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martedì 16 febbraio 2016

Storytelling, Instagram è il social preferito dalle aziende

Molti brand pubblicano quotidianamente nuove immagini per raccontarsi e stabilire un rapporto empatico con i clienti

Visual storytelling, content marketing, differenziazione. Sono espressioni sulla bocca di tutti coloro che si occupano di social media marketing nell’ambito del turismo e non solo, ed è largamente condivisa l’opinione che si tratti di strategie fondamentali per chi vuole promuovere la propria attività o struttura on line e sui social. Già, ma dove? Quali sono le piattaforme più efficaci? Quali quelle preferite dalle aziende? A queste domande tenta di rispondere una ricerca condotta da emarketer, nella quale a svettare in cima alle classifiche di gradimento è Instagram.


Ben il 78% delle aziende intervistate ha infatti dichiarato di pubblicare quotidianamente contenuti sul social delle immagini in stile vecchie polaroid (ma non bisogna dimenticare i video, compresi quelli Hyperlapse). Segue Twitter con un 74,6% (dove però aumenta la media di post giornalieri, da 2,3 a 3,3, evidentemente per contrastare lo scorrimento molto veloce delle Tweet List degli utenti e rimanere visibili), mentre è più staccato Facebook che si ferma ad un 64,7%.
Instagram guida inoltre la classifica dei social dove le aziende intervistate hanno dichiarato di voler spendere soldi in campagne pubblicitarie, con un 72% (anche se in questa statistica non si capisce bene che fine abbia fatto Facebook).


Insomma, se i social sono il regno della comunicazione per immagini, Instagram è il luogo prediletto dalle aziende per raccontarsi e promuoversi.

lunedì 23 febbraio 2015

Tumblr, nuove armi per sfidare Medium

E’ guerra aperta tra le due piattaforme di social blogging. Ecco le novità introdotte dalla prima.

Sono entrambi molto “cool”, e sembrano essere la moda del momento. Un po’ social e un po’ blog, sono l’ideale per chi desidera uno spazio espressivo che si differenzi dai soliti social network, ma senza l’impegno richiesto dal classico blog. Con il plus garantito dall’essere comunque piattaforme sociali, dove quindi è più facile essere scoperti e letti. Stiamo parlando di Tumblr  e Medium, i due “social blog”.
Così simili negli intenti, eppure così diversi nella forma. Se Tumblr è l’esaltazione della multimedialità, dell’espressione grafica e del colore, infatti, Medium è l’esatto opposto: veste grafica minimale e spazio riservato ai contenuti testuali. Ciò non toglie che stiano entrambi raccogliendo utenti e consensi. Lo scontro per accaparrarsi i numeri più grossi, dunque, è inevitabile.
Ed è in quest’ottica che Tumblr ha introdotto le ultime novità. A partire dalla propria versione mobile, ora più veloce e facile da navigare, per proseguire con la gestione delle notifiche push. Più possibilità anche per il salvataggio dei post nelle bozze, mentre compare un tasto apposito per accedere alla fotocamera del proprio dispositivo, scattare una foto e pubblicarla al volo.
Ma la novità forse più accattivante risiede nel nuovo tool di formattazione: si tratta di una finestra pop up e permette di formattare il testo (grassetti, corsivi, maiuscoli, ecc.) in tempo reale mentre si sta scrivendo. Grazie al nuovo tasto “+”, inoltre, è possibile embeddare contenuti multimediali (link, immagini, video) in modo facile e veloce.
Quest’ultima funzione, in particolare, richiama proprio quella, omologa, prevista da Medium. Guerra tra piattaforme di social blogging, insomma. A tutto vantaggio di chi vuole fare social media marketing (e nello specifico, storytelling) per la propria struttura.

martedì 2 dicembre 2014

Dire grazie tramite Facebook e Twitter: ora si può

Ringraziare sembra essere la tendenza del momento nel media marketing, e i due social hanno recentemente introdotto nuovi strumenti per farlo.

