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martedì 27 ottobre 2015

Turismo e social media: quanto contano davvero?

Internet Marketink Inc propone un’infografica in cui svela il peso dei social per indirizzare le scelte dei turisti
Turismo e social media, un matrimonio da favola. Lo si ripete spesso e volentieri, ma siamo proprio sicuri che sia sempre così? Internet Marketing Inc ha pubblicato un’infograficamolto completa  in cui analizza usi e costumi dei turisti social per stabilire quanto ciò che accade sui social network influenzi le loro scelte. E i risultati dicono che sì, il matrimonio è solido e pare voler durare parecchi anni ancora.
I dati principali: il 55% degli intervistati ha dichiarato di aver consultato Pagine Facebook relative alla destinazione scelta in fase di pianificazione. Il 52% ha detto di esser stato ispirato dalle foto dei propri amici su Facebook, mentre il 76% ha pubblicato le foto della propria vacanza sui social.

Il tutto senza perdere di vista l’importanza delle interazioni (rispondere il prima possibile ai commenti, anche negativi) e ricordando che lo scopo del social media marketing è sempre duplice: da un lato, fidelizzare chi è già cliente della struttura; dall’altro, utilizzare la sua voce per il passaparola in modo da acquisire nuova clientela.

martedì 29 settembre 2015

Facebook, arriva il live blogging


Presto disponibile la feature che consente di arricchire con aggiornamenti i post pubblicati in precedenza

Per ora si tratta di una versione beta in fase di test nelle versioni iOs e Android, ma la novità ha tutte le carte in regola per rivoluzionare il social marketing su Facebook: sarà presto possibile, infatti, aggiungere contenuti a post pubblicati in precedenza.
Il pratica, i singoli post diventano vere e proprie storie, da aggiornare man mano che succede qualcosa di nuovo. Sarà sufficiente selezionare l’opzione “aggiungi post a questa storia” per arricchirla con testo, immagini, video, check in. Like, commenti e condivisioni saranno disponibili per ogni singolo post, un po’ come già accade per le singole immagini di una gallery.
Insomma, una specie di ibrido tra un live blogging tipico di Twitter, dove si possono riunire gruppi di Tweet inerenti un argomento in una conversazione, e Storify, in cui si raggruppano i contenuti riguardanti un tema o un evento. Lo scopo è preciso: facilitare la possibilità di seguire la storia da parte degli utenti, incentivandone le interazioni e spingendoli a condividere i contenuti o a partecipare al dibattito.
Così si è espresso il portavoce di Facebook Italia: “Stiamo testando una nuova funzionalità che consente di aggiungere nuove storie ad un precedente post su Facebook, creando una storia che continua durante la giornata, viaggio o attività proprio mentre questa si sta svolgendo, avvicinando quindi le persone ai propri amici, condividendo le esperienze in tempo reale”.
Dal punto di vista del social media marketing per la propria struttura o attività, i vantaggi di questa feature appaiono evidenti: sarà ora possibile raccontare in un unico post le attività che si svolgono in azienda, dalla vendemmia, alla “gesta” degli animali che popolano il cortile, alla presentazione di un prodotto o la partecipazione ad una fiera, man mano che queste hanno luogo. Ma anche, perché no, incentivare gli utenti a raccontare la loro, di storia, mentre si godono il soggiorno. Addirittura, nel caso di più strutture riunite in circuiti (ad esempio di cicloturismo), si potrà far raccontare agli utenti il loro viaggio di tappa in tappa.
Insomma, potenzialità davvero elevate per uno strumento che si preannuncia da subito molto prezioso.


martedì 23 giugno 2015

Instagram Marketing, i consigli di una Instagramer

Autrice di un manuale per l’uso professionale del social delle immagini, Ilaria Barbotti dà alcuni consigli su come utilizzarlo per promuovere la propria attività

E’ il social più di tendenza, più utilizzato dai giovani e soprattutto che mette al centro le vere protagoniste della comunicazione 2.0: il successo di Instagram è sotto gli occhi di tutti, ed è normale che anche chi ha un’attività o gestisce una piccola struttura ricettiva cerchi di fare social media marketing sul social delle immagini in stile Polaroid.
Già, ma siamo sicuri di farlo al meglio? Ci viene a dare una mano Ilaria Barbotti, fondatrice della prima e unica community di Instagramers d’Italia (collegata a quella internazionale) nonché autrice del volume “Instagram marketing. Immagine, brand, community, relazioni per turismo, eventi” (Hoepli, 2015).
Secondo Ilaria, quando si comunica per immagini, si racconta innanzitutto sé stessi. Su Instagram occorre quindi individuare i tratti distintivi, unici della propria attività, e catturarli con uno scatto. Soffermarsi sugli attimi, sui dietro le quinte, sui volti di chi lavora in azienda.
Instagram è poi l’ideale per lanciare un evento. Tramite l’ideazione di un hashtag ad hoc, il coinvolgimento della community e la creazione di hype pre-evento, magari tramite un gioco a premi, si possono ottenere risultati insperati, a budget zero o quasi.
Uno degli strumenti che meglio funzionano per far parlare di sé su Instagram è ovviamente il challenge fotografico. Individuare un tema legato ad un tag specifico e catturata l’attenzione della community (e magari di qualche influencer), il gioco è fatto.
Per Ilaria, insomma, turismo e Instagram viaggiano di pari passo. E per quanto riguarda quella parolina magica che da tempo ormai è sulla bocca di tutti, ovvero storytelling? Per Ilaria Instagram può essere uno strumento potente e molto diretto anche in questo senso, ma solo se usato davvero bene.

lunedì 15 settembre 2014

I “maturi digitali” sbarcano su Facebook

Il social in blu sta diventando il regno degli over-40. A tutto vantaggio di chi fa social media marketing

“Perché dovrei fare marketing su Facebook, se ci sono solo ragazzini?”. Che questa affermazione non fosse corretta l’abbiamo sempre detto e ripetuto, ai corsi della EGuides Accademy come su questo blog. Ma ora la tendenza si sta rafforzando, e ne portiamo le prove.
Una ricerca della statunitense Nanigans rivela infatti come gli over 40 (ma anche 50 e 60) siano sempre più attratti dalle opportunità offerte da Facebook, e ci passino sempre più tempo. Se 5 anni fa, per esempio, gli over 55% non arrivavano al 3% degli iscritti, oggi sono passati al 10%: 1,3 milioni di uomini e 850 mila donne. Nei soli Stati Uniti gli over 55 su Facebook sono oltre 28 milioni. Numeri importanti. Ma non solo. Questi utenti maturi utilizzano il social network con un entusiasmo se vogliamo un po’ naif agli occhi dei loro nipoti, i cosiddetti nativi digitali, ma che questi ultimi si sognano: riannodano vecchie amicizie, organizzano gruppi, viaggi, rimpatriate.
Queste cifre, unite a questo coinvolgimento nell’utilizzo del social, fanno sì, prosegue lo studio di Nanigans, che un click da parte di un cinquantenne su un avviso pubblicitario su Facebook genera in media 1 dollaro e 77 centesimi, due volte e mezza lo stesso click effettuato da un ragazzo nella fascia 18-24 anni, quasi il doppio rispetto a uno tra i 25-34.
Inutile aggiungere, a questo punto, che per chi fa social media marketing è manna da cielo. Soprattutto per chi gestisce una struttura ricettiva, e magari opera nell’ambito del turismo enogastronomico. Un motivo in più per restare aggiornati su tutto ciò che accade attorno al social di Zuckerberg e i suoi.


martedì 3 giugno 2014

Il Selfie è la moda del momento: si può sfruttare per fare marketing?

