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lunedì 8 febbraio 2016

Facebook, arriva il nuovo algoritmo per il News Feed

Non conta più solo il numero delle interazioni, ma anche la qualità dei contenuti
Come fa Facebook a capire quali sono i contenuti più interessanti da mostrare ad ogni suo utente, in base allo storico delle connessioni (grafo sociale) di questo? Fino a un po’ di tempo fa, l’indicatore giudicato più attendibile era il numero di interazioni (commenti, like, condivisioni). Ma è un indicatore insufficiente. Spesso, infatti, gli utenti possono trovare interessante un contenuto, spenderci del tempo a leggerlo interamente o addirittura salvare il link sul proprio pc, senza interagire su Facebook.
Zuckerberg e i suoi lo sanno, e infatti già da tempo sono andati oltre, e hanno iniziato a misurare il tempo che gli utenti trascorrono su un link come indicatore del fatto che quel contenuto sia interessante per loro, anche se non vi interagiscono. Ora c’è di più: grazie al lungo lavoro del Quality Panel (un gruppo di professionisti della comunicazione pagati per stare su Facebook e capire quali contenuti funzionano di più) oltre che di gruppi di utenti selezionati e monitorati in giro per il mondo, Facebook ha affinato gli strumenti che gli consentono di capire quali post interessano di più le persone, e quindi meritano di ricevere più visibilità. La ricetta esatta del nuovo algoritmo è ovviamente segreta, ma da Menlo Park si sono premurati di far sapere agli amministrazioni delle Pagine che il nuovo algoritmo, anche se nella maggior parte del casi passerà inosservato, potrebbe causare qualche modifica nella visibilità dei post. Ovvero: i post di qualità (leggi: più interessanti per gli utenti) verranno “spinti” nel News Feed e riceveranno maggiore visibilità.

Quanto basta per ribadire ancora una volta la regola aurea: i contenuti di qualità sono quelli che pagano. Meglio se contengono qualcosa di unico, che possiamo raccontare solo noi.

martedì 24 marzo 2015

Google Trust: più fatti e meno link

Il motore di ricerca starebbe lavorando a un algoritmo in grado di premiare i siti che contengono dati di fatto e verità, piuttosto che molti collegamenti

Più fatti, meno link. Si può riassumere così, la filosofia che sta alla base dell’ultima novità made in Mountain View. La notizia è stata lanciata da New Scientist, e si basa su questo documento  redatto da sette ricercatori Google. Lo studio, il cui titolo è traducibile con “La conoscenza basata sulla fiducia – Stimare l’attendibilità delle fonti sul web”, indaga l’attendibilità di 5,6 milioni di siti e 119 milioni di pagine web incrociandone i contenuti con un database di 2,8 miliardi di “fatti” reali. L’idea è semplice: più una pagina contiene dati di fatto e verità, più guadagna fiducia e meglio viene posizionata sul motore di ricerca.
I link, in realtà, continueranno a pesare sul posizionamento di un sito. Soltanto, probabilmente lo faranno un po’ meno. Oltre ai fatti, del resto, come abbiamo già scritto qui, stanno acquisendo sempre maggior peso la semantica di un testo e la qualità della scrittura. Anche l’autorevolezza che un autore ha conquistato nel tempo sembra incidere sulla visibilità di un contenuto.
Insomma: l’algoritmo di ricerca Hummingbird punta evidentemente a mixare un cocktail di fattori al fine di dare visibilità ai siti che lo meritano davvero. La strada dei contenuti di qualità aperta anni fa, a quanto pare, procede spedita. Non resta che tenerne conto nelle pagine del sito web della nostra struttura.

lunedì 9 marzo 2015

Social e contenuti: cosa pubblicare, oltre alle foto della struttura

Spesso ci si interroga su quali contenuti possono essere interessanti per gli utenti, al di là di quelli che riguardano la propria struttura. Qui qualche idea.

Social media marketing e contenuti, che fatica. Già, perché capita spesso di essere a corto di idee: abbiamo già pubblicato le foto del ristorante, delle camere, della piscina, non abbiamo eventi o promozioni in programma, cosa ci inventiamo?
La prima regola che conviene rammentare è piuttosto semplice: più che cercare a tutti i costi di stupire, vale la pena provare ad essere utili. La gente è costantemente alla ricerca di informazioni utili. Ed una delle domande che gli ospiti di una struttura rivolgono più di frequente è: “cosa posso visitare nei paraggi?”. Perché dunque non anticipare i tempi, e fornire la risposta già sui social? Condividiamo contenuti sui monumenti, le chiese, le piazze più belle del nostro territorio e della nostra città, con tanto di fotografia ed eventuali orari di apertura: certamente le interazioni arriveranno. La stessa cosa possiamo fare con gli esercizi che vendono prodotti tipici, negozi, cantine, frantoi, e tutto ciò che possa ingolosire lo shopping enogastronomico dei nostri ospiti. Tenendo sempre a mente che spesso noi, e solo noi, conosciamo autentiche perle nascoste del nostro territorio, sconosciute alle guide turistiche, e che ne possiamo fare dono ai nostri clienti.
Lo stesso discorso vale, ovviamente, anche per gli eventi. Se è in programma una fiera o una sagra conviene senza dubbio comunicarlo sui social, perché quell’evento potrebbe spingere i nostri clienti a tornare sul territorio e, quindi, da noi.
Anche la natura può fare la sua parte: le fioriture primaverili, o i colori caldi dell’autunno, possono rappresentare spettacoli irresistibili per chi vive in città ed è in cerca di evasione.
Insomma, le idee non mancano, anche al di là delle solite foto e promozioni legate alla struttura.




lunedì 12 gennaio 2015

Facebook, arrivano i trending topic

La nuova funzione permetterà di visualizzare articoli e contenuti relativi ad uno specifico argomento