Il social media marketing, si sa, vive di tendenze e mode, più o meno passeggere. C’è stato il momento dello storytelling, quello del content marketing, ed ora pare la volta del “grazie”: ringraziare qualcuno per qualcosa è la tecnica individuata nelle stanze dei bottoni dei social network per creare engagement.
Ecco allora che Facebook e Twitter hanno lanciato, quasi in contemporanea, i loro strumenti per dire grazie. Il social di Zuckerberg ha sviluppato un tool che consente appunto di ringraziare qualcuno tramite un video, utilizzando un paio di format ed inserendo, ove presenti,
con quel medesimo utente. L’intento è chiaro: fare leva su un passato emozionale e sui ricordi per creare ulteriore engagement.
Twitter, dal canto suo, sfrutta la ricorrenza del Thanksgiving per lanciare un’infografica in cui elenca i possibili modi di dire grazie con un tweet.


A parte il gusto quanto meno dubbio, almeno agli occhi di noi europei, dell’infografica, Twitter poi elenca una serie di tweet da parte di personaggi famosi, come Alicia Keys o LeBron James (le spunte blu a fianco del nome significano che si tratta di account ufficiali e verificati), che ringraziano qualcosa o qualcuno, a testimonianza del fatto che “dire grazie” è la tendenza del momento sui social media.
Può davvero servire tutto questo per il piano di social marketing della nostra struttura? Difficile dirlo. Però occorre essere sempre aggiornati sulle ultime mode. E ringraziare.

lunedì 24 novembre 2014

Visual Storytelling: ecco gli strumenti per farlo bene

Un elenco di tools per raccontare al meglio le nostre storie attraverso le immagini

Lo storytelling, si sa, può essere la chiave del successo, nel web 2.0. Ancora di più il visual storytelling, ovvero il raccontare storie tramite immagini, che sui Social Network sono spesso il modo di comunicare più immediato ed efficace.
Per questo, qui di seguito riportiamo alcuni tool per fare visual storytelling al meglio.
Innanzitutto, Exposure: immediato da utilizzare, possiede un notevole impatto visivo che consente di creare storie dotate di grande forza comunicativa. Unico problema: con l’account base, che è gratis, se ne possono sviluppare solo tre. Per continuare, è necessario passare all’abbonamento premium, che costa nove dollari.
Molto interessante anche Shorthand, che fa della multimedialità il proprio punto di forza: permette infatti di integrare immagini, testo e video in un insieme di grande impatto ed eleganza. Il tutto è totalmente responsive e si adatta dunque al meglio alla consultazione da diversi tipi di dispositivo.
Odyssey, invece, permette di collegare le storie ad una mappa interattiva, in modo da geolocalizzare le immagini in un suggestivo viaggio di scoperta.
Thinglink è lo strumento ideale per chi desidera arricchire le proprie immagini di altri contenuti, quali testo, link, video o altre immagini. Anche in questo caso, lo strumento è immediato da utilizzare, nonché divertente per l’utente finale.
Questi tool sono accomunati da una caratteristica: l’unico limite è la fantasia di chi li usa. Un buon modo per fare visual storytelling, e per creare racconti appassionanti sulla nostra struttura e la nostra attività.

lunedì 10 novembre 2014

Storytelling: come farlo in modo che aiuti davvero a vendere

Il segreto è mettere a fuoco l’identità del brand e la propria storia

Se ne fa un gran parlare ormai da un po’, ma la domanda cruciale è: lo storytelling aiuta davvero ad incrementare il proprio business?
Una cosa è certa: raccontare storie è il modo migliore per emozionare i propri clienti: ed emozionarli, del resto, è il modo migliore per far sì che tornino, si fidelizzino e parlino bene di noi. Ma quale storia raccontare? Beh, quella che chiunque gestisca una struttura porta con sé: la storia del proprio brand, di come è nato, è cresciuto ed ha sviluppato la propria identità.
Come abbiamo già sottolineato parlando di Content Marketing, riuscire a trasmettere davvero la propria essenza più intima è il modo più difficile, ma al contempo più efficace, per fare storytelling.
Già, ma come sviluppare i contenuti? Un’idea alternativa potrebbe essere affidarsi al crowdsourcing: collaborare con strutture affini con lo scopo di creare contenuti comuni e condivisibili. Il portale yocrowd, per esempio, offre un tool collaborativo per fare storytelling insieme e condividere contenuti.
Insomma, l’importante è tenere bene a mente il mantra: le storie vendono. Le storie ben congeniate, vendono meglio.

