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martedì 23 dicembre 2014

Facebook e i post personalizzati per aree di interesse

Una nuova rivoluzionaria funzione permetterà di rendere visibili determinati contenuti soltanto a coloro tra i fan che ne sono davvero interessati
Il news feed di Facebook, si sa, è sempre più saturo. La competizione è sempre maggiore, e ciò ha portato ad una drastica riduzione della visibilità dei post delle pagine, che oggi si aggira tra il 3 ed il 6%. C’è però il rovescio della medaglia: lo scopo di Zuckerberg e i suoi, in fondo, non è altro che ottimizzare la user experience degli utenti. Ovvero, far vedere ad  ognuno i contenuti che gli interessano veramente, e di conseguenza incrementare il numero di interazioni (mi piace, commenti e condivisioni) per ogni singolo contenuto.
Sembra essere – a ragione – una vera ossessione, questa, per il team di Menlo Park, ed è per questo che sta per arrivare una nuova funzione, finora riservata agli annunci a pagamento, che rivoluzionerà il modo di pubblicare contenuti da parte delle Pagine: la pubblicazione di post mirati per aree di interesse.
Facciamo un esempio: supponiamo di gestire una struttura che produce marmellate biologiche e al contempo ha un maneggio. Non tutti i nostri clienti che vengono a cavalcare potrebbero essere interessati anche e alle prime, e viceversa. Con il nuovo strumento, in pratica, dopo aver scritto il post e prima di pubblicarlo, sarà possibile cliccare sull’apposita icona del mirino e selezionare l’opzione “interessi”: a questo punto, un po’ come accade per gli annunci a pagamento, si possono inserire una o più aree (semantiche) d’interesse. Mentre lo si fa, viene mostrato il numero di fan potenzialmente raggiungibili. Vien da sé che l’opzione è interessante a patto che si abbia un buon bacino di fan. Una Pagina con poche centinaia di like vedrebbe ben presto restringersi il pubblico virtuale a poche decine di persone.
L’utilizzo ottimale di questo nuovo strumento può portare vantaggi tangibili, perché non fa che soddisfare il mantra di Zuckerberg e i suoi: fornire ad ogni utente contenuti di qualità e attinenti ai suoi interessi. E le Pagine che lo fanno, si sa, vengono premiate in quanto a visibilità dei post. Questa volta, gratis.

Il blog Pro-Muoviti e la Newsletter torneranno con i nuovi articoli dopo le Feste. Il team E-Guides vi augura un sereno Natale e un felice Anno Nuovo.

lunedì 9 settembre 2013

Wi Fi gratuita e prenotazioni: un servizio ormai indispensabile

Diverse inchieste hanno recentemente dimostrato l’importanza di avere una wi fi gratuita nella propria struttura per incrementare le prenotazioni

Wi fi, croce e delizia delle strutture ricettive italiane. Da un lato, i recenti sviluppi in materia inseriti nel Decreto del Fare emanato dal Governo in carica hanno riportato alla luce tutte le contraddizioni ed i limiti della legislazione italiana a riguardo. In un primo momento, è parso addirittura che l’Esecutivo intendesse ripristinare le condizioni previste dal Decreto Pisanu (obbligo di tracciabilità per ogni dispositivo che si connette alla wi fi); in un secondo momento, a seguito della vibranti proteste emerse da una larga fetta dell’opinione pubblica, il Governo ha fatto marcia indietro: tutto resta come prima. Ovvero: nessun obbligo di tracciabilità ma (e questo viene generalmente taciuto dai Media che si occupano della vicenda) responsabilità da parte del gestore della struttura ricettiva che mette a disposizione il wi fi, sulle attività on line da parte dei dispositivi connessi. Il che suggerisce che prevedere un login in grado di identificare le connessioni sia una pratica comunque consigliabile.
Lasciando da parte le beghe normative, quanto è importante avere oggi una wi fi gratuita all’interno della propria struttura ricettiva? A quanto pare, molto. Anzi, sempre di più. Lo raccontano due recenti inchieste condotte da Trivago e Intercontinental Hotel Group (IHG). Il primo ha sondato le ricerche on line di 30.000 italiani che stavano cercando una destinazione per le proprie vacanze estive, tramite un’elaborazione statistica dei filtri di ricerca utilizzati per la scelta della struttura ricettiva preferita. Ne è emerso che il wi fi gratuito è stato uno dei parametri più ricercati, secondo solo al parcheggio interno e davanti a ristorante, piscina e possibilità di portare animali. Tra i giovani, poi, il wi fi viene dato praticamente per scontato, ed in generale il servizio è considerato un must per un viaggiatore su 4.
Se un tempo, inoltre, il wi fi era ritenuto importante solo per la clientela business, oggi non è più così. Lo dimostra la ricerca condotta da IHG su 10.000 viaggiatori per lavoro in tutto il mondo. Ebbene, i risultati sono abbastanza sorprendenti: la maggior parte degli utenti, sebbene si trovasse in struttura per lavoro, non cercava il wi fi per ragioni lavorative, bensì per rimanere in contatto con i propri cari. L’aspetto social, evidentemente, è ormai irrinunciabile nelle vite di parecchie persone, sempre ed ovunque. Per il 61% dei viaggiatori, la presenza di una connessione è stata valutata più importante di TV o frigobar in camera. Il 44% ha affermato di aver insegnato a genitori ed addirittura nonni ad utilizzare servizi di chat come Skype, per poter restare costantemente in contatto. La stessa percentuale ha dichiarato di utilizzare servizi di messaggistica istantanea per poter vedere il proprio animale d’affezione rimasto a casa.
Insomma: il wi fi gratuito è sempre più irrinunciabile per un target di clienti sempre più ampio. Non resta che augurarsi che il Legislatore ne prenda atto ed emani un quadro normativo finalmente all’altezza di quelli del resto d’Europa.