Un’idea innovativa per invitare i clienti a venirci a trovare e condividere le loro foto

L’idea è di lastminute.com: il portale di prenotazioni ha selezionato 5 hotel situati in location da sogno per invitare i propri utenti ad un gioco nuovo: stanchi di farvi selfie da bagni anonimi, di fronte a semplici specchi o pareti imbiancate? Noi vi diamo l’opportunità di farvi un autoscatto di fronte ad una finestra affacciata su uno scenario mozzafiato, che vi farà da degna cornice.
L’idea è simpatica, e può dare lo spunto a qualcosa di più: invitare i propri utenti-clienti ad un contest, ovvero a condividere i propri scatti, magari sulla pagina Facebook della struttura, in un concorso nel quale le immagini più simpatiche, originali o, perché no, quelle che valorizzano maggiormente il territorio, vengono premiate con omaggi o buoni sconto.
Il vantaggio per la struttura è doppio: innanzitutto viene dato risalto alla vista che si gode dalle nostre finestre; in secondo luogo, si ottengono fotografie che contengono volti sorridenti, ed è noto come in qualsiasi campagna di comunicazione, un sorriso attira l’attenzione come poche altre cose.
E i clienti, dal canto loro, avranno finalmente un bel selfie con cui aggiornare la propria immagine profilo sui social.

lunedì 26 maggio 2014

Rate Parity: presto un ricordo?

Il CEO di Expedia Dara Khosrowshahi rivela: presto diventeremo molto più flessibili sui prezzi delle strutture.

La Rate Parity è sempre stata un pilastro fondamentale su cui le OTA hanno retto il proprio successo: vincolare le strutture a mantenere le stesse tariffe pubblicate dal portale è infatti un modo per evitare sconti e agevolazioni alla clientela e, quindi, la prenotazione diretta.
D’altro canto, tuttavia, è sempre stato chiaro a tutti che si tratta di una clausola facilmente aggirabile. Soprattutto sui social, dove il contatto diretto tra struttura ricettiva è molto diffuso, e soprattutto dinamico e difficile da monitorare.
Per questo Dara Khosrowshahi, CEO di Expedia, in un’intervista pubblicata dalla CNBC rivela che le cose stanno cambiando:
“Credo che in generale il sistema di rivendita standard, quello con cui abbiamo fatto business negli ultimi dieci anni, sia destinato a diventare solo una piccola parte del modo in cui faremo business da oggi in poi”, dichiara Khosrowshahi. “E questo non riguarda solo il canale diretto dell’hotel (ad esempio il sito ufficiale), ma riguarda gli hotel stessi e il modo in cui lavorano con noi.Nel futuro saremo in grado di dare agli albergatori la possibilità di fare offerte molto specifiche persino ai più piccoli segmenti di popolazione, sia che si parli di Facebook Fan che di turisti che vengono dall’Indonesia, ad esempio. Diventeremo molto più flessibili riguardo alle modalità con cui gli hotel potranno fare marketing attraverso di noi.”
Dichiarazioni importanti, che si inseriscono nel solco della “personalizzazione della prenotazione”, con condizioni, offerte e tariffe differenti secondo il momento, il target di riferimento ed una serie di altre variabili. Rate Parity: è quasi giunto il momento di scrivere la parola fine?
Qui di seguito, il video integrale dell’intervista di Khosrowshahi alla CNBC:
http://video.cnbc.com/gallery/?video=3000270602&play=1 

lunedì 31 marzo 2014

Google Plus: ecco come ottenere il meglio

Dopo anni di letargo, è la tendenza del momento: ma cosa si deve fare per ricavarne i maggiori benefici?

Ormai bisogna esserci, su Google Plus. E’ uno dei mantra del momento, questo, nei discorsi di social media marketing. Se in parte l’affermazione è vera di per sé (per mere questioni di SEO), in parte è altrettanto indiscutibile che approcciarsi ad un social network senza una strategia chiara e senza conoscerne le caratteristiche limita la possibilità di ottenerne i maggiori benefici. Ecco quindi qualche dritta per sfruttare al meglio il social di Mountain View.
Innanzitutto, è fondamentale che il sito sia verificato e collegato alla pagina. Per farlo, occorre inserire una striscia di codice indicata al momento della creazione della pagina nel sito. In breve, Google verificherà la bontà del collegamento.
All'atto della compilazione del profilo, poi, è ovviamente di fondamentale importanza scegliere con cura le parole per descrivere chi siamo, cosa facciamo e cosa offriamo. Soppesando le parole chiave ed evitando di fare un copia-incolla dalla pagina Facebook o dal sito: Google se ne accorgerebbe, e non la prenderebbe bene. Anche rigirare una frase cambiando un paio di parole è meglio che copiarla tale e quale: il motore di ricerca premia i contenuti originali.
Le immagini, si sa, sono sempre più importanti per una buona comunicazione. Oltre a quella del profilo, Google dà la possibilità di inserirne una di copertina molto grande: diventa fondamentale una foto in alta risoluzione, che si integri bene con l’immagine del profilo. In caso di dubbi, vale la pena rivolgersi ad un grafico.
Su Google Plus ci sono le cerchie: usiamole. Evitiamo di inserire tutti i contatti in una generica “persone che seguo”, bensì creiamone ad hoc: ci sarà utile nel momento in cui vorremo inviare messaggi specifici ai nostri clienti piuttosto che ai colleghi o ai fornitori.
Anche su Google Plus, poi vale la vecchia regola dell’80/20: non spammare chi ti segue con promozioni su promozioni, o in breve ti ritroverai da solo! Su dieci contenuti, solo due dovrebbero essere di natura commerciale.
Va da sé, poi, che nel momento in cui riceviamo un commento, è fondamentale rispondere in modo tempestivo.
Infine: il widget +1 collegato alla pagina è un po’ come il bottone “mi piace” linkato alla fan page di Facebook: non usarlo sul proprio sito e ovunque ci sia la possibilità di appiccicarlo sarebbe un delitto.
Come si può notare, alcune delle regole di Google Plus sono le stesse che valgono per tutti i social, altre sono specifiche della creatura di Mountain View. Seguirle può aiutare a ottenerne il meglio.