lunedì 13 ottobre 2014

La Content Strategy: cos’è e come usarla

Come il fratello storytelling, è un metodo per raccontarsi e conquistare clienti

Come faccio a “raccontarmi?” Chi gestisce una struttura ricettiva e la sua relativa presenza on line, dal sito aziendale, ai social, al blog, si pone spesso questa domanda: come faccio a comunicare davvero ai clienti, o potenziali tali, chi sono e cosa ho da offrire loro? Si tratta di un quesito solo apparentemente banale, perché trasmettere la propria identità a chi non ci conosce è un’impresa tutt’altro che facile.
A questo scopo, si parla spesso di storytelling,, ovvero della tecnica che permette di catturare l’attenzione degli utenti a partire da una storia. Con la content strategy si fa un passo oltre, o meglio si ribalta il punto di partenza: si inizia dal nucleo della comunicazione della propria struttura per costruirci attorno una storia che renda il tutto avvincente e facilmente comunicabile.
Chi intende mettere in pratica una content strategy relativa alla propria struttura, deve partire da alcune domande fondamentali. Qual è il contenuto che voglio comunicare riguardo alla mia struttura? In che stato si trova al momento? Buono o migliorabile? Come diventerebbe, il mio contenuto, una volta ottimizzato e reso davvero efficace? In quale contesto è nato il mio contenuto, ed in quale si trova ad agire oggi?
Come si può facilmente notare, sono domande che portano a riflettere sull’essenza più intima e sull’identità di un’attività, di un luogo, di una struttura. Soprattutto, sono domande rivolte sia al passato, che al presente, che al futuro: l’ideale per costruirci intorno una storia, insomma. Romanzare, inventare al fine di rendere tutto il più avvincente possibile (ed efficace da comunicare ai clienti o potenziali tali).
Come in ogni storia che si rispetti, ci sarà un’ambientazione e poi ci saranno i buoni, i cattivi, e anche gli eroi. I buoni (e gli eroi) saranno inevitabilmente il brand ed i clienti, in modo da innescare quel processo di identificazione che sta alla base di ogni fidelizzazione. A tale scopo, sarà bene fissare degli obiettivi (i finali della storia): se si riuscirà a trovare obiettivi comuni e condivisi da brand e clienti, si avrà fatto centro (e in effetti tutto il marketing si basa sull’assunto che un brand di successo debba soddisfare i bisogni e le aspettative dei suoi clienti).
Va da sé che il ruolo dei “cattivi”, o degli antagonisti, a questo punto va ai competitors. Ora che ci sono tutti gli elementi, l’unica cosa da fare è costruire la trama, la storia da raccontare. Qui non ci sono limiti all’immaginazione, con un solo, importante paletto: mai perdere di vista gli obiettivi finali. Altrimenti tutto perde di efficacia.
Insomma, dallo storytelling alla concent strategy: comunicare la propria storia, la propria identità più intima ed i propri sogni ai propri clienti è il modo migliore per conquistarli. Non resta che provare.

martedì 29 luglio 2014

Vino ed e-commerce, un matrimonio che non funziona

Uno studio di Adnkronos rivela che le vendite on line non convincono gli enoappassionati,che continuano a preferire altri canali
I winelovers amano parlare di vino on line, come abbiamo scritto qui . Quando si tratta di passare dalle parole ai fatti e di acquistare, però, a quanto pare preferiscono i canali tradizionali all’e-commerce.
E’ quanto rivela uno studio condotto dall’agenzia di stampa Adnkronos, secondo il quale gli acquisti on line nel mondo del vino non convincono 6 appassionati su 10. Sempre secondo la ricerca, infatti, il canale prediletto resta la visita diretta in cantina, preferita dal 48% degli intervistati.
Chi invece fa ricorso agli acquisti on line afferma di apprezzare la grande disponibilità di etichette dei webstore, tanto che un 29% visita regolarmente enoteche e wine store dotati di e-commerce. Un ultimo dato, infine, rivela una tendenza interessante: negli ultimi tempi sembra in aumento l’acquisto virtuale diretto dai siti web delle cantine.
Ad lì là di questo, però, il mondo del vino pare confermare ciò che in fondo già si sapeva: è un prodotto legato alla tradizione, e soprattutto è parte integrante del territorio dal quale proviene. Per questo, gli enoappassionati preferiscono ancora recarsi personalmente in cantina, incontrare i produttori, parlarci, degustare insieme, e insomma fare esperienze emozionali.
Tutte cose che hanno profondamente a che fare con lo storytelling , sempre più chiave di volta in una strategia di marketing che miri a creare legami solidi con il cliente, e quindi a fidelizzarlo.

