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martedì 4 novembre 2014

Cicloturismo e trekking: itinerari personalizzati by Eguides

La presentazione avverrà all’Agrietour di Arezzo. L’iniziativa include l’inserimento nel portale Italia Slow
Ne abbiamo già parlato: non tutte le strutture possono vantare una Reggia di Caserta o un San Giminiano nei paraggi. Anche i territori cosiddetti minori, però, celano spesso perle nascoste, tesori che attendono solo di essere scoperti. E il viaggio a piedi o in bici è il modo migliore per farlo. Per questo, mettere a disposizione dei propri ospiti una serie di itinerari è al contempo un modo per valorizzare il territorio, e offrire un servizio che qualifica la struttura.
Il progetto “Italia Slow” di Eguides prevede la creazione di una app personalizzata per ogni singola struttura– sia iOs che Android – con i percorsi di trekking e cicloturismo nel territorio che la circonda, oltre all’inserimento degli itinerari così creati, su Italia Slow. Tale piattaforma è stata pensata per raccogliere tutti i percorsi, visualizzarli su mappa e scegliere l’offerta turistica nelle vicinanze.
Gli itinerari saranno fruibili dai turisti anche off line, in modo da poter essere utilizzati anche in assenza di connessione dati (caratteristica molto utile nel caso di visitatori stranieri, consentendo loro di risparmiare sulle costose connessioni in roaming internazionale), utilizzando il solo gps. Una serie di dettagliate informazioni sugli itinerari aiuterà gli ospiti nella scelta di quello più consono alle proprie capacità, visualizzando l’esatto percorso e permettendo di scegliere così il percorso più adatto in base alla lunghezza, pendenza e difficoltà; ogni tracciato sarà corredato dai punti di interesse che il percorso incrocia; ogni punto di interesse è corredato di foto e scheda descrittiva, disponibile in più lingue. Oltre ad essere una vera e propria guida turistica, come detto un prodotto di questo tipo rappresenta un ottimo strumento per la promozione del territorio.
Aderendo all’iniziativa, le strutture risolvono anche l’annoso problema del se valga la pena farsi una app personalizzata: se questa comprende anche una guida del territorio, e se diventa interessante per i turisti (e potenziali clienti), allora la risposta è sì.
Le strutture aderenti diventano così vere e proprie “destinazioni slow” e ottengono un’ampia visibilità, oltre che sul portale nazionale e sulle app, anche sugli strumenti di social media marketing promossi da Eguides, nonché dalla Newsletter che conta oltre 20.000 turisti slow iscritti.
Per chi avesse difficoltà a creare i percorsi, il team Eguides offre una formazione mirata o un servizio di tracciatura.
L’iniziativa verrà presentata all’Agrietour di Arezzo (14-15-16 novembre).
Prezzo a partire da 450,00 € iva esclusa, per informazioni: info@eguides.it,

martedì 23 settembre 2014

Hotel.info cerca narratori del territorio


L’iniziativa lanciata dalla celebre OTA permette di far conoscere le piccole realtà locali, note solo a chi è del posto