lunedì 17 marzo 2014

Facebook: in arrivo gli spot pubblicitari

Dopo l’annuncio dell’anno scorso, è pronta l’attesa novità. Ecco cosa ci attende

Lo avevamo annunciato lo scorso anno qui, ora pare che la nuova feature sia in dirittura d’arrivo: su Facebook stanno per arrivare gli spot pubblicitari.
A pochi giorni dal restyling del design della bacheca – il nuovo layout sta comprarendo gradualmente agli utenti – è quindi in arrivo un’altra importante novità, che negli intenti di Zuckerberg dovrebbe portare un incremento degli introiti pubblicitari. Gli spot si chiameranno “Premium Video Ads”, e forniranno la possibilità, per gli inserzionisti, di creare campagne pubblicitarie basate, appunto, su un video.
Gli spot partiranno automaticamente sulle bacheche degli utenti, ma senza audio: sarà facoltà di chi visualizza, se incuriosito dalle immagini, aumentare il volume. Un compromesso tra efficacia e invasività che potrebbe funzionare.
Secondo il Wall Street Journal, nei soli USA le aziende spendono ogni anno 66 miliardi di dollari in inserzioni pubblicitarie: Facebook mira a prendersene una bella fetta. Uno spot sul Social in blu potrebbe arrivare a costare fino a 2 milioni di dollari al giorno.
Si tratta, chiaramente, di numeri riferiti a grandi aziende. Per chi gestisce una piccola struttura, in cosa si traduce tutto questo? Si sa della ritrosia di molti di fronte all’idea dei video promozionali: farli bene richiede tempo, competenza e, spesso, soldi. Ne vale la pena? La risposta potrebbe essere sì, e per un motivo molto semplice: come spesso abbiamo ribadito, la comunicazione sui social non è affatto come quella tradizionale. Le foto patinate o i video girati in maniera impeccabile da professionisti vanno bene in tv o, al limite, sul sito aziendale. Ma su Facebook – così come su Youtube, per esempio – anche un video girato da uno smartphone, se simpatico, interessante e, magari, virale, può riscuotere successo. Anche spendendo decisamente meno di quei due milioni di dollari al giorno per promuoverlo.
E, soprattutto, può portare visite e mi piace alla pagina fan.



lunedì 27 gennaio 2014

Social Network: il nuovo che avanza

Uno sguardo su alcune realtà emergenti, per capire dove potrebbe andare il social media marketing del futuro

Ormai non sono più una novità, anzi, fanno parte della vita quotidiana di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. Facebook, Twitter, Instagram, Pinterest, Linkedin, ultimamente anche Google+, sono i giganti che dominano l’universo dei social network. Ne consegue logicamente che, di solito, è lì che si concentrano gli sforzi di chi fa social media marketing, anche per una piccola struttura del settore turistico, ricettivo o agroalimentare.
Ma siamo davvero sicuri che sia tutto qui? In realtà, c’è dell’altro. Se Facebook e gli altri social riportati qui sopra sono indiscutibilmente i giganti che dominano la scena, a cercare bene si scoprono infatti alcuni “nanetti”, che per ora vivono all’ombra del giganti, ma che paiono avere in alcuni casi le caratteristiche per crescere e che, quindi, meritano la nostra attenzione. Vediamo i più interessanti.
La comunicazione social, abbiamo ribadito più volte, mette al proprio centro il potere delle immagini. Da lì, il successo di piattaforme come Instagram. Mobli ne costituisce un’interessante alternativa. Secondo Mashable, a novembre 2013 poteva vantare ben 12 milioni di utenti nel mondo. Mobli è animato dallo stesso concetto di fondo di Instagram: la condivizione di immagini. Rispetto al suo più famoso concorrente, però, offre una serie di funzionalità aggiuntive, come la possibilità di cercare per luogo – es. La Statua della Libertà, o le cascate del Niagara –, che lo rendono, per certi aspetti, unico.
Medium è un’altra realtà da tenere d’occhio. Si tratta di una piattaforma di blogging, che mette a disposizione uno spazio, personalizzabile tramite immagini, dove raccontare e condividere la propria storia (storytelling, dice nulla http://bit.ly/1e9TY7u ?). Il progetto appare interessante perché, a differenza di un semplice blog, il fatto di pubblicare su una piattaforma comune e social permette una visibilità ben maggiore. Non manca una piccola community di autori italiani. Unica, piccola pecca: si può effettuare il login solo tramite il proprio account Twitter.
Le app per chi svolge attività fisica, come Runkeeper, sono ormai una solida realtà. Dispongono di una serie di funzionalità: registrano tramite gps il percorso effettuato, il tempo impegnato, in molti casi fanno una stima delle calorie bruciate. Tengono poi memoria nel corso del tempo dei risultati raggiunti, al fine di monitorare i propri miglioramenti. Una specie di personal trainer virtuale, insomma. Infine, consentono di condividere queste informazioni con altri utenti mediante le piattaforme social. Ciò cui forse nessuno ha ancora pensato, però, è che potrebbe essere interessante integrare tutte queste funzionalità in una app finalizzata alla scoperta di un territorio specifico, dei suoi percorsi secondari e delle sue perle nascoste. Un’idea per chi fa marketing territoriale.

lunedì 21 ottobre 2013

Storytelling: sempre più strutture lo utilizzano

L’arte di fare marketing raccontando storie, magari per immagini, è sempre più importante nel Social Media Marketing. Cruciale, come sempre, la formazione

L’avvento dei Social Network, oramai non è più una novità, ha rivoluzionato il modo di fare marketing un po’ in tutti i settori, quindi anche in quello turistico ed enogastronomico. Concetti nuovi, magari all’inizio un po’ ostici, come quello di Social Media Marketing, si sono fatti largo con prepotenza nel linguaggio degli operatori del settore e tutti sono dovuti ricorrere alla formazione per tenersi al passo con i tempi.
Ma i cambiamenti, si sa, non finiscono mai, e in un settore come quello del web corrono a velocità vertiginose: ecco che da un anno a questa parte si parla sempre più spesso di Storytelling, ovvero dell’arte di fare marketing attraverso il racconto di storie. Spesso si tratta della propria storia, ovvero di quella della propria azienda, dietro la quale ci sono sempre racconti di vita, storie di famiglie che narrano di un territorio e delle sue tradizioni. Tutto questo si può poi fare utilizzando la forza evocativa delle immagini, ed ecco che si parla allora di Visual Storytelling.
Anche in questo caso, però, ci sono regole, che spesso è difficile trovare scritte da qualche parte, per ottenere il migliore risultato. Linee guida a cui attenersi, trucchi da utilizzare. E’ evidente che ancora una volta un’adeguata formazione può fare la differenza: un utilizzo improvvisato ed incerto dello storytelling non ha certo gli stessi effetti di un suo uso consapevole e maturo.
Per rispondere a queste esigenze, la Eguides Academy propone i nuovi corsi: “Storytelling, il marketing del c’era una volta”, e “Marketing esperienziale: progettare esperienze turistiche”. I corsi si terranno nel mese di novembre presso la sede di Eguides, in via Pontestura, 83 a Camino, in provincia di Alessandria . Qui programmi completi e costi.
Ai due corsi sono affiancabili il corso base di web orientering, il corso avanzato con parte pratica, ed il corso SEO. Sono anche disponibili pacchetti soggiorno relax in agriturismo+corsi.
Per informazioni sulle date e prenotazioni: tel.0142.469815 oppure scrivere a: info@eguides.it  

lunedì 27 maggio 2013

Comunicare sui social: cosa funziona davvero?

Il social media marketing è ormai adottato in massa da molti operatori. Ma comunicare in modo davvero efficace non è da tutti. Ecco alcuni spunti.

