Alcuni suggerimenti per ridurre uno dei fenomeni più fastidiosi tra le statistiche di accesso al proprio sito web
Chi utilizza Analytics per tenere sotto controllo le statistiche sul traffico del proprio sito web aziendale la conosce bene. Parliamo della frequenza di rimbalzo (bounce rate), ovvero di quella percentuale di visite che si concludono con la visualizzazione di una sola pagina, senza interazioni, e che in genere durano pochi secondi. Entro certi limiti la frequenza di rimbalzo è congenita per qualsiasi sito, ma se è troppo elevata è la spia di un problema. Proviamo a vedere cosa possiamo fare per ridurla.
Partiamo dall’inizio: la prima cosa che notiamo, dopo aver cliccato su un link, è la velocità di caricamento di una pagina. Diversi studi hanno evidenziato come la frequenza di rimbalzo aumenta dopo 3-4 secondi di caricamento. Avere pagine che appaiono velocemente è dunque il primo passo fondamentale (e la cosa, tra l’altro, piace anche ai robot di Google che stabiliscono il posizionamento del sito nelle SERP).
Una volta aperta la pagina, l’occhio dell’utente deve trovare all’istante ciò che cerca. E’ dunque fondamentale far capire in modo chiaro chi siamo e cosa offriamo. Occorre dunque mettersi nei panni dell’utente e pensare che egli, quando ha cliccato sul link del nostro sito, lo ha fatto per trovare una soluzione ad un bisogno. E si aspetta che noi gliela offriamo. In sintesi: il sito deve essere utile.
Oltre all’utilità in senso stretto, inoltre, anche l’occhio vuole la sua parte. Un’estetica gradevole e curata rafforza la percezione di qualità legata al brand. In questo caso, la soluzione migliore è rivolgersi ad un bravo grafico. Può essere utile, poi, dare un’occhio alla guida pratica all’usabilità di Jakob Nielsen in 113 punti, al fine di ottimizzare l’ergonomia delle pagine.
Tra le cose da evitare ci sono gli autoplay, ovvero i contenuti multimediali – audio o video – che partono in automatico non appena si accede alla pagina. Possono essere fastidiosi ed indurre l’utente ad andarsene. Idem per quanto riguarda i pop up: se proprio non resistiamo alla tentazione di inserirne uno, meglio far sì che appaia quando l’utente ha cliccato per abbandonare il sito, piuttosto che al suo arrivo.
Infine, è fondamentale che le pagine del sito siano responsive, e quindi ottimizzate per essere consultate anche da dispositivi mobile.
E il tuo di sito, rispetta tutte queste condizioni?
Idee e suggerimenti di Maurizio Vellano per la promozione del tuo agriturismo, b&b, cantina, prodotti tipici, ecc...
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giovedì 23 aprile 2015
martedì 23 settembre 2014
Nuovi Insight e video in Hyperlapse per Instagram
Il social delle foto in stile vecchie polaroid si dota di una nuova suite di “business tools” per favorire il visual marketing delle strutture
Il successo di Instagram non accenna a diminuire. E tra gli hashtag più diffusi sul social delle immagini in stile vecchie polaroid compare tutto ciò che ruota attorno al cibo, ed ai viaggi. Due argomenti che toccano da vicino chi gestisce una struttura ricettiva.
Per questo, quelli di Instagram hanno da poco lanciato una nuova suite di “business tool”. Il primo di questi è il nuovo Insight, ossia la web analytics, sempre più importante per monitorare “impression, reach and engagement”, come recita la nota ufficiale.
Ma la novità probabilmente più succosa è un’altra: si tratta dei nuovissimi video in Hyperlapse. E’ un neologismo, questo, creato dagli uomini di Instagram per indicare video in time-lapse ad alta risoluzione. Il time-lapse, come noto, è quella tecnica che permette di montare fotografie dello stesso soggetto scattate in momenti diversi una dopo l’altra, dando così l’impressione di mostrare un evento o un processo che si è svolto in un arco temporale molto lungo nel giro di pochi secondi, come in una sorta di tempo accelerato. Il tutto crea spesso effetti molto suggestivi, e si tratta di un escamotage molto utilizzato da pubblicitari e uomini di marketing.
Con la nuova suite Hyperlapse, Instagram permette ai propri utenti che gestiscono strutture ricettive di creare facilmente video in time-lapse di ottima qualità, e condividerle sul social per creare engagement.
Non resta che testarne le potenzialità, pubblicare, ed osservare le reazioni degli utenti.
Il successo di Instagram non accenna a diminuire. E tra gli hashtag più diffusi sul social delle immagini in stile vecchie polaroid compare tutto ciò che ruota attorno al cibo, ed ai viaggi. Due argomenti che toccano da vicino chi gestisce una struttura ricettiva.
