lunedì 13 maggio 2013

Mobile e ricerche Local: il punto della situazione

Tutte le statistiche indicano il fenomeno come il continua crescita, ma l’Italia è ancora indietro

Il tema è stato al centro del Digital Festival di Torino, lo scorso 8 maggio: la “mobile revolution” e il modo in cui le attività commerciali, anche e soprattutto turistiche, interagiscono con i (potenziali) clienti.
Un po’ di statistiche aggiornate. In Italia, nell’ultimo anno, il numero dei possessori di smartphone è passato da 21 a 26 milioni: quasi un italiano su due. Di questi, soltanto il 9,8% utilizza il proprio smartphone unicamente per le chiamate, mentre la grande maggioranza lo usa anche per gli altri contenuti: accede ai social network come Facebook e Twitter, utilizza servizi di chat come Whatsapp, cerca news, informazioni meteo, gioca e consulta la propria e mail. E per quanto riguarda le ricerche locali? Secondo le ultime statistiche, il 56% dei possessori di smartphone effettua ricerche locali almeno una volta la settimana, il 22% almeno una volta al giorno. Il 55% di queste persone contatta la struttura in seguito alla ricerca, mentre il 61% ne visita il sito web ed oltre il 30% effettua un acquisto in seguito al primo contatto. Ma il dato forse più interessante riguarda quel 45% di ricerche effettuate specificatamente per trovare informazioni rilevanti su un possibile acquisto finale. Qui sta tutta l’importanza (e la rivoluzione) delle ricerche social: mentre chi consulta il sito di una struttura turistica da pc, lo fa spesso senza avere realmente intenzione o bisogno di prenotare immediatamente, chi effettua una ricerca da mobile mentre si trova nei pressi di quella stessa struttura, lo fa perché ha un bisogno concreto di contattarla per chiedere informazioni, prenotare o acquistare.
Negli Stati Uniti, a tale riguardo, sono ormai molto utilizzati i messaggi pubblicitari fortemente geolocalizzati (visibili in un raggio inferiore alle due miglia) è i risultati sono molto positivi. Ovviamente, il sistema si basa sulla disponibilità, da parte dell’utente (e potenziale cliente) ad essere geolocalizzato: in Italia esiste ancora una certa diffidenza rispetto all’idea di fornire informazioni sulla propria posizione. Tuttavia, tornando agli Stati Uniti, le stime indicano che entro i prossimi tre anni gli investimenti pubblicitari geolocalizzati supereranno il 50% del budget complessivo destinato al marketing.
Sono dati che fanno riflettere e che portano chi gestisce una struttura turistica (ma non solo) a farsi una serie di domande: la mia struttura è pronta per raccogliere le opportunità offerte dal mobile? Il mio sito web è visitabile da smartphone? E’ semplice contattarmi, per chi arriva sul mio sito mobile (o sulla mia app)? Qual è la mia reputazione on line? Sono abbastanza social?
Rispondere a queste domande, e attivarsi laddove opportuno, potrebbe essere un modo per aiutare, almeno un po’, il comparto turistico italiano a recuperare parte del terreno perduto.

lunedì 6 maggio 2013

Misurare la maturità digitale di una struttura: ecco il NEC

Uno studio della Cornell University di Itacha, New York, ha sviluppato un indice per capire quanto le attività on line sono in grado di sfruttare le opportunità della Rete.