lunedì 12 maggio 2014

E Commerce e Storytelling: nasce Storytalia

E’ il progetto di Confindustria per promuovere le piccole e medie imprese del made in Italy

Il made in Italy apprezzato in tutto il mondo si basa sulle piccole e medie imprese. Che producono eccellenze non replicabili altrove, ma hanno un limite: le ridotte dimensioni rendono spesso impossibile aprire uno store monomarca a Mosca, Londra, Dubai o Sghangai.
Per ovviare a questo problema sta per nascere Storytalia, il progetto di e commerce riservato alle PMI di Confindustria. Il piano sarà dedicato ad aziende che operano nel settore agroalimentare, della moda, del design e dell’oreficeria, ed ha una particolarità: privilegerà chi, oltre ad un prodotto da vendere, ha anche una storia da raccontare.
Lo storytelling è ormai un elemento chiave del marketing digitale, e in Confindustria sono convinti che il cliente, oltre ad un prodotto di qualità, cerchi anche storie che lo accompagnino e da cui essere sedotto.
Il progetto partirà in autunno grazie alla collaborazione tra Confindustria, Poste Italiane, Unicredit, Intesa e Simest. L’obiettivo è ambizioso, perché si tratta di “esportare la dolce vita italiana presso quei 200 milioni di nuovi benestanti che ci saranno da qui al 2019 nel mondo”.
Un unico, piccolo dettaglio fa inarcare le sopracciglia: la società di gestione del portale fornirà un servizio chiavi in mano completo e finito, dalla gestione dei pagamenti on line e alle rese delle merci; il che, indubbiamente, è un bel vantaggio. Ma quanto costerà ad ogni impresa che vorrà avere il proprio spazio sul portale? dai 200 ai 300 mila euro, dicono in Confindustria.
Non proprio noccioline, insomma.

lunedì 27 gennaio 2014

Social Network: il nuovo che avanza

Uno sguardo su alcune realtà emergenti, per capire dove potrebbe andare il social media marketing del futuro

Ormai non sono più una novità, anzi, fanno parte della vita quotidiana di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. Facebook, Twitter, Instagram, Pinterest, Linkedin, ultimamente anche Google+, sono i giganti che dominano l’universo dei social network. Ne consegue logicamente che, di solito, è lì che si concentrano gli sforzi di chi fa social media marketing, anche per una piccola struttura del settore turistico, ricettivo o agroalimentare.
Ma siamo davvero sicuri che sia tutto qui? In realtà, c’è dell’altro. Se Facebook e gli altri social riportati qui sopra sono indiscutibilmente i giganti che dominano la scena, a cercare bene si scoprono infatti alcuni “nanetti”, che per ora vivono all’ombra del giganti, ma che paiono avere in alcuni casi le caratteristiche per crescere e che, quindi, meritano la nostra attenzione. Vediamo i più interessanti.
La comunicazione social, abbiamo ribadito più volte, mette al proprio centro il potere delle immagini. Da lì, il successo di piattaforme come Instagram. Mobli ne costituisce un’interessante alternativa. Secondo Mashable, a novembre 2013 poteva vantare ben 12 milioni di utenti nel mondo. Mobli è animato dallo stesso concetto di fondo di Instagram: la condivizione di immagini. Rispetto al suo più famoso concorrente, però, offre una serie di funzionalità aggiuntive, come la possibilità di cercare per luogo – es. La Statua della Libertà, o le cascate del Niagara –, che lo rendono, per certi aspetti, unico.
Medium è un’altra realtà da tenere d’occhio. Si tratta di una piattaforma di blogging, che mette a disposizione uno spazio, personalizzabile tramite immagini, dove raccontare e condividere la propria storia (storytelling, dice nulla http://bit.ly/1e9TY7u ?). Il progetto appare interessante perché, a differenza di un semplice blog, il fatto di pubblicare su una piattaforma comune e social permette una visibilità ben maggiore. Non manca una piccola community di autori italiani. Unica, piccola pecca: si può effettuare il login solo tramite il proprio account Twitter.
Le app per chi svolge attività fisica, come Runkeeper, sono ormai una solida realtà. Dispongono di una serie di funzionalità: registrano tramite gps il percorso effettuato, il tempo impegnato, in molti casi fanno una stima delle calorie bruciate. Tengono poi memoria nel corso del tempo dei risultati raggiunti, al fine di monitorare i propri miglioramenti. Una specie di personal trainer virtuale, insomma. Infine, consentono di condividere queste informazioni con altri utenti mediante le piattaforme social. Ciò cui forse nessuno ha ancora pensato, però, è che potrebbe essere interessante integrare tutte queste funzionalità in una app finalizzata alla scoperta di un territorio specifico, dei suoi percorsi secondari e delle sue perle nascoste. Un’idea per chi fa marketing territoriale.