Per questo, quelli di Instagram hanno da poco lanciato una nuova suite di “business tool”. Il primo di questi è il nuovo Insight, ossia la web analytics, sempre più importante per monitorare “impression, reach and engagement”, come recita la nota ufficiale.
Ma la novità probabilmente più succosa è un’altra: si tratta dei nuovissimi video in Hyperlapse. E’ un neologismo, questo, creato dagli uomini di Instagram per indicare video in time-lapse ad alta risoluzione. Il time-lapse, come noto, è quella tecnica che permette di montare fotografie dello stesso soggetto scattate in momenti diversi una dopo l’altra, dando così l’impressione di mostrare un evento o un processo che si è svolto in un arco temporale molto lungo nel giro di pochi secondi, come in una sorta di tempo accelerato. Il tutto crea spesso effetti molto suggestivi, e si tratta di un escamotage molto utilizzato da pubblicitari e uomini di marketing.
Con la nuova suite Hyperlapse, Instagram permette ai propri utenti che gestiscono strutture ricettive di creare facilmente video in time-lapse di ottima qualità, e condividerle sul social per creare engagement.
Non resta che testarne le potenzialità, pubblicare, ed osservare le reazioni degli utenti.
martedì 15 luglio 2014
Twitter, ora gli analytics sono per tutti
Analytics per tutti, è questa la svolta che dà un nuovo impulso al social media marketing sul social dei cinguetti.
Jack Dorsey e soci hanno infatti deciso di rendere accessibile a tutti gli utenti il tool che permette di eseguire analisi sul successo e la popolarità dei propri tweet, al fine di ottimizzare le proprie strategie. Vien da sé che per chi utilizza questa piattaforma per promuovere on line la propria struttura, si tratta di manna dal cielo.
In pratica, sarà possibile monitorare non solo le performance dei tweet sponsorizzati, ma anche di quelli cosiddetti organici, ovvero non a pagamento. Per farlo, è sufficiente registrarsi al servizio.
Tramite analytics è possibile osservare le performance dei propri tweet (visualizzazioni, interazioni in termini di retweet, aggiunta ai preferiti e menzioni), il numero di visualizzazioni (anche scorporando tra PC e mobile, e tra differenti sistemi operativi), e andamento mese per mese.
Altre statistiche interessanti riguardano l’andamento dei propri follower, con tanto di provenienza geografica, informazioni su sesso ed età e, soprattutto, sui loro interessi.
Insomma, una cassetta degli attrezzi completa per capire come sfruttare al meglio il social del cinguetti per promuovere la propria struttura, oggi a disposizione di tutti.
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lunedì 17 giugno 2013
Twitter: analytics disponibile per tutti

Come al solito, le novità più succose vengono introdotte prima negli USA. Ma a breve arriverà anche da noi. Stiamo parlando del nuovissimo Twitter Analytycs: disponibile gratis per tutti gli utenti, servirà a raccogliere una serie di statistiche sui flussi del social degli uccellini blu. Ma come funziona?
Si potrà accedere ad Analytics dal riquadro per le ads (abbiamo spiegato qui come creare e gestire campagne pubblicitarie su Twitter). Il sistema permetterà di visualizzare in un’unica schermata tutti i tweet pubblicati di recente. Per ognuno, mostrerà il numero di interazioni ottenute: retweet, menzioni, aggiunte ai preferiti. Un grafico temporale consentirà poi di tenere sotto controllo l’andamento dei propri follower, mostrando numero di follow ed unfollow giorno per giorno.
Ma non è tutto qui. Il sistema infatti non si limiterà a mostrare le statistiche relative al traffico del proprio account, bensì sarà possibile utilizzarlo per andare a sbirciare tra i dati di tutti gli altri account Twitter. Al di là degli aspetti di curiosità un po’ pruriginosa che questo sistema può scatenare, risulta subito evidente come si tratti di uno strumento interessante per, ad esempio, cercare i motivi del successo di un account Twitter popolare; oppure, per tentare di carpire pregi, ed eventualmente scovare difetti, dei propri competitors.
Infine, i dati ottenuti tramite Analytics potranno essere utilizzati per la creazione di campagne pubblicitarie con una profilazione molto più precisa, e quindi più efficaci nel raggiungere il target di riferimento.
Insomma, Twitter si conferma apripista, nel mondo dei social network, verso soluzioni innovative e particolari. Il rivoluzionario Analytics avrà il successo che gli uomini del social dei cinguettii si aspettano? Come sempre, non resta che stare a vedere (e sperimentare, non appena sarà possibile farlo).
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