giovedì 23 aprile 2015

Frequenza di rimbalzo, ecco come abbassarla

Alcuni suggerimenti per ridurre uno dei fenomeni più fastidiosi tra le statistiche di accesso al proprio sito web

Chi utilizza Analytics per tenere sotto controllo le statistiche sul traffico del proprio sito web aziendale la conosce bene. Parliamo della frequenza di rimbalzo (bounce rate), ovvero di quella percentuale di visite che si concludono con la visualizzazione di una sola pagina, senza interazioni, e che in genere durano pochi secondi. Entro certi limiti la frequenza di rimbalzo è congenita per qualsiasi sito, ma se è troppo elevata è la spia di un problema. Proviamo a vedere cosa possiamo fare per ridurla.
Partiamo dall’inizio: la prima cosa che notiamo, dopo aver cliccato su un link, è la velocità di caricamento di una pagina. Diversi studi  hanno evidenziato come la frequenza di rimbalzo aumenta dopo 3-4 secondi di caricamento. Avere pagine che appaiono velocemente è dunque il primo passo fondamentale (e la cosa, tra l’altro, piace anche ai robot di Google che stabiliscono il posizionamento del sito nelle SERP).
Una volta aperta la pagina, l’occhio dell’utente deve trovare all’istante ciò che cerca. E’ dunque fondamentale far capire in modo chiaro chi siamo e cosa offriamo. Occorre dunque mettersi nei panni dell’utente e pensare che egli, quando ha cliccato sul link del nostro sito, lo ha fatto per trovare una soluzione ad un bisogno. E si aspetta che noi gliela offriamo. In sintesi: il sito deve essere utile.
Oltre all’utilità in senso stretto, inoltre, anche l’occhio vuole la sua parte. Un’estetica gradevole e curata rafforza la percezione di qualità legata al brand. In questo caso, la soluzione migliore è rivolgersi ad un bravo grafico. Può essere utile, poi, dare un’occhio alla guida pratica all’usabilità di Jakob Nielsen in 113 punti, al fine di ottimizzare l’ergonomia delle pagine.
Tra le cose da evitare ci sono gli autoplay, ovvero i contenuti multimediali – audio o video – che partono in automatico non appena si accede alla pagina. Possono essere fastidiosi ed indurre l’utente ad andarsene. Idem per quanto riguarda i pop up: se proprio non resistiamo alla tentazione di inserirne uno, meglio far sì che appaia quando l’utente ha cliccato per abbandonare il sito, piuttosto che al suo arrivo.
Infine, è fondamentale che le pagine del sito siano responsive, e quindi ottimizzate per essere consultate anche da dispositivi mobile.
E il tuo di sito, rispetta tutte queste condizioni?