lunedì 3 giugno 2013

Contenuti virali: ecco come fare

Trucchi e consigli su come stimolare la condivisione dei post della propria struttura sui social network

Contenuti virali: tanto agognati, quanto spesso irraggiungibili. Creare argomenti in grado di stimolare un elevato numero di interazioni è una delle priorità del social media marketing; riuscirsi, tuttavia, non è affatto semplice. Se da un lato, infatti, è la qualità dei contenuti a fare la differenza, spesso il modo in cui gli stessi sono esposti può dare una mano nel renderli più appetibili e, di conseguenza, condivisi. Ecco alcuni trucchi e consigli.
- Infografica. E’ un po’ la moda del momento: spiegare fenomeni, situazioni, statistiche, tramite l’utilizzo congiunto di immagini e testi che rendano possibile comprendere situazioni anche complesse, con un unico sguardo d’insieme. Le infografiche, se ben realizzate, consentono di trasmettere un elevato numero di informazioni in un breve lasso di tempo: esattamente ciò che cerca il lettore 2.0. Per funzionare, ovviamente, un’infografica dev’essere chiara: se la decifrazione degli schemi e dei flussi richiede più tempo rispetto alla lettura di un testo tradizionale contenente le stesse informazioni, il ricorso all’infografica si trasforma in un boomerang. Ma vale la pena provare, ricordando che questo strumento sta ormai dilagando su Pinterest, e che è uno dei più ritwittati su Twitter.
- Approccio negativo. Paradossalmente, gli utenti sono attratti da questo tipo di approccio. Esempio classico: “i dieci errori da evitare nel social media marketing”, è un titolo che può attirare frotte di lettori e, quindi, di interazioni (soprattutto condivisioni). Si tratta ovviamente di un tipo di approccio che può trovare applicazioni nei campi più disparati: basta avere fantasia, e sperimentare.
- Elenchi puntati. Può sembrare banale, ma strutturare un articolo sotto forma di elenco numerato ne aiuta la diffusione. Un elenco è immediato, semplice da visualizzare e comprendere, ed aiuta ad organizzare il testo in modo schematico: tutti aspetti apprezzati dal lettore sempre di corsa, ovvero dal nostro lettore standard.
- Istruzioni per l’uso. Se l’approccio negativo funziona, anche il suo opposto, se ben utilizzato, può avere effetti positivi. Create un semplice elenco di “come fare per”. Sono le famose “istruzioni per l’uso”, o la “cassetta degli attrezzi”: le comuni definizioni abbondano, ma funzionano sempre, perché hanno il pregio di tranquillizzare il lettore, felice di trovare strumenti a lui utili e pratici in un testo semplice e breve.
- News e contenuti originali. Fornire informazioni interessanti e, per quanto possibile, originali, ai propri lettori, è uno dei modi migliori per essere seguiti. Pubblicate notizie sul territorio, sugli eventi che vi si svolgono, sull’andamento delle stagioni e dei lavori in campagna, su una parte della struttura che viene ammodernata: tutto ciò che può stimolare, incuriosire ed attrarre i vostri clienti-lettori, farà bene al social media marketing della vostra struttura.
- Ricondividere i propri migliori contenuti. Gli utenti dei social sono costantemente alla ricerca di contenuti nuovi. Tuttavia, può essere molto utile andare a ripescare un vecchio post di successo, pubblicato mesi o magari anni prima, e ricondividerlo: spesso l’effetto è sorprendente, e chi l’aveva commentato a suo tempo, probabilmente tornerà e ringrazierà per il ricordo che gli avete fatto emergere.
- Immagini e video. Non ci stancheremo mai di ripeterlo: il social media marketing ed il web 2.0 sono il regno dei contenuti visuali. Pubblicate immagini d’impatto (abbiamo spiegato qui quali sono) e, perché no, brevi video: i risultati arriveranno.