Le OTA, si sa, sono ormai giganti che allungano i propri tentacoli in ogni parte del pianeta, ed il problema della disintermediazione è sempre caro ai gestori di strutture ricettive. Che però, fino ad ora, hanno potuto far valere un dettaglio fondamentale: le OTA sono multinazionali, sono molto potenti, ma non sono radicate nel territorio. Non sanno nulla di quella vallata o di quel paese sperduti tra le colline della campagna. Per questo, il cliente che cerca un’esperienza autentica, una perla nascosta in un certo territorio, potrebbe decidere di cercare la struttura in maniera diversa, facendo scattare la disintermediazione.
Fino ad ora, appunto.
Perché adesso Hotel.info ha lanciato una nuova iniziativa che rivoluziona questo approccio. Ben consapevoli che il viaggiatore 2.0 è sempre più alla ricerca di esperienze autentiche, nonché del valore dello storytelling legato ad un particolare territorio, gli uomini comunicazione del sito legato alla OTA HRS hanno pensato di trasformare in storytellers gli utenti stessi del portale. Invitandoli con un gioco davvero ben confezionato.
L’invito di Hotel.info parla chiaro: “Ami la tua città? Sei una persona creativa? Ti piace scrivere? hotel.info cerca persone come te e un pubblico di milioni di persone aspetta le tue storie! I segreti della tua città che solo tu conosci valgono un voucher hotel da 500 euro!”.
Insomma: già la prospettiva di rendere visibili i propri racconti ad un ampio pubblico dovrebbe titillare l’ego di chi ama narrare le proprie esperienze on line. Come se non bastasse, Hotel.info aggiunge il carico da novanta dei 500 euro di bonus in regalo da spendere presso una delle strutture del portale. Non male, come incentivo.
Funzionerà? E’ presto, per dirlo. Una cosa, però, è certa: si tratta del primo passo di una OTA per appropriarsi anche dell’ultimo baluardo finora appannaggio delle strutture e di chi è radicato nel territorio: lo storytelling, la possibilità di rivelare i tesori nascosti di un luogo, noti solo a chi ci abita e ci vive.
Appare evidente che chi gestisce una piccola struttura farebbe bene a drizzare le orecchie, e a rispolverare alcune nozioni di content marketing oggi quanto mai attuali. Hai un blog collegato alla tua struttura? Coinvolgi i tuoi clienti nella stesura di recensioni? Hai creato una rete di storyteller e narratori del territorio?
Tutto questo potrebbe un giorno rivelarsi decisivo nell’eterna lotta contro le OTA per la disintermediazione.

martedì 15 luglio 2014

Vino e web, un connubio che funziona


Una ricerca condotta da Viralbeat su commissione dell’associazione Le Donne del Vino svela i meccanismo della conversazione on line tra gli enoappassionati
I “winelovers” sono organizzati: formano una community che si ritrova su Twitter, Instagram o sui Blog, e parla di vino. Lo dice uno studio realizzato dall’agenzia Viralbeat su commissione dell’associazione Le Donne del Vino. L’aspetto forse più interessante, stando ai risultati della ricerca, è che il vino è ancora percepito almeno in parte come alimento quotidiano, e non solo come prodotto d’eccellenza legato a brand prestigiosi. Scendendo nel dettaglio: su Twitter, lo zoccolo duro degli influencer è formato da blogger e aziende vitivinicole che possono vantare un ampio numero di follower (e di fan su Facebook). Scomponendo l’insieme degli hashtag utilizzati nei tweet sul vino, emergono tre aree semantiche: territorio, prodotti e aziende, gastronomia. A testimonianza, verrebbe da dire, che il vino viene sempre percepito come parte di un contesto più ampio, che comprende tutte le particolarità di un territorio.
Su Instagram le conversazioni attorno al vino hanno un taglio prevedibilmente più conviviale, mentre il vero luogo dove si riuniscono appassionati, addetti ai lavori ed esperti del vino è costituito dai blog specifici. Qui si possono riscontrare alcune tendenze ben delineate. A cominciare dall’attenzione riservata ai vini bio, green ed ecosostenibili. Con un dettaglio non irrilevante: chi va in cerca di vini bio, preferisce acquistarli direttamente dal produttore.
Qui il video con i dettagli della ricerca:
https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=ccBu8C9L_tE

