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lunedì 14 settembre 2015

Social che vai, parole che trovi: la comunicazione non è uguale ovunque

Ogni social network ha utenti con caratteristiche e sensibilità specifiche, diverse da quelle delle altre piattaforme. Per questo, la brand communicaton dev’essere mirata e specifica su ognuna di esse.

Il concetto non è propriamente nuovo: per essere davvero efficace, il brand social media marketing dev’essere mirato e specifico su ogni piattaforma. Ciò che funziona su Facebook potrebbe non essere altrettanto indicato per Instagram, quello che diventa virale su Twitter potrebbe non farlo affatto su Pinterest.
Tutto già noto e risaputo, dicevamo. Ora però uno studio condotto dall’agenzia inglese Atomik Research va a fondo del problema e ne sviscera le cause. L’indagine, dall’esplicativo titolo “The power of brand storytelling”, parte con l’intento di indagare se la comunicazione aziendale ha la stessa efficacia per tutte le fasce d’età. La tabella qui sotto riassume i risultati:

Il primo dato rilevante è che la variabile economica (voucher, sconti, promozioni) resta la più rilevante, anche se il suo peso cresce con l’avanzare dell’età degli utenti. Ma il risultato più sorprendente riguarda il lato emotivo, e quindi più tipicamente social, della comunicazione: le storie e i messaggi ironici, divertenti, romantici, emozionali fanno molta più presa sui giovani che sugli adulti. In questo caso la forbice è davvero ampia, con percentuali di interesse che da oltre il 40% per i ragazzi scendono al 14% per gli ultra cinquantenni. Recensioni e commenti sui prodotti, infine, paiono interessare tutte le fasce d’età, ma con percentuali che superano di poco il 30%.

Insomma, l’indicazione è chiara: le persone giovani sono più sensibili al lato emozionale della comunicazione, quelle mature sono più propense a badare al sodo. Ecco quindi che la comunicazione social aziendale, per essere davvero efficace, deve tenere conto di questi parametri, ed essere diversa da social a social: su Facebook, dove l’età media degli utenti è più elevata che altrove, conviene puntare su promozioni ed altre leve economiche. Su Instagram, il social più amato dai ragazzi, una comunicazione visiva volta a coinvolgere ed emozionare è probabilmente quella più incisiva.

martedì 3 febbraio 2015

Web writing, regole e suggerimenti

Scrivere per il web è profondamente diverso rispetto a farlo per una brochure. Ecco alcune dritte.

Pochi lo sanno, ma in media la lettura di un sito da pc, tablet o smartphone, è più lenta del 25% rispetto alla lettura su un supporto cartaceo, che sia un libro, una brochure o un depliant. Per questo, nell’esperienza digitale l’occhio, che si stanca prima, tende a cercare le informazioni
principali, tralasciando ciò che reputa superfluo.
Vien da sé che per avere una comunicazione efficace sul web occorre tenere bene a mente queste caratteristiche, ed agire di conseguenza. Il rischio, piuttosto alto, è che il lettore, alias potenziale cliente, si stufi di ciò che gli stiamo dicendo, e con un click o un tocco delle dita se ne vada a cercare altri contenuti.
Come deve essere, dunque, il web writing? Innanzitutto, non bisogna tirarla per le lunghe. Occorre essere concisi ed andare al sodo con le informazioni concrete che possono essere utili a chi ci ha cercato (e spesso ci ha cercato proprio per quelle). Gli autoelogi alla propria struttura non servono, tanto meno gli elenchi interminabili di aggettivi roboanti. Piuttosto, conviene puntare tutto su ciò che rende unici, sulle caratteristiche e peculiarità della propria struttura. Sono quelle, dopotutto, che ci differenziano dalla concorrenza e fanno sì che l’utente scelga noi piuttosto che un altro.
Conoscere desideri e aspettative di chi ci cerca è, ovviamente, un altro aspetto cruciale. Ovvero: sapere chi è e cosa vuole il nostro pubblico. Se lo sappiamo, ci sapremo regolare di conseguenza.
Se refusi ed errori sono da evitare come la peste (rileggere sempre non una, ma due volte prima di pubblicare), anche un testo troppo elaborato, con una sintassi complessa ed il ricorso a termini ricercati, rischia di trasformarsi in un boomerang. Meglio frasi brevi e l’utilizzo di un registro colloquiale, facilmente accessibile da tutti.
Non bisogna dimenticare, infine, che anche Google apprezza un testo ben scritto (http://pro-muoviti.blogspot.it/2014/12/google-aiuta-chi-scrive-bene.html), portandolo in alto nelle SERP.
Insomma, che si tratti del sito della struttura, del blog o della pagina Facebook, tenere a mente queste semplici regole può fare la differenza tra perdere un potenziale cliente, o guadagnarlo.