Chi usa Twitter li conosce bene: sul social dell’uccellino, i Trending Topic compaiono sulla sinistra della schermata (in versione web) o nell’apposita sezione (nelle app), come un elenco degli argomenti più twittati del momento. Cliccando su uno di essi, si accede a tutti i tweet che contengono quel determinato hashtag o quella precisa parola, in un flusso aggiornato in tempo reale. Si tratta di una funzione molto interessante, soprattutto in corrispondenza di eventi che richiamano l’attenzione, per esempio l’inaugurazione di una fiera. Qui spieghiamo come fare al meglio il live twitting di un evento, che può essere una buona strategia per guadagnare follower.
Bene: tutto questo sta per sbarcare su Facebook. Per la precisione, gli utenti americani della versione Android del social network ne possono già usufruire. Per tutti gli altri, compresi quindi noi italiani, si spera che l’attesa sia breve. Come spiegato da Diana Hsu e Andrew Song, product manager di Facebook, in questo articolo pubblicato sul blog ufficiale,
cliccando su una delle voci presenti all’interno dei Trending Topic di Facebook, sarà possibile visualizzare:
- Articoli pubblicati sull’argomento da giornali online;
- “In the Story”, ovvero post pubblicati da persone coinvolte nella storia;
- Post pubblicati da amici e conoscenti;
- “Near the Scene”, ovvero post pubblicati da persone non coinvolte in prima persona ma comunque parte della storia;
- Live Feed, un flusso in tempo reale di reazioni a un topic da parte di persone in tutto il mondo.
Insomma, un buon modo per riunire in un’unica categoria articoli, post e contenuti che riguardano un determinato argomento. La nuova funzione, tra l’altro, darà finalmente un senso all’uso degli hashtag su Facebook, annunciati a suo tempo come una novità rivoluzionaria ma di fatto mai decollati veramente, al contrario di quanto avvenuto su Twitter. Strumenti molto utili, se usati nel modo giusto, per il social media marketing della nostra struttura.


Novità per le Pagine Fan, Facebook affina le armi

Con l’anno nuovo sono in arrivo nuovi strumenti per chi fa social media marketing sul social di Zuckerberg

Fare social media marketing non è facile come sembra. Se ne accorge chi, dopo aver aperto la Pagina Fan della propria struttura, si è reso conto che i risultati non sono poi così mirabolanti come si poteva credere in un primo momento. In parte, ciò è dovuto a errori che con un’adeguata formazione si possono evitare. In parte, il successo della Pagina dipende dagli strumenti che il social network ci mette a disposizione. E a questo proposito Facebook ha recentemente annunciato  alcune nuove feature dedicate alla pubblicazione di contenuti e alle statistiche, che paiono essere davvero interessanti.
Dei post personalizzati e targhettizzati per aree di interesse abbiamo già parlato , mentre vale la pena soffermarsi sulla possibilità di pubblicare contenuti con la data di scadenza. Spesso, i post che pubblichiamo sono legati ad un evento, ad una promozione limitata nel tempo o ad una data (basti pensare alle previsioni meteo). Se questi contenuti compaiono nella newsfeed dei fan dopo lo scadere, possono risultare inutili e fastidiosi. L’introduzione della data di scadenza evita che questa eventualità si verifichi: i post non vengono eliminati dalla bacheca della Pagina Fan, ma non appaiono più nelle newsfeed dei fan.
Sembra interessante, infine, la nuova feature chiamata Top Link, che riguarda Insight e la possibilità di tenere traccia degli URL in modo da capire, tra l’altro, quante visite arrivano al sito aziendali tramite click di persone che hanno visualizzato un contenuto pubblicato dalla Pagina Facebook ma che non sono (ancora) Fan della Pagina stessa.

Insomma, nel novità non mancano. Non resta che testarle, sperimentare, e come sempre tenersi aggiornati.

martedì 23 dicembre 2014

Facebook e i post personalizzati per aree di interesse

Una nuova rivoluzionaria funzione permetterà di rendere visibili determinati contenuti soltanto a coloro tra i fan che ne sono davvero interessati
Il news feed di Facebook, si sa, è sempre più saturo. La competizione è sempre maggiore, e ciò ha portato ad una drastica riduzione della visibilità dei post delle pagine, che oggi si aggira tra il 3 ed il 6%. C’è però il rovescio della medaglia: lo scopo di Zuckerberg e i suoi, in fondo, non è altro che ottimizzare la user experience degli utenti. Ovvero, far vedere ad  ognuno i contenuti che gli interessano veramente, e di conseguenza incrementare il numero di interazioni (mi piace, commenti e condivisioni) per ogni singolo contenuto.
Sembra essere – a ragione – una vera ossessione, questa, per il team di Menlo Park, ed è per questo che sta per arrivare una nuova funzione, finora riservata agli annunci a pagamento, che rivoluzionerà il modo di pubblicare contenuti da parte delle Pagine: la pubblicazione di post mirati per aree di interesse.
Facciamo un esempio: supponiamo di gestire una struttura che produce marmellate biologiche e al contempo ha un maneggio. Non tutti i nostri clienti che vengono a cavalcare potrebbero essere interessati anche e alle prime, e viceversa. Con il nuovo strumento, in pratica, dopo aver scritto il post e prima di pubblicarlo, sarà possibile cliccare sull’apposita icona del mirino e selezionare l’opzione “interessi”: a questo punto, un po’ come accade per gli annunci a pagamento, si possono inserire una o più aree (semantiche) d’interesse. Mentre lo si fa, viene mostrato il numero di fan potenzialmente raggiungibili. Vien da sé che l’opzione è interessante a patto che si abbia un buon bacino di fan. Una Pagina con poche centinaia di like vedrebbe ben presto restringersi il pubblico virtuale a poche decine di persone.
L’utilizzo ottimale di questo nuovo strumento può portare vantaggi tangibili, perché non fa che soddisfare il mantra di Zuckerberg e i suoi: fornire ad ogni utente contenuti di qualità e attinenti ai suoi interessi. E le Pagine che lo fanno, si sa, vengono premiate in quanto a visibilità dei post. Questa volta, gratis.

Il blog Pro-Muoviti e la Newsletter torneranno con i nuovi articoli dopo le Feste. Il team E-Guides vi augura un sereno Natale e un felice Anno Nuovo.