lunedì 7 luglio 2014

Instagram per strutture ricettive, qualche dritta


Il social delle immagini in stile Polaroid è sempre più popolare: ecco alcuni consigli per ottimizzarne l’utilizzo a fini di social media marketing
200 milioni di utenti attivi al mese, 20 miliardi di immagini condivise (60 milioni al giorno), 1,6 miliardi di like. I numeri di Instagram fanno impressione e confermano che il social delle immagini quadrate in stile vecchie Polaroid è ormai una parte fondamentale in un piano di social media marketing completo. Ma siamo sicuri di utilizzarlo al meglio?
Innanzitutto, la considerazione all’apparenza più banale: quando scattiamo una foto da pubblicare su Instagram, teniamo a mente il fatto che una volta condivisa sarà quadrata? Non è un dettaglio irrilevante: mentre scattiamo ci appare la consueta immagine rettangolare, ma la app la taglierà, rivoluzionandone il formato; è bene tenerlo a mente, nel momento in cui si scatta.
Per il profilo di una struttura ricettiva, poi, è fondamentale la bio. Deve essere breve, chiara ed esaustiva, possibilmente bilingue italiano\inglese, e comprendere le informazioni di contatto e il link al sito aziendale.
Anche su Instagram, come su ogni social , è poi di fondamentale importanza capire qual è il momento della giornata migliore per pubblicare. A questo scopo sono disponibili servizi come iconosquare , che aiutano nell’analisi degli orari in cui ottenere più visibilità e maggior engagement.
Infine, gli hashtag. Chi usa Instagram lo sa bene: è forse il social dove vengono utilizzati con maggior frequenza, più ancora che su Twitter. C’è però un problema: spesso se ne usano tantissimi. E’ ormai frequente imbattersi in immagini corredate da 10 o più hashtag (se ne possono utilizzare fino a 30 per volta). Ovvio che in un contesto così affollato di cancelletti, fare centro usando gli hashtag giusti diventa cruciale, ma anche difficile: fondamentale individuare quelli più diffusi ed utilizzati dal proprio target di riferimento. Lo si può fare tramite la funzione ricerca della app.
Per conculere, perché non fare un pensierino alle local community? Sul sito Instagramers Italia  si trova infatti una mappa dei gruppi locali di “instagramers”. Si tratta di community di appassionati che organizzano periodicamente contest ed eventi legati al territorio: potenziali alleati.

lunedì 7 aprile 2014

Twitter: gli errori da evitare con gli hashtag

Il simbolo del cancelletto è un potente strumento di comunicazione: ecco come non utilizzarlo

Giunto al successo grazie a Twitter, l’hashtag è ormai dilagato sulla maggior parte dei social. Un po’ moda, un po’ efficace strumento di comunicazione, il simbolo del cancelletto necessita comunque di qualche semplice accorgimento per non risultare completamente inutile. Vediamone un paio.
State organizzando un evento per promuovere il vostro territorio? Bene, sappiate che probabilmente #marketingdelterritorio non sarà un buon hashtag. I motivi? Più di uno, ma il più banale è scontato è che si tratta di un hashtag… banale e scontato. E’ molto probabile, infatti, che in diversi altri casi si sia ricorso a quest’hashtag per lanciare sui social eventi di promozione di un territorio. Col risultato che se lo utilizzerete anche voi con l’intento di far conoscere, per esempio, le vostre iniziative legate al Trentino e alle sue mele, chi cercherà l’hashtag #marketingdelterritorio scoprirà un’interessante iniziativa legata ai pistacchi di Bronte. Cercare di creare un hashtag originale, che identifichi con precisione ciò che volete fare, è il primo passo da compiere.
C’è un altro motivo per cui #marketingdelterritorio è un pessimo hashtag: è lungo, e difficilmente memorizzabile. Gli hashtag che funzionano sono brevi, e colpiscono alla prima occhiata, cosicché sarà semplice per l’utente ricordarli e utilizzarli
Insomma: una regola precisa per la creazione dell’hashtag perfetto non c’è, però esiste un atteggiamento che può essere utile tenere: mettersi nel panni del lettore. Cercare di intuire quali possono essere le sue reazioni di fronte ad un determinato hashtag, e comportarsi di conseguenza.
Il social media marketing in fondo è comunicazione, ed ogni buona comunicazione si fonda sull’empatia.



lunedì 25 novembre 2013

Italiaslow: un’occasione per i territori minori

Non tutti possono vantare monumenti famosi, vini di prestigio internazionale o sono inseriti in territori noti in tutto il mondo. Italiaslow ha pensato ad un modo alternativo per promuoversi comunque.

