Le inserzioni multi-immagine che permettono di abbassare il costo per click e migliorare il CTR sono ora visibili anche sulle app
Che avrebbero funzionato, è stato chiaro fin da subito. Parliamo dei Carousel Ads di Facebook, ovvero dei post sponsorizzati multi-immagine (fino a 5) e multi-link, in grado di rimandare a diverse sezioni del sito tramite la stessa inserzione. Utili per mettere in vetrina contemporaneamente più prodotti o promozioni, i Carousel Ads permettono di abbassare notevolmente il costo per click (dal 20 al 30%), ed ancora di più i costi di conversione (dal 30 al 50%). Se si sceglie di lanciare la campagna in modalità CPM, inoltre, le immagini compariranno nelle newsfeed degli utenti in base alle performance registrate: in pratica, quelle che ottengono più interazioni compaiono per prime. Tramite Insight, infine, è possibile monitorare quali link dell’inserzione funzionano meglio, ed eventualmente correggere il tiro o cambiare l’immagine associata ad uno dei link.
Insomma, basati su immagini di grande impatto visivo (lo consigliano direttamente quelli di Facebook), i Carousel Ads possono essere rivolti con uguale efficacia sia ai propri clienti-fan (se già ne abbiamo molti), al fine di fidelizzarli o mostrare loro condizioni particolarmente vantaggiose, sia a nuovi, potenziali clienti sfruttando la raffinatezza dei tool di Facebook nel targettizzare i destinatari, anche attraverso l’analisi della domanda latente.
La novità, è che tutto questo è ora disponibile anche per mobile e per le app. Ancora una volta, sono gli stessi sviluppatori di Menlo Park a spiegarci come tutto questo può funzionare su mobile tramite una serie di case history: appare evidente come su dispositivi mobile l’immagine svolge un ruolo ancora più centrale nel catturare l’attenzione degli utenti, tanto che con il ricorso a più immagini nella stessa inserzione si può arrivare a creare un percorso di storytelling dal grande impatto visivo.
Insomma, gli strumenti che Facebook mette a disposizione degli inserizonisti sono sempre più sofisticati e raffinati. Non resta che utilizzarli per la propria attività o struttura, e stare a vedere i risultati.
Idee e suggerimenti di Maurizio Vellano per la promozione del tuo agriturismo, b&b, cantina, prodotti tipici, ecc...
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martedì 23 giugno 2015
martedì 3 marzo 2015
Booking Now, alberghi last minute a portata di smartphone
Con oltre 600 mila hotel in tutto il mondo, l’applicazione sbarca ora in Italia
E’ arrivata anche in Italia. Parliamo di Booking Now, l’applicazione che permette di prenotare strutture ricettive last minute e che vanta un database di oltre 600 mila hotel in tutto il mondo.
Semplice e veloce (ma per ora disponibile solo per iOs), l’applicazione permette di impostare in pochi rapidi passaggi i filtri di ricerca in base ai quali, utilizzando la geolocalizzazione del dispositivo, trova strutture disponibili nelle vicinanze. Tra le opzioni che è possibile selezionare figurano 5 fasce di prezzo, da low cost a premium, specificare se si viaggia da soli o in coppia, o indicare servizi che si giudica essenziali come il wi fi o la colazione. La app presenta i risultati partendo dal più adatto, ed effettua la scelta in base alle opzioni impostate dall’utente, alla distanza e alle scelte effettuate dagli altri utilizzartori.
La scommessa di Booking Now si basa su un assunto: le prenotazioni last minute rappresentano un trend in continua crescita. E un business in cui credere, visto che la app non è certo l’unica nel suo genere: va infatti a fare concorrenza a HotelTonight, altra celebre applicazione per prenotazioni dell’ultimo minuto.
Il last minute può rappresentare un business anche per piccole strutture ricettive ubicate al di fuori delle città e dei circuiti mainstream? Difficile dirlo. Essere sul pezzo, però, è sempre essenziale.