lunedì 15 dicembre 2014

Facebook e post delle Pagine: come avere più visibilità

La percentuale di fan che si raggiungono con un post organico è scesa al 3-6%: alcuni trucchi per aumentarla
Il bello di Facebook è che è gratis. Lo si è ripetuto come un mantra per anni, ma oggi, a quanto pare, le cose non stanno più così. Già, perché stando alle statistiche più recenti, la percentuale di fan raggiunta mediamente attraverso un post organico (cioè non a pagamento) pubblicato dalla propria Pagina oscilla tra il 3% ed il 6%. Una miseria. Vien da sé che con percentuali così striminzite, creare engagement diventa una chimera. Facebook, insomma, sta spingendo in modo sempre più deciso i gestori delle pagine a ricorrere alle soluzioni a pagamento (post sponsorizzati). Alla faccia, come dicevamo, del “Facebook gratis”.
C’è tuttavia qualche trucco a cui possiamo ricorrere per aumentare la visibilità dei nostri contenuti, senza metter mano al portafogli. Innanzitutto, limitare al minimo indispensabile i post promozionali, ovvero quelli in cui invitiamo gli utenti ad acquistare un prodotto o servizio o a scaricare un’applicazione; quelli dove li spingiamo a partecipare ad una promozione o concorso non contestuali alla pagina; e quelli infine che sono una replica identica di contenuti utilizzati per una campagna pubblicitaria. Se riguardo a questo tipo di post c’è sempre stata la regola aurea del 2/10 (non più di due post promozionali ogni 10), oggi forse vale la pena considerare l’idea di ridurre ancora questa quota, poiché Facebook ha annunciato che da gennaio ridurrà ulteriormente la visibilità dei post considerati promozionali rispetto a quelli che non lo sono.
Conviene poi prestare attenzione al format che diamo ai nostri contenuti. Si sa, infatti, che Facebook assicura una buona visibilità ai post che contengono link esterni (contrariamente a quanto faceva una volta). Ma si sa anche che un conto è la visibilità, un altro il numero di interazioni prodotte, ed il tipo di contenuto che ne genera di più sono notoriamente le immagini. Conviene quindi confezionare dei post che contengono un link (tipicamente al sito della struttura) ed un’accattivante immagine d’anteprima, che stuzzichi l’utente e lo incuriosisca a cliccarci su.
Sembra poi che gli album contenenti più immagini abbiano performance migliori della singola fotografia. Può quindi essere utile pubblicare di tanto in tanto dei mini-album (non più di 6-7 fotografie) a tema.
Creare engagment è lo scopo principale della pagina, ed uno dei modi migliori per farlo è invitare direttamente i fan ad interagire. Creare post con domande, sondaggi, quiz. Spingerli ad esprimere il proprio parere. Per esempio: chiedere loro con quale vino prodotto dalla struttura abbinerebbero uno dei piatti preparati dalla cucina.
Infine: Zuckerberg e i suoi stanno spingendo sempre più i contenuti video, soprattutto quelli caricati direttamente su Facebook (ovvero non condivisi tramite Youtube o altre piattaforme). Vale la pena provarci: si sa, dopotutto, che i social sono il luogo della comunicazione informale; un video di successo può quindi essere anche girato con lo smartphone e condiviso al volo. I risultati possono essere sorprendenti.
Insomma, le novità, come sempre, non mancano. Non resta che tenersi aggiornati e sperimentare.

lunedì 24 novembre 2014

Social Network e contenuti: dove pubblicare cosa

Ogni Social ha un pubblico differente ed un tipo di utilizzo diverso: diversificare i tipi di contenuti da pubblicare sulle varie piattaforme può essere una buona strategia

Social che vai, usanze che trovi. Si sa: ogni piattaforma ha utenti differenti dalle altre, che a loro volta la utilizzano in modo diverso. Per questo, può capitare che un post efficace su Facebook non funzioni affatto su Twitter, e viceversa. Insomma: differenziare i tipi di contenuti da pubblicare sui vari Social Network può essere una buona strategia da adottare all’interno del nostro piano di Social Media Marketing.
Per questo, quelli di Social Network Point hanno pubblicato l’infografica che riportiamo in fondo all’articolo, in cui compaiono alcuni suggerimenti su “dove” pubblicare “cosa”. Su Facebook, per esempio, vanno bene le foto “dietro le quinte”, le citazioni, i “fill in the blank”. Condividere articoli di blog o newsletter funziona sia su Facebook che su Twitter, che però è il Social dove è bene essere sempre sul pezzo: via libera dunque a notizie, articoli interessanti, aggiornamenti su eventi in corso e, perché no, i video di sei secondi tramite la celebre applicazione Vine. E per quanto riguarda Pinterest? Immagini, ovvio, ma non solo: anche qui possiamo infatti pubblicare video, le infografiche che vanno tanto di moda o altri tipi di contenuti visuali.
L’elenco completo nella tabella sottostante.


martedì 2 settembre 2014

Facebook premia i contenuti di qualità

A Menlo Park dichiarano guerra ai link “furbi” e puntano a valorizzare i post che piacciono davvero agli utenti
“Incredibile: guarda cosa combina questo gattino”. “Il video che ha commosso il web, clicca qui”. Sono migliaia gli esempi che si possono fare, per indicare quel fenomeno preciso che in inglese chiamano “click-baiting”: la costruzione di contenuti acchiappa click, pensati e creati per diventare virali sui social network, Facebook in primis.
Anche per chi gestisce la pagina fan di una struttura, la tentazione di ricorrere a trucchetti del genere potrebbe farsi strada. Ma non è detto che sia una buona idea. Infatti per Zuckerberg e i suoi, questi post, benché virali, costituiscono un problema: gli utenti, dopo aver cliccato sul titolo spinti dalla curiosità, si trovano spesso di fronte un contenuto scadente, che abbandonano delusi. Il guaio è che nel frattempo quel post ha generato un gran numero di click, quindi sarà stato spinto in alto nell’algoritmo di visibilità di Facebook.
A Menlo Park avevano già ideato una strategia per combattere questi link “furbi” (ne avevamo parlato qui ), ed ora annunciano di averla ulteriormente affinata . Il trucco che sta alla base di questo meccanismo è del resto piuttosto semplice: si tratta di lasciar intuire contenuti mirabolanti, senza però specificare di preciso in cosa consisterebbero. Gli indicatori che gli uomini del social in blu hanno individuato per smascherare il trucco sono i seguenti:
- Tempo trascorso sulla pagina .Se, dopo aver cliccato su un link, gli utenti vi trascorrono in media un po’ di tempo, significa che evidentemente giudicano interessante ciò che hanno trovato. Se al contrario ritornano su Facebook subito dopo, hanno probabilmente giudicato deludente il contenuto.
- Le interazioni con il contenuto, una volta tornati su Facebook. Se dopo aver letto un articolo molti utenti cliccano mi piace o lo condividono su Facebook, si tratta evidentemente di qualcosa di interessante. Meno, se non ci sono interazioni.
Zuckerberg, si sa, non ama che i suoi utenti abbandonino il social network. Ma se proprio devono farlo, sembra voler dire il CEO di Facebook, deve accadere per contenuti di qualità, che noi avremo selezionato per loro.
Insomma, un po’ come gli ultimi algoritmi di Google tendono sempre più a premiare i contenuti di qualità ai fini del SEO, così anche Facebook sembra muoversi nella stessa direzione per quanto riguarda la visibilità dei post pubblicati dalle pagine fan. Creare contenuti di qualità ed evitare facili scorciatoie sembra quindi il mantra del web 2.0. Un dogma da tenere bene a mente, per chi fa social media marketing per la propria struttura.




lunedì 31 marzo 2014

Google Plus: ecco come ottenere il meglio

Dopo anni di letargo, è la tendenza del momento: ma cosa si deve fare per ricavarne i maggiori benefici?