martedì 3 giugno 2014

Il Selfie è la moda del momento: si può sfruttare per fare marketing?

Un’idea innovativa per invitare i clienti a venirci a trovare e condividere le loro foto

L’idea è di lastminute.com: il portale di prenotazioni ha selezionato 5 hotel situati in location da sogno per invitare i propri utenti ad un gioco nuovo: stanchi di farvi selfie da bagni anonimi, di fronte a semplici specchi o pareti imbiancate? Noi vi diamo l’opportunità di farvi un autoscatto di fronte ad una finestra affacciata su uno scenario mozzafiato, che vi farà da degna cornice.
L’idea è simpatica, e può dare lo spunto a qualcosa di più: invitare i propri utenti-clienti ad un contest, ovvero a condividere i propri scatti, magari sulla pagina Facebook della struttura, in un concorso nel quale le immagini più simpatiche, originali o, perché no, quelle che valorizzano maggiormente il territorio, vengono premiate con omaggi o buoni sconto.
Il vantaggio per la struttura è doppio: innanzitutto viene dato risalto alla vista che si gode dalle nostre finestre; in secondo luogo, si ottengono fotografie che contengono volti sorridenti, ed è noto come in qualsiasi campagna di comunicazione, un sorriso attira l’attenzione come poche altre cose.
E i clienti, dal canto loro, avranno finalmente un bel selfie con cui aggiornare la propria immagine profilo sui social.

martedì 22 aprile 2014

Social e colore: quale usare?


E’ la componente visiva che più caratterizza un’immagine: ma quali colori utilizzare?

Un’immagine vale più di mille parole. Lo abbiamo detto e ripetuto: il potere delle immagini ha trovato nel social media marketing una nuova consacrazione. Ma c’è un dettaglio che non può sfuggire: la componente che più determina il successo di una comunicazione visuale è il colore: dalle fotografie al marchio, dal sito web alle pagine social, è spesso questione di sfumature (letteralmente). Vediamo quali sono le tonalità da usare.
Facebook è il re incontrastato dei social, con oltre un miliardo e duecento milioni di utenti: non è un caso se Zucherberg ha scelto per la propria creatura un bel blu: si tratta del colore preferito dal 40% della popolazione mondiale, suggerisce calma e serenità. Il blu è quindi la tinta da scegliere come predominante quando si vuole comunicare l’idea di un luogo disteso, dove (ri)trovare una dimensione intima e rilassata. Una funzione svolta in modo quasi altrettanto efficace dal verde, che inoltre è intimamente legato all’idea della natura.
Il rosso, come si può intuire, suggerisce l’esatto opposto: è il colore della passione e del desiderio. Non è un caso che sia il colore predominante su Pinterest, che è appunto il social dei desideri. Simile al rosso l’arancione: è il colore della gioia e dell’allegria.
Il nero viene spesso associato a sensazioni negative, ma non è sempre vero: è anche il colore dell’eleganza e del lusso. E’ quindi lo sfondo ideale quando si vuole mettere in risalto qualcosa di prezioso e unico, magari abbinato all’oro per una combinazione di sicuro effetto (non è un caso se molte etichette di vini rinomati mostrano una scritta oro su sfondo nero).
Insomma, anche per i colori, le regole non mancano. Sono riassunte in questa  infografica di socialmarketingwriting: come sempre, conoscere i meccanismi della comunicazione è il primo passo per un social media marketing che funzioni. Anche se si tratta di scegliere il colore per una foto o per il sito della vostra struttura.