“Ho aperto una pagina Facebook”, oppure “Ho attivato un account Twitter”. Quante volte capita di ascoltare operatori che ci comunicano, soddisfatti, di essersi lanciati nel mondo del social media marketing, convinti che “basti esserci” per accogliere chissà quali fantastici frutti. Beh, non è così. Perché (e lo sa bene chi fa social marketing da tempo) per ottenere like o follower occorre tempo, e perché una comunicazione efficace e coinvolgente non è affatto scontata.
Innanzitutto, chi apre un canale promozionale sui social, ha come primo obiettivo quello di fare numero: senza persone che ci leggono, è inutile che promuoviamo la nostra struttura. Qui tuttavia risiede il primo, grande errore in cui si può cadere: le persone non sono numeri. Chi sceglie di seguirci, con un like o con un follow, va poi accudito con attenzione giorno dopo giorno, pena il rischio di perderlo. Che fare dunque? Innanzitutto, occorre avere chiaro in testa chi è la nostra platea. Evitare assolutamente, quindi, di pubblicare contenuti troppo generici, banali o scontati. In secondo luogo, domandarsi: cosa si aspettano le persone che ci seguono? Di cosa hanno bisogno? Se le risposte più specifiche a queste domande dipendono ovviamente dal contesto in cui ognuno opera, ci sono comunque alcune regole generali. Le persone, sui social network così come nella vita reale, hanno bisogno di sentirsi amate, ascoltate, accudite: hanno bisogno, insomma, di qualcuno che si prenda cura di loro. Ecco perché è importante, ancor più che parlare, stare ad ascoltare. Se un cliente scrive sulla bacheca della struttura per un’informazione, è fondamentale rispondere nel minor tempo possibile in maniera gentile, informale, precisa. Le persone hanno poi bisogno di divertirsi e di ridere, e di sentirsi valorizzate. Siate arguti, ironici, spiazzanti: il pubblico apprezzerà.
Fondamentale, poi (non ci stancheremo mai di ripeterlo), non dare vita ad una comunicazione istituzionale come quella del sito. La gente non va sui social per essere bombardata di pubblicità, ma per comunicare con altre persone. Bisogna essere spontanei, suonare umani. Fate domande, stimolate la curiosità delle persone, spingetele ad interagire. Una bacheca o un account vivo, brulicante di interazioni, è il miglior segnale di una comunicazione che funziona.
Infine: essere utili. Fornire informazioni interessanti per chi ci segue, è ovviamente un ottimo modo per catturarne l’attenzione. Molti ristoranti condividono i propri menu, o i piatti della settimana o del mese. Perché poi non pensare di fornire indicazioni sugli eventi che si svolgono in zona nel week end? Un nostro follower appassionato di auto storiche potrebbe non avere in programma di venire a trovarci a breve, ma se gli comunichiamo che si svolgerà un raduno di auto classiche, potrebbe cogliere la palla al balzo e prenotare.
La comunicazione social richiede tempo, passione, co
stanza, prove ed esperimenti. Ma è l’unico sentiero da percorrere se si vuole davvero cogliere le opportunità (notevoli) del social media marketing.

lunedì 6 maggio 2013

Google Adwords e Google+, sempre più integrati

Diversi indizi suggeriscono che il sistema di inserzioni pubblicitarie di Google va verso un’integrazione sempre più spinta con il motore di ricerca

La notizia è stata lanciata direttamente sul blog ufficiale di Adwords  con questo esempio:


Di cosa si tratta? A prima vista, sembrerebbe una normale inserzione pubblicitaria. Ad un’occhiata più attenta, però, si può notare qualcosa di nuovo. Nell’ultima riga, infatti, compare un rimando alla pagina Google+ della celebre bevanda energizzante, ed al numero dei follower che la medesima pagina vanta. Non vi ricorda molto da vicino i concetti su cui si basano le Facebook Ads, come la riprova sociale? Constatare che un grande numero di utenti segue quella pagina, spinge chi visualizza l’inserzione a ritenere che valga la pena farlo a propria volta. Da lì a cliccare sulla parte bassa dell’inserzione, atterrare sulla pagina ufficiale Google+ ed iniziare a seguirla, il passo è breve. Ed il tutto è perfettamente in linea con i dettami della comunicazione social, qui estremanente integrati con il sistema delle Ads.
Google le chiama Annotazioni Social. Chiunque può iniziare da subito ad utilizzarle? Diciamo che, per il momento, a Mountain View hanno posto, comprensibilmente, alcuni paletti, dei requisiti che occorre rispettare per potere accedere al sistema. Innanzitutto, com’è logico, occorre avere una campagna Adwords attiva ed una pagina Google+ aperta. La seconda, inoltre, deve possedere un URL verificato e corrispondente all’URL dell’annuncio. La pagina deve poi soddisfare altri requisiti per poter accedere al sistema delle Annotazioni Social: post recenti (in modo da dimostrare di essere regolarmente attiva al di là della campagna pubblicitaria), considerati di elevata qualità in base ad una serie di standard stabiliti dal sistema, e deve infine contare almeno 100 follower.
Se tutti i requisiti sono soddisfatti, per ottenere le Annotazioni Social è sufficiente gestire la voce “estensione degli annunci” nel sistema Adwords. A questo punto sorge spontanea una domanda: i costi? E qui Google riserva una piacevole sorpresa: l’utente che clicca sull’annotazione social, nella parte inferiore dell’annuncio, ed atterra quindi sulla pagina Google+ corrispondente, non ci fa spendere un centesimo. Continueremo a pagare, esattamente come prima, soltanto per i click sull’inserzione vera e propria.
Insomma, il tutto appare estremamente interessante, soprattutto in chiave futura. E’ infatti evidente, e lo abbiamo ricordato più volte, come Google+ non goda al momento di grande popolarità da parte degli utenti. Ma una serie di novità  e soprattutto quest’ultima, notevole innovazione delle annotazioni social suggeriscono che presto le cose cambieranno. E come sempre, chi primo arriva…

lunedì 22 aprile 2013

Cibo e social: un abbinamento vincente


Diverse ricerche testimoniano il successo degli argomenti legati all’enogastronomia sui social network.
Parlare di cibo appassiona. Non è certo una novità, ed il successo di innumerevoli trasmissioni tv dove si cucina e si parla di cibo è lì a testimoniarlo. Ciò che ci interessa è la tendenza, confermata da un’indagine condotta da Reputazion Manager, secondo la quale l’argomento trova sempre maggior seguito anche nel web 2.0., dove i blog che parlano di fornelli e ricette sono in continua crescita, e guadagnano costantemente in popolarità.
Un paio di numeri: secondo la ricerca, sono 340 mila gli utenti italiani di Facebook che, ogni mese, seguono le pagine dei vari foodblogger. Di questi 340 mila, oltre 30 mila sono attivi quotidianamente con like e commenti ai post. Tra i contenuti che paiono riscuotere maggior successo, le immagini di piatti con descrizione della preparazione. Oltre che su Facebook, questo tipo di contenuti sembra incontrare i favori degli utenti anche su Pinterest, Instagram, Evernote Food, Vinix e Disharing. Gli ultimi 3 sono social network dedicati agli amanti della buona tavola, e vantano una comunità di fedeli in continua crescita.
Non solo: anche le più popolari trasmissioni tv che parlano di enogastronomia raggruppano community di migliaia di utenti che si scambiano opinioni sulle ultime puntate andate in onda. La celebre “Cotto e Mangiato”, per esempio, risulta essere tra i cinque programmi italiani con più fan su Facebook, mentre “Masterchef” è tra i trend topic di Twitter.
Tra le ultime tendenze che paiono prender quota, il cosiddetto “piatto social”: il ristorante propone ai propri fan, o follower, una serie di alternative, o ingredienti, tra cui scegliere, e l’opzione che ottiene maggior successo va a comporre il piatto social della settimana.
Moda? Tendenza passeggera? Qualunque sia la natura del fenomeno, risulta innegabile che l’argomento cibo e vino è tra quelli che più appassionano e fanno discutere gli appassionati. Essere “social” e condividere, far conoscere e commentare i propri piatti su un blog o su un social network pare essere sempre più una strada da percorrere per ristoranti, trattorie, agriturismo, wine bar.
Come sempre, chi è bravo emerge.

