Il social in blu dà ora la possiblità di scoprire quali amici ci sono nelle vicinanze: una nuova possibilità di marketing di prossimità?
Immaginate di essere a passeggio per il centro storico della vostra città. Aprite Facebook dallo smartphone, scrollate la bacheca e ad un certo punto scoprite che due vostri cari amici stanno facendo aperitivo in un locale appena dietro l’angolo. Non ci pensate un attimo: li raggiungete per un saluto.
Il tutto è possibile grazie alla nuova feature introdotta dagli uomini di Zuckerberg: si chiama Nearby Friends e permette di scoprire quali amici ci sono nei paraggi. E’ disponibile, per ora solo negli USA, sia per iPhone che per Android.
L’opzione ha scatenato le proteste di quegli utenti che tengono in modo aprticolare alla propria privacy, ma Facebook ha tranquillizzato tutti: Nearby Friends è attivabile e disattivabile a propria discrezione in qualsiasi momento, e si può scegliere se rendere disponibile la propria esatta posizione, o soltanto il fatto di trovarsi nei paraggi.
Ma al di là degli aspetti legati alla privacy, ciò che appare interessante è che Nearby Friends potrebbe presto rivelarsi un raffinato strumento di marketing territoriale: incentivare i propri clienti a far sapere ai propri amici che si trovano nel nostro locale è la leva su cui ha basato il proprio successo Fousquare, per esempio; ma è evidente che la visibilità garantita da Facebook presso una platea molto più vasta è tutt’altra cosa.
Nuove frontiere del marketing di prossimità, quindi, ma non solo: un’altra opzione di Nearby Friends permette di scoprire dove si trovano i propri amici mentre sono in viaggio in un’altra città o in un altro paese: a noi tutto questo suggerisce immediatamente mille idee di social media marketing, e a voi?
Idee e suggerimenti di Maurizio Vellano per la promozione del tuo agriturismo, b&b, cantina, prodotti tipici, ecc...
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lunedì 28 aprile 2014
lunedì 14 ottobre 2013
Google: arriva la pubblicità con le immagini degli utenti
Con i nuovi termini di servizio il gigante di Mountain View introduce la componente social negli annunci pubblicitari
Google e Facebook: la battaglia si fa sempre più dura. Il gigante di Mountain View ha dalla sua database sterminati e gli algoritmi di ricerca più raffinati. Zuckerberg e i suoi, dal canto loro, posseggono una dimensione sociale, in termini di connessioni, sconosciuta ai concorrenti. Ecco quindi che Google corre ai ripari con la sua ultima mossa: utilizzare la dimensione social degli utenti per personalizzare le loro serp (risultati di ricerca).
Come funziona il nuovo meccanismo? In pratica, dall’11 di novembre, quando un utente effettuerà una ricerca su Google, i risultati che gli compariranno saranno influenzati dal suo “grafo sociale”, ovvero dall’insieme di relazioni che l’utente medesimo ha intessuto nel tempo sulle diverse piattaforme Google: dal social network Google+, a Maps, a Places, al Play Store: l’algoritmo di ricerca soppeserà le amicizie sul social network, i +1 cliccati dall’utente e dalle persone con cui è in contatto, le recensioni a prodotti sue e dei suoi amici. Ed in base ai risultati ottenuti, presenterà una serp personalizzata. Se, per esempio, sto cercando un ristorante tipico in una certa regione ed un mio amico di Google+ ha rilasciato una recensione su Places su un locale che si trova proprio lì, tale recensione comparirà tra i miei risultati, con il volto dell’amico in bella evidenza.
Risulta chiaro come Google, con questa mossa, intenda far suo quello che è il principale punto di forza del rivale Facebook: la leva sulla riprova sociale. Se a far da testimonial per un prodotto o un servizio è un mio amico, persona che stimo e reputo competente, l’inserzione sarà molto più convincente. E’ un concetto ormai ripetuto all’infinito, che costituisce uno dei fondamenti del social media marketing, ma che qui trova una nuova declinazione.
L’annuncio dei nuovi termini di servizio ha ovviamente scatenato immediate proteste inerenti il rispetto della privacy. Ma se si leggono con attenzione le specifiche rilasciate da Google, ci si accorge che le nuove condizioni verranno applicate solamente a chi sceglierà di partecipare al nuovo programma, ed in ogni caso soltanto ad utenti con almeno 18 anni.
Rivoluzione in arrivo? Di sicuro, la novità è succosa. Come sempre, non resta che rimanere in attesa dei risultati, per coglierne, eventualmente, per primi le potenzialità.