La Pagina Google+: ecco perché e come aprirla

Sono diversi i motivi per cui è meglio non snobbare il social del popolare motore di ricerca, ed è consigliato aprirvi una pagina della propria struttura

“Google+? Non lo uso, non c’è mai nessuno”. La frase, ricorrente, riassume in modo efficace l’atteggiamento della maggior parte delle persone nei confronti del social network del gigante di Mountain View. Oltre a ricevere poche visite, poi, emerge che la maggior parte degli utenti restano su questo social per meno di tre minuti: troppo poco per generare interazione di qualità. Del resto, se non c’è nulla da vedere, perché gli utenti dovrebbero restare su una pagina? Google+ offre però altri validi motivi per spingerci ad aprire una pagina della nostra struttura.
Innanzitutto, una pagina funzionante su Google+ è un bell’aiuto per aumentare la visibilità on line della struttura. In secondo luogo, il social network ha ormai praticamente inglobato al proprio interno il vecchio Google Places, con le relative funzionalità. Places che, nel frattempo, è stato sostituito dal nuovo Google+ Local, il servizio che permette a chi cerca una struttura nei paraggi su Google Maps, di atterrare sulla brand page della struttura e ottenere tutte le informazioni che desidera, nonché di pubblicare una recensione, che sarà poi visibile anche su Maps. Insomma, integrare i diversi servizi sembra essere la parola d’ordine dalle parti di Mountian View.
Ora: in pratica, cosa occorre fare? Innanzitutto, è importante rendere la pagina completa, con tutte le informazioni, i contenuti testuali e soprattutto le immagini (con le relative parole chiave). Dopo l’apertura della pagina, fondamentale è poi continuare a pubblicarvi contenuti, almeno una volta la settimana: Google non prende in considerazione le pagine non attive. Dettaglio rilevante: difficilmente si ottengono molte interazione su Google+: come detto, gli utenti non ci vanno. Ma non importa: continuate a pubblicare. Ne guadagnerà la visibilità on line della struttura, soprattutto grazie all’integrazione con Local. Ultimo consiglio: incentivate le recensioni on line anche qui, sono sempre più importanti al fine di migliorare la vostra reputazione on line (qui abbiamo spiegato come farlo).

lunedì 27 maggio 2013

Comunicare sui social: cosa funziona davvero?

Il social media marketing è ormai adottato in massa da molti operatori. Ma comunicare in modo davvero efficace non è da tutti. Ecco alcuni spunti.

“Ho aperto una pagina Facebook”, oppure “Ho attivato un account Twitter”. Quante volte capita di ascoltare operatori che ci comunicano, soddisfatti, di essersi lanciati nel mondo del social media marketing, convinti che “basti esserci” per accogliere chissà quali fantastici frutti. Beh, non è così. Perché (e lo sa bene chi fa social marketing da tempo) per ottenere like o follower occorre tempo, e perché una comunicazione efficace e coinvolgente non è affatto scontata.
Innanzitutto, chi apre un canale promozionale sui social, ha come primo obiettivo quello di fare numero: senza persone che ci leggono, è inutile che promuoviamo la nostra struttura. Qui tuttavia risiede il primo, grande errore in cui si può cadere: le persone non sono numeri. Chi sceglie di seguirci, con un like o con un follow, va poi accudito con attenzione giorno dopo giorno, pena il rischio di perderlo. Che fare dunque? Innanzitutto, occorre avere chiaro in testa chi è la nostra platea. Evitare assolutamente, quindi, di pubblicare contenuti troppo generici, banali o scontati. In secondo luogo, domandarsi: cosa si aspettano le persone che ci seguono? Di cosa hanno bisogno? Se le risposte più specifiche a queste domande dipendono ovviamente dal contesto in cui ognuno opera, ci sono comunque alcune regole generali. Le persone, sui social network così come nella vita reale, hanno bisogno di sentirsi amate, ascoltate, accudite: hanno bisogno, insomma, di qualcuno che si prenda cura di loro. Ecco perché è importante, ancor più che parlare, stare ad ascoltare. Se un cliente scrive sulla bacheca della struttura per un’informazione, è fondamentale rispondere nel minor tempo possibile in maniera gentile, informale, precisa. Le persone hanno poi bisogno di divertirsi e di ridere, e di sentirsi valorizzate. Siate arguti, ironici, spiazzanti: il pubblico apprezzerà.
Fondamentale, poi (non ci stancheremo mai di ripeterlo), non dare vita ad una comunicazione istituzionale come quella del sito. La gente non va sui social per essere bombardata di pubblicità, ma per comunicare con altre persone. Bisogna essere spontanei, suonare umani. Fate domande, stimolate la curiosità delle persone, spingetele ad interagire. Una bacheca o un account vivo, brulicante di interazioni, è il miglior segnale di una comunicazione che funziona.
Infine: essere utili. Fornire informazioni interessanti per chi ci segue, è ovviamente un ottimo modo per catturarne l’attenzione. Molti ristoranti condividono i propri menu, o i piatti della settimana o del mese. Perché poi non pensare di fornire indicazioni sugli eventi che si svolgono in zona nel week end? Un nostro follower appassionato di auto storiche potrebbe non avere in programma di venire a trovarci a breve, ma se gli comunichiamo che si svolgerà un raduno di auto classiche, potrebbe cogliere la palla al balzo e prenotare.
La comunicazione social richiede tempo, passione, co
stanza, prove ed esperimenti. Ma è l’unico sentiero da percorrere se si vuole davvero cogliere le opportunità (notevoli) del social media marketing.