Ormai bisogna esserci, su Google Plus. E’ uno dei mantra del momento, questo, nei discorsi di social media marketing. Se in parte l’affermazione è vera di per sé (per mere questioni di SEO), in parte è altrettanto indiscutibile che approcciarsi ad un social network senza una strategia chiara e senza conoscerne le caratteristiche limita la possibilità di ottenerne i maggiori benefici. Ecco quindi qualche dritta per sfruttare al meglio il social di Mountain View.
Innanzitutto, è fondamentale che il sito sia verificato e collegato alla pagina. Per farlo, occorre inserire una striscia di codice indicata al momento della creazione della pagina nel sito. In breve, Google verificherà la bontà del collegamento.
All'atto della compilazione del profilo, poi, è ovviamente di fondamentale importanza scegliere con cura le parole per descrivere chi siamo, cosa facciamo e cosa offriamo. Soppesando le parole chiave ed evitando di fare un copia-incolla dalla pagina Facebook o dal sito: Google se ne accorgerebbe, e non la prenderebbe bene. Anche rigirare una frase cambiando un paio di parole è meglio che copiarla tale e quale: il motore di ricerca premia i contenuti originali.
Le immagini, si sa, sono sempre più importanti per una buona comunicazione. Oltre a quella del profilo, Google dà la possibilità di inserirne una di copertina molto grande: diventa fondamentale una foto in alta risoluzione, che si integri bene con l’immagine del profilo. In caso di dubbi, vale la pena rivolgersi ad un grafico.
Su Google Plus ci sono le cerchie: usiamole. Evitiamo di inserire tutti i contatti in una generica “persone che seguo”, bensì creiamone ad hoc: ci sarà utile nel momento in cui vorremo inviare messaggi specifici ai nostri clienti piuttosto che ai colleghi o ai fornitori.
Anche su Google Plus, poi vale la vecchia regola dell’80/20: non spammare chi ti segue con promozioni su promozioni, o in breve ti ritroverai da solo! Su dieci contenuti, solo due dovrebbero essere di natura commerciale.
Va da sé, poi, che nel momento in cui riceviamo un commento, è fondamentale rispondere in modo tempestivo.
Infine: il widget +1 collegato alla pagina è un po’ come il bottone “mi piace” linkato alla fan page di Facebook: non usarlo sul proprio sito e ovunque ci sia la possibilità di appiccicarlo sarebbe un delitto.
Come si può notare, alcune delle regole di Google Plus sono le stesse che valgono per tutti i social, altre sono specifiche della creatura di Mountain View. Seguirle può aiutare a ottenerne il meglio.

lunedì 24 marzo 2014

Google e SEO: le ultime frontiere

Le regole per ottimizzare il posizionamento del proprio sito sono in continua evoluzione: vediamo le ultime novità

Come faccio ad avere più visite sul sito della mia struttura? E’ una domanda che chiunque gestisca una struttura ricettiva, anche piccola, si è posto almeno una volta. Il SEO – Search Engine Optimization – è croce è delizia per gestori e web master, nonché spesso visto come una sorta di pozione magica dalla ricetta misteriosa. In realtà gli algoritmi di Google, in continua evoluzione, tendono sempre più ad uno scopo ben preciso: premiare siti e contenuti di qualità. Ciò che è originale, ciò che è utile, ciò che ottiene visite e link, viene premiato dal motore di ricerca. Una ricetta all’apparenza semplice: ecco alcuni accorgimenti per farsi trovare pronti.
- Creare contenuti di valore su più piattaforme. Un’offerta promozionale pubblicata sul sito, se è fatta bene, è un contenuto di valore. Ma da sola probabilmente non basta. Meglio affiancarla e linkarla ad uno o più post sui social e, perché no, ad un articolo sul blog aziendale. Tenere a mente che, sempre più, per Google un contenuto di valore è un contenuto davvero utile per il cliente.
- Pensare alle parole chiave. Questo suggerimento è vecchio quanto il web, ma negli ultimi tempi qualcosa è cambiato. Google, un po’ come Facebook, pare sempre più orientato verso metodi di ricerca semantica: l’utente, attraverso il dispositivo, “parla” in maniera naturale al motore di ricerca, che interpreta la richiesta e la trasforma in risultati di ricerca. E’ evidente che il vecchio modo di pensare alle parole chiave, schematico e rigido, con la ricerca semantica non basta più. Occorre allargare i propri orizzonti, e pensare in termini di topic, ovvero di aree d’interesse, gruppi di parole. Il motore di ricerca è già in grado di raggruppare parole chiave sotto la stessa sfera di interesse e metterle in correlazione: facciamolo anche noi utilizzandole con attenzione – e naturalezza – ovunque se ne presenti l’occasione..
- La geolocalizzazione. Sempre più utenti cercano strutture ricettive direttamente dalle mappe, magari utilizzando uno strumento mobile mentre sono in viaggio. Curare i propri spazi su Google Places e Google Plus diventa sempre più strategico.
- Monitorare le performance del sito aziendale. Molte volte sono dettagli che vengono trascurati, ma è bene sapere che per Google sono molto importanti: qual è la frequenza di rimbalzo del proprio sito? Le pagine si caricano velocemente? Tenere sotto controllo ed ottimizzare l’usabilità del proprio sito può fare la differenza anche in termini di SEO.

lunedì 17 febbraio 2014

Facebook: sempre più dura avere visibilità

L’algoritmo che rende più o meno visibili i post delle pagine cambia ancora e penalizza testi lunghi e link che portano all’esterno