E’ arrivata anche in Italia. Parliamo di Booking Now, l’applicazione che permette di prenotare strutture ricettive last minute e che vanta un database di oltre 600 mila hotel in tutto il mondo.
Semplice e veloce (ma per ora disponibile solo per iOs), l’applicazione permette di impostare in pochi rapidi passaggi i filtri di ricerca in base ai quali, utilizzando la geolocalizzazione del dispositivo, trova strutture disponibili nelle vicinanze. Tra le opzioni che è possibile selezionare figurano 5 fasce di prezzo, da low cost a premium, specificare se si viaggia da soli o in coppia, o indicare servizi che si giudica essenziali come il wi fi o la colazione. La app presenta i risultati partendo dal più adatto, ed effettua la scelta in base alle opzioni impostate dall’utente, alla distanza e alle scelte effettuate dagli altri utilizzartori.
La scommessa di Booking Now si basa su un assunto: le prenotazioni last minute rappresentano un trend in continua crescita. E un business in cui credere, visto che la app non è certo l’unica nel suo genere: va infatti a fare concorrenza a HotelTonight, altra celebre applicazione per prenotazioni dell’ultimo minuto.
Il last minute può rappresentare un business anche per piccole strutture ricettive ubicate al di fuori delle città e dei circuiti mainstream? Difficile dirlo. Essere sul pezzo, però, è sempre essenziale.
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lunedì 9 febbraio 2015
TheFork, l’app per prenotare al ristorante di Tripadvisor
Il colosso delle recensioni on line lancia il nuovo servizio anche in Italia. 5000 ristoranti già prenotabili
5000 ristoranti già prenotabili tramite il sito o la app, con l’obiettivo di arrivare a 7500 entro fine 2015; 300 milioni di euro di fatturato globale portati a 20 mila ristoranti sparsi nei vari Paesi dove il servizio era già attivo nel 2014. Sono i numeri con cui si presenta in Italia TheFork, la piattaforma per la prenotazione on line dei ristoranti di Tripadvisor già attiva in Francia, Belgio, Svizzera e Spagna.
Per mettere in piedi il servizio, il colosso delle recensioni on line ha acquistato le startup restOpolis e Mytable.it, portali italiani di e-booking di ristoranti, quindi le ha fuse e integrate in TheFork
Il nuovo servizio permette agli utenti di scegliere il ristorante in base alla zona, ai prezzi, alla disponibilità, al tipo di cucina e alle recensioni degli altri clienti (solo coloro che hanno già prenotato), con la possibilità di vedere i menù, usufruire di offerte speciali e sconti alla cassa (senza bisogno di coupon) e guadagnare punti fedeltà. Il servizio è gratuito per gli utenti, ma a pagamento per i ristoranti, con tariffe che variano in base a tipologia e fascia di prezzo.
Così si è espresso su TheFork Lino Enrico Stoppani, presidente della Federazione Italiana Pubblici Esercizi: «La collaborazione con TheFork nasce in realtà da un litigio con TripAdvisor, con il quale in passato la Fipe ha avuto problemi collegati alle recensioni online inventate che avevano suscitato diversi disagi e malumori nei ristoratori. Da qui è partito un rapporto di collaborazione da entrambe le parti, che si è concretizzato nel commento rispettoso e non vittorioso di Fipe in merito alla recente sanzione a TripAdivisor da parte dell’Antitrust».
«Se il digitale è il futuro», ha aggiunto Sonia Re, direttore generale dell’Associazione Professionale Cuochi Italiani, «ogni ristorante dovrebbe avere un sito efficace e ben posizionato nei motori di ricerca, un’app mobile e un sistema di prenotazione online». «Tutto ciò - ha rilevato però Re - è spesso al di fuori delle competenze dei cuochi e ristoratori, nonché economicamente complicato. Per questo abbiamo abbracciato la piattaforma, che permette di gestire le prenotazioni di sfruttare il passaparola digitale e offrire un servizio oggi imprescindibile ai potenziali clienti».