Facebook Ads: come renderle efficaci


Regole e consigli per ottenere il meglio da una campagna pubblicitaria su Facebook

Ne abbiamo già parlato qui : le Facebook Ads (campagne pubblicitarie) sono uno degli strumenti più efficaci per fare marketing su Facebook (sia per vendere prodotti e servizi, che per fare Brand Reputation), presso chi è già nostro fan, o presso chi non lo è ancora. Cerchiamo ora di approfondire il discorso (che è molto complesso).
Innanzitutto: come creare una campagna efficace? Il primo, fondamentale passo è la profilazione del target: a chi voglio rendere visibile il mio messaggio? Può apparire un passaggio scontato, ma Facebook ha creato a tale scopo uno strumento molto potente e raffinato, e non sempre è facile centrare il bersaglio. L’unico consiglio è provare e riprovare, solamente l’esperienza porta a migliorarsi. Soprattutto, non bisogna avere paura di restringere il campo aggiungendo parole chiave: una buona profilazione ne richiede spesso decine e crea quindi un target molto specifico (per zona, età, interessi).
Una volta ottimizzata la profilazione, occorre creare un annuncio efficace. A questo scopo, diventa cruciale la scelta del titolo. Innanzitutto, questo deve essere generato tenendo bene a mente il target di riferimento. In secondo luogo, alcuni accorgimenti possono renderlo più accattivante ed in grado di attirare l’attenzione. Per esempio, un titolo posto sotto forma di domanda, pare riscuotere maggior successo rispetto a uno simile formulato come un’affermazione. Idem se nella frase evidenziamo un problema (magari sotto forma di domanda) con relativa soluzione da noi proposta (espressa come esclamazione). Ancora, può essere utile utilizzare una call to action, per esempio “scopri”, “guarda”, o “clicca qui”, oppure ricorrere ad alcune parole chiave che stimolano in modo particolare il lettore, come “Ecco” o “Questo” o, neanche a dirlo, “Gratis”! Una leva molto potente è sempre realizzata dal principio di scarsità (es. “solo per i primi cinquanta utenti”, o “solo per i nostri fan”).
Infine, può venire in nostro aiuto anche il meccanismo che sta alla base del successo stesso di Facebook: la riprova sociale. Se un’inserzione pubblicitaria riporta il numero di like o di condivisioni ottenute, da un lato tranquillizza l’utente incerto sul fatto di cliccarla o meno, dall’altro lo spinge a scoprirla, se i numeri relativi alle interazioni sono lelevati, o se qualche suo amico ha a sua volta cliccato sull’inserzione.
Infine: la scelta dell’immagine. Innanzitutto, occorre ricordare queste possono avere al massimo dimensioni di 100x72 pixel (se eccedono questi parametri, Facebook le ridimensiona), e che quindi il formato è quello 16:9. Va da sé che l’immagine è l’elemento probabilmente più importante per la creazione di un’inserzione efficace: viste le dimensioni ridotte, sarà importante sceglierle chiare, semplici, con un numero ridotto di particolari, pertinenti all’oggetti dell’inserzione, meglio se contenenti volti umani (attirano l’attenzione). Le immagini possono poi contenere testo (massimo il 20% dello spazio, altrimenti Facebook non le accetta).
L’Importante è che titolo ed immagini siano chiari, e permettano all’utente di comprendere immediatamente cosa gli stiamo offrendo.
Per concludere: l’ultimo passaggio per la creazione di una campagna Facebook efficace è costituito dalla landing page, di cui abbiamo parlato qui.

lunedì 15 aprile 2013

La Newsletter: funziona o no? Ecco i parametri per scoprirlo

Alcuni punti chiave da tenere sotto controllo per sapere se le nostre comunicazioni giungono in maniera efficace ai clienti

La cara e vecchia Newsletter può essere ancora uno strumento utile (ne abbiamo parlato qui ). A patto, però, che non finisca direttamente nel cestino dei nostri clienti come lo spam, che venga aperta e letta, e che i destinatari le restino fedeli. Possono sembrare parametri banali e dettati dal semplice buon senso, ma la domanda è: siamo certi di conoscerli e di averli sotto controllo? Ecco alcuni dei parametri fondamentali da monitorare, solitamente contemplati dai principali software per la gestione e l’invio di newsletter.

1.    Spam  La nostra newsletter viene percepita come spam? Qual è la percentuale di destinatari il cui client di posta la cestina automaticamente? Si tratta chiaramente di un parametro fondamentale, migliorabile limitando il numero di link all’interno della Newsletter, ed evitando, per quanto possibile, alcune parole chiave (qui un esaustivo elenco in inglese).
2.    Open rate Si tratta di un altro parametro fondamentale: qual è la percentuale delle comunicazioni che viene aperta dai destinatari? Tenere sotto controllo l’andamento di questo parametro nel tempo consente, per esempio, di capire in quali giorni, o in quali ore del giorno, conviene inviare le nostre comunicazioni.
3.    Click Quanti destinatari hanno in qualche modo interagito con la newsletter, magari cliccando su uno dei link in essa contenuti? Si tratta di un altro parametro importante, perché permette di capire quante persone sono state realmente interessate dai contenuti proposti.
4.    Mail respinte  Le mail che tornano indietro indicano generalmente indirizzi errati, inesistenti o inutilizzati da tempo: conviene eliminarli dalla mailing list.
5.    Disiscrizione  Se notiamo che un certo numero di destinatari si sta disiscrivendo dalla mailing list, stiamo evidentemente sbagliando qualcosa. Occorre cercare di rivedere contenuti, tempi e frequenza di invio, target cui ci rivolgiamo, modalità in cui abbiamo raccolto gli indirizzi e mail.