lunedì 21 ottobre 2013

Storytelling: sempre più strutture lo utilizzano

L’arte di fare marketing raccontando storie, magari per immagini, è sempre più importante nel Social Media Marketing. Cruciale, come sempre, la formazione

L’avvento dei Social Network, oramai non è più una novità, ha rivoluzionato il modo di fare marketing un po’ in tutti i settori, quindi anche in quello turistico ed enogastronomico. Concetti nuovi, magari all’inizio un po’ ostici, come quello di Social Media Marketing, si sono fatti largo con prepotenza nel linguaggio degli operatori del settore e tutti sono dovuti ricorrere alla formazione per tenersi al passo con i tempi.
Ma i cambiamenti, si sa, non finiscono mai, e in un settore come quello del web corrono a velocità vertiginose: ecco che da un anno a questa parte si parla sempre più spesso di Storytelling, ovvero dell’arte di fare marketing attraverso il racconto di storie. Spesso si tratta della propria storia, ovvero di quella della propria azienda, dietro la quale ci sono sempre racconti di vita, storie di famiglie che narrano di un territorio e delle sue tradizioni. Tutto questo si può poi fare utilizzando la forza evocativa delle immagini, ed ecco che si parla allora di Visual Storytelling.
Anche in questo caso, però, ci sono regole, che spesso è difficile trovare scritte da qualche parte, per ottenere il migliore risultato. Linee guida a cui attenersi, trucchi da utilizzare. E’ evidente che ancora una volta un’adeguata formazione può fare la differenza: un utilizzo improvvisato ed incerto dello storytelling non ha certo gli stessi effetti di un suo uso consapevole e maturo.
Per rispondere a queste esigenze, la Eguides Academy propone i nuovi corsi: “Storytelling, il marketing del c’era una volta”, e “Marketing esperienziale: progettare esperienze turistiche”. I corsi si terranno nel mese di novembre presso la sede di Eguides, in via Pontestura, 83 a Camino, in provincia di Alessandria . Qui programmi completi e costi.
Ai due corsi sono affiancabili il corso base di web orientering, il corso avanzato con parte pratica, ed il corso SEO. Sono anche disponibili pacchetti soggiorno relax in agriturismo+corsi.
Per informazioni sulle date e prenotazioni: tel.0142.469815 oppure scrivere a: info@eguides.it  

lunedì 27 maggio 2013

Raccontare per immagini: il visual storytelling

I contenuti visuali sono sempre più al centro di una strategia comunciativa efficace. Ecco alcuni consigli.