Insomma, con TheFork Tripadvisor sbarca di prepotenza nel mondo delle prenotazioni on line dei ristoranti. Quella che viene presentata come una nuova opportunità per i locali pare però avere il rovescio della medaglia, ovvero l’ennesima intromissione di un intermediario (e che intermediario, visto che di mezzo c’è Tripadvisor) nel rapporto gestore-cliente. La lotta per la disintermediazione potrebbe quindi allargarsi ad un nuovo fronte: non resta che rimanere vigili e aggiornati.
5000 ristoranti già prenotabili tramite il sito o la app, con l’obiettivo di arrivare a 7500 entro fine 2015; 300 milioni di euro di fatturato globale portati a 20 mila ristoranti sparsi nei vari Paesi dove il servizio era già attivo nel 2014. Sono i numeri con cui si presenta in Italia TheFork, la piattaforma per la prenotazione on line dei ristoranti di Tripadvisor già attiva in Francia, Belgio, Svizzera e Spagna.
Per mettere in piedi il servizio, il colosso delle recensioni on line ha acquistato le startup restOpolis e Mytable.it, portali italiani di e-booking di ristoranti, quindi le ha fuse e integrate in TheFork
Il nuovo servizio permette agli utenti di scegliere il ristorante in base alla zona, ai prezzi, alla disponibilità, al tipo di cucina e alle recensioni degli altri clienti (solo coloro che hanno già prenotato), con la possibilità di vedere i menù, usufruire di offerte speciali e sconti alla cassa (senza bisogno di coupon) e guadagnare punti fedeltà. Il servizio è gratuito per gli utenti, ma a pagamento per i ristoranti, con tariffe che variano in base a tipologia e fascia di prezzo.
Così si è espresso su TheFork Lino Enrico Stoppani, presidente della Federazione Italiana Pubblici Esercizi: «La collaborazione con TheFork nasce in realtà da un litigio con TripAdvisor, con il quale in passato la Fipe ha avuto problemi collegati alle recensioni online inventate che avevano suscitato diversi disagi e malumori nei ristoratori. Da qui è partito un rapporto di collaborazione da entrambe le parti, che si è concretizzato nel commento rispettoso e non vittorioso di Fipe in merito alla recente sanzione a TripAdivisor da parte dell’Antitrust».
«Se il digitale è il futuro», ha aggiunto Sonia Re, direttore generale dell’Associazione Professionale Cuochi Italiani, «ogni ristorante dovrebbe avere un sito efficace e ben posizionato nei motori di ricerca, un’app mobile e un sistema di prenotazione online». «Tutto ciò - ha rilevato però Re - è spesso al di fuori delle competenze dei cuochi e ristoratori, nonché economicamente complicato. Per questo abbiamo abbracciato la piattaforma, che permette di gestire le prenotazioni di sfruttare il passaparola digitale e offrire un servizio oggi imprescindibile ai potenziali clienti».
Insomma, con TheFork Tripadvisor sbarca di prepotenza nel mondo delle prenotazioni on line dei ristoranti. Quella che viene presentata come una nuova opportunità per i locali pare però avere il rovescio della medaglia, ovvero l’ennesima intromissione di un intermediario (e che intermediario, visto che di mezzo c’è Tripadvisor) nel rapporto gestore-cliente. La lotta per la disintermediazione potrebbe quindi allargarsi ad un nuovo fronte: non resta che rimanere vigili e aggiornati.
lunedì 29 settembre 2014
Le novità estive dai Social Network: ecco cos’è successo negli ultimi mesi
L’estate è finita, e con lei se n’è andato il periodo dei viaggi e delle vacanze sotto l’ombrellone. Se si fa un giro sulle principali piattaforme social, però, ci si accorge che non tutti, negli scorsi pesi, sono andati in ferie; anzi, c’è chi ha lavorato alacremente per farci trovare un pacchetto di succose novità al nostro rientro: si tratta degli sviluppatori dei vari social network. Il Web 2.0 si evolve in continuazione, si sa: non ci si può distrarre un attimo. Ecco qui di seguito un abstract delle principali novità introdotte negli ultimi mesi. Cominciando dal re dei social netork: Facebook.