lunedì 7 aprile 2014

Twitter: gli errori da evitare con gli hashtag

Il simbolo del cancelletto è un potente strumento di comunicazione: ecco come non utilizzarlo

Giunto al successo grazie a Twitter, l’hashtag è ormai dilagato sulla maggior parte dei social. Un po’ moda, un po’ efficace strumento di comunicazione, il simbolo del cancelletto necessita comunque di qualche semplice accorgimento per non risultare completamente inutile. Vediamone un paio.
State organizzando un evento per promuovere il vostro territorio? Bene, sappiate che probabilmente #marketingdelterritorio non sarà un buon hashtag. I motivi? Più di uno, ma il più banale è scontato è che si tratta di un hashtag… banale e scontato. E’ molto probabile, infatti, che in diversi altri casi si sia ricorso a quest’hashtag per lanciare sui social eventi di promozione di un territorio. Col risultato che se lo utilizzerete anche voi con l’intento di far conoscere, per esempio, le vostre iniziative legate al Trentino e alle sue mele, chi cercherà l’hashtag #marketingdelterritorio scoprirà un’interessante iniziativa legata ai pistacchi di Bronte. Cercare di creare un hashtag originale, che identifichi con precisione ciò che volete fare, è il primo passo da compiere.
C’è un altro motivo per cui #marketingdelterritorio è un pessimo hashtag: è lungo, e difficilmente memorizzabile. Gli hashtag che funzionano sono brevi, e colpiscono alla prima occhiata, cosicché sarà semplice per l’utente ricordarli e utilizzarli
Insomma: una regola precisa per la creazione dell’hashtag perfetto non c’è, però esiste un atteggiamento che può essere utile tenere: mettersi nel panni del lettore. Cercare di intuire quali possono essere le sue reazioni di fronte ad un determinato hashtag, e comportarsi di conseguenza.
Il social media marketing in fondo è comunicazione, ed ogni buona comunicazione si fonda sull’empatia.



lunedì 31 marzo 2014

Google Plus: ecco come ottenere il meglio

Dopo anni di letargo, è la tendenza del momento: ma cosa si deve fare per ricavarne i maggiori benefici?

Ormai bisogna esserci, su Google Plus. E’ uno dei mantra del momento, questo, nei discorsi di social media marketing. Se in parte l’affermazione è vera di per sé (per mere questioni di SEO), in parte è altrettanto indiscutibile che approcciarsi ad un social network senza una strategia chiara e senza conoscerne le caratteristiche limita la possibilità di ottenerne i maggiori benefici. Ecco quindi qualche dritta per sfruttare al meglio il social di Mountain View.
Innanzitutto, è fondamentale che il sito sia verificato e collegato alla pagina. Per farlo, occorre inserire una striscia di codice indicata al momento della creazione della pagina nel sito. In breve, Google verificherà la bontà del collegamento.
All'atto della compilazione del profilo, poi, è ovviamente di fondamentale importanza scegliere con cura le parole per descrivere chi siamo, cosa facciamo e cosa offriamo. Soppesando le parole chiave ed evitando di fare un copia-incolla dalla pagina Facebook o dal sito: Google se ne accorgerebbe, e non la prenderebbe bene. Anche rigirare una frase cambiando un paio di parole è meglio che copiarla tale e quale: il motore di ricerca premia i contenuti originali.
Le immagini, si sa, sono sempre più importanti per una buona comunicazione. Oltre a quella del profilo, Google dà la possibilità di inserirne una di copertina molto grande: diventa fondamentale una foto in alta risoluzione, che si integri bene con l’immagine del profilo. In caso di dubbi, vale la pena rivolgersi ad un grafico.
Su Google Plus ci sono le cerchie: usiamole. Evitiamo di inserire tutti i contatti in una generica “persone che seguo”, bensì creiamone ad hoc: ci sarà utile nel momento in cui vorremo inviare messaggi specifici ai nostri clienti piuttosto che ai colleghi o ai fornitori.
Anche su Google Plus, poi vale la vecchia regola dell’80/20: non spammare chi ti segue con promozioni su promozioni, o in breve ti ritroverai da solo! Su dieci contenuti, solo due dovrebbero essere di natura commerciale.
Va da sé, poi, che nel momento in cui riceviamo un commento, è fondamentale rispondere in modo tempestivo.
Infine: il widget +1 collegato alla pagina è un po’ come il bottone “mi piace” linkato alla fan page di Facebook: non usarlo sul proprio sito e ovunque ci sia la possibilità di appiccicarlo sarebbe un delitto.
Come si può notare, alcune delle regole di Google Plus sono le stesse che valgono per tutti i social, altre sono specifiche della creatura di Mountain View. Seguirle può aiutare a ottenerne il meglio.