Di Storytelling si fa, da un po’ di tempo a questa parte, un gran parlare. Il concetto, in realtà, è antico quanto il marketing stesso, ma ha ricevuto nuova linfa vitale dal diffondersi dei social e del web 2.0: comunicare contenuti e promuovere la propria attività attraverso racconti, è un modo efficace per attirare l’attenzione dei clienti, o potenziali tali.
Tutto ciò non può però prescindere da un’altra considerazione: il ruolo sempre più centrale della comunicazione visuale. Nell’era dei social network, l’abbiamo già ribadito più volte qui, i contenuti virali sono quelli che suscitano emozioni; ed è difficile pensare a qualcosa di più evocativo di un’immagine azzeccata. In un’epoca di comunicazioni rapide, spezzettate, le immagini colpiscono all’istante, parlano un linguaggio universale.
Se a ciò si aggiunge la diffusione ormai capillare degli smartphone, che consentono di scattare fotografie e pubblicarle sui social un attimo dopo, ecco che il gioco si fa intrigante (e remunerativo per la nostra attività, se ben gestito). Ma quali sono gli strumenti che il web mette a disposizione dei gestori di strutture per fare visual storytelling?
Innanzitutto ci sono i portali storici di condivisione di album fotografici, come Flickr e Picasa (quest’ultimo sempre più integrato con Google+), che continuano ad avere un significativo bacino di utenti: chi è abituato ad usarli, evidentemente, ci si trova bene e continua a farlo. Potrebbe essere un buon motivo per aprirci un account e pubblicarvi album con i racconti visuali di ciò che accade nella nostra struttura.
Ma soprattutto, oggi, esistono veri e propri social network dedicati alla condivisione di contenuti visuali. I primi due, per importanza, sono sicuramente Pinterest (di cui abbiamo parlato qui ) e Instagram (qui ). Riguardo al secondo: la gente, si sa, ama condividere immagini di piatti. Alzi la mano chi non ha mai fotografato e condiviso ciò che stava mangiando in un locale. Le persone sono poi incuriosite dal dietro le quinte: cercano scatti che raccontino ciò che accade in cucina, oppure i segreti di una ricetta. A tal fine, può essere molto utile ricorrere alla tecnica del collage: unire più immagini è un ottimo modo per fare visual storytelling e comunicare contenuti di valore, come il procedimento per la preparazione di un piatto. App come picframe o frametastic aiutano nella creazione di collage.
Riguardo a Pinterest, occorre innanzitutto ricordare come sia il social più “femminile” del web, e si sa che a decidere la meta del prossimo week end sono spesso e volentieri proprio le esponenti del gentil sesso. Il valore aggiunto di questo social network risiede nel fatto di poter creare più boards (bacheche), e di poterle categorizzare in modo molto specifico mediante l’uso di parole chiave ed hastag. Perché non pensare, per esempio, di creare, oltre alla bacheca per i piatti, quella per le camere, per il personale, per i fornitori (sì! Far vedere i volti di chi ci fornisce il pane e la verdura fresca o i formaggi può essere un ottimo modo di comunicare che siamo attenti alla qualità delle materie prime) o per gli eventi (quale miglior modo di raccontare una serata a tema, se non tramite una serie di scatti?).
Insomma, le potenzialità sono infinite. Non resta che sperimentare, innovare, provare.

lunedì 18 marzo 2013

Il Blog: strumento utile o insostenibile?


Aprire e gestire un blog non è semplice, richiede tempo ed energie, ma può essere un ottimo strumento di marketing per la propria struttura. Vediamo pro e contro.