Che la vita per le Pagine fan si stesse complicando, lo sappiamo da un po’ (http://bit.ly/1bcZE1G ). Zuckerberg e i suoi stanno limitando sempre di più la visibilità dei contenuti per spingere i gestori delle pagine a mettere mano al portafogli e ricorrere alle soluzioni a pagamento, come le inserzioni pubblicitarie ed i post sponsorizzati.
Anche le ultime modifche dell’algoritmo che crea i newsfeed vanno in questa direzione. Questa volta, però, conoscendo le novità introdotte, è possibile adottare delle contromisure per aumentare la visibilità dei propri contenuti in maniera gratuita.
La prima modifica non è certo una novità: a Menlo Park intendono dare sempre maggiore visibilità ai contenuti visuali. Abbiamo più volte sottolineato il potere delle immagini nella comunicazione social. Gli utenti dei social network, del resto, preferiscono i contenuti che si afferrano alla prima occhiata, che catturano immediatamente l’attenzione mentre si scorre la propria bacheca, magari da smartphone. Ebbene, pare che da oggi i post che contengono anche un contenuto visuale, vengano “spinti” nelle timeline degli utenti molto di più rispetto ai contenuti puramente testuali. Ora che lo sappiamo, però, possiamo facilmente correre ai ripari: basta evitare di pubblicare post fatti di solo testo, bensì allegare sempre un’immagine. Un po’ come succede, ad esempio, per gli articoli di giornale. Ancora meglio, poi, ricorrere ad un contenuto visuale che ospita al proprio interno il testo: è una soluzione chiara, concisa, d’impatto.
La seconda modifica all’algoritmo è altrettanto importante: Facebook d’ora in avanti penalizza i post che contengono link esterni. Il social in blu, come tutti del resto, desidera che i propri utenti restino al suo interno il più a lungo possibile, in modo da poter far loro visualizzare il maggior numero possibile di inserzioni pubblicitarie. Ogni link che porta fuori dal social network è visto come una potenziale minaccia a questo scopo. Ed il post che lo ospita viene, di conseguenza, penalizzato. Tutto questo si applica, ovviamene, ai contenuti pubblicati gratuitamente, e non vale per le inserzioni pubblicitarie ed i post sponsorizzzati.
Anche in questo caso, tuttavia, conoscere il problema ci porta a trovare una soluzione, anzi due. Se si vuole comunicare, ad esempio, una particolare promozione in atto nella propria struttura ed aggirare il problema del link esterno, è infatti possibile:
- Includere i termini della promozione nel post ed invitare gli utenti interessati a contattarci direttamente, senza mettere link che portano all’esterno.
- Oppure (meglio) pubblicare non uno, ma più post. Nel primo si spiega in cosa consiste la promozione, e si allega un link che porta al nostro sito aziendale per maggiori informazioni, prenotazioni, ecc. Questo post contenente un link esterno verrà penalizzato? No problem: in seguito, pubblicheremo una serie di post di lancio della notizia (qui abbiamo visto quanto è importante: http://bit.ly/1iFwgRQ ), che conterrano il link al primo post. Con frasi ad effetto cercheremo di far incuriosire il lettore, e lo inviteremo a cliccare sul link, che come detto non porta all’esterno, bensì ad un post precedente, per avere maggiori informazioni.
La seconda tecnica, sebbene più laboriosa, permette di “fregare” Zuckerberg ed i suoi sacrificando il primo post, e puntando tutto sulla visibilità di quelli successivi che, come desiderano a Menlo Park, contengono solo link interni a Facebook.
Insomma: come sempre nell’ambito del social media marketing, le novità si succedono a ritmo continuo. Non resta che rimanere aggiornare, e sperimentare.

lunedì 10 febbraio 2014

E se aprissi un blog?

Sebbene impegnativo da gestire, il blog può essere un’arma in più per il social media marketing. Ad alcune condizioni

L’idea, di solito, spaventa un po’. Aprire un blog comporta tempo, fatica, attitudine alla scrittura e alla comunicazione. Di cosa parlare? E come fare per indurre i clienti – o potenziali tali – a leggerlo?
E’ indubbio che le difficoltà non manchino. Ma se, in qualche modo, ce lo si sente “nelle corde”, il blog può essere un interessante strumento in più a disposizione di chi fa social media marketing per la propria struttura. Con alcuni, semplici accorgimenti.
Innanzitutto, com ‘è ovvio, non ha senso aprire un blog se in azienda non c’è nessuno con il tempo e l’attitudine per scriverlo e gestirlo. Ma se questa figura esiste, la domanda successiva è: di cosa parliamo?
Questo è il punto centrale. Scrivere, banalmente, della storia e del quotidiano della propria struttura rischia di rendere il blog poco interessante: per quello, per le foto e tutto il resto, esistono già Facebook e gli altri social.
Ma allora, di cosa conviene parlare, nel proprio blog? La risposta è contenuta in un solo aggettivo: di qualunque argomento, purché sia utile. Nel web 2.0 siamo costantemente bombardati da contenuti, news, informazioni, promozioni, pubblicità: è sempre più difficile catturare l’attenzione del lettore, che spesso si sofferma là dove scorge qualcosa che, appunto, reputa interessante perché gli può tornare utile.
Abbiamo qualcosa di utile da comunicare ai nostri clienti? Dipende. Potrebbe anche darsi che no, non ce l’abbiamo. In quel caso, probabilmente, è meglio lasciar stare l’idea del blog.
Spesso, però, anche se non ci viene in mente subito, qualcosa di interessante da dire ce l’abbiamo. E si tratta, quasi sempre, di argomenti precisi e circoscritti.
La struttura ricettiva si trova vicino ad un parco naturale, un fiume, un bosco? Perfetto: nulla di meglio che raccontare l’avvicendarsi delle stagioni, il fiorire degli alberi in primavera, la varietà dell’avifauna, il passaggio delle specie migratorie. Non mancherà una community di appassionati di camminate nella natura o di byrdwatching che seguirà con interesse le nostre news per sapere quando venirci a trovare.
Siamo in una zona dove si pratica la ricerca del tartufo? Bene: il nobile tubero merita sicuramente un blog interamente dedicato a lui – se non ci credete, provate a cercare su Google le parole tartufo e blog: dalle tecniche di ricerca, alle storie degli anziani cercatori e dei loro cani, dalle varietà di tartufo, alle ricette, alle regioni italiane ed europee dove si può trovare il profumato tubero: gli argomenti non mancano, sono spesso curiosi e attraggono l’attenzione del gourmet appassionato.
La stessa impostazione può avere il blog di una struttura che sorge in una zona dove si pratica attività venatoria. Per non parlare delle aziende dove, oltre all’attività ricettiva, si produce qualcosa: vino, olio, formaggio, frutta e verdura. In questo caso, ciò che facciamo non chiede altro che di essere raccontato.
Infine, il classico dei classici: per chi fa ristorazione, raccontare i propri piatti e le proprie ricette costituisce un successo sicuro.
Insomma: gli argomenti utili di solito non mancano, purché ci sia qualcuno che si prenda l’onere di scriverne. A questo punto, ovviamente, subentrano i problemi più tecnici. Uno su tutti: dove aprire il blog?
Le piattaforme a disposizione sono molteplici: da blogspot a wordpress a tumblr. Difficile individuare a priori quale faccia al caso nostro. Tutte, in compenso, sono piuttosto intuitive e facili da usare. Conviene provare, e scegliere quella che si addice di più alle proprie esigenze.
Ben presto, ci si accorgerà che un blog consente una libertà d’espressione sconosciuta ai social. Possibilità di creare contenuti multimediali, di linkare rimandi ad altre fonti, esterne o interne al blog stesso, di aggiungere tag ai contenuti, in modo da etichettarli per contenuto e favorirne la ricerca: un blog è un vero e proprio sio web dinamico.
A questo punto, l’ultimo dei dubbi: come fare per indurre i clienti, o potenziali tali, a visitare il blog? Ed ecco che finalmente entrano in scena i social: la pagina Facebook della struttura, il suo profilo Twitter, Instagram, Pinterest costituiscono, i nostri principali bacini di lettori. Diventa quindi fondamentale, ogni qual volta si pubblica un nuovo articolo sul blog, linkarlo sui social network. Senza dimenticare l’importanza di un adeguato lancio della notizia ed il fatto che modalità ed orari migliori per lanciare un contenuto possono variare da social a social: i risultati non tarderanno ad arrivare.
Insomma, la ricetta è la solita: i contenuti devono essere di qualità, e diffusi in modo efficace. Per il resto, come al solito, non resta che provare, sperimentare e innovare.