Raccontare per immagini: il visual storytelling

I contenuti visuali sono sempre più al centro di una strategia comunciativa efficace. Ecco alcuni consigli.

Di Storytelling si fa, da un po’ di tempo a questa parte, un gran parlare. Il concetto, in realtà, è antico quanto il marketing stesso, ma ha ricevuto nuova linfa vitale dal diffondersi dei social e del web 2.0: comunicare contenuti e promuovere la propria attività attraverso racconti, è un modo efficace per attirare l’attenzione dei clienti, o potenziali tali.
Tutto ciò non può però prescindere da un’altra considerazione: il ruolo sempre più centrale della comunicazione visuale. Nell’era dei social network, l’abbiamo già ribadito più volte qui, i contenuti virali sono quelli che suscitano emozioni; ed è difficile pensare a qualcosa di più evocativo di un’immagine azzeccata. In un’epoca di comunicazioni rapide, spezzettate, le immagini colpiscono all’istante, parlano un linguaggio universale.
Se a ciò si aggiunge la diffusione ormai capillare degli smartphone, che consentono di scattare fotografie e pubblicarle sui social un attimo dopo, ecco che il gioco si fa intrigante (e remunerativo per la nostra attività, se ben gestito). Ma quali sono gli strumenti che il web mette a disposizione dei gestori di strutture per fare visual storytelling?
Innanzitutto ci sono i portali storici di condivisione di album fotografici, come Flickr e Picasa (quest’ultimo sempre più integrato con Google+), che continuano ad avere un significativo bacino di utenti: chi è abituato ad usarli, evidentemente, ci si trova bene e continua a farlo. Potrebbe essere un buon motivo per aprirci un account e pubblicarvi album con i racconti visuali di ciò che accade nella nostra struttura.
Ma soprattutto, oggi, esistono veri e propri social network dedicati alla condivisione di contenuti visuali. I primi due, per importanza, sono sicuramente Pinterest (di cui abbiamo parlato qui ) e Instagram (qui ). Riguardo al secondo: la gente, si sa, ama condividere immagini di piatti. Alzi la mano chi non ha mai fotografato e condiviso ciò che stava mangiando in un locale. Le persone sono poi incuriosite dal dietro le quinte: cercano scatti che raccontino ciò che accade in cucina, oppure i segreti di una ricetta. A tal fine, può essere molto utile ricorrere alla tecnica del collage: unire più immagini è un ottimo modo per fare visual storytelling e comunicare contenuti di valore, come il procedimento per la preparazione di un piatto. App come picframe o frametastic aiutano nella creazione di collage.
Riguardo a Pinterest, occorre innanzitutto ricordare come sia il social più “femminile” del web, e si sa che a decidere la meta del prossimo week end sono spesso e volentieri proprio le esponenti del gentil sesso. Il valore aggiunto di questo social network risiede nel fatto di poter creare più boards (bacheche), e di poterle categorizzare in modo molto specifico mediante l’uso di parole chiave ed hastag. Perché non pensare, per esempio, di creare, oltre alla bacheca per i piatti, quella per le camere, per il personale, per i fornitori (sì! Far vedere i volti di chi ci fornisce il pane e la verdura fresca o i formaggi può essere un ottimo modo di comunicare che siamo attenti alla qualità delle materie prime) o per gli eventi (quale miglior modo di raccontare una serata a tema, se non tramite una serie di scatti?).
Insomma, le potenzialità sono infinite. Non resta che sperimentare, innovare, provare.

martedì 21 maggio 2013

Promuoversi su Instagram

Ormai da tempo è una delle app cult, di quelle che non possono mancare sui desktop degli smartphone. Ecco come utilizzare il social delle foto stile Polaroid per promuovere la propria attività