- Facebook. Se della guerra dichiarata al click-baiting abbiamo già parlato, la novità del momento si chiama Radius-Based ads. In sostanza, si tratta di un nuovo tipo di Ads (inserzione a pagamento) basata sulla geolocalizzazione: l’annuncio corrispondente sarà quindi visibile agli utenti che transitano nei paraggi dell’attività che l’ha lanciato. Insomma, una nuova frontiera del marketing di prossimità, particolarmente interessante per chi gestisce una struttura ricettiva.
Oltre a questo, quelli di Menlo Park hanno da poco introdotto un algoritmo che conferisce maggiore rilevanza ai post che trattano un argomento che in un determinato momento rientra nei Trending Topics (si parla di una media del 6% di engagement in più).
- Twitter. Il social dei cinguettii non sta a guardare e replica al colosso di Zuckerberg. Innanzitutto con le sue Ads, che finalmente sono davvero disponibili a tutti gli utenti in 20 Paesi del mondo. E’ possibile pianificare diversi tipi di Ads: per acquisire nuovi follower, per portare click al proprio sito (e possibilmente conversioni), per favorire le interazioni nei tweet o il download di app, per fare una campagna di lead generation volta a raccogliere nuovi contatti, oppure per farne una personalizzata.
L’Uccellino Blu avrebbe poi lanciato, per ora in fase di testing e solo in Inghilterra, una nuova feature. Si chiama “Everyday moments” e permetterebbe di cliccare su uno tra 80 topics predefiniti ottenendo un grafico interattivo attraverso il quale scoprire in quale area geografica se ne parla di più, e soprattutto in quale giorno della settimana e a quale ora. Abbinato alle nuove Ads, diventerebbe uno strumento interessante, considerata la velocità alla quale scorre la TL di Twitter.
Un po’ come già fatto da Facebook , infine, anche Twitter starebbe pensando di introdurre il tasto “Compra”.
Di Foursquare, che si è sdoppiato ed è diventato tutto nuovo, e dei video in Hyperlapse di Instagram, infine abbiamo già parlato: basta fare un giro sui profili di alcuni famosi brand presenti sul social nelle foto quadrate, per rendersi conto di come le aziende non abbiano perso tempo a sfruttare la nuova feature.
Non resta che cercare di fare lo stesso anche con l’account della propria struttura ricettiva.
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martedì 2 settembre 2014
Foursquare si sdoppia: quale futuro?
Al termine di una crisi di numeri, il “geosocial” si moltiplica in due app distinte. Basterà?
Foursquare è un nome storico nell’universo del social network. In particolare, nella sottogalassia dei geosocial, ovvero di quelle piattaforme studiate per essere utilizzate da mobile, tramite app, e che si fondano su geotag e ricerche di prossimità, quindi sulla localizzazione tramite gps.
Mai particolarmente diffuso in Italia, è stato tuttavia apprezzato nel mondo anglosassone, dove una comunità di utenti affezionati e molto attivi hanno contribuito al suo successo. Nel momento di massima diffusione, nel 2012, Foursquare aveva 50 milioni di utenti nel mondo. Diverse sue funzioni sono state più o meno copiate da colossi come Google+ o Facebook. Ad un certo punto, però, la cose hanno smesso di andare per il verso giusto. A partire dal 2013, c’è stato un lento ma costante declino di utenti e di check-in.
Per cercare di contrastare questa tendenza, si è deciso di sdoppiare la app in due. Quella originaria di Foursquare ha perso molte delle caratteristiche che l’hanno resa celebre: non si più più fare check-in, e non si ottengono più badge o altri premi fedeltà. In compenso, si possono ancora raccomandare posti, piatti specifici o attività (tips). La parte “ludica” del social è stata trasferita in toto su una app nuova di pacca: Swarm. Qui l’utente abituato al vecchio Foursquare può ritrovare in sostanza buona parte delle funzioni della vecchia app. L’idea di base, come ha spiegato Jon Steinback, manager di Foursquare, è questa: “Quando cerchi un posto per andare a cena cerchi qualcosa che soddisfi i tuoi gusti. Quando cerchi un posto per andare a bere qualcosa dopo cena stai cercando un posto per incontrarti con gli amici. Questa, in poche parole, è la storia di Swarm e di Foursquare “.