Dall’avere un semplice sito-vetrina statico, allo sfruttare appieno le potenzialità del web 2.0 (recensioni on line, comunicazione social, storytelling, brandizzazione, etc) ce ne passa. E tra i due estremi, ci sono tutte le possibili sfumature intermedie. Sono partiti da questa semplice constatazione gli studiosi della Cornell University di Itacha, stato di New York, per elaborare il loro Network Exploitation Capability: si tratta di un indice in grado di misurare il livello di raffinatezza nelle attività on line, ovvero la capacità di sfruttare appieno le opportunità offerte dal web 2.0. Con 3 finalità fondamentali: generare domanda, fare distribuzione multicanale e migliorare la revenue.
Alla Cornell University hanno individuato 5 livelli di NEC: dal basic all’ottimizzato. Al primo livello si collocano le strutture turistiche che svolgono attività digitali in modo sporadico e non organizzato. Al secondo, quelle che svolgono attività per tutte le tre finalità fondamentali, pur mantenendole separate. Al terzo, quelle che sviluppano invece le varie attività in maniera organica. Al quarto, si collocano le strutture che eseguono un’attenta attività di raccolta ed analisi dei dati, al fine di confrontarli con i risultati ottenuti ed ottimizzare questi ultimi tramite test ed esperimenti. Al quinto livello, infine, si collocano le strutture turistiche nelle quali l’insieme delle attività digitali avviene in maniera istituzionalizzata e segue un processo continuo di ottimizzazione.
Ma in base a quali parametri gli studiosi assegnano un determinato livello ad una struttura? Alla Cornell University hanno individuato una serie di 45 comportamenti e 45 quesiti da porre al gestore, al fine di determinarne il NEC. Dal controllo della rate parity su differenti canali, all’atteggiamento tenuto di fronte alle recensioni on line, ogni comportamento viene monitorato e misurato. Per ogni attività si cercano inoltre di analizzare due parametri: la regolarità e la rigorosità con le quali si agisce. Una volta ultimato il test, il modello fornisce dei benchmark di riferimento con cui confrontare i propri risultati ed ottenere di conseguenza suggerimenti su dove intervenire per conseguire dei miglioramenti.
E’ attualmente allo studio un modulo da compilare direttamente on line, che sia in grado di fornire i risultati in maniera totalmente automatizzata. Per il momento, tuttavia, è solamente possibile registrarsi presso il portale della Cornell University, e scaricare il documento con il test. Lo si può fare qui.
Effettuare il test in maniera rigorosa e sincera costituisce senza dubbio un modo molto intelligente per fermarsi a riflettere sull’insieme delle proprie attività on line, e capire dove è possibile eventualmente migliorare in maniera sostenibile e compatibile con la natura della propria struttura.

Google Adwords e Google+, sempre più integrati

Diversi indizi suggeriscono che il sistema di inserzioni pubblicitarie di Google va verso un’integrazione sempre più spinta con il motore di ricerca

La notizia è stata lanciata direttamente sul blog ufficiale di Adwords  con questo esempio:


Di cosa si tratta? A prima vista, sembrerebbe una normale inserzione pubblicitaria. Ad un’occhiata più attenta, però, si può notare qualcosa di nuovo. Nell’ultima riga, infatti, compare un rimando alla pagina Google+ della celebre bevanda energizzante, ed al numero dei follower che la medesima pagina vanta. Non vi ricorda molto da vicino i concetti su cui si basano le Facebook Ads, come la riprova sociale? Constatare che un grande numero di utenti segue quella pagina, spinge chi visualizza l’inserzione a ritenere che valga la pena farlo a propria volta. Da lì a cliccare sulla parte bassa dell’inserzione, atterrare sulla pagina ufficiale Google+ ed iniziare a seguirla, il passo è breve. Ed il tutto è perfettamente in linea con i dettami della comunicazione social, qui estremanente integrati con il sistema delle Ads.
Google le chiama Annotazioni Social. Chiunque può iniziare da subito ad utilizzarle? Diciamo che, per il momento, a Mountain View hanno posto, comprensibilmente, alcuni paletti, dei requisiti che occorre rispettare per potere accedere al sistema. Innanzitutto, com’è logico, occorre avere una campagna Adwords attiva ed una pagina Google+ aperta. La seconda, inoltre, deve possedere un URL verificato e corrispondente all’URL dell’annuncio. La pagina deve poi soddisfare altri requisiti per poter accedere al sistema delle Annotazioni Social: post recenti (in modo da dimostrare di essere regolarmente attiva al di là della campagna pubblicitaria), considerati di elevata qualità in base ad una serie di standard stabiliti dal sistema, e deve infine contare almeno 100 follower.
Se tutti i requisiti sono soddisfatti, per ottenere le Annotazioni Social è sufficiente gestire la voce “estensione degli annunci” nel sistema Adwords. A questo punto sorge spontanea una domanda: i costi? E qui Google riserva una piacevole sorpresa: l’utente che clicca sull’annotazione social, nella parte inferiore dell’annuncio, ed atterra quindi sulla pagina Google+ corrispondente, non ci fa spendere un centesimo. Continueremo a pagare, esattamente come prima, soltanto per i click sull’inserzione vera e propria.
Insomma, il tutto appare estremamente interessante, soprattutto in chiave futura. E’ infatti evidente, e lo abbiamo ricordato più volte, come Google+ non goda al momento di grande popolarità da parte degli utenti. Ma una serie di novità  e soprattutto quest’ultima, notevole innovazione delle annotazioni social suggeriscono che presto le cose cambieranno. E come sempre, chi primo arriva…

lunedì 29 aprile 2013

Il Sito web: idee, suggerimenti e trucchi per farlo funzionare



Anche nell’era del social media marketing, il sito web resta la base della promozione on line. Siamo sicuri di aver capito a cosa serve, cosa vogliamo da lui, e come ottenerlo?