lunedì 8 aprile 2013

Monferrato: mappe cicloturistiche su smartphone

Un esempio di web marketing turistico per rilanciare il territorio
Nell’era della comunicazione, si sa, è tutta una questione di immagine. Riuscire a comunicare un’idea, una visione precisa di un brand, di un prodotto o di un territorio fa spesso la differenza tra l’avere successo o no. Il Monferrato, splendido territorio collinare del Piemonte meridionale, dalle notevoli potenzialità solo in parte sfruttate, ha sempre avuto questo problema: quali leve utilizzare per acquisire visibilità? Dove posizionarsi sul mercato? Certo, c’è l’enogastronomia. Ma da sola probabilmente non basta, e soprattutto non permette di differenziarsi dagli altri innumerevoli territori italiani che puntano sul mangiare e bere bene.
Da queste considerazioni nasce “Outdoor nel cuore del Piemonte”. Si tratta dell’individuazione di itinerari escursionistici adatti a ciclisti, amanti del trekking e delle passeggiate a cavallo, da tracciare su strade comunali asfaltate e campestri inghiaiate. Il progetto, nato su iniziativa dell’associazione turistica “La Valcerrina tra Colli e Castelli del Monferrato”, è stato illustrato da Maurizio Vellano: “l’idea è nata dalla riflessione che il territorio monferrino non è mai stato considerato come un’azienda: il prodotto Monferrato dà un’immagine di insufficiente offerta e competitività, inoltre manca una strategia di vendita e di promozione. Il nuovo indirizzo strategico è l’introduzione sul mercato di un prodotto specifico che caratterizzi l’offerta: i percorsi natura”.
E’ già stata individuata una serie di tracciati on e off road, dai più semplici a quelli adatti agli esperti. Gli itinerari verranno quindi inseriti su app per dispositivi Android e Apple, pubblicate sui rispettivi stores on line. Ai turisti non restarà che scaricare le app sui propri dispositivi mobili, ed utilizzare gli itinerari tramite il proprio gps. Oltre all’itinerario dell’escursione, saranno presenti sulla mappa anche le strutture ricettive per l’ospitalità, ed i punti di interesse culturale, storico o naturalistico. Un notevole plus garantito dalle app saranno poi le mappe on board: l’intera mappa del percorso sarà cioè scaricabile sul proprio dispositivo preventivamente, in modo da non necessitare di una connessione dati al momento dell’escursione, ma solamente di un segnale gps. Questa caratteristica costituisce un notevole vantaggio soprattutto agli occhi della clientela straniera, perché consente di evitare una costosa connessione dati in roaming.
Oltre alle app per gli stores on line, verrà poi realizzato un portale per la promozione degli itinerari. Lo stesso sarà oggetto di una mirata campagna SEO, al fine di garantirne un’adeguata visibilità presso i potenziali fruitori. Il secondo canale promozionale sarà infine costituito dal mondo dei Social Network (Fan Page Facebook, Twitter, You Tube, ecc), in particolare con adeguate campagne pubblicitarie su Facebook. La peculiarità di queste ultime risiede nella loro efficacia nell’intercettare la cosiddetta domanda latente (mentre Google, e le ricerche web classiche, intercettano quella consapevole, ovvero la domanda nel momento stesso in cui l’utente effettua una ricerca con le parole, per esempio, “Monferrato trekking”), ovvero il bacino di appassionati che sarebbero, appunto, potenzialmente interessati agli itinerari cicloturistici ed escursionistici in Monferrato, ma semplicemente ancora non sanno che esiste questo territorio.
Il progetto “Outdoor nel cuore del Piemonte”, quindi, intende sfruttare le leve del web marketing turistico per fornire un’identità precisa al territorio monferrino e per rilanciarlo in un ambito, quello del ecoturismo, che ha registrato uno dei più alti indici di crescita negli ultimi anni. Gli ingredienti per un case history di successo ci sono tutti, non resta che restare a vedere.

lunedì 18 marzo 2013

Il Blog: strumento utile o insostenibile?


Aprire e gestire un blog non è semplice, richiede tempo ed energie, ma può essere un ottimo strumento di marketing per la propria struttura. Vediamo pro e contro.

E se aprissi un blog? E’ una domanda che si pongono in molti, anche tra i gestori o proprietari di strutture turistiche. L’idea appare stimolante, ma l’impegno ed il tempo necessari per gestirlo rappresentano spesso un freno. Se da un lato disporre di uno spazio tutto proprio dove pubblicare contenuti riguardanti la propria attività rappresenta probabilmente il massimo dal punto di vista della comunicazione, dall’altro le energie richieste per la creazione di contenuti sempre nuovi, originali e stimolanti, rendono questo strumento non facilmente sostenibile per chi ha mille altre incombenze quotidiane. A tutto questo va poi aggiunta la necessità di trovare un pubblico disposto a seguirci: non sono pochi i casi di blog di qualità, chiusi dopo poco tempo per l’assenza di lettori. Come e dove trovare questi ultimi?
Cerchiamo di fare chiarezza e procediamo con ordine. Innanzitutto, un blog ben fatto e ricco di contenuti di qualità è una manna dal cielo per la nostra struttura. Per una serie di motivi: affiancato al sito aziendale, salva quest’ultimo dalla staticità e fornisce contenuti sempre nuovi, tanto cari ai motori di ricerca e rilevanti per il SEO; aiuta a coinvolgere i clienti nelle discussioni, stimolandone la fidelizzazione; convoglia traffico da utenti che non conoscono la struttura, e che potrebbero in seguito diventarne nuovi clienti; Infine, piattaforme come WordPress o Blogger hanno da tempo reso più semplici anche ai non addetti ai lavori la creazione e la gestione tecnica.
Chiarito che un blog può essere una risorsa preziosa per la nostra attività, occorre con altrettanta fermezza sottolineare che la sua gestione non è per nulla semplice. Innanzitutto, prima ancora di imbarcarsi nell’avventura, bisogna porsi alcune domande: quanto tempo ho per gestire il blog? E se ho tempo a sufficienza, sono portato per la comunicazione scritta? Questo è un dettaglio non irrilevante: a parità di contenuti, uno stile per lo meno chiaro e scorrevole fa la differenza, e non tutti sono portati per la scrittura. Nel caso, può essere utile individuare una figura professionale all’interno della struttura che, opportunamente formata, proceda con la stesura dei testi, magari dietro suggerimento degli argomenti da trattare.
Altra domanda cruciale: ho argomenti sempre nuovi, originali ed interessanti di cui parlare? Le persone seguono i blog interessanti, e scrivere cose interessanti non è affatto semplice. Sulle prime può essere utile trarre ispirazione da altri blog, ricalcarne in qualche modo il percorso, ma alla lunga diventa fondamentale essere originali: il blog deve riflettere l’unicità della struttura cui fa riferimento. Una buona soluzione può essere quella di raccontare i dietro le quinte, la creazione delle ricette, le storie delle persone che lavorano nella struttura (a proposito, abbiamo parlato di storytelling).
Inoltre: ogni quanto tempo penso di pubblicare un nuovo pezzo? Si tratta di un quesito su cui è fondamentale fare chiarezza il prima possibile. Se da un lato non è infatti indispensabile avere qualcosa di nuovo da dire ogni giorno, è altrettanto vero che è importante pubblicare con cadenze il più possibile regolari. L’ideale è uscire con le novità sempre lo stesso giorno della settimana, in modo che chi ci segue sappia quando aspettarsi qualcosa. Due volte al mese può andar bene, purché si esca con regolarità.
Ancora: ho gli strumenti per l’invio di una newsletter? Si tratta di uno strumento indispensabile da affiancare al blog, per informare i nostri clienti e chi ci legge che siamo usciti con un nuovo pezzo. Ecco allora che diventa fondamentale creare e gestire una newsletter che funzioni. Ne abbiamo parlato qui.
Altra questione rilevante: ho molti clienti stranieri? Se la risposta è sì, la gestione del blog potrebbe complicarsi. Diventa infatti evidente che non posso raggiungere la clientela straniera scrivendo in italiano. Ecco che affiancare ai contenuti scritti in lingua madre la traduzione almeno in inglese diventa indispensabile.
Infine, la domanda più importante di tutte: come e dove trovo i lettori? Come detto, la mancanza di pubblico è tra le prime cause di abbandono dei blog. Invitare i clienti e, in generale, i nostri contatti tramite la newsletter costituisce senz’altro un primo passo fondamentale, ma non può bastare. Il blog va promosso, né più né meno del sito, della pagina fan su Facebook, del canale Twitter o Google+ o Pinterest. E proprio i social network costituiscono uno dei canali più importanti per far conoscere un blog. A patto, come sempre, di non esagerare: se la nostra presenza su Facebook o Twitter si limita alla pubblicazione di link che rimandano al nostro blog, è probabile che chi ci segue ci percepisca dopo poco tempo come generatori di spam, con un prevedibile e catastrofico effetto boomerang.
Insomma, come si può facilmente comprendere, la creazione di un pubblico di lettori fedeli è operazione tutt’altro che semplice, e soprattutto lunga e faticosa. Richiede diversi mesi (o anni) e di fatto non finisce mai. Un po’ come la promozione dei canali social, del resto. Ma se si avrà costanza (e contenuti di qualità) le soddisfazioni e i risultati prima o poi arriveranno. E con essi, arriveranno anche i tanto attesi commenti da parte dei lettori, che movimenteranno finalmente il nostro blog. A quel punto, ovviamente, ai commenti occorrerà rispondere in maniera tempestiva e puntuale. Ulteriore dispendio di tempo ed energie? Come si usa dire: chi ha voluto la bicicletta…