E se aprissi un blog? E’ una domanda che si pongono in molti, anche tra i gestori o proprietari di strutture turistiche. L’idea appare stimolante, ma l’impegno ed il tempo necessari per gestirlo rappresentano spesso un freno. Se da un lato disporre di uno spazio tutto proprio dove pubblicare contenuti riguardanti la propria attività rappresenta probabilmente il massimo dal punto di vista della comunicazione, dall’altro le energie richieste per la creazione di contenuti sempre nuovi, originali e stimolanti, rendono questo strumento non facilmente sostenibile per chi ha mille altre incombenze quotidiane. A tutto questo va poi aggiunta la necessità di trovare un pubblico disposto a seguirci: non sono pochi i casi di blog di qualità, chiusi dopo poco tempo per l’assenza di lettori. Come e dove trovare questi ultimi?
Cerchiamo di fare chiarezza e procediamo con ordine. Innanzitutto, un blog ben fatto e ricco di contenuti di qualità è una manna dal cielo per la nostra struttura. Per una serie di motivi: affiancato al sito aziendale, salva quest’ultimo dalla staticità e fornisce contenuti sempre nuovi, tanto cari ai motori di ricerca e rilevanti per il SEO; aiuta a coinvolgere i clienti nelle discussioni, stimolandone la fidelizzazione; convoglia traffico da utenti che non conoscono la struttura, e che potrebbero in seguito diventarne nuovi clienti; Infine, piattaforme come WordPress o Blogger hanno da tempo reso più semplici anche ai non addetti ai lavori la creazione e la gestione tecnica.
Chiarito che un blog può essere una risorsa preziosa per la nostra attività, occorre con altrettanta fermezza sottolineare che la sua gestione non è per nulla semplice. Innanzitutto, prima ancora di imbarcarsi nell’avventura, bisogna porsi alcune domande: quanto tempo ho per gestire il blog? E se ho tempo a sufficienza, sono portato per la comunicazione scritta? Questo è un dettaglio non irrilevante: a parità di contenuti, uno stile per lo meno chiaro e scorrevole fa la differenza, e non tutti sono portati per la scrittura. Nel caso, può essere utile individuare una figura professionale all’interno della struttura che, opportunamente formata, proceda con la stesura dei testi, magari dietro suggerimento degli argomenti da trattare.
Altra domanda cruciale: ho argomenti sempre nuovi, originali ed interessanti di cui parlare? Le persone seguono i blog interessanti, e scrivere cose interessanti non è affatto semplice. Sulle prime può essere utile trarre ispirazione da altri blog, ricalcarne in qualche modo il percorso, ma alla lunga diventa fondamentale essere originali: il blog deve riflettere l’unicità della struttura cui fa riferimento. Una buona soluzione può essere quella di raccontare i dietro le quinte, la creazione delle ricette, le storie delle persone che lavorano nella struttura (a proposito, abbiamo parlato di storytelling).
Inoltre: ogni quanto tempo penso di pubblicare un nuovo pezzo? Si tratta di un quesito su cui è fondamentale fare chiarezza il prima possibile. Se da un lato non è infatti indispensabile avere qualcosa di nuovo da dire ogni giorno, è altrettanto vero che è importante pubblicare con cadenze il più possibile regolari. L’ideale è uscire con le novità sempre lo stesso giorno della settimana, in modo che chi ci segue sappia quando aspettarsi qualcosa. Due volte al mese può andar bene, purché si esca con regolarità.
Ancora: ho gli strumenti per l’invio di una newsletter? Si tratta di uno strumento indispensabile da affiancare al blog, per informare i nostri clienti e chi ci legge che siamo usciti con un nuovo pezzo. Ecco allora che diventa fondamentale creare e gestire una newsletter che funzioni. Ne abbiamo parlato qui.
Altra questione rilevante: ho molti clienti stranieri? Se la risposta è sì, la gestione del blog potrebbe complicarsi. Diventa infatti evidente che non posso raggiungere la clientela straniera scrivendo in italiano. Ecco che affiancare ai contenuti scritti in lingua madre la traduzione almeno in inglese diventa indispensabile.
Infine, la domanda più importante di tutte: come e dove trovo i lettori? Come detto, la mancanza di pubblico è tra le prime cause di abbandono dei blog. Invitare i clienti e, in generale, i nostri contatti tramite la newsletter costituisce senz’altro un primo passo fondamentale, ma non può bastare. Il blog va promosso, né più né meno del sito, della pagina fan su Facebook, del canale Twitter o Google+ o Pinterest. E proprio i social network costituiscono uno dei canali più importanti per far conoscere un blog. A patto, come sempre, di non esagerare: se la nostra presenza su Facebook o Twitter si limita alla pubblicazione di link che rimandano al nostro blog, è probabile che chi ci segue ci percepisca dopo poco tempo come generatori di spam, con un prevedibile e catastrofico effetto boomerang.
Insomma, come si può facilmente comprendere, la creazione di un pubblico di lettori fedeli è operazione tutt’altro che semplice, e soprattutto lunga e faticosa. Richiede diversi mesi (o anni) e di fatto non finisce mai. Un po’ come la promozione dei canali social, del resto. Ma se si avrà costanza (e contenuti di qualità) le soddisfazioni e i risultati prima o poi arriveranno. E con essi, arriveranno anche i tanto attesi commenti da parte dei lettori, che movimenteranno finalmente il nostro blog. A quel punto, ovviamente, ai commenti occorrerà rispondere in maniera tempestiva e puntuale. Ulteriore dispendio di tempo ed energie? Come si usa dire: chi ha voluto la bicicletta…

venerdì 8 marzo 2013

Saper raccontare storie: lo storytelling



Saper emozionare e coinvolgere i clienti con storie e immagini. Sembra questa la nuova frontiera del marketing “emozionale”. Facciamo un breve viaggio alla scoperta dell’”Arte di raccontare storie”.