C’è poco da fare: anche nell’era dei social network, di Facebook, Twitter e Google+, una struttura ricettiva non può fare a meno di un sito web ben realizzato, funzionante ed efficace. Ma cosa chiediamo, oggi, al nostro sito aziendale? Il primo fondamentale scopo è, ovviamente, trasformare il visitatore in cliente, ovvero invitare chi è atterrato sul nostro sito a compiere un’azione (inviare un’e mail, telefonare, prenotare on line, ecc). Ma come raggiungere gli internauti potenzialmente interessati? Ecco che entra in scena il secondo scopo del sito: fornire contenuti esclusivi e di qualità (ovvero interessanti) ai motori di ricerca, al fine di migliorare il proprio posizionamento e, di conseguenza, la propria visibilità agli utenti.
Risulta evidente che se manca il secondo passaggio, sarà difficile avere un sito che porti risultati per quanto riguarda il primo. Ma cosa si può fare per ottenere maggiore attenzione dai motori di ricerca? Uno dei primi accorgimenti che è bene adottare è pubblicare contenuti testuali esclusivi, unici. Google odia i contenuti duplicati: se pubblichiamo lo stesso identico testo in più pagine, una o più di queste viene semplicemente ignorata, e non compare nei risultati del motore di ricerca. E’ buona norma, quindi, rimaneggiare testi che abbiamo già pubblicato in passato, se intendiamo inserirli nuovamente nel sito: alcune opportune variazioni nel lessico e nella sintassi sono sufficienti.
Per quanto riguarda i contenuti testuali, inoltre, risulta evidente come giochi un ruolo fondamentale la scelta delle parole chiave. Questa deve avvenire cercando di capire quali sono i termini utilizzati dai potenziali clienti sui motori di ricerca, nel momento in cui si mettono in cerca di una soluzione per la loro vacanza: in una parola, occorre riuscire ad intercettare pensieri, speranze e desideri delle persone. Per fortuna esistono strumenti di analisi della domanda che ci aiutano in questo compito (http://bit.ly/153Ikc0 ).
Un altro aspetto fondamentale da tenere sotto controllo riguarda la credibilità delle nostre affermazioni. Il sito può essere tecnicamente ineccepibile, corredato da immagini accattivanti e da un testo fluido, ma se ciò che c’è scritto è in contrasto con ciò che ne dicono i clienti, la frittata è fatta. Oggi, si sa, molti utenti si basano, per la scelta della struttura dove prenotare, sulle recensioni on line (Tripadvisor in primis). A tale proposito, non solo è fondamentale che la reputazione on line sia positiva, ma è anche importante che le informazioni generate direttamente dagli utenti tramite le loro recensioni ed i loro pareri non siano in palese contrasto con quanto affermato dalla struttura. Se per esempio, nel sito si trova scritto che le camere godono di una spettacolare vista mare, ma su Tripadvisor gli utenti commentano che il mare non è altro che una sottile linea azzurra all’orizzonte, questo sarà un grave colpo per la nostra credibilità on line. Occorre quindi prestare molta attenzione affinché i contenuti generati da noi siano il più possibile omogenei con quelli generati dagli utenti.
Ovviamente il discorso su come rendere efficace il sito aziendale non finisce qui, anzi, può e deve comprendere molte altre tematiche. Che esploreremo nelle prossime newsletter.