Sei un operatore turistico? Hai una struttura, un B&B, un agriturismo, un ristorante o un piccolo Hotel? Sei un produttore di vino, olio, salumi o altri prodotti? Se appartieni ad una di queste categorie, nessuno meglio di te sa che il modo più efficace per promuovere la tua attività consiste nel far conoscere il territorio in cui opera. Le bellezze naturali ed architettoniche, i paesaggi, i prodotti, la cucina ed i vini sono i motivi che spingono i turisti a visitare un determinato territorio, e questo va da sé. Qui, però, spesso nascono i problemi.
Non tutti, infatti, possono vantare una Valle del Templi, una Reggia di Caserta o un S. Giminiano nei paraggi, tanto per fare alcuni esempi che rendano l’idea. E non tutti sono inseriti in un territorio dove esistono già punte d’eccellenza conosciute in tutto il mondo, in grado di far da traino a tutta la regione. Per intenderci: il Barolo è la ciliegina sulla torta per le Langhe, così come il Chianti lo è per l’omonimo territorio toscano.
L’Italia è piena di zone considerate “minori”, perché non dotate di risorse di particolare fama e richiamo internazionale, e che per questo fanno fatica a farsi conoscere. Nonostante posseggano spesso tesori nascosti, bellezze e fascino che fanno esclamare a chi li scopre: “l’avessi saputo prima!”.
Sovente, inoltre, il modo migliore per andare alla scoperta di questi territori poco battuti dalle rotte del grande turismo, è farlo lentamente. Niente auto, né treno. Viaggiare in bici, o a piedi, per avere il tempo di gustarsi ogni panorama, ogni dettaglio. Per scoprire ciò che sfugge agli occhi frettolosi del turismo mordi e fuggi. Il successo del Cammino di Santiago di Compostela (pur dovuto anche all’importante componente religiosa) la dice lunga su questo modo di intendere il viaggio.
E’ questo il ragionamento che sta alla base del progetto Italiaslow, presentato il 15 novembre scorso all’Agrietur di Arezzo da Eguides. Il portale www.italiaslow.eu permette a chi aderisce di essere presente con la propria struttura, e di proporre itinerari (anche tematici) visualizzabili su mappa con traccia GPS in formato GPX. Disponibile anche la versione mobile.
Chi è interessato a maggiori informazioni può contattare il team Eguides a info@eguides.it.