lunedì 10 giugno 2013

I contenuti spezzatino: l'importanza della comunicazione veloce

E' in costante aumento la necessità di catturare l'attenzione del lettore entro pochi secondi, pena il rischio di perderlo. Vediamo come fare.
E'una tendenza assodata: la nostra capacità di restare concentrati su un post o un articolo è in continuo calo. Colpa dell'essere sempre connessi, dei social network, del continuo bombardamento di informazioni a cui siamo sottoposti. Fatto sta che, secondo recenti studi, il lettore medio presta la massima attenzione ad un contenuto per non più di otto secondi.
Poi, passa oltre. Nel 2000, tredici anni fa, i secondi erano dodici, 4 in più.
Cosa significa? Diventa evidentemente fondamentale catturare l'attenzione del lettore entro pochi secondi, trasmettere il messaggio che ci sta a cuore in maniera immediata, veloce. Poche parole: un titolo, un post istantaneo, un tweet. Come nei vecchi sms: 140 caratteri. Oppure, un'immagine. L'importante è che il contenuto sia accattivante, magnetico, insolito, esteticamente piacevole. Molti obiettano che questa tendenza ai contenuti spezzatino porti ad un appiattimento dei contenuti, una banalizzazione della comunicazione, che si limiterebbe ad esprimersi per slogan. Non è necessariamente vero, anzi. Riuscire a comunicare gli stessi contenuti in forma più sintetica è una delle grandi sfide della comunicazione moderna, e la capacità di sintesi è probabilmente la dote più apprezzabile nel web 2.0 e nel social media marketing. Non a caso, Twitter deve il proprio successo al limite dei 140 caratteri: paletto che molti giudicano fortemente limitante, ma che chi ama il social dei cinguettii ha compreso essere cruciale: costringe alla sintesi, a sforzarsi per esprimersi meglio con poche parole. E' in questo modo che si è creato un ambiente altamente meritocratico, dove chi è davvero bravi emerge ed ottiene visibilità; gli altri, semplicemente, vengono ignorati.
La sintesi è anche un grande segno di rispetto verso il lettore: sforzarsi affinché chi legge impieghi meno tempo ad assimilare il messaggio che abbiamo da comunicargli sarà sicuramente apprezzato dai destinatari delle nostre comunicazioni. Senza dimenticare che in ogni contenuto breve è sempre possibile inserire un link per un approfondimento.
Così funzionano molti account Twitter di successo: poche parole per stuzzicare l'interesse e la curiosità, ed un link ad un articolo più approfondito. Ma lo stesso trucco può essere utilizzato su Facebook, su un blog o, perché no, con le didascalie alle immagini su Pinterest.
Insomma: comunicazione spezzatino non significa necessariamente comunicazione di bassa qualità. Purché si abbiano capacità di sintesi, voglia di sforzarsi, ed inventiva.
Come sempre nel social media marketing, il successo è rigorosamente meritocratico: chi è bravo emerge.


lunedì 27 maggio 2013

Comunicare sui social: cosa funziona davvero?

Il social media marketing è ormai adottato in massa da molti operatori. Ma comunicare in modo davvero efficace non è da tutti. Ecco alcuni spunti.