Content marketing: cosa fare e come farlo

L’attenzione ai contenuti è il mantra del momento per chi fa social media marketing. Ecco alcune regole

Lo abbiamo già detto e ripetuto qui : la nuova frontiera del social media marketing è essere utili, dire cose interessanti.
Bene: ma come farlo? Qui di seguito, ecco tre spunti di base del content marketing.
Come sempre, può essere utile trarre insegnamento dal mondo della pubblicità: ebbene, da tempo questa cerca di creare, attorno ai prodotti o ai servizi che promuove, delle vere e proprie community di fedeli. Creare una community dei nostri clienti, o potenziali tali, e non dimenticare mai che, quando si dice qualcosa, lo si dice a questa community: è questa, la prima regola del content marketing.
La seconda, del resto, ne consegue in modo automatico: chi sono le persone che compongono questa community? Le conosciamo? Sappiamo cosa vogliono, per cosa si appassionano? Maggiore è la nostra conoscenza di questi aspetti, più saremo bravi a coinvolgerli. Bene quindi ricorrere a sondaggi, chiedere, intervistare i lettore per capire cosa vorrebbe da noi. Maggiore è la conoscenza reciproca, migliore sarà il tasso d’interazione e, di conseguenza, il ROI (Return of Investment) dei nostri sforzi.
Ancora: non sottovalutare l’importanza del lancio della notizia, ottimizzando modi e tempi per ogni social. I risultati, in termini di visualizzazioni , interazioni e, si spera, conversioni, possono variare in maniera notevole.
Il content marketing, ovviamente, non è tutto qui: si tratta di un argomento molto vasto.
Ci torneremo presto.

lunedì 3 febbraio 2014

L’arte di lanciare le notizie

Nel social media marketing avere cose da dire è importante, ma stimolare il cliente a leggerle lo è altrettanto.

E’ una regola universale: la qualità paga. Nei servizi offerti da una struttura, come nei contenuti pubblicati sui social per promuovere la propria attività. Ed è anche uno dei mantra degli ultimi aggiornamenti di Google: ad essere premiati, sono i contenuti di qualità. Originali, innovativi, utili. Quelli, insomma, che spingono il lettore – cliente della struttura, o potenziale tale – a cliccarci su per saperne di più, e magari a inviare una e mail per richiedere informazioni o per prenotare.
Giusto, giustissimo. Ma pubblicare contenuti di qualità, da solo, non basta. Oggi, infatti, viviamo costantemente connessi ed immersi in un flusso continuo di informazioni, promozioni, pubblicità, stimoli di ogni genere. La bacheca di Facebook e la TL di Twitter finiscono con lo scorrere sempre più velocemente, senza che qualcosa catturi davvero la nostra attenzione.
Per questo, diventa sempre più importante il modo un cui si lancia una notizia, un contenuto. La maniera in cui lo si presenta al pubblico, può davvero fare la differenza, oggi.
Facciamo un esempio. Nel nostro locale è appena arrivato un nuovo cuoco. Sta rinnovando lo stile della cucina, con soluzioni originali e piatti di qualità. Si tratta di un’informazione importante, da condividere con chi ci segue. Decidiamo quindi, con una buona idea, di realizzare una breve intervista con lui, da pubblicare sul sito e linkare poi sui social network, per attirare visite.
A questo punto, ciò che può fare la differenza è il modo in cui lanciamo la notizia. Un conto è, per esempio, accompagnare il link con un banale e piatto “Vi presentiamo il nostro nuovo cuoco”. Ben altro esclamare entusiasti “Passione, competenza e originalità: rivoluzione in arrivo a – segue nome del locale”.
La differenza d’appeal tra il primo lancio e il secondo appare abbastanza evidente, al pari della diversa capacità di attirare click e visite al sito della struttura.
Questa tecnica, se possibile, assume una rilevanza ancora maggiore su Twitter, dove ci si gioca tutto in poche parole: tolto il link alla news sul sito (che si può abbreviare utilizzando servizi come bitly.com), restano non più di 120 caratteri. Fondamentale scegliere i termini giusti.
Del resto, si tratta di una tecnica utilizzata da sempre dai titolisti dei giornali per attirare le vendite (una volta c’erano pure gli strilloni ai lati della strada). Bene: oggi, chi fa social media marketing per promuovere la propria struttura, in fondo, diventa proprio il giornalista della propria attività. Ed i titoli, già importanti sui giornali, lo sono ancora di più sui social network.

lunedì 16 dicembre 2013

Facebook cambia ancora la Time Line: ci sarà da pagare?