Swarm, per il momento, pare funzionare: è all’undicesimo posto tra le app più scaricate dall’App Store, e anche su Google Play le cose vanno bene. Anche la app di Foursquare pare conoscere una seconda giovinezza. La domanda è: durerà? Impossibile rispondere oggi, ma una cosa è certa: Foursquare (e il suo clone Swarm) è ancora vivo, e chi gestisce una struttura ricettiva fa bene a tenerlo in considerazione.
Foursquare è un nome storico nell’universo del social network. In particolare, nella sottogalassia dei geosocial, ovvero di quelle piattaforme studiate per essere utilizzate da mobile, tramite app, e che si fondano su geotag e ricerche di prossimità, quindi sulla localizzazione tramite gps.
Mai particolarmente diffuso in Italia, è stato tuttavia apprezzato nel mondo anglosassone, dove una comunità di utenti affezionati e molto attivi hanno contribuito al suo successo. Nel momento di massima diffusione, nel 2012, Foursquare aveva 50 milioni di utenti nel mondo. Diverse sue funzioni sono state più o meno copiate da colossi come Google+ o Facebook. Ad un certo punto, però, la cose hanno smesso di andare per il verso giusto. A partire dal 2013, c’è stato un lento ma costante declino di utenti e di check-in.
Per cercare di contrastare questa tendenza, si è deciso di sdoppiare la app in due. Quella originaria di Foursquare ha perso molte delle caratteristiche che l’hanno resa celebre: non si più più fare check-in, e non si ottengono più badge o altri premi fedeltà. In compenso, si possono ancora raccomandare posti, piatti specifici o attività (tips). La parte “ludica” del social è stata trasferita in toto su una app nuova di pacca: Swarm. Qui l’utente abituato al vecchio Foursquare può ritrovare in sostanza buona parte delle funzioni della vecchia app. L’idea di base, come ha spiegato Jon Steinback, manager di Foursquare, è questa: “Quando cerchi un posto per andare a cena cerchi qualcosa che soddisfi i tuoi gusti. Quando cerchi un posto per andare a bere qualcosa dopo cena stai cercando un posto per incontrarti con gli amici. Questa, in poche parole, è la storia di Swarm e di Foursquare “.
Swarm, per il momento, pare funzionare: è all’undicesimo posto tra le app più scaricate dall’App Store, e anche su Google Play le cose vanno bene. Anche la app di Foursquare pare conoscere una seconda giovinezza. La domanda è: durerà? Impossibile rispondere oggi, ma una cosa è certa: Foursquare (e il suo clone Swarm) è ancora vivo, e chi gestisce una struttura ricettiva fa bene a tenerlo in considerazione.
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venerdì 1 marzo 2013
Sito mobile o App?
Con l’aumento del traffico da dispositivi mobile, cresce il bisogno di strumenti adatti ad intercettare la domanda proveniente dalla relativa utenza. Ma qual è lo strumento migliore per una struttura turistica?
Mobile: è boom. Capita sempre più spesso di leggere titoli che sottolineano l’enorme sviluppo del mondo mobile: le vendite di smartphone e tablet sono in continua crescita, e gli accessi al web dai dispositivi con sim incorporata hanno ormai superato per numero quelli da pc. Il guaio è che il sito tradizionale è quasi sempre inadatto ad essere visualizzato da questi device (soprattutto dagli smartphone). Naturale, quindi, che i gestori di strutture turistiche si interroghino su quale sia la soluzione migliore per essere facilmente raggiungibili anche dagli utenti che effettuano ricerche web da mobile.
Se la diatriba, da tempo, riguarda la scelta tra sito mobile e app (ne abbiamo parlato qui), gli sviluppi più recenti (nonché la congiuntura economica, che rende l’aspetto dei costi particolarmente rilevante) suggeriscono alcune considerazioni.