“Ho aperto una pagina Facebook”, oppure “Ho attivato un account Twitter”. Quante volte capita di ascoltare operatori che ci comunicano, soddisfatti, di essersi lanciati nel mondo del social media marketing, convinti che “basti esserci” per accogliere chissà quali fantastici frutti. Beh, non è così. Perché (e lo sa bene chi fa social marketing da tempo) per ottenere like o follower occorre tempo, e perché una comunicazione efficace e coinvolgente non è affatto scontata.
Innanzitutto, chi apre un canale promozionale sui social, ha come primo obiettivo quello di fare numero: senza persone che ci leggono, è inutile che promuoviamo la nostra struttura. Qui tuttavia risiede il primo, grande errore in cui si può cadere: le persone non sono numeri. Chi sceglie di seguirci, con un like o con un follow, va poi accudito con attenzione giorno dopo giorno, pena il rischio di perderlo. Che fare dunque? Innanzitutto, occorre avere chiaro in testa chi è la nostra platea. Evitare assolutamente, quindi, di pubblicare contenuti troppo generici, banali o scontati. In secondo luogo, domandarsi: cosa si aspettano le persone che ci seguono? Di cosa hanno bisogno? Se le risposte più specifiche a queste domande dipendono ovviamente dal contesto in cui ognuno opera, ci sono comunque alcune regole generali. Le persone, sui social network così come nella vita reale, hanno bisogno di sentirsi amate, ascoltate, accudite: hanno bisogno, insomma, di qualcuno che si prenda cura di loro. Ecco perché è importante, ancor più che parlare, stare ad ascoltare. Se un cliente scrive sulla bacheca della struttura per un’informazione, è fondamentale rispondere nel minor tempo possibile in maniera gentile, informale, precisa. Le persone hanno poi bisogno di divertirsi e di ridere, e di sentirsi valorizzate. Siate arguti, ironici, spiazzanti: il pubblico apprezzerà.
Fondamentale, poi (non ci stancheremo mai di ripeterlo), non dare vita ad una comunicazione istituzionale come quella del sito. La gente non va sui social per essere bombardata di pubblicità, ma per comunicare con altre persone. Bisogna essere spontanei, suonare umani. Fate domande, stimolate la curiosità delle persone, spingetele ad interagire. Una bacheca o un account vivo, brulicante di interazioni, è il miglior segnale di una comunicazione che funziona.
Infine: essere utili. Fornire informazioni interessanti per chi ci segue, è ovviamente un ottimo modo per catturarne l’attenzione. Molti ristoranti condividono i propri menu, o i piatti della settimana o del mese. Perché poi non pensare di fornire indicazioni sugli eventi che si svolgono in zona nel week end? Un nostro follower appassionato di auto storiche potrebbe non avere in programma di venire a trovarci a breve, ma se gli comunichiamo che si svolgerà un raduno di auto classiche, potrebbe cogliere la palla al balzo e prenotare.
La comunicazione social richiede tempo, passione, co
stanza, prove ed esperimenti. Ma è l’unico sentiero da percorrere se si vuole davvero cogliere le opportunità (notevoli) del social media marketing.

lunedì 15 aprile 2013

La Newsletter: funziona o no? Ecco i parametri per scoprirlo

Alcuni punti chiave da tenere sotto controllo per sapere se le nostre comunicazioni giungono in maniera efficace ai clienti

La cara e vecchia Newsletter può essere ancora uno strumento utile (ne abbiamo parlato qui ). A patto, però, che non finisca direttamente nel cestino dei nostri clienti come lo spam, che venga aperta e letta, e che i destinatari le restino fedeli. Possono sembrare parametri banali e dettati dal semplice buon senso, ma la domanda è: siamo certi di conoscerli e di averli sotto controllo? Ecco alcuni dei parametri fondamentali da monitorare, solitamente contemplati dai principali software per la gestione e l’invio di newsletter.

