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lunedì 16 novembre 2015

Google, arriva RankBrain


Il nuovo sistema di intelligenza artificiale arriva dopo anni di studio e va nella direzione di superare le parole chiave e favore della ricerca semantica e dei contenuti di qualità

Non è un nuovo algoritmo, ma dà una bella mano a quello esistente. Così, in estrema sintesi, si può riassumere l’arrivo di RankBrain, il sistema di intelligenza artificiale ad apprendimento automatico recentemente introdotto da Google.
Cos’è un sistema di intelligenza artificiale ad apprendimento automatico? In sostanza, è un sistema in cui il computer insegna a se stesso come fare qualcosa senza che gli venga insegnato dall’uomo. Affascinante ed anche un po’ inquietante (vengono in mente certi film di fantascienza, tipo Matrix), ma in questo caso non c’è da temere: RankBrain è volto unicamente a migliorare la qualità delle SERP di Google. A Mountain View sostengono addirittura che si tratta del terzo “segnale” più importante per determinare il posizionamento di un sito nei risultati di ricerca. Per la cronaca, l’algoritmo di Google tiene conto di oltre 200 di questi “segnali”, e il fatto che gli sviluppatori ci diano informazioni sull’importanza di questo qui nello specifico è indicativo, perché di solito custodiscono i segreti del sacro algoritmo più gelosamente di quanto ad Atlanta fanno con la ricetta della Coca Cola.
Gli sviluppatori di Google dicono poi che RankBrain è il prodotto di anni di studio e che, da buon sistema di intelligenza artificiale ad apprendimento automatico, più passa il tempo, più le sue performance migliorano.
Ma in concreto, tutto ciò cosa comporta per chi gestisce il sito web di una piccola struttura. In sostanza, RankBrain prosegue il lavoro iniziato da Google con il lancio dell’algoritmo Hummingbird: superare il concetto di ricerca basata su mere parole chiave ed avvicinarsi alla ricerca semantica, ovvero per gruppi di parole, frasi e concetti affini. La ricerca semantica, in altri termini, riesce a comprendere il vero significato di un intero testo, proprio come un lettore in carne ed ossa. Ciò implica una cosa sola: il ricorso alle singole parole chiave in modo meccanico ha sempre meno senso, e ad essere premiati sono sempre più i contenuti di qualità.

Ricchezza di contenuti e testi ben scritti sono quindi requisiti sempre più determinanti per migliorare il posizionamento del proprio sito aziendale nei risultati di ricerca di Google.

lunedì 24 marzo 2014

Google e SEO: le ultime frontiere

Le regole per ottimizzare il posizionamento del proprio sito sono in continua evoluzione: vediamo le ultime novità

Come faccio ad avere più visite sul sito della mia struttura? E’ una domanda che chiunque gestisca una struttura ricettiva, anche piccola, si è posto almeno una volta. Il SEO – Search Engine Optimization – è croce è delizia per gestori e web master, nonché spesso visto come una sorta di pozione magica dalla ricetta misteriosa. In realtà gli algoritmi di Google, in continua evoluzione, tendono sempre più ad uno scopo ben preciso: premiare siti e contenuti di qualità. Ciò che è originale, ciò che è utile, ciò che ottiene visite e link, viene premiato dal motore di ricerca. Una ricetta all’apparenza semplice: ecco alcuni accorgimenti per farsi trovare pronti.
- Creare contenuti di valore su più piattaforme. Un’offerta promozionale pubblicata sul sito, se è fatta bene, è un contenuto di valore. Ma da sola probabilmente non basta. Meglio affiancarla e linkarla ad uno o più post sui social e, perché no, ad un articolo sul blog aziendale. Tenere a mente che, sempre più, per Google un contenuto di valore è un contenuto davvero utile per il cliente.
- Pensare alle parole chiave. Questo suggerimento è vecchio quanto il web, ma negli ultimi tempi qualcosa è cambiato. Google, un po’ come Facebook, pare sempre più orientato verso metodi di ricerca semantica: l’utente, attraverso il dispositivo, “parla” in maniera naturale al motore di ricerca, che interpreta la richiesta e la trasforma in risultati di ricerca. E’ evidente che il vecchio modo di pensare alle parole chiave, schematico e rigido, con la ricerca semantica non basta più. Occorre allargare i propri orizzonti, e pensare in termini di topic, ovvero di aree d’interesse, gruppi di parole. Il motore di ricerca è già in grado di raggruppare parole chiave sotto la stessa sfera di interesse e metterle in correlazione: facciamolo anche noi utilizzandole con attenzione – e naturalezza – ovunque se ne presenti l’occasione..
- La geolocalizzazione. Sempre più utenti cercano strutture ricettive direttamente dalle mappe, magari utilizzando uno strumento mobile mentre sono in viaggio. Curare i propri spazi su Google Places e Google Plus diventa sempre più strategico.
- Monitorare le performance del sito aziendale. Molte volte sono dettagli che vengono trascurati, ma è bene sapere che per Google sono molto importanti: qual è la frequenza di rimbalzo del proprio sito? Le pagine si caricano velocemente? Tenere sotto controllo ed ottimizzare l’usabilità del proprio sito può fare la differenza anche in termini di SEO.