venerdì 7 dicembre 2012

I Narratori del Territorio

La vecchia tecnica di fare squadra e i nuovi strumenti social: un mix esplosivo?
Fare tutto da soli, si sa, è dura. Far conoscere la propria azienda ed il territorio di cui fa parte con i suoi persorsi, le bellezze naturali ed artistiche è desiderio di chiunque gestisca una struttura turistica, ma non sempre se ne hanno il tempo e gli strumenti. Ed il guaio, come spesso succede in Italia, è che le associazioni nate proprio per questo scopo, spesso si trasformano velocemente in pozzi mangia soldi e sedie da occupare da parte di qualche politico locale. Da qui, una cronica ed endemica sfiducia da parte degli operatori turistici italiani nel “fare squadra”, diffusa molto più di quel che si pensi, da nord a sud; sfiducia che spesso sfocia in campanilismi e rivalità, con il solo risultato di darsi la celebre zappa sui piedi: noi del Team E Guides giriamo costantemente la Penisola per i nostri incontri e per i corsi di formazione, ed ovunque si lamentano gli stessi problemi nel “fare team” tra opeartori turistici dello stesso territorio.
Ma davvero è impossibile creare un meccanismo, un gioco di squadra che permetta di ottenere visibilità presso un pubblico più ampio? Soprattutto, davvero non è possibile farlo con un budget contenuto, visti i tempi?
In realtà, una via c’è. Ed unisce competenze turistiche, cultura del territorio e know how sull’utilizzo strategico del web 2.0 (social network, blog, forum, ecc).
Innanzitutto, la casa comune: una Pagina Fan su Facebook, vera e propria piazza virtuale che raccoglie tutto ciò che di interessante c’è da dire sul territorio: news, eventi, concerti, mostre, spettacoli, sagre, gallery fotografiche. Bello, ma chi la gestisce? Ecco che entrano in scena il Social Team ed i Narratori del Territorio.
I secondi non sono altro che una delle due componenti da cui è formato il primo. Sono i principali curatori della Pagina Facebook, e si occupano di inserirvi contenuti creando un vero e proprio bollettino, un giornale on line. Ma chi sono i Narratori del Territorio? Non esiste una carta d’identità: possono essere cuochi, agricoltori, studenti universitari, ma anche persone appassionate del luogo dove vivono, pensionati che con la loro memoria storica costituiscono un prezioso archivio di conoscenze sulla cultura del posto. La caratteristica fondamentale che deve possedere un Narratore del Territorio è essere innamorato del luogo dove vive, conoscerlo, saperne la storia, i miti, le tradizioni, le particolarità. Ed avere voglia di comunicarle al turista. Dev’essere una comunicazione informale, rapida, snella, fresca e stuzzicante, lontana anni luce da quella rigida, fredda e formale delle vecchie pubblicità o dei comunicati aziendali. Il turista deve avvertire la sensazione di avere di fronte una persona innamorata del proprio territorio che gli sta dicendo “ehi, perché non vieni a dare un’occhiata?”. E non è finita. Se Facebook è il re dei social network, i Narratori del Territorio, tramite appositi stage di formazione, acquisiscono le competenze per gestire la comunicazione anche attraverso un canale Twitter (sempre più utilizzato), e sui cosiddetti “Geosocial”, ovvero i social network studiati appositamente per dispositivi mobile (smartphone e tablet) che si basano su un sistema di georeferenziazione, come Foursquare (molto utilizzato dalla clientela straniera, in particolar modo anglosassone).
Se i Narratori del Territorio sono la prima componente del Social Team, non meno importante è poi la seconda, costituita dagli operatori turistici che aderiscono al progetto: hotel, ristoranti, B&B, aziende agrituristiche, cantine, ecc. Dopo un’adeguata formazione, mediante l’utilizzo incrociato dello strumento dei Feed RSS, ogni operatore può pubblicare un contenuto (per esempio un’offerta speciale della propria struttura, o l’apertura della nuova piscina) contemporaneamente nella sezione notizie del proprio sito, sulla propria Pagina Fan su Facebook, sulla Pagina Fan comune, sul profilo Twitter, ecc. Appare evidente come in questo modo diventi possibile per la singola azienda raggiungere un bacino di potenziali clienti ed una visibilità altrimenti impensabili. Il tutto, praticamente a costo zero.
L’ultima parte del progetto prevede infine la formazione di alcune figure (selezionate magari tra gli stessi Narratori del Territorio) che diventino vere e proprie guide in grado di accompagnare i clienti durante la loro vacanza, sia nella visita alle bellezze artistiche e naturali del luogo, sia nella scoperta delle particolarità di ogni singola struttura, con pacchetti studiati ad hoc.
Si tratta di un approccio innovativo, per certi aspetti rivoluzionario, al marketing turistico, replicabile in contesti e territori differenti. Ciò che conta davvero è la presenza di un gruppo motivato, innamorato del proprio territorio e con conoscenze sulla la storia e le tradizioni del luogo. Con la dovuta formazione nell’ambito del web marketing 2.0, queste stesse figure professionali possono coniugare le proprie conoscenze con un know how che permette loro di comunicare in maniera efficace e coinvolgente con un bacino d’utenza altrimenti difficilmente raggiungibile, oltretutto con costi sostenibili anche in tempi di crisi.
Nascono così i moderni Narratori del Territorio.