Storytelling, l’arte di raccontare una storia, ovvero di condividere informazioni tramite un racconto. Che sia, possibilmente, divertente, coinvolgente ed emozionante. Può sembrare banale, ma non lo è affatto.
Negli ultimi decenni abbiamo assistito a più di una rivoluzione nel modo di fare marketing (non solo turistico) da parte delle aziende. Dalla diffusione di Internet, all’avvento del web 2.0 e dei social, fino alla rivoluzione mobile. Tutto questo ha comportato un continuo, vertiginoso aumento del numero di informazioni a cui i clienti, o potenziali tali, sono sottoposti. Un vero e proprio bombardamento mediatico multicanale che da un lato ha reso gli utenti più critici, maturi e selettivi, dall’altro ha però complicato il compito di chi deve comunicare un messaggio al pubblico: la gente è satura di contenuti commerciali, ed è sempre più arduo catturare l’attenzione delle persone. Lo sanno bene i pubblicitari, che da anni sono impegnati a inventarsi tecniche nuove ed accattivanti per catturare l’attenzione delle persone. Ma l’arte di comunicare in modo innovativo ed efficace affinché un messaggio arrivi al pubblico è fondamentale anche per una piccola struttura ricettiva: può davvero fare la differenza, permettere di distinguersi nell’oceano di informazioni quotidiane e far sì che il pubblico si ricordi di noi.
Il punto fondamentale è che le storie catturano l’attenzione, perché permettono all’ascoltatore di immedesimarsi ed identificarsi nella narrazione. Non solo: chi si pone all’ascolto di un racconto, crea una serie di immagini mentali per visualizzare la storia, e noi conosciamo bene la potenza comunicativa delle immagini, anche se “virtuali”: le immagini si fissano nella memoria e vengono ricordate più facilmente rispetto ad altre tipologie di informazioni. Un altro notevole vantaggio del racconto è che tende a semplificare concetti e nozioni complesse, rendendone più facile l’apprendimento da parte dell’uditore.
Il racconto, inoltre, trasmette emozioni, che sono una delle leve più potenti per una strategie comunciativa efficace.
Ma quali sono le storie da raccontare? Innanzitutto, chiunque ha una propria storia, e lo stesso vale per la nostra struttura, i nostri prodotti, i nostri servizi. Raccontare il modo in cui è nato il nostro hotel, il nostro B&B, il nostro agriturismo o ristorante può essere un modo per coinvolgere i clienti. Lo stesso vale per il territorio e la gente che lo abita: narrare le abitudini, gli stili di vita, le storie dei nonni e dei bisnonni genera spesso momenti di suggestione in chi ascolta. Lo stesso vale per le leggende e le favole del posto, molto spesso una miniera inesauribile (e sconosciuta) di storie: un vero e proprio tesoro nascosto che attende solo di venire riscoperto ed utilizzato. Un’altra preziosa risorsa è poi costituita dai “dietro le quinte”: le persone amano ascoltare aneddoti e curiosità su ciò che accade dietro il sipario ufficiale della nostra attività. Il modo in cui è nato un piatto, ciò che accade in cucina, i momenti di vita quotidiana di chi lavora nella nostra struttura costituiscono spesso racconti spassori e divertenti.
Ma quando e dove utilizzare lo storytelling? Sicuramente preparare uno o più video da pubblicare sul sito aziendale, o sui canali social, può essere utile, anche se probabilmente le piccole strutture possono trovare impegnativo uno strumento del genere. Ecco allora che lo storytelling più interessante, ed importante, diventa quello off line: direttamente con il cliente, in struttura, durante il soggiorno. Fatto direttamente dal proprietario o gestore: trovate un momento, un ambito particolare per raccontare la vostra storia ai clienti, e per instaurare un rapporto con loro. Una visita guidata alla struttura, ai vigneti o agli uliveti, alle cantine; una degustazione di vini o prodotti, un aperitivo: molte occasioni possono diventare momenti ideali per raccontare ai clienti la nostra storia. Oltre all’efficacia del racconto, potremo contare sul fatto di aver instaurato un rapporto diretto e più stretto con la clientela, che non si dimenticherà facilmente di quel momento, di noi, del nostro lavoro e della nostra struttura.
Infine, perché non ribaltare i ruoli e chiedere al cliente che sia lui a diventare il narratore: “raccontaci la tua storia” può essere un modo simpatico, nuovo e innovativo di chiedere una recensione a chi è stato nella nostra struttura. Se saremo stati bravi a raccontare la nostra, di storia, sarà sicuramente disposto a darci qualcosa in cambio.