1.    Spam  La nostra newsletter viene percepita come spam? Qual è la percentuale di destinatari il cui client di posta la cestina automaticamente? Si tratta chiaramente di un parametro fondamentale, migliorabile limitando il numero di link all’interno della Newsletter, ed evitando, per quanto possibile, alcune parole chiave (qui un esaustivo elenco in inglese).
2.    Open rate Si tratta di un altro parametro fondamentale: qual è la percentuale delle comunicazioni che viene aperta dai destinatari? Tenere sotto controllo l’andamento di questo parametro nel tempo consente, per esempio, di capire in quali giorni, o in quali ore del giorno, conviene inviare le nostre comunicazioni.
3.    Click Quanti destinatari hanno in qualche modo interagito con la newsletter, magari cliccando su uno dei link in essa contenuti? Si tratta di un altro parametro importante, perché permette di capire quante persone sono state realmente interessate dai contenuti proposti.
4.    Mail respinte  Le mail che tornano indietro indicano generalmente indirizzi errati, inesistenti o inutilizzati da tempo: conviene eliminarli dalla mailing list.
5.    Disiscrizione  Se notiamo che un certo numero di destinatari si sta disiscrivendo dalla mailing list, stiamo evidentemente sbagliando qualcosa. Occorre cercare di rivedere contenuti, tempi e frequenza di invio, target cui ci rivolgiamo, modalità in cui abbiamo raccolto gli indirizzi e mail.

lunedì 8 aprile 2013

Come avere più retweet, ora la guida pratica

Un interessante progetto illustra cosa, come e quando twittare per avere successo
Chi frequenta Twitter lo sa bene: il retweet è l’anima del social network degli uccellini. Se un tweet viene ritwittato (condiviso) da molti altri utenti, regala grande visibilità e consente di guadagnare nuovi follower. Naturale quindi, per chi fa social media marketing su Twitter, cercare di essere ritwittato il più possibile.
Bene, ma come fare? Naturalmente non esiste una guida esaustiva, né sarebbe possibile stilarla (abbiamo già parlato di Twitter qui). Il Social dei cinguettii è un’ambiente estremamente selettivo e meritocratico: chi ha qualcosa di interessante da dire, ed è bravo a dirla, prima o poi emerge. Ciò premesso, esistono tuttavia dei piccoli accorgimenti che possono aiutare ad ottenere maggiore visibilità. retweetlab.com/ è un interessante progetto che cerca di capire cosa fare per massimizzare il numero di reweet. E i risultati dello studio sono, a volte, sorprendenti. Innanzitutto, quelli di Retweetlab si sono chiesti: quando conviene twittare? In questo caso, la risposta non si discosta molto dalle aspettative: il grafico mostra chiaramente un picco di retweet tra il venerdì e il sabato. Non dimentichiamo che il venerdì è il giorno dell’FF. Vuol dire Follow Friday e si tratta di un must tra gli utenti di Twitter: consiste nel consigliare ai propri follower utenti da seguire utilizzando, appunto, la sigla FF. Risultati abbastanza prevedibili anche per quanto riguarda l’ora della giornata in cui si ottengono, in media, più retweet: il picco, in questo caso, si registra tra le 7 e le 9 di sera. I risultati incominciano a farsi più interessanti quando si prende in considerazione la lunghezza dei tweet: si sa che Twitter impone il limite invalicabile dei 140 caratteri. Ma quale lunghezza assicura il maggior numero di retweet? I risultati mostrano una chiara preferenza per i tweet che si avvicinano al limite, con una punta attorno ai 130 caratteri: sintesì sì, ma comunicando contenuti, verrebbe da commentare.
Lo studio di retweetlab prosegue con altre grafiche interessanti. Spicca per interesse quella riguardante le parole che ottengono più retweet (la ricerca è stata ovviamente svolta in lingua inglese). Ai primi due posti, e con un netto distacco sugli altri risultati, si sono infatti classificati i termini Instagram e Pinterest: i due celebri social network delle immagini. Verrebbe quindi da pensare che anche su Twitter, una piattaforma che ha storicamente sempre privilegiato i contenuti testuali, le immagini stanno guadagnando importanza.
Interessante, poi, notare come i tweet con hastag (#) ottengono statisticamente più reweet di quelli senza, al pari dei tweet contenenti link. Soprendente, infine (o forse no?), le scarse performance ottenute dai tweet contenenti Calls-to-Action (tipico: please RT, cioè per favore, ritwittate), e da quelli con domande.
Insomma, se siete twittatori assidui, il lavoro di retweetlab può fornire spunti ed interessanti suggerimenti su come, quando e cosa scrivere per massimizzare i vostri sforzi. Non resta che applicarli e stare a vedere.