venerdì 1 marzo 2013

9 consigli su Facebook, da parte di Facebook

In un documento del 2011 recentemente rispolverato, il team del social in blu fornisce alcuni suggerimenti per una gestione efficace della Pagina Fan


Il social media marketing non è più una novità. E’ ormai qualche anno che molte aziende hanno intrapreso strategie di comunicazione sui social network, Facebook in primis. I risultati non sono sempre all’altezza delle aspettative, ed è per questo che con il tempo è nata la figura del consulente: un esperto di social che aiuta e consiglia nella gestione ottimale di una pagina fan: questo blog ne è un esempio.
Se per una volta, tuttavia, a dispensare consigli sono gli uomini di Facebook in carne ed ossa, vale sicuramente la pena leggere ciò che hanno da dirci: chi più di loro può sapere cosa davvero funziona, e cosa no, in una strategia di comunicazione attraverso una Pagina Fan? E’ ciò che è accaduto con la pubblicazione di queste dispense (qui in inglese), datate in realtà 2011 ma recentemente rispolverate: i consigli, come si può facilmente notare, sono assolutamente attuali. Vediamoli uno per uno.
1. Siate sintetici
Se Twitter ha fondato il proprio successo sul limite dei 140 caratteri, anche gli uomini di Facebook ci dicono che i post concisi sono i più efficaci. Studi statistici indicano che contenuti testuali che contengono al massimo 250 caratteri (meno di tre righe) ottengono il 60% in più di like, condizioni e commenti. Questi contenuti non necessitano inoltre di essere espansi per essere letti per intero (una regola aurea del web recita: meno click, maggiori risultati), e sono più fruibili e condivisibili.
2. Un’immagine vale più di cento (o mille) parole 
L’abbiamo sottolineato più volte (http://bit.ly/WtUSQD ), e questa volta ce lo dicono anche quelli di Facebook. I post con contenuti visuali (foto o video) ottengono dal 120 al 180% in più di popolarità rispetto a quelli solo testuali. Da non dimenticare la seconda regola fondamentale della comunicazione social: dimenticatevi le immagini patinate in stile brochure. Su Facebook funzionano immagini dinamiche, divertenti, i dietro le quinte, le foto dello staff. Siate creativi, siate originali.
3. Pubblicate contenuti con regolarità
Non esiste una regola universale circa la frequenza con cui conviene postare (qui abbiamo analizzato la questione). Ogni struttura si regola in base ad una serie di tentativi, ed alle esigenze della propria clientela. L’importante è fissare un obiettivo, e mantenerlo: due o tre post la settimana possono bastare, però non fateli mai mancare ai vostri fan. Evitate di eccedere e di spammare: l’effetto sarebbe quello di un boomerang.
4. Coinvolgete i vostri fan con domande
Un Social Network è, per definizione, un luogo dove la dimensione sociale è fondamentale. L’Interazione con i fan, lo scambio di pareri, battute ed opinioni non dovrebbe mai mancare in una Pagina Fan che funzioni. Cercate quindi di coinvolgere chi vi segue con domande, quiz, richieste di opinioni sul vostro operato. Di solito, chi vi segue è felice di darvi il suo parere. Potete anche utilizzare l’applicazione per creare sondaggi: di solito genera una buona partecipazione.
5. Provate i post “Fill in the blank”
Se i vostri fan apprezzano il fatto di essere interpellati, perché non provare a coinvolgerli anche con I post “da completare”? Ricerche di Facebook hanno stabilito che questa tipologia di contenuti riscuote il 90% di successo in più rispetto ad un post tradizionale. Un semplice esempio: se siete produttori di vino, invitate i vostri fan a completare il seguente post: “Stasera abbinerei un bicchiere del Rosso Superiore Riserva con un piatto di …”. Le risposte non tarderanno ad arrivare.
6. Create contenuti esclusivi riservati ai vostri Fan
Chi decide di cliccare like alla vostra pagina, gradisce l’idea di entrare a far parte di un club esclusivo e di ricevere le attenzioni e le coccole riservate ai vostri migliori clienti. Create contenuti esclusivi apposta per i vostri fan: sconti, promozioni, eventi dedicati fanno leva sul principio di scarsità e generano fidelizzazione. Provate anche con vantaggi speciali con scadenza a tempo.
7. Create ricompense per i vostri migliori fan
Generate concorsi, quiz, indovinelli, e ricompensate chi vince con vantaggi esclusivi. Tutto ciò aumenta la frequenza di interazione con i vostri fan e genera fidelizzazione.
8. Siate sul pezzo
Se non c’è nulla di più triste del menu di Capodanno ancora in bella vista quando ormai si avvicina Pasqua, essere attivi con contenuti d’attualità genera invece entusiasmo e popolarità. Create post che parlino del momento, dell’evento, della ricorrenza o della festività in corso.
9. Dite cose diverse a gente diversa
L’avvento dei post sponsorizzati ha acceso i riflettori sull’importanza di targettizzare i contenuti, ma in realtà porre attenzione a cosa raccontare a chi è sempre stato fondamentale. Se volete pubblicizzare il menu del pranzo di Pasquetta, probabilmente non ha molto senso farlo con i vostri fan statunitensi: difficilmente si sobbarcheranno un volo transoceanico solo per venire a pranzo da voi. In questo caso, conviene riservare la comunicazione ai fan che vivono in un raggio di un centinaio di chilometri dalla vostra struttura. Discorso inverso per un last minute riguardo ad un soggiorno di una settimana a luglio: in questo caso difficilmente il discorso potrà interessare a chi abita a pochi chilometri da voi, mentre i vostri fan statunitensi potrebbero essere molto sensibili all’argomento.

venerdì 15 febbraio 2013

E-commerce e Social Network, quale futuro?