Pinterest ed e-Commerce, un matrimonio che funziona


Vendere prodotti o servizi sul celebre social network dei desideri è possibile. Ecco alcuni spunti.
Pinterest, il social network dei desideri dove la gente pubblica e condivide immagini di ciò che gli piace, come prodotti, luoghi, mete di viaggio, è il social che più invoglia l’utente all’acquisto di beni e servizi (ne abbiamo già parlato qui e qui). Qui presentiamo alcuni spunti per fare social marketing efficace sul social dei pin.
Innanzitutto, occorre ricordare come Pinterest sia il social network che vanta la più alta percentuale di utenti donna, ben il 79%. Ed è inutile sottolineare come spesso siano proprio le donne le più intraprendenti nel cercare, scegliere e decidere la destinazione della prossima vacanza. Partendo da questa considerazione preliminare, la domanda da porsi è: quali strategie devo seguire per vendere soggiorni e vacanze via Pinterest?
Per prima cosa, occorre allestire, un po’ come per le campagne Facebook, una landing page a cui gli utenti che cliccano sulla nostra offerta vengono indirizzati. Qui, potranno inviarci una mail di richiesta informazioni, o prenotare direttamente la loro vacanza. Tipicamente, la landing page sarà una sezione del sito aziendale.
Una volta allestita la landing page occorre creare l’offerta da pubblicare su Pinterest. A riguardo è bene ricordare che anche qui, come in ogni campagnia di web marketing, occorre preoccuparsi del SEO (in questo caso, del Pinterest SEO): la nostra offerta dovrà essere il più possibile visibile tra le tante che affollano Pinterest, e per riuscirci dovrà contenere le corrette parole chiave, magari accompagnate dall’hastag (cancelletto), il simbolo che, posto davanti ad una parola, la fa diventare un argomento di discussione facilmente rintracciabile tramite il motore di ricerca interno del social network. Per nostra fortuna, per quanto in ascesa, Pinterest non è ancora affollato come Google o Facebook: con un’accurata scelta delle parole chiave, non è difficile ottenere elevata visibilità. Ovviamente, la scelta dei termini da utilizzare parte sempre da un’attenta profilazione del target di riferimento.
Fondamentale, poi coinvolgere emotivamente l’utente. E’ ciò che cercano le persone quando vanno su Pinterest: immagini coinvolgenti. Ecco che risulta allora fondamentale corredare la propria inserzione con un’immagine evocativa ed efficace (qui alcune riflessioni sulla forza evocativa delle immagini nel social media marketing).
Assolutamente da non dimenticare il prezzo: da recenti ricerche risulta che le immagini corredate di “cartellino” ottengano il 36% in più di like rispetto a quelle senza. Le immagini col prezzo, inoltre, vengono aggiunte in automatico alla sezione “Gifts”, che è esattamente ciò che noi vogliamo accada anche per la nostra offerta.
A questo punto la vostra inserzione è pronta. Non resta che pubblicarla, constatare il gradimento degli utenti, monitorare gli accessi alla landing page con Analytics e verificare se arrivano prenotazioni o meno.
Per finire, un ultimo consiglio: anche Pinterest, come tutti i social network, non è un luogo dove le persone vanno per essere bombardate di pubblicità. Chi lo fa viene immediatamente percepito come spam e bannato. Morale: bisogna assolutamente evitare di riempire le proprie board (bacheche) di offerte economiche. Una ogni tanto va bene, ma a predominare devono essere belle immagini della nostra struttura, prive di finalità commerciali.

lunedì 22 aprile 2013

Cibo e social: un abbinamento vincente


Diverse ricerche testimoniano il successo degli argomenti legati all’enogastronomia sui social network.
Parlare di cibo appassiona. Non è certo una novità, ed il successo di innumerevoli trasmissioni tv dove si cucina e si parla di cibo è lì a testimoniarlo. Ciò che ci interessa è la tendenza, confermata da un’indagine condotta da Reputazion Manager, secondo la quale l’argomento trova sempre maggior seguito anche nel web 2.0., dove i blog che parlano di fornelli e ricette sono in continua crescita, e guadagnano costantemente in popolarità.
Un paio di numeri: secondo la ricerca, sono 340 mila gli utenti italiani di Facebook che, ogni mese, seguono le pagine dei vari foodblogger. Di questi 340 mila, oltre 30 mila sono attivi quotidianamente con like e commenti ai post. Tra i contenuti che paiono riscuotere maggior successo, le immagini di piatti con descrizione della preparazione. Oltre che su Facebook, questo tipo di contenuti sembra incontrare i favori degli utenti anche su Pinterest, Instagram, Evernote Food, Vinix e Disharing. Gli ultimi 3 sono social network dedicati agli amanti della buona tavola, e vantano una comunità di fedeli in continua crescita.
Non solo: anche le più popolari trasmissioni tv che parlano di enogastronomia raggruppano community di migliaia di utenti che si scambiano opinioni sulle ultime puntate andate in onda. La celebre “Cotto e Mangiato”, per esempio, risulta essere tra i cinque programmi italiani con più fan su Facebook, mentre “Masterchef” è tra i trend topic di Twitter.
Tra le ultime tendenze che paiono prender quota, il cosiddetto “piatto social”: il ristorante propone ai propri fan, o follower, una serie di alternative, o ingredienti, tra cui scegliere, e l’opzione che ottiene maggior successo va a comporre il piatto social della settimana.
Moda? Tendenza passeggera? Qualunque sia la natura del fenomeno, risulta innegabile che l’argomento cibo e vino è tra quelli che più appassionano e fanno discutere gli appassionati. Essere “social” e condividere, far conoscere e commentare i propri piatti su un blog o su un social network pare essere sempre più una strada da percorrere per ristoranti, trattorie, agriturismo, wine bar.
Come sempre, chi è bravo emerge.