Oltre 100 milioni di utenti attivi al mese, 40 milioni di nuove foto al giorno, mille commenti al secondo. Sono i numeri di Instagram, il social network che permette di applicare una serie di filtri alle foto scattate dal proprio smartphone, per renderle in qualche modo vintage e simili alle vecchie immagini catturate con le Polaroid (infatti il formato è rigorosamente quadrato), e consente quindi di pubblicare e condividerle con i propri contatti (o con gli amici di Facebook, che di Instagram è proprietario dall’anno scorso).
Numeri senza dubbio importanti, ma che soprattutto fanno emergere come Instagram sia uno dei prodotti più felici del matrimonio tra mondo social e mobile: se gli smartphone e la possibilità di essere sempre connessi sono stati un grande incentivo per lo sviluppo dei social network, la possibilità di usarli per scattare foto e condividerle è una delle caratteristiche più apprezzate ed utilizzate dagli utenti. Il plauso al team di sviluppatori di Instagram è quindi d’obbligo. Ma come sfruttare al meglio le risorse e le potenzialità di questo social, per promuovere la propria attività? Se si gestisce una struttura che ha a che fare con il mondo della ristorazione, possiamo dire che i giochi sono in qualche modo facilitati: la gente ama vedere fotografie di piatti. Scattare belle immagini di piatti fumanti che escono dalla cucina, e pubblicarle su Instagram applicando gli appositi filtri che servono a renderle più accattivanti, è un ottimo modo per attirare l’attenzione della community e guadagnare visibilità. Ancora meglio, però, è comunicare ai propri clienti in sala che la struttura è presente su Instagram con un proprio account e che quindi, se fa loro piacere, possono seguirci per “gustare con gli occhi”, dal proprio smartphone, i nostri piatti, anche quando sono lontani. E’ la cosiddetta promozione off line, e va fatta sia mediante appositi cartelli (classica la scritta seguici su Instagram, con il logo del Social Network e magari un QR Code che rimanda direttamente al nostro account), sia a voce!
Oltre ai piatti, la gente ama vedere i volti, le persone che animano una struttura. Fate quindi foto del personale di cucina, dello chef mentre è intento a spadellare, di un volto sorridente alla reception: aiuterà chi vi segue a percepire la struttura come più umana e meno commerciale: nel mondo dei social e della comunicazione 2.0, un bel passo avanti.
Ovviamente, anche invitare, con garbo e simpatia, i clienti a scattare fotografie dei nostri piatti e della nostra struttura e a pubblicarle sul loro profilo Instagram , o a condividere le nostre immagini, è un buon modo per guadagnare visibilità.
Infine, anche Instagram, come Twitter, utilizza gli hastag (#). Può essere utile crearne uno ad hoc, magari del tipo #nomeristorante, per catalogare e raggruppare tutte le fotografie che riguardano la struttura.
Insomma: se vi piace fotografare, vi piacciono i social, vi piace comunicare e promuovervi in modo informale e molto 2.0, Instagram è il luogo ideale dove dare libero sfogo alla propria fantasia.