Twitter e Facebook stanno testando interessanti modalità di acquisto sulle proprie piattaforme.
E-commerce, la storia infinita. La discussione sulle reale potenzialità del commercio on-line, su varie piattaforme e con diverse modalità, si protrae da tempo immemore, e molto probabilmente continuerà per molto ancora. Su un punto, tuttavia, gli esperti del settore si sono sempre trovati piuttosto d’accordo: i Social Network non sono il posto migliore per le compravendite dirette. Nate e concepite per essere gratuite e per favorire i rapporti tra persone, le piattaforme social sono da sempre giudicate poco consone alla vendita diretta di beni e servizi. Ma se la tendenza stesse cambiando? Alcuni recenti indizi lasciano supporre che qualcosa bolla in pentola. Vediamo nel dettaglio cosa sta succedendo.
San Valentino, si sa, oltre che la festa degli innamorati, è un’ottima occasione di business. E quest’anno Twitter, in partnership con American Express, ha lanciato un’interessante iniziativa a riguardo. Da pochi giorni, limitatamente agli Stati Uniti, è infatti possibile twittare l’oggetto che si desidera acquistare, e riceverlo comodamente a casa entro pochi giorni. Come funziona? Per prima cosa occorre registrare la propria carta American Express, non prepagata o aziendale, e possedere un account Twitter pubblico. Twittando la parola chiave relativa al prodotto che si vuole acquistare, l’utente riceve quindi una conferma dell’inizio della transazione dall’account @AmexSync. Una volta ritwittato il messaggio, la procedura si completa via e-mail in 15 minuti.
Del resto, la partnership con Twitter non è che l’ultima iniziativa da parte di American Express legata al mondo dei social network. Tramite il programma Amex Sync, infatti, American Express offre un ampio sistema di sconti anche su Foursquare, Xbox Live e Facebook.
E proprio il social network in blu ha recentemente lanciato per i suoi utenti statunitensi una Gift Card ricaricabile che permetterà di trasformare i buoni social in prodotti da acquistare sul Gift Shop. Vediamo come funziona. Volete fare un regalo ad un vostro amico di Facebook (o al\alla vostro\a fidanzato\a per San Valentino)? Andate sul social network, scegliete un’agenzia di distribuzione come Sephora, Olive Garden o Jamba Juice, e selezionate l’importo che intendete regalare (da 8 a 100 dollari). La transazione viene quindi notificata per e mail al destinatario, che riceverà entro pochi giorni la relativa Gift Card del valore corrispondente, spendibile per acquistare ciò che preferisce sul distributore da voi scelto.
Certo, si tratta in entrambi i casi di iniziative limitate per il momento al mercato USA, e non è possibile conoscere con esattezza entro quanto tempo queste novità giungeranno anche da noi. Di sicuro, tuttavia, le grandi piattaforme social stanno studiando tecniche e modi per diventare anche piazze virtuali adatte all’e commerce. Si tratta di una rivoluzione che non potrà che cambiare radicalmente il modo in cui intendiamo il social media marketing e, come sempre, essere preparati è il modo migliore per cogliere al volo le nuove opportunità.

venerdì 25 gennaio 2013

La rivoluzione di Facebook: il Graph Search


E’ pronto il nuovo motore di ricerca del re dei social network: cosa cambia per il marketing turistico?

Rivoluzione in casa Facebook: la scorsa settimana, il popolare social network ha lanciato il proprio innovativo motore di ricerca interno, denominato Graph Search. Si tratta probabilmente della novità più rilevante dai tempi dell’introduzione della Time Line. Cerchiamo di capire in cosa consiste, e cosa può comportare per chi fa marketing tramite una fan Page.
Graph Search è al momento disponibile per un limitato numero di utenti statunitensi, ma in breve sarà accessibile a tutti. Si tratta di un vero e proprio motore di ricerca che consente di effettuare ricerche molto dettagliate all’interno di Facebook. Sarà possibile, in pratica, effettuare ricerche per persone, aziende, luoghi, interessi, inserendo una o più parole chiave, proprio come accade oggi con Google. L’aspetto rivoluzionario del Graph Search, rispetto ai classici motori di ricerca, consiste nel fatto che permette di eseguire ricerche mediante un lessico molto naturale ed intuitivo per l’utente. Se, per esempio, un utente inserisce nel motore di ricerca la frase “i miei amici che hanno i miei interessi”, e tra gli interessi di quell’utente Facebook sa che compaiono, per esempio, “enogastronomia”, “trekking” e “vino”, Graph Search mostra nei risultati tutti gli amici che condividono quegli stessi interessi.
Fin qui è legittimo pensare “bello”, ma nulla più. Molto più interessante, però, è una ricerca effettuata per luoghi. Se infatti l’utente digita per esempio “ristoranti a Milano che piacciono ai miei amici”, tra i risultati compaiono le Fan Page di quei ristoranti milanesi che hanno ricevuto il “mi piace” dagli amici dell’utente. Se la ricerca è “Hotel in Liguria che piacciono ai miei amici e ai loro amici”, i risultati mostrano le Fan Page degli hotel della riviera ligure che a cui non solo gli amici, ma anche gli amici degli amici, hanno messo il like. Inutile sottolineare come il discorso si faccia decisamente più intrigante.
Ma dove risiede, nel dettaglio, l’aspetto rivoluzionario del Graph Search? Consiste, in sostanza, in un vero e proprio ribaltamento dei principi su cui Facebook si basa per incentivare gli utenti a creare connessioni. Finora, infatti, il marketing sul social network ha fondato il proprio successo sulla capacità di intercettare la cosiddetta domanda latente: se anche in un preciso momento un utente non è interessato a fare una vacanza in Liguria, il fatto di notare che un proprio amico ha cliccato “mi piace” ad un hotel ligure, è un ottimo incentivo a tenere in considerazione quell’hotel per il momento in cui sarà ora di andare in Liguria, perché ci si fida del parere dei propri amici, e perché quel “mi piace” esprime un apprezzamento disinteressato, e quindi sincero (concetto di riprova sociale). E’ un ottimo sistema, ed il successo del social marketing lo testimonia. Il suo problema è che si basa appunto sulla domanda latente, non intercetta cioè (o lo fa in piccola parte) i bisogni immediati dell’utente.
Il Graph Search va invece proprio in questa opposta direzione, ovvero intercetta la domanda consapevole, i bisogni degli utenti nel momento preciso in cui si manifestano.
Cosa cambia per chi fa marketing su Facebook? Premesso che occorrerà attendere il momento in cui il Graph Search sarà disponibile anche da noi per esplorarne e comprenderne appieno le funzionalità, un aspetto appare evidente: costituisce un ottimo motivo in più per continuare a far conoscere la propria struttura su Facebook, incentivando le interazioni, i commenti e i “mi piace” da parte dei clienti-fan. Il risultato non potrà che essere un ulteriore guadagno in termini di visibilità per la propria attività.