Difficile capire le nuove logiche di scelta dei post, ma una cosa pare chiara: i gestori di pagine sono sempre più invitati a metter mano al portafoglio

La novità ha inquietato inizialmente chi gestisce grossi siti di informazione, ma in realtà riguarda chiunque abbia a che fare con una pagina fan. Dai primi di dicembre, si è infatti notata un’accelerazione di una tendenza già in atto da un po’: Facebook sta cambiando i criteri in base ai quali sceglie i contenuti da mostrare agli utenti nelle proprie Time Line.
Qualcuno ci avrà già fatto caso: da tempo, anche quando si seleziona l’opzione “più recenti” (che dovrebbe far sì che i post di amici e pagine vengano visualizzati in Time Line in un modo puramente cronologico) i contenuti più visualizzati sono in realtà quelli che hanno ottenuto maggiori interazioni. Può capitare che un post vecchio di giorni venga riproposto da Facebook, magari perché un nostro amico lo ha recentemente commentato, per incentivarci a interagire a nostra volta.
Questo modus operandi è stato giustificato da Facebook con la volontà di diffondere i contenuti di qualità e le news a scapito dei meme e dei link con le solite immagini. A Menlo Park, in effetti, fin dalla scorsa primavera parlano di Newsfeed, ovvero dell’idea di fare di Facebook una specie di rassegna stampa quotidiana, personalizzata per ogni utente in base ai suoi gusti ed ai suoi interessi. Ma è davvero tutto qui? Secondo alcuni analisti, no. Come dicevamo nell’incipit, infatti, i primi ad accorgersi che da inizio dicembre qualcosa non quadrava, sono stati i gestori di grandi siti di news (quotidiani, riviste, ma non solo), che in teoria dovrebbero essere proprio coloro che hanno da guadagnare dalle novità introdotte da Facebook. Ebbene, nelle ultime settimane i contenuti di queste pagine hanno in realtà perso visibilità in maniera considerevole.
Zuckerberg e i suoi hanno pubblicato questa nota lo scorso due dicembre per spiegare le ultime novità, ma a dire il vero le argomentazioni in essa contenute paiono piuttosto deboli e vaghe: si parla genericamente di promozione dei contenuti di qualità, di personalizzazione delle Time Line degli utenti in base ai loro interessi, ma la realtà che appare sempre più evidente è un’altra: gli utenti hanno sempre meno il controllo di ciò che appare nelle loro Time Lines, e contemporaneamente i contenuti delle pagine sono sempre meno visibili.
Da un lato, è ormai chiaro che Facebook vuole incentivare i gestori di Fan Page a ricorrere alle soluzioni a pagamento (soprattutto ai post sponsorizzati, che hanno una rilevanza notevole soprattutto su mobile). Dall’altro, però, la perdita di controllo, da parte degli utenti, sui contenuti che appaiono nella propria Time Line potrebbe alla lunga creare problemi, se gli utenti stessi dovessero stancarsi e decidere di trovare soluzioni alternative per restare aggiornati sulle aziende e le organizzazioni che interessano loro.
Soluzioni per chi gestisce la pagina di una struttura? Al momento non ce ne sono. Continuare a proporre contenuti di qualità appare fondamentale, ma come detto, a volte non basta più. Ricorrere ai post sponsorizzati, ovvero pagare, è ciò che vuole Facebook, ma non tutti (e non sempre), possono essere d’accordo. Non resta che tenersi aggiornati per seguire i prossimi sviluppi di una vicenda che pare sempre più simile una telenovela.

lunedì 9 dicembre 2013

Google lancia il suo Colibrì

Si tratta dell’ultimo aggiornamento dell’algoritmo della big G, e si preannuncia come una vera e propria rivoluzione

Ricerche conversazionali. Così chiamano, in maniera in po’ tecnica, gli esperti del settore quelle ricerche eseguite sui motori di ricerca mediante l’utilizzo di una frase del linguaggio corrente. E, che ce ne rendiamo conto o no, si tratta di una tendenza che coinvolge tutti.
Partendo da queste considerazioni, quelli di Google hanno rivoluzionato il proprio algoritmo con l’introduzione di Colibrì: stando agli sviluppatori di Mountain View, la novità riguarderà il 90% delle ricerche effettuate.
In pratica, (è tutt’altro che semplice, ma proviamo a fornire qualche spiegazione) ogni qual volta un utente effettua una ricerca formulata come una domanda (per esempio, “chi è il Presidente degli Stati Uniti”), Google è ora in grado di fornire risposte secche (provare per credere) analizzando non solo le parole chiave utilizzate dall’utente, ma anche sinonimi, termini che esprimono concetti simili, argomenti più o meno direttamente correlati: tutto ciò si riassume in quello che a Mountain View chiamano il Knowledge Graph, ovvero una vasta sfera che unisce parole, concetti, argomenti tra loro correlati.
Bene: molto interessante, ma tutto ciò cosa implica per chi deve curare i contenuti del sito web (e non solo) della propria struttura, ai fini del SEO? Qui possiamo tranquillizzare chi legge: non cambia poi molto rispetto a quanto valeva già con i precedenti algoritmi Panda e Penguin. Ovvero: occorre continuare a privilegiare i contenuti di qualità, utilizzando un linguaggio originale e “naturale” (cioè: non esagerare con le parole chiave) e, soprattutto, al momento della stesura di titoli e testi, immaginare di dover rispondere alle domande dei propri clienti (o potenziali tali). Difficile? Senza dubbio, ma come abbiamo già analizzato qui  Google viene in nostro aiuto con il Keyword Tool di Adwords, che può essere utilizzato anche come potente strumento di analisi della domanda.

lunedì 22 luglio 2013

Google Penguin 2.0 : ecco cosa cambia

Il motore di ricerca lancia l’ultima versione del proprio algoritmo. Cosa succede alle SERP? E come devono regolarsi per il proprio sito i gestori di strutture ricettive?

I contenuti sono la chiave di tutto. E’ ciò che ci dice Matt Cutts, sviluppatore Google, in questo video, in cui annuncia le novità dei prossimi mesi riguardo Penguin 2.0, l’ultima versione dell’algoritmo di ricerca elaborata a Mountain View.
La tendenza è infatti quella di privilegiare, in termini di posizionamento, i siti che presentano contenuti originali, nuovi e ritenuti di qualità dall’algoritmo del motore di ricerca. Cutts preannuncia nuovi e sempre più raffinati strumenti semantici per scovare e premiare i siti con questo tipo di contenuti, anche per aree tematiche. E non a caso, una delle aree che cita è “travel”.
Cosa implica tutto ciò per chi gestisce una struttura ricettiva, con il relativo sito web? Implica che se si vuole ottimizzarne il posizionamento, occorre prestare sempre maggiore attenzione ai testi, ai termini utilizzati, ai tag. Soprattutto, occorre generare contenuti nuovi e non copiati da altre fonti.
Un altro punto su cui Matt Cutts si sofferma riguarda i link. A quanto pare, Google dichiara guerra ai siti che puntano sul numero di link in entrata per il proprio SEO. D’ora in avanti, evidentemente, premierà di più un solo link da un sito esterno ben posizionato, rispetto a molteplici collegamenti provenienti da fonti di dubbia qualità.
Cosa fare in questo caso? Senza dubbio occorre controllare periodicamente, oltre ai link presenti sul proprio sito, anche i link al proprio sito presenti sul web. Siamo certi che ci portino sempre dei vantaggi? Senza dubbio, in questo senso, appare sempre più utile l’apertura di un blog della struttura, in cui generare contenuti sempre nuovi ed originali, da linkare al sito web.
Matt Cutts di Google preannuncia anche ulteriori ed importanti cambiamenti nei prossimi mesi. A quanto pare, a Mountain View vogliono affinare sempre più le armi del proprio motore di ricerca. Che sia un modo per rispondere alla concorrenza del rivoluzionario (ne abbiamo parlato qui ) Graph Search di Facebook?

lunedì 1 luglio 2013

Contenuti Social: quando postare?