Monferrato: mappe cicloturistiche su smartphone

Un esempio di web marketing turistico per rilanciare il territorio
Nell’era della comunicazione, si sa, è tutta una questione di immagine. Riuscire a comunicare un’idea, una visione precisa di un brand, di un prodotto o di un territorio fa spesso la differenza tra l’avere successo o no. Il Monferrato, splendido territorio collinare del Piemonte meridionale, dalle notevoli potenzialità solo in parte sfruttate, ha sempre avuto questo problema: quali leve utilizzare per acquisire visibilità? Dove posizionarsi sul mercato? Certo, c’è l’enogastronomia. Ma da sola probabilmente non basta, e soprattutto non permette di differenziarsi dagli altri innumerevoli territori italiani che puntano sul mangiare e bere bene.
Da queste considerazioni nasce “Outdoor nel cuore del Piemonte”. Si tratta dell’individuazione di itinerari escursionistici adatti a ciclisti, amanti del trekking e delle passeggiate a cavallo, da tracciare su strade comunali asfaltate e campestri inghiaiate. Il progetto, nato su iniziativa dell’associazione turistica “La Valcerrina tra Colli e Castelli del Monferrato”, è stato illustrato da Maurizio Vellano: “l’idea è nata dalla riflessione che il territorio monferrino non è mai stato considerato come un’azienda: il prodotto Monferrato dà un’immagine di insufficiente offerta e competitività, inoltre manca una strategia di vendita e di promozione. Il nuovo indirizzo strategico è l’introduzione sul mercato di un prodotto specifico che caratterizzi l’offerta: i percorsi natura”.
E’ già stata individuata una serie di tracciati on e off road, dai più semplici a quelli adatti agli esperti. Gli itinerari verranno quindi inseriti su app per dispositivi Android e Apple, pubblicate sui rispettivi stores on line. Ai turisti non restarà che scaricare le app sui propri dispositivi mobili, ed utilizzare gli itinerari tramite il proprio gps. Oltre all’itinerario dell’escursione, saranno presenti sulla mappa anche le strutture ricettive per l’ospitalità, ed i punti di interesse culturale, storico o naturalistico. Un notevole plus garantito dalle app saranno poi le mappe on board: l’intera mappa del percorso sarà cioè scaricabile sul proprio dispositivo preventivamente, in modo da non necessitare di una connessione dati al momento dell’escursione, ma solamente di un segnale gps. Questa caratteristica costituisce un notevole vantaggio soprattutto agli occhi della clientela straniera, perché consente di evitare una costosa connessione dati in roaming.
Oltre alle app per gli stores on line, verrà poi realizzato un portale per la promozione degli itinerari. Lo stesso sarà oggetto di una mirata campagna SEO, al fine di garantirne un’adeguata visibilità presso i potenziali fruitori. Il secondo canale promozionale sarà infine costituito dal mondo dei Social Network (Fan Page Facebook, Twitter, You Tube, ecc), in particolare con adeguate campagne pubblicitarie su Facebook. La peculiarità di queste ultime risiede nella loro efficacia nell’intercettare la cosiddetta domanda latente (mentre Google, e le ricerche web classiche, intercettano quella consapevole, ovvero la domanda nel momento stesso in cui l’utente effettua una ricerca con le parole, per esempio, “Monferrato trekking”), ovvero il bacino di appassionati che sarebbero, appunto, potenzialmente interessati agli itinerari cicloturistici ed escursionistici in Monferrato, ma semplicemente ancora non sanno che esiste questo territorio.
Il progetto “Outdoor nel cuore del Piemonte”, quindi, intende sfruttare le leve del web marketing turistico per fornire un’identità precisa al territorio monferrino e per rilanciarlo in un ambito, quello del ecoturismo, che ha registrato uno dei più alti indici di crescita negli ultimi anni. Gli ingredienti per un case history di successo ci sono tutti, non resta che restare a vedere.

venerdì 25 gennaio 2013

Il potere delle immagini


Una strategia vincente di social marketing consiste nel condividere contenuti che
suscitino emozioni. Difficile pensare a qualcosa di più evocativo di un’immagine azzeccata: ecco alcuni consigli.