Pubblicità su Twitter: guida rapida

Da qualche tempo Twitter offre a tutti l’opportunità di promuovere la propria attività. Ecco come funziona.
I trend di crescita indicano Twitter come il social network più vivo ed in fermento del web, amato dai giovani e da chi è alla ricerca di una comunicazione rapida, concisa, calibrata per il mobile (ne abbiamo già parlato qui ). Fino ad un po’ di tempo fa, la possibilità di fare pubblicità su social dei cinguettii era riservata alle grandi aziende. Ma proprio per cavalcare l’onda del successo, ora gli sviluppatori offrono a chiunque la possibilità di promuovere la propria attività. Vediamo come funziona.
Twitter offre sostanzialmente tre modalità per promuoversi: i promoted account, i promoted tweet, i promoted trends.
Nel primo caso, si tratta di aumentare la visibilità di un determinato account, al fine di guadagnare follower. Tecnicamente, l’account sarà visualizzato dagli utenti nella sezione “chi seguire”: si trova a sinistra nella pagina, ed offre una serie di consigli su account che il sistema reputa interessanti da seguire in base agli interessi ed ai gusti di ogni singolo utente. E i costi? Quelli di Twitter si sono inventati il CpF, Costo per Follower: impostato il budget complessivo e giornaliero, l’inserzionista può indicare l’importo che è disposto a spendere per ogni nuovo follower acquisito. Importo che viene addebitato ogni volta che, appunto, un nuovo follower si aggancia all’account sponsorizzato. Come in ogni campagna pubblicitaria, anche qui gioca ovviamente un ruolo fondamentale la targettizzazione dei destinatari: oltre a quella che possiamo definire classica, anche in questo caso gli sviluppatori di Twitter se ne sono inventata una particolare, denominata “per affinità”: si tratta di indicare una serie di altri account, ritenuti in qualche modo affini a quello che si intende promuovere; saranno quindi i follower di quegli account a visualizzare nell’apposita sezione il consiglio di seguire anche quello dell’inserzionista.
I promoted tweet sono invece normali cinguetti, sponsorizzati per raggiungere una platea più vasta, guadagnare visibilità, ottenere retweet, aggiunte ai preferiti, risposte, e quindi nuovi follower. Sono facilmente distinguibili dai tweet standard perché sono contraddistinti da una freccia gialla in basso a sinistra, seguita dalla frase “sponsorizzato da”. I promoted tweet possono comparire nella pagina delle ricerche, per determinate parole chiave, o direttamente nella timeline degli utenti. La modalità di pagamento è denominata CpE, ovvero Costo per Engagement: si paga per ogni interazione (menzione, retweet, aggiunta ai preferiti) ottenuta. In questo caso più che mai, ovviamente, assume un ruolo chiave la targettizzazione dei destinatari: fondamentale, in particolare, la scelta delle parole chiave da utilizzare, in base a specifiche aree di interesse.
I promoted trends, infine, sono hastag sponsorizzati, ovvero argomenti, aree di discussione raggruppate sotto il cappello del simbolo #. Anche i promoted hastag sono contraddistinti dalla freccia gialla e dalla dicitura “sponsorizzato da”. Compaiono nell’apposita sezione dedicata alle tendenze del momento, nella colonna a sinistra della Time Line.
Il sistema, infine, è corredato della sezione Analytics, che consente all’inserzionista di monitorare l’andamento della propria campagna. Insomma, non resta che sperimentare la nuova feature di Twitter: funzionerà?

lunedì 13 maggio 2013

Facebook: arrivano gli spot pubblicitari


In arrivo nei prossimi mesi i primi video commerciali. Obiettivo: massimizzare i profitti
Fare più profitti, si sa, è l’obiettivo di Zuckerberg e soci, specie da quanto Facebook è quotato in borsa. E allora, dopo l’introduzione dei post a pagamento e degli altri contenuti per portare gli avvisi commerciali anche sui dispositivi mobile, ecco che spuntano gli spot pubblicitari. Ad annunciarlo e il Financial Times: i primi video proporzionali dovrebbero comparire quest’estate. Partiranno automaticamente al caricamento della home page, ma senza audio. Sarà facoltà dell’utente, se lo vorrà, alzare il volume.
Le statistiche per il mercato USA dicono che ogni anno le aziende spendono 4 miliardi di dollari in filmati promozionali destinati al web 2.0, e la tendenza è in crescita: secondo le stime, nel 2013 il budget destinato alla web advertising aumenterà del 41% rispetto all’anno precedente. Ecco perché gli uomini del social network in blu hanno deciso di puntare sui video.
I ricavi dalle inserzioni pubblicitarie di Zucherberg e soci sono in continuo aumento: 1,25 miliardi di dollari nell’ultimo bilancio trimestrale, con un incremento del 43% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ma agli uomini di Facebook non basta, ed ecco quindi gli spot ad auto-play incorporato.
La soluzione, tuttavia, potrebbe comportare dei rischi. Secondo alcuni analisti, le inserzoni pubblicitarie invasive su Facebook sono il principale motivo della fuga di utenti registrata recentemente negli Stati Uniti: secondo la società di ricerca Nielsen, 10 milioni di persone nell’ultimo anno, 1 milione nel Regno Unito (ma il numero di iscritti su base mondiale è in continuo aumento grazie all’espansione nei Paesi in via di sviluppo). Come la prenderanno quegli utenti particolarmente sensibili ai temi come la privacy e lo  sfruttamento dei dati personali a scopi commerciali, quando al caricamento della bacheca partirà automaticamente uno spot pubblicitario (rigorosamente targettizzato)? E soprattutto, cosa può comportare questa nuova opportunità per una struttura turistica, e per il suo modo di fare campagne pubblicitarie su Facebook?