Come funziona il nuovo meccanismo? In pratica, dall’11 di novembre, quando un utente effettuerà una ricerca su Google, i risultati che gli compariranno saranno influenzati dal suo “grafo sociale”, ovvero dall’insieme di relazioni che l’utente medesimo ha intessuto nel tempo sulle diverse piattaforme Google: dal social network Google+, a Maps, a Places, al Play Store: l’algoritmo di ricerca soppeserà le amicizie sul social network, i +1 cliccati dall’utente e dalle persone con cui è in contatto, le recensioni a prodotti sue e dei suoi amici. Ed in base ai risultati ottenuti, presenterà una serp personalizzata. Se, per esempio, sto cercando un ristorante tipico in una certa regione ed un mio amico di Google+ ha rilasciato una recensione su Places su un locale che si trova proprio lì, tale recensione comparirà tra i miei risultati, con il volto dell’amico in bella evidenza.
Risulta chiaro come Google, con questa mossa, intenda far suo quello che è il principale punto di forza del rivale Facebook: la leva sulla riprova sociale. Se a far da testimonial per un prodotto o un servizio è un mio amico, persona che stimo e reputo competente, l’inserzione sarà molto più convincente. E’ un concetto ormai ripetuto all’infinito, che costituisce uno dei fondamenti del social media marketing, ma che qui trova una nuova declinazione.
L’annuncio dei nuovi termini di servizio ha ovviamente scatenato immediate proteste inerenti il rispetto della privacy. Ma se si leggono con attenzione le specifiche rilasciate da Google, ci si accorge che le nuove condizioni verranno applicate solamente a chi sceglierà di partecipare al nuovo programma, ed in ogni caso soltanto ad utenti con almeno 18 anni.
Rivoluzione in arrivo? Di sicuro, la novità è succosa. Come sempre, non resta che rimanere in attesa dei risultati, per coglierne, eventualmente, per primi le potenzialità.
lunedì 13 maggio 2013
Facebook: arrivano gli spot pubblicitari
In arrivo nei prossimi mesi i primi video commerciali. Obiettivo: massimizzare i profitti
Fare più profitti, si sa, è l’obiettivo di Zuckerberg e soci, specie da quanto Facebook è quotato in borsa. E allora, dopo l’introduzione dei post a pagamento e degli altri contenuti per portare gli avvisi commerciali anche sui dispositivi mobile, ecco che spuntano gli spot pubblicitari. Ad annunciarlo e il Financial Times: i primi video proporzionali dovrebbero comparire quest’estate. Partiranno automaticamente al caricamento della home page, ma senza audio. Sarà facoltà dell’utente, se lo vorrà, alzare il volume.
Le statistiche per il mercato USA dicono che ogni anno le aziende spendono 4 miliardi di dollari in filmati promozionali destinati al web 2.0, e la tendenza è in crescita: secondo le stime, nel 2013 il budget destinato alla web advertising aumenterà del 41% rispetto all’anno precedente. Ecco perché gli uomini del social network in blu hanno deciso di puntare sui video.
I ricavi dalle inserzioni pubblicitarie di Zucherberg e soci sono in continuo aumento: 1,25 miliardi di dollari nell’ultimo bilancio trimestrale, con un incremento del 43% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ma agli uomini di Facebook non basta, ed ecco quindi gli spot ad auto-play incorporato.
La soluzione, tuttavia, potrebbe comportare dei rischi. Secondo alcuni analisti, le inserzoni pubblicitarie invasive su Facebook sono il principale motivo della fuga di utenti registrata recentemente negli Stati Uniti: secondo la società di ricerca Nielsen, 10 milioni di persone nell’ultimo anno, 1 milione nel Regno Unito (ma il numero di iscritti su base mondiale è in continuo aumento grazie all’espansione nei Paesi in via di sviluppo). Come la prenderanno quegli utenti particolarmente sensibili ai temi come la privacy e lo sfruttamento dei dati personali a scopi commerciali, quando al caricamento della bacheca partirà automaticamente uno spot pubblicitario (rigorosamente targettizzato)? E soprattutto, cosa può comportare questa nuova opportunità per una struttura turistica, e per il suo modo di fare campagne pubblicitarie su Facebook?
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venerdì 8 febbraio 2013
La Newsletter: sorpassata o ancora attuale?
La vecchia e mail pare oggi uno strumento obsoleto, rispetto al mondo social, per mantenere un contatto con il cliente. E’ davvero così?
Come dev’essere una newsletter efficace?
La comunicazione nell’era del web 2.0, si sa, corre sui Social Network. Facebook, Twitter, Pinterest, Instagram (in attesa di segnali da Google+) sono i luoghi dove condividere contenuti, interagire, coinvolgere e fidelizzare i propri clienti e trasformarli in fan\follower.