Le prime realizzazioni dei siti mobile non erano altro, spesso, che versioni “stirate ed allungate” del sito web. Certamente più economiche delle app, ma non altrettanto raffinate. Oggi, al contrario, tutta una serie di strumenti ha portato i siti mobile ad avere potenzialità che li avvicinano, sotto l’aspetto della user experience e delle funzionalità interattive, ad una app. A ciò occorre poi aggiungere l’evoluzione dei motori di ricerca mobile based, che rendono sempre più efficace la realizzazione di un sito mobile dal punto di vista del SEO.
D’altro canto, gli utenti generalmente preferiscono utilizzare il browser di navigazione ed evitare di scaricare una app (che occupa spazio sul dispositivo). La realizzazione di una app, inoltre, comporta la sua pubblicazione sugli stores on line (come iTunes e Google Play), che ormai sono brulicanti di offerta: è sempre più difficile far notare la propria app nell’oceano di una concorrenza sempre più ampia. Inoltre, per garantire la migliore user experience, le app devono essere personalizzate per ogni sistema operativo (o almeno per iOs e Android), il che comporta un ulteriore aumenti dei costi. Costi cui concorrono in misura rilevante anche gli aggiornamenti periodici cui le app devono essere sottoposte, resi necessari dal rilascio di nuove versioni dei sistemi operativi. Per contro, c’è da dire che una app installata sul dispositivo può garantire una serie di funzionalità anche in assenza di connessione dati, vantaggio che ovviamente è precluso ai siti mobile. Questo aspetto assume particolare rilevanza quando si è all’estero: per evitare gli elevati costi di una connessione in roaming infatti, la maggior parte degli utenti in questo caso disattiva il segnale dati (e cerca una wi-fi gratuita).
In conclusione, la soluzione migliore per la singola struttura, dal punto di vista del rapporto costi-benefici, pare essere oggi quella rappresentata dal sito mobile. Purché sia ben realizzato, user friendly ed attento alle esigenze del Mobile SEO. Dal canto suo, la realizzazione di una app (magari in più versioni, ottimizzate per i diversi sistemi operativi) rappresenta una soluzione interessante per grandi strutture o, ancor di più, per gruppi di attori turistici, enti pubblici, consorzi che rappresentano un territorio e vogliono dotarsi di un potente strumento comune che li rappresenti. In questi casi, una app ben realizzata rappresenta un’ottima soluzione per chi ha deciso di “fare rete” ed agire in gruppo.
venerdì 21 dicembre 2012
Mobile e accessi al sito, un po’ di chiarezza

Sito mobile, app nativa, web app: termini sempre più diffusi. E con cui, almeno una volta, ha avuto a che fare chiunque si sia occupato di rendere accessibile il sito della propria struttura anche da dispositivi mobili. Spesso, tuttavia, la terminologia viene impiegata in maniera poco precisa, e si genera confusione. Vediamo quindi nel dettaglio quali sono caratteristiche, pro e contro delle diverse soluzioni.
Innanzitutto, un passo indietro. Come abbiamo già scritto (http://pro-muoviti.blogspot.it/2012/11/mobile-e-accessi-al-sito-della-nostra_22.html) è in netto aumento la tendenza ad accedere ad Internet da dispositivi mobile. Anche da parte di turisti in cerca di soluzioni immediate nelle vicinanze: ristoranti, B&B, agriturismi, hotel. Il problema, è che spesso il sito tradizionale non è navigabile da mobile, o lo è in modo molto scomodo. Oltretutto, Google ha da tempo introdotto nel proprio motore di ricerca un algormitmo che riconosce se ad effettuare l’accesso è uno smartphone o un tablet, e classifica di conseguenza i risultati ponendo ai primi posti i siti ottimizzati per una navigazione da mobile.
Ma quali sono le soluzioni per ottenere un risultato efficace ed accattivante? Come detto, ce ne sono tre: sito mobile, app nativa e web app. Vediamole nel dettaglio.