E’ un dibattito vecchio quanto il web 2.0, ma oggi si arricchisce di nuovi spunti: quando conviene pubblicare contenuti sui diversi social network?

Ne abbiamo già parlato qui a proposito di Facebook: in quali momenti della giornata conviene pubblicare contenuti sulla propria pagina, per raggiungere il numero maggiore di fan e massimizzare le interazioni? Il punto è che oggi Facebook, pur restando il re dei social, non basta più. Sono sempre di più le aziende che aprono un account su Twitter, Google+, Pinterest e Instagram. E non è detto che le stesse regole che valgono per Facebook valgano anche per gli altri social.
Ecco quindi che viene in nostro aiuto un’interessante infografica realizzata da Mycleveragency (http://www.mycleveragency.com/2013/06/how-to-create-the-perfect-social-media-posts/ ). Cosa ci troviamo? Innanzitutto, diversi consigli interessanti, specifici per ogni social, sui contenuti da includere in un post, e sulle tecniche da adottare al fine di renderlo più interessante. Su Facebook, attenzione alle immagini e ai link al proprio sito aziendale. Su Twitter, dove ci si gioca tutto in 140 caratteri, importanza data alla forma di un tweet (sintassi, abbreviazioni, punteggiatura, uso di maiuscole e minuscole), alle menzioni e ai retweet. Su Pinterest, curiosità che non ti aspetteresti: evitare le immagini con volti umani, che ottengono meno repin, e privilegiare quelle con molti colori e luce, che ne ottengono di più. Specialmente le immagini dove predomina il rosso. Su Google+, utilizzare hashtag # ed immagini di grande formato.
Infine, troviamo un’interessante tabella che illustra in quali orari del giorno conviene postare su ogni social network. La regola generale è: non conviene postare quando è aperta la propria attività, ma quando i clienti, o potenziali tali, sono sui social. Fatto salvo questo principio generico, non mancano le differenze. Su Facebook, per esempio, il momento migliore della giornata in cui pubblicare contenuti sembra essere il primo pomeriggio, dall’una alle 4. Il peggiore, dalle 8 di sera alle 8 di mattina. Simile Twitter: dall’una alle tre del pomeriggio il meglio, dalle 8 della sera alle 9 della mattina il peggio. Differisce invece Pinterest, dove evidentemente la gente ama passare le serate: qui è infatti raccomandato pubblicare immagini anche tra le otto di sera e l’una di notte, mentre non conviene farlo quando la gente esce dall’ufficio, tra le 5 e le 7 della sera. Orario (6-8 PM) invece buono su Google+ al pari della metà mattina (9-11 AM).
Insomma, le differenze e gli spunti di riflessione non mancano. E nemmeno le idee per sperimentare qualcosa di nuovo.

lunedì 10 giugno 2013

I contenuti spezzatino: l'importanza della comunicazione veloce

E' in costante aumento la necessità di catturare l'attenzione del lettore entro pochi secondi, pena il rischio di perderlo. Vediamo come fare.
E'una tendenza assodata: la nostra capacità di restare concentrati su un post o un articolo è in continuo calo. Colpa dell'essere sempre connessi, dei social network, del continuo bombardamento di informazioni a cui siamo sottoposti. Fatto sta che, secondo recenti studi, il lettore medio presta la massima attenzione ad un contenuto per non più di otto secondi.
Poi, passa oltre. Nel 2000, tredici anni fa, i secondi erano dodici, 4 in più.
Cosa significa? Diventa evidentemente fondamentale catturare l'attenzione del lettore entro pochi secondi, trasmettere il messaggio che ci sta a cuore in maniera immediata, veloce. Poche parole: un titolo, un post istantaneo, un tweet. Come nei vecchi sms: 140 caratteri. Oppure, un'immagine. L'importante è che il contenuto sia accattivante, magnetico, insolito, esteticamente piacevole. Molti obiettano che questa tendenza ai contenuti spezzatino porti ad un appiattimento dei contenuti, una banalizzazione della comunicazione, che si limiterebbe ad esprimersi per slogan. Non è necessariamente vero, anzi. Riuscire a comunicare gli stessi contenuti in forma più sintetica è una delle grandi sfide della comunicazione moderna, e la capacità di sintesi è probabilmente la dote più apprezzabile nel web 2.0 e nel social media marketing. Non a caso, Twitter deve il proprio successo al limite dei 140 caratteri: paletto che molti giudicano fortemente limitante, ma che chi ama il social dei cinguettii ha compreso essere cruciale: costringe alla sintesi, a sforzarsi per esprimersi meglio con poche parole. E' in questo modo che si è creato un ambiente altamente meritocratico, dove chi è davvero bravi emerge ed ottiene visibilità; gli altri, semplicemente, vengono ignorati.
La sintesi è anche un grande segno di rispetto verso il lettore: sforzarsi affinché chi legge impieghi meno tempo ad assimilare il messaggio che abbiamo da comunicargli sarà sicuramente apprezzato dai destinatari delle nostre comunicazioni. Senza dimenticare che in ogni contenuto breve è sempre possibile inserire un link per un approfondimento.
Così funzionano molti account Twitter di successo: poche parole per stuzzicare l'interesse e la curiosità, ed un link ad un articolo più approfondito. Ma lo stesso trucco può essere utilizzato su Facebook, su un blog o, perché no, con le didascalie alle immagini su Pinterest.
Insomma: comunicazione spezzatino non significa necessariamente comunicazione di bassa qualità. Purché si abbiano capacità di sintesi, voglia di sforzarsi, ed inventiva.
Come sempre nel social media marketing, il successo è rigorosamente meritocratico: chi è bravo emerge.