E la vecchia newsletter? Viene spesso abbandonata, per una serie di motivi: innanzitutto, le comunicazioni indesiderate e immediatamente percepite e catalogate come spam sono in continuo aumento, e nessuno vuole correre il rischio far finire le comunicazioni della propria struttura nella cartella “posta indesiderata” dei propri clienti. La vecchia e mail viene percepita, inoltre, oltre che obsoleta, anche poco efficace: il ritorno in termini di prenotazioni è spesso esiguo o nullo, e spesso si lascia perdere.
In verità, però, anche la newsletter può essere uno strumento interessante al fine di aumentare l’interazione con i propri clienti e quindi, in ultima analisi, favorirne la fidelizzazione. Ed alcuni, semplici accorgimenti possono fare la differenza. Vediamo quali sono.
Innanzitutto, l’aspetto tecnico. Se confezionate la newsletter in modo artigianale, avrete ottime probabilità che le vostre comunicazioni finiscano nella cartella spam dei destinatari, o che al limite vengano cestinate senza essere aperte. Affidatevi quindi ad un’agenzia, o ad un software professionale, che vi permetta di monitorare il CTR (click-trough rate, percentuale di apertura: misura, in percentuale, quanti utenti hanno aperto la vostra newsletter sul totale dei destinatari. Ovviamente, più efficace è la comunicazione, più alto è il CTR, più avete probabilità di avere ritorni in termini di prenotazioni).
Non sottovalutate poi l’aspetto grafico: un’impaginazione piacevole ed accattivante, meglio se con una grafica allineata con quella del vostro sito, stimola la lettura molto più di un semplice testo. Stesso discorso per le immagini.
Una volta messi a punto gli aspetto tecnico-grafici, controllate con molta attenzione il rispetto della privacy. Gli utenti vi tengono sempre più, e per questo motivo è essenziale non inviare comunicazioni a chi non vi abbia espressamente dato in precedenza il consenso scritto. A piè di pagina, inoltre, non dimenticate di inserire l’opportunità di cancellarsi dalla mailing list con un semplice click.
Bene, a questo punto la “scatola” della vostra newsletter è pronta. Mancano i contenuti (starà a voi, ma più avanti vedremo qualche suggerimento) e soprattutto gli iscritti. Se l’elenco dei nominativi include poche decine di indirizzi, sarà difficile che la vostra newsletter vi porti risultati apprezzabili. Che fare? Un po’ come con i social network, occorre incentivare i nostri clienti, o potenziali tali, a seguirci. Innanzitutto, off line: preparate un box da apporre accanto alla reception, o alla cassa del vostro locale, con un modulo per l’iscrizione alla newsletter. Soprattutto con i clienti che vi sembrano particolarmente soddisfatti, ricordate anche a voce loro che esiste anche questo strumento per restare in contatto. Fate leva sul principio di scarsità, ovvero sull’idea di creare un club esclusivo dei “migliori clienti” a cui riserverete sconti e condizioni particolari, comunicandole proprio tramite la newsletter. L’iscrizione, ovviamente, va incentivata anche on line: inserite sul sito un modulo per l’iscrizione e, ciclicamente, pubblicate su Facebook e Twitter il link relativo. In ogni caso, non dimenticate di rassicurare i clienti circa il rispetto della privacy, i contenuti, e la cadenza dell’invio.
Dettaglio fondamentale: non appena un nuovo utente si è iscritto, inviategli una notifica di conferma.
Bene, a questo punto siete pronti per l’invio della prima newsletter. Ma cosa scrivere? Un po’ come sui social network, il consiglio è di cercare di interessare il più possibile i lettori. Quindi non solo offerte e promozioni, ma anche notizie, curiosità, ricette, retroscena. Potete utilizzare i post che avete condiviso sui social network: non tutti i vostri clienti sono iscritti a Facebook. Può essere utile, inoltre, creare più liste di utenti, a cui inviare comunicazioni personalizzate. Se la vostra struttura si distingue per il fatto di avere un maneggio, e per l’organizzazione di corsi di cucina, non è detto che tutti i clienti siano interessati ad entrambe le attività: personalizzate l’invio dei contenuti per target.
Infine, rispettate la cadenza di invio che avevate promesso, e non dimenticate di controllare il CTR e la misurazione dei ritorni. Sperimentate l’invio a diversi orari del giorno, spesso i risultati cambiano.
A questo punto, non resta che provare: non è detto che la vecchia e mail non riservi sorprese.
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