Sito mobile. E’ la soluzione tecnicamente più semplice (e più economica). In pratica, si tratta di una versione rivista del sito tradizionale, modificato in modo da essere maggiormente fruibile da smartphone o tablet. Spesso, quindi, il layout viene “stirato” ed allungato per essere comodamente scrollabile, con il testo al centro e le immagini principali ai lati, immediatamente visualizzabili. Tra i “pro” del sito mobile, rietra senza dubbio il fatto che non è necessario installare nulla sul dispositivo. Inoltre, non ci si deve affidare ai market on line (come App Store o Google Play) e non si deve sottostare al loro giudizio ed alle loro politiche. Il sito mobile, infine, è compatibile con più piattaforme, e lo sono anche gli aggiornamenti. Tra i “contro”, spicca innanzitutto il fatto che il sito non è disponibile off line: senza connessione, non vi si può accedere. Essendo poi unico per tutte le piattaforme, costituisce un compromesso che non permette di sfruttare appieno la cosiddetta “user experience”, differente per ogni famiglia di dispositivi, Apple, Android e Microsoft. Come ben sa chi utilizza uno smartphone o un tablet, ognuna di queste famiglie offre esperienze d’uso differenti, a cui ci si abitua e cui si rinuncia malvolentieri. Il sito mobile non permette di accedere a tutte le caratteristiche d’uso del proprio dispositivo, perché non “veste i panni” del sistema operativo ospite.
Applicazione nativa. E’ la soluzione tecnicamente più elegante e, sotto molti aspetti, migliore. Si tratta di una vera applicazione scaricabile dai vari Market (per esempio App Store) ed installabile sul proprio dispositivo. Essendo progettata appositamente per dispositivi mobile, offre un’esperienza d’uso di primo livello. E’ inoltre personalizzabile in base ai diversi ambienti operativi (iOs, Android, Windows Phone). Consente di salvare dati ed informazioni dell’utente (per esempio la sua e mail). Permette infine di inviare a quest’ultimo notifiche “push” (notifiche che giungono in tempo reale al destinatario, anche se l’applicazione sul dispositivo di quest’ultimo è chiusa). Tra i “contro” dell’App nativa, si sottolinea senza dubbio la necessità di realizzarne una versione per ogni piattaforma, o almeno per le più utilizzate, che ad oggi sono essenzialmente iOs (per i dispositivi Apple come iphone e ipad) ed Android (per tutti i dispositivi che utilizzano questo sistema operativo, come gli smartphone Galaxy di Samsung o il tablet Nexus di Google). Nettamente meno utilizzata al momento la piattaforma Windows Phone di Microsoft, sebbene al centro di un tentativo di rilancio tramite la partnership con Nokia (i nuovi smartphone della serie Lumia).
Web App. Si tratta di una soluzione che si potrebbe definire “ibrida” tra le prime due, e che permette di unire i vantaggi della prima con quelli della seconda, riducendo al contempo i “contro” ed i costi rispetto alla realizzazione di una app. E’ infatti possibile realizzare App che integrano internamente o si connettono esternamente ad applicazioni Mobile Web, al fine di ottimizzare i costi e prendere il meglio dai due mondi. La natura sempre online dell’iPhone fornisce un ambiente in cui la linea di separazione tra un’applicazione webapp ed un’applicazione nativa diventa molto sfocata. E’ possibile inoltre convertire le applicazioni web in applicazioni native per iPhone o per altre piattaforme. L’approccio ibrido è quindi una miscela perfetta: è possibile realizzare un’applicazione web e rilasciarla senza passare attraverso il processo di approvazione della Apple. A partire dall’applicazione web, è d’altra parte possibile realizzare un’applicazione nativa e sottoporla al processo di approvazione della Apple.Riassumendo, quindi, una web app si presenta come un app nativa, si utilizza in navigazione come un sito web ed è ottimizzata per l’utilizzo via mobile. E, last but non least, presenta una miscela di soluzioni tecniche e costi di realizzazione che la rendono la soluzione ideale per strutture medio-piccole, specialmente in questi tempi.
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