Un’immagine comunica più di mille parole. E’ un luogo comune forse un po’ abusato, ma come tutti i luoghi comuni, nasce da una semplice verità. E’ risaputo che una strategia efficace di social marketing si fonda su una comunicazione informale, divertente, lontana dal mondo patinato delle brochure, e soprattutto in grado di evocare emozioni: in questo, le immagini sono spesso imbattibili.
I colossi dei social network lo hanno compreso da tempo: l’anno scorso Facebook ha acquisito per una cifra importante Instagram, il social delle fotografie che permette di condividere immagini con un format ed una serie di filtri che le rendono simili a quelle scattate con le vecchie Polaroid. Pinterest (di cui abbiamo parlato qui) deve il proprio successo al fatto che gli utenti possono condividere le proprie passioni semplicemente tramite immagini. Diversi studi sullo stesso Facebook indicano che i post con immagini divengono statisticamente più popolari (like, commenti e condivisioni) rispetto a quelli composti dal solo testo.
Oggi, inoltre, il fatto di avere in tasca uno smartphone permette a chiunque, in qualsiasi momento, di scattare una foto e soprattutto di condividerla con i propri amici, ovunque ci si trovi.
Bene, ma come dev'essere una comunicazione visuale per risultare efficace? Innanzitutto, come detto, il taglio non deve essere quello patinato delle brochure o del sito istituzionale. Non serve rivolgersi ad un fotografo professionista, con tanto di obiettivi, lenti e luci, per avere un set di foto accattivanti. Anzi, può essere perfino controproducente, in quanto rischia di fornire un’immagine ingessata ed artefatta ai nostri fan. Che invece apprezzeranno molto di più una foto scattata con uno smartphone, in cucina, che ritrae la brigata indaffarata a spadellare e a preparare piatti. Ecco una delle prime regole per scattare immagini efficaci: ritrarre persone, volti, anche (anzi, soprattutto) ripresi “al volo”, in maniera dinamica, in modo da suggerire il senso del lavoro e della passione che stanno dietro alla nostra struttura. Gli scatti dietro le quinte sono sempre apprezzati, anche quello che ci ritrae imbrattati di colori in veste di imbianchini in cima ad una scala traballante mentre coloriamo di fresco una camera per gli ospiti. Cosa c’è di più simpatico, divertente e, in fondo, emozionale?
Se gli scatti della “truppa” sono i benvenuti, lo stesso vale per le immagini dei clienti. Una tavolata di persone felici e sorridenti durante un brindisi è un’ottima fotografia. Chiediamo loro il permesso di condividerla sui social network: nella maggior parte dei casi saranno loro stessi ad andarla poi a cercare, a commentarla, condividerla e ad innescare così il passaparola automatico tra i loro amici.
Ancora: se un cliente ha appena scattato una bella fotografia e l’ha pubblicata su Facebook, perché non chiedergli il permesso di condividerla? Se le immagini realizzate da noi sono efficaci, quelle dei nostri clienti lo sono ancora di più, in quanto assolutamente spontanee e disinteressate.
L’ironia, poi, è un’altra leva che conviene sempre utilizzare. State preparando un barbeque a bordo piscina ed il micio si aggira famelico sotto la griglia, attratto dal profumo delle braciole? Prima di fargli notare che quella non è la sua cena, non perdete l’occasione di immortalarlo in un’immagine, da pubblicare con un commento ironico: “nemmeno i nostri mici resistono al profumo del barbeque serale a bordo piscina”. Funzionerà.
Se infine la vostra struttura propone attività sportive, di qualsiasi tipo, cercate di effettuare scatti che diano l’impressione del movimento: un appassionato di mountain bike lanciato lungo il sentiero seguito da una colonna di polvere, una ragazza che cavalca nel vostro maneggio con il cavallo al trotto, un ragazzino che si tuffa in piscina immortalato in volo, con gli schizzi d’acqua, sono immagini infinitamente più comunicative di una bici appoggiata allo steccato, di un cavallo che bruca o di una piscina con le persone che prendono il sole: il movimento comunica vitalità, passione, entusiasmo: in una parola, comunica emozione.
Insomma, come sempre, ciò che conta è essere creativi, informali, ironici. E dare potere alle immagini.