venerdì 18 gennaio 2013

Global Hotel Exchange, il primo portale senza commissioni


Lanciato nel 2012, GHE ha un indubbio vantaggio per i gestori di strutture ricettive: non chiede un centesimo in commissioni. Ma funziona?

Sono lo spauracchio di chi si affida ai portali per riempire la propria struttura ricettiva. Le commissioni, che spesso superano il 40%, rischiano di azzerare il margine di profitto da parte dell’albergatore. Perché non proporre qualcosa di completamente diverso? E’ partito da queste considerazioni Thomas Magnuson, albergatore egli stesso, per lanciare il suo rivoluzionario Global Hotel Exchange (https://www.globalhotelexchange.com/ ). Il portale non chiede un euro alla struttura. Richiede, in compenso, un piccolo contributo da parte del cliente al momento della prenotazione. Vediamo come funziona.
Innanzitutto è necessario registrarsi al servizio. Si accede quindi ad una schermata di ricerca che chiede di inserire destinazione e date del soggiorno. Il primo limite (momentaneo?) appare evidente dopo poche prove: le strutture presenti sono poche, e concentrate nelle grandi città. Tuttavia, ciò che rappresenta un problema per il cliente, può trasformarsi in un notevole vantaggio per l’albergatore: essere l’unica struttura presente in una determinata zona, garantisce infatti visibilità.
Effettuata la prima ricerca, si accede alla pagina che mostra l’elenco delle strutture. E’ possibile affinare i criteri di ricerca secondo altri parametri (fascia di prezzo, numero di stelle o altre caratteristiche come la presenza di una piscina). Cliccando su una delle strutture, si accede alla classica pagina con descrizione, immagini e mappa. Dal menu in alto a destra si accede alla lista delle diverse tipologie di camere, con le relative tariffe. Effettuata la scelta, al momento della prenotazione, appaiono chiare le condizioni:

“GHE ti permette di cambiare la prenotazione direttamente con l’hotel senza le inflessibili politiche degli intermediari.Non dovrai pagare la camera e le tasse finché non sarai arrivato in hotel, solo un costo di 2,99 $ necessario a coprire i costi sostenuti da GHE e del suo sistema di prenotazione basato su un mercato libero.”

Global Hotel Exchange specifica quindi che la camera verrà saldata direttamente alla struttura, senza anticipi. E che lascia facoltà al cliente di concordare con la medesima un cambio di date, senza penali. L’unico costo richiesto al momento della prenotazione è un pagamento di 2,99 $.
Il tutto sembra allettante, ma ha appeal agli occhi del cliente? L’impressione è che, per il momento, il sistema appaia ancora un po’ acerbo e poco convincente per richiedere la pur piccola commissione all’utente. Il portale ha per il momento scarsa visibilità, è poco conosciuto e, come detto, le strutture presenti sono poche. Soprattutto, manca un sistema di recensioni, il che costituisce innegabilmente un problema.
Gli sviluppatori tuttavia sembrano avere le idee chiare, e del resto il loro curriculum nel campo dell’hotellerie e del web marketing lascia ben sperare. Non resta che iscriversi e seguire gli sviluppi di Global Hotel Exchange: potrebbero essere interessanti.