Facebook Ads: come renderle efficaci


Regole e consigli per ottenere il meglio da una campagna pubblicitaria su Facebook

Ne abbiamo già parlato qui : le Facebook Ads (campagne pubblicitarie) sono uno degli strumenti più efficaci per fare marketing su Facebook (sia per vendere prodotti e servizi, che per fare Brand Reputation), presso chi è già nostro fan, o presso chi non lo è ancora. Cerchiamo ora di approfondire il discorso (che è molto complesso).
Innanzitutto: come creare una campagna efficace? Il primo, fondamentale passo è la profilazione del target: a chi voglio rendere visibile il mio messaggio? Può apparire un passaggio scontato, ma Facebook ha creato a tale scopo uno strumento molto potente e raffinato, e non sempre è facile centrare il bersaglio. L’unico consiglio è provare e riprovare, solamente l’esperienza porta a migliorarsi. Soprattutto, non bisogna avere paura di restringere il campo aggiungendo parole chiave: una buona profilazione ne richiede spesso decine e crea quindi un target molto specifico (per zona, età, interessi).
Una volta ottimizzata la profilazione, occorre creare un annuncio efficace. A questo scopo, diventa cruciale la scelta del titolo. Innanzitutto, questo deve essere generato tenendo bene a mente il target di riferimento. In secondo luogo, alcuni accorgimenti possono renderlo più accattivante ed in grado di attirare l’attenzione. Per esempio, un titolo posto sotto forma di domanda, pare riscuotere maggior successo rispetto a uno simile formulato come un’affermazione. Idem se nella frase evidenziamo un problema (magari sotto forma di domanda) con relativa soluzione da noi proposta (espressa come esclamazione). Ancora, può essere utile utilizzare una call to action, per esempio “scopri”, “guarda”, o “clicca qui”, oppure ricorrere ad alcune parole chiave che stimolano in modo particolare il lettore, come “Ecco” o “Questo” o, neanche a dirlo, “Gratis”! Una leva molto potente è sempre realizzata dal principio di scarsità (es. “solo per i primi cinquanta utenti”, o “solo per i nostri fan”).
Infine, può venire in nostro aiuto anche il meccanismo che sta alla base del successo stesso di Facebook: la riprova sociale. Se un’inserzione pubblicitaria riporta il numero di like o di condivisioni ottenute, da un lato tranquillizza l’utente incerto sul fatto di cliccarla o meno, dall’altro lo spinge a scoprirla, se i numeri relativi alle interazioni sono lelevati, o se qualche suo amico ha a sua volta cliccato sull’inserzione.
Infine: la scelta dell’immagine. Innanzitutto, occorre ricordare queste possono avere al massimo dimensioni di 100x72 pixel (se eccedono questi parametri, Facebook le ridimensiona), e che quindi il formato è quello 16:9. Va da sé che l’immagine è l’elemento probabilmente più importante per la creazione di un’inserzione efficace: viste le dimensioni ridotte, sarà importante sceglierle chiare, semplici, con un numero ridotto di particolari, pertinenti all’oggetti dell’inserzione, meglio se contenenti volti umani (attirano l’attenzione). Le immagini possono poi contenere testo (massimo il 20% dello spazio, altrimenti Facebook non le accetta).
L’Importante è che titolo ed immagini siano chiari, e permettano all’utente di comprendere immediatamente cosa gli stiamo offrendo.
Per concludere: l’ultimo passaggio per la creazione di una campagna Facebook efficace è costituito dalla landing page, di cui abbiamo parlato qui.