con i propri follower? Ricordiamo che un retweet equivale ad un condividi su Facebook: amplifica in modo esponenziale la visibilità di un tweet, e porta di conseguenza nuovi follower. Innanzitutto, occorre pensare al momento più adatto per twittare. Le Twitt List (TL) degli utenti sono infatti dei nastri trasportatori che scorrono velocissimi: un tweet viene trascinato in basso e scompare nell’arco di poco tempo, molto più in fretta di quanto avvenga su Facebook. La scelta del momento in cui twittare si rivela quindi strategica. Spesso, i momenti migliori sono pausa pranzo-primo pomeriggio, e ore serali prima e dopo cena. Ottimo momento, soprattutto per chi ha un’attività ricettiva, il venerdì pomeriggio, ed il week end in generale.
A questo punto, spesso, sorge un’altra domanda? Quanto Twittare? Alcuni utenti si convincono che per aumentare i propri follower occorre un gran numero di tweet giornalieri. Non è vero, anzi: twittare troppo può essere, come spesso accade, controproducente. 4 tweet al giorno possono bastare. L’importante è che ad essi segua la dovuta interazione: del resto se si chiamsa social network, un motivo ci sarà! Nulla è più antipatico di un’interazione cui segue il silenzio. Se un follower ci risponde, è fondamentale replicare a nostra volta. Se proprio siamo di corsa e non ci viene in mente nulla, c’è un comodo strumento che Twitter ci mette a disposizione: l’aggiunta ai preferiti (il simbolo della stella). “Stellinare” un tweet è un po’ l’equivalente del like messo ad un commento ad un post su Facebook: consente di ringraziare quell’utente per aver partecipato ad una nostra discussione.
Ma quali regole seguire per la scrittura dei Tweet? Innanzitutto, sebbene oggi vadano di moda e compaiano un po’ ovunque, è bene non esagerare con gli hashtag: non dimentichiamo che per molti costituiscono un ostacolo ad una lettura scorrevole, e risultano graficamente fastidiosi. Fondamentali sono poi lo stile e la correttezza grammaticale e sintattica: il limite dei 140 caratteri non è una scusa per esagerare con le abbreviazioni, e gli errori di battitura sono sempre fastidiosi.
Infine, meglio evitare di collegare gli account Twitter e Facebook. I due social network sono profondamente diversi, hanno regole differenti ed utenze con differenti abitudini. Raramente ciò che funziona su Twitter fa altrettanto su Facebook. Meglio quindi tenere gli account separati ed al limite usare Twitter, con una breve frase introduttiva e lasciata in sospeso, per incuriosire, come rampa di lancio per i post su Facebook, in modo da attrarre nuovi like e nuovi fan.
Ciò detto: le regole, sui social network, non sono mai ferree, e lo spazio per le eccezioni abbonda. Non resta che provare e sperimentare: più si riesce ad essere creativi, più si ottengono risultati.

lunedì 8 luglio 2013

Hashtag su Facebook, facciamo chiarezza

Molti pensano che il loro utilizzo aiuti ad aumentare la visibilità on line della propria struttura, ma spesso non è così.

Hashtag-mania. Dopo lo sbarco su Facebook (http://pro-muoviti.blogspot.it/2013/06/facebook-arrivano-gli-hastag.html) si assiste da parte di molti ad un loro utilizzo massiccio e continuo. Molti operatori di social media marketing sono infatti convinti che l’utilizzo di un hashtag, specie se molto popolare, fornisce visibilità on line alla propria struttura. Ma è davvero così?
Innanzitutto, qual è lo scopo dell’hashtag? Come sappiamo, si tratta a tutti gli effetti di un link-parola chiave: cliccandoci su, si viene reindirizzati ad una pagina che mostra tutti i risultati nei quali compare quel preciso hashtag. Prima conclusione: inserendolo nel nostro post, potremmo ottenere il risultato di far atterrare il nostro potenziale cliente nella pagina di qualcun altro! Inserire link a risorse esterne (quale è appunto un hashtag, anche se indirettamente) è sempre rischioso, ed il pericolo è che l’utente abbandoni il nostro recinto per approdare a quello di un concorrente.
D’altra parte, è pur vero che inserire un hashtag molto popolare (es. #vacanze) in un post, ne favorisce la comparsa nella relativa pagina dei risultati, con una teorica ricaduta positiva intermini di visibilità per la nostra struttura. Anche qui, però, è bene operare un distinguo: gli hashtag più utilizzati sono davvero anche quelli più cercati? Le due cose potrebbero essere ben diverse. Se infatti è comprensibile, considerata la novità un po’ trendy degli hashtag su facebook, ed il periodo estivo, che #vacanze sia molto utilizzato, quanti utenti realisticamente cercano #vacanze su Facebook e ne scorrono i risultati? Appare quantomeno poco credibile che qualcuno decida di pianificare le proprie ferie in questo modo. Quindi, non è detto che gli hashtag popolari siano anche quali più cercati.
Il modo più redditizio di utilizzare un hashtag, è forse crearsene uno personalizzato, per esempio #eguides. In questo modo, ogni qual volta un utente vi clicca sopra, sarà direttamente o indirettamente rimandato ad una nostra attività on line: non uscirà dal nostro steccato e anzi, potrà magari decidere di seguirci perché reputa interessante ciò che abbiamo da dire. Anche in questo caso, però, è bene non esagerare: innanzitutto perché l’utilizzo del simbolo # davanti alle parole, diventato un must per alcuni utenti, provoca vere e proprie crisi di rigetto in molti altri, che lamentano una leggibilità peggiorata dei post (è uno dei limiti di Twitter, da molti ritenuto ostico e criptico per il proliferare di simboli # e @ nei tweet); d’altro canto, inserire un hashtag in un post che rimanda, per esempio, ad una pagina del nostro sito contenente un’offerta commerciale, può distogliere il cliente o potenziale tale dal fare esattamente ciò che noi vorremmo da lui in